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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di mercoledì 22 aprile 2026
di Gruppo Carcere Magistratura democratica
magistraturademocratica.it, 22 aprile 2026 Il peggioramento costante e drammatico delle condizioni di vita nelle carceri italiane induce a concentrarsi sulla logica dell’emergenza, ma occorre prestare attenzione anche a scelte amministrative e organizzative che rischiano di sterilizzare i principi della fondamentale riforma del 1975 e di allontanare definitivamente l’esecuzione penale dal suo orizzonte costituzionale. In questo contesto si inserisce il recente riassetto delle Direzioni generali del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, avviato con il dPR n. 189 del 2025. Con questo provvedimento sono state istituite due nuove Direzioni generali: quella delle specialità del Corpo di polizia penitenziaria e quella dei servizi logistici e tecnici del Corpo. Già questa scelta avrebbe richiesto un confronto pubblico e trasparente, ma il vero nodo affiora in uno schema di decreto ministeriale attuativo, in corso di approvazione, che ridefinisce in modo sostanziale gli equilibri interni all’amministrazione.
di Massimo Lensi
Left, 22 aprile 2026 Il nuovo decreto sicurezza introduce dietro le sbarre agenti sotto copertura con esenzione dalla responsabilità penale. La previsione di operazioni sotto copertura all’interno degli istituti penitenziari, prevista dal nuovo decreto sicurezza, segna un ulteriore slittamento della funzione penale verso un modello emergenziale, in cui l’eccezione diventa regola. L’idea che appartenenti alla polizia penitenziaria possano agire sotto mentite spoglie, con esenzione dalla responsabilità per reati commessi durante tali operazioni, incide su principi cardine dell’ordinamento: legalità, proporzionalità, controllo giurisdizionale effettivo. Non si tratta di strumenti ignoti al diritto penale, già utilizzati in contesti delimitati come il contrasto alla criminalità organizzata. Qui, però, vengono trasposti in un ambiente strutturalmente fragile, privo di reali contrappesi e segnato da una compressione quotidiana dei diritti fondamentali.
di Gabriele Arosio
glistatigenerali.com, 22 aprile 2026 “Scuola di perfezionamento del crimine” diceva Filippo Turati nel 1904. Un secolo dopo siamo ancora allo stesso punto, poco o nulla è cambiato. La crisi del sistema penitenziario italiano sta tutta in una semplice illustrazione di dati: alla fine di novembre 2025 nelle carceri italiane erano detenute 63.868 persone, quasi 2.000 in più rispetto a un anno fa, a fronte di una capienza effettiva di soli 46.124 posti (700 in meno di quelli che vi erano all’inizio dell’anno). Il tasso di sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 138,5%, con 72 istituti oltre il 150% e punte superiori al 200%. È talmente drammatica la crisi che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un discorso agli agenti penitenziari lo scorso marzo ha parlato di “sconfitta dello stato” per le condizioni odierne e la terribile piaga dei suicidi in aumento. Non mancano le proposte e le discussioni.
di Simona Lorenzetti
Corriere di Torino, 22 aprile 2026 L’allarme degli avvocati Cosimo Palumbo e Francesco Crimi. Alcuni Tribunali stranieri hanno bloccato le estradizioni in Italia per le condizioni degradanti degli istituti di pena. “Il tasso di sovraffollamento nelle carceri ungheresi, secondo un rapporto del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti pubblicato nel dicembre 2025, è del 116%. Mentre in Italia, secondo Antigone, attualmente è del 138%. Un dato allarmante destinato a crescere a causa dei nuovi reati e inasprimenti di pene contenuti nei decreti sicurezza emanati in questi anni”. A tracciare il parallelismo tra le carceri dei due Paesi europei sono gli avvocati Cosimo Palumbo e Francesco Crimi.
