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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di sabato 24 gennaio 2026
di Tonino D’Angelo
L’Unità, 24 gennaio 2026 Ho un figlio che si chiama Francesco. Da quasi sei anni si trova in un reparto psichiatrico del carcere di Reggio Emilia che, senza offesa per nessuno, potrei chiamare ancora OPG. Perché, anche se formalmente non esistono più, nella realtà quotidiana stiamo tornando a quel modello: un luogo di custodia più che di cura. Parlo non solo come padre, ma anche come uomo delle istituzioni. Per quarant’anni ho diretto un servizio per le dipendenze patologiche e sono stato responsabile della sanità penitenziaria. Dico una cosa che può suonare provocatoria ma non lo è: il giubileo c’è già. C’è un’amnistia, c’è un indulto, ma di natura diversa da quella che appare nelle leggi. È un giubileo istituzionale, un’autoassoluzione generalizzata che le istituzioni concedono a sé stesse.
di Maria Chiara Aulisio
Il Mattino, 24 gennaio 2026 L’appello di Paola Brunese, presidente del Tribunale per i minori: Geolier o un calciatore i profili più giusti per lanciare messaggi positivi. “Dobbiamo raggiungere i ragazzi”. Paola Brunese, presidente del Tribunale per i minori, ha un solo grande obiettivo: allontanare i giovani dal mondo della violenza e della criminalità.
di Fabio Amendolara
La Verità, 24 gennaio 2026 Uno straniero di fede musulmana ogni 115 residenti in Italia è attualmente detenuto in un carcere italiano. Il dato è contenuto nell’ultima relazione sull’amministrazione della giustizia del Guardasigilli Carlo Nordio. “I ristretti provenienti dai Paesi di religione musulmana”, ricostruisce il ministero della Giustizia, “sono 13.814” su un totale di 63.198 detenuti. E basta confrontare il dato con le statistiche ufficiali per ottenere il risultato. I residenti stranieri di fede musulmana sono circa 1,6 milioni (dato rilevato dalla Fondazione Ismu, iniziative e studi sulla multietnicità). Il rapporto è questo: 13.814 detenuti su 1.600.000 residenti. In termini percentuali significa lo 0,86 per cento. I praticanti, sui 13.814, sono 7.477.
GIUSTIZIA
di Michele Passione*
Il Dubbio, 24 gennaio 2026 Mentre infuria la tempesta attorno al referendum costituzionale, con manifesti alle stazioni e slogan à la carte, cene in famiglia e tra amici, divisioni tra progressisti che stanno a destra e conservatori dall’altra, presi come siamo dal far finta di essere sani, tra velleità polari di un matto e la sua personale morale e un’Europa che non esiste, accade che qualcuno cali la maschera, disvelando una certa idea della giurisdizione che dice più del caso concreto. Così, sul Giornale del 19 gennaio, viene messo in croce un bravo giudice, appartenente alla “corrente delle toghe rosse”, che avrebbe il torto di aver intentato “ricorsi contro le leggi del governo”.
di Nando Pagnoncelli
Corriere della Sera, 24 gennaio 2026 Il tema della sicurezza è centrale nella formazione delle opinioni degli elettori. Negli ultimi mesi, questo problema è tornato al centro del dibattito. Da un lato, le forze di governo stanno predisponendo il cosiddetto pacchetto sicurezza (non il primo di questa legislatura), dall’altro lato, anche l’opposizione ha dato risalto a questo aspetto sul finire dello scorso anno, in particolare su sollecitazione dei sindaci di area, esposti alle difficoltà emergenti e alle richieste dei cittadini. L’attenzione per questo problema tende a crescere. Certo, le dimensioni della preoccupazione sono spesso dettate dagli eventi di cronaca.
Voci di dentro, 24 gennaio 2026 Di emergenza in emergenza, il Governo continua la rottura della solidarietà sociale e l’attacco ai principi della Costituzione nata all’indomani della vittoria sul nazifascismo. Il nuovo decreto sicurezza annunciato pochi giorni fa porta a compimento un processo contro chi non è omologato al pensiero “unico”, contro minorenni, attivisti, autori di reati comuni, stranieri, immigrati, “illegali”, poveri. In una parola è il razzismo che continua a essere iniettato nella società dove si viene colpiti non più per aver commesso un reato, ma per quello che si è, in base alla propria condizione personale, alla propria identità e ciò in pieno contrasto con il principio di uguaglianza che esclude ogni forma di discriminazione (del resto già venuta meno con la legge n. 94 del 2009 che aveva introdotto il reato di ingresso clandestino).
