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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di mercoledì 29 aprile 2026
di Daria Bignardi
Vanity Fair, 29 aprile 2026 Una delle cose più riuscite a cui ho partecipato in 30 anni di progetti in carcere è stato l’incontro di una classe di liceali con un gruppo di detenuti del Carcere di Alta Sicurezza di Saluzzo. Avevo prima visto e preparato, separatamente, sia gli studenti che le persone detenute, insieme ai loro insegnanti. E mi ero detta: “Ecco una cosa che serve davvero. Dovrebbero farla in tutte le carceri e con tutte le scuole”. Ci ero andata con un progetto che il Salone del libro di Torino portava avanti da tempo, “Adotta uno scrittore”, grazie al quale ogni anno uno scrittore prepara una classe, la accompagna in carcere e alla fine degli incontri, durante il Salone, gli studenti (i detenuti non hanno mai avuto il permesso di partecipare) raccontano l’esperienza e quel che ne è seguito. Ricordo che a Saluzzo c’era stato un vero scambio: sincero e crudo. I ragazzi avevano fatto domande che mai nessuno ha il coraggio di fare. I detenuti erano stati più onesti che mai. E al Salone del libro se n’erano visti i frutti.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 29 aprile 2026 Il 31 marzo scorso, la Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria inviava una nota ai provveditori regionali con un oggetto inequivocabile: “Attenzionamento in vista della stagione estiva”. A firmarla era il direttore generale Ernesto Napolillo. Il tono era quello di chi sa bene che nelle carceri italiane l’estate è una stagione da affrontare con anticipo e con misure concrete. La nota ricordava che le alte temperature aumentano il rischio di atti autolesionistici e autosoppressivi tra i reclusi, e chiedeva alle direzioni degli istituti di provvedere entro il 10 maggio a una serie di interventi: modulare gli orari dei passeggi per evitare l’esposizione al sole nelle ore più calde, garantire punti idrici e nebulizzatori nei cortili, creare spazi ombreggiati dove possibile, fornire acqua in bottiglia e taniche negli istituti con problemi di approvvigionamento idrico.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 29 aprile 2026 Don Grimaldi, ispettore generale dei 230 cappellani degli istituti penitenziari, riflette sulle criticità del sistema al centro del convegno al via oggi ad Assisi: “La situazione peggiora. Il sovraffollamento è un fenomeno endemico, su minori e stranieri ristretti nessun investimento di tipo riabilitativo”. “Il carcere è sempre più il luogo della pena e sempre meno l’occasione per capire che si può cambiare strada. I provvedimenti restrittivi decisi in questi mesi hanno penalizzato i percorsi di riabilitazione, e anche la nostra attività incontra delle limitazioni. Ma noi non possiamo dimenticare che lì dentro ci sono persone, uomini e donne che hanno la dignità di figli di Dio. E noi siamo al loro servizio”.
di Gianni Alemanno e Fabio Falbo
L’Unità, 29 aprile 2026 Giovedì, nell’area carceraria comune, con la coda dell’occhio vediamo passare una barella, sopra un corpo completamente coperto. Poco dopo scopriamo che Andrea si è impiccato alla finestra del bagno. “Era un bravo ragazzo - dice l’ispettore - ma da un po’ di tempo faceva discorsi confusi: non stava bene”. Aveva chiesto un permesso per passare qualche ora con la sua compagna e il suo bambino, gli era stato negato. Nel primo pomeriggio di giovedì eravamo davanti all’aula universitaria di Tor Vergata, nell’area carceraria comune, dove si incrociano persone detenute di tutti i bracci. Con la coda dell’occhio vediamo passare una barella, ma il corpo che vi è adagiato è completamente coperto fino alla testa.
di Sabrina Panarello
agenparl.eu, 29 aprile 2026 Spendere come la Svezia, morire come in Italia. Mentre il Ministero della Giustizia analizza la “complessità del fenomeno”, i dati del 2025 inchiodano il sistema. L’Italia spende 161 euro al giorno per detenuto, ma produce il doppio dei decessi rispetto ai partner UE. L’ultima fiammata al G11 di Rebibbia è solo l’ennesimo segnale di un incendio che sta divampando in ogni istituto della Penisola, da Nord a Sud. La morte di Andrea, 36 anni, detenuto lavoratore che sognava di riabbracciare il figlio, è il volto di un fallimento che non conosce confini regionali. È la prova di un sistema che, dati alla mano, sta scivolando fuori dai confini del diritto europeo e della dignità umana. Nonostante i tentativi istituzionali di inquadrare la crisi carceraria come un fenomeno multifattoriale, i numeri raccolti da Ristretti Orizzonti e dal Focus Suicidi di Antigone raccontano una verità speculare: l’Italia è oggi stabilmente sul podio europeo della morte volontaria dietro le sbarre, seconda solo alla Francia per numero assoluto di decessi.
