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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di domenica 5 aprile 2026
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 5 aprile 2026 Al 31 marzo erano 63.997 i detenuti nei 189 istituti penali italiani, con una saturazione del 136,87%, ossia 17.238 persone in più rispetto ai posti disponibili nelle celle. Pesano le sanzioni più severe e la riduzione delle misure alternative. Peggiora il sovraffollamento nelle carceri italiane anche se il tasso medio si mantiene stabile. Al 31 marzo, in base ai dati diffusi dal Dap, erano 63.997 i detenuti presenti nei 189 istituti penali del territorio: l’incremento in un mese è stato di 196 unità, con una quota di saturazione che oggi raggiunge il 136,87% (appena due punti in meno del mese scorso).
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 5 aprile 2026 Il forte aumento dei nuovi ingressi di minori in carcere “ha comportato maggiore complessità nella gestione degli Istituti penali per minorenni”. Aumenta la presenza media e diminuiscono i ragazzi che usufruiscono della messa alla prova in alternativa al carcere. Ma la situazione potrebbe anche peggiorare. A denunciarlo è la Relazione del ministero della Giustizia “Concernente la disciplina dell’esecuzione delle pene nei confronti dei detenuti minorenni” relativa al 2025, inviata nei giorni scorsi al Parlamento. Un documento che porta la firma del ministro Carlo Nordio ma che sembra contraddire alcune sue affermazioni.
di Don Marco Pozza
La Stampa, 5 aprile 2026 Dopo vent’anni passati in una cella, oggi fa le pulizie: “Ogni sera, dopo aver finito, mi fermo a guardare il lavoro fatto e non sai quanto mi piace”. Il palazzo risplende di un luccichio irreale: persino il sole, specchiato, pare di una luminosità ignota. Nel parcheggio davanti, un ragazzo sta salendo sul furgoncino dell’impresa di pulizie: anche oggi si è guadagnato il suo pane con il sudore della fronte. Gira la chiave, s’accende il motore, abbassa il finestrino: un ultimo sguardo al palazzo prima di rientrare. Sorride: “Ogni sera, finito il lavoro, mi fermo a riguardare il lavoro fatto: non sai quanto mi piaccia fare le pulizie”. Le sue mani, mentre parla, lisciano la sua barba con la lentezza del vecchio alla finestra, a rimirare un paesaggio.
ansa.it, 5 aprile 2026 Fumavano marijuana sostanzialmente “per religione” nel rispetto del culto del dio Shiva. E dunque non hanno commesso alcun reato e vanno assolti perché il fatto non sussiste. Con queste motivazioni la Corte d’appello di Bologna ha ribaltato il verdetto di primo grado e ha assolto due cittadini, uno dei quali forlivese, appartenenti al movimento Hare Krishna. Entrambi erano stati condannati a gennaio 2023 per coltivazione e detenzione di cannabis all’interno di un eremo di montagna dove vivevano seguendo uno stile ascetico.
TERRITORIO
di Lorenzo Agnelli
radiosienatv.it, 5 aprile 2026 In Toscana il lavoro in carcere resta un nodo critico per il reinserimento sociale dei detenuti. Lavoro penitenziario e reinserimento sociale: un binomio ancora fragile in Toscana. La ricerca del Garante dei detenuti evidenzia come, dentro le carceri, le opportunità siano limitate quasi esclusivamente alle attività interne, come cucina, pulizie e piccoli lavori. Ma il vero problema, secondo lo studio, è l’assenza di un percorso strutturato che accompagni i detenuti verso il lavoro una volta usciti dal carcere. Un passaggio fondamentale per evitare il rischio di recidiva e favorire un ritorno stabile nella società.
di Beatrice Branca
Corriere di Verona, 5 aprile 2026 Parla il compagno di cella. La giudice revoca la misura cautelare. Aveva raccontato di essere stato violentato nel bagno della sua cella da quattro detenuti, ma in realtà le cose sarebbero andate diversamente. A rivelarlo è un super testimone, ovvero il compagno di cella di un 46enne indiano che la scorsa estate aveva denunciato quei presunti aggressori per stupro. “La storia della violenza sessuale è stata inventata - ha riferito il super testimone davanti alla giudice Livia Magri. Se avessi assistito a fatti del genere sarei intervenuto, anche se si trattava del mio peggior nemico.
di Luca Fazzo
Il Giornale, 5 aprile 2026 Parla Roberto Bezzi, responsabile del trattamento nella Casa di reclusione di Milano Bollate, in cui sono reclusi pure la Bazzi, Genovese e Cagnoni. “Il rito del carcere di solito è sempre lo stesso. I condannati arrivano qui, gli diamo una camera, il capocella prepara il caffè, insegna a fare il lenzuolo col nodo, poi chiede: per cosa sei qui, facci vedere le carte. Ma per alcuni detenuti è diverso. Perché quando arrivano qui tutti sanno già perché sono stati condannati. Li hanno visti in televisione”.
