In-Veneto: notiziario settimanale sul carcere

realizzato nell'ambito del Progetto "Dal Carcere al Territorio"

Notiziario n° 11, del 26 febbraio 2010

 

Notizie da Padova

La mediazione dei conflitti a scuola: un incontro a scuola e uno per gli insegnanti

Il progetto scuole del Granello di Senape anche a Rovigo e Provincia

I Giuristi Democratici si interrogano

Notizie da Venezia

Teatro, immigrazione, carcere

Notizie da Treviso

Progetti e attività della Caritas Tarvisina

Notizie da Verona

Uscita come un percorso a ostacoli per il semilibero che si unisce alla nostra redazione

I dati 2009 dell’Ufficio di Sorveglianza

Il Nuovo Miglio Rosso riparte alla grande

Una storia personale per educare alla cittadinanza

"Riparatore di brecce": vantaggi, rischi, competenze

Discriminazioni per i rom di Forte Azzano?

Al via l’Università del volontariato

Appuntamenti

Verona: "La Costituzione: un progetto di convivenza civile"

Notizie da Padova

 

La mediazione dei conflitti a scuola: un incontro a scuola e uno per gli insegnanti

 

Siamo al terzo incontro, su sei programmati, del corso sulla mediazione dei conflitti a scuola.

All’I.T.I.S. Natta, grazie al professor Cappuccio, molto attivo sul fronte dei progetti che riguardano la legalità, si è svolto il 23 febbraio un incontro dal titolo "Incontrare un conflitto" organizzato dall’associazione "Granello di Senape Padova Onlus" e dalla cooperativa Dike di Milano di cui fanno parte i mediatori Carlo Riccardi (criminologo) e Biagio Bellonese (consulente pedagogico) , formatori in questo percorso di sensibilizzazione alla mediazione destinato ad insegnanti di scuole medie e superiori.

L’incontro del pomeriggio con gli insegnanti è stato preceduto in mattinata da una lezione all’Istituto Scalcerle, dove tre classi quarte hanno potuto apprendere il senso della mediazione ed il suo funzionamento. Gli studenti, coinvolti nel progetto "Il carcere entra a scuola. Le scuole entrano in carcere" sono rimasti affascinati e coinvolti dalla lezione, che ha trattato alcuni temi legati alla mediazione. Ci si è soffermati a ragionare sul fatto che accanto alle tante attenzioni date al reo - attenzioni giuste e importanti per la sua rieducazione e il suo reingresso in società - ci si dovrebbe non dimenticare delle vittime che, tranne in particolari situazioni, non hanno scelto di trovarsi in questa posizione.

Attraverso l’ascolto di audio e la visione di fotografie si sono "incontrate" delle vittime e ci si è soffermati sulla constatazione che c’è un prima e un dopo il reato; le vittime, che prima non erano in questa condizione, si ritrovano improvvisamente a fare i conti con la loro nuova "identità" e quindi, secondo Riccardi, meriterebbero una "rieducazione" al pieno possesso della loro vita così come previsto per i rei. E mentre l’interesse dei media va verso i rei - il male ha più fascino! - quasi nessuno si prende cura delle vittime. Non si tratta - ed è bene sottolinearlo - di un accanimento verso il reo, ma solo del tentativo di ristabilire un equilibrio tra i protagonisti del reato.

La mediazione è per le vittime uno spazio di parola in cui poter parlare del proprio vissuto legato a ciò che si è subito e dove poter dare un nome alle emozioni che la situazione subita ha creato; questo spazio di parola è assolutamente libero e le persone possono e debbono accedervi solo se lo desiderano, senza obblighi e senza vincoli, attraverso l’attivazione di una fiducia verso lo strumento e verso i mediatori. Si è anche sottolineato come la mediazione non sia il luogo dove le persone si ritrovano per "fare la pace", ma solo un luogo in cui poter parlare e potersi confrontare sulla situazione conflittuale che coinvolge le parti.

Importante per gli studenti è stato anche poter capire quali siano i rapporti tra la mediazione e la giustizia ordinaria e lo scambio tra i giudici e gli uffici per la mediazione. Dialogo che c’è in una fase preliminare nella quale i magistrati e i giudici vengono sensibilizzati alla mediazione, dialogo che prosegue alla fine dell’iter di mediazione quando i mediatori comunicano al giudice l’esito della mediazione, mantenendo totalmente riservato ciò che nell’incontro è accaduto tra le parti.

L’incontro si è chiuso con l’auspicio che la cultura della mediazione si sviluppi e che, come è accaduto in alcuni progetti dell’area milanese, si possa arrivare anche per la città di Padova alla creazione di percorsi di sensibilizzazione più approfonditi sul conflitto e la mediazione a scuola e, in futuro, di uffici di mediazione direttamente inseriti negli istituti scolastici.

Nel pomeriggio si è svolto l’incontro formativo - il terzo dei sei previsti a cui sono iscritti una trentina tra insegnanti e persone interessate all’argomento a fini professionali.