di Guido Vitiello
Il Foglio, 29 aprile 2026 La prospettiva che decine di migliaia di nostri simili in gabbia vadano incontro a un’estate atroce ci interessa infinitamente meno dell’eventualità che una sola persona sia graziata per motivi umanitari su basi viziate. Emergenze ignorate e scandali mediatici. Testa o croce? Nel suo Punto sul Corriere della Sera, Gianluca Mercuri dice che in un paese un po’ più serio la notizia del giorno sarebbe la grande crisi energetica alle porte, e invece “siamo il paese di Nicole Minetti”. Nulla da eccepire sulla frivolezza del dibattito italiano. Ho semmai da ridire sul paragone disomogeneo - crisi energetica, grazia a Minetti. Ne suggerisco un altro: mentre noi chiacchieriamo sulla macchinazione transatlantica che avrebbe risparmiato a Minetti i servizi sociali, una nota del Dap ha deliberato che i pozzetti frigo non dovranno essere sistemati nei corridoi delle sezioni, e men che mai nelle celle. I detenuti potrebbero farne usi impropri. Per un bicchiere d’acqua fresca gli ospiti delle nostre carceri straripanti dovranno fare una domandina all’agente, e solo in orari definiti.
di Frank Cimini
L’Unita, 29 aprile 2026 Il ricorso del Pg. Alfredo Cospito aveva ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza di Sassari l’autorizzazione per acquistare una serie di libri e un Cd. La direzione del carcere non aveva dato corso alla decisione. Il procuratore generale ha presentato ricorso in Cassazione affinché l’ok dei giudici venga annullato. I libri sono: Dio gioca a dadi con il mondo di Giuseppe Mussardo edizioni Castelvecchi; L’incubo di Hill House di Shirley Jackson edizioni Adelphi; Gli altri figli di Dio di Catherine Nixey ed Bollati Boringhieri; Ghost Story di Peter Straub ed Fanucci. Il cd è Who Let the Dogs Out di Lambrini Girls. Il pg solleva dubbi sulla base delle recensioni prese dalla rivista online Rock Nation che direbbe che i testi sono espliciti e provocatori, un manifesto contro il sistema, il patriarcato e le ingiustizie sociali, intrecciano anarchia e attivismo femminista. Secondo la procura generale non è opportuno che “un detenuto con il percorso dell’attuale reclamante acquisti libri i CD veicolanti messaggi di disobbedienza e di contestazione istituzionale”.
di Giulia Beatrice Filpi
napolimonitor.it, 29 aprile 2026 Tra gli utenti libici dei social media, un video girato all’interno del carcere dell’Ucciardone di Palermo ha raccolto, nei giorni scorsi, decine di migliaia di visualizzazioni. Nel filmato, girato circa due settimane fa, Mohanned “Jarkass” Khashiba*, trentenne, detenuto in Italia da oltre undici anni, annunciava una protesta per chiedere certezze rispetto alle possibilità e alla data del rimpatrio, suo e di altri due cittadini libici reclusi in Italia, Mohammed Mezgui e Tarek Laamami. Nel filmato, il trentenne appariva in primo piano, con il volto segnato dalle occhiaie. Sosteneva di aver minacciato il suicidio, di essere stato trasferito in isolamento dopo aver avuto dei problemi con le forze dell’ordine all’interno del carcere, di aver iniziato uno sciopero della fame e della sete (attualmente sospeso, ndr).
