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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di venerdì 13 marzo 2026
di Luigi Manconi
La Repubblica, 13 marzo 2026 Negli ultimi anni sono stati oltre una ventina le inchieste e i processi che hanno avuto o hanno tuttora per oggetto comportamenti illegali di membri della Polizia penitenziaria. Si tratta di centinaia di indagati e condannati; e di altre centinaia di agenti (ma anche dirigenti e comandanti) che hanno taciuto o depistato o apertamente protetto i responsabili di illegalità, arrivando a falsificare atti e testimonianze. È il quadro generale del sistema penitenziario (Giustizia minorile compresa) a rivelare, così, il suo stato rovinoso. Nell’arco di due anni e due mesi i suicidi in carcere sono stati 182. Ma un altro dato suscita particolare allarme. Nel corso del 2025, su 254 decessi ben 50 si devono a “cause da accertare”. E questo, oltre a far sospettare che i suicidi effettivi possano essere ancora più numerosi, segnala quale sia il livello dell’assistenza sanitaria all’interno delle celle.
di Paolo Galletti
strisciarossa.it, 13 marzo 2026 La Costituzione e le sue previsioni possono essere offese anche con le Circolari e non solo con le iniziative legislative. Così una disposizione del Dap (Dipartimento per l’amministrazione Penitenziaria) emanata nel mese di ottobre 2025 ha stabilito che “l’autorizzazione per gli eventi di carattere educativo, culturale e ricreativo da svolgersi presso gli istituti ricomprendenti circuiti di Alta Sicurezza debba ora essere sempre richiesta alla Direzione Generale, anche quando gli eventi siano rivolti ai soli detenuti del circuito di media sicurezza”. Nei fatti l’attuazione pratica di questa normativa ha portato a revocare l’autorizzazione allo svolgimento di attività che si svolgevano da anni senza alcun problema e che rappresentavano un momento di crescita per le persone coinvolte.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 13 marzo 2026 Intervista con la responsabile giustizia del Pd sui limiti alle attività culturali per i detenuti. “La nuova circolare complica la situazione detentiva che già è gravissima. Non ci accontentiamo delle risposte di Nordio: succede il contrario di ciò che dice”. Debora Serracchiani, il governo limita le attività teatrali e culturali in carcere. Alcune le vieta. Che idea si è fatta di questa stretta? Abbiamo chiesto conto al governo della circolare di ottobre scorso, che accentra su Roma le decisioni sulle attività nelle carceri dove ci sono detenuti in alta sicurezza. Ha risposto che va tutto bene, ma noi non ci accontentiamo: facciamo di continuo visite in carcere e sappiamo che succede l’esatto opposto di quello che dice il ministero.
Il Sole 24 Ore, 13 marzo 2026 Incardinata al Senato una proposta di legge a prima firma Marco Meloni (Pd) per eliminare la “corsia preferenziale” che colloca in via prioritaria i detenuti al 41-bis nelle strutture carcerarie delle isole, in particolare la Sardegna. Fino a circa dieci anni fa, la Sardegna ospitava nelle strutture carcerarie dell’isola pochissimi detenuti in regime di carcere duro (il cosiddetto 41-bis), poi cresciuti gradualmente fino a un centinaio di unità. Ora il loro numero dovrebbe raggiungere un nuovo picco: nelle prossime settimane ne sono attesi oltre 160, in linea con la politica di “concentrazione” dei detenuti più pericolosi nelle carceri delle isole annunciata dal ministero della Giustizia, deciso ad attuare la “corsia preferenziale” per le isole introdotta nell’ordinamento penitenziario nel 2009 ma mai realmente applicata.