Il primo tema affrontato è stato quello della fiducia che i partecipanti hanno potuto praticare attraverso esercitazioni guidate dai relatori. È stato molto interessante poter vedere come da piccole esercitazione siano stati nominati valori di grande importanza come la solitudine, il senso di prigionia, l’ansia, il panico, il disorientamento.

Dopo aver creato un clima idoneo al coinvolgimento dei partecipanti, si è passati, attraverso un’ulteriore esercitazione, all’incontro con il tema dell’ascolto. Forse il primo strumento del mediatore è proprio l’ascolto per mezzo del quale il mediatore, attraverso la narrazione delle persone, inizia a "sentire". Nel corso dell’esercitazione è stata mostrata una prima differenza tra un tipo di "ascolto amicale" e un ascolto della mediazione che mira non al consiglio o alla risoluzione dei problemi (alcuni problemi non hanno una soluzione) ma solo all’accoglienza dell’emozione del qui adesso e ora. Rispecchiare l’emozione - il mediatore come specchio - serve a fare "chiarezza" su ciò che si sta provando e dare un nome alla propria emotività all’interno di uno spazio protetto. L’ascolto del mediatore e lo specchio non invadono i "giardini segreti" delle persone; scopo della mediazione non è far dire alle persone ciò che non vogliono dire. Anche di questo rispetto si nutre la fiducia e l’autorevolezza concessa dalle parti al mediatore.

Un altro tema toccato, che evoca scenari molto interessanti, ha riguardato la neutralità dell’ascolto; in mediazione la neutralità, il nec utrum, l’equidistanza del non essere né l’uno né l’altro - l’equidistanza - si trasforma nell’equiprossimità del mediatore che non sta distante ma sta vicino alle parti cercando di essere e uno e l’altro.

 

Il progetto scuole del Granello di Senape anche a Rovigo e Provincia

 

Nell’ambito del progetto "Quattro passi in un percorso di pace" promosso dall’assessorato Cooperazione decentrata, diritti umani e pace della Provincia di Rovigo e giunto ormai alla sua sesta edizione, quest’anno il "percorso" è stato quello all’interno di un mondo sconosciuto o ignorato qual è quello carcerario. Gli studenti che, attraverso i loro istituti, vi hanno aderito, hanno incontrato nelle loro scuole alcuni detenuti che con l’associazione Granello di Senape Padova Onlus seguono il progetto "Il carcere entra a scuola. Le scuole entrano in carcere" a Padova ormai da sei anni. Il Granello di Senape ha realizzato questo "breve" progetto oltre che in collaborazione con la Provincia di Rovigo, anche con l’associazione Gea Mater di Lendinara. Gli incontri sono stati sei, suddivisi in quattro mattinate e hanno visto una viva partecipazione degli studenti, che hanno avuto così modo di riflettere sulla legalità, sulla sicurezza, sulla vita detentiva, ma soprattutto sui percorsi di vita che portano in carcere sempre più spesso non i "predestinati" o quelli che hanno fatto una scelta di vita all’interno della criminalità, ma persone sempre più giovani e che arrivano da famiglie "regolari". Le scuole che vi hanno aderito sono state l’Istituto Ipsia Marchesini, De Amicis e Marco Polo di Rovigo, l’Einaudi di Badia Polesine, il Colombo di Adria e infine l’ITC di Porto Viro.

 

I Giuristi Democratici si interrogano

 

Un binomio poco rinomato, ma molto dinamico, come quello costituito dalle associazioni dei Giuristi Democratici e di Libertà e Giustizia, ha proposto non uno dei tanti convegni-conferenza, ma da tutti gli altri differente per spirito e dinamicità, l’inquietante quesito: "Quale futuro per la giustizia, dopo il processo breve e il legittimo impedimento?", come dirsi "cosa riusciranno ad inventare adesso le menti che ci reggono, ci guidano e, soprattutto ci regolano??? Sì, perché ciò che è emerso prepotentemente non solo dalle relazioni di Paolo Luca, sostituto procuratore della Repubblica (PM), di Marco Giampieretti, incaricato di diritto costituzionale e Leonardo Arnau e Marco Crimi (avvocati e parti attive dell’Associazione GD "Giorgio Ambrosoli"), ma anche dagli interventi del pubblico interessato è che di questo passo non ci sarà limite alle nefandezze che condiscono di giorno in giorno le paginette dei nostri codici, che, penali o civili che siano, assomigliano sempre più a collezioni destrutturate di figurine, sostituite nella fattispecie dai tanti post-it necessari ad integrare le modifiche e le novelle legislative, che modificano di ora in ora gli articoli di quello che non è più un sistema di norme, ma semmai un pout-pourrì di tutto quello che può far comodo a qualcuno, danno a troppi: così il processo, che per noi comuni cittadini è sempre stato breve (solo se occorrono rogatorie alle Cayman i tempi si allungano, ma si sa...) sarebbe da vedere se poi è anche giusto ovvero come mai siamo i soli ad avere introdotto l’impedimento come legittimo modo di bloccare un dibattimento, checché ne dica Minzolini e gli altri che informazione non fanno... Tutto qui, se questo è il presente che si presenta sotto forma di democrazia autoritaria (parole del dr. Luca), il futuro sarà da regime (come dimostra il tentativo di creare la SpA delle emergenze, del patrimonio culturale e dei grandi eventi), un regime dove si affida alle necessità per ordine di urgenza la soluzione di ogni questione e, tanto per fare un esempio, sarebbe in linea con la scelta a-sistematica di legiferare per decreto, quella di affidarne l’intera gestione (emergenza tempi processi, emergenza carceri, emergenza personale giustizia etc. etc.) alla struttura più adatta guidata dall’uomo più idoneo: la Protezione Civile di Guido Bertolaso!

