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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di domenica 1 novembre 2026
a cura di Ornella Favero e della redazione di Ristretti Orizzonti
L’Eccezione, 1 novembre 2026 L’ergastolo ostativo non neutralizza solo il detenuto, ma condanna anche i suoi famigliari a vivere la tortura della consapevolezza che quel padre, marito o figlio, è da considerare morto, anche se ancora in vita. Quando si parla di ergastolo ostativo, il dibattito si concentra spesso sulla gravità dei reati, sulla pericolosità dei condannati e sulla necessità di impedire che continuino a mantenere rapporti con le organizzazioni criminali. Molto meno spazio viene dedicato a quello che succede alle persone che li aspettano fuori dal carcere. Abbiamo ascoltato le testimonianze di tanti ergastolani ostativi, cercando di capire come una condanna senza una prospettiva concreta di uscita possa modificare i rapporti con i propri cari.
di Elton Kalica*
L’Eccezione, 1 novembre 2026 Quando sono entrato in carcere avevo poco più di vent’anni. Per oltre quattordici anni, però, la mia condanna non è stata soltanto quella stabilita dalla sentenza perché si è aggiunta anche l’ostatività. A metà pena ho chiesto un permesso premio per fare un incontro in una scuola, in compagnia di volontari, e mi è stato risposto che non potevo accedere ai benefici penitenziari in quanto il mio reato rientrava nella prima fascia dell’articolo 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario. Niente permessi premio, niente possibilità di sperimentare gradualmente il ritorno alla libertà attraverso una misura alternativa. All’inizio non riuscivo ad accettarlo. Ho cercato argomenti giuridici, studiato le disposizioni che avrebbero potuto permettermi di superare l’ostacolo.
fotosintesi.info, 1 novembre 2026 Il giovane egiziano aveva una dipendenza e nessun familiare in Italia. La sua avvocata cercava un percorso in comunità. Intanto il carcere ospita quasi il doppio delle persone previste e la risposta del governo ai problemi della giustizia minorile è ampliare gli istituti. Una comunità era ancora da trovare. La vita di un ragazzo di vent’anni si è fermata prima, nel carcere di Monza. Era egiziano, avrebbe compiuto ventuno anni a gennaio ed era arrivato in Italia da solo, a quindici anni. La sua storia attraversa il circuito minorile, le comunità, San Vittore e infine la casa circondariale brianzola. Un percorso nel quale la pena e la necessità di cura si sono intrecciate, fino a questa morte per suicidio.
di S. C., Osservatore di Strada
L’Osservatore Romano, 1 novembre 2026 Per conoscere direttamente dobbiamo vedere, toccare con mano; non è sufficiente leggere o istruirsi. Da sempre ci sono persone chi vivono in difficoltà, a causa di ristrettezze economiche o di scelte, talvolta libere, talvolta subite. E da sempre c’è qualcuno che, quando ne ha la possibilità, dà loro un aiuto. Il progresso, anziché diminuire le disuguaglianze, le ha accentuate. La povertà è ovunque e solo la solidarietà riesce a riconoscerla e a curarla. Ci sono organizzazioni locali e internazionali del terzo settore che cercano di portare sostegno in ogni campo, superando enormi difficoltà che, spesso, sono determinate da chi governa.
di Alessio Piro
vdj.it, 1 novembre 2026 In Italia si stima che le attività sportive rappresentino una fonte di sollievo e di equilibrio fondamentale per circa 12.000 persone private della libertà personale. La vita all’interno degli istituti penitenziari è segnata da isolamento, inattività e perdita di prospettive per il futuro. Il calcio è la disciplina più praticata, perché supera le barriere e restituisce dignità, salute e appartenenza, come grazie all’attività promossa da Enel cuore, attraverso il “Twinning project”.
di Daniele Biacchessi
giornaleradio.fm, 1 novembre 2026 In quattro anni, il Governo guidato da Giorgia Meloni ha promosso e approvato almeno sette tra decreti e disegni di legge improntati sulla sicurezza. La stretta securitaria si è sempre mossa sull’onda emotiva di violenze, disordini, fatti di cronaca che hanno fatto emergere l’inadeguatezza della gestione dell’ordine pubblico e della sicurezza. Il codice di procedura penale si è appesantito ulteriormente di nuovi reati, con pene più severe, giri di vite sugli immigrati e, negli ultimi mesi, con norme che avrebbero dovuto rimettere sotto controllo la violenza giovanile. Nessuno di questi provvedimenti ha funzionato, e l’ultimo, approvato dal Governo dopo i fatti di Milano, rischia di fare la stessa fine dei precedenti.