GIUSTIZIA
di Vincenzo Scalia
L’Unità, 13 marzo 2026 Dai tempi del lockdown, in Italia, ha preso piede la costruzione della devianza minorile come il principale problema del nostro Paese. Una rappresentazione dicotomica, lanciata dalla serie televisiva Mare Fuori, che raccontava di giovani che scelgono di sprofondare in un destino criminale malgrado il sostegno degli operatori penitenziari. Una mistificazione della realtà, prontamente recepita dalle altre articolazioni dell’apparato mediatico, e fatta propria da quelle forze politiche che, sin dai tempi di Bibbiano, puntavano a liquidare uno dei migliori sistemi penali minorili del mondo, studiato e copiato a livello internazionale per la residualità della pena e l’attenzione rivolta alla crescita del minore.
di Alice Dominese
Il Domani, 13 marzo 2026 Il rapporto della ong Save the Children sulla criminalità minorile spiega perché dietro l’espansione di denunce, arresti e armi tra i più giovani ci sono “fragilità emotive diffuse” di adolescenti spaventati dal mondo esterno. L’Italia è uno dei paesi con il tasso di criminalità minorile più basso in Europa, ma tra fragilità relazionali e vuoti educativi aumentano i minori denunciati o arrestati per reati violenti. “Almeno fare paura significa essere visti”, dice un ragazzo intervistato da Save the Children nell’ambito del report “(Dis)armati. Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà”, che critica la risposta punitiva prediletta dalle istituzioni.
di Nina Fresia
La Stampa, 13 marzo 2026 Tra i reati in aumento anche l’associazione mafiosa. Save the Children: “La risposta non può essere solo punitiva”. Rabbia, paura e forte sfiducia nella società: sono i sentimenti dietro ai numeri del rapporto “(Dis)armati. Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà” realizzato da Save the Children. Il campanello d’allarme suona forte e chiaro: è vero che le segnalazioni dell’autorità giudiziaria minorile sono diminuite nel corso degli ultimi vent’anni, ma allo stesso tempo sono aumentati i reati di natura violenta commessi dai giovanissimi. Rapine, lesioni personali, risse e minacce sono sempre più diffusi.
di Michele Passione*
Ristretti Orizzonti, 13 marzo 2026 Immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori, antagonisti; tutti in libertà, “se non passa la riforma”. Già che ci siamo, in direzione contraria, anche figli strappati alle madri. Con la bava alla bocca, chiamando a gran voce i suoi, scuotendo i peggiori umori forcaioli, la donna, madre, italiana fa la faccia feroce, e di nuovo tocca ingoiare e trattenere il respiro, per provare a spiegare, ancora una volta, che separare le carriere non ha nulla a che fare con questa pazza idea di rimettere a posto le cose e fermare il “plotone di esecuzione”. Piuttosto, senza pretesa di esaurire l’elenco, c’è l’ambizione di non far del processo uno strumento di lotta alla criminalità, ma di accertamento di un fatto, dando alle parti un ruolo paritario, dinanzi a un giudice terzo (non solo imparziale).
di Renato Balduzzi
Avvenire, 13 marzo 2026 Nonostante un clima non propriamente favorevole a ragionamenti e a riflessioni, ecco una chiave di lettura che potrebbe consentire di esercitare meglio, i prossimi 22 e 23 marzo, il dovere civico del voto, ai sensi dell’art. 48, comma 2, della Costituzione. Dopo l’autorevole e fermo invito del presidente della Repubblica a rispettare il Consiglio superiore della magistratura, i toni si sono un po’ abbassati, ma la campagna referendaria sulla riforma dell’ordinamento giudiziario continua ad affrontare l’ultima settimana intrecciando luoghi comuni non dimostrati, falsità contrabbandate per evidenze, attacchi generalizzati e talvolta scomposti alla magistratura quando non a singoli magistrati in particolare.