di Simona Lorenzetti
Corriere di Torino, 22 aprile 2026 I giudici ordinano la scarcerazione di un 56enne accusato di aver falsificato monete e su cui pende un mandato di cattura europeo emesso dalle autorità ungheresi. I suoi avvocati: “Potrebbe essere sottoposto a trattamenti inumani”. È il 24 ottobre 2025 quando un 56enne viene arrestato dalla polizia di Torino su mandato di cattura europeo emesso dalle autorità ungheresi. L’uomo, stando alle accuse, sarebbe un falsario di monete e ad attenderlo in Ungheria c’è un processo in cui rischia una condanna fino a 15 anni. Ed è per questo che ne viene chiesta l’estradizione. Ma il trasferimento viene negato: per la Corte d’appello di Torino “sussistono criticità che non consentono di escludere il rischio” che l’indagato “venga sottoposto a trattamenti inumani e degradanti” nel penitenziario nel quale sarebbe stato rinchiuso.
GIUSTIZIA
di Flavia Perina
La Stampa, 22 aprile 2026 L’insistenza normativa avvalora l’idea di una maggioranza poco efficace proprio sul suo perno politico: la sicurezza. Ma l’idea di una eterna emergenza sicurezza da affrontare pugnale tra i denti può pagare ancora a destra? È la domanda che la maggioranza dovrebbe porsi dopo l’esito surreale del quinto decreto sicurezza, che oggi vedrà il governo impegnato a cancellare con una mano ciò che aveva scritto pochi giorni fa con l’altra. Si può dire (e la destra lo dice): solo un incidente di percorso. Ma il provvedimento arrivato in queste ore al capolinea ha annaspato troppo tempo nelle difficoltà per chiudere la questione così.
di Danilo Paolini
Avvenire, 22 aprile 2026 Sembra l’insicurezza, per paradosso, l’elemento caratterizzante di molte iniziative legislative del Governo, che della sicurezza fa invece uno dei suoi temi fondativi. È già capitato, infatti, che norme varate per accrescere la sicurezza del Paese (secondo la visione della maggioranza politica pro-tempore) si siano rivelate malferme giuridicamente e bisognose di aggiustamenti in corsa. Stavolta è accaduto con il “premio rimpatri”, infilato nel testo originario del nuovo decreto sicurezza con un emendamento evidentemente poco meditato, che si è infranto sul primo vaglio di costituzionalità del Quirinale. Secondo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni non si è trattato di un pasticcio.
di Andrea Colombo
Il Manifesto, 22 aprile 2026 La premier tira dritto sul tema sicurezza. Ci vuole coraggio per negare che il dl sicurezza non sia un pasticcio. Giorgia Meloni si è sempre vantata della sua audacia e ne dà prova: “Per me il decreto non è un pasticcio. Trasformeremo i rilievi tecnici del Quirinale in un provvedimento ad hoc perché non c’era tempo per correggere la norma, che però rimane perché è di assoluto buon senso”. I rilievi per la verità non erano tecnici ma costituzionali e la formula proposta dal governo aggira la forma senza modificare la sostanza.
di Monica Guerzoni e Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 22 aprile 2026 Comunque vada a finire, il braccio di ferro lascerà strascichi nei rapporti, già non privi di spine, tra Palazzo Chigi e il Quirinale. Non un fiato è uscito dal Colle più alto sulle parole con cui, a Milano, Giorgia Meloni ha difeso il “buon senso” di quella contestatissima norma del decreto Sicurezza, stoppata da Sergio Mattarella. Eppure ieri è stata un’altra giornata di tensione istituzionale, di scontro in Parlamento e di arrovellamento dei giuristi del governo, che a sera però non avevano ancora trovato la soluzione del rebus. Un clima che sta tutto nell’insofferenza sfogata da Matteo Salvini: “I rilievi del Quirinale? Ormai non mi stupisco più”.