di Fabrizio Roncone
Corriere della Sera, 29 aprile 2026 Tutte le polemiche sul ministero della Giustizia, dall’affaire Andrea Delmastro al rinvio a giudizio di Giusi Bartolozzi per il caso Almasri. Ecco il ministero della Giustizia, palazzo Piacentini, con spigoli rinascimentali, massiccio, sul marciapiede di sinistra, appena svoltato l’angolo tra Lungotevere De’ Cenci e via Arenula. Ma che posto è diventato? In questa legislatura è stato il teatro buio di gravi pasticci e di memorabili baruffe, di gaffe e di arroganze, di storiche sconfitte e adesso pure di un disastroso incidente che coinvolge, addirittura, quel luogo sacro chiamato Quirinale. C’è un lungo corridoio nella penombra. Il marmo. Il silenzio. Gli impiegati camminano sulle punte dei piedi. Un tempo sarebbe uscita lei, Giusi Bartolozzi. Alta, imperiosa, accigliata.
di Angelo Picariello
Avvenire, 29 aprile 2026 È del tutto legittimo chiedersi perché sul caso Minetti ulteriori verifiche non siano state fatte durante l’interlocuzione tra magistratura e ministero della Giustizia, prima di arrivare sul tavolo del Quirinale. Nello stesso tempo va preservato il valore in sé del provvedimento di clemenza, basato sul possibile cambiamento della persona. La procuratrice generale di Milano Francesca Nanni che ha curato, con il sostituto Gaetano Brusa, il parere favorevole alla concessione della grazia a Nicole Minetti, ora non esclude una revisione di tale parere e la contemporanea apertura di un’indagine a carico dell’imputata. L’uomo della strada, con qualche ragione, si chiede se tali ulteriori verifiche non potevano esser fatte durante l’interlocuzione di prassi che deve esserci fra magistrati e ministero della Giustizia, prima cioè di far arrivare la richiesta sul tavolo presidenziale.
di Stefano Giordano
Il Riformista, 29 aprile 2026 Il penalista Giovanni Fiandaca sostiene che la procura non possa indagare su un reato prescritto ma il pm può proseguire le indagini per accertare la presenza di fattispecie diverse dalla prima. Giovanni Fiandaca è uno dei più insigni penalisti italiani, garantista autentico - e va detto, perché in questa vicenda conta. Da agosto 2024 su Il Foglio si è dimostrato particolarmente sensibile ai diritti degli indagati eccellenti, Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone, indagati a Caltanissetta per favoreggiamento aggravato nel filone mafia-appalti, arrivando a invocare la soppressione della Commissione Antimafia come organo inutile e confusivo. L’ultimo contributo muove su due fronti: che una procura non possa indagare su un reato prescritto; e che l’audizione pubblica del Procuratore De Luca abbia violato le garanzie degli indagati. Su entrambi mi permetto di dissentire.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 29 aprile 2026 L’Eurocamera approva una risoluzione che chiede agli Stati membri di allineare la normativa sul reato di violenza sessuale. Si smarcano Fdi e Lega, e in Italia è stallo sul ddl Bongiorno. A dare la linea sul reato di violenza sessuale ora è il Parlamento europeo, che invita tutti gli Stati membri ancora fermi a una definizione di stupro fondata sulla “forza” a riformare la propria normativa ponendo al centro il principio del consenso. Lo prevede già la Convenzione di Istanbul, ratificata dal nostro Parlamento nel 2013. E molti Paesi, da ultimo la Francia, si sono allineati allo standard internazionale. Mentre l’Italia fatica a trovare la quadra sul ddl approvato in autunno alla Camera e attualmente fermo al Senato.
di Giulia Ghirardi
fanpage.it, 29 aprile 2026 “Dolori atroci, non mi curano”. In alcune lettere un detenuto al 41bis del carcere di Rebibbia ha espresso la volontà di morire a causa di dolori cronici non curati. La Ong Bon’t Worry Ingo ha denunciato a Fanpage.it “cure inadeguate” e il mancato trasferimento sanitario. “Voglio chiedere il suicidio assistito: non posso essere curato e ho dolori atroci”. A parlare è Salvatore F., 39 anni, malato cronico, detenuto al 41bis nel carcere romano di Rebibbia che, stando alle lettere che Fanpage.it ha potuto visionare, non riuscirebbe “a stare in piedi” a causa del dolore: “Non mi guardo neanche più allo specchio, sono deformato”.
