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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di sabato 6 giugno 2026
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 6 giugno 2026 Il prossimo 22 settembre la Corte Costituzionale sarà chiamata a decidere se un detenuto può lasciare il carcere quando le condizioni della struttura diventano contrarie al senso di umanità. Gli Osservatori Carcere e Corte Costituzionale dell’Unione delle Camere Penali hanno depositato un intervento come Amicus curiae alla Consulta per sostenere una svolta storica: permettere alla magistratura di sorveglianza di sospendere la pena o disporre la detenzione domiciliare di fronte al degrado delle carceri.
di Salvatore Cernuzio
L’Osservatore Romano, 6 giugno 2026 “Buongiorno”: è il saluto che più di frequente ci si scambia tra detenuti. Proprio così: anche in un luogo dove non si rispetta la dignità della persona, chi ci vive o ci lavora ha ben presente la necessità di salvaguardare stili e comportamenti e di rispettare le regole non scritte che qui trova. Per il pensiero comune, e anche per tanti mezzi di informazione, la Costituzione non vale quando definisce il carcere come luogo di rieducazione e ricostruzione della persona. Il carcere viene percepito come qualcosa di estraneo sia al tessuto urbano che alla società. Lo si vede solo come il luogo dove rinchiudere chi ha violato la legge abbandonandolo, poi, a un destino legato a una burocrazia fatta ancora di “domandine scritte” e di risposte che possono tardare all’infinito.
di Luca Musella
contropiano.org, 6 giugno 2026 Le comunità accreditate al Ssn e non solo quelle autorizzate, che già svolgono questo servizio, saranno le strutture residenziali e semi residenziali dove potranno scontare la pena detenuti tossicodipendenti e alcol dipendenti. Un proliferare di strutture, difficilmente monitorabili, che svolgerà “a cottimo” questo nuovo servizio che dovrebbe svuotare le carceri e recuperare i tossico dipendenti. Detenuti poveri e senza domicilio, spesso drogati e alcolizzati, in attesa di strutture di housing dove potranno scontare i domiciliari, potranno usufruire di questa detenzione differita. A certificare la dipendenza sarà una “commissione”, così come un neanche celato “obbligo terapeutico” darà diritto a questo trattamento.
di Mimmo Gangemi*
L’Unità, 6 giugno 2026 E salviamo la Calabria dal marchio d’infamia che la vuole irredimibile. Nelle visite che facevamo in carcere con Nessuno tocchi Caino sentivo spesso l’espressione “fine pena mai”. Mi sembrava un modo di dire colorito per descrivere un ergastolo che, in realtà, ergastolo non era. Ho scoperto, invece - anche attraverso la vicenda di Domenico Papalia - che il “fine pena mai” esiste davvero, se un uomo rimane in carcere ininterrottamente per cinquant’anni. Io vengo da un paese vicino alla Platì di Domenico Papalia e sono nato in tempi nei quali i contatti avvenivano in montagna e il mare restava lontano, ostile. Dai nostri paesi preaspromontani - il mio sulla fascia tirrenica e Platì sulla ionica - le due comunità incrociavamo gli sguardi sulle cime dello Zillastro, dove c’è il famoso “Cristo ferito”.
di Luigi Longo*
L’Unità, 6 giugno 2026 Ci sono parole che pesano più delle sentenze. Più dei decreti. Più dei timbri della burocrazia giudiziaria. Una di queste è “mai”. Fine pena mai. Non uscirà mai. Non glielo concederanno mai. È dentro questa parola che si consuma oggi la vicenda di Domenico Papalia, ottantunenne detenuto dal 1977, tra i più longevi del sistema carcerario italiano. Una storia che non riguarda soltanto un uomo, ma il significato stesso della pena in uno Stato di Diritto.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Riformista, 6 giugno 2026 E ora anche il rinvio dell’entrata in vigore del giudice collegiale per le misure cautelari. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri di questa settimana. Se si dovesse riassumere in una parola l’azione del Ministero della Giustizia guidato da Carlo Nordio, quella parola potrebbe essere “inconcludenza”. A quasi quattro anni dall’insediamento del governo, il bilancio appare ben lontano dalle aspettative che avevano accompagnato l’arrivo a via Arenula dell’ex magistrato veneziano. Nordio era stato presentato come il ministro destinato a cambiare davvero la giustizia italiana. Forte della sua esperienza in magistratura e di una dichiarata visione liberale del processo penale, avrebbe dovuto realizzare quella svolta invocata da anni da una parte consistente del centrodestra. A distanza di tempo, però, la sensazione è che il cantiere, come avviene in Calabria, sia rimasto sostanzialmente fermo.