di Ilario Ammendolia
Il Dubbio, 13 marzo 2026 Cosa sarebbe meglio per l’Italia: lo Stato di polizia o una Repubblica in cui i giudici avranno (come in parte già hanno) il ruolo degli ayatollah in Iran? Secondo molti è questo il vero quesito a cui dovrà rispondere il popolo italiano al prossimo referendum. È c’è chi sogna e lavora per uno Stato in cui il governo potrà ordinare una retata di rom, di immigrati o di ragazzi che manifestano per la pace, senza “l’impaccio” dei magistrati. Così dall’altro lato, ci sono coloro che vorrebbero travolgere gli argini costituzionali per stabilire il primato etico, politico e legale dei giudici. Un loro ruolo di reggenza della Repubblica con una politica delegittimata. Questa è la scelta che ci vorrebbero imporre dall’una e dall’altra parte.
di Guido Salvini*
Il Dubbio, 13 marzo 2026 Dopo una lunga riflessione ho deciso di non partecipare a questa chiamata alle armi che non è un referendum su una legge ma appunto una guerra. Abbiamo assistito ad una campagna più pubblicitaria che di informazione ai cittadini, che ben poco possono sapere della materia del referendum. Una campagna contrassegnata da slogan fasulli. Per il Sì “Vuoi una giustizia più giusta?”, per il No “Vuoi magistrati sottoposti al Governo?” come dire “In Italia preferisci che ci sia la pace o la guerra?”, domande che hanno già in sé una risposta tautologica. E poi “Voterebbero Sì Gelli e i malfattori” o, al contrario, votare No significherebbe tradire Giovanni Falcone che era per la separazione delle carriere. Ed ancora per qualcuno se ci fosse stata questa riforma Enzo Tortora non sarebbe stato arrestato ingiustamente mentre per gli altri con questa riforma non ci sarebbe stato Mani Pulite. Ma così, sganciando in modo suggestivo eventi lontani dal loro contesto storico-giudiziario, non riproducibile oggi, si può dire qualsiasi cosa.
TERRITORIO
di Susanna Marietti
Il Fatto Quotidiano, 13 marzo 2026 Non parliamo di pericolosi terroristi ma di ragazzini, spesso di minori stranieri non accompagnati pluritraumatizzati da viaggi della speranza. Il 7 luglio scorso Antigone aveva depositato un esposto in procura nel quale raccontava le presunte violenze subite da ragazzini reclusi nel carcere minorile romano di Casal del Marmo. Erano varie settimane che eravamo stati raggiunti dalle prime segnalazioni e ne avevamo informato la garante comunale delle persone private della libertà, che ha avuto un ruolo fondamentale nel far sì che l’inchiesta oggi esplosa andasse avanti.
di Gigliola Alfaro
ancoraonline.it, 13 marzo 2026 Al 31 dicembre 2025 i minori e giovani adulti in carico al sistema penale minorile erano 17.027, con una crescita del 25% rispetto al 2022. Negli istituti penali per minorenni, ricorda l’VIII Rapporto di Antigone sulla giustizia minorile dal titolo “Io non ti credo più” presentato a fine febbraio, si è passati da 381 presenze a fine 2022 a 572 a fine 2025. Secondo il Rapporto è particolarmente critica la situazione dei giovani stranieri. E sono proprio alcuni detenuti stranieri, tra i 15 e i 19 anni, sarebbero le presunte vittime di pestaggi e aggressioni a opera di dieci agenti che sarebbero avvenuti nell’istituto penale minorile di Casal del Marmo, secondo un’inchiesta della Procura di Roma. Ne parliamo con don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane.
di Valentina Moro
La Stampa, 13 marzo 2026 Il guardasigilli risponde all’interrogazione parlamentare presentata da Ilaria Cucchi sulla morte dell’elettricista e dj di Asti, che lo scorso 29 dicembre si è tolto la vita nel carcere di Quarto dopo il suo arresto. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio interviene sul caso di Christian Guercio, elettricista e dj di 38 anni che si è ucciso all’interno del carcere di Asti lo scorso 29 dicembre. La risposta del guardasigilli arriva in seguito all’interrogazione parlamentare presentata da Ilaria Cucchi, senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra. “Alla visita di ingresso Guercio ha riferito tossicodipendenza e alcol-dipendenza. La valutazione psicologica ha indicato comportamento e ideazione corretti, umore tranquillo, assenza di propositi autolesivi e basso rischio di aggressività.
