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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di lunedì 26 gennaio 2026
di Giovanni Diamanti
La Repubblica, 26 gennaio 2026 C’è un elemento che i sondaggi faticano a registrare e a considerare, ovvero quello motivazionale. Nell’ultimo, giustamente acclamato film di Paolo Sorrentino, La Grazia, il presidente della Repubblica, insigne giurista, attraversa la fase conclusiva del suo mandato confrontandosi con profondi turbamenti interiori, generati da questioni di diritto che si intrecciano intimamente con la sua esperienza umana e il suo sistema di valori. L’uscita di questa pellicola in concomitanza con l’inizio della campagna per il referendum costituzionale è puramente casuale, ma andrebbe interpretata come una opportunità per riflettere e dare origine a un dibattito attorno a un tema alto e complesso come la giustizia. Un tema, per molti, “troppo” alto e complesso.
di Tommaso Labate
Corriere della Sera, 26 gennaio 2026 Il referendum richiama dal passato i protagonisti della Prima e della Seconda Repubblica. “Quando è possibile partecipare nonostante l’età e gli acciacchi a una partita politica in purezza, di quelle che non hai lo stress o l’assillo di dover tornare in Parlamento, lo sapete che cosa succede ai vecchi politici di razza? Succede questo: che sentono di nuovo l’odore della foresta”. Paolo Cirino Pomicino dice di contare i giorni che lo separano dalla fine di quest’ultima convalescenza per potersi buttare a capofitto nella battaglia referendaria sulla giustizia che lo vede tra i sostenitori del No.
di Milena Gabanelli e Andrea Priante
Corriere della Sera, 26 gennaio 2026 Si dice che dietro un adolescente che delinque c’è il fallimento degli adulti. A darne le dimensioni ci pensa la cronaca quotidiana. Un’indagine Demopolis per Con i Bambini dice che il 43% degli adolescenti italiani quando esce di casa teme di rimanere vittima di violenze e bullismo e il 26% è convinto che gli episodi di violenza da parte delle baby gang nella sua città siano sempre più frequenti. Le bande giovanili ci sono sempre state, ma ci sono differenze sostanziali rispetto a quelle di oggi. Fino a qualche anno fa erano formate da componenti fissi, con le stesse origini etniche e bassa estrazione sociale. Agivano nei loro quartieri con lo scopo di mettersi qualche soldo in tasca attraverso furti o spaccio di stupefacenti ai coetanei.
di Alessandra Ghisleri
La Stampa, 26 gennaio 2026 Ma due ragazzi su tre tra i 18 e i 24 anni si dicono contrari a inserire strumenti di controllo negli istituti. La violenza giovanile non è più un’eccezione, né un fatto di cronaca isolato: è il segnale allarmante di un disagio profondo che la società sembra ancora sottovalutare. Un coltello in tasca -spesso acquistato online o altre volte preso dalla cucina di casa- forse per difendersi, più spesso per “sentirsi qualcuno”. Un gesto che racconta molto più di quanto appaia. C’è stato un tempo in cui le liti tra ragazzi finivano con una spinta, una parola di troppo, una porta sbattuta o una scazzottata. La violenza con il coltello era percepita come un evento raro, quasi eccezionale.
di Elisabetta Ambrosi*
Il Fatto Quotidiano, 26 gennaio 2026 Per capire la questione del cosiddetto “disagio giovanile” bisognerebbe anzitutto chiamarlo con il suo nome: dolore. Bisognerebbe cioè partire dalla sofferenza e dalle sue cause, invece che occuparsi dei modi con cui questa sofferenza prova ad essere placata: violenza su sé e sugli altri (autolesionismo, risse, coltelli), abuso di droghe, di social media e smartphone, psicofarmaci che circolano senza ricette, ritiro sociale.
Il Dubbio, 26 gennaio 2026 Da Fiumicello l’appello della famiglia: processo sospeso ma pronto a ripartire. Attesa per la decisione della Consulta. Sostegno trasversale e “onda gialla” contro l’omertà. “Dieci anni è un lungo periodo, però per noi significa soltanto una tappa nel nostro lungo percorso”. Con queste parole Claudio Regeni è intervenuto dal palco dell’evento “Parole, immagini e musica per Giulio”, in corso a Fiumicello, rinnovando l’impegno della famiglia per arrivare a verità e giustizia sulla morte del figlio Giulio Regeni, rapito e ucciso al Cairo dieci anni fa. Il padre del ricercatore ha spiegato che l’obiettivo resta la ripresa del processo, oggi sospeso, e l’attesa di una sentenza della Corte Costituzionale che consenta di andare avanti.