 

di Marco Crimi, avvocato

 

Notizie da Venezia

 

Teatro, immigrazione, carcere

 

Lo spettacolo "Eldorado", realizzato dagli allievi del C.T.U. sotto la direzione di Michalis Traitsis ha come argomento il lavoro. Ricavato dall’omonimo romanzo di Laurent Gaudé, offre uno spunto per una riflessione sul tema dell’immigrazione clandestina, sulla ricerca di un utopico Eldorado da parte delle popolazioni oppresse, sulla situazione degli immigrati in Europa e in Italia. Il progetto è realizzato dall’Associazione Culturale Balamòs Teatro e dal Centro Teatro Universitario di Ferrara con il patrocinio di Regione Emilia Romagna - Pace e diritti umani, Comune e Provincia di Ferrara, Teatro Comunale, Associazione Viale K, Arci, Ufficio Scolastico Provinciale di Ferrara.

Balamos però è presente anche nel carcere di Santa Maria Maggiore a Venezia con progetti teatrali, e "Eldorado" sarà di nuovo in scena, con la partecipazione straordinaria di un detenuto del carcere veneziano, alle ore 21.00 di Giovedì 4 Marzo 2010 presso il Teatro Universitario di Venezia. Sarà preceduto da una conferenza dal titolo "Teatro e Carcere: l’esperienza del progetto teatrale Passi Sospesi dell’Associazione Culturale Balamòs, nelle Case Circondariali di Venezia". Occasione, questa, per presentare e discutere il progetto-laboratorio "Passi Sospesi" diretto da Michalis Traitsis con la collaborazione e consulenza scientifica del Centro Teatro Universitario.

"Eldorado" è stato replicato il1 Luglio 2009, presso la Casa Circondariale di Santa Maria Maggiore di Venezia con la partecipazione di alcuni detenuti del laboratorio teatrale che l’Associazione Culturale Balamòs tiene da alcuni anni presso l’Istituto Penitenziario, e poi il 18 Dicembre 2009, presso la Casa Circondariale di Santa Maria Maggiore di Venezia, alla conclusione del progetto teatrale "Passi Sospesi". In questa circostanza si trattava di una coproduzione tra gli allievi del laboratorio teatrale del Centro Teatro Universitario di Ferrara e gli allievi del laboratorio teatrale "Passi Sospesi" della Casa Circondariale di Santa Maria Maggiore di Venezia. Nell’occasione gli allievi dei due laboratori teatrali hanno lavorato insieme nello spettacolo, in una straordinaria occasione di incontro pedagogico e di riflessione sociale.

 

Tratto dalla newsletter dell’associazione culturale Balamos di Ferrara

 

Notizie da Treviso

 

Progetti e attività della Caritas Tarvisina

 

La Caritas Tarvisina è stata una delle prime diocesi che hanno contribuito alla nascita dell’organismo della Caritas nel 1971 ed è espressione dell’attenzione della Chiesa diocesana verso le situazioni più emarginate, in un’ottica di promozione globale della persona e della comunità. Dall’11 novembre 2007 ha trovato sede nella "Casa della carità", presso l’ex-Istituto Emiliani di Treviso: qui si trova il Centro di Ascolto (CdA) centrale, che serve prevalentemente la città di Treviso e coordina gli interventi e le risorse nelle zone di periferia. È il luogo dell’accoglienza, dove si incontra, si ascolta, si informa, si orienta, si stabiliscono collegamenti, perché chi è in difficoltà possa iniziare a uscire dai guai.

La Caritas Tarvisina gestisce, inoltre, diversi progetti, in collaborazione con varie realtà cooperativistiche del territorio diocesano, associazioni di volontariato ed enti pubblici (comuni e Ulss). La metodologia della Caritas parte da un criterio fondamentale, la "pedagogia dei fatti", ossia guardare ai bisogni reali della gente che soffre, fare una mappatura delle necessità e delle risorse presenti in un territorio, cercare di coinvolgere le istituzioni preposte e la comunità ecclesiale per la messa in opera di interventi adeguati alle necessità, sempre con la finalità di risolvere i problemi alla radice, in modo che chi ha bisogno diventi autosufficiente.

