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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di venerdì 20 marzo 2026
di Annalisa Cuzzocrea
La Repubblica, 20 marzo 2026 Davvero si vuole questo inferno? Una sera di settembre di qualche anno fa Sergio Staino - che oggi manca moltissimo - mi raccontò una storia. Disse di un giorno in cui era andato a vedere “La Tempesta” di Shakespeare rappresentata dai detenuti del carcere di Arezzo: uno spettacolo superbo, un’interpretazione commovente, che lo aveva fatto piangere. Solo che, quella sera, piangevano anche i detenuti. Si era appena insediata un’amministrazione che aveva tagliato tutte le iniziative culturali a loro dedicate. Sergio raccontava questa storia per dimostrare che la politica conta.
di Angela Stella
L’Unità, 20 marzo 2026 “Oggi (ieri, ndr) è la festa del papà. Dovremmo pensare ai tanti bambini che hanno aspettato i genitori quando erano in carcere, da innocenti. Ecco, dobbiamo sempre pensare alle sofferenze delle famiglie. La storia raccontata dalla figlia di Enzo Tortora, Gaia Tortora, da questo punto di vista è significativa”. Lo ha detto ieri il vicepremier Antonio Tajani parlando alla stampa a Bruxelles. Ha proseguito il forzista: la riforma della magistratura serve “per garantire a tutti un processo giusto, perché non ci siano più vicende come quella di Enzo Tortora e di tanti altri cittadini e protagonisti sconosciuti che in questi giorni stanno raccontando le loro disavventure, con un prezzo altissimo pagato dalle loro famiglie”. Ha ragione il vice premier: quella degli innocenti in carcere è una piaga, così come l’abuso della custodia cautelare. Ma Tajani dov’era quando in Parlamento si discuteva della liberazione anticipata speciale che avrebbe potuto tirar fuori anche qualche padre casomai incarcerato ingiustamente? Fu proprio Forza Italia a dirsi favorevole alla proposta del deputato di Italia Viva Roberto Giachetti per poi tirarsi indietro all’ultimo momento per questione di equilibri nella maggioranza.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 20 marzo 2026 I meloniani vogliono rendere i Cpr più simili alle carceri. Cpr come carceri e videosorveglianza ovunque. Dopo il referendum si aprirà la partita del decreto sicurezza. La misura cardine delle destre è diventata quasi un decreto omnibus che contiene di tutto. L’asse che lo tiene insieme è l’estensione degli strumenti repressivi. Nessun passo indietro su zone rosse e fermo preventivo di 12 ore per chi ha precedenti di disordini durante i cortei. Tuttavia la rivalità con il generale Vannacci ha messo in competizione le forze di governo, piuttosto che unirle.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 20 marzo 2026 La tentazione, poi abbandonata, di abbassare la soglia di imputabilità a 12 anni. I meloniani chiedono nuove dotazioni per le forze dell’ordine, di dare soldi agli avvocati che convincono i migranti ad andarsene dall’Italia, di inserire le telecamere nelle scuole e di non risarcire chi subisce lesioni dopo aver commesso un reato. Dai Cpr sempre più simili alle carceri a (nuove) aggravanti per i minori che portano in giro coltelli, passando per gli incentivi ai rimpatri e alla fine del risarcimento per chi subisce lesioni mentre sta commettendo un reato. Non mancano poi aiuti di vario genere alla Polizia e la possibilità di introdurre le telecamere nelle scuole e nei centri anziani.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 20 marzo 2026 Quello di Giorgia Meloni è probabilmente il governo meno garantista della storia repubblicana. In tre anni e mezzo ha introdotto 57 nuovi reati, 60 nuove aggravanti e circa mezzo millennio di aumenti di pena. Dai rave ai pacchetti sicurezza, da Caivano alle rivolte in carcere. La storia è nota e di precedenti più ingombranti non se ne trovano. Come e perché questo esecutivo con la riforma della magistratura possa aver prodotto un capolavoro dello stato di diritto è un mistero politicamente insondabile. Un tic da associazione forense: la separazione delle carriere è un totem ideologico da decenni, del resto. Ma basta andare a guardare il famoso merito della questione - quello che i sostenitori del Sì hanno cominciato a invocare dal minuto dopo che la riforma è passata in Parlamento, dove non c’è stata discussione alcuna in un anno e mezzo di iter - per accorgersi che le modifiche della Costituzione proposte vanno esattamente dalla parte opposta rispetto alle garanzie penali e alle tutele che spettano a chiunque incappi in un’indagine o in un processo.
