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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di sabato 11 aprile 2026
di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 11 aprile 2026 Due storie di violenza nei confronti di detenuti, due decisioni che vanno in direzione opposta. La Cassazione ha annullato la sentenza nei confronti di dieci agenti di Polizia penitenziaria condannati con rito abbreviato per concorso in tortura per fatti accaduti nel carcere di San Gimignano nel lontano 2018. Il Consiglio superiore della magistratura ha sanzionato disciplinarmente due pubblici ministeri della Procura di Viterbo per non aver dato seguito all’esposto del Garante regionale dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia, su presunte violenze nel carcere viterbese nei confronti di un detenuto egiziano, poi suicidatosi. Anche qua i fatti risalgono al lontano 2018. In entrambi i casi le storie, complicate dal punto di vista dell’andamento giudiziario, sono ancora aperte.
di Fabio Pinelli*
Avvenire, 11 aprile 2026 Entrare in un carcere minorile non è mai un gesto formale. È sempre un incontro che interroga, che chiede attenzione, che richiama una responsabilità condivisa. Il carcere minorile è un luogo in cui la parola, ogni parola, non è mai scontata. Proprio per questo diventa preziosa. La parola scambiata, ascoltata, messa in discussione è ciò che permette di fermarsi, di riflettere, di guardare la propria storia senza esserne vittima. La giustizia minorile, almeno nelle sue intenzioni più profonde, nasce dal riconoscimento che ogni storia non è mai conclusa, che una persona non coincide con l’errore che ha commesso, che il futuro non può essere cancellato da una sentenza o da una cella.
di Chiara Di Benedetto
Avvenire, 11 aprile 2026 Il Fondo Repubblica digitale stanzia 10 milioni per la formazione tecnologica negli istituti penitenziari. Il progetto in collaborazione con il Cnel e il Dap. Favorire il reinserimento sociale dei detenuti attraverso percorsi di formazione digitale: è questo il progetto “Fuoriclasse”, promosso e sostenuto dal Fondo Repubblica digitale, in collaborazione con il Cnel e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia. Nel 2026 oltre 3.600 persone potranno beneficiare gratuitamente di 26 iniziative selezionate dal Fondo con l’obiettivo di ridurre il rischio di recidiva tra i carcerati.
di Anna Paola Lacatena
L’Unità, 11 aprile 2026 Il personale di Polizia penitenziaria non si occupa solo di assicurare il mantenimento dell’ordine e della sicurezza all’interno degli istituti di detenzione, partecipa attivamente anche al trattamento rieducativo dei reclusi. Tra i “detenenti”, i componenti del corpo sono gli unici sempre a contatto con i detenuti nell’arco delle intere 24 ore, acquisendo significativa conoscenza delle dinamiche di gruppo. Il lavoro in contesti dove la tensione è alta, il sovraffollamento sempre più insostenibile, i turni di servizio massacranti, sono fattori che incidono sulla salute psico-fisica degli agenti. Il tasso di suicidi tra di loro è, infatti, notevolmente più alto della media nazionale (1,30 per mille).
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 11 aprile 2026 Dal prossimo 24 agosto, le udienze preliminari non vedranno più soltanto un giudice chiamato a decidere il da farsi, ma un collegio di tre. L’entrata in vigore della legge sul gip collegiale? “È necessario sospenderla subito”, secondo l’Anm. Dal prossimo 24 agosto, le udienze preliminari non vedranno più soltanto un giudice chiamato a decidere il da farsi, ma un collegio di tre. Questo, secondo l’Anm, “paralizzerà i tribunali medi e piccoli, provocherà in quelli grandi un aumento dei tempi del processo, senza alcun reale beneficio. 39 uffici gip/gup hanno un organico inferiore a tre magistrati e 28 ne hanno tre. In tutti questi uffici, la metà del totale, sarà necessario applicare altri giudici, con scopertura degli altri settori”. Da qui la richiesta “al legislatore” di fare “una riflessione urgente” sul tema.
di Sandro Ruotolo
Corriere del Mezzogiorno, 11 aprile 2026 Napoli attraversa una fase che non può più essere letta come una semplice emergenza criminale. È qualcosa di più profondo: una crisi sociale e democratica. Gli ultimi fatti di sangue - l’uccisione di un ventenne a Ponticelli, le sparatorie in pieno giorno - non sono episodi isolati, ma segnali di un equilibrio che si sta spezzando. Il punto, però, non è dire che la camorra sia diventata più forte. Il punto è riconoscere che la politica è diventata più debole. È qui il cuore del problema. Perché la camorra non è solo un’organizzazione criminale: è un sistema. Un sistema che vive e prospera quando trova spazi vuoti, quando le istituzioni arretrano, quando la politica rinuncia al suo ruolo. Pensare di affrontarla solo con il diritto penale è un errore antico e ricorrente. Non basta riempire le carceri per svuotare le piazze dalla violenza.