Tra i principali progetti, vi sono:

Libere dalla tratta: percorsi di recupero e reinserimento di donne vittime di tratta, in collaborazione con comunità di accoglienza della Diocesi e in tutto il Nordest, con le forze dell’ordine e con i servizi sociali di Comuni e Ulss.

 Punto Donna: spazio di accoglienza e ascolto per donne in difficoltà; sostegno relazionale, psicologico e alla genitorialità; accompagnamento di situazioni specifiche con il supporto di personale competente (avvocati, psicologi, medici).

La Porta aperta: sportello di ascolto per soggetti in disagio mentale e per le famiglie; sviluppo e realizzazione di progetti individuali di accompagnamento e promozione umana e relazionale; diffusione di una cultura di conoscenza dei loro diritti.

OrientaLavoro: ascolto personalizzato, consulenza, formazione e indirizzo al mercato del lavoro, alle risorse e ai servizi per persone senza occupazione, a rischio di esclusione sociale; attivazione annuale di un corso di formazione nel territorio, per migliorare le competenze professionali e personali finalizzate a prestazioni lavorative più efficaci. 

Povertà estreme: implementazione dei Centri di ascolto e servizi alla persona in grave stato di disagio, presenti in tutto il territorio della diocesi, con un lavoro di rete; coordinamento dei Centri di distribuzione alimenti, viveri, mobili.

 Alimenti condivisi: raccolta permanente di generi alimentari, che coinvolge ragazzi, famiglie, associazioni e gruppi parrocchiali; messa a disposizione di un magazzino centrale, che funge da cassa di compensazione per le emergenze del territorio e per gli eventuali esuberi. 

 Chi è il mio prossimo - servizio civile: formazione dei giovani, con possibilità di esperienze di animazione in carcere, lavoro nelle cooperative sociali o presso i Ceod del territorio; un ufficio apposito si occupa del Servizio Civile in Caritas e del progetto "Chi è il mio prossimo", che propone dei percorsi di volontariato con esperienze pratiche, incentrate nella relazione con persone in disagio. 

Casa di accoglienza per donne (Sant’Angelo): centro di prima accoglienza, istituito nel 1993; ad oggi sono state ospitate oltre 800 donne che vengono aiutate in situazioni di momentanea emergenza ed accompagnate in un percorso di rielaborazione del proprio progetto di vita e di reinserimento sociale, abitativo e lavorativo nel territorio.

Commissione nomadi: si occupa di monitorare la realtà territoriale, segue alcune singole situazioni, in particolare di doposcuola e sostegno e si attiva nei casi delle emergenze;

Commissione sofferenza psichica: si propone di sviluppare una riflessione che metta in luce i nodi più significativi in questo ambito; dà valore e appoggio alle associazioni di famiglie e volontari che operano a diretto contatto con la sofferenza psichica; attua un lavoro di concertazione con i servizi.

Osservatorio povertà e risorse: è uno strumento culturale della Caritas che, in collegamento con l’area della formazione, i centri di ascolto, le opere-segno, le problematiche e le politiche del territorio, fornisce competenza e strumenti (pubblicazioni, studi e ricerche) per la lettura della realtà, per proposte di formazione e di intervento nelle comunità ecclesiale e civile.

 Piazza sociale: si tratta di uno spazio bimestrale, all’interno de La Vita del Popolo, il settimanale diocesano di Treviso, dedicato al sociale, al terzo settore, al mondo della cooperazione; vi partecipano, oltre alla Caritas, cinque cooperative sociali: Alternativa, Servire, Ceis, L’Incontro, Il grillo.

Nello specifico, rispetto alla realtà carceraria, la Caritas Tarvisina ha realizzato i seguenti progetti:

Oltre il muro

Consiste nella creazione di opportunità di lavoro per detenuti in carcere (falegnameria) e di possibilità di accoglienza e di reinserimento lavorativo al termine della pena, grazie all’appoggio della Cooperativa sociale Alternativa. Nell’ultimo biennio per 24 detenuti sono stati avviati percorsi riabilitativi e occupazionali, mentre 20 persone sono state accolte in Comunità di accoglienza, nella parrocchia di Varago e nella Casa famiglia a Lancenigo.

- Oggi Visite

Nella Casa Circondariale di Treviso è stato predisposto un piccolo locale di accoglienza per donne e bambini in visita ai detenuti. Qui sono presenti, alcune mattine alla settimana, due operatori per un’attività di ascolto, segretariato sociale e, nelle situazioni di maggiore fatica, avvio di progetti in rete con i servizi territoriali.

- Adozioni a vicinanza

In conseguenza della presenza nel territorio di Treviso dell’Istituto Penale Minorile e anche della Casa Circondariale maschile, si è riscontrato come vi siano numerosi nuclei famigliari che vivono il disagio della detenzione. Spesso a mancare è la figura maschile, perciò ci sono molte donne, con bambini piccoli, sole e con grosse difficoltà economiche e relazionali.