sardiniapost.it, 29 aprile 2026 Nuovo episodio nel Centro di permanenza per i rimpatri dove la situazione è ormai fuori controllo grazie all’assenza pressoché totale delle istituzioni. Dicevano fosse una polveriera, e non avevano tutti i torti. Due blocchi del Cpr (Centro di permanenza per i rimpatri) di Macomer sono stati dati dalle fiamme dagli stessi ospiti (una definizione inadeguata per quella cinquantina di giovani nordafricani detenuti). In realtà, il rogo ai locali è stato il gesto disperato, l’extrema ratio di una protesta in corso da mesi e rimasta inascoltata. Sono intervenuti i vigili del fuoco e alcune ambulanze: un paio di persone sono rimaste intossicate dal fumo, poi soccorse e trasferite altrove.
di Angelica Mori, Giacomo Marzi e Sibilla di Guida
Corriere della Sera, 29 aprile 2026 Nell’ultima isola carcere d’Europa uno studio della Scuola Imt di Lucca e dell’Università di Firenze combina formazione imprenditoriale e regolazione emotiva per cambiare il rapporto dei detenuti con il futuro. In Italia circa il 68% dei detenuti torna in carcere entro tre anni dalla scarcerazione. È una delle statistiche più citate nel dibattito sulla giustizia penale e una delle meno scalfite dalle politiche pubbliche. I programmi di reinserimento esistono e in molti casi producono risultati parziali. Da qui nasce una ricerca condotta da ricercatori della Scuola Imt Alti Studi Lucca e dell’Università di Firenze che analizza cosa permette a un detenuto, una volta uscito dal carcere, di impiegare le opportunità offerte, in particolare nel lavoro.
di Edoardo Iacolucci
lacapitale.it, 29 aprile 2026 A Roma presentato “Fuori”, il progetto di Disco Lazio per portare università, cultura e sport ai giovani detenuti di Casal del Marmo e favorire il reinserimento sociale: “Il diritto allo studio non si ferma davanti ai cancelli di un carcere”. “Con “Fuori” portiamo il diritto allo studio dove troppo spesso non arriva”. Con queste parole Simone Foglio, presidente di Disco Lazio presenta presentato a Roma, nell’hub culturale Moby Dick della Garbatella, il progetto “Fuori” - Formazione universitaria per orientamento e reinserimento individuale, promosso da Disco Lazio, ente regionale per il diritto allo studio e alla conoscenza, in collaborazione con la Regione Lazio. L’iniziativa è rivolta agli studenti dell’Istituto penale per i minorenni di Casal del Marmo e punta a favorire percorsi di crescita, formazione e reinserimento sociale per ragazzi sottoposti a misure restrittive.
di Angelo Cannatà
MicroMega, 29 aprile 2026 In “Una stanza fatta di tempo” Francesco Demasi racconta il carcere dall’interno. L’esperienza del carcere è dura. Orribile. Da sempre. Una condizione dolorosa che menti lucide, acute, persone profonde, hanno indagato (a volte vissuto) per anni. Nelson Mandela riprende una celebre frase di Dostoevskij - “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni” - e la sviluppa in una direzione precisa: “Una nazione dovrebbe essere giudicata da come tratta non i cittadini più prestigiosi ma i più umili.” Ecco. Con le prigioni bisogna fare i conti perché la cosa ci riguarda. Perché le prigioni dicono di noi, come mostra Una stanza fatta di tempo di Francesco Demasi, che non vuol essere un’autobiografia né un atto d’accusa.
AFFARI SOCIALI
di Pino Corrias
Vanity Fair, 29 aprile 2026 Siamo al quinto Decreto sicurezza in quattro anni di governo. La ricetta è sempre la stessa: sospettare, arrestare, punire, esibire. Più un piccolo capolavoro di incostituzionalità. Visto che il quinto “Decreto sicurezza” nasce di nuovo con il manganello alzato - più reati, più carcere, più allarme sociale - vuole dire che forse (forse!) il manganello non è la soluzione del problema. Non lo è per due ragioni, non si scappa: o è storto il manganello, o è storto il governo che lo ripropone con l’identica urgenza con cui, in quattro anni, ha impugnato gli altri quattro decreti che non hanno funzionato come la propaganda assicurava. Nonostante abbiano già introdotto 57 nuovi reati e 60 aggravanti. Non bastano ancora?