di Manuela Messina
Il Giornale, 11 aprile 2026 L’anarchico è sottoposto al carcere duro da due anni, in virtù di un decreto ministeriale che scadrà il 4 maggio prossimo e l’intenzione sarebbe quella di confermare tale misura. Per Alfredo Cospito si prospetta una proroga del regime del 41 bis. L’anarchico è sottoposto al carcere duro da due anni, in virtù di un decreto ministeriale che scadrà il 4 maggio prossimo e - a quanto si apprende da fonti di governo - l’intenzione sarebbe quella di confermare tale misura. Nessun atto è stato ancora formalizzato - viene precisato - ma nelle prossime settimane dovrebbe concludersi l’istruttoria per verificare la persistenza dei presupposti per la detenzione al 41 bis a carico di Cospito.
GIURISPRUDENZA
di Giancarlo Caporaso*
studiolegaletmc.it, 11 aprile 2026 La Cassazione chiarisce i confini del reato e consolida i principi sul controllo di legittimità in materia cautelare. Può configurare il reato di favoreggiamento personale la condotta di un agente della polizia penitenziaria che avvisi i detenuti dell’esistenza di intercettazioni in corso all’interno della casa circondariale, anche se non risulta dimostrato un vantaggio concreto per i soggetti favoriti? La risposta della Corte di Cassazione, Terza Sezione Penale, con la pronuncia n. 11012/2026, è netta: sì, e il ricorso proposto dall’indagato per contestare le misure cautelari applicate è stato dichiarato inammissibile.
avellinotoday.it, 11 aprile 2026 Le dichiarazioni del garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Campania. Da oltre un decennio, i volontari dell’associazione “La Mansarda” portano avanti con costanza e dedizione un impegno settimanale presso la Casa Circondariale di Secondigliano, in particolare nel reparto dell’Articolazione per la Tutela della Salute Mentale (Atsm), dove attualmente sono ristretti 18 detenuti. Nella giornata di oggi, in occasione delle festività pasquali, il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Campania, Samuele Ciambriello, insieme ai membri dell’associazione, ha promosso e organizzato un pranzo pasquale all’interno del reparto.
di Mattia Aimola
Corriere di Torino, 11 aprile 2026 La rettrice Prandi: “Portare l’università qui dentro significa offrire una possibilità”. “Il valore di una laurea presa qui è incommensurabile. È una festa. Qualche settimana fa ce n’è stata una e ci siamo ritrovati tra questi corridoi, senza metterci d’accordo: volevamo esserci”. Nelle parole di Rocco Sciarrone si coglie il senso più autentico di una giornata che va oltre il rito. Dentro le mura della casa circondariale Lorusso e Cutugno, l’inaugurazione dell’anno accademico del Polo universitario penitenziario diventa un momento di comunità, riscatto e possibilità concrete.
di Chiara Comai
La Stampa, 11 aprile 2026 Dietro ogni laurea ci sono docenti volontari. Il polo nel penitenziario: “La Regione ci esenti dal pagare per servizi come mense e trasporti di cui loro non possono fruire”. “Qui non mi sento un individuo da tenere lontano dalla società. Qui, quando studio, quando sostengo un esame, sono solo uno studente universitario. È vero che la conoscenza rende liberi. Non solo: rende uomini, persone migliori”. Ha frequentato gli stessi corsi di laurea delle persone libere, studiando dagli stessi libri di testo con gli stessi programmi. Lui, però, è un detenuto del carcere Lorusso Cutugno di Torino. Uno dei 172 reclusi che hanno scelto di dare un’altra possibilità alla propria vita, di sfruttare il periodo di privazione della libertà nel modo più costruttivo: studiando. Iscrivendosi all’università.
di Sara Sonnessa
torinocronaca.it, 11 aprile 2026 Vietato ai giornalisti intervistare studenti e studentesse nel giorno della cerimonia del Polo Universitario Penitenziario. Studiano, sostengono esami, progettano un futuro. Ma non possono raccontarlo. Nel carcere Lorusso Cutugno si inaugura l’anno accademico 2025-2026 del Polo Universitario Penitenziario, mentre fuori resta il silenzio imposto sulle loro storie. Sono circa 50 gli studenti detenuti iscritti all’Università di Torino, su una popolazione carceraria di 1500 persone, con un sovraffollamento che fa paura. I posti regolari sono circa mille. In tutta la regione gli universitari in cella sono 172, in crescita costante: erano 46 nell’anno accademico 2019-2020. Numeri che raccontano un percorso in espansione, ma anche un equilibrio fragile.