di Giansandro Merli, Eleonora Martini
Il Manifesto, 22 aprile 2026 Restano i provvedimenti già finiti sotto la lente del Csm. Fermo preventivo e limitazione del gratuito patrocinio potrebbero finire alla Consulta. Grazie al trucchetto di un nuovo decreto che rimedia al pasticcio della mancia agli avvocati pro-rimpatri, la legge di conversione del dl sicurezza otterrà, dopo il voto della Camera, la firma del capo dello Stato. Il quale effettua un controllo preventivo per evitare incostituzionalità palesi, ma non è l’organo deputato a verificare che le leggi ordinarie rispettino il dettato della carta fondamentale. Questo ruolo appartiene alla Consulta. E qui sono almeno due i punti del dl che potrebbero scricchiolare nel caso, non semplice né immediato, siano sollevati davanti alla Corte.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 22 aprile 2026 Pasticciaccio brutto Sicurezza, via il riferimento al Cnf, il contributo anche senza rimpatrio. Ma prima l’aula voterà il testo incostituzionale. Le opposizioni occupano l’aula in segno di protesta. Oggi il voto sulla fiducia, entro venerdì il via libera. In nessun caso un governo aveva rivendicato la bontà di un pasticcio. Un decreto modificherà il decreto, così che il secondo cancelli una norma incostituzionale contenuta nel primo. Non sembra complicato e pasticciato: lo è ed è la soluzione definitiva del governo, confermata ieri prima dalla premier e poi dagli altri ministri, per salvare il pacchetto sicurezza che ha rischiato di saltare per i rilievi del Colle all’articolo sugli incentivi agli avvocati che promuovono i “rimpatri volontari e assistiti”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 22 aprile 2026 Rimedio inedito per eliminare la norma del decreto sicurezza bocciata da Capo dello Stato e avvocati: domani il correttivo e la fiducia sul testo originario. Una giornata particolare. Ma forse la citazione cinematografica migliore è un’altra: una battaglia (persa) dopo l’altra. Il governo, la sua maggioranza, cercano a fatica di uscire dall’incidente sul decreto sicurezza. Dopo l’ipotesi di un emendamento correttivo con terza lettura lampo a Palazzo Madama, la giornata di oggi produce un altro schema. Complicato. Molto. Ma forse sostenibile sul piano giuridico, come ipotizza, interpellato dal Dubbio, il costituzionalista Giovanni Guzzetta: “Se davvero, come suggeriscono le indiscrezioni di stampa, ci si prepara a deliberare in Consiglio dei ministri un decreto correttivo che modifichi la norma contestata sugli incentivi agli avvocati, e se davvero si provvederà a pubblicare contestualmente in Gazzetta ufficiale sia la legge di conversione del decreto sicurezza, sia il decreto legge correttivo, evidentemente siamo di fronte a un provvedimento a efficacia sospensivamente condizionata”.
di Angela Stella
L’Unità, 22 aprile 2026 “Si trasforma l’avvocato in un cacciatore di taglie, eppure nessuno di quanti erano per la separazione delle carriere, a parte i penalisti, fa un fiato. Il loro non è mai stato garantismo, ma tutela dei privilegi di una parte”. “Io trovo stupefacente che nell’intero schieramento politico dei favorevoli al Sì per la separazione delle carriere, con la sola eccezione degli avvocati, nessuno, ma proprio nessuno, dei sedicenti garantisti abbia fatto sentire la propria voce in queste ore”. Chi parla è Luigi Manconi, ex professore di sociologia, ex senatore, presidente della associazione “A Buon Diritto”, editorialista di Repubblica.
di Paolo Borgna
Avvenire, 22 aprile 2026 Il compenso di 615 euro al legale che convinca il migrante assistito a rimpatriare lede un diritto costituzionale e stravolge e umilia il ruolo del difensore, in contrasto con i principi della giurisdizione. La norma, inserita nell’ultimo decreto sicurezza (art. 30 bis), che prevede un compenso di 615 euro all’avvocato che convinca il migrante assistito a rimpatriare è stata bloccata dal presidente Mattarella. È un’ottima notizia, che conferma l’importanza del ruolo di garanzia del Capo dello Stato. Ugualmente ottima è la notizia che, immediatamente e unanimemente, tutti gli organismi dell’avvocatura e il sindacato dei magistrati hanno denunciato che questa norma non solo lede il diritto di difesa (art. 24 della Costituzione) ma stravolge e umilia il ruolo dell’avvocato. E anche questa è una conferma: che la “cultura della giurisdizione” accomuna magistrati e difensori.