di Massimo Donini*
L’Unità, 20 marzo 2026 Nessuno sa oggi chi vincerà il referendum. Il Governo ha fatto molto per perderlo, e se lo meriterebbe per come ha gestito la approvazione del testo della riforma e per l’attacco continuo alla magistratura “dissidente” che dice di voler proteggere da se stessa. Non credo tuttavia che la vittoria del “no” debba e possa portare a una rinascita del partito dei giudici-p.m. Per questo le considerazioni che farò valgono in ogni caso, coinvolgendo il diritto costituzionale, e non semplicemente il diritto penale. C’è un nesso profondo tra la cultura della giurisdizione come cultura non dei (soli) giudici, e la democrazia giudiziaria come evoluzione della forma di Stato democratico contemporanea. Vedere questo nesso fa comprendere come, sia la vittoria referendaria per i “sì” o per i “no”, ciò che conta davvero dovrà essere risolto a prescindere.
di Giovanni Guzzetta*
Il Dubbio, 20 marzo 2026 Le campagne elettorali e referendarie non sono mai inutili. Anche quando sono brutte e inquinate dalla politicizzazione impropria. Non sono inutili perché si impara sempre qualcosa nel bene e nel male. Per esempio si impara - per chi non lo sapesse già - che la magistratura, come ogni gruppo sociale, è composta in modo diversificato: ci sono gli eroi, ci sono i lavoratori seri, diligenti e molto preparati, ci sono i mediocri e ci sono anche coloro che abusano del proprio potere. Un potere quantitativamente e qualitativamente enorme. Perché, non dimentichiamolo, la magistratura è l’unico ordine che può disporre legittimamente delle nostre libertà, a cominciare da quella personale.
di Manfredi Bontempelli e Luca Lupària Donati*
Corriere della Sera, 20 marzo 2026 Le carriere separate danno credibilità al sistema. Non viene sminuito il ruolo dei magistrati, ma si valorizza parità delle parti e imparzialità. Il dibattito sulla riforma costituzionale è l’occasione per riflettere sul funzionamento della nostra macchina giudiziaria e sugli scopi ultimi della giustizia penale, anche davanti a un pubblico di non addetti ai lavori. Rispetto ai tentativi di introdurre la separazione delle carriere fra magistrati giudicanti e requirenti, si è proposta ciclicamente l’idea per cui alla base della carriera unica vi sarebbe una comune cultura dei giudici e dei pubblici ministeri. Tale sarebbe la “cultura della giurisdizione”. Le carriere dei magistrati non dovrebbero essere distinte perché ne deriverebbe una pericolosa assimilazione ai public prosecutors americani, organi unicamente dediti alla persecuzione penale, non orientati a fini di giustizia, come sarebbero gli organi d’accusa nostrani.
di Armando Spataro*
Corriere della Sera, 20 marzo 2026 C’è il rischio di controllo politico sulla magistratura. Chi governa potrà intervenire mettendo in crisi l’equilibrio che esiste tra i poteri dello Stato. Domenica e lunedì milioni di cittadini dovranno esprimersi con voto referendario sulla “controriforma” Nordio-Meloni che non risolve in alcun modo i problemi che ostacolano il buon andamento della giustizia. Attorno ai veri fini della controriforma si tenta di disinformare i cittadini per indurli a votare “Sì” e tocca diradare la nebbia poiché non è assolutamente vero, ad esempio, che questa legge costituzionale, dando finalmente attuazione al principio del giusto processo, impedirebbe nuovi casi “Tortora” o “Garlasco” e renderebbe finalmente possibile punire i magistrati che scarcerano stupratori ed assassini.