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 24 gennaio 2026 L’esperto Dezzani: “Nei computer delle toghe è installato un comune software che permette manutenzione e aggiornamento da remoto, e che è usato da tutte le organizzazioni, sia nel privato sia nella Pubblica amministrazione”. Ma quale spionaggio di magistrati da parte del governo. Il software che secondo Report sarebbe stato installato nel 2019 sui computer dei magistrati e che permetterebbe di spiare tutta la loro attività si chiama Ecm (Endpoint Configuration Manager), è prodotto da Microsoft, e in realtà “è un’applicazione che permette di fare manutenzione, aggiornamento, gestione e catalogazione dei dati nei computer da remoto e viene usata da tutte le organizzazioni, sia nel privato sia nella Pubblica amministrazione”. Lo spiega al Foglio Giuseppe Dezzani, consulente informatico di numerosissime procure d’Italia.
di Irene Famà e Francesco Malfetano
La Stampa, 24 gennaio 2026 Dal testo senza la parola “consenso” alle pene ridotte, scontro Lega-Pd sulla paternità delle modifiche. L’ex pm esperto di codice rosso: “Questione culturale, non semantica”. Che l’intesa tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein fosse saltata, in fondo, era già palese dallo stop imposto al Senato alla prima versione del Ddl Stupri. Il nuovo testo presentato dalla presidente della Commissione giustizia a Palazzo Madama Giulia Bongiorno - leghista e avvocata stimata dalla premier - ha però evidenziato la frattura.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 24 gennaio 2026 “La proposta della Lega è un arretramento sull’attuale orientamento giurisprudenziale, già basato sul “consenso libero e attuale” della Convenzione di Istanbul”. L’associazione D.i.Re. (Donne in rete contro la violenza) è stata tra le prime ad alzare la voce contro la proposta di riformulazione del ddl Violenza sessuale avanzata dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno, relatrice del provvedimento, che aggiunge una nuova fattispecie di reato nell’articolo 609-bis c.p.. Oltre all’attuale formulazione dello stupro, quella commessa mediante violenza, minaccia o abuso di autorità, e punita con il carcere dai 6 ai 12 anni - che rimane -, la proposta prevede un nuovo reato, considerato meno grave, che si configura sulla volontà contraria all’atto sessuale.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 24 gennaio 2026 La proposta prova a tenere insieme diritti delle donne e garanzie dell’indagato. Punire la violenza è doveroso, ma senza trasformare il processo in un atto di fede. Tenere insieme la tutela dei diritti delle donne e le garanzie per l’indagato nei reati di violenza sessuale sarebbe un mezzo miracolo, e Giulia Bongiorno, presidente della commissione giustizia del Senato, a quanto pare ci è riuscita. Non è secondario il fatto che alla stesura della modifica dell’articolo 609-bis del codice penale abbia lavorato una senatrice che è non solo avvocato penalista, ma spesso parte civile nella difesa di donne violentate o molestate. Un’esponente politica che nessuno potrà mai accusare di scarsa sensibilità nei confronti delle vittime di atti sessuali contro la libertà e la volontà della donna.
Il Sole 24 Ore, 24 gennaio 2026 Lo hanno chiarito le Sezioni unite penali, sentenza n. 2647 depositata ieri, affermando un importante principio di diritto. Il provvedimento con cui la Corte d’appello, non accogliendo il concordato sui motivi ex art. 599-bis Cpp, dispone la prosecuzione del giudizio non ricorribile in cassazione. Lo hanno chiarito le Sezioni unite penali con la sentenza n. 2647 depositata oggi affermando un importante principio di diritto. Il caso era quello di un uomo condannato in primo grado, per ricettazione e furto d’auto, ad un anno e dieci mesi di reclusione. Proposto appello, il difensore ha successivamente richiesto un concordato sulla pena, portandola ad un anno e sei mesi; soluzione accolta dal Procuratore generale.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 24 gennaio 2026 Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 1470, depositata ieri, enunciando un principio di diritto con riguardo all’opposizione alla liquidazione delle spese. Nell’opposizione al decreto di liquidazione dei compensi, il fatto che il difensore della persona ammessa al patrocinio a spese dello Stato si avvalga di un collega, pur potendo stare in giudizio personalmente, non legittima, in caso di soccombenza della PA, la compensazione delle spese di lite. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 1470, depositata oggi, enunciando un principio di diritto. Il ricorrente aveva assistito una donna, persona offesa costituitasi parte civile e ammessa al patrocinio a spese dello Stato, in un procedimento penale.