di Sandro Marotta
La Stampa, 22 aprile 2026 “Ma c’è tempo solo 14 giorni”. Il reinserimento occupazionale e sociale dei detenuti a Cuneo, Saluzzo, Alba e Fossano. Due settimane esatte per presentare un progetto di formazione completo destinato ai detenuti. Questi sono i tempi per partecipare al bando della Regione Piemonte per il reinserimento socio-lavorativo delle persone recluse nelle carceri piemontesi, nel Cuneese sono 4 (Cuneo, Saluzzo, Alba e Fossano). La misura mette a disposizione complessivamente 5,7 milioni di euro, è stato aperto il 7 aprile e scadrà oggi, alle 12. Possono partecipare tutti gli enti che si occupano di formazione o orientamento lavorativo, anche in forma associata. L’obiettivo è finanziare quelle iniziative che aumentino le competenze soprattutto tecniche dei reclusi, in modo da rispondere ai “fabbisogni professionali” e favorire l’occupabilità dei detenuti.
di Alessia Scarpa
lapiazzaweb.it, 22 aprile 2026 Romeo (Pd): “Situazione grave e narrazione non veritiera. Servono chiarimenti dal Ministero”. È destinato ad alimentare nuove tensioni istituzionali il caso del carcere minorile di Rovigo. A sollevare dure critiche è l’onorevole Nadia Romeo, deputata del Partito Democratico, che interviene con un comunicato nel quale contesta la ricostruzione fornita sulla gestione di una recente emergenza all’interno dell’istituto penitenziario. Secondo la parlamentare, la narrazione diffusa dell’episodio sarebbe “ambigua e lacunosa”, oltre che in parte non corrispondente al vero, e rappresenterebbe - a suo giudizio - una mancanza di rispetto verso la città e verso le forze dell’ordine coinvolte nell’intervento.
di Luciano Giacobbe*
catanzaroinforma.it, 22 aprile 2026 Il dibattito sulla recente conversione del decreto sicurezza ha sollevato preoccupazioni significative e fondate, come esprime il Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Catanzaro, Luciano Giacobbe. La sua attenzione si concentra in particolare sull’articolo 15 del provvedimento, che consente agli ufficiali di polizia giudiziaria di svolgere operazioni sotto copertura negli istituti penitenziari. Questa misura, già di per sé delicata, si colloca in un contesto di sovraffollamento e grave carenza di personale, decisamente distante da quanto previsto dall’articolo 27 della Costituzione, che sancisce il rispetto dei diritti dei detenuti.
Corriere del Trentino, 22 aprile 2026 Il titolare di “Ibris” forma i detenuti. Eventi durante l’estate nel locale in vista dell’inaugurazione. La pizza di Ibris “sbarca” in carcere. O meglio, per due volte la settimana, i detenuti hanno la possibilità di apprendere l’arte dell’impasto e i segreti della lunga lievitazione di Ibrahim Songne, titolare della “Pizza al taglio Ibris” e di “Ibris pizza & drink” di via Cavour. Da alcuni mesi anche insegnante. Dopo l’esperienza nella sezione maschile dell’istituto penitenziario di Spini di Gardolo, l’imprenditore 34enne originario del Burkina Faso e in Italia da quando ne aveva 12, passerà a breve anche al reparto femminile, per concludere il corso entro fine giugno.
ilmediterraneo24.it, 22 aprile 2026 L’associazione Un Nuovo Giorno coordina a Palermo le attività del progetto. Previsti sportello di ascolto, laboratori, orientamento al lavoro e assistenza sanitaria per persone detenute o in misura alternativa alla pena e per i loro familiari. Favorire il reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute, sostenendole anche dal punto di vista psicologico, sanitario e relazionale. È questo l’obiettivo del progetto regionale “Restart - Salute e Inclusione”, attivo anche a Palermo e rivolto alle persone detenute negli istituti penitenziari siciliani o sottoposte a misure alternative alla detenzione, oltre che alle loro famiglie.