Da diversi anni, perciò, la Caritas Tarvisina realizza l’iniziativa delle Adozioni a Vicinanza (attualmente rifinanziato per le annualità 2009-2012), che consiste in un contributo volontario di 15€ al mese, per garantire un sostegno continuativo ai minori di famiglie che hanno bisogno di aiuto - di detenuti, ma anche straniere, nomadi, italiane in difficoltà, ecc. -. Con questo fondo è possibile intervenire nell’acquisto di buoni pasto, libri scolastici, cancelleria, per il pagamento del trasporto scolastico, per le rette di dopo-scuola, per attività ludico-aggregative, per spese mediche.

Attraverso il sostegno economico temporaneo, si permette alle famiglie, sommerse da gravi problemi di sussistenza, di evitare la caduta in comportamenti a rischio che degenerino in stili di vita devianti. Infatti, lo sgravio dalle questioni minime di sussistenza, attraverso l’aiuto economico e un idoneo accompagnamento, permette un impegno maggiore nei tentativi di inserimento nel tessuto sociale della comunità, di educazione dei figli e di mantenimento della coesione famigliare. L’accompagnamento e il sostegno a queste famiglie viene garantito da una rete che coinvolge le comunità parrocchiali, il CdA diocesano, le Caritas Parrocchiali, l’U.E.P.E., la comunità Murialdo, il cappellano del carcere di Treviso e i vari servizi presenti nel territorio.

Fondamentale è, inoltre, lo sforzo di informazione e formazione nel territorio, con incontri, dibattiti e serate a tema, perché quando si parla di carcere il primo ostacolo da abbattere è il pregiudizio.

In tre anni sono state raccolte più di 250 sottoscrizioni per le "Adozioni a vicinanza", che hanno permesso di sostenere 60 nuclei familiari e oltre 150 bambini.

Videoriprese carcere

La Caritas Tarvisina, in collaborazione con la Casa Circondariale di Treviso e la Cooperativa sociale Alternativa, sta realizzando un reportage video sulla realtà della Casa Circondariale di Treviso, che documenti: spazi, attività e testimonianze dirette, coinvolgendo anche altri attori che ruotano attorno a questo mondo. Parallelamente verrà pubblicato un rapporto sui progetti Caritas in carcere. Da diversi anni la Caritas Tarvisina è infatti impegnata nella promozione di percorsi di sensibilizzazione su varie tematiche relative all’educazione alla pace, alla riscoperta del valore di un impegno civile, alla conoscenza e tutela dei diritti fondamentali dell’uomo; tra questi percorsi, particolare attenzione è stata, da sempre, spesa per l’educazione alla legalità.

Grazie alla presenza sul territorio della Casa Circondariale e dell’Istituto penale per minori, gli operatori della Caritas si sono potuti avvalere della collaborazione preziosa dei due cappellani e del personale, disponibili ad interventi e testimonianze sul mondo della detenzione. Un tema difficile, molto delicato, ma sempre attuale e importante, soprattutto se si pensa a quanto l’opinione pubblica sia facilmente manipolata dai mezzi di comunicazione, che spesso fanno un pessimo servizio di informazione quando trattano il tema carcere, creando stereotipi, paura e diffidenza.

Uno strumento che si è rivelato molto utile per gli operatori, in questo lavoro di sensibilizzazione e controinformazione, è quello del video, che aiuta molto nel fare presa sul pubblico.

Da qui l’idea di creare un reportage, che documenti in maniera il più possibile oggettiva la vita del carcere di Treviso, con le sue criticità e le sue potenzialità.

Il video alternerà sia panoramiche sugli spazi (ingresso, vari locali e percorsi per arrivarci, cappella, area colloqui, cortile, uffici, strutture esterne di reinserimento) e sulle attività (scuola, laboratori, attività lavorative, messa, sport, ora d’aria, distribuzione pasti), sia testimonianze dirette di chi il carcere lo vive ogni giorno (direttore, educatori, operatori di polizia penitenziaria, cappellano, insegnanti, referenti attività lavorative, responsabili Caritas e Cooperativa sociale Alternativa, famigliari di detenuti, ex-detenuti). L’auspicio è che questo video aiuti a far passare una visione più concreta e meno strumentalizzata della complessa realtà del carcere.

 

Notizie da Verona

 

Uscita come un percorso a ostacoli per il semilibero che si unisce alla nostra redazione

 

Un’uscita come un percorso a ostacoli, ma finalmente Abdel è con noi. Abdel è un giovane marocchino che di recente ha ottenuto la semilibertà con una borsa di studio all’interno del nostro progetto di informazione "dal carcere al territorio". Mercoledì 10 febbraio è stato chiesto il programma di lavoro all’associazione la Fraternità, in cui Abdel svolge il suo progetto. La mattina del venerdì seguente, alle 10, l’educatrice ha chiamato il volontario dell’associazione per annunciargli che alle 11.30 sarebbe uscito il semilibero. Il volontario era al lavoro e ha chiesto che si preoccupassero di fornire ad Abdel il numero di cellulare a cui rintracciarlo. Alle 14 il giovane marocchino ha chiamato. Il volontario è corso davanti al carcere (era il giorno di carnevale e la città paralizzata) per scoprire che Abdel lo aveva aspettato per due ore e mezzo in matricola ed era stato fatto uscire senza soldi (avendo lavorato all’interno sul libretto qualche risparmio lo ha messo da parte!) e senza portafoglio perché la richiesta in questo senso deve essere fatta con 24 ore di anticipo. Ad oggi Abdel non ha ancora accesso ai suoi risparmi, ma per lo meno, questo sì, ha iniziato una nuova fase della sua vita.

