Direttore: Ornella Favero

Redazione: Padova, Via Citolo da Perugia 35

Telefax 049.654233. Mail: redazione@ristretti.it 

Sito internet: www.ristretti.org  

 

Notiziario quotidiano dal carcere

--> Rassegne Tematiche <--

Edizione di giovedì 29 gennaio 2026

di Ornella Favero*

Ristretti Orizzonti, 29 gennaio 2026 Quando stavo scrivendo l’articolo sulla difficoltà (che a volte è proprio incapacità) di molte Istituzioni di chiedere scusa quando sbagliano, mi è arrivata la notizia tragica di un suicidio “annunciato”, quello di Pietro Marinaro, una persona detenuta nella sezione Alta Sicurezza di Padova che ha scelto di togliersi la vita perché non reggeva al dolore di perdere quel poco che aveva: una detenzione decente interrotta bruscamente per un trasferimento che io definisco “feroce”. Feroce perché nel giro di poche ore è stato detto a persone che da anni, da decenni anzi erano incarcerate a Padova di mettere insieme le proprie cose e prepararsi a partire. L’articolo che avevo scritto resta, ahimè, perfino troppo vero: l’umanità pare non far parte del bagaglio di qualità richieste per essere delle buone Istituzioni.

 

di Susanna Marietti*

Il Fatto Quotidiano, 29 gennaio 2026 L’ultima cattivissima notizia che arriva dalle carceri italiane è l’ennesimo suicidio: un detenuto di 72 anni si è tolto la vita nella casa di reclusione di Padova. In Italia esiste un’enorme questione carceraria che è a sua volta un’enorme questione democratica. Chiusure ingiustificate, militarizzazione, sovraffollamento intollerabile, linguaggio istituzionale truce, minori considerati al pari di mafiosi e terroristi, comunità penitenziarie considerate solo come questione di ordine e sicurezza. Non era questa la storia penitenziaria democratica ereditata dal pensiero costituente, dai grandi Calamandrei, Spinelli, Pertini, Foa.

 

di Maria Brucale*

linkedin.com, 29 gennaio 2026 Aprono un carcere, chiudono quell’altro. Blocchi, moduli, scatole e corpi da spostare, numeri da contare. Un po’ di detenuti qua, un po’ là. Sono già iniziati i feroci spostamenti, improvvisi e irragionevoli che interrompono percorsi faticosi di adattamento e di convivenza, di recupero a volte, di vita sempre; sradicano abitudini familiari conquistate nel tempo fatte anche di piccole cose, di dettagli organizzativi, di una quotidianità conformata al luogo di detenzione, ritagliata tra spese e tempi del viaggio, pacchi da portare, orari per le telefonate e le videochiamate, documenti per autorizzare i colloqui. Spezzano rapporti di vicinanza e di solidarietà costruiti con i compagni di viaggio, di fiducia reciproca con il personale del trattamento.

 

di Luigi Mastrodonato

wired.it, 29 gennaio 2026 C’è un luogo in Italia dove il tempo sembra essersi fermato. È il carcere. Entrarci significa riavvolgere il nastro dell’innovazione e dello sviluppo tecnologico a come era decenni fa. Se il mondo libero è oggi alle prese con la sfida dell’intelligenza artificiale, per chi vive in carcere la situazione è spesso ancora ferma al tempo in cui c’erano i telefoni a muro, le televisioni da prendere a pugni per stabilizzare il segnale e le lettere cartacee per avere una corrispondenza con l’esterno. Da qualche anno c’è chi però si sta prodigando per cambiare le cose con uno dei servizi tecnologici più rudimentali esistenti, ma che in carcere può fare una grande differenza: la posta elettronica.

 

agensir.it, 29 gennaio 2026 “Alle immagini delle armi, manuali o supertecnologiche che siano, che continuano a provocare morte e distruzione, si contrappongono le Porte sante, che hanno visto il passaggio di milioni di pellegrini a Roma e nel mondo”. Lo ha detto il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, aprendo il Consiglio permanente dei vescovi italiani, in corso a Roma fino al 28 gennaio. “Una Porta è stata aperta anche nella casa circondariale di Rebibbia, simbolo delle tante soglie da attraversare, dando visibilità a quei dimenticati di cui la Chiesa vuole invece continuare a prendersi cura”, ha ricordato Zuppi.