TERRITORIO
teleromagna.it, 24 gennaio 2026 Il Garante dei detenuti Roberto Cavalieri ha avviato un monitoraggio delle camere di sicurezza in Regione: l’obiettivo è avere un quadro della situazione, con un tavolo di formazione dedicato alle forze dell’ordine il prossimo 29 gennaio a Parma. Una maggiore conoscenza delle camere di sicurezza dell’Emilia Romagna, dove ogni anno transitano 2mila persone. Il Garante Roberto Cavalieri ha avviato un monitoraggio sulla gestione dei detenuti, sulla conformità degli spazi e sulle normative: alcune criticità riguardano i comandi di polizia locale, non sempre in linea con le caratteristiche che dovrebbero avere.
di Luna Casarotti*
napolimonitor.it, 24 gennaio 2026 Vittorio Rallo aveva trentadue anni. Fin da giovane è stato soggetto a una grave forma di tossicodipendenza che lo ha accompagnato per anni e che ha condizionato la sua vita. A causa della dipendenza ha commesso piccoli reati che nel tempo gli sono costati condanne anche molto pesanti. Più di quindici anni della sua vita li ha trascorsi in carcere, entrando e uscendo, senza mai riuscire a trovare una stabilità. Cinque anni fa era tornato in libertà dopo aver scontato sette anni consecutivi di detenzione, ma quella possibilità è durata solo tre mesi. Quando è rientrato in carcere, la sua salute mentale e fisica era diventata sempre più precaria.
di Biagio Salvati
Il Mattino, 24 gennaio 2026 Il poliziotto si scusa in udienza per la forza nella perquisizione del reparto Nilo del 2020. Un altro dei 105 agenti imputati nel maxi processo sui pestaggi - avvenuti ai danni di diversi detenuti nel penitenziario sammaritano nell’aprile del 2020 - fa ammenda e si scusa in aula per aver alzato qualche schiaffo in un momento concitato come quello della rivolta nel periodo della pandemia. Michele Vinciguerra, agente penitenziario in pensione sotto esame all’ultima udienza, ha ammesso di aver picchiato i detenuti, di aver ecceduto in alcuni momenti con l’uso della forza e di vergognarsene. “Il 6 aprile 2020 - racconta - misi in atto azioni di contenimento brutte nonché azioni di attacco pessime verso i detenuti. Non voglio giustificarmi. Datemi la punizione che merito”.
La Repubblica, 24 gennaio 2026 La testimonianza di un giovane detenuto del Minorile al processo a carico di 41 persone per i pestaggi e i maltrattamenti. “Uno mi ha preso la testa, ha iniziato a spaccarla contro il gabinetto (...) dopo dei pugni in faccia, calci dappertutto (..) dopo avermi trattato così mi hanno abbassato i pantaloni, mi hanno fatto una puntura, mi hanno ammanettato da dietro (...) tutto insanguinato, mi hanno lasciato così per terra, per quattro ore (...) nessuno mi dava retta, mi guardavano e andavano via come se fossi una cosa”.
ansa.it, 24 gennaio 2026 Realizzare un nuovo istituto penitenziario che “accolga correttamente le persone detenute” e “restituisca maggiore dignità al lavoro degli operatori penitenziari, anch’essi sofferenti di un ingiusto disagio”, e nelle more varare un “provvedimento clemenziale di amnistia (non di indulto) che determini il rilancio del sistema penitenziari”. È la necessità (e la proposta) rilevata dal Garante Regionale dei diritti persona, Enrico Sbriglia, definita al termine di una visita, in delegazione, nella Casa Circondariale “Ernesto Mari” di Trieste, dove sono state riscontrate forti criticità in “un sistema che rischia di collassare”.
di Francesco Petronzio
ilnuovogiornale.it, 24 gennaio 2026 Da sedici anni don Adamo Affri è cappellano del carcere di Piacenza. “C’è un grosso lavoro di supporto da mettere in atto, ma mancano le risorse umane per farlo”. I detenuti sono persone come noi, hanno una storia da raccontare e un bisogno di sentirsi accolti al di là del reato commesso. Solo così la speranza che è dentro di loro può rinascere. Lo sa bene don Adamo Affri, 56 anni, da sedici cappellano del carcere delle Novate. Membro della Comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini, da pochi mesi collabora nel servizio pastorale nella Comunità pastorale 2 del Vicariato val d’Arda.