di Franco Vespignani, Eleonora Farneti*
Il Fatto Quotidiano, 1 novembre 2026 La società è meno in pericolo e meno nelle mani della delinquenza minorile, rispetto a quanto ci si voglia far credere. La percezione dei fenomeni - alimentata da una comunicazione spesso fuorviante che fa di un caso singolo la norma e che porta all’attenzione del pubblico eventi simili, che in altri momenti sarebbero stati omessi - non sempre si identifica con la realtà e l’effettiva dimensione di essi. E’ per ottenere una giusta visione del mondo della criminalità minorile, nel cui ambito negli ultimi anni si è sviluppato un fenomeno preoccupante come quello delle baby gang che ha dato la percezione che si sia abbassata l’età di chi commette reati, che abbiamo voluto analizzare con i numeri questo aspetto della società, in un momento, peraltro, in cui i recenti fatti di cronaca pongono domande che non dovrebbero esaurirsi con la semplicistica risposta repressiva e di un aumento di pene e reati.
di Carmelo Caruso
Il Foglio, 1 novembre 2026 Il Csm si trasforma in un monocolore rosso. Vince le elezioni la sinistra giudiziaria e la destra accusa il colpo. Le divisioni all’interno di Magistratura Indipendente, la paura di rappresaglie hanno convinto le toghe moderate a sposare il furore giudiziario. La mappa rossa delle procure. La destra ha un leader, Meloni, ma la magistratura di destra, la magistratura indipendente, chi ha? Quando Meloni definisce queste ultime elezioni del Csm, la nascita di un monocolore rosso, “una débâcle”, quando dice che il referendum sulla giustizia “resta il mio più grande rimpianto”, vuole dire che siamo di fronte a un fallimento. E lo addebita alla destra.
di Tommaso Greco
Avvenire, 1 novembre 2026 Le discussioni che si sono sviluppate intorno al provvedimento di scarcerazione di Youssef Siher, preso dalla gip di Milano Tiziana Landoni, hanno avuto come punto determinante la contestazione fatta alla giudice del Tribunale milanese di aver firmato un anno fa un appello di “Giuristi per Gaza”. “Di fronte alle notizie sulla violazione sistematica e protratta del diritto alla vita e degli altri diritti fondamentali della popolazione civile di Gaza”, 3.500 giuristi avevano sentito “il dovere di ricordare che lo Stato italiano, per Costituzione e per legge, e con l’adesione a trattati e convenzioni, ha scelto la tutela dei diritti fondamentali e la persecuzione dei crimini internazionali”, e invitavano a leggere, all’inizio di ogni udienza e di ogni lezione universitaria, il Preambolo dello Statuto della Corte Penale Internazionale, nel quale, tra le altre cose, si ricorda “che è dovere di ciascuno Stato esercitare la propria giurisdizione penale nei confronti dei responsabili di crimini internazionali”.
ansa.it, 1 novembre 2026 Una popolazione carceraria che invecchia, sempre più sovraffollamento, la carenza di personale sanitario che fatica a intervenire contemporaneamente sulle patologie croniche e sulle emergenze, il fallimento della legge sulle pene alternative per i tossicodipendenti. È questo il ritratto che esce dalla relazione di Antigone, chiamata in audizione in Commissione Carceri del consiglio regionale, dal gruppo regionale del Pd. “La situazione non è cambiata: permangono delle criticità nella dotazione di personale sanitario, non solo per quello dedicato alla salute mentale. Alcune indicazioni delle norme volute dal Ministro Nordio non sono applicate, ad esempio quelle che consentirebbero a chi ha patologie soluzioni alternative alla detenzione in carcere, in strutture adeguate, e questo perché non ci sono luoghi adatti con posti disponibili”, spiegano Roberta Vallacchi e Paola Bocci, consigliere regionali del Pd.