 

di Salvo Fleres

Quotidiano di Sicilia, 29 gennaio 2026 Il mito dell’inasprimento delle pene come deterrente al crimine. Mi preoccupa molto l’idea secondo cui, attraverso la pena, intendo dire attraverso la sua graduazione e il suo inasprimento, si possano combattere i fenomeni criminali. Gli assertori di una simile teoria mi fanno tenerezza, ma mi fanno paura, perché sono palesemente delle “pericolose anime semplici”, secondo le quali la vita sarebbe fatta soltanto da posizioni nette: il bianco e il nero, il buono e il cattivo, il delinquete e la persona perbene, i colpevolisti e gli innocentisti, ecc.

 

di Virginia Piccolillo

Corriere della Sera, 29 gennaio 2026 Il comitato per il referendum contestava la decisione del consiglio dei ministri di votare tra la seconda e la terza settimana di marzo. Il Tar del Lazio ha detto no. Con la sentenza n.1694, il Tribunale ha respinto il ricorso del comitato per il referendum sulla giustizia, promosso da 15 giuristi, con il quale si contestava la decisione del consiglio dei ministri di votare il 22 e 23 marzo prossimi. I giudici della sezione seconda bis hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell’Unione italiana forense. Il Tar ha ritenuto infondato il ricorso avanzato contro il decreto del Presidente della Repubblica del 13 gennaio 2026 (e contro la relativa deliberazione del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2026) che ha indetto, per il 22 e 23 marzo prossimi, il referendum costituzionale sulla legge costituzionale relativa ...

 

di Giovanni Negri Il Sole 24 Ore, 29 gennaio 2026 Dalle 6.000 posizioni previste si passa a 9.368 per un costo di 349 milioni. La categoria più interessata è quella degli addetti all’ufficio del processo. Tra poche ore, in occasione delle cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario, il tema delle risorse a disposizione dell’amministrazione della giustizia sarà prevedibile oggetto di polemiche. E tra le risorse, quelle per il personale avranno la massima visibilità, in particolare sul versante della stabilizzazione degli addetti all’ufficio del processo. Del resto, pochi giorni fa l’Anm aveva chiesto di essere audita dalla Commissione europea sulla possibile dispersione del capitale umano maturato nel corso dell’esperienza Pnrr.

 

di Marcello Pesarini

labottegadelbarbieri.org, 29 gennaio 2026 Lo dico con profonda preoccupazione, con tante testimonianze nelle mani e nelle orecchie, una volta di più, dopo l’uccisione del giovane a Milano vicino al “Parco dello spaccio” di Rogoredo. Sono di fronte alla piccola e grande delinquenza, legato a molte persone specialmente donne, sorelle, madri, di detenuti o di ragazzi uccisi in carcere o dalla polizia. Lavoro con loro, non sarei capace dopo tanti anni di condivisione con il mondo del carcere (tutto intendo, in ogni ordine di presenza fra quelle quattro mura) di smettere. Anzi sto cercando di intensificare. Sento la loro tensione che alle volte le porta alla presunzione d’innocenza, per raffronto coi loro cari, perché conoscono l’abbrutimento l’inutilità, che si soffre in quei luoghi, e perché con gli anni sta aumentando, e cresce la cecità colpevole e voluta di chi governa.

 

zic.it, 29 gennaio 2026 In Emilia-Romagna sono oltre 100 le celle presenti nelle stazioni delle forze di polizia, spesso destinate a soggetti in stato di povertà, tossicodipendenti o con problematiche psichiatriche: con quali diritti? Com’è noto, sono circa 4.000 le persone detenute nelle varie carceri dell’Emilia-Romagna: una realtà caratterizzata da una situazione di perenne sovraffollamento, solo una delle tante criticità che affliggono le strutture penitenziarie. Ma se di carcere così come di Cpr non si parla mai tanto quanto si dovrebbe, ci sono luoghi di detenzione che sono ancora meno conosciuti: le camere di sicurezza, cioè le vere e proprie celle presenti nelle stazioni delle diverse forze dell’ordine.