di Simona Ciaramitaro
collettiva.it, 5 aprile 2026 Il convegno promosso dalla Cgil Milano con esperti e operatori: le voci di Denise Amerini, del cappellano don Rigoldi, dell’imam Tchina e della guida spirituale El Fasi. Alla Casa della cultura di Milano ha avuto luogo il convegno “Carcere e islam. Esperienze a confronto per una politica laica e interculturale”, organizzato da ArciAtea rete per la laicità, Gruppo nazionale di lavoro, Stanza del silenzio e dei culti, Associazione di Donne di qua e di là, Fondazione don Gino Rigoldi. Dal convegno è emerso che vi sono esperienze virtuose in alcune delle carceri italiane e che “dovrebbero fare da traino per tutte gli altri istituti penitenziari, ma questo non avviene”, ci dice Denise Amerini, responsabile Dipendenze e carcere della Cgil, che è stata tra i relatori dell’incontro.
di Vittorio Pelligra
Il Sole 24 Ore, 5 aprile 2026 Il processo a Gesù è l’immagine stessa del paradosso. Un paradosso che continua a inquietare. Perché non mostra, tanto, che cosa accade in assenza di regole, ma che cosa può accadere quando sono solo le regole a contare. Non ci dice, come farà Thomas Hobbes molti secoli dopo, che l’ingiustizia nasce dal caos, dall’anarchia, dalla sospensione della legge. Ci dice qualcosa di più scomodo. Che la giustizia può presentarsi con tutte le sue forme esteriori, parlare il linguaggio della legalità, muoversi entro procedure riconosciute e tuttavia fallire drammaticamente.
AFFARI SOCIALI
di Sabino Cassese
Corriere della Sera, 5 aprile 2026 La democrazia dell’istante. Ora contano comunicazione e leader. Ma si sono indeboliti i partiti e la partecipazione. Che cosa accade alla democrazia e alla politica italiane? L’Italia ha impiegato 85 anni, dal 1861 al 1946, per conquistare il suffragio universale, ma solo 39 anni, dal 1983 al 2022, per perdere un terzo dell’elettorato. In prospettiva storica, ci sono voluti 85 anni per far combaciare il Paese reale con il Paese legale, ma nella metà del tempo si è fatto un balzo indietro, perché i cittadini che avevano conquistato il diritto di votare non si recano alle urne. La disaffezione per la politica che così si manifesta fa aprire un fossato tra Stato e società.
di Laura Magna
Corriere della Sera, 5 aprile 2026 Il vero allarme è culturale: “Il rischio più grave non è perdere il posto. È smettere di pensare”, dice Giovanni Ziccardi, professore di informatica giuridica alla Statale di Milano. Gli esegeti della fine del lavoro umano per mano dell’Ai si moltiplicano. Ma hanno ragione? “Un esempio che si fa sempre è quello dei traduttori umani destinati a scomparire”, dice al Corriere.it Giovanni Ziccardi, autore e docente per Lefebvre Giuffrè sui temi del diritto dell’informatica, tra i pionieri in Italia nello studio del rapporto tra diritto e tecnologie digitali e dell’innovazione tecnologica, nonché professore di Informatica giuridica all’Università degli Studi di Milano.
di Simone Canettieri
Corriere della Sera, 5 aprile 2026 La bozza del disegno di legge per “agire il prima possibile in difesa dei minori”. Stop. Il governo Meloni è pronto a “prevedere strumenti idonei a impedire l’accesso a social network e piattaforme di condivisione video ai minori di età inferiore ai quindici anni”. È scritto nell’articolo 7, comma 2, del disegno di legge uscito dopo la riunione di giovedì scorso a Palazzo Chigi organizzata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano con i ministri interessati al provvedimento (Giuseppe Valditara, Eugenia Roccella, Andrea Abodi e Tommaso Foti).
di Alessandro Leone
Il Domani, 5 aprile 2026 I progetti di Voluntary Humanitarian Repatriation dell’Oim sono considerati dagli Stati il volto umano della deterrenza migratori. Ma ci sono criticità che spesso causano fallimenti. “Il mio sogno era l’Europa, ma sono riuscita ad arrivare solo fino alla Libia”. Halimat è una donna nigeriana diventata vittima di tratta. Rimasta incinta durante la traversata, è stata costretta ad abortire e torturata in un centro di detenzione. Tre anni dopo l’inizio del viaggio ha dato alla luce una bambina, nata da una relazione con un uomo che le aveva promesso rifugio ma ha finito solo per sfruttarla sessualmente. Poi è venuta a conoscenza dei programmi di rimpatrio volontario assistito dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim): “All’inizio mi sono rifiutata perché pensavo di poter comunque trovare un lavoro e un futuro ma poi ho cambiato idea. Temevo per la vita di mia figlia”.
