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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di venerdì 1 maggio 2026
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 1 maggio 2026 In una riunione tra ministero e Anm l’annuncio: “Per la media sicurezza sarà di nuovo il direttore a decidere”. Per l’alta sicurezza la palla sui laboratori resta a Roma, ma con meno pratiche alcune attività potrebbero ripartire. Notizia accolta con speranza da chi ha condotto la battaglia per far continuare a entrare in carcere teatro, lingue e libri, ma nessuno si illude. Dopo mesi di chiusura entra in carcere uno spiraglio di luce. La circolare che ha dato il via alle restrizioni sulle attività culturali sarà cambiata: cadrà la regola secondo cui ogni attività che viene svolta in un carcere in cui ci sono detenuti in alta sicurezza deve essere autorizzata da Roma, anche se destinata ai detenuti comuni. Per questi ultimi tornano le regole di prima: sarà il direttore del carcere a decidere se autorizzare i laboratori oppure no.
di Osservatorio Carcere UCPI
camerepenali.it, 1 maggio 2026 Proprio a ridosso di un’estate che si annuncia più calda delle precedenti e che, come le precedenti, si abbatterà sulla sempre più numerosa popolazione detenuta aggravandone le già critiche condizioni, il DAP ha diramato, in pochi giorni, una serie di provvedimenti e comunicazioni sui “frigoriferi nelle carceri” dal contenuto, allo stesso tempo, surreale e grottesco. Da un lato, con una circolare del 31 marzo 2026, a firma del Direttore Generale Detenuti e Trattamento, Ernesto Napolillo, si sollecitano soprattutto i provveditori regionali a impartire adeguate disposizioni per garantire ai detenuti, nei reparti, condizioni di minor sofferenza in ragione dei disagi “correlati alle elevate temperature” della stagione in arrivo, in modo da contrastare l’aumento di atteggiamenti “autolesionistici e/o autosoppressivi da parte dei reclusi”.
ansa.it, 1 maggio 2026 “Serve una fase di ricostruzione che valorizzi le vere professionalità. È ormai evidente che la guida del Dap non può più essere affidata a magistrati ordinari. Nelle more di un auspicabile affidamento della guida a un dirigente penitenziario di carriera, chiediamo formalmente al governo e al Capo dello Stato il commissariamento del Dap”. Lo afferma in una nota il coordinatore nazionale del Fsi-Usae, Federazione sindacati indipendenti dei dirigenti penitenziari di diritto pubblico, Enrico Sbriglia. “Siamo convinti - aggiunge - che serva una fase di ricostruzione per una nuova architettura del sistema che valorizzi le vere professionalità.
di David Maria Riboldi
Avvenire, 1 maggio 2026 Niente più frigo nelle celle! E lo sentiamo il coro che si alza, quello della società cosiddetta “civile”: beh sono in galera, non in un albergo! È giusto! Hanno sbagliato: devono pagare. Sottinteso: devono stare scomodi o, meglio ancora, più caustico: devono soffrire. Hanno fatto soffrire gli altri, ora tocca a loro. Niente frigo. Ci sta. Anzi: chi glieli ha messi? Del resto l’organo deputato alla gestione delle carceri si chiama “Amministrazione penitenziaria”. Ossia amministrazione della penitenza, della sofferenza, di quel quid afflittivo che sarebbe necessario a proteggere la società con le sue regole e a fare da effetto deterrente.
di Giuseppe Muolo
Avvenire, 1 maggio 2026 Voci di speranza, voci di riscatto. Sono i cappellani e gli operatori della pastorale penitenziaria riuniti ad Assisi. Un passato da tossicodipendente. Un presente e un futuro da pasticciere. Tommaso non si guarda più indietro. Quel “tunnel” - così lo chiama - che lo ha condotto in carcere è ormai un capitolo chiuso. Adesso aiuta chi è nella sua stessa condizione di allora. La svolta è arrivata grazie all’incontro con la Cooperativa Noi e Voi, che nella Casa Circondariale “Carmelo Magli” di Taranto porta avanti un laboratorio di pasticceria e buffet, in collaborazione con l’omonima associazione.
di Rita Bernardini
L’Unità, 1 maggio 2026 Dopo la condanna abnorme, i due anni trascorsi nell’inferno delle carceri rumene e l’estradizione in Italia nel carcere di Viterbo, Filippo Mosca deve scontrarsi con i problemi della giustizia nostrana. E, in particolare, della magistratura di sorveglianza: gli negano il permesso perché, si spiega nelle motivazioni, chi non rielabora criticamente il proprio reato resta pericoloso. Ma lui si è sempre dichiarato innocente. Filippo Mosca oggi ha 31 anni. A 28, il 3 maggio 2023, durante una vacanza con amici in Romania per il festival musicale di Mamaia, fu arrestato insieme a Luca Camalleri e a una ragazza che si assunse subito la responsabilità di un pacco contenente droga consegnato in hotel. In un processo sommario, senza distinguere le posizioni, tutti e tre, incensurati, furono condannati a otto anni e qualche mese.