di Federica Pennelli

Il Domani, 29 gennaio 2026 Gonnella, presidente di Antigone: “I trasferimenti interrompono relazioni e percorsi di reinserimento”. I numeri record del sovraffollamento negli istituti in Veneto. Nelle carceri italiane la vita delle persone detenute resta un dato sacrificabile. A pagarne le conseguenze è stato P.M., 74 anni, detenuto nel carcere di Padova. L’uomo è stato trovato morto nella mattina di mercoledì 28 gennaio nella sua cella. Di fronte alla prospettiva di trasferimento - richiesto dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) a seguito della chiusura della sezione di Alta sicurezza in cui era detenuto insieme ad altre 23 persone - l’idea di essere trasportato a migliaia di chilometri di distanza ha spinto l’uomo a togliersi la vita.

 

di Eleonora Martini

Il Manifesto, 29 gennaio 2026 Si è impiccato nella sua cella del reparto di alta sicurezza del carcere due palazzi di Padova, un uomo di 73 anni (P.M.) che era nella lista di una ventina di detenuti reclusi a Padova da almeno dieci anni che stanno per essere trasferiti in altre case di reclusione del Nord Italia. È il quinto detenuto suicida dall’inizio dell’anno. “Tragedia annunciata”, secondo Debora Serracchiani, responsabile Giustizia, e Alessandro Zan, responsabile Diritti nella segreteria nazionale Pd, che parlano di trasferimento “annunciato all’improvviso, senza trasparenza né spiegazioni”. I detenuti sono stati avvisati che “sarebbero stati trasferiti non si sa dove né quando”, riferiscono i due esponenti del Pd. “Parliamo di persone non più considerate pericolose e tutte inserite da tempo in percorsi di lavoro, formazione e reinserimento.

 

di Ilaria Dioguardi

vita, 29 gennaio 2026 Dopo l’annuncio del repentino trasferimento di una ventina di persone ristrette nella sezione Alta sicurezza della casa di reclusione Due Palazzi di Padova, stanotte un uomo si è ucciso nella sua cella. Ornella Favero, presidente della Conferenza nazionale volontariato giustizia e direttrice di Ristretti Orizzonti: “Conosco tutte le persone che devono essere trasferite, sono disperate. Così si scardina quel minimo di relazioni che si sono costruite nel tempo. Non c’è rispetto per i detenuti, né per il Terzo settore che lavora con loro per il recupero”.

 

di Roberta Polese

Corriere del Veneto, 29 gennaio 2026 Era un ergastolano. I volontari: scosso per la decisione. Ieri mattina lo hanno trovato senza vita nella sua cella nella sezione Alta Sicurezza del carcere Due Palazzi di Padova. Proprio nel giorno in cui sarebbe stato trasferito in un altro carcere. Per Pietro M. 73 anni, calabrese condannato all’ergastolo, rinunciare al lavoro che negli ultimi anni aveva svolto in carcere, ai pochi legami solidi e quotidiani della sua vita, è apparso come un confine inaffrontabile. D’altro canto il provvedimento era calato dall’alto: il Dap, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ha deciso di declassare proprio quella sezione di Alta Sicurezza dove si trovava Pietro, per far posto a più detenuti.

 

di Alice Ferretti

Il Mattino di Padova, 29 gennaio 2026 La chiusura della sezione di Alta Sicurezza a Padova e il suicidio di Pietro Marinaro, uno dei detenuti coinvolti nel trasferimento, hanno scosso profondamente il mondo del volontariato che da anni opera dentro l’istituto. A raccontare cosa si è spezzato sono Ornella Favero, presidente della Conferenza nazionale volontariato giustizia e direttrice di Ristretti Orizzonti, e Attilio Favaro, presidente dell’associazione Ocv Operatori Carcerari Volontari. “Quello che è successo è un suicidio annunciato”, incalza Omelia Favero. “Da tempo era nell’aria la chiusura della sezione e il trasferimento dei detenuti. Questa è la fine di un progetto molto speciale, l’unico modo per provare a cambiare la mentalità di persone che si sono macchiate di gravi reati, spesso appartenenti alla criminalità organizzata”.

