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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di martedì 24 marzo 2026
di Simone Baroncia
korazym.org, 24 marzo 2026 Le carceri italiane vivono una crisi strutturale che colpisce adulti e minorenni, con effetti che travalicano i confini degli istituti e investono l’intera società. Secondo Franco Prina, professore ordinario di Sociologia giuridica, della Devianza e del Mutamento presso il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università degli Studi di Torino: “Il carcere oggi spesso funziona come una discarica sociale dove accresce la marginalità sociale, la fragilità psichiche e la povertà educativa”. I numeri parlano chiaro: sovraffollamento medio del 124% e picchi oltre il 200% in istituti come Lucca e San Vittore; circa 20.000 detenuti tossicodipendenti; il 65% con disagio psichico, di cui il 4% affetto da psicosi gravi; oltre 20.000 detenuti stranieri; suicidi già sette nei primi 40 giorni del 2026, dopo i 91 del 2024 e gli 80 del 2025.
di Caterina Mazzantini
eunews.it, 24 marzo 2026 La Commissione Europea sta monitorando il recepimento della direttiva sui salari minimi per garantire che le persone ristrette impegnate in effettivi rapporti di lavoro ricevano tutele adeguate e non disparitarie. I detenuti hanno diritto a un salario minimo, e gli Stati membri dell’Unione Europea devono garantire i principi di non discriminazione e proporzionalità nei casi in cui dovessero rivederlo e portarlo a un livello più basso. In risposta a un’interrogazione di Anthony Smith, europarlamentare francese del gruppo La Sinistra, Roxana Mînzatu, la vicepresidente esecutiva per Diritti sociali e competenze, lavoro di qualità e formazione della Commissione europea, ha spiegato che Bruxelles sta monitorando con attenzione come gli Stati membri stiano recependo la Direttiva (la numero 2022/2041) e che, in questo contesto, controllerà che qualsiasi variazione del salario minimo legale per i detenuti sia conforme alle norme UE.
plasticfreeonlus.it, 24 marzo 2026 Prosegue il percorso condiviso tra Plastic Free Onlus, l’organizzazione impegnata dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica, e Seconda Chance, associazione del Terzo Settore attiva nel reinserimento socio-lavorativo delle persone detenute. Una collaborazione che continua a crescere e che, sabato 28 marzo, darà vita a una nuova giornata di mobilitazione nazionale all’insegna dell’ambiente e dell’inclusione. Saranno coinvolti volontari e detenuti in permesso premio in oltre dieci località in tutta Italia, dal Nord al Sud, con iniziative diffuse su più territori per restituire decoro a spazi spesso segnati dall’abbandono dei rifiuti.
GIUSTIZIA
di Massimo Franco
Corriere della Sera, 24 marzo 2026
La vittoria è chiara, ma l’Italia resta divisa e chiede dialogo. Il numero più significativo è il 58,9 per cento dei votanti: ben oltre un quorum peraltro non necessario. Segnala un rilancio della democrazia diretta che si temeva sarebbe stata umiliata dall’astensionismo. E sottolinea una partecipazione massiccia che legittima la vittoria del No alla riforma sulla giustizia, e la sconfitta del Sì proposto dal governo. Ha votato l’Italia, la nazione, non una minoranza. Lo ha fatto con nettezza, ma anche con margini tali da restituire l’immagine di un Paese diviso a metà. Questo dovrebbe consigliare non solo a chi ha perso ma anche a chi ha prevalso di rispettare lo schieramento avversario; e di aprire insieme una nuova fase. Sarà necessario cercare in Parlamento il dialogo che nei mesi passati è mancato per responsabilità trasversali.
di Danilo Paolini
Avvenire, 24 marzo 2026 Questo è il momento della responsabilità. Gli italiani hanno detto No alla riforma, ma i problemi quotidiani della giustizia non escano dall’agenda politica. È un risultato che offre numerosi spunti di riflessione, quello del referendum costituzionale sulla riforma della giurisdizione che si è concluso con la vittoria dei No. Vanno in archivio, dunque, la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, lo sdoppiamento del Csm (con estrazione a sorte “integrale” dei consiglieri togati) e l’istituzione di un’Alta Corte per i procedimenti disciplinari a carico dei magistrati.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 24 marzo 2026 Ora il centrodestra pagherà per quattro anni di governo scriteriato. Però attenti: si rischia il superpotere delle Procure. Ha vinto il No e ha affossato la riforma della Giustizia. L’assetto della magistratura non è stato neppure scalfito. La magistratura esce molto forte da questo voto. Si è opposta in modo quasi compatto alla riforma, che avrebbe ridotto i poteri dei Pm e scompaginato il sistema delle correnti. La magistratura chiedeva che tutto restasse com’era prima. Ha ottenuto quello che voleva. Il funzionamento della magistratura e i suoi rapporti interni resteranno quelli che conosciamo e il sistema delle correnti continuerà a mantenere il potere ben saldo nella sue mani.