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 29 aprile 2026 “Più reati, pene più alte e meno diritti: l’approccio panpenalistico lascia intatte le vere insicurezze: quella di chi muore sul lavoro, di chi non arriva a fine mese, di chi rinuncia a curarsi perché non può permetterselo, dei giovani angosciati da guerre e dalla paura del futuro”.
di Fabrizia Giuliani
La Stampa, 29 aprile 2026 È passato quasi un secolo, eppure la domanda che Liliana Segre deve sopportare resta la stessa: “Quando muori?”. È il 1938, l’anno delle leggi razziali; il padre le dice: “Non rispondere al telefono”. E perché mai, chiede la bambina, cosa può accadermi se arrivo per prima all’apparecchio in corridoio e prendo la cornetta? A cosa sono esposta? Lo scopre presto: non è una bambina che si limita a ubbidire. Corre e risponde, trova adulti - uomini e donne, specifica - che le fanno questa domanda, ossia le augurano di morire. Ci sono quasi riusciti, commenta con l’eleganza che la rende unica, che ha consentito alle sue parole di arrivare lontano e raggiungere anche chi non aveva alcuna disponibilità ad ascoltare i suoi racconti.
di Barbara Stefanelli
Corriere della Sera, 29 aprile 2026 Se una regola sul suicidio assistito “normalizza” qualcosa, l’assenza di quella regola normalizza altro: l’esilio, la disparità di accesso, il calvario burocratico. Vittorio Parpaglioni aveva 25 anni quando, il 31 ottobre 2023, ha accompagnato sua madre a morire in Svizzera. Sibilla Barbieri, attrice e regista, era malata terminale di cancro. “Durante il viaggio non parlava più, solo sguardi tra noi, ma non ci siamo mai sentiti soli”, ha raccontato Vittorio a Riccardo Bruno sul Corriere. Sibilla aveva provato ad attivare la procedura prevista dall’ordinamento italiano per essere aiutata a spegnersi, secondo la sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale.
di Francesco Armillei
Il Domani, 29 aprile 2026 Piuttosto che destinare risorse pubbliche a misure che non funzionano (e probabilmente non funzioneranno mai), avrebbe senso concentrarsi su interventi che non gravino sui conti dello Stato ma tesi a rafforzare il riconoscimento giuridico dei migranti. Il pasticcio legislativo sull’emendamento al decreto sicurezza ha avuto almeno un merito: riportare al centro del dibattito pubblico il legame tra gestione dell’ordine pubblico e presenza di residenti senza cittadinanza italiana. Negli ultimi anni, la maggioranza di governo ha adottato un approccio alla sicurezza fondato su due direttrici principali: da un lato l’inasprimento continuo delle pene; dall’altro, contenimento dei flussi migratori e aumento dei rimpatri. Eppure, questa strategia non sembra aver ridotto la domanda sociale di sicurezza.
di Giovanna Cavallo
L’Unità, 29 aprile 2026 Dopo la brusca stretta del decreto Cutro sul riconoscimento della protezione speciale il nuovo ddl Immigrazione rischia di trasformare il rispetto della vita privata e familiare in privilegio. Riservato a chi ha un buon reddito e conosce bene la lingua. La tutela della vita privata e familiare è diventata, negli ultimi anni, uno dei terreni più contesi del diritto dell’immigrazione, spesso più esposto alle oscillazioni politiche che a una visione coerente di sistema. Dopo la riforma Lamorgese, che aveva ampliato gli spazi della protezione speciale valorizzando i legami personali e l’integrazione sociale così come previsto dall’art 8 della Carta Europea dei Diritti dell’Uomo, il Decreto Cutro del 2023 ha segnato una brusca inversione di rotta, restringendo significativamente l’ambito di applicazione e abrogando i criteri previsti dal Testo Unico.
di Andrea Ceredani
Avvenire, 29 aprile 2026 L’Italia è condannata per i “trattamenti inumani” riservati a un minore nel Cara di Crotone, ma ActionAid conta 823 ragazzi soli nelle strutture per adulti. Eppure, i posti non mancano. Ai minori migranti, in Italia, non viene sempre garantita l’accoglienza in centri ad hoc organizzati per le esigenze dei ragazzi stranieri soli. A volte vengono ospitati in Centri di accoglienza straordinaria (Cas) per adulti, dove rischiano di essere “sottoposti a trattamenti inumani e degradanti”. È successo a H.D., un giovane originario del Burkina Faso, per la cui detenzione illegale nel Cara di Sant’Anna di Isola di Capo Rizzuto (Crotone) la Corte europea per i diritti dell’uomo ha condannato l’Italia al risarcimento dei danni morali e al rimborso delle spese legali per un totale di 10.500 euro.