arezzo24.net, 22 aprile 2026 Giovedì 23 aprile 2026, alle ore 18:30, il Teatro Virginian di Arezzo ospiterà l’incontro pubblico “Liberi di ricominciare - Sicurezza, dignità e reinserimento”, un momento di confronto dedicato al sistema penitenziario e al suo rapporto con la sicurezza e la società, promosso da Azione Arezzo. L’iniziativa nasce dalla volontà di affrontare un tema complesso come quello delle carceri con un approccio fondato sull’analisi e sull’ascolto, privilegiando il contributo degli attori direttamente coinvolti: istituzioni, operatori, professionisti e realtà impegnate nei percorsi di reinserimento. La sicurezza, come ogni problema complesso, non può essere risolto da risposte ideologiche ma richiede soluzioni strutturate e ponderate. Il sistema penitenziario è un osservatorio chiave per valutarne cause, criticità e la capacità delle istituzioni di coniugare efficacia, legalità e rispetto della persona.
gnewsonline.it, 22 aprile 2026 Si conclude oggi, con la visita di oltre quaranta studenti alla Casa circondariale Carmelo Magli di Taranto, il progetto “Ponti sospesi: dialoghi tra reclusione e comunità”. Da settembre 2025, i docenti di lettere, diritto e scienze umane dell’istituto di istruzione secondaria Liside-Cabrini hanno coinvolto gli studenti delle quarte classi in un percorso interdisciplinare con l’obiettivo di sensibilizzare sui temi della giustizia e delle conseguenze delle scelte personali. “Sviluppare una sensibilità verso chi ha sbagliato non significa giustificare l’errore, ma coltivare un senso civico maturo, capace di guardare oltre i pregiudizi e di interrogarsi sulle dinamiche sociali che portano alla devianza” ha dichiarato la preside Annamaria Strazzullo.
unipa.it, 22 aprile 2026 Studenti dell’Università degli Studi di Palermo Premiati da Invitalia, dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) e dalla Società Italiana di Management (Sima) al Festival del Management con una Menzione Speciale per il Progetto a Maggior Impatto Sociale per il Caso Studio “Made in Carcere”. Un importante riconoscimento per gli studenti dell’Università degli Studi di Palermo, che hanno partecipato alla finale nazionale del contest Make IT a Case, organizzato dalla Società Italiana di Management (Sima) in collaborazione con Invitalia e dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), svoltasi a Catania nell’ambito del Festival del Management.
psychiatryonline.it, 22 aprile 2026 Il legame tra istituzione carceraria e salute mentale rappresenta una delle frontiere più critiche della psichiatria moderna. Luigi Ferrannini analizza la duplice natura di questo rapporto: da un lato la presenza massiccia di pazienti psichiatrici in carcere, dall’altro la capacità dell’ambiente carcerario di generare sofferenza psichica. Attraverso una critica all’uso dello psicofarmaco come strumento di sedazione sociale e una riflessione sull’invecchiamento della popolazione detenuta e sulle nuove fragilità dei giovani e degli stranieri, l’autore rivendica la necessità di percorsi riabilitativi integrati che sappiano guardare oltre le sbarre.
di Andrea Comollo
Il Domani, 22 aprile 2026 I margini non sono un quartiere o una periferia, sono spazi economici, politici, sociali e a volte anche geografici. I margini possono essere tutte queste cose insieme. Mentre la tentazione è quella di inglobarli o pulirli, l’ambizione deve essere quella di lavorare sul diritto al futuro di chi li abita, a partire da ragazze e ragazzi. Ci sono i territori, ci sono le persone che li abitano e c’è l’immaginario che costruiamo intorno. Ci sono parole che assumono pesi e valori differenti a seconda delle bocche che le pronunciano e delle orecchie che le ascoltano. Periferia è una di queste parole. Ma chi decide cos’è la periferia?