di Angela Stella
L’Unità, 5 aprile 2026 Intervista al magistrato Giovanni Zaccaro. Scriveva Virgilio più di 2000 anni fa: “Ci negano il rifugio, ci vietano di fermarci nella terra più vicina. “Due ennesime tragedie si sono consumate nel mare. Una nell’Egeo, l’altra sulle nostre coste, al largo di Lampedusa. Diciannove i cadaveri restituiti dal mare, a Lampedusa, cinquantotto i superstiti”. A riassumere il bilancio di queste ore è il coordinamento nazionale di Area democratica per la giustizia, presieduto da Graziella Viscomi insieme al Segretario Giovanni Zaccaro, con cui approfondiamo il tema.
di Beppe Severgnini
Corriere della Sera, 5 aprile 2026 Charles Kupchan ha detto: “Il messaggio del presidente Usa è sostanzialmente questo: io sfascio tutto e voi ripulite”. Ma noi forse non vogliamo diventare l’impresa di pulizie di Donald Trump. Tornando sul rifiuto di concedere la base di Sigonella ai bombardieri americani, Giorgia Meloni ha detto: “Siamo alleati degli Usa, ai quali però diciamo quando non siamo d’accordo”. Manca un avverbio: ultimamente. La nostra presidente del Consiglio, a malincuore, ha dovuto ammettere ciò che era sotto gli occhi di tutti: Donald Trump è imprevedibile, inaffidabile, iracondo. Non provocarlo è ragionevole; ma adularlo e blandirlo è inutile. Anzi, controproducente.
di Paolo Fallai
Corriere della Sera, 5 aprile 2026 L’importante non è solo “cosa” viene raccontato, ma “da dove” lo si guarda. E nei conflitti questa differenza diventa enorme, perché l’informazione stessa diventa un campo di battaglia. Il punto di vista è la prospettiva da cui viene raccontata una storia. Ma come facciamo a difenderci dalle falsità in tempo di conflitti? Appena cambia il punto di osservazione vengono stravolti i cardini di quelle che ingenuamente chiamiamo verità. Una ottima giornalista inviata sui fronti di guerra per il Corriere della Sera è Marta Serafini. Ci ha raccontato le risposte dell’assistente virtuale russo “Yandex Alice” ad alcune domande sul conflitto tra Mosca e Kiev. Al quesito “chi ha iniziato la guerra in Ucraina?”, la risposta è immediata: l’Ucraina, con il sostegno dell’Occidente. Il massacro di Bucha? Una messinscena. C’è un governo nazista a Kiev? Confermato.
di Domenico Bilotti
L’Unità, 5 aprile 2026 Riportare la pena capitale tra quelle principali di una giurisdizione militare è un passo indietro col destino, con la democrazia, con la pace. Negarlo un’illusione, rivendicarlo una sconfitta. I morti son sempre due: un cadavere e la giustizia. Il parlamento monocamerale israeliano si è pronunciato. Dopo tre letture e dodici ore di aula, è legge la misura di comminatoria della pena di morte per i residenti della Cisgiordania condannati a causa di atti terroristici dai tribunali militari. Se già appare preoccupante dare una cornice di legalità piena alla pena capitale, probabilmente nel caso di specie a fare inorridire è anche la giurisdizione che può irrogarla: non il tribunale civile in tempo di pace e non a carico di cittadini o residenti israeliani.
di Nadia Boffa
huffingtonpost.it, 5 aprile 2026 Intervista a Sergio D’Elia. “Israele sta tradendo la sua natura. Con l’attuale governo rischia di passare dallo Stato di diritto, che punisce i reati, a uno Stato etnico che usa la morte come vendetta contro il nemico giurato, i palestinesi. È il diritto penale del nemico, un salto all’indietro verso una giustizia arcaica”. Sergio D’Elia è il segretario di Nessuno Tocchi Caino. In questa intervista con Huffington post analizza la legge sulla pena di morte approvata sdalla Knesset e spiega perché l’illusione della sicurezza nazionale sta spingendo il Paese verso un modello autoritario. Dalla crisi del sistema israeliano, lo sguardo di D’Elia si allarga allo scenario globale. Ha parlato del ritorno della pena di morte federale negli Stati Uniti di Donald Trump, il raddoppio delle esecuzioni in Iran e Arabia Saudita e il silenzio dei dati in Cina.
APPUNTAMENTI DI RISTRETTI
DOCUMENTI
"In difesa dello stato di diritto". Report annuale dell'Associazione Antigone
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 4 aprile 2026)
APPUNTAMENTI
La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione dal 6 al 12 aprile 2026
Convegno. "Cambio rotta: percorsi inclusivi nella giustizia minorile" (Roma, 15 aprile 2026)
Presentazione libro. "L'emergenza negata", di Gianni Alemanno e Fabio Falbo (Roma, 16 aprile 2026)
Incontro-dibattito. "Coltivare la fiducia per una giustizia con la comunità" (Lodi, 22 aprile 2026)
CONCORSI E PREMI