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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di venerdì 30 gennaio 2026
di Ornella Favero*
Ristretti Orizzonti, 30 gennaio 2026 Quando stavo scrivendo l’articolo sulla difficoltà (che a volte è proprio incapacità) di molte Istituzioni di chiedere scusa quando sbagliano, mi è arrivata la notizia tragica di un suicidio “annunciato”, quello di Pietro Marinaro, una persona detenuta nella sezione Alta Sicurezza di Padova che ha scelto di togliersi la vita perché non reggeva al dolore di perdere quel poco che aveva: una detenzione decente interrotta bruscamente per un trasferimento che io definisco “feroce”. Feroce perché nel giro di poche ore è stato detto a persone che da anni, da decenni anzi erano incarcerate a Padova di mettere insieme le proprie cose e prepararsi a partire. L’articolo che avevo scritto resta, ahimè, perfino troppo vero: l’umanità pare non far parte del bagaglio di qualità richieste per essere delle buone Istituzioni.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 30 gennaio 2026 Cronaca di un suicidio, nel carcere di Padova. Voi cosa fareste se dopo 18 anni in una casa, per quanto umile e anzi proprio brutta e triste, da un giorno all’altro vi sfrattassero e vi costringessero a cambiare alloggio e città, allontanandovi di molti chilometri dai vostri parenti e amici e costringendovi a interrompere qualunque attività avevate in corso? Sarebbe un trauma, uno choc. Forse vi impietosireste di meno se questo esempio lo applicassimo a un detenuto, a una persona in carcere per reati associativi. Forse vi tornerà un po’ di empatia e di pietà umana, però, se vi diciamo che questa persona - un uomo di 73 anni, 40 trascorsi in carcere, 18 al Due Palazzi di Padova - appresa la notizia del trasferimento, si è slacciato la cintura dei pantaloni, l’ha infilata nel collo e nelle sbarre della finestra e si è impiccato.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 gennaio 2026 C’è un dato che dovrebbe farci riflettere, uno di quelli che raccontano più di mille discorsi sulla condizione del nostro Paese. Negli ultimi dieci anni, dal 2014 al 2024, il numero dei detenuti nelle carceri italiane è aumentato del 15,4%. Nello stesso periodo, le persone in povertà sono cresciute del 14,1%. Due curve che corrono parallele, quasi identiche, come se fossero legate da un filo invisibile. A metterlo nero su bianco è Stefano Anastasìa, garante regionale della privazione della libertà del Lazio, che ha elaborato questi numeri partendo dal rapporto di Oxfam presentato al World Economic Forum di Davos. Il quadro che emerge è quello di un’Italia dove le carceri sono diventate, di fatto, il contenitore finale del disagio sociale.
GIUSTIZIA
di Cinzia Sciuto
MicroMega, 30 gennaio 2026 Il livello di civiltà di una società si misura, tra le altre cose, anche dal modo in cui tratta chi ne vìola le regole. Se prendiamo per buono questo indice, dobbiamo riconoscere che il nostro livello di civiltà è molto basso e, cosa ancora più grave, scende sempre più in basso sia perché punisce con severità sempre maggiore un sempre più ampio spettro di comportamenti sia perché le condizioni in cui troppo spesso si espia la pena sono parecchio al di qua delle minime condizioni di umanità e rispetto della dignità previste dalla Costituzione e da diverse Convenzioni internazionali. Il carcere non è un albergo, si sente dire da coloro che propagandano “ordine e sicurezza” (pura propaganda, come vedremo).