di Francesco Kostner
L’Unità, 1 maggio 2026 Certe storie dovrebbero essere conosciute e meditate da tutti. Per capire meglio quanta sofferenza c’è in giro. Dietro ogni angolo. Magari a poca distanza da ognuno di noi. Spesso senza che se ne abbia contezza. E avere conferma, se ce ne fosse bisogno, che la vita non riserva a tutti lo stesso trattamento. Ho fatto più o meno le stesse considerazioni, ma con un coinvolgimento emotivo e un dispiacere personale ancora più accentuati che in passato, dopo avere letto l’articolo che lo scorso 7 aprile Sergio D’Elia ha dedicato su l’Unità alla drammatica e, aggiungo, assurda vicenda giudiziaria dell’ergastolano di Platì Domenico Papalia, dietro le sbarre da oltre cinquant’anni e gravemente ammalato. È in serio pericolo di vita.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 maggio 2026 Il ministero della Giustizia proroga il regime speciale per l’anarchico detenuto a Sassari. Tra ricorsi respinti e nuovi fronti giudiziari, resta il nodo sull’applicazione del 41 bis a un soggetto senza struttura mafiosa. Il ministero della Giustizia ha rinnovato il 41 bis nei confronti di Alfredo Cospito. Il provvedimento, atteso entro il 4 maggio, è stato notificato oggi all’avvocato difensore Flavio Rossi Albertini. Per l’anarchico detenuto nel carcere di Sassari altri due anni di carcere duro. Non è una sorpresa. Il rinnovo del 41 bis è diventato da decenni un atto quasi automatico: una volta entrati in quel regime, uscirne è raro. La legge prevede una revisione periodica, ma nella pratica i decreti di proroga si susseguono senza che il quadro di fondo cambi di una virgola.
GIURISPRUDENZA
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 maggio 2026 L’esecuzione della pena può fermarsi senza scadenza quando il condannato è in condizioni di salute gravissime e irreversibili. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza 66 che affronta un tema centrale per la dignità in carcere. La questione era nata da un dubbio del Tribunale di Bologna su un uomo condannato a tre anni e mezzo, ormai devastato da deficit cognitivi e motori in una casa di riposo. Per i giudici bolognesi non era giusto obbligarlo a continue visite mediche per confermare quello che la scienza sa già. Chiedevano di poter dichiarare che la pena non può più essere eseguita.
di Antonio Bargone
Il Riformista, 1 maggio 2026 Il processo non è la ratifica di un teorema: il Pubblico ministero deve valutare le tesi della difesa. E non finisce qui: deve cercare anche gli elementi di prova che possono smentire la sua stessa ipotesi. La sentenza n. 58 depositata nei giorni scorsi dalla Corte Costituzionale afferma una cosa semplice, ma nel contesto italiano quasi rivoluzionaria: il Pubblico ministero deve cercare anche gli elementi di prova che possano smentire la propria stessa ipotesi, valutando con attenzione le tesi della difesa. Non è una novità teorica. È, anzi, un principio scolpito nella cultura costituzionale del processo penale. Eppure, proprio perché ribadito oggi con tanta nettezza, suona come una smentita implicita di una prassi che negli anni si è consolidata in senso opposto.
gazzettadilivorno.it, 1 maggio 2026 Un detenuto di 42 anni, originario del Piemonte ma da tempo residente in città, è stato trovato morto nella sua cella alle Sughere. A dare la notizia è Marco Solimano, garante dei detenuti, che evidenzia le criticità all’interno dell’istituto penitenziario. Il garante dei Diritti delle Persone private della libertà del Comune di Livorno, Marco Solimano, commenta con un intervento la notizia dell’ennesimo decesso avvenuto nel carcere di Livorno, e porge le sue condoglianze ai familiari. “Alle Sughere la morte arriva di notte”.