di Sandro Trento*
Il Domani, 22 aprile 2026 Negli ultimi anni, anche grazie al Pnrr, l’Italia ha investito molto in edifici e digitalizzazione. Interventi importanti, ma non sufficienti. Il nodo centrale non è però infrastrutturale. È didattico e organizzativo. L’intesa economica del nuovo contratto nazionale della scuola, firmata il 1° aprile, interviene ancora una volta in modo lineare sulle retribuzioni. È un passaggio importante. Ma non è lì che si gioca la partita. Negli ultimi anni la scuola è tornata al centro dell’attenzione pubblica: rinnovi contrattuali, risorse aggiuntive, investimenti del Pnrr su edifici e digitalizzazione. Ma il nodo principale resta sostanzialmente invariato: il legame tra ciò che il sistema assorbe e ciò che produce in termini di competenze.
di Andrea Ceredani
Avvenire, 22 aprile 2026 Come vengono rimandati i profughi nei rispettivi Paesi di provenienza? Il nodo non è solo il premio agli avvocati, che ha originato l’ultimo pasticcio istituzionale. C’è un’altra via che il Viminale ha incentivato. Sono gli spazi nelle Questure dove vengono trattenute persone in attesa di un volo: non esistono dati sulla loro posizione e il Garante parla di “condizioni degradate”. A prescindere da come finirà il guaio sull’emendamento al decreto sicurezza, il Governo ha dimostrato di voler tentare ogni strada per aumentare il numero di rimpatri. Non sono bastati i centri in Albania o l’ipotesi di aprire nuovi Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr).
di Maurizio Ambrosini, Arjen Leerkes, Sandra Lavenex
Avvenire, 22 aprile 2026 Dai nuovi regolamenti sui rimpatri al Patto europeo che entrerà in vigore a giugno, l’Ue si gioca molto sulla capacità di controllo dei flussi: per alcuni osservatori anche il diritto d’asilo verrà messo in discussione. Così però i Ventisette rischiano di creare nei cittadini aspettative troppo alte, finendo in trappola. Nelle scorse settimane il Parlamento europeo ha approvato un nuovo regolamento sui rimpatri. Con questa decisione, l’Europa compie un ulteriore passo verso una politica migratoria più rigida. In base al regolamento, i richiedenti asilo respinti possono essere trattenuti fino a 24 mesi, non avranno più automaticamente la possibilità di organizzare la propria partenza e potranno essere deportati nei cosiddetti “centri di rimpatrio” in Paesi terzi con i quali non hanno legami significativi.
di Rocco Tralli
Il Fatto Quotidiano, 22 aprile 2026 Non importa quanto siano profondi i problemi: salari troppo bassi, mutui inaccessibili, sanità in difficoltà. Gli slogan servono più a produrre consenso che a capire la realtà. Negli ultimi anni si è diffuso, in alcuni ambienti politici e culturali, il termine remigrazione. Una parola costruita per suggerire che ridurre o invertire la presenza degli immigrati possa rappresentare una soluzione ai problemi dei cittadini. In realtà, questo tipo di narrazione finisce spesso per spostare l’attenzione da questioni come salari bassi, prezzi delle case sempre meno accessibili, sanità in affanno, servizi pubblici più deboli. Eppure, basterebbe guardare la realtà. In Italia, nel 2024, quasi sette lavoratori domestici su dieci erano stranieri, secondo l’Inps.
di Riccardo Noury*
Il Domani, 22 aprile 2026 Non stiamo più assistendo all’erosione di parti del sistema, bensì a un assalto diretto da parte degli attori più potenti alle fondamenta dei diritti umani e all’ordine internazionale basato sulle regole. Ma il 2025 ci ha restituito anche una potente immagine di resistenza e solidarietà, da cui occorre ripartire per riportare al centro un ordine globale basato sui diritti, sul rispetto delle regole e sui valori universali. Era difficile pronosticare che il 2025 sarebbe stato un anno peggiore del 2024 dal punto di vista dell’assalto al multilateralismo, al diritto internazionale e ai diritti umani. Invece è andata così, a leggere le 600 pagine del rapporto di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani nel mondo, pubblicato in Italia da Roma Tre Press.