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 30 gennaio 2026 Nella cerimonia alla presenza di Mattarella, il primo presidente D’Ascola si dice preoccupato che siano “garantite autonomia e indipendenza” delle toghe. Il guardasigilli Nordio: “Blasfemo sostenere che il nostro testo mini i due principi”. Per il pg Gaeta: “Lo scontro fra giudici e politica è a livelli inaccettabili”. La vexata quaestio della riforma costituzionale della Giustizia sulla separazione delle carriere dei magistrati, che andrà al vaglio dei cittadini nel referendum confermativo del 22-23 marzo, si riflette anche sugli interventi istituzionali nella cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione.
di Alessio Ribaudo
Corriere della Sera, 30 gennaio 2026 Per essere punibili non basta risultare “positivi” ai test, occorre la “pericolosità”. La Corte costituzionale non boccia la riforma del Codice della strada ma ne cambia l’applicazione. Rischiano una multa, la sospensione della patente e l’arresto solo le persone che hanno livelli di sostanza stupefacente in circolo tali da creare un pericolo per la sicurezza stradale. “Tornano centrali soglie scientifiche e valutazione del rischio”. Era una delle novità più discusse, e più divisive, della riforma del Codice della strada del 2024. Bastava un test rapido su strada, una semplice positività, e per il guidatore scattava automaticamente la denuncia.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 30 gennaio 2026 Riforma ammessa ma va punito solo chi crea un reale pericolo per la sicurezza stradale. La Consulta mette qualche paletto al nuovo Codice della strada firmato Matteo Salvini laddove sanziona la “guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope”. Ma scontenta un po’ tutti: sia i “falchi” che lamentano la vanificazione dell’”effetto deterrente”, sia coloro che speravano nella censura totale della norma che punisce anche chi ha assunto stupefacenti molti giorni prima di mettersi al volante. La sentenza 10/2006 redatta dal giudice Viganò e depositata ieri, infatti, ritiene non costituzionalmente illegittima la nuova formulazione dell’articolo 187 del Codice della strada ma impone che “possa essere punito solo chi si sia posto alla guida in condizioni tali da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale”.
Il Sole 24 Ore, 30 gennaio 2026 Secondo la Consulta, sentenza n. 10, non sarà necessario dimostrare che la sostanza stupefacente assunta abbia effettivamente alterato le capacità di guida del conduttore, ma occorrerà comunque accertare la presenza nei suoi liquidi corporei di una quantità della sostanza che appaia idonea ad alterare queste capacità. La nuova formulazione dell’articolo 187 del codice della strada non è costituzionalmente illegittima, purché venga interpretata nel senso che possa essere punito solo chi si sia posto alla guida in condizioni tali da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza numero 10 del 2026, depositata oggi.
di Salvatore Frequente
Il Fatto Quotidiano, 30 gennaio 2026 L’intervista all’avvocato Claudio Miglio per capire le novità e i punti ancora poco chiari dopo la sentenza della Corte Costituzionale. Per la Corte costituzionale può essere punito solo chi si è messo alla guida di un veicolo, dopo l’assunzione di droghe, in condizioni tali da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale. Una sentenza che stravolge l’articolo 187 del Codice della Strada così come modificato su spinta del ministro Matteo Salvini. Adesso per sanzionare la “guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti” sarà necessario accertare che “la qualità e quantità” di droga presente nel corpo del soggetto “risultino generalmente idonee, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, a determinare un’alterazione delle condizioni psico-fisiche, e conseguentemente delle normali capacità di controllo del veicolo”.
di Ivan Compasso
padovaoggi.it, 30 gennaio 2026 Dopo quello di mercoledì mattina, si tratta del secondo recluso in 36 ore che si toglie la vita nel penitenziario di Via Due Palazzi. Un giovane detenuto è morto suicida ieri sera, 29 gennaio. Si è tolto la vita nel bagno della sua cella nella casa di reclusione di Padova. Al momento non si conosco dettagli sull’identità della vittima. Se nel 2025 si sono suicidati nelle carceri italiane ben 78 detenuti e quattro agenti, nel solo primo mese del 2026 se ne contano già cinque. Dopo quello di mercoledì mattina, si tratta del secondo recluso in 36 ore che si toglie la vita nel penitenziario di Via Due Palazzi.