di Marcello Sorgi
La Stampa, 24 marzo 2026 La vittoria del “No” al referendum è soprattutto una sconfitta per Meloni (che ha subito, pubblicamente, accusato il colpo): la prima dopo tre anni e mezzo di governo, una cavalcata travolgente, che adesso subisce un arresto. È un prezzo alto da pagare per la premier, a un anno dalle elezioni politiche in cui si giocherà la riconferma. Lo è perché la separazione delle carriere dei magistrati, che ha difeso con tutte le sue forze nelle due ultime settimane di campagna elettorale, non era una riforma “sua”, ma di Forza Italia: un tributo alla memoria del fondatore Berlusconi, con il quale tra l’altro, quando ancora era in vita, Meloni non era mai riuscita ad avere buoni rapporti. Una partita in cui “il gioco non valeva la candela”, aveva detto non a caso un uomo di una certa esperienza come il presidente del Senato La Russa.
di Francesco Malfetano
La Stampa, 24 marzo 2026 Nordio, Bartolozzi e Delmastro sul banco degli imputati per la sconfitta referendaria. Ipotesi demansionamento per la capa di gabinetto, anche il sottosegretario rischia. A via della Scrofa non la chiamano resa dei conti. Ma poco ci manca. Nelle stanze dove si decide la linea, Giorgia Meloni ha già fatto capire che il “No” non finirà archiviato come un incidente di percorso. Al contrario: sarà sezionato, voce per voce, errore per errore. E soprattutto, nome per nome. La lente si sposta rapida su via Arenula. È lì che, dentro Fratelli d’Italia, individuano il cortocircuito più evidente. Non solo per i molteplici passi falsi compiuti dal Guardasigilli Carlo Nordio, ma per la filiera politica e tecnica che lo circonda. In cima alla lista ci sono la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi e il sottosegretario Andrea Delmastro. Sono loro, oggi, a trovarsi nel punto più esposto.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 24 marzo 2026 Ministero della Giustizia nella bufera, dopo i risultati referendari e lo scandalo del sottosegretario delegato alla Polizia penitenziaria. Aria di chi attende il “plotone di esecuzione” (cit. Bartolozzi), ieri al ministero di Giustizia. Perché semmai dovesse esserci qualcuno che pagherà - per tutti - la sonora bocciatura della riforma Nordio, è certo che siede in via Arenula. Anche se lo stesso ministro si è affrettato ieri a smentire voci di rimpasto: “Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico”. Epperò in quegli uffici ieri il Guardasigilli ha atteso i risultati referendari insieme alla sua capa di gabinetto Giusi Bartolozzi.
di Francesco Bechis
Il Messaggero, 24 marzo 2026 Imminente un incontro tra Meloni e il sottosegretario, il passo indietro non è tabù. Il freno del Guardasigilli sulle prossime mosse giudiziarie: “Ordinaria amministrazione”. È la serata dei lunghi sospiri a via Arenula. Riecheggiano quelli di Carlo Nordio per i corridoi del ministero della Giustizia. Deluso, amareggiato per la battaglia della vita infranta contro il muro delle urne. Ci ha messo la faccia e la firma. Non intende dimettersi, il Guardasigilli, ma è pronto a farlo qualora glielo chiedessero. Trema tutto il ministero del resto dopo l’inciampo elettorale.