 

padovaoggi.it, 29 gennaio 2026 “A rischio i fragili e i più anziani”. Bincoletto: “Il detenuto suicida doveva essere trasferito insieme agli altri della sezione di Alta Sicurezza che verrà declassata a Media. Nei venticinque posti in altrettante celle dove stava solo una persona previsti almeno il doppio dei detenuti. Rischio discarica sociale”. Il professor Antonio Bincoletto, garante dei detenuti per il Comune di Padova, ha appena lasciato il Due Palazzi da pochi minuti quando lo raggiungiamo al telefono. È quasi mezzogiorno, sono passate un po’ di ore dal ritrovamento del corpo esanime di un detenuto ultra settantenne che si è tolto la vita piuttosto che essere trasferito, lui insieme ad altri ventiquattro.

 

padovaoggi.it, 29 gennaio 2026 “Lo spostamento di queste persone, tra l’altro a migliaia di chilometri di distanza da Padova, metterebbe infatti fine a tutto il percorso rieducativo iniziato al Due Palazzi con il Terzo Settore, proprio il contrario di quello che la nostra Costituzione ci chiede”. Elena Ostanel, Consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra - Reti Civiche, commenta quanto accaduto dopo la decisione di trasferire venticinque detenuti nella sezione AS1 in carceri di altre città. Tutte di una certa età e con un lungo passato di carcerazione e rispettivi percorsi di recupero, seppure ergastolani. Una di queste, di fronte all’ipotesi di dovere lasciare il carcere dove è stato detenuto per ben 18 dei 40 anni a cui è stato condannato, ha deciso di togliersi la vita. Aveva 74 anni.

 

La Difesa del Popolo, 29 gennaio 2026 Un 74enne si è tolto la vita prima del trasferimento. Mons. Cipolla: “Rispetto le istituzioni, ma qui si spezzano cammini fondamentali per chi ha pene lunghissime. Al primo posto la dignità”. È una “tragedia annunciata”, come l’hanno definita i volontari di Ristretti Orizzonti, quella consumatasi nella notte tra martedì e mercoledì al carcere Due Palazzi. Un detenuto di 74 anni, P.M., si è tolto la vita nella sua cella. In carcere da quasi quarant’anni, diciotto dei quali passati a Padova, l’uomo lavorava nel laboratorio di sartoria ed era in attesa, proprio per la mattinata di oggi, del trasferimento in un’altra struttura. Un provvedimento che rientra nello smantellamento della sezione Alta Sicurezza e che ha svuotato il reparto, interrompendo bruscamente percorsi riabilitativi pluridecennali.

 

ansa.it, 29 gennaio 2026 Era stato portato in condizioni disperate in ospedale dove è deceduto. È deceduto ieri sera all’ospedale di Careggi il detenuto 29enne che aveva tentato di togliersi la vita nel carcere fiorentino di Sollicciano. Era stato soccorso domenica dagli agenti della penitenziaria che lo avevano trovato in cella con un lenzuolo legato al collo. Era stato portato in condizioni disperate in ambulanza al policlinico di Careggi. Poi il ricovero nel reparto di terapia intensiva del trauma center, dove è morto. Il 29enne, di origini marocchine, era stato arrestato il 2 gennaio per una rapina in un negozio di articoli sportivi nel centro storico di Firenze. Il giudice aveva convalidato l’arresto e lo aveva rimesso in libertà disponendo la misura cautelare dell’obbligo di firma.

 

di Stefano Brogioni

La Nazione, 29 gennaio 2026 Il 29enne, domenica scorsa, si sarebbe impiccato con le lenzuola, ma i parenti non ci credono “Un giovane come lui non lo avrebbe mai fatto”. La Camera Penale: “Serve più civiltà”. “Non è possibile che si sia ucciso, lui non lo avrebbe mai fatto”. Lo urlano i familiari di A.E., il detenuto marocchino di 29 anni che domenica scorsa, secondo quanto è stato ricostruito, si sarebbe annodato le lenzuola attorno al collo. I familiari sono a Careggi, dove è stata dichiarata la morte cerebrale del 29enne: soccorso da personale della polizia penitenziaria nella sua cella, era arrivato all’ospedale, sempre domenica scorsa, in condizioni disperate.