di Antonio Andreotti
Corriere del Veneto, 13 marzo 2026 Disponibili ad attività con i ragazzi nello sport, musica, musica, teatro e arti. Cresce a vista d’occhio l’”esercito” di volontari pronti a prestare servizio nel nuovo carcere minorile in via Verdi che, da fine febbraio, ha iniziato ad ospitare i primi cinque detenuti. Tra i temi più gettonati per realizzare progetti a favore dei giovani ospiti lo sport, la musica e l’espressività artistica. L’altra sera al Seminario diocesano “San Pio X” nel capoluogo un primo incontro di formazione e confronto dedicato alle associazioni di volontariato interessate a sviluppare attività per i minori ospiti del nuovo Istituto penale per i minorenni (Ipm). Quasi un centinaio i volontari e i cittadini che hanno risposto alla chiamata della Diocesi di Adria-Rovigo e del Centro servizi volontariato (Csv) di Padova e Rovigo.
di Estefano Tamburrini
Avvenire, 13 marzo 2026 Finalmente libero, ma davanti c’era il vuoto: Mohammed era solo, senza casa né lavoro. Dopo il carcere c’era solo la strada, dove ha dormito per “alcuni mesi” dopo il suo rilascio. “Avevo paura di morire o di finire di nuovo in carcere. Non mi sentivo protetto da nessuno: ero completamente solo”, racconta lui stesso. Temeva di “essere aggredito” e, a un certo punto, si è rifugiato nell’alcol per “non pensare” a ciò che lo “faceva preoccupare o stare male”. La prigionia a Sant’Anna (la Casa circondariale di Modena) era ormai alle spalle, ma il “reinserimento sociale” - di cui parla l’articolo 27 della Costituzione - non c’era affatto.
di Annavera Scandone
zetaluiss.it, 13 marzo 2026 La giornalista Federica Delogu a Voices ha tenuto un panel sugli stereotipi di genere e la loro influenza nelle prigioni. “Il 97,5 % della popolazione detenuta è composta da uomini. La sproporzione è importante, ma gli obiettivi del sistema penitenziario rimangono l’ordine e la sicurezza. Ecco perché le donne trans sono collocate in istituti femminili”: Federica Delogu, giornalista italiana che collabora, tra gli altri, con Internazionale, Domani e Antigone, ne ha parlato al festival Voices, spiegando come destinare una donna transessuale a un istituto penitenziale maschile la esporrebbe a ripercussioni sulla sua incolumità, rischi di soprusi e violenze.
di Giampaolo Cirronis
laprovinciadelsulcisiglesiente.com, 13 marzo 2026 “Quando il carcere è donna” è il tema dell’incontro dibattito in programma domani pomeriggio, a partire dalle 17.00, nella sede del Mutuo Soccorso di Iglesias (via XX settembre n. 84 palazzo Upim). Promosso dall’associazione La Mandragola, dall’Anpi e dallo SPI Cgil nell’ambito delle iniziative per la Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne, l’appuntamento intende approfondire il tema della detenzione femminile. Hanno aderito all’iniziativa Arci, Soims e Casa Emmaus di Iglesias, l’incontro sarà introdotto da Maria Luisa Tocco e Gabriella Masala rispettivamente presidenti de “La Mandragola” e dell’ANPI. Seguirà una relazione di Maria Grazia Caligaris, presidente di “Socialismo Diritti Riforme” a cui seguirà il dibattito.