giornaleinfocastelliromani.it, 26 gennaio 2026 Velletri, un detenuto di 48 anni romano che doveva scontare una pena presso il carcere veliterno, è deceduto in seguito a un malore improvviso nella mattinata di venerdì, nonostante il pronto intervento degli agenti della polizia penitenziaria, che lo hanno trasportato presso la medicheria del Padiglione vicino a quello dove era detenuto. Sul posto sono intervenuti anche i sanitari del 118 di Velletri, che non hanno potuto fare altro che constatare la morte dell’uomo. Il magistrato del Tribunale di Sorveglianza di Roma ha stabilito comunque l’autopsia presso l’istituto di medicina legale di Tor Vergata per accertare l’esatta causa di morte.
di Maria Grazia Maci
leccesette.it, 26 gennaio 2026 La denuncia del Segretario Regionale Puglia Ruggiero Damato: “Servono interventi immediati su personale, sanità e strutture”. Il carcere di Borgo San Nicola sta attraversando quello che viene definito come il momento più drammatico della sua storia. A lanciare l’allarme è la Segreteria Regionale Puglia, per voce del Segretario regionale Ruggiero Damato, che parla senza mezzi termini di una situazione esplosiva dovuta a un sovraffollamento fuori controllo e a una gravissima carenza di personale. Attualmente, nella casa circondariale di Lecce sono presenti oltre 1.500 detenuti a fronte di meno di 800 posti regolamentari, un numero che rende impossibile garantire condizioni di vita dignitose e livelli minimi di sicurezza.
di Domenico Coviello*
altritasti.it, 26 gennaio 2026 Una giornata in una prospettiva di giustizia, riparazione e speranza. Un dibattito iniziato nella mattina con un incontro nella Casa di Reclusione di Asti con la partecipazione di direttrice, agenti, detenuti ed educatrici, con il garante dei detenuti, le associazioni, i mediatori dei Centri di Giustizia Riparativa Bergamo e Torino e proseguito nel pomeriggio con analogo momento sul territorio. Per riflettere assieme sul senso ed il valore della giustizia riparativa anche come prospettiva culturale e per progettare un itinerario verso una “città riparativa”.
di Carla Forcolin
Ristretti Orizzonti, 26 gennaio 2026 Le associazioni sono un corpo vivo e come tale nascono, crescono, vivono trasformazioni e ogni tanto muoiono. Nel nostro paese questo succede difficilmente, ma la Gabbianella si scioglierà davvero. La sottoscritta, che l’ha fondata, non voleva che si sciogliesse senza che una parola fosse spesa in merito a quello che l’Associazione ha fatto in più di 25 anni di vita. Per lungo tempo, il lavoro volontario della Gabbianella si è svolto quotidianamente, tenacemente, appassionatamente, con obiettivi chiari: rendere possibile l’adozione anche a chi non era sposato; permettere ai bambini che passavano dall’affidamento all’adozione di rimanere, se nel loro interesse, nella famiglia in cui già si trovavano o almeno di mantenere dei rapporti con chi li aveva cresciuti; reperire e formare famiglie affidatarie ...
di Paola Naldi
La Repubblica, 26 gennaio 2026 Art City debutta alla Dozza con l’esposizione dell’artista albanese aperta anche al pubblico. Non è la prima volta che l’arte di Anila Rubiku, nata a Durazzo ma da arrivata in Italia più di trent’anni fa e oggi residente tra Milano e Toronto, racconta il carcere. Ma è la prima volta che le sue opere entrano alla Dozza, presentandosi al pubblico esterno e ai detenuti, e rendendo di fatto la casa circondariale bolognese una delle mete di Art City. Dal 6 all’8 febbraio infatti le sale dedicate ai colloqui della Dozza saranno “occupate” dalla mostra “L’arte messa alla prova: Anila Rubiku. I’m Still Standing”, a cura di Elisa Fulco e promossa dall’Associazione Acrobazie (già attiva all’interno del carcere dell’Ucciardone). Una mostra particolare che ancora una volta porta la città dentro al carcere e offre ai detenuti un patrimonio culturale, come dispositivo di crescita sociale e personale.
di Francesca Figus
L’Unione Sarda, 26 gennaio 2026 La pellicola di Crivaro, Goia e dei sardi Alberto Diana e Silvia Perra miglior film della sezione dedicata al cinema indipendente italiano. In Sardegna, nascoste in luoghi quasi inaccessibili, esistono ancora oggi tre delle ultime colonie penali attive in Europa. In queste case di lavoro all’aperto, i detenuti scontano la pena dividendo il loro tempo tra le mura della cella e il lavoro: coltivano la terra, allevano animali da pascolo, svolgono compiti di manutenzione della stessa struttura in cui sono rinchiusi. A Isili, Mamone, e Is Arenas i detenuti sono perlopiù persone migranti. Ignoriamo la loro provenienza, il reato per cui sono stati rinchiusi, per quanto tempo ancora dovranno stare lontani dal mondo. Il lavoro scandisce il tempo fermo e dilatato della prigionia, in cui l’uomo e animale vivono a stretto contatto.