 

ottopagine.it, 29 gennaio 2026 Nel pomeriggio di martedì 27 gennaio 2026, un detenuto è deceduto all’interno del Carcere di Secondigliano. A rendere pubblica la notizia, il Sindacato Autonomo della Polizia Penitenziaria (Sinappe). Questo ha segnalato l’accaduto e ha avviato un’inchiesta per chiarire con precisione le cause del decesso. La vittima al momento non è identificata. Sappiamo solo che si trovava nel reparto T1 dell’istituto penitenziario e apparteneva al circuito AS1. Si tratta di un regime di detenzione che indica un livello di sorveglianza standard per detenuti considerati non a rischio particolare. Come spesso accade in questi casi, le autorità giudiziarie e gli investigatori stanno lavorando per stabilire se il decesso sia dovuto a cause naturali come un malore improvviso oppure un’aggressione o altre circostanze.

 

di Andrea Cassaro

agrigentonotizie.it, 29 gennaio 2026 La denuncia della donna alle istituzioni: “Condizioni psicologiche e igieniche critiche e nessuna risposta dalla direzione della casa circondariale”. Chiesta una verifica urgente e il trasferimento in Calabria. Il Garante regionale dei diritti dei detenuti Antonino De Lisi: “Il caso merita approfondimento”. Una lettera indirizzata a tutte le principali autorità giudiziarie e istituzionali accende i riflettori sulla situazione di un detenuto recluso nella Casa circondariale Pasquale Di Lorenzo ad Agrigento. A scriverla è R.M., sorella di un detenuto originario di Corigliano Calabro, che denuncia gravi condizioni psicologiche, fisiche e ambientali in cui l’uomo sarebbe costretto a vivere.

 

di Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 29 gennaio 2026 Freddo, umidità, cure negate e isolamento affettivo: gli avvocati scrivono ai garanti e nel penitenziario cresce la tensione. Nonostante l’interrogazione parlamentare di Roberto Giachetti e la notizia ormai pubblica della situazione critica, le segnalazioni al carcere di Opera non diminuiscono, ma aumentano. Questa volta a scrivere sono gli avvocati difensori, che hanno inviato segnalazioni circostanziate al Garante dei diritti del Comune di Milano, all’associazione Antigone, al Garante Nazionale e all’onorevole Giachetti tramite l’associazione Yairaiha.

 

di Barbara Morra

La Stampa, 29 gennaio 2026 È iniziato il processo a dieci degli agenti coinvolti, altri quattro hanno scelto l’abbreviato. È cominciato ieri, in tribunale, il processo a dieci imputati legati, a vario titolo, alle presunte torture su detenuti nel carcere Cerialdo. Gli imputati sono dieci, sui quattordici rinviati a giudizio, quelli che hanno scelto di rispondere alle accuse in dibattimento. Secondo la Procura, quattro di questi avrebbero partecipato alla ormai tristemente nota “spedizione punitiva”. Guidati dall’ispettore G.V., che ha scelto il rito abbreviato, nella notte tra il 20 e il 21 giugno 2023 si sarebbero introdotti nella cella 417 della quarta sezione del Padiglione Gesso, quello destinato ai detenuti comuni.

 

di Cristina Bertolini

Il Giorno, 29 gennaio 2026 Liceo Carlo Porta e Provincia di Monza e Brianza insieme per il progetto “Incontro con il Carcere”. È un progetto pilota per creare un’alleanza educativa con il territorio, in particolare con la Provincia, con il carcere di Bollate e con la società Armonia senza confini di Milano. Il progetto vede coinvolta la classe 4GS (22 studenti), liceo delle Scienze umane opzione economico-sociale, per la sperimentazione: l’obiettivo è estendere poi l’iniziativa a tutti gli indirizzi. In queste settimane gli educatori presenteranno il progetto agli studenti, ai docenti e alle loro famiglie. Formatori e detenuti proporranno alla classe incontri e laboratori didattici.

