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Nazionale |
Giornata nazionale di studi*
Punire
i giovani
Venerdì 22 maggio 2026, ore 9.00-17.00 - Casa di reclusione di Padova
PER PARTECIPARE ALLA GIORNATA DI STUDI E' NECESSARIO ISCRIVERSI TRAMITE QUESTO MODULO (L'iscrizione costa 15 euro)
“Sono gli adulti che
devono cambiare sguardo sui giovani”: è da qui che
dobbiamo cominciare allora, dal metterci, noi adulti, a disposizione dei ragazzi
con la voglia di capirli, di ascoltarli, e magari ogni tanto di dimenticarci del
verbo “punirli”.
Non si può sempre chiedere ai ragazzi di pazientare in attesa di qualcosa
“Credo
che questo dimorare sempre più esteso nella tecnologia non aiuti i ragazzi a dare significato
alle loro emozioni, a quello che vivono e a ciò che accade loro
intorno. A questo si aggiunga il fatto che il
mancato dialogo con l’adulto impedisce loro di rielaborare
tanti vissuti emotivi”.
La riflessione di don Claudio Burgio
insegna che “si può sbagliare
nell’educazione, ma bisogna osare e bisogna farlo subito; non si può sempre
chiedere ai ragazzi di pazientare in attesa di qualcosa: la cittadinanza, il
lavoro, una casa”.
-
Don
Claudio Burgio, fondatore dell'Associazione Kayròs per l'accoglienza di adolescenti
disagiati e cappellano del carcere minorile Cesare Beccaria di Milano.
È autore
del libro "Non esistono ragazzi cattivi".
Comunità per minori: se è un luogo in cui si sta male non può non generare violenza
Secondo
Paolo Tartaglione “se noi pensiamo che un luogo in cui si sta male non generi
violenza, dobbiamo prima interrogare noi stessi, e io ho presente che quegli
stessi ragazzi che vengono definiti ‘incollocabili’,
se arrivano ad esempio in una comunità dove si sta bene, se trovano un gruppo
che sta bene, operatori motivati, che hanno voglia, che son contenti di andare a
lavorare, tutta quella violenza onestamente.
la vediamo abbassarsi moltissimo, perché la violenza spesso è una risposta
all'ambiente”.
- Paolo Tartaglione, pedagogista, è presidente della cooperativa Arimo, che in Lombardia si occupa di giovani autori di reati, ed è referente dell’area penale minorile del Coordinamento nazionale Comunità accoglienti (CNCA) a cui aderiscono 240 organizzazioni presenti in quasi tutta Italia.
I comportamenti di consumo delle giovani generazioni
Che cosa ci stanno dicendo i comportamenti di consumo delle giovani generazioni? Ci dicono che è necessario oggi fermarsi a “leggere i consumi come fenomeni sociali e culturali intrecciati al malessere contemporaneo, all'ansia di fallire in un contesto che ci vuole performativi, all'ampliarsi delle povertà e delle disuguaglianze, alle trasformazioni dei mercati delle sostanze” (da Animazione sociale).
- Leopoldo Grosso, Psicologo e psicoterapeuta, è presidente onorario del Gruppo Abele, per molti anni formatore e responsabile dell’Università della strada. È autore di numerose pubblicazioni in tema di dipendenze, consumi e problematiche giovanili.
La
periferia vi guarda con odio
“La periferia vi guarda con odio: Come nasce la fobia dei maranza” è il frutto di un’approfondita analisi socioculturale del fenomeno dei maranza che il giornalista freelance Gabriel Seroussi compie tra la primavera del 2024 e l’estate del 2025. Avvalendosi di molteplici dialoghi con personalità della scena musicale italiana, attiviste e docenti universitarie, l’autore prova a leggere questo fenomeno attraverso la musica rap e trap, linguaggi principalmente giovanili fitti di richiami culturali transnazionali (ad esempio, alle sonorità e alla lingua araba, parlata da molti artisti figli di immigrate nordafricane, oppure al rap francese e statunitense). Seroussi osserva come «la figura del maranza incarni due delle categorie sociali più temute dalla maggior parte degli italiani: i giovani e le persone non bianche»
- Gabriel Seroussi, giornalista, è autore del saggio La periferia vi guarda con odio: Come nasce la fobia dei maranza
Sostiene
Matteo Lancini che “se la disperazione non viene ascoltata, può tramutarsi in gesti di
grande violenza. Il
disagio e la sofferenza se non trovano vie di comunicazione con l’altro, se
non trovano una opportunità di condivisione, diventano gesti disperati.
Fenomeno sempre più frequente nei giovani.