di Tommaso Ponzi
Il Sole 24 Ore, 11 aprile 2026 Un viaggio in cinque puntate dentro gli istituti penali minorili attraverso le voci dei ragazzi detenuti, degli educatori e degli operatori. Tra prevenzione, carenze strutturali e percorsi di reinserimento, emerge il ritratto di un sistema complesso e spesso invisibile. Raccontare un mondo troppo spesso deformato da narrazioni parziali, restituendone invece la complessità: storie di caduta e di rinascita, dentro e fuori le mura degli istituti penali minorili. È questo il cuore di “Figli nostri”, il podcast originale di Radio24 che attraversa gli Istituti Penali per i Minorenni (Ipm) italiani, dando voce agli adolescenti e ai giovani adulti che hanno commesso un reato.
di Angelo Zaccone Teodosi*
Il Fatto Quotidiano, 11 aprile 2026 Tra i nomi dei 27 esperti “altamente qualificati” e di “comprovata esperienza” (questo recita la legge), si osserva una buona parte di consiglieri che non può dimostrare né qualificazione né esperienza. Quel che è accaduto nei giorni scorsi non deve sorprendere, se non per la tardività della “scoperta” - da parte di osservatori non granché attenti del sistema culturale italiano - che il lavoro di valutazione e di selezione dei film e dei festival che lo Stato sostiene non si caratterizza per quella meritocrazia invocata a gran voce da Meloni quando era in campagna elettorale, ormai oltre tre anni e mezzo fa.
AFFARI SOCIALI
di Mauro Magatti
Corriere della Sera, 11 aprile 2026 Serve una politica che miri a creare le condizioni sociali per relazioni più responsabili. Era l’inizio degli anni Novanta quando Zygmunt Bauman salutava la “postmodernità” - termine poi caduto in disuso - come l’alba di una nuova epoca di libertà. Caduti gli ordini sociali rigidi (religiosi, politici, familiari), l’Io sembrava finalmente sul punto di acquisire il potere di decidere per sé. Non più suddito di norme imposte da autorità esterne, ma soggetto capace di giudizio autonomo. Secondo il sociologo polacco, si trattava dell’occasione per liberare la responsabilità dal conformismo e restituire all’individuo la propria irriducibile “responsabilità morale” considerata “come la più personale, la più inalienabile delle proprietà umane e il più prezioso dei diritti umani”.
di Matteo Lancini
La Stampa, 11 aprile 2026 Nella società della semplificazione e della radicalizzazione delle posizioni, spero che nessuno abbia l’ardire di individuare un unico fattore causale della denatalità. “Non credo ci siano verità assolute ma tante”, è una delle frasi tratte dal dibattitto accesosi tra i lettori de La Stampa, a seguito degli articoli usciti sul quotidiano nei giorni appena trascorsi. Una frase che dovrebbero ripetere come un mantra ogni giorno, alcuni adulti malinformati e sconsiderati che attribuiscono in modo ossessivo la sofferenza e la violenza giovanile all’utilizzo dei social da parte delle nuove generazioni. I cambiamenti intervenuti nella nostra società negli ultimi decenni sono talmente numerosi e significativi che è impossibile farne un elenco.
di Ivan Cimmarusti e Lina Palmerini
Il Sole 24 Ore, 11 aprile 2026 Bollinato e firmato dal capo dello Stato il disegno di legge varato l’11 febbraio: recepiti i vincoli del Colle. Piantedosi: nel 2025 -37% di sbarchi sul 2022 Un inciso che fa la differenza. Il blocco navale, ossia la temporanea interdizione dell’attraversamento del limite delle acque territoriali nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, potrà essere deciso con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno, soltanto “fatto salvo il rispetto dei trattati e degli accordi internazionali”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 11 aprile 2026 Bollinato il giorno dopo il discorso di Meloni al Parlamento, il testo ora andrà al Senato. Restano tutte le ambiguità legali. All’indomani dell’informativa al parlamento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la ragioneria generale dello Stato ha bollinato il disegno di legge con le “disposizioni in materia di immigrazione e protezione internazionale, nonché disposizioni per l’attuazione del patto Ue su migrazione e asilo”. Il provvedimento era stato licenziato dal consiglio dei ministri l’11 febbraio scorso, insieme all’ennesimo decreto sicurezza. Poi se ne erano perse le tracce.