di Ombretta Grasso
La Sicilia, 13 marzo 2026 Stasera e domani lo spettacolo fra “cunto” e giochi di luci. Il monologo “Vorrei una voce” storie di donne attraverso le canzoni di Mina è nato da un laboratorio con le detenute. “Perdere la capacità di sognare significa far morire una parte di sé”. Di quanti sogni sono fatte le vite delle detenute della Casa Circondariale di Messina, rinchiuse in uno spazio di sbarre, cancelli, grate? Lo spettacolo “Vorrei una voce” - stasera e domani alle 21 al Teatro Ambasciatori di Catania per la rassegna Palco Off - è dedicato a coloro i quali hanno perso la capacità di sognare.
di Teresa Cioffi
Corriere di Torino, 13 marzo 2026 “Dal Volturno al Tevere al Nilo” è il racconto di una caduta improvvisa e di una resistenza interiore che diventa testimonianza. Il libro, sottotitolato “Storia umana e di malagiustizia” e firmato da Carmine Antropoli, verrà presentato sabato (ore 16.30) al Circolo dei lettori di Torino. Le pagine sono state scritte dal dottor Antropoli, primario chirurgo dell’ospedale Cardarelli ed ex sindaco di Capua dal 2006 al 2016, dal carcere. L’arresto è arrivato tre anni dopo la fine del suo mandato amministrativo, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. “Alle 4.30 del mattino si presentano i carabinieri con un mandato di cattura. Per me un incubo, il mondo mi cade addosso”. Passerà quattro mesi in carcere in custodia cautelare, prima di ottenere i domiciliari e affrontare un lungo processo che si concluderà solo anni dopo. La vicenda giudiziaria terminerà con l’assoluzione, perché il fatto non sussiste.
AFFARI SOCIALI
di Anna Laura Bussa
Il Manifesto, 13 marzo 2026 L’allarme dei Giuristi Democratici. Il governo sta portando avanti “un progetto eversivo” per “impedire il dissenso” e “trasformare progressivamente lo Stato di diritto in uno Stato di polizia”. A lanciare l’allarme sono i Giuristi Democratici che presentano al Senato un dossier sull’ultimo decreto sicurezza messo in campo dal governo. Un’analisi, articolo per articolo, “che mostra - spiega Antonello Ciervo del gruppo dei Giuristi democratici - come il provvedimento miri a concretizzare una svolta autoritaria in totale contrasto con la Costituzione”.
di Sergio D’Elia
L’Unità, 13 marzo 2026 Coi barconi di fortuna, i gommoni sgonfi e i pescherecci sovraffollati dei migranti di oggi che dalla Libia, dalla Turchia o dalla Tunisia attraversano il Mediterraneo, sono tornate “le navi di Lazzaro”. E le condizioni infami della traversata nel mare mosso non sono altro che l’annuncio di quel che li aspetta sulla terra ferma. Nessun miracolo, nessuna resurrezione. Le sezioni d’isolamento dei nostri istituti di pena sono come “le navi di Lazzaro”. Degradate nel girone più basso, più buio, più fetido del carcere, le “stanze di pernottamento”, senza aria e senza luce, si affacciano su corridoi dove scorre di tutto: dall’acqua sporca della doccia comune ai rivoli d’urina di un Lazzaro impazzito.
di Daniela Fassini
Avvenire, 13 marzo 2026 Il 2026 è l’anno con l’inizio più drammatico per numero di morti: secondo l’Oim sono già 545, erano 144 nello stesso periodo del 2025. Il 2026 è l’anno con l’inizio più drammatico per numero di morti. “Diminuiscono gli arrivi ma aumentano i morti” sottolinea un portavoce dell’Oim che, calcolatrice alla mano snocciola: dai 9 morti del 2014 (primo anno in cui si è cominciato a registrare le vittime in mare, ndr) ai 545 del 2026. Il periodo di riferimento è sempre lo stesso: 1 gennaio - 12 marzo. Passando per i 490 del 2017, i 358 del 2018 e poi ancora, 353 nel 2023 e i 144 dello stesso periodo del 2025.