di Roberta Polese
Corriere del Veneto, 30 gennaio 2026 Detenuto suicida dopo la chiusura dell’ala di “alta sicurezza” e la decisione del suo trasferimento. Sono tre le interrogazioni parlamentari alle quali il ministro della Giustizia Carlo Nordio dovrà rispondere per chiarire le circostanze che hanno portato al suicidio Pietro M., 73 anni, detenuto in carcere al Due Palazzi di Padova. L’uomo tra martedì e mercoledì si è tolto la vita nella sua cella all’interno del reparto di Alta sicurezza del penitenziario padovano. Era l’alba del suo trasferimento in un’altra struttura, dopo 19 anni passati a Padova e dopo un lungo percorso riabilitativo che lo aveva portato a lavorare in un laboratorio di cucito con buoni risultati. Al detenuto, ergastolano in cella dal 1998, non era stata nemmeno comunicata la destinazione finale.
di Roberta Polese
Corriere del Veneto, 30 gennaio 2026 “Non faccio nulla di speciale: vado in carcere parlo con i detenuti, chiacchieriamo di tutto, credo che a loro serva proprio questo: essere ascoltati”. La ex professoressa Loredana Drago, padovana, ha 78 anni, fa volontariato da sempre, e da sei anni frequenta con costanza il Due Palazzi. Professoressa quando ha iniziato ad andare al Due Palazzi? “Cantavo nei “Coristi per caso”, facemmo uno spettacolo in carcere quando ho visto i detenuti tornare nelle loro celle, mi si è stretto il cuore, ho pensato alla vita lenta, ripetitiva che vivono, allora mi sono messa a disposizione del centro Ocv, operatori carcerari volontari”.
di Carlo Casini
La Nazione, 30 gennaio 2026 Al 29enne deceduto erano stati diagnosticati problemi di droga e di natura psichiatrica. Il Garante: "Doveva essere curato". Tre deputati Pd presentano un’interrogazione a Nordio. "Il detenuto che si è tolto la vita aveva una doppia diagnosi di dipendenza da stupefacenti e problemi di fragilità mentale molto evidenti. Sono le classiche persone che mandiamo in carcere perché non sappiamo dove metterle. In realtà, non abbiamo altro tappeto sotto cui nascondere questa polvere sociale". Lo ha detto il garante dei detenuti di Firenze, Giancarlo Parissi, parlando del detenuto 29enne morto in ospedale dopo aver tentato il suicidio nella sua cella.
di Mara Rodella
Corriere della Sera, 30 gennaio 2026 Il suo invito: “La cittadinanza potrebbe rispondere con l’offerta di attività occupazionali: i detenuti che lavorano in carcere sono pochissimi”. Ha lavorato tanto, con i detenuti. Anche quando a Brescia non era ancora arrivata. E ci crede davvero, che qualcosa di buono si possa e si debba fare, perché “uno degli enormi problemi di Brescia si chiama carcere”. Al netto delle attese per la nuova struttura che dovrà sorgere a Verziano, la presidente della Corte d’appello, Giovanna di Rosa, lancia un appello - e lo farà anche domani all’Anno giudiziario - alla città tutta. “La giustizia penale termina nell’esecuzione della pena”, una conclusione che quindi deve essere “il più significativa possibile”.
immediato.net, 30 gennaio 2026 Il Gup ha ammesso Regione Puglia, garante dei detenuti e associazione Yairaha onlus nel procedimento che vede 14 imputati tra agenti, medici e psicologo. La procura chiede il rinvio a giudizio per i fatti dell’11 agosto 2023, ma gli indagati respingono ogni accusa. Nel procedimento sulle presunte torture avvenute nel carcere di Foggia l’11 agosto 2023, il giudice dell’udienza preliminare Cecilia Massarelli ha accolto la richiesta di costituzione delle parti civili presentata dal garante regionale per i detenuti, dalla Regione Puglia e dall’associazione “Yairaha onlus”, impegnata nella tutela dei carcerati. Si tratta di uno dei passaggi centrali dell’udienza preliminare che riguarda 14 imputati - dieci poliziotti penitenziari, tre medici e uno psicologo - tutti in servizio nella casa circondariale, per i quali la Procura chiede il rinvio a giudizio.