GIURISPRUDENZA
di Giampaolo Piagnerelli
Il Sole 24 Ore, 20 marzo 2026 Per la Consulta l’articolo 164, secondo comma, numero 1) del codice penale è in contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione, nella parte in cui preclude la concessione della sospensione condizionale della pena a chi abbia riportato una precedente condanna a pena detentiva per la quale sia intervenuta riabilitazione. L’articolo 164, secondo comma, numero 1) del codice penale è in contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione, nella parte in cui preclude la concessione della sospensione condizionale della pena a chi abbia riportato una precedente condanna a pena detentiva per la quale sia intervenuta riabilitazione, anche nell’ipotesi in cui le pene cumulate siano superiori ai limiti di cui agli articoli 163 e 164, quarto comma, del codice penale.
di Vincenzo Giglio
terzultimafermata.blog, 20 marzo 2026 La richiesta di sostituzione della misura carceraria impone al giudice di valutare la compatibilità col regime carcerario in conformità ai principi costituzionali e convenzionali. Cassazione penale, Sez. 1°, sentenza n. 3312/2026, 21/27 gennaio 2026, ha affermato che, allorché sia chiesta la sostituzione della misura coercitiva carceraria per grave infermità fisica, la valutazione della gravità delle condizioni di salute del detenuto e della conseguente incompatibilità col regime carcerario deve essere effettuata, in ossequio ai dettami degli artt. 32 e 27 co. Cost., ed agli arresti della Corte di Strasburgo in tema di interpretazione dell’art. 3 della Convenzione Edu. Consegue che la permanenza nel sistema penitenziario può essere deliberata se il giudice accerta che esistano istituti in relazione ai quali possa formularsi un giudizio di compatibilità e tale accertamento deve rappresentare un “prius” rispetto alla decisione, non una mera modalità esecutiva della stessa, rimessa all’autorità amministrativa.
di Anna Marino
Il Sole 24 Ore, 20 marzo 2026 La Corte, con sentenza 10535 del 2026, chiarisce che il giudice non può negare l’invio al programma sulla base di gravità del fatto o assenza di ravvedimento e il controllo è circoscritto a utilità concreta e assenza di pericoli per persone o accertamento. L’accesso alla giustizia riparativa inoltre non è limitato ai reati a querela. Il rigetto dell’accesso alla giustizia riparativa non può fondarsi su valutazioni astratte. Reiterazione, gravità dei fatti e assenza di ravvedimento non sono elementi automaticamente ostativi. Il giudice deve formulare una prognosi concreta sull’utilità del percorso per la composizione del conflitto. È necessario verificare specificamente l’idoneità del programma rispetto al caso concreto. In difetto di tale motivazione, il diniego risulta viziato e va riesaminato.
di Federica Pacella
Il Giorno, 20 marzo 2026 Nella regione lombarda si registra il rapporto peggiore tra ristretti e guardie: 2,44 secondo Antigone. Anche il personale responsabile del processo di rieducazione è carente: ogni operatore segue 77 casi. Con una media di 2,44 detenuti per agente, la Lombardia è tra le regioni peggiori in termini di rapporto tra detenuti e agenti di polizia penitenziaria in Italia. A confermarlo è l’ultimo rapporto di Antigone, “Senza respiro”. Secondo i dati riportati nelle schede trasparenza del Ministero aggiornate a maggio 2025, manca il 16% delle unità previste in pianta organica. Se gli agenti sono ovunque in sotto-organico, la Lombardia è, insieme a Lazio ed Umbria, quella in cui, in rapporto alle presenze, ci sono meno agenti.
di Giuseppe Legato e Caterina Stamin
La Stampa, 20 marzo 2026 Le indagini sulla morte al Lo Russo e Cutugno: un solo agente nella sezione dov’era detenuto. Alle 18.30 di lunedì nella sezione Marini del Padiglione E, del carcere Lorusso e Cutugno, c’era un solo agente di polizia penitenziaria. Una persona incaricata di sorvegliare Bernardo Pace, 62 anni. Dalle 14 doveva occuparsi di lui e gestire da solo anche la cucina. Poi, alle 20, sarebbe arrivato un secondo agente a sostituirlo a fine turno. Quel cambio non è mai avvenuto. Pace, pochi minuti dopo aver “ritirato” la cena nella sua cella, è salito su una sedia. Ha agganciato un laccio di ferro al bocchettone deputato al ricircolo dell’aria creando un cappio. E si è tolto la vita.