di Ruggiero Montenegro
Il Foglio, 6 giugno 2026 Gli azzurri incalzano il ministro Nordio e insistono sulle riforme del sistema giudiziario, dalla prescrizione alla responsabilità civile dei magistrati: “Provvedimenti urgenti e necessari. Andiamo avanti”. La freddezza di FdI. Si rivedranno di nuovo martedì per fare il punto sulla Giustizia, per superare l’impasse di qualche giorno fa. “Ci sono battaglie garantiste che vanno portate avanti. Esistono criticità conclamate che vanno affrontate”, dice la senatrice azzurra Licia Ronzulli. “Proseguire sulle riforme della giustizia è assolutamente giusto, è coerente con il programma di governo che abbiamo scritto come tutto centrodestra per le politiche del 2022 ed è anche un modo per proseguire un tema su cui milioni di italiani si sono espressi positivamente”, gli fa eco il collega Alessandro Cattaneo.
di Stefano Giordano
Il Riformista, 6 giugno 2026 Mercoledì 3 giugno si sono seduti allo stesso tavolo del Ministero della Giustizia i capigruppo della maggioranza. Tre ore di confronto. Forza Italia spinge per chiudere le riforme già approvate da un ramo del Parlamento: prescrizione e sequestro degli smartphone. Fratelli d’Italia frena, vuole ricucire con le toghe. Il risultato è un’altra riunione, al 9 giugno. Il tempo passa, il mandato democratico aspetta. Eppure quei 12 milioni che votarono Sì non erano fanatici garantisti. Erano cittadini che chiedevano un sistema più razionale. E tra le cose che chiedevano c’era anche - indipendentemente dalle posizioni di principio sulla riforma costituzionale - mettere ordine nel groviglio che oggi governa la prescrizione del reato.
sassilive.it, 6 giugno 2026 L’assessore regionale Cupparo: quasi 1,5 milioni di euro per il progetto “Prison Farm”. La Giunta regionale della Basilicata ha approvato, con la D.G.R. n. 315 del 28 maggio 2026, la Scheda attuativa e lo schema di Convenzione tra la Regione Basilicata e l’Agenzia Regionale A.R.L.A.B. per la realizzazione delle attività previste dal progetto “Prison Farm - Rete Lucana per l’Economia Carceraria”, finalizzato all’attuazione di modelli di intervento per l’inclusione attiva delle persone detenute (Ama De). L’intervento si inserisce nel quadro delle azioni promosse dalla Regione Basilicata per favorire l’inclusione sociale e lavorativa delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale e rappresenta uno degli strumenti più innovativi messi in campo per sostenere percorsi di riabilitazione, formazione professionale e reinserimento nella società.
di Raffaella Calandra
Il Sole 24 Ore, 6 giugno 2026 Iren porta 10 dipendenti nella pasticceria del carcere. Ritrovarsi in carcere per riscoprirsi squadra. Imparare a collaborare da chi è costretto alla condivisione assoluta. Fare team building con i detenuti. In fondo, chi meglio di loro, ristretti a volte in celle di 4 metri quadrati con i turni per il bagno o per mettere i piedi a terra dai letti a castello, può dimostrare concretamente il valore del supporto reciproco? Benvenuti nella casa circondariale di Alessandria, dove le aziende possono portare i propri dipendenti ad imparare la convivenza, la collaborazione e la ripartenza. Attraverso un’esperienza nuova di vicinanza, ascolto. Ma anche di gioco. E di mani in pasta.
di Luca Cecconi
La Nazione, 6 giugno 2026 “Il carcere di Massa è uno dei migliori tra quelli che ho visitato fino ad oggi”. Sono le prime parole del deputato Fabrizio Benzoni di Azione all’uscita dalla Casa di reclusione di via Pellegrini a Massa dove ha effettuato una visita istituzionale. “La struttura di Massa - ha proseguito l’onorevole bresciano - è un buon esempio di quello che dovrebbe essere un carcere. Non solo un luogo di detenzione ma di recupero e reinserimento. Perchè qui i detenuti possono lavorare nella produzione di tessuti e lenzuola, nell’orto e nella formazione grazie all’accordo con l’istituto alberghiero. Ci sono spazi, capannoni. Insomma, ci sono le premesse affinché coloro che entrano in questo carcere non debbano poi tornarci. E questo si deve alla volontà della direttrice e di tutto il personale”.
Corriere di Verona, 6 giugno 2026 Il caso di un detenuto di 70 anni senegalese affetto da tubercolosi e trasferito in una struttura ospedaliera senza che i familiari venissero tempestivamente allertati. E ancora quello di un 40enne tunisino, morto per un tumore in fase terminale mercoledì, che aveva chiesto col suo difensore circa due mesi fa al tribunale di sorveglianza di ottenere la sospensione della pena o di vivere gli ultimi giorni in detenzione domiciliare. Sono due storie portate alla luce dall’associazione Liberi Liberi Art. 27 che esprime “profonda indignazione per quanto accaduto all’interno della Casa Circondariale di Montorio. Non vogliamo alimentare polemiche, ma pretendiamo risposte. Il carcere è una pena stabilita dalla legge, non una sospensione dei diritti fondamentali.