di Salvatore Merlo
Il Foglio, 24 marzo 2026 Il ministro della Giustizia dopo la sconfitta al referendum: “Non penso di dovermi dimettere. Il popolo non ci ha creduto, tutto qua”. E sulle conseguenze del risultato è netto: “La magistratura opporrà una resistenza sistematica a qualsiasi progetto di riforma che il governo vorrà portare avanti”. Pensa di dimettersi? “No”. Però le daranno la colpa della sconfitta, ministro Carlo Nordio. “Oddio sicuramente è una battaglia che io ho sostenuto. Con il massimo del mio vigore, della mia energia e della mia convinzione. Quindi è anche una sconfitta mia, di cui rivendico la paternità, perché se c’è una cosa che non mi manca è il coraggio. Però non penso di dovermi dimettere né sarò certo io a cercare altri capri espiatori, o scuse per la sconfitta. Era una battaglia in cui credevo e l’abbiamo persa perché il popolo invece non ci ha creduto, tutto qua”. Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi resteranno al loro posto? “La nostra compagine ministeriale è compatta”. Hanno avuto un peso sull’esito del voto? “Non penso”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 24 marzo 2026 La débacle referendaria è anche la pietra tombale su tutte le leggi d’ispirazione liberale in materia di giustizia. Sfidare i veti delle toghe d’ora in poi sarà impossibile. Che il garantismo non fosse la più popolare delle opzioni politiche era arcinoto. Ma che potesse essere travolto in modo così evidente, non era una previsione scontata. E invece l’esito del referendum sulla separazione delle carriere certifica un’amara verità, amara quanto meno per chi difende i princìpi del diritto penale liberale: nel garantismo gli italiani non credono. E men che mai credono nell’opportunità di rivedere gli equilibri fra politica e magistratura.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 24 marzo 2026 L’ex giudice costituzionale: “Dietro l’esito del referendum non c’è un invito a fermarsi, ma ad affrontare i veri problemi della giustizia: arretrati, tempi dei processi, geografia giudiziaria, distribuzione del personale”. “Gli oppositori della riforma Nordio, che hanno vinto al referendum, negli ultimi mesi hanno detto unanimemente che non bisognava partire dalla separazione delle carriere o dalla riforma del Csm, bensì dai veri problemi della giustizia, cioè gli arretrati, i tempi della giustizia, la geografia giudiziaria, la distribuzione del personale e così via. Il governo dovrebbe allora trarre questa lezione dal referendum e mettersi a lavorare su questi temi”. Lo dice, intervistato dal Foglio, Sabino Cassese, professore e giudice emerito della Corte costituzionale. “Bisogna dare l’interpretazione giusta al No - aggiunge -. Occorre chiedersi cosa c’è dietro: non c’è un invito a fermarsi, ma ad affrontare i veri problemi della giustizia”.
Il Dubbio, 24 marzo 2026 Non è in contrasto con il principio di legalità né con il principio di ragionevolezza l’interpretazione delle Sezioni unite della Cassazione, secondo cui il regime della prescrizione risultante dalla legge numero 103 del 2017 continua ancor oggi ad applicarsi ai fatti commessi tra la sua entrata in vigore (3 agosto 2017) e l’entrata in vigore della legge numero 3 del 2019 (1° gennaio 2020). Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza numero 38, depositata ieri, con la quale sono state dichiarate non fondate le relative questioni, sollevate dalla Corte d’appello di Lecce. La riforma del 2017 ha previsto che, dopo una condanna in primo grado, la prescrizione del reato rimane sospesa per un anno e mezzo durante il giudizio di appello, e per un altro anno e mezzo durante il giudizio di Cassazione.
TERRITORIO
di Giulia Ghirardi
fanpage.it, 24 marzo 2026 “Sarebbe emerso un quadro sistemico di abusi e un clima di tensione costante”. Così inizia l’interrogazione che questa mattina, lunedì 23 marzo, è stata depositata dal senatore Franco Mirabelli, vicepresidente del gruppo Pd a Palazzo Madama, indirizzata al Ministero della giustizia per chiedere un’ispezione ministeriale straordinaria dopo la denuncia di Fanpage.it sui presunti pestaggi avvenuti nel carcere di Opera alla Vigilia di Natale. Sul caso, nei giorni scorsi, era intervenuta anche la Commissione speciale in tutela dei diritti delle persone negli istituti penitenziari, definendolo “un racconto dell’orrore” che, se fosse accertato, sarebbe “gravissimo” perché “gli spazi detentivi non possono essere luoghi di tortura”.