 

I dati 2009 dell’Ufficio di Sorveglianza

 

L’Ufficio di Sorveglianza di Verona ha fornito una statistica completa di tutti i provvedimenti adottati nell’anno 2009. In tutto si tratta di 90 diverse tipologie di provvedimenti richiesti in parte dalla persona che subisce l’intervento penale, in parte da un altro organo istituzionale.

Dai dati emerge che, all’inizio dell’anno, erano pendenti (e quindi in attesa di risposta) 341 domande. Nel corso dell’anno ne sono state presentate 6.525 e alla fine 995 risultavano ancora in attesa. Sembra quindi che l’attività svolta non riesca a coprire il fabbisogno, ma si ritrovi ad accumulare arretrato.

Le decisioni sulla concessione delle misure alternative non competono all’Ufficio locale, ma al Tribunale di Sorveglianza regionale. Il Magistrato locale adotta provvedimenti provvisori (ammissione provvisoria alla detenzione domiciliare, alla semilibertà, all’affidamento terapeutico, sospensione dell’esecuzione della pena per affidamento o semilibertà) perché il tempo di attesa non rechi pregiudizio a chi sarebbe nella condizione di usufruire della misura. Complessivamente su 293 richieste (26 pendenti e 267 sopravvenute) il Giudice di Verona ne ha accolte 18, circa il 6%, mentre 35 restano in attesa.

Per quanto riguarda le istanze di remissione del debito, su 55 (8 iniziali e 47 sopravvenute) hanno trovato accoglienza 6 (quasi l’11%) con 31, più della metà, ancora inevase.

L’espulsione dello straniero è prevista anche come misura alternativa alla detenzione. Per questo sono state presentate 350 richieste (34 precedenti e 316 nell’anno), accolte 36, appena più del 10%, con 87 giacenti a fine anno.

La liberazione anticipata invece ha visto, da parte del Magistrato di Verona, 607 risposte positive alle 1.106 domande (87 + 1.019, come sopra) e 313 rimaste in attesa. La quota si avvicina al 55%.

Peggio di tutti va a chi pensava di rientrare ancora nell’indultino del 2003 o sperava nella sospensione della pena per tossicodipendenti, rispettivamente 7 e 2 istanze, nessuna accolta.

I permessi cosiddetti "di necessità" sono concessi per gravi eventi familiari. Ne sono stati chiesti 46 e accolti 14, meno di un terzo, con 2 residui da decidere.

I permessi premio hanno una precisa finalità trattamentale, facilitano il percorso di reinserimento consentendo "di coltivare interessi affettivi, culturali o di lavoro". Possono durare fino a 15 giorni consecutivi ma, almeno a Verona, raramente sono chiesti e concessi per più di qualche ora, o un giorno al massimo. Nel 2009 su 767 domande presentate (12 + 755) ne sono state accolte 88, circa l’11,5%, con 61 non ancora decise. Può essere di qualche significato, anche per un confronto con altri istituti, registrare che su una media di 900 detenuti a Montorio (930 registrati l’11 febbraio 2010), di cui 370 con condanna definitiva, ogni 4 giorni ne esce uno in permesso.

Più facile per i semiliberi ottenere una licenza: ci sono riusciti 118 volte su 153, più del 77%, con 2 in sospeso.

In alcuni casi (donna incinta o che ha partorito da meno di sei mesi, grave malattia da HIV) il rinvio dell’esecuzione è obbligatorio. E infatti su 4 richieste, 3 sono state accolte e una è pendente. In altri casi invece (grave infermità o parto da meno di un anno) interviene la discrezionalità del Magistrato. Che a Verona, su 27 casi, si è pronunciato a favore 8 volte, meno del 30% e 1 ancora da decidere.

I detenuti possono presentare al Magistrato di Sorveglianza reclami contro l’Amministrazione penitenziaria per i più diversi motivi. Nessuno dei 61 reclami (1 + 60) è stato accolto, la maggior parte dichiarati inammissibili, 12 ancora in attesa; tra questi l’unico reclamo presentato "avverso provvedimenti lesivi di diritti costituzionalmente garantiti".

Ci sono però richieste che vanno nella direzione opposta, provengono da altri Organi pubblici e riguardano l’interruzione di una misura già concessa. Su 35 istanze di sospensione provvisoria della misura alternativa, tutte e 35 sono state prontamente accolte, e 3 su 3 di revoca della liberazione anticipata. In questi casi non è rimasto nessun residuo indeciso.