 

di Leandro Perrotta

La Sicilia, 29 gennaio 2026 Nato da un’intesa tra Prefettura, Comune, Gema, Ufficio Servizio sociale e Tribunale per i minorenni Il presidente Di Bella: “Per loro non si tratta solamente di giustizia riparativa, ma anche di un possibile sbocco lavorativo”. “Sono molto contento di partecipare a questo progetto e dare un contributo alla città per farla diventare più bella”. A dirlo è uno dei giovani sottoposti a procedimenti penali che, ieri mattina, ha iniziato la sua attività a villa Pacini come operatore ecologico. Si tratta di un progetto frutto di un protocollo d’intesa siglato a dicembre dalla Prefettura, dall’Assessorato comunale all’Ecologia, dall’Autorità giudiziaria minorile, dall’Ufficio di Servizio sociale per i minorenni (Ussm) e dall’Università di Catania con il coinvolgimento operativo di Gema Spa.

 

di Francesco Petrelli*

Avvenire, 29 gennaio 2026 Nell’ossimoro nascosto dentro il titolo - “Se fioriscono le spine” - sta la chiave di un romanzo che perlustra il mondo chiuso e privo di speranza del delitto, della colpa e della pena. Il mondo carcerario vi è descritto in tutta la sua ingenua miseria, come un universo claustrofobico e privo di luce segnato dalla coazione a ripetere dei detenuti e dei detenenti. Ne conosce bene le cadenze ossessive l’Autore. Trattandosi di Glauco Giostra, professore emerito di procedura penale, che a quel mondo devastato e devastante ha dedicato gran parte dei suoi studi e della sua passione riformatrice. Suo il coordinamento di quegli Stati Generali dell’esecuzione penale che ci avevano, per un tratto della non più recente storia di questo Paese, illuso della emendabilità di quel sistema.

 

di Paola D’Amico

Corriere della Sera, 29 gennaio 2026 Un libro fotografico nato dall’incontro tra un ex poliziotto e un detenuto e una mostra itinerante raccontano le difficoltà vissute da chi cerca riscatto dopo aver scontato la pena. Venerdì 30 gennaio un convegno a Palazzo Reale. Sarà presentato a Palazzo Reale di Milano, venerdì 30 gennaio, “Il Ventunante, la cella si apre lo stigma resta”, una fanzine, un piccolo libro che raccoglie foto e testi, interviste e memorie tratte dal diario di un detenuto, che sarà lo spunto per tenere acceso il dibattito rispetto alla dimensione del carcere e alle progettualità necessarie se vogliamo restituire al carcere una nuova funzione concreta.

 

di Camilla Curcio

Il Sole 24 Ore, 29 gennaio 2026 Il documentario, che sarà proiettato oggi alle 19 al multisala Rossini di Venezia, racconta la vita quotidiana delle ospiti del carcere. E accende i riflettori sul valore del lavoro nel reintegro in società, Storie di donne che iniziano a costruirsi o a ricostruirsi tra le mura di un carcere. Come piccoli bruchi pronti a diventare farfalle e a spiccare il volo verso una vita di nuovi orizzonti, di obiettivi da rincorrere e sogni da realizzare. Si incastrano come i pezzi di un grande puzzle i racconti delle detenute al centro de “Le farfalle della Giudecca”, il documentario firmato da Rosa Galantino e Luigi Ceccarelli (con la voce narrante di Ottavia Piccolo) che, giovedì 29 gennaio alle 19, ritorna a Venezia con una proiezione speciale al multisala Rossini, nel cartellone de “Le Città in festa”.