di Manuela Marziani
Il Giorno, 24 gennaio 2026 Sbloccati i protocolli d’inclusione, accordi per proporre ai reclusi attività culturali e di pubblica utilità. L’assessore all’Ambiente del Comune di Pavia: sistema al collasso, lo dimostrano anche le aggressioni. Non solo privazione della libertà, ma anche rieducazione che può avvenire attraverso varie attività da svolgere in carcere. Tecnicamente si chiamano “protocolli d’inclusione” che finalmente, per la casa circondariale di Pavia, sono stati sbloccati. Le convenzioni riguardano lo svolgimento di attività culturali, artistiche, di pubblica utilità e di cura degli animali, strumenti concreti e qualificanti per il percorso rieducativo dei detenuti, in linea con i principi costituzionali.
di Elisa Calamari
laprovinciacr.it, 24 gennaio 2026 In provincia oltre 1.400 persone seguite nel reinserimento nei primi 10 mesi dell’anno. Una delle principali strategie contro il sovraffollamento delle carceri, le recidive e le marginalità sociali è rappresentata dalle misure alternative alla detenzione, gestite dagli Uepe: Uffici per l’esecuzione penale esterna. Perseguono innanzitutto l’obiettivo di recupero e reinserimento sociale, come prevede la Costituzione italiana, e sono in aumento un po’ dovunque. A Cremona, stando ai dati diffusi dal Ministero della giustizia tramite il Siepe-Sistema informativo esecuzione penale esterna, al 15 ottobre scorso risultavano in carico all’Uepe 947 persone, di cui 835 uomini e 112 donne.
di Francesco Ramella*
Il Domani, 24 gennaio 2026 Dopo l’accoltellamento dello studente di La Spezia si torna a parlare di generazione delle lame e si invocano risposte dure. Si tratta di una narrazione semplice e rassicurante, ma profondamente fuorviante. I dati dicono che non c’è nessuna emergenza sulla violenza giovanile. Il problema tuttavia esiste e non va sottovalutato. Ma va affrontato con politiche adeguate. L’accoltellamento il 16 gennaio di Youssef Abanoub, studente diciottenne, da parte di un suo coetaneo all’istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia ha riattivato quasi automaticamente un copione già visto. Da un lato il dibattito sul “disagio giovanile” e la cosiddetta generazione delle lame; dall’altro una reazione politica e mediatica che legge questi episodi come la prova di una deriva delle nuove generazioni e della necessità di risposte più dure e repressive.
di Vanna Iori
Avvenire, 24 gennaio 2026 Bullismo, cyberbullismo, aumento dell’abuso di sostanze e dei coltelli sono il punto di arrivo di una lunga catena di silenzi, solitudini, fragilità non riconosciute. Abbiamo bisogno di recuperare una genitorialità diffusa. Nell’emergenza emotiva che si manifesta nei comportamenti adolescenziali e giovanili ci sono criticità sociali, relazionali, gesti di aggressività e di violenza riportati quotidianamente dalla cronaca. Siamo di fronte a una ferita collettiva, che interroga profondamente il mondo adulto. L’aggressività che esplode tra adolescenti non nasce nel vuoto. Bullismo, cyberbullismo, aumento dell’abuso di sostanze e dei coltelli sono il punto di arrivo di una lunga catena di silenzi, solitudini, fragilità non riconosciute che si traducono in gesti estremi, come quelli più recenti.
di Estefano Tamburrini
Il Fatto Quotidiano, 24 gennaio 2026 L’allarme delle ong. I parenti di chi è rimasto dietro le sbarre si sono accampati dinanzi a El Rodeo I, l’Helicoide, Boleíta e altri centri di detenzione. Secondo la Farnesina, sono 24 gli italiani in attesa di rilascio. I conti non tornano: la presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodríguez ha annunciato la scarcerazione di 406 prigionieri politici ma Ong come Foro Penal e altre fonti indipendenti registrano appena 167 scarcerazioni nel corso del 2026, inclusi gli italiani Alberto Trentini e Mario Burlò. Il rilascio più recente: Rafael Tudares, genero dell’ex-candidato presidenziale Edmundo González Urrutia. “È stata una lotta dura, lunga più di un anno”, dice la moglie, Mariana González, chiedendo “piena libertà” per suo marito.
DOCUMENTI
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 18 gennaio 2026)
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(Online su ZOOM, dal 22 gennaio al 26
febbraio 2026). Per iscriversi: https://forms.gle/
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Convegno. "Il ventunante: la cella si pare, lo stigma resta" (Milano, 30 gennaio 2026)
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