 

Il Nuovo Miglio Rosso riparte alla grande

 

Una partenza a gonfie vele quella del Nuovo Miglio Rosso, il periodico realizzato dalla terza sezione del carcere di Montorio, il cui primo numero - appena uscito - è stato battezzato dallo stesso direttore del carcere, Antonio Fullone. Il direttore, accompagnato dal comandante della polizia penitenziaria di Verona, Paolo Presti, lo scorso sabato si è infatti recato nella piccola redazione interna, per testimoniare il suo interesse e sostegno a un’iniziativa editoriale che ha definito "utilissima e stimolante". "Lancio una sfida ai detenuti che ogni mese daranno alle stampe il giornale", ha dichiarato. "Facciamolo crescere, facciamolo diventare mezzo di informazione per l’interno e per l’esterno. Non deve essere un giornale in cui piangersi addosso, ma un mezzo con cui denunciare tutto quello che non va, facendolo con metodo e in modo circostanziato: solo così saremo costruttivi e utili alla società e ai detenuti stessi". Una "politica" già adottata dagli otto detenuti presenti in redazione che, più motivati e agguerriti che mai, quest’anno non si gestiscono più autonomamente, ma sono ben organizzati con tanto di direttore e vice direttore: Morello Pecchioli, già caposervizio del quotidiano L’Arena, e Benny Calasanzio, giovane giornalista e blogger. Nel primo numero (scaricabile dal sito della Fraternità al seguente indirizzo: http://www.lafraternita.it/content/view/365/43/) Il Miglio si già è distinto per la qualità degli interventi, incentrati sull’architettura carceraria, sul sovraffollamento dal punto di vista psicologico e sulla carenza di igiene e di assistenza sanitaria.

E si preannuncia ancora più succulento il prossimo, in cui il direttore stesso ha garantito che scriverà un suo editoriale cui sarà affiancato, in prima pagina, quello dei detenuti che di certo non si sottrarranno alla sfida.

 

Una storia personale per educare alla cittadinanza

 

Non prevenzione ma educazione alla cittadinanza, non solo evitare che i ragazzi compiano reati in futuro, quanto fare in modo che non diventino indifferenti ai soprusi e alla sofferenza altrui.

Questa l’idea alla base del progetto "Educare alla Legalità" che ha preso il via lo scorso martedì mattina nella scuola media Braida di Avesa.

Un percorso pensato dall’associazione "La Fraternità", che da oltre quarant’anni si occupa di giustizia e pena, e dalla scuola media stessa proprio per portare una serie di testimonianze che, senza tesi precostituite, diano ai ragazzi una visione dei molti aspetti che coinvolgono il rapporto tra legalità, illegalità e conseguenze per le persone. Per questo, il primo degli appuntamenti in programma, è stato completamente dedicato alla storia di Benny Calasanzio, giornalista 24enne siciliano residente a Verona, la cui famiglia è stata colpita per ben due volte da lutti di matrice mafiosa: una storia emblematica di ciò che accade quando cosa nostra agisce in una mancanza totale della presenza dello Stato. La seconda media maschile, che affronterà tutto il cammino, si è mostrata attenta e reattiva, e le decine di domande alla fine dell’intervento di Calasanzio non sono state per nulla scontate o banali, ma piuttosto indicative di riflessioni meditate e sentite. I ragazzi hanno colto in profondità ciò che può avvenire quando si cede ai ricatti, ai soprusi, o molto più semplicemente alla convenienza. "Ho cercato di spiegare loro che in una società in cui la legalità è sistematicamente calpestata, derisa e disprezzata, nessuno può sentirsi al sicuro: la mia era una famiglia normale che faceva un lavoro normale e che avrebbe voluto vivere in modo normale, e solo a causa dell’omertà e della paura altrui è stata sventrata dalla violenza mafiosa" ha dichiarato Benny Calasanzio. I ragazzi hanno poi chiesto il perché lo Stato non combatte abbastanza la mafia: "Domanda difficile ma ancor più scomoda era la risposta, che per forza di cose è dovuta essere limitata e moderata", ha continuato il giovane giornalista. Ma da quanto visto il percorso con i ragazzi potrà riservare piacevoli sorprese. Il loro interesse ci fa capire che ancora esiste in Italia, e in particolare in Veneto, una sensibilità verso questi temi troppo spessi reputati esotici e lontani". Appuntamento quindi a martedì prossimo, con ospiti alcuni ex detenuti che racconteranno ai ragazzi le loro esperienze.

 

"Riparatore di brecce": vantaggi, rischi, competenze

 

Il corso "Ti chiameranno riparatore di brecce" sulla giustizia riparativa e la mediazione penale dal punto di vista degli operatori volontari è arrivato al quinto incontro col terzo e per lui conclusivo intervento di Federico Reggio, avvocato e filosofo del diritto.