Il Piccolo, 1 novembre 2026 Il movimento critica il Governo per il trasferimento previsto di circa 200 detenuti legati alla criminalità organizzata. Preoccupazione per il futuro dei progetti di reinserimento e per il mancato confronto con le istituzioni locali. Una decisione presa senza coinvolgere la città, che rischia di compromettere oltre quarant’anni di lavoro tra carcere e territorio. Anche DemoS Piemonte interviene sulla riorganizzazione del carcere di San Michele. Destinato ad accogliere circa 200 detenuti legati alla criminalità organizzata e sottoposti al regime del 41-bis. Il movimento contesta soprattutto il metodo seguito dal Governo, denunciando l’assenza di un confronto preventivo con le istituzioni locali e con le realtà che operano all’interno dell’istituto penitenziario.
di Giulio Isola
Avvenire, 1 novembre 2026 Dall’intuizione del 46enne è nato uno strumento utile per i familiari che spesso devono affrontare viaggi lunghi e costosi per andare a trovare i propri cari. Presto il servizio (che ora è online) diventerà una app. L’idea è venuta a Claudio, 46 anni, che da 16 sta scontando la pena dell’ergastolo nel carcere di Opera e sta svolgendo un profondo cammino di rivisitazione del suo passato. Qualche settimana fa, racconta, stava uscendo dal carcere per andare al lavoro quando, alla fermata dell’autobus, gli è venuta incontro una signora “ed era chiaramente la madre di un detenuto uscita da un colloquio”. L’ha riconosciuta per uno strano particolare: la piega del volto che accomuna le madri di chi si trova in carcere.
di Andrea Guida
firenzetoday.it, 1 novembre 2026 La vecchia ala lavaggio del carcere è stata trasformata in un laboratorio di panificazione. Il progetto, realizzato grazie ai fondi ministeriali e alla collaborazione con Pizzaman, punta a offrire nuove opportunità di formazione e reinserimento lavorativo. Una vecchia ala lavaggio inutilizzata, trasformata in un laboratorio di panificazione dove imparare un mestiere e gettare le basi per una nuova vita una volta tornati in libertà. È il progetto che ha preso forma all’interno del carcere Gozzini di Firenze, dove dodici detenuti prossimi al fine pena stanno partecipando a un percorso formativo dedicato alla lavorazione degli impasti e alla preparazione di pane e pizza.
agrigentonotizie.it, 1 novembre 2026 La Giunta approva la delibera per partecipare al progetto regionale “Una giustizia più inclusiva”. La struttura comunali di via della Concordia ospiterà le attività di recupero socio-lavorativo gestite con gli uffici di Esecuzione penale esterna, senza alcun costo per le casse municipali grazie ai fondi europei Fesr. L’ex sede degli uffici Suap nella frazione di Villaseta è stata individuata dal Comune per diventare un “Hub della legalità” destinato al reinserimento sociale. L’atto di indirizzo e la relativa delibera di Giunta approvano l’adesione alla manifestazione d’interesse promossa dal dipartimento regionale della Famiglia e delle Politiche Sociali.
di Dario Crippa
Il Giorno, 1 novembre 2026 “Sono molto contento e orgoglioso di potervi annunciare che ufficialmente sono riuscito a far partire un progetto ambizioso di trattamenti osteopatici e massofisioterapitici per i detenuti del reparto Luce”. E poi ancora, “tutto questo è stato possibile grazie alla collaborazione con la direttrice della Casa circondariale Cosima Buccoliero. Ringrazio anche i responsabili della sezione, sovrintendente Giuseppe Reale e assistente Pietro Cistulli”. Con poche parole, il massofisioterapista, preparatore atletico, osteopata, biologo e nutrizionista Massimo Mesina chiude il cerchio su un’operazione rivoluzionaria che porta alla casa circondariale di via Sanquirico per la prima volta un personal trainer a disposizione gratuitamente dei detenuti.
di Nicholas Aleo
orabuca.it, 1 novembre 2026 Nove detenuti, ciascuno con la sua storia difficile alle spalle, riuniti e guidati sul palco dallo staff della Fondazione Ponchielli: così è nato “Oradaria”, lo spettacolo andato in scena il 17 ottobre sul palco del teatro della Casa Circondariale di Cremona. Un modo per socializzare, per rinforzare la riflessione sugli errori del passato, per evadere con la mente dal presente. Dare voce ai detenuti in un luogo dove i sogni sembrano svanire: sabato 17 ottobre, alla Casa Circondariale di Cremona, il sogno è stato meno distante. Attraverso uno spettacolo teatrale, dal titolo evocativo l’idea di una parziale e determinata libertà, alcuni detenuti hanno avuto lo spazio e la possibilità di raccontarsi in modo inedito.