 

di Mauro Magatti

Corriere della Sera, 29 gennaio 2026 I social media hanno usato la “parola” non per convincere ma per mobilitare. Con l’IA l’informazione può essere “manipolazione”. All’indomani del 1989 la democrazia liberale è apparsa come la forma politica destinata ad affermarsi su scala planetaria. L’idea della “fine della storia” esprimeva questa fiducia: pur tra conflitti e ritardi, il mondo si sarebbe progressivamente allineato a un modello fondato su elezioni libere, diritti individuali, Stato di diritto. Oggi, a distanza di poco più di trent’anni, lo scenario appare capovolto. La democrazia si percepisce non più come destino, ma come eccezione sotto assedio. Non solo è sfidata dall’esterno da regimi autoritari sempre più assertivi, ma sembra erodersi dall’interno, perdendo presa, legittimità, capacità di orientare il futuro.

di Angela Stella

L’Unità, 29 gennaio 2026 Dalla salute alla casa, dalla libertà di stampa e di manifestazione ai diritti delle minoranze. Manconi: “Emerge l’immagine di un Paese in cui la compressione dei diritti viene normalizzata, spesso in nome della sicurezza o dell’emergenza. Serve un cambio. È stato presentato ieri nella Sala Stampa della Camera dei Deputati a Palazzo Montecitorio, il Rapporto sullo stato dei diritti in Italia, realizzato da A Buon Diritto grazie al sostegno dell’Otto per mille Valdese. L’analisi restituisce un quadro profondamente critico dello stato dei diritti fondamentali nel nostro Paese. Alcuni dati risultano particolarmente emblematici, fotografando un Paese in cui, ad esempio, la libertà di stampa scivola al 49° posto mondiale, come stimato da Reporters Sans Frontières.

 

di Gianfranco Schiavone

L’Unità, 29 gennaio 2026 Non c’è altro modo per superare le gravi e costanti violazioni dei diritti, il degrado strutturale e la radicale inefficacia di questi centri. Sono istituzioni totali, come i manicomi, e la sola strada è chiuderli. Il rapporto “CPR d’Italia. Istituzioni totali” pubblicato il 28 gennaio 2026 a cura del Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI) prosegue il lavoro iniziato con il rapporto redatto nel 2024 ponendosi in continuità con oltre vent’anni di inchieste sui luoghi della detenzione amministrativa. Non deve infatti sorprendere che tutti i rapporti, da quelli redatti in ambito accademico fino a quelli delle associazioni e dei movimenti sociali, presentano una larga convergenza di contenuti, anche al di là dei linguaggi utilizzati, riconoscendo sempre che i CPR non rappresentano una distorsione accidentale di un sistema di esecuzione coattiva delle espulsioni comunque necessario a tutelare primari interessi pubblici, né il frutto di singole cattive gestioni, bensì rappresentano un’aberrazione strutturale.

 

di Giansandro Merli

Il Manifesto, 29 gennaio 2026 Nonostante i centri non siano mai pieni, l’esecutivo vuole realizzarne di nuovi. Intanto i rimpatri dei reclusi diminuiscono. Oltre che ingiusti, crudeli e disfunzionali, i Centri di permanenza per rimpatri sono spesso vuoti. O meglio: non sono mai pieni. “La sottoutilizzazione dei Cpr è una tendenza strutturale che si consolida dal 2022, anno di insediamento dell’attuale governo”, si legge nel rapporto Cpr d’Italia: istituzioni totali che il Tavolo asilo e immigrazione ha presentato ieri al Senato. Nella nuova legislatura la capienza teorica complessiva delle strutture di detenzione amministrativa per migranti è rimasta costante, poco sopra i 1.350 posti, ma quella effettiva è scesa del 18,3% in tre anni: nel 2024, l’ultimo per cui i numeri sono completi, i posti effettivamente disponibili erano 655. A colpire ancor di più è la differenza con le presenze reali, del 20% più basse.

 

DOCUMENTI

Articolo. "Il necessario superamento dell’articolo 609-bis del codice penale in materia di violenza sessuale: tra consenso e dissenso", di Bartolomeo Romano

Articolo. "Migrazione, sicurezza e diritti: la sfida tra Governi e Corti europee", di Roberto Giovanni Conti

Radio Carcere, di Riccardo Arena. "Spray al peperoncino e body-cam. Le due circolari del Dap sulla sperimentazione nelle carceri di nuovi mezzi di difesa e controllo"

 

CASSETTA DEGLI ATTREZZI

Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 28 gennaio 2026)