Reggio ha ripercorso in sintesi i temi svolti in precedenza sulla riparazione, il dialogo e la mediazione. Ha poi delineato le condizioni perché l’incontro tra vittima e offensore abbia i requisiti della RJ (restorative justice). Si è soffermato inoltre su un particolareggiato elenco di benefici e di rischi che possono derivare da un percorso riparativo alle vittime, agli offensori, alla comunità ed allo stesso ordinamento legale. Altrettanto dettagliata l’esposizione delle funzioni del mediatore e delle abilità che gli sono richieste, tra le quali la consapevolezza delle conseguenze dei diversi stili di linguaggio. I partecipanti hanno ricevuto e compilato un test per l’autovalutazione e, a loro, il relatore ha consegnato un’ampia traccia scritta della sua lezione, consultabile sul sito della Fraternità a questo indirizzo: www.lafraternita.it/images//federicoreggio_corso_riparatorebrecce.pdf

 

Discriminazioni per i rom di Forte Azzano?

 

Un passo avanti per il regolamento dell’area di sosta dei rom e sinti residenti a Forte Azzano. Approvato ieri dalla giunta e in attesa di passare in Consiglio, il provvedimento stabilisce una serie di criteri da rispettare per poterci vivere, con un’autorizzazione di durata annuale e un tetto limite di 120 persone. Fino ad oggi - ha spiegato il sindaco - Forte Azzano non era sottoposto ad alcuna regolamentazione, nonostante fosse stato teatro negli anni passati di alcuni episodi di tensione". Da qui una serie di paletti per risiedervi, pena la revoca del permesso, tra cui la frequentazione scolastica dei figli e il non avere avuto condanne per reati contro il patrimonio o le persone. Provvedimenti ritenuti discriminatori da Daniele Todesco dell’ufficio nazionale pastorale secondo cui "a un mese dalle elezioni un simile provvedimento sembra quantomeno strumentale: se dovesse diventare esecutivo, è di certo passibile di impugnazione". L’ipotesi poi di istituire una Commissione per la gestione del campo con la presenza anche della polizia, non va giù a chi nelle soste di piazzola ci vive da sempre. Come la teologa Cristina Simonelli secondo cui "le tensioni di cui parla il sindaco sono minimali e una tale commissione ci pare del tutto sproporzionata per una realtà di 100 persone. Oltre tutto, trattandosi di un’area di sosta attrezzata e non di un campo, qui ognuno è già responsabile di sé, dei propri figli, della pulizia e quant’altro".

"Il discorso di non aver commesso reati - continua la teologa - è del tutto anticostituzionale perché crea differenze tra italiani e etnie diverse. Se una persona sbaglia è giusto che paghi, ma non può risentirne per questo tutta la sua famiglia". "In questo modo - conclude ancora Todesco - si vuole creare uno stato di eccezione basato sulla discriminazione".

 

Al via l’Università del volontariato

 

Prende il via il 12 marzo, "l’Università" del Volontariato del Centro Camilliano di Formazione, la prima università pensata per fornire le competenze necessarie a chi lavora nel terzo settore, sposando il principio che le attività di volontariato non si improvvisano, ma devono essere svolte correttamente grazie ad adeguate conoscenze "umane e tecniche, trasversali e specifiche, necessarie se si vuole non limitarsi all’improvvisazione".

Il corso è diviso in moduli. Il primo, di nove ore, su "Le motivazioni e i valori del volontariato", è obbligatorio e propedeutico a tutti gli altri nove moduli proposti.

Tra gli insegnamenti, che dovranno essere scelti dai corsisti come in un vero e proprio corso di laurea, "Competenza comunicativa e relazionale con le persone che vivono un disagio", "Un viaggio nella psicopatologia", "Il gruppo dei volontari:leadership e collaborazione".

"L’Università" del Volontariato è organizzata in collaborazione con il CSV, Centro di Servizio per il Volontariato, di Verona, che ha messo a disposizione l’esperienza conseguita negli anni con la sua Scuola di Formazione tenendo alcuni moduli del corso e, nello specifico, quelli su "Aspetti giuridici, etici e politici del volontariato", "Principi base degli aspetti economici del volontariato" e "Gli ambiti del volontariato a Verona: strumenti di conoscenza e testimonianze".

A tenere i corsi sono psicologi e psicoterapeuti dell’equipe del Centro Camilliano di Formazione e docenti esterni qualificati per i singoli insegnamenti che sono chiamati a gestire.

Destinatari degli insegnamenti proposti dal Centro Camilliano di Formazione sono tutti coloro che agiscono nel mondo del volontariato, indipendentemente dall’appartenenza o no a un’associazione o dal ruolo che vi ricoprono. "Il corso è aperto anche a quanti desiderano comprendere meglio la realtà del volontariato e valutare la possibilità personale di spendere parte del proprio tempo e delle proprie energie per gli altri", spiega padre Angelo Brusco, direttore del corso, psicologo e counsellor.

Tra le modalità di formazione, non solo le classiche lezioni frontali ma anche seminari, strumenti fondamentali per attivare il confronto e l’