di Luca Rondi
altreconomia.it, 29 aprile 2026 L’agenzia Invitalia ha pubblicato su incarico del Viminale l’appalto da 41,2 milioni per un nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio nel Parco umido La Piana nel Comune casertano. Il progetto prevede moduli radiali e un ballatoio perimetrale per la sorveglianza dall’alto. Per la prima volta sono introdotti i concetti di “confinamento” e di livelli di detenzione differenziati a seconda della “condizione di ostilità” dei trattenuti. Sono trascorsi 235 anni da quando il filosofo e giurista inglese Jeremy Bentham ideò il progetto di “carcere ideale” che avrebbe permesso a un unico sorvegliante di osservare tutti i reclusi disposti nelle celle circolari.
di Gabriele Segre
La Stampa, 29 aprile 2026 Le big tech raccolgono dati e li trasformano in decisioni, mentre le scelte politiche scompaiono. Consegnare polli surgelati e lanciare missili è, in fondo, la stessa cosa. Potrebbe benissimo essere questo il ragionamento di Shyam Sankar - direttore tecnologico di Palantir e gran sacerdote del profeta-tech Peter Thiel - quando spiega che una catena del valore, un processo produttivo e un’operazione di targeting mirato rispondono alla stessa logica di accelerazione e ottimizzazione. Ha ragione: viviamo nell’epoca in cui la capacità di calcolo ha ridotto l’errore fino a farlo sembrare una superstizione d’altri tempi. Le big tech raccolgono dati, li incrociano, li assimilano, li digeriscono e li restituiscono sotto forma di decisioni impeccabili e chirurgiche: cosa comprare, chi assumere, chi licenziare, chi fermare alla frontiera. Nonché quale bersaglio colpire e quando.
di Sabino Cassese
Corriere della Sera, 29 aprile 2026 Rischio cesarismo nella democrazia Usa. Con Trump il potere si personalizza oltre le regole. Aggredisce altre nazioni, non rispetta trattati e diritto internazionale, ignora la distinzione tra sfera pubblica e sfera privata, non ascolta le opinioni della minoranza, non rispetta la vita delle persone, esercita il potere in modo arbitrario, assume e licenzia collaboratori, si vale di familiari per l’esercizio di funzioni pubbliche, polarizza lo spazio pubblico: come spiegare il fenomeno Trump? Per comprenderlo, bisogna tener conto di molti fattori, esterni ed interni, organizzativi e personali, diretti e indiretti, del presente e della storia, come ha fatto Sergio Fabbrini nei suoi commenti settimanali ora raccolti in un libro intitolato Tsunami Trump. Il nazionalismo americano e l’Europa (Milano, Il Sole 24 Ore, 2026).
di Bernardo Parrella
Il Manifesto, 29 aprile 2026 “La manovra odierna dichiara che quei prodotti a base di marijuana terapeutica già autorizzati dai singoli Stati d’ora in poi rientreranno della Tabella III, e prevediamo che la ricerca aumenti in maniera significa per capire meglio come guidare pazienti e medici in questo percorso. Ulteriori interventi sono previsti per quest’estate, con un’audizione amministrativa accelerata da parte del ministero di Giustizia affinché la marijuana passi completamente dalla Tabella I alla III”. Questa la dichiarazione di Heidi Overton, vice-direttrice del Domestic Policy Council della Casa Bianca, nel corso della recente cerimonia nello Studio Ovale in cui Trump ha firmato il decreto che avvia questo percorso di minima riclassificazione da estendere all’intero territorio statunitense.
DOCUMENTI
Comunicato Si.Di.Pe. Sindacato Direttori Penitenziari. "Il sonno della ragione genera mostri"
Articolo. "Case di lavoro. Dove nessuno vuole guardare", di Paola Cervo
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 26 aprile 2026)
APPUNTAMENTI DI RISTRETTI
Giornata nazionale di studi: "Punire i giovani" (Casa di Reclusione di Padova, 22 maggio 2026)
APPUNTAMENTI
La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione fino al 3 maggio 2026
Festival di Teatro nelle Carceri - Comunità di Monza "Secondo Atto" (Monza, fino al 12 maggio 2026)
CONCORSI E PREMI