di Massimo Nava
Corriere della Sera, 13 marzo 2026 Guerre giuste e guerre dimenticate: il doppio standard. Quando la forza finisce per sostituire le regole. È abbastanza sorprendente il coro di commenti negativi sulla politica di Donald Trump, a proposito di uso indiscriminato della forza, umiliazione della diplomazia e palese violazione del diritto internazionale. Come se l’attacco all’Iran fosse soltanto un caso improvviso e isolato, concepito dalle follie di potere del presidente americano. Come se la memoria del recente passato e persino del presente fosse azzerata. Come se tutto quanto continua ad accadere anche fuori dall’Iran (leggi Ucraina, Libano, Gaza) fosse meno grave e meritasse meno attenzione. Ed è ancora più sorprendente come l’affermazione di un principio - il diritto internazionale - sia sottoposta a variabili di ordine culturale e politico, il che, di conseguenza, comporta che la violazione dello stesso sia considerata più o meno grave non in assoluto, ma a seconda di chi la decida e di chi la subisca.
di Gabriele Segre
La Stampa, 13 marzo 2026 Tra i mille effetti brutali della guerra ce n’è uno meno evidente ma altrettanto spietato: quando città e uomini bruciano abbastanza a lungo, prima o poi nel rogo finiscono anche le nostre contraddizioni. Il conflitto in Medio Oriente è già arrivato a questo punto dopo appena due settimane: mentre incendia un’intera regione, ha cominciato a incenerire anche le maschere indossate dal nostro Occidente, portando alla luce le verità nascoste di un’epoca che non riusciamo più a riconoscere. Lo fa, come sempre accade in guerra, soprattutto per immagini. La prima è quella di Donald Trump nello Studio Ovale, circondato da una dozzina di pastori evangelici in giacca e cravatta. Occhi chiusi, mani posate sulle spalle del comandante in capo. Come in un antico rito di consacrazione, invocano la protezione su di lui e sulle sue insegne: quelle dei bombardieri che decollano dalle portaerei e dei missili che solcano il cielo dal Mediterraneo al Golfo Persico.
di Maysoon Majidi
Il Manifesto, 13 marzo 2026 Nel carcere di Evin sospesa la distribuzione del cibo. Crescono le preoccupazioni per la situazione dei prigionieri politici in Iran. Nonostante gli attacchi militari e le condizioni di guerra, non è stata diffusa alcuna comunicazione riguardo alla liberazione dei detenuti. “MIO PADRE era stato condannato a morte tre volte, con le stesse accuse che vengono spesso rivolte agli attivisti civili e politici: propaganda contro il sistema, spionaggio e inimicizia contro Dio. Alla fine la sua pena è stata ridotta a quindici anni di carcere, dato che non esisteva alcuna prova concreta contro di lui” racconta al manifesto Zhino Babamiri, figlia di Rezgar Babamiri, prigioniero politico curdo.
ilpost.it, 13 marzo 2026 L’avvocato generale dell’esercito israeliano, Itai Ofir, ha deciso di archiviare il procedimento contro cinque soldati accusati di aver torturato un prigioniero palestinese nella prigione di Sde Teiman. Il caso era stato molto discusso nel paese e all’estero dopo che la precedente avvocata generale Yifat Tomer-Yerushalmi aveva diffuso un video in cui si vedeva un gruppo di soldati circondare il detenuto, picchiarlo e violentarlo con un oggetto appuntito, coprendosi con gli scudi antisommossa.
APPUNTAMENTI DI RISTRETTI
DOCUMENTI
Articolo. "Giustizia riparativa… anche senza vittima", di Mario Pavone
Articolo. "Separazione delle carriere e indipendenza cognitiva del giudice", di Glauco Giostra
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 9 marzo 2026)
APPUNTAMENTI
La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione fino al 15 marzo 2026
Incontro-dibattito. "Lavoro e teatro per rieducare il detenuto" (Sottomarina-VE, 20 marzo 2026)
Incontro-dibattito. "Coltivare la fiducia per una giustizia con la comunità" (Lodi, 22 aprile 2026)
CONCORSI E PREMI