doremiao.it, 30 gennaio 2026 Si è concluso venerdì 23 gennaio il progetto “Insieme in DogAia”, Educazione Assistita con i cani all’interno del carcere di Prato. Fortemente sostenuto dal personale dell’Istituto e facilitato in tutte le sue fasi da un’ottima organizzazione che ha consentito il miglior svolgimento possibile, il percorso ha previsto (oltre alle sue fasi progettuali) una serie di dieci incontri settimanali della durata di due ore ciascuno, alla presenza di uno o due cani e degli operatori dell’associazione Do Re Miao. Gli obiettivi del progetto hanno riguardato aree della sfera personale che risentono maggiormente delle restrizioni legate alla privazione della libertà, quali l’ansia e i comportamenti autolesivi e violenti.
micromega.net, 30 gennaio 2026 Un volume interamente dedicato a carcere e penalità nel XXI secolo. Che cosa significa punire? Quali comportamenti meritano di essere affidati alla sfera del penale in uno Stato di diritto? È pensabile addirittura abolire il carcere? In un tempo in cui le destre al governo ampliano il catalogo dei reati fino a criminalizzare povertà, dissenso e migrazione, MicroMega dedica il primo volume del 2026 a uno dei grandi rimossi del nostro presente: il carcere, interrogando con rigore l’idea stessa di pena e il suo senso all’interno delle società democratiche contemporanee.
fuoriluogo.it, 30 gennaio 2026 Carceri al collasso, cure negate, libertà d’informazione in caduta: il nuovo Rapporto di A Buon Diritto fotografa un arretramento che riguarda tuttə. Il 28 gennaio 2026, nella Sala Stampa della Camera, A Buon Diritto ha presentato l’aggiornamento del Rapporto sullo stato dei diritti in Italia, un monitoraggio che da oltre dieci anni prova a mettere in fila - con dati, analisi e un linguaggio accessibile - ciò che troppo spesso resta frammentato: l’erosione quotidiana delle garanzie, l’asimmetria tra diritti proclamati e diritti praticabili, la trasformazione di bisogni sociali in problemi di ordine pubblico.
AFFARI SOCIALI
di Luigi Alfonso
vita.it, 30 gennaio 2026 Parla Ugo Bressanello, il fondatore di Domus de Luna, una Fondazione che opera in Sardegna da vent’anni. Indica una delle carenze più gravi del sistema sanitario nazionale: i disturbi psichiatrici, spesso legati alle dipendenze, e i servizi destinati a donne e bambini che hanno vissuto incuria, maltrattamenti e abusi. “C’è una criticità insidiosa all’interno dell’emergenza sanitaria, in Sardegna come nel resto d’Italia. Riguarda tanti cittadini, ma non solo le fasce più fragili della popolazione. Mi riferisco al complesso mondo della psichiatria, ai problemi delle dipendenze da sostanze, alcol o gioco d’azzardo, ma anche ai servizi essenziali destinati a donne e bambini che hanno vissuto incuria, maltrattamenti e abusi”.
di Christian Raimo
Il Domani, 30 gennaio 2026 Il testo della direttiva dei ministri Piantedosi e Valditara sui metal detector nelle scuole è intriso di lessico militare e poliziesco: il disagio giovanile diventa esclusivamente un problema di ordine pubblico. I rischi pedagogici di questa operazione sono altissimi. L’uso di strumenti di rilevazione trasformerebbe la scuola in un luogo di prevaricazione educativa, la fiducia tra docenti e studenti verrebbe ovviamente lacerata. Sembra essere nato un nuovo ircocervo governativo, il ministero del Controllo e della sorveglianza, che unisce il ministero dell’Istruzione e del merito con quello dell’Interno. La direttiva congiunta emanata mercoledì 28 gennaio dai ministri Giuseppe Valditara e Matteo Piantedosi sulle misure “per il rafforzamento della prevenzione e contrasto dell’illegalità negli istituti scolastici” segna una svolta repressiva ...