Corriere dell’Umbria, 1 novembre 2026 Un incontro con uno dei più celebri artisti italiani viventi, nato dal lavoro creativo di un gruppo di detenute. Emilio Isgrò, insieme a fra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento di Assisi, ha incontrato nella casa circondariale di Perugia Capanne le donne che hanno partecipato a “Il Museo in valigia”, progetto di Fondazione CariPerugia Arte vincitore del bando per il welfare culturale promosso e finanziato da Sviluppumbria. Il percorso è partito dal museo di Palazzo Baldeschi, dove i ragazzi dei centri che lo frequentano hanno decorato valigie capaci di custodire non solo materiali per le attività creative, ma anche pensieri, lettere e messaggi personali.
CULTURA
di Lorenzo Lazzeri
giornaledellospettacolo.globalist.it, 1 novembre 2026 L’11 dicembre a Roma il Festival della Comunicazione sulle pene e sul carcere riunisce giornalisti, magistrati e studiosi per interrogarsi su come raccontiamo la detenzione. Dalle etichette attribuite ai giovani al divario digitale, fino alle difficoltà di riconoscere il cambiamento di chi sta scontando una pena. C’è un momento in cui una persona finisce per coincidere con il reato che ha commesso. Il suo nome scompare dietro una definizione: detenuto, criminale, ergastolano. Per la cronaca è una semplificazione comoda, per chi legge un modo rapido di riconoscere il protagonista della notizia. Ma cosa accade a quella persona dopo la condanna? È una domanda che raramente trova spazio sulle pagine dei giornali.
di Anna Paola Lacatena
L’Osservatore Romano, 1 novembre 2026 La salute delle donne in carcere: è questo il tema al centro di una recente ricerca condotta nelle sezioni femminili delle carceri pugliesi. Ce la illustra la curatrice del volume “Donne che contano i giorni” (Altrimedia edizioni, Matera, 2026) nel quale sono presentati i risultati dello studio. “Come stai?”. È la formula di cortesia più utilizzata per avviare una conversazione, a cui spesso si risponde con uno sbrigativo ed elusivo “Bene!”. La ricerca “Il corpo della donna e il carcere”, condotta da un’équipe del Dipartimento dipendenze patologiche dell’azienda sanitaria locale di Taranto, ha posto la domanda a 64 donne ristrette presso le case circondariali di Taranto e Lecce e presso la casa di reclusione di Trani.
di Francesco Musolino
La Stampa, 1 novembre 2026 Se Shakespeare scrivesse oggi l’Otello, Iago non avrebbe bisogno del fazzoletto di Desdemona. Gli basterebbe uno smartphone, un video manipolato, qualche messaggio ambiguo e un algoritmo pronto a suggerire a Otello esattamente ciò che teme: sua moglie lo sta tradendo, aizzando il mostro della gelosia insito nel suo cuore. Benvenuti nella guerra cognitiva, in cui il campo di battaglia è la nostra testa e il nemico può nascondersi dietro una singola notifica. Questo è lo scenario raccontato dalla psicologa e psicoterapeuta Anna Calabresi in “Assedio cognitivo. La mente come bersaglio” (Rubbettino, prefazione di Mario Caligiuri), un saggio che intreccia psicologia, neuroscienze e geopolitica per rispondere a una domanda inquietante: quanto ci appartengono i pensieri che difendiamo con tanta convinzione?
di Letizia Pezzali*
Il Domani, 1 novembre 2026 Mi incuriosisce un aspetto della ribellione contemporanea, e per ribellione intendo non solo le manifestazioni di piazza, perché il discorso può essere esteso. Mi incuriosisce il fatto che sia sempre più descritta come espressione di una qualità precisa: la randomness. La parola randomness si traduce con casualità, aleatorietà, ma il termine inglese è più carico di significati. I detrattori della ribellione diranno che chi si ribella in verità fa casino a caso (il bisticcio di parole è voluto). Fa casino per il piacere di farlo, senza che gli scopi siano seri. I massimi esponenti della randomness, secondo i detrattori, sono “i giovani”. Quelli che appunto “fanno cose, ma non sanno veramente il perché”. Quelli che non hanno approfondito le motivazioni di una protesta, non hanno studiato, non hanno fatto i compiti, e Bruno Vespa se ne accorge.
di Roberto Ciccarelli
Il Manifesto, 1 novembre 2026 In Europa c’è uno spirito che circola tra i giovani, e non solo, oltre gli identitarismi. “Questa è la fine dell’età contemporanea”. È uno slogan nato nelle rivolte francesi dell’ultimo mese che restituisce uno spirito che circola in Europa, lo stesso che abbiamo sentito nelle manifestazioni contro il caro-vita e il riarmo in Italia. Ma quale epoca nuova vuole il desiderio di abbandonare la nostra? Lo slogan mira a rivedere tutto e a reinventare l’esistente. Ma dopo avere detto “Abbasso tutto”, resta qualcosa? Dalla poesia che si legge sui muri non è possibile pretendere maggiori spiegazioni. Se parliamo con gli studenti possiamo avere qualche indicazione in più.