di Carlo Verdelli
Corriere della Sera, 26 gennaio 2026
Esce martedì 27 gennaio per Marsilio la sesta avventura di Giovanni Buonvino. L’indagine sulla morte di un’adolescente: “La giovane uccisa poteva essere sua figlia”. Giunto alla sua sesta fatica, Giovanni Buonvino, commissario dell’immaginaria stazione di Polizia di Villa Borghese in Roma, guadagna posizioni non solo nella galleria degli investigatori italiani ma più in generale tra i personaggi di famiglia della nostra comunità letteraria. E il suo creatore, Walter Veltroni, a questo punto merita una precisazione nella sua corposa biografia, parte seconda (la parte prima è la politica): giornalista e scrittore, anche di gialli, che è un genere solo in apparenza di evasione. La storia di questo Buonvino e l’omicidio dei ragazzi(Marsilio) non è infatti solo una partita a scacchi tra il buono, cioè il detective, e il cattivo, cioè l’assassino (maschile, femminile o plurale, lo scoprirete). È anche un’incursione in un mondo diventato incognito, quello appunto dei ragazzi di oggi, che si conclude con più di una sorpresa e con la possibilità di un corso accelerato per meglio comprendere gli appartenenti a una tribù che parla una lingua diversa, ha codici indecifrabili, sembra aliena anche se, come vedremo, non lo è poi tanto.
ESTERI
di Massimo Gaggi
Corriere della Sera, 26 gennaio 2026
Trump sotto accusa: l’immigrazione potrebbe diventare la sua trappola oppure aprire a una prova di forza politica. Un altro cittadino americano, bianco e incensurato, ammazzato senza motivo dall’Ice a Minneapolis. Un altro tentativo di Trump e dei suoi di far passare l’uccisione per legittima difesa. Ma anche stavolta le immagini sono chiare. Eppure il consigliere più vicino al presidente, Stephen Miller, accusa la sinistra e chi protesta di difendere “un terrorista che cercava di assassinare agenti federali”. E poi: “Voi capi democratici alimentate le fiamme dell’insurrezione”. Stavolta il partito di Obama replica con toni altrettanto violenti: “Sei un fottuto bugiardo con le mani sporche di sangue”. Intanto si susseguono i sondaggi che dicono due cose: metà del Paese continua ad approvare gli obiettivi del presidente nella lotta contro i clandestini, ma quasi due terzi degli americani (e tra questi un terzo degli elettori di Trump) disapprova i metodi brutali dell’Ice.
di Daniela Santus
Il Foglio, 26 gennaio 2026
Da Minneapolis a Los Angeles, le operazioni dell’Immigration and Customs Enforcement mostrano che la politica migratoria di Trump non mira a fermare gli ingressi, ma a riaffermare con la forza la sovranità federale nei territori della resistenza urbana. Nei giorni scorsi, a Minneapolis, un bambino di cinque anni è stato arrestato insieme al padre da agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE). La notizia ha fatto il giro del mondo scatenando indignazione, dibattito sui social, reciproche accuse tra democratici e repubblicani. Ma concentrarsi sul bambino significa perdere di vista quello che sta davvero accadendo. Perché quello che è successo a Minneapolis non è un incidente e nemmeno soltanto una questione di immigrazione. È qualcosa di più inquietante, ovvero la ridefinizione geografica del potere federale negli Stati Uniti.
di Mauro Zanon
Il Foglio, 26 gennaio 2026
Un anno nel carcere di Algeri non ha cancellato il sorriso irriverente dello scrittore, ma ha rafforzato la sua volontà di denunciare i soprusi delle dittature islamiste. Il volto di Boualem Sansal emana una luce irradiante. Un anno a Koléa, la prigione dei dissidenti del regime di Algeri, non solo non ha scalfito la dolcezza mediterranea del suo sguardo né cancellato il suo sorriso irriverente, ma ha rafforzato la sua volontà di denunciare i soprusi e le menzogne su cui sono costruite le dittature islamiste, da quella algerina a quella iraniana. Nelle parole del romanziere franco-algerino, ostaggio per 361 giorni con l’accusa di “attentato all’unità nazionale”, in seguito a un’intervista al media francese Frontières in cui ha affermato che l’Algeria occidentale appartiene storicamente al Marocco, c’è una grande lucidità sulle battaglie per la libertà che restano da combattere. Sansal, dopo una condanna a cinque anni di carcere da parte della Corte d’appello di Algeri, è stato graziato lo scorso 12 novembre dal presidente dell’Algeria Abdelmadjid Tebboune.
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Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 18 gennaio 2026)
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