di Giacomo Galeazzi
interris.it, 20 marzo 2026 Dipendenze in carcere: diritto, sanità e società a confronto all’Università Lumsa di Roma. Un modello inclusivo come obiettivo da condividere. In occasione del Giubileo dei detenuti la Cei ha invocato un “indulto differito”. Oltreché iniziative finalizzate al reinserimento sociale delle persone che escono dal carcere: “Apriamo le porte dei nostri cuori e le porte delle nostre comunità”. A Roma nell’aula Giubileo dell’Università Lumsa si è svolto il convegno “Oltre la Pena: sicurezza, salute e valore sociale. Un nuovo protocollo per il detenuto con Oud (Opioid Use Disorder)”.
di Daria Geggi
civonline.it, 20 marzo 2026 Un ponte tra carcere e impresa: a Civitavecchia ne parlano Flavia Filippi e Stefania Polo. C’è un momento, spesso invisibile, in cui il lavoro smette di essere soltanto produzione e diventa possibilità. È in quello spazio che si inserisce “Valore Comune - Seconda Chance”, il progetto che anche a Civitavecchia prova a trasformare l’incontro tra impresa e carcere in un’occasione concreta di rinascita. Non solo formazione e inserimento lavorativo, ma un ponte reale tra due mondi che raramente dialogano: da una parte le esigenze di un territorio a forte vocazione turistica, dall’altra il bisogno, profondo, di riscatto e dignità di chi sta scontando una pena. Un’alleanza che chiama in causa anche il coraggio degli imprenditori, invitati a guardare oltre il pregiudizio e a scommettere sul valore umano, prima ancora che professionale.
L’Arena, 20 marzo 2026 Dopo la formazione, consegnati i brevetti grazie al progetto inclusivo in collaborazione con Corte Molon e Fieracavalli. In dieci anni sono più di 170 le persone detenute nella casa circondariale di Montorio che hanno partecipato ai corsi di formazione professionale per tecnico di scuderia. Cinquanta in tutto i diplomi consegnati alla fine del percorso di studio. Sono i numeri del progetto nato nel 2016 dalla collaborazione tra Fieracavalli, l’Aps Equestre Horse Valley di Corte Molon e il carcere di Montorio, con l’obiettivo di rendere il rapporto tra uomo e cavallo un aiuto concreto per il reinserimento sociale attraverso l’apprendimento di nuove competenze lavorative spendibili nel settore equestre.
cuneodice.it, 20 marzo 2026 L’allarme dal direttore del carcere di Cuneo, nel giorno della festa della Polizia Penitenziaria. Miglioramenti sul fronte sicurezza, con bodycam e videoconferenze. Cuneo potrebbe non essere più il “supercarcere” dei mafiosi e dei criminali al 41 bis. Da mesi ormai si discute del piano del governo, presentato nella conferenza Stato-regioni di dicembre, per l’accentramento dei detenuti in regime speciale in alcuni istituti destinati ad ospitare solo questa tipologia. In Piemonte il penitenziario designato è il San Michele di Alessandria. Per Cuneo significherebbe il trasferimento di 45 detenuti, oggi rinchiusi nel reparto dei 41 bis, ma anche un possibile ingresso di circa 150 reclusi nel circuito della media o dell’alta sicurezza.
di Andrea Pastore
vita.it, 20 marzo 2026 Negli istituti di pena, la festa del papà ha un senso diverso. Non semplice, ma reale. Anche lì dentro si è padri. E, a volte, si prova a proteggere almeno un pezzo di infanzia. Il racconto dell’abbraccio forte, un po’ goffo, di un padre e di un figlio che non si vedevano da cinque mesi. La fiducia di un bambino, il rispetto silenzioso degli altri detenuti, le dita intrecciate di Marco (nome di fantasia), come per controllare che fossero ancora le sue. Sono entrato stamattina nel teatro del carcere di Avellino prima dell’arrivo dei detenuti e delle rispettive famiglie. La sala aveva un odore strano, un misto di disinfettante e di attesa. Le sedie erano allineate con una precisione quasi severa, come se anche i sentimenti dovessero stare composti, in fila.