dossierimmigrazione.it, 30 gennaio 2026 Il nuovo “pacchetto sicurezza” presentato dal governo prevede ulteriori strette per le Ong che salvano dai naufragi, per i ricongiungimenti familiari e persino per i rinchiusi nei Cpr, strutture sempre più disumane e soprattutto inutili. Erodere gli ultimi diritti rimasti ai pochi irregolari che finiscono nella rete dei Cpr. Rendere la vita ancora più difficile a chi cerca di salvare vite umane dai naufragi. E, novità, limitare le possibilità di ricongiungersi con la propria famiglia. Potrebbero aumentare di numero le politiche italiane improntate al sadismo verso i migranti, denunciate da Idos alla presentazione Dossier Statistico Immigrazione 2025. Dipenderà dal percorso del “nuovo pacchetto sicurezza” presentato dal governo a metà gennaio e non ancora discusso in Consiglio dei ministri.
di Giota Tessi, Lola García-Ajofrín e Kim Son Hoang*
Il Sole 24 Ore, 30 gennaio 2026 Una recente sentenza europea apre il dibattito su come conciliare salute pubblica e autonomia personale nelle prigioni. Nelle discussioni sul fumo, i temi abituali sono le piazze, i ristoranti, gli uffici o i trasporti pubblici. Raramente si pensa alle carceri, eppure lì la questione assume una dimensione completamente diversa, intrecciando salute pubblica, diritto e dignità umana. Una recente sentenza del Tribunale Europeo dei Diritti dell’Uomo (Tedu) ha acceso i riflettori su un tema spesso trascurato: il divieto assoluto di fumare in carcere può violare i diritti fondamentali dei detenuti, compreso il diritto alla vita privata sancito dall’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. La decisione, presa nel caso Vainik e altri contro Estonia, mostra quanto sia sottile il confine tra tutela della salute e rispetto dell’autonomia personale in un contesto già fortemente limitato dalla detenzione.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 30 gennaio 2026 Quello del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi con il suo omologo egiziano Mahmoud Tawfik su Giulio Regeni, durante il loro incontro al Viminale di mercoledì, non era un silenzio. Era un’omissione. Il tentativo di rimediare fatto ieri dal capo della polizia Vittorio Pisani, ieri alla firma del nuovo Memorandum di cooperazione con l’accademia del Cairo, è andato addirittura oltre: è stato un elogio, quasi un ringraziamento. “La polizia di stato è stato l’organo che ha svolto le indagini sul caso Regeni - ha detto - indagini portate avanti anche con la collaborazione e l’acquisizione di documenti forniti dalla polizia egiziana. Questo sistema di cooperazione può agevolare quella cooperazione investigativa e giudiziaria affinché anche il caso Regeni giunga a una conclusione”.
DOCUMENTI
Comunicato Camera Penale Veneziana: "Un suicidio annunciato"
Comunicato Garante di Trieste: "Condizioni inumane e degradanti per dipendenti e detenuti"
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 30 gennaio 2026)
APPUNTAMENTI DI RISTRETTI
(Online su ZOOM, dal 22 gennaio al 26
febbraio 2026). Per iscriversi: https://forms.gle/
APPUNTAMENTI
Convegno. "Il ventunante: la cella si pare, lo stigma resta" (Milano, 30 gennaio 2026)
La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione fino all'1 febbraio 2026
CORSI DI FORMAZIONE
CONCORSI E PREMI