di Elisa Sola
La Stampa, 1 maggio 2026 Milano, quattro esposti firmati da 135 carcerati. Gli atti mandati ai pm, al Dap e al ministero della Giustizia. È un paragrafo a sé. L’oggetto è in terza riga: “Limitazione dello zucchero”. Il testo è scritto in corsivo su fogli a righe. “Non è possibile acquistare più di un chilo di zucchero al mese. Dobbiamo scegliere se zuccherare il caffè o il latte. O se rinunciare a tutte e due le cose per fare un dolce. Molti di noi non hanno i soldi nemmeno per comprare quel chilo. Sono vietati anche i sughi e lo scatolame. Lo sgombro, il tonno. Dicono per motivi di sicurezza. Ma allora anche questa penna, con cui scriviamo, è pericolosa, se uno vuole fare del male”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 maggio 2026 Al carcere di Opera, a Milano, qualcosa di molto grave starebbe accadendo da mesi. Denunce in procura, esposti, segnalazioni di avvocati, reclami collettivi firmati da oltre cento detenuti, quattro interrogazioni parlamentari. Eppure nessuno sembra muoversi. Un muro di gomma che si consolida giorno dopo giorno, mentre dall’interno continuano ad arrivare voci di pestaggi, umiliazioni, minacce di morte. Il primo allarme formale risale al 26 ottobre 2025. L’associazione “Quei Bravi Ragazzi Family”, presieduta da Nadia Di Rocco, presenta una denuncia-esposto alla procura della Repubblica di Milano.
di Simonetta Ieppariello
ottopagine.it, 1 maggio 2026 Deve scontare la sua pena in carcere ad Avellino, ma è malata di cancro. Si chiama Elena ha 56 anni, e da alcune settimane le sono stati diagnosticati più tumori. Il suo quadro clinico la costringe ad enormi sofferenze e oggi il garante dei detenuti Samuele Ciambriello ha lanciato un appello per lei, perché si possa curare fuori dal carcere. “Elena soffre, sta male. Spiega Ciambriello. Bisogna garantirle cure fuori, quel diritto sancito dalla costituzione che vorrei fosse garantito anche ad altri malati carcerati”.
di Giulio Gavino
La Stampa, 1 maggio 2026 Un contratto, vero, con busta paga, i contributi pagati e tutti gli annessi e connessi, per riprendere a vivere dopo aver saldato il conto con la Giustizia e la Società. Da trafficante di droga all’impiego stabile con un’azienda che ha bisogno di manodopera qualificata. E’ iniziato qualche tempo fa un progetto che non fa del reinserimento solo una “stampella” provvisoria ma una pietra angolare della “seconda vita” fuori dal carcere. A beneficiarne, in effetti, è un detenuto poco più che trentenne che al momento vive in regime di semi-libertà. Ma ancora per poco. Di giorno se ne va al lavoro, la sera per dormire torna in cella.
cronachesalerno.it, 1 maggio 2026 Si è tenuto ieri un dialogo aperto tra S. Ciambriello e Manuela M. Siniscalco una delle mediatrici del centro di giustizia riparativa istituito a Salerno. Il dialogo ha spaziato dall’importanza di divulgare la cultura della giustizia riparativa preparando sempre di più i mediatori esperti nelle università - oggi deputate alla formazione dei nuovi mediatori - per poi concludersi con una proposta concreta del garante dei detenuti alle mediatrici di giustizia riparativa di Salerno di iniziare con lui questa opera di divulgazione della G. R. proprio tra i detenuti negli istituti penitenziari del territorio.
di Eugenio Raimondi
Avvenire, 1 maggio 2026 Per non limitarsi alla sola tregua, la giustizia riparativa ricerca una terzietà generativa che non imponga dall’alto ciò che richiede invece un processo lento, teso al futuro. Per non limitarsi alla sola tregua, il nuovo numero di Gutenberg, il supplemento culturale di Avvenire in edicola e in digitale il 1° maggio, affronta le pratiche e le forme della giustizia riparativa, dal pensiero giuridico ai casi concreti, fino alle risonanze culturali e storiche della ferita.
di Simona Bonfante
Il Riformista, 1 maggio 2026 Le serie tv a tema carcerario vanno sempre fortissimo. Oz, Prison Break, Orange Is the New Black ma anche l’italianissima Mare Fuori fanno audience, appassionano il pubblico, creano un corpo solido di fedeli del genere. Il carcere delle serie è naturalmente un carcere finto, un pretesto narrativo più che un oggetto di racconto. Il carcere vero interessa parecchio meno, diciamo quasi niente. L’attenzione si accende di rado, quando scoppia una rivolta, per esempio, o quando a fine anno si fa la contabilità dei morti suicidi. Si comprende come, nello scroll ininterrotto, l’attenzione sfugga e nel diluvio di meme, foto, video e roba del genere il carcere non ci possa stare perché non escono foto, video o reel da dentro.