di Francesco Alberti
buonasera24.it, 6 giugno 2026 Alla Casa Circondariale è partita la 9ª edizione dell’iniziativa ideata dall’avvocato Giulio Destratis: il 27 giugno il quadrangolare con magistrati, avvocati, agenti penitenziari e detenuti. È ripartito nella Casa Circondariale di Taranto il progetto “Fuori…gioco!”, iniziativa dedicata al percorso rieducativo dei detenuti attraverso lo sport e la condivisione dei suoi valori. La 9ª edizione del programma, negli anni sostenuto anche dal patrocinio del Ministero della Giustizia e dell’Associazione Nazionale Magistrati, punta ancora una volta a promuovere il rispetto delle regole, dell’avversario e della convivenza civile.
di Giulio Sensi
Corriere della Sera - Buone Notizie, 6 giugno 2026 L’istantanea scattata dall’ultimo censimento Istat presentato giovedì 4 giugno dice che in Italia ci sono 368 mila istituzioni non profit attive che danno lavoro a 949.200 (più 10% rispetto all’ultima rilevazione. Quasi 7 su 10 sono di natura solidaristica: si occupano di promozione e tutela dei diritti, del sostegno e del supporto ai soggetti deboli, della cura e dello sviluppo dei beni comuni. È una crescita costante e solida quella del non profit in Italia. L’Istat ha presentato i risultati dell’ultimo censimento svolto (anno 2024) su un campione di 60.000 organizzazioni. Le istituzioni non profit attive in Italia sono 368.367 con una crescita rispetto al 2019 dell’1,6% con 949.200 dipendenti aumentati di ben il 10,1%.
di Rita Rapisardi
Il Manifesto, 6 giugno 2026 Reato di blocco stradale. La pm di Torino Pazé chiede di sollevare la questione di legittimità costituzionale. Ad aver evidenziato profili di incostituzionalità sono stati giuristi, avvocati e associazioni. Ora a chiedere il parere alla Corte Costituzionale è la procura di Torino. Il contendere è il decreto sicurezza dell’aprile 2025, quello che ha introdotto, tra gli altri, il reato di blocco stradale di cui sono state accusate diciotto persone che hanno preso parte a una manifestazione del 17 maggio dello scorso anno in solidarietà con la Palestina, un corteo finito poi sulla tangenziale torinese. La pubblico ministero Elisa Pazé prima dell’emissione dei decreti penali di condanna, con molta probabilità sanzioni pecuniarie, ha chiesto che sia valutata la legittimità costituzionale della norma.
di Alessandra Algostino
Il Manifesto, 6 giugno 2026 Reato di blocco stradale. Dal pubblico ministero di Torino un passo nel cammino per invertire la rotta rispetto alla costruzione di un regime autoritario. L’istanza del pubblico ministero di Torino con la quale si chiede al giudice di sollevare questione di legittimità alla Corte costituzionale sulla norma che considera reato il blocco stradale costituisce un passo nel cammino per invertire la rotta rispetto alla costruzione di un regime autoritario. La pm solleva pesanti e argomentati dubbi sulla legittimità di una delle norme centrali di quel decreto sicurezza (uno dei tanti) che ha cominciato ad edificare tale regime.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 6 giugno 2026 Da Bologna a Milano: i pacchetti sicurezza piacciono ai pm, ma ora rischiano di essere mutilati. Il primo caso fu a Bologna, il 20 giugno dell’anno scorso. La legge che tra le altre cose rendeva un reato il blocco delle strade “corporale” (l’arma pacifica per eccellenza) era definitivamente entrata in vigore da dieci giorni e per un corteo di metalmeccanici che passò sulla tangenziale vennero denunciati tre sindacalisti. A settembre, a Genova, i denunciati per un sit pro Palestina in via Cantore sono stati oltre ottanta. Poche settimane fa, poi, la procura di Milano ha chiuso la sua inchiesta sulla manifestazione 3 ottobre 2025 in solidarietà con la Flotilla: tredici indagati, alcuni anche per blocco stradale.
DOCUMENTI
Dossier della OMCeO Milano. "Il diritto negato: viaggio nella salute (impossibile) dietro le sbarre"
Scheda di presentazione del libro. "All'ombra di un pero. Racconto di carcere", di Giuseppe Riccio
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 3 giugno 2026)
APPUNTAMENTI DI RISTRETTI
Registrazione audio-video della giornata nazionale di studi "Punire i giovani" (Casa di Reclusione di Padova, 22 maggio 2026) prima parte - seconda parte
Corso di formazione. "Non è solo lavoro. Percorsi di reinserimento lavorativo in carcere, in misura alternativa e dopo il fine-pena" (Online, fino al 2 luglio 2026) - ISCRIZIONI CHIUSE
APPUNTAMENTI
La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione dall'8 al 14 giugno 2026
Seminario. "Il regime detentivo del 41 bis O.P. tra diritti e sicurezza" (Cagliari, 25 giugno 2026)
CONCORSI E PREMI