di Nello Scavo
Avvenire, 22 aprile 2026 Dall’attacco “illegale” di Usa e Israele all’Iran ai centri di detenzione per i palestinesi, fino agli stupri di massa nel Congo orientale, il “prontuario” delle violazioni dei diritti umani nel mondo. Non è solo un rapporto sui diritti umani, ma un atto d’accusa contro “una nuova era, guidata dall’assalto al multilateralismo, al diritto internazionale e ai diritti umani, da parte di bulli che governano affidandosi a ideologie razziste e suprematiste”. Quello di Amnesty per il 2026 è un prontuario delle tragedie che verranno: guerre, repressioni, persecuzioni religiose, attacchi alla giustizia internazionale, smantellamento delle garanzie sociali. “Dopo l’attacco illegale degli Usa e di Israele, che ha provocato la rappresaglia indiscriminata dell’Iran, il conflitto si è trasformato in una guerra contro i civili”, afferma Agnès Callamard, segretaria generale dell’organizzazione.
di Vittorio Pelligra
Avvenire, 22 aprile 2026 Il riarmo non risponde sempre a pericoli reali, ma li alimenta. Tra deterrenza e interessi economici, così la ricerca di sicurezza alimenta un ciclo che genera instabilità permanente. Che nesso c’è tra insicurezza geopolitica e crescita della produzione di armamenti? È l’insicurezza a far crescere gli investimenti in armi o è la necessità della crescita economica ad alimentare insicurezza e conflitti? Vittorio Pelligra, economista e saggista, propone, a partire da oggi, una serie di analisi e approfondimenti su quella che possiamo definire “La nuova monarchia della paura”. Ci stiamo riarmando in nome della sicurezza. Eppure, più crescono gli arsenali, più il mondo appare fragile, instabile, esposto. È un paradosso solo apparente. Perché forse non siamo davanti a una semplice risposta alle minacce del presente, ma alla costruzione di un ordine che della minaccia ha bisogno per giustificare sé stesso. Un ordine che non ha nessun interesse a rassicurarci, perché la nostra paura è la sua risorsa più preziosa.
di Marco Ferrando
Avvenire, 22 aprile 2026 La crisi, tra le più rilevanti degli ultimi decenni, avrà effetti duraturi su traffici e prezzi, anche in caso di rapida soluzione. L’Italia, tra i Paesi più esposti sul piano energetico, rischia crescita debole e inflazione in aumento, mentre sono limitati i margini di intervento. Servono misure mirate e un’azione europea. Non sappiamo come e quando usciremo dal labirinto di Hormuz, di certo però pagheremo caro “l’evento più importante degli ultimi 40 anni”, come l’ha definito l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi (che dagli anni 80 a oggi ne ha visti, di eventi). Lo pagheremo caro anche se, miracolosamente, dovesse risolversi nel giro di poche ore: ci vorrà tempo per il ritorno alla normalità dei traffici che passano per lo Stretto e soprattutto per la discesa dei prezzi di ciò che viaggia sulle navi, a partire ma non solo dai prodotti petroliferi.
DOCUMENTI
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 19 aprile 2026)
APPUNTAMENTI DI RISTRETTI
Giornata nazionale di studi: "Punire i giovani" (Casa di Reclusione di Padova, 22 maggio 2026)
APPUNTAMENTI
Incontro-dibattito. "Coltivare la fiducia per una giustizia con la comunità" (Lodi, 22 aprile 2026)
La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione fino al 26 aprile 2026
Festival di Teatro nelle Carceri - Comunità di Monza "Secondo Atto" (Monza, fino al 12 maggio 2026)
CONCORSI E PREMI