Gazzetta del Mezzogiorno, 20 marzo 2026 Parole e disegni dei bambini in mostra nel carcere di Foggia in occasione della festa del papà. L’iniziativa è nata su impulso dell’area trattamentale dell’istituto penitenziario ed è stata realizzata in collaborazione con l’associazione Lavori in Corso e il Csv Foggia, con il sostegno della Fondazione dei Monti Uniti e dell’8x1000 della Chiesa Valdese. Pensieri scritti e disegnati dai bambini prima del colloquio con il genitore detenuto, che raccontano l’attesa, l’amore, il bisogno di esserci. Il progetto ha coinvolto l’intera popolazione detenuta maschile, circa 620 persone, con un messaggio chiaro: i legami familiari non si interrompono, neppure nei momenti più difficili.
di Francesco Crippa
vita.it, 20 marzo 2026 Dalla collaborazione tra la Fondazione Francesca Rava e otto istituti penitenziari nasce l’opera “Cercare Raffaello in carcere”, progetto di risocializzazione che trasforma la pena in progetto: quando il talento diventa lo strumento per abbattere le mura dell’isolamento. Antonio Sangermano, capo del dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità: “L’efficienza del sistema carcerario è nulla senza l’umanità”. “Quest’opera è nata entrando nel Cartone a cui si ispira. Dico “entrando” perché nella Scuola di Atene c’è una figura di bianco vestita che attira l’attenzione, perché è l’unica, insieme all’autoritratto di Raffaello, che guarda fuori, verso l’esterno.
AFFARI SOCIALI
di Marika Ikonomu
Il Domani, 20 marzo 2026 Depositato un ordine del giorno a firma del senatore Marco Lisei, che vuole bypassare i medici per “impedire che venga vanificata la procedura di espulsione”, affidando la certificazione di idoneità direttamente al dottore presente in struttura. Così dopo i fatti di Ravenna il partito di Meloni vuole colpire i medici “anti-Cpr”. Eliminare le visite mediche necessarie per l’idoneità al trattenimento nei Cpr. È l’obiettivo di uno dei due ordini del giorno al dl Sicurezza, presentati da Fratelli d’Italia in commissione Affari costituzionali al Senato. L’odg, spiega il suo firmatario Marco Lisei, mira “a garantire che ogni eventuale giudizio di inidoneità sanitaria al trattenimento sia sottoposto al vaglio dell’autorità giudiziaria” così da impedire “che venga vanificata la procedura di espulsione”, sottolinea esplicitamente il senatore di Fdi.
di Elisabetta Andreis
Corriere della Sera, 20 marzo 2026 Il principio attivo che nei primi anni 2000 era al 4-5% oggi supera il 30%, spesso alla sostanza si associano gel o liquidi. Gli esperti: “I ragazzi non sanno ciò che comprano. Questa droga non è leggera”. Le canne a 15 anni. Due anni dopo cambia tutto. La linea è sottile. Parte da un uso che sembra normale, si appoggia alle panchine, ai parchi, alle scale dei palazzi. L’ultimo autorevole studio su centinaia di migliaia di adolescenti negli Stati Uniti lo dice netto: l’uso in adolescenza di cannabis, in particolare “potenziata”, raddoppia il rischio di disturbi psichiatrici gravi. Depressione, ansia, psicosi.
di Giorgio Beretta*
Il Manifesto, 20 marzo 2026 Record storico delle esportazioni italiane di armi e munizioni sia di tipo militare che ad uso civile. Nel 2025, per il quarto anno consecutivo, l’export di questi particolari e controversi prodotti ha superato i 2 miliardi raggiungendo la cifra record di 2,3 miliardi di euro. Cifre emerse da un’attenta analisi dei dati dell’Istat sul commercio estero. Il principale paese destinatario delle armi e munizioni italiane permangono gli Stati Uniti (467 milioni di euro). Sono soprattutto armi per il mercato civile, dove l’ossessione della “difesa fai da te” porta gli States a detenere il raggelante primato del tasso di omicidi con armi da fuoco nel mondo occidentale: 13,5 omicidi su 100mila abitanti (in Italia il tasso di omicidi, con ogni strumento, è dello 0,58 su 100mila abitanti).
APPUNTAMENTI DI RISTRETTI
DOCUMENTI
Articolo. "Jammer nelle carceri: limiti, rischi e alternative", a cura di Stefano Cangiano
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 17 marzo 2026)
APPUNTAMENTI
Incontro-dibattito. "Lavoro e teatro per rieducare il detenuto" (Sottomarina-VE, 20 marzo 2026)
La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione fino al 22 marzo 2026
Incontro-dibattito. "Coltivare la fiducia per una giustizia con la comunità" (Lodi, 22 aprile 2026)
CONCORSI E PREMI