di Angela Stella
L’Unità, 11 aprile 2026 Il ministro dà i numeri sull’arrivo dei profughi e sostiene la linea Meloni. In realtà i dati dicono che la tragedia è sempre più grande: l’assenza di soccorsi aumenta i naufragi mortali. “Abbiamo ereditato una situazione complicata, ma siamo riusciti a ridurre gli sbarchi del 37% rispetto al 2022” ha detto ieri il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, nel suo discorso in occasione del 174esimo anniversario della fondazione della polizia di Stato. Il responsabile del Viminale ha aggiunto: “E i numeri di questi primi tre mesi dell’anno ci confermano un’ulteriore diminuzione di più del 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Siamo sulla strada giusta.
di Mauro Magatti
Avvenire, 11 aprile 2026 Dopo le tragedie del Novecento avevamo promesso che la forza sarebbe stata subordinata al diritto. Oggi questa promessa è stata tradita. L’Europa riparta da quattro limiti. Questo non è il mio Occidente. Non lo è quando si presenta con il volto della distruzione, quando intere città, a Gaza come in Libano, vengono ridotte in macerie, quando la vita civile viene spezzata sotto il peso di una violenza che sembra non conoscere più limiti né misura. Non è il mio Occidente quello che, in nome della sicurezza preventiva, attacca altri Paesi fuori da ogni idea di legalità, ignorando o aggirando le istituzioni nate proprio per evitare il ritorno della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti.
di Domenico Quirico
La Stampa, 11 aprile 2026 Stringere la mano non è una invenzione del galateo: è un accorgimento di sopravvivenza, perché serve, in epoche feroci, a dimostrare reciprocamente al nemico che in mano non stringi il pugnale. E che quindi si può trattare. Per archiviare le grandi mischie tra le nazioni, per voltar la pagina della pace di questa briciola, ormai ci accontentiamo per non coltivare pensieri spengleriani: che i nemici di ieri si stringano la mano soprattutto davanti alle telecamere esibendo un sorriso più o meno impacciato dopo aver promesso di affaccendarsi a praticare i piaceri della coesistenza pacifica. Insomma noi per credere a un futuro provvidenzialmente gaio vogliamo una fotografia, un selfie, una immagine.
di Graziano Pintori
manifestosardo.org, 11 aprile 2026 Le immagini delle devastazioni causate dalle guerre scorrono senza soluzione di continuità sui video, in cui morte e distruzione appaiono come un continuum: Iran, Gaza, Libano e altre decine di guerre sparse nel mondo, si presentano con lo stesso scenario di morte, distruzione, dolore. Durante gli scempi bellici molte vittime oltre a subire gli effetti funesti, sono destinate a sopportare altri oltraggi più profondi e dolorosi sia nel corpo e sia nell’anima. I palestinesi di Gaza dal 7 ottobre 2023 patiscono un massacro quotidiano dagli oppressori israeliani, un’escalation delle atrocità che in questo periodo, esclusivamente per loro, è stata instaurata la pena di morte tramite impiccagione.
di Francesca Ghirardelli
Avvenire, 11 aprile 2026 Un progetto riunisce studiosi dell’Europa sud-orientale che hanno prodotto materiali didattici comuni con fonti plurali. “Joint History Workbooks Project” ha realizzato 6 volumi per le superiori della regione mettendo a confronto versioni opposte degli eventi. “Provate a pensare ai vostri libri di storia a scuola, quando eravate ragazzi. Come venivano descritti i popoli vicini e i nemici del vostro Paese? La vostra nazione era sempre la migliore?”. Le domande sono rivolte a una platea di persone di provenienza diversa, riunite in una capitale dei Balcani.
DOCUMENTI
Articolo. "Il popolo è un nome collettivo", di Michele Passione
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 4 aprile 2026)
APPUNTAMENTI DI RISTRETTI
APPUNTAMENTI
La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione dal 13 al 19 aprile 2026
Convegno. "Cambio rotta: percorsi inclusivi nella giustizia minorile" (Roma, 15 aprile 2026)
Presentazione libro. "L'emergenza negata", di Gianni Alemanno e Fabio Falbo (Roma, 16 aprile 2026)
Incontro-dibattito. "Coltivare la fiducia per una giustizia con la comunità" (Lodi, 22 aprile 2026)
CONCORSI E PREMI