laprovinciakr.it, 24 marzo 2026 Illustrata nel corso del recente Consiglio comunale la relazione sull’attività svolta nel 2025: “rilevate criticità significative sotto il profilo sanitario e strutturale”. Il Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale del Comune di Crotone, Pantaleone Sulla, ha illustrato nel corso del recente Consiglio comunale la relazione annuale sull’attività svolta nel 2025, offrendo un quadro articolato delle condizioni detentive, delle iniziative intraprese e delle principali criticità riscontrate, unitamente alle proposte di intervento. La relazione si apre con un inquadramento della situazione penitenziaria nazionale, ancora segnata da gravi criticità strutturali.
di Elisa Barresi
ilreggino.it, 24 marzo 2026 Dalla cattedra universitaria alla direzione sanitaria del carcere di Catanzaro, il professor Giulio Di Mizio racconta un sistema complesso e poco conosciuto: tra ritardi storici, criticità strutturali e importanti progressi, emerge il ruolo cruciale della sanità penitenziaria nella tutela dei diritti e nella tenuta dello Stato di diritto. Abbiamo incontrato Giulio Di Mizio, Professore Associato di Medicina legale dell’Università Magna Graecia di Catanzaro (Dipartimento di Giurisprudenza), Direttore della Sanità Penitenziaria dell’ASP di Catanzaro e componente del direttivo della Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria (SIMSPe). Con lui un confronto diretto, approfondito e senza filtri su un settore poco conosciuto ma cruciale.
di Valentina Reggiani
Il Resto del Carlino, 24 marzo 2026 Progetto dedicato al personale della Medicina Penitenziaria di Modena e Castelfranco. Altini (dg Ausl): “Passi avanti in un contesto difficile”. Alessio La Monica: “Più sicurezza per tutti”. La formazione come leva per rafforzare sicurezza e qualità dell’assistenza sanitaria in carcere: è questo l’obiettivo del nuovo percorso di sviluppo professionale dedicato agli infermieri della Medicina Penitenziaria di Modena e Castelfranco Emilia, realizzato in collaborazione con il Dipartimento Interaziendale di Emergenza-Urgenza, che ha preso il via nei giorni scorsi. “Il percorso - spiegano dall’Ausl - si inserisce in un progetto più ampio e condiviso di valorizzazione professionale e sviluppo delle competenze avanzate, pensato per rispondere alla complessità del contesto carcerario e rafforzare la sicurezza clinica e operativa”.
corrieredisaluzzo.it, 24 marzo 2026 È quanto emerso durante il convegno “Carcere oggi: 50 anni dopo la riforma”, di sabato 14 marzo nella sala Rovasenda della Castiglia. Non è stata casuale la scelta della location. Quel luogo, che oggi ospita la memoria del passato carcerario e la storia cavalleresca, è stato per oltre un secolo il carcere a Saluzzo, trasferito in Regione Bronda a metà degli anni Novanta. Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, la casa di reclusione Rodolfo Morandi è diventata istituto di alta sicurezza. Il convegno ha messo a nudo le ferite di un sistema in crisi, dove le carenze ostacolano la funzione rieducativa della pena e il riscatto sociale dei detenuti. Il risultato è un inasprimento del confine tra carcere e mondo esterno. A dividere le due realtà non sono solo le sbarre, ma un muro invisibile di burocrazia e pregiudizi che scava un solco profondo tra reclusione e società civile.
di Romano Francardelli
La Nazione, 24 marzo 2026 I detenuti di alta sicurezza di Ranza hanno scritto al Papa. Chiedono una visita privata fra le celle di alta sicurezza e dal Vaticano Papa Leone ha risposto lasciando la porta mezza aperta. Chissà. Silenzio e bocche cucite sul contenuto della lettera. In questi giorni all’ingresso principale super sorvegliato della casa di reclusione di alta scurezza di Ranza si è presentato l’Arcivescovo di Siena il cardinale Monsignor Augusto Paolo Lojudice, presidente della Conferenza Episcopale dei Vescovi della Toscana per portare il saluto della Santa Pasqua.
regione.sicilia.it, 24 marzo 2026 Una stanza della casa circondariale del Paglieralli di Palermo trasformata in laboratorio caseario, con pareti lavabili, acqua potabile e cappa di aspirazione. Non è un esperimento artistico, ma un progetto formativo con un preciso obiettivo: dotare i detenuti di competenze certificate e immediatamente spendibili nel mercato del lavoro, dentro e fuori i confini nazionali. Il titolo del percorso è volutamente lungo e denso: “La lavorazione del latte e i suoi derivati quale mezzo di crescita culturale e integrazione sociale dei soggetti limitati nella libertà”.