Finiamola di demonizzare la rete: è l’identità di questa generazione
e criminalizzandola criminalizziamo anche loro”.
-
Matteo
Lancini è psicologo e psicoterapeuta di formazione psicoanalitica, docente presso il
Dipartimento di Psicologia dell’Università Milano-Bicocca e presso la Facoltà
di Scienze della formazione dell’Università Cattolica di Milano.
Dannoso
celebrare processi ai bambini
“Non
serve inasprire le pene, quelle esistenti possono essere tranquillamente
graduate e chi delinque non fa il calcolo della pena che potrebbe essere
irrogata” sono parole chiare, pronunciate dalla presidente del Tribunale
dei minorenni di Napoli. che sull’età imputabile è altrettanto chiara: “Mi
sembra dannoso celebrare processi ai bambini. Piuttosto, il minore degli anni 14
che commette un reato deve essere considerato come la spia di una famiglia che
ha bisogno d’aiuto”.
- Paola Brunese è stata designata il 22 luglio 2023 dal Csm nuova presidente del Tribunale per i minorenni di Napoli
“Mi
sono chiesto chi sia il maestro oggi, come dovremmo gestire l’inquietudine
adolescenziale
Secondo Eraldo Affinati, “Dobbiamo far capire ai nostri figli, ai nostri studenti, che non tutto ciò che è presente in Rete possiede un valore. Bisogna avere in testa una bussola d’orientamento, altrimenti rischiamo di venire travolti dalla marea informativa e non distinguiamo più ciò che è vero da ciò che è falso, anche dentro di noi”. “Mi sono chiesto chi sia il maestro oggi, come dovremmo gestire l’inquietudine adolescenziale, come fare per sollevare la valutazione dal peso precettistico che ancora si porta dietro, cosa significa scegliere e perché, nell’azione pedagogica, non dovremmo agire da soli, in che senso la rivoluzione digitale ci impone di cambiar rotta”.
-
Eraldo Affinati,
scrittore e insegnante, ha pubblicato di recente “Per amore del futuro.
Educare oggi”
Un’istituzione che deve sapersi mettere in discussione, proprio come chiede di fare ai suoi ospiti
“Lo sguardo dell’educatore deve partire dalle parti funzionali (talvolta residuali) della persona reclusa, prima che da quelle compromesse, (…) mettendo la persona nella condizione di scoprire parti nuove di sé, competenze, interessi che non aveva mai preso in considerazione (…). Solo in tal modo, mettendo il detenuto (che è e resta un adulto) nella condizione di scegliere, limitando al massimo la sofferenza inutile e i limiti non strettamente necessari, si può entrare in una relazione educativa che chiede l’assunzione di responsabilità, riconoscendo all’altro diritti e capacità”. “Infine, l’istituzione per essere educativamente credibile deve essere comprensibile e deve, quando serve, sapersi mettere in discussione, proprio come chiede di fare ai suoi ospiti”.
- Roberto Bezzi, responsabile dell’Area Educativa della II Casa di Reclusione di Milano (Bollate), autore con Francesca Oggionni di Educazione in carcere. Sguardo sulla complessità.
In carcere, storie di ADHD spesso non diagnosticato e non trattato
La
diagnosi precoce del deficit d’attenzione consente l’attivazione di
interventi e trattamenti specifici, limitando così l’impatto negativo che si
riflette sulla quotidianità della persona.
Per chi opera in
carcere ci sarebbe bisogno di affrontare il rapporto tra ADHD e Disturbi da Uso
di Sostanze con un approccio
integrato e centrato sulla persona, ma ascoltando le testimonianze di
vita di tanti giovani detenuti, l'impressione è che molti di loro abbiano una
storia di ADHD non diagnosticato e non trattato.
- Francesco Pompei, Specialista in Psichiatria U.O.C. Servizio Dipendenze Padova, Dipartimento Dipendenze AULSS 6 Padova
Aprirà i lavori la direttrice della Casa di reclusione, Maria Gabriella Lusi.
Partecipano
ai lavori con le loro testimonianze i redattori detenuti di Ristretti Orizzonti,
che dialogheranno con i loro famigliari, figli, genitori, fratelli, compagne.
Coordinerà
i lavori Adolfo Ceretti,
Professore ordinario di Criminologia, Università di Milano-Bicocca, e
Coordinatore Scientifico dell’Ufficio per la Mediazione Penale di Milano.
È autore, tra l’altro, insieme
a Lorenzo Natali di Io volevo ucciderla:
Per una criminologia dell’incontro.
*Programma in attesa di autorizzazione dal DAP