di Mariolina Iossa
Corriere della Sera, 1 novembre 2026 Le critiche da opposizione, Cgil e Cisl. Salvini: “Il Parlamento può intervenire”. La scuola pubblica perde altri 7 mila posti tra docenti e personale Ata, e i nuovi tagli previsti in manovra fanno insorgere sindacati e opposizioni. Dopo la riduzione degli organici già decisa con la legge di Bilancio 2025, si prevede nel 2027 un’ulteriore sforbiciata, un ridimensionamento che, considerando gli interventi distribuiti su tre anni scolastici, dal 2025/2026 al 2027/2028, porta, in totale, a quasi 15 mila il numero dei posti cancellati. A stabilirlo è l’articolo 66 del testo “bollinato” inviato alla Camera per l’avvio dell’iter parlamentare.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 1 novembre 2026 All’annuncio roboante dato nell’aprile scorso alla Camera, Giorgia Meloni aveva parlato di “dieci mila assunzioni di volontari in ferma prefissata per fare attività di sicurezza e controllo del territorio” in qualità di “carabinieri ausiliari”. Al netto del numero che si è sgonfiato alla prima resa dei conti, la nuova figura - ora declinata nella formula della “riserva volontaria”, ossia con servizio saltuario e non a tempo pieno - ha trovato spazio nelle pieghe della manovra 2027 che sta per essere incardinata in commissione Bilancio alla Camera. Non solo carabinieri, però: il ddl prepara l’introduzione degli ausiliari anche nella polizia di Stato, nella guardia di finanza e nella polizia penitenziaria, ma per questi corpi il governo si è limitato solo ad istituire due fondi per finanziare futuri provvedimenti normativi che definiranno i nuovi profili.
di Sergio Fontegher
officinaprimomaggio.eu, 1 novembre 2026 L’altro giorno uno di quei personaggi che da veri sono più grotteschi di quando Crozza ne fa l’imitazione, faceva vedere sul suo canale dove i poliziotti dovrebbero dare la manganellata ai “maranza” per rieducarli; nel video lo si vede spostare il colletto della camicia per mostrare il punto preciso dove il manganello deve colpire. Non sulla testa, sulla cervicale. Insomma, bisogna che i giovani re-imparino le buone maniere. E che gli adulti diano l’esempio. Il Presidente dello stato più potente del mondo dal punto di vista militare, la cui moneta è ancora il principale mezzo di pagamento internazionale, si sveglia un mattino e dice: “Ok, mi prendo la Groenlandia”.
di Raffaella Stacciarini*
Il Manifesto, 1 novembre 2026 L’intervento della premier apre a un interrogativo inquietante: chi decide cosa si può dire, in questo paese, sulle sostanze? Un problema d’informazione. A San Patrignano, la settimana scorsa, Giorgia Meloni ha rilanciato la linea del governo sulla cannabis davanti ai rappresentanti di 35 Paesi della Coalizione Europea contro le Droghe (Ecad) promossa da Italia e Francia. Il messaggio di Meloni è stato netto: la cannabis non è una droga leggera e chi continua a definirla così è irresponsabile. Fin qui, nulla di nuovo: è il copione che conosciamo da anni, quello della crociata. La novità, però, è un’altra. Meloni ha annunciato un dialogo con i principali network televisivi per correggere i “messaggi fuorvianti” diffusi in passato.
di Piero Innocenti
9colonne.it, 1 novembre 2026 I dati forniti dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza (Ministero dell’Interno) relativi al numero dei migranti sbarcati alla data del 3 ottobre scorso, ci aiutano a comprendere il fenomeno dell’immigrazione clandestina, che ha subito un decremento negli ultimi anni dopo i consistenti aiuti in denaro e mezzi forniti dal nostro Paese in particolare alla Libia, paese di maggior provenienza dei migranti a bordo di imbarcazioni. Così i 23.110 migranti (5.685 i bangladesi, il numero maggiore da alcuni anni ormai) sbarcati quest’anno vanno confrontati con i 51.855 dello stesso periodo del 2025 e i 51.193 del 2024 (nel 2016 erano stati addirittura 181.436).
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Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 31 ottobre 2026)
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