siciliaogginotizie.it, 24 marzo 2026 Grazie al progetto Labirinti arte di strada e momenti di gioco per ricostruire legami familiari in un contesto di umanità e inclusione. Ci sono legami che nessuna distanza può spezzare, ma che hanno bisogno di tempo, spazio e umanità per continuare a vivere. In uno spazio - quello delle carceri - scandito da ritmi lenti ma precisi, quando le occasioni di relazione entrano, si crea qualcosa di unico ed eccezionale. Mercoledì 25 marzo, dalle ore 10 alle 12, presso la Casa Circondariale di Ragusa, si terrà l’evento “Sotto Sopra Show - Gran festa del papà”, promosso dal progetto Labirinti, grazie al quale i padri detenuti potranno incontrare i loro figli in un contesto diverso - fatto di sorrisi, gioco e condivisione - andando oltre le barriere del colloquio tradizionale.
lavocedivenezia.it, 24 marzo 2026 Uno sguardo inedito sulla vita delle donne nelle carceri italiane attraverso l’obiettivo del fotoreporter Giampiero Corelli. La mostra “Domani faccio la brava - Donne e madri nelle carceri italiane” è aperta dal 20 al 29 marzo alla Scoletta dei Calegheri di Venezia, nell’ambito del programma Marzo Donna promosso dal Comune. Il reportage, frutto di un lavoro ventennale, documenta la realtà quotidiana in tredici istituti penitenziari femminili della penisola, da Venezia a Palermo, attraverso trenta scatti che alternano il colore al bianco e nero. Le immagini catturano storie di sofferenza ma anche di speranza e riscatto, raccontando la complessità della detenzione femminile in Italia.
AFFARI SOCIALI
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 24 marzo 2026 Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha recentemente pubblicato un documento formale di osservazioni sul nuovo regolamento europeo in materia di rimpatri, avvertendo che alcune disposizioni rischiano di porre gli Stati membri in conflitto diretto con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. L’allarme arriva mentre il Parlamento europeo si avvicina al voto finale su una riforma che il governo italiano ha invece accolto con entusiasmo, vedendoci la consacrazione del modello Albania.
di Alessia Candito
La Repubblica, 24 marzo 2026 Lo ha stabilito il Tar del Veneto in risposta alla class action presentata da sette associazioni. “Il Viminale ha 90 giorni di tempo per porre rimedio”. Entro 90 giorni il Viminale dovrà porre rimedio “all’inefficienza strutturale” delle questure di Vicenza e Venezia che ha impedito a centinaia di richiedenti asilo di presentare domanda. Lo ha stabilito il Tar del Veneto, affermando che si tratta di una “una disfunzione organizzativa non occasionale, bensì strutturale”, espressione di una specifica scelta dell’amministrazione. È una sentenza storica che rischia di avere effetti a cascata su tutte le questure d’Italia e causare non pochi problemi al Viminale, quella emessa dai giudici amministrativi in risposta alla class action presentata da sette associazioni, Asgi, Cadus, Casa di Amadou, Emergency, Lungo la Rotta Balcanica, Oxfam Italia, Spazi Circolari.
Il Dubbio, 24 marzo 2026 L’inchiesta del quotidiano americano parla di almeno sette siti danneggiati, tra cui Evin e complessi legati ai Pasdaran. Cresce l’allarme per i prigionieri politici e per almeno sei cittadini americani detenuti in Iran. I raid aerei condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran avrebbero colpito anche strutture utilizzate dal regime per la detenzione di oppositori e prigionieri politici. A sostenerlo è un’inchiesta del Wall Street Journal, secondo cui almeno sette siti riconducibili all’apparato carcerario e di sicurezza iraniano sarebbero stati danneggiati nel corso della campagna militare. Tra questi figura anche il carcere di Evin, alla periferia nord di Teheran, simbolo della repressione della Repubblica islamica.
APPUNTAMENTI DI RISTRETTI
DOCUMENTI
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 21 marzo 2026)
APPUNTAMENTI
Evento di formazione. "Psicologia in carcere: luci e ombre sui muri" (Genova, 28 marzo 2026)
La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione fino al 29 marzo 2026
Incontro-dibattito. "Coltivare la fiducia per una giustizia con la comunità" (Lodi, 22 aprile 2026)
CONCORSI E PREMI