di Aldo Grasso
Corriere della Sera, 1 maggio 2026 Giunti infine alla sesta stagione, le modalità con cui “Mare Fuori” - una coproduzione Rai Fiction-Picomedia, per la regia di Beniamino Catena e Francesca Amitrano - viene offerto al pubblico non cambiano. Forse sarebbe più corretto scrivere “ai pubblici”, perché la serie è ormai diventata un caso di scuola per la tv contemporanea che ibrida il palinsesto con le piattaforme digitali. Come già per le stagioni precedenti, “Mare Fuori” - che rappresenta e si rivolge a un pubblico giovane - passa prima da RaiPlay per poi approdare su Rai 2, in una più classica programmazione in prima serata (4,9% di share). Non è facile descrivere la trama, che vede una Rosa Ricci (Maria Esposito) più protagonista e intensa che mai.
AFFARI SOCIALI
di Franco Corleone
L’Espresso, 1 maggio 2026 In nome della sicurezza, un sistema fatto di Daspo urbani, fogli di via, zone rosse, che incide sui diritti. Alla vigilia della Liberazione è stato approvato l’ennesimo decreto sicurezza, privo dei requisiti costituzionali di necessità e urgenza, con una conclusione farsesca che ha certificato una profonda crisi istituzionale e la riduzione del ruolo del Presidente della Repubblica. La Camera dei deputati si è rifiutata di correggere un errore del Senato (dando un colpo mortale al bicameralismo) e ha bocciato le pregiudiziali di costituzionalità su un punto riguardante il diritto di difesa, segnalato dal Quirinale, e il governo ha messo una toppa con un decreto abusivo, per cancellare una norma non in vigore e costringendo Mattarella a un doppio salto mortale.
di Emilio Minervini
Il Dubbio, 1 maggio 2026 La libertà di stampa è ai suoi minimi da un quarto di secolo a questa parte. È l’allarme lanciato dall’Ong francese Reporters sans frontiers (Rsf) nel suo ultimo rapporto sulla libertà di stampa nel mondo pubblicato ieri. Da 25 anni Rsf vigila sullo stato di salute della libertà di stampa nel mondo con l’Indice globale sulla libertà di stampa. “In oltre la metà dei paesi del mondo, lo stato della libertà di stampa rientra ormai nelle categorie “difficili” o “molto gravi” - si legge nella nota stampa pubblicata da Rsf che ogni anno redige l’Indice globale della libertà di stampa - in 25 anni il punteggio medio complessivo dei 180 Paesi valutati è ai minimi storici.
di Alessandro Saccomandi
Avvenire, 1 maggio 2026 Il problema non è soltanto morale - se sia accettabile speculare su guerre e tragedie - ma anche molto concreto: questi mercati rischiano di influenzare gli eventi stessi. Il futuro, oggi, si acquista con pochi spiccioli: una quota, un clic. Pura speculazione: borse valori dove non si scambiano azioni di aziende, ma scommesse sul verificarsi di eventi futuri. Sono i prediction market, arene digitali in cui si monetizza l’incertezza puntando sull’esito di eventi reali. Il valore dei contratti fluttua in base alle probabilità stimate dal mercato: se il “no” a un referendum vale il 55%, la quota costa 55 centesimi; in caso di vittoria, se ne incassa uno - dollaro o euro. In alternativa, si può speculare sulla variazione: vendere a 70 centesimi una quota pagata 55 garantisce un profitto immediato.
di Federico Zuolo*
Il Domani, 1 maggio 2026 Di fronte al manifesto pubblicato sul profilo di Palantir, dobbiamo chiarire quali opzioni politiche e materiali effettivamente abbiamo, senza farci sviare dagli oscuri riferimenti filosofici. La battaglia politica, deve iniziare da subito, denunciando chi si sottomette a questi personaggi, e deve puntare all’indipendenza tecnologica da queste dinamiche di asservimento. Cosa c’è dietro al manifesto di Palantir? Thiel e Karp, i capi di Palantir, propongono una chiamata alle armi che molti hanno chiamato tecnofascismo.
DOCUMENTI
Articolo. "Diritto penale e principi costituzionali", di Francesco Viganò
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 30 aprile 2026)
APPUNTAMENTI DI RISTRETTI
Giornata nazionale di studi: "Punire i giovani" (Casa di Reclusione di Padova, 22 maggio 2026)
APPUNTAMENTI
La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione fino al 3 maggio 2026
Festival di Teatro nelle Carceri - Comunità di Monza "Secondo Atto" (Monza, fino al 12 maggio 2026)
CONCORSI E PREMI