Statistiche: affollamento, carenza di personale, mancanza di servizi (aggiornamento al 21 gennaio 2026)

Circolari Dipartimento Amministrazione Penitenziaria in materia trattamentale (aggiornamento al 13 gennaio 2026)

 

APPUNTAMENTI DI RISTRETTI

"La libertà limitata, i diritti no". Corso di formazione gratuito per operatori di segretariato sociale in ambito penitenziario

(Online su ZOOM, dal 22 gennaio al 26 febbraio 2026). Per iscriversi: https://forms.gle/ o9qxAXGjni4uxcgo6

 

APPUNTAMENTI

Incontro di formazione: "I diritti delle persone in transito nelle camere di sicurezza presso le Forze di polizia" (Parma, 29 gennaio 2026)

Convegno. "Il ventunante: la cella si pare, lo stigma resta" (Milano, 30 gennaio 2026)

Presentano libro "Madri detenute. Dal lavoro educativo in carcere alla ricerca socio-politica", di Valentina De Fazio (Como, 30 gennaio 2026)

"Cosa vuol dire fare giustizia. Corso di In-Formazione al volontariato penitenziario" (Busto Arsizio, dal 31 gennaio al 28 febbraio 2026)

La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione fino all'1 febbraio 2026

"Oltre gli stereotipi. Parlare di persone Lgbtq+ in carcere". Laboratorio gratuito organizzato dal centro di giornalismo permanente (Roma, 1 febbraio 2026)

Teatro-carcere. Compagnia Puntozero Beccaria: "Alice Augmented" (Milano, presso l'IPM Cesare Beccaria, dall'1 al 22 febbraio 2026)

Incontro-dibattito Camera Penale di Roma. "Parole in gabbia. Il linguaggio in carcere, dal carcere, sul carcere" (Roma, 2 febbraio 2026)

"Parole e musica per La Gabbianella. Adozioni, affidi, minori in carcere: 25 anni di impegno a favore dei bambini e delle bambine" (Venezia, 5 febbraio 2026)

Assemblea aperta: Chiediamo diritti, clemenza e umanità nelle carceri italiane" (Roma, 6 febbraio 2026)

Convegno. "Oltre la legge: dalla pena alla responsabilità, l'orizzonte della giustizia riparativa" (Lecce, 7 febbraio 2026)

Assemblea Nazionale CNVG Ets: "Il ruolo politico del volontariato nella giustizia" (Online su ZOOM, 20 febbraio 2026, ore 17.00)

Incontro-dibattito. "Porte chiuse, problemi aperti: le carceri nel Lazio" (Online, 3 febbraio 2026, ore 18.30)

Seminario: "Rieducazione nelle carceri a distanza di cinquant'anni dalla legge penitenziaria. Uno sguardo giuridico e sociologico" (Roma, 26 febbraio 2026)

"Un altro cielo. Tre conferenze criminologiche con letture sui temi del delitto, del castigo e delle rispettive, drammatiche e, talvolta, irreversibili conseguenze" (Brescia, dal 5 al 19 marzo 2026)

Seminario. "Lo psicologo nelle carceri". Lectio Magistralis con la dott.ssa Tiziana Valentini (Milano, 24 marzo 2026)

 

CORSI DI FORMAZIONE

Università di Napoli Federico II. "Sanità e Medicina Penitenziaria: Avvio del II° Corso di Perfezionamento A.A. 2025-2026 (Iscrizioni fino al 19 febbraio 2026)

Corso formazione: "La scrittura che ripara. Le metafore per raccontare la vita" (Da remoto con un incontro conclusivo a Milano, dal 29 gennaio al 12 marzo 2026)

Corso di formazione iniziale "Mediatore familiare secondo Norma Tecnica Uni 11644 e D. Interministeriale 151/2023" (Bologna, fino all'8 novembre 2026)

 

CONCORSI E PREMI

Premio Teatrale "Maurizio Costanzo", rivolto alle compagnie teatrali che operano negli istituti di pena italiani (Scadenza il 31 gennaio 2026)

Concorso "DIMMI 2026 - Diari Multimediali Migranti" (Il termine per l’invio delle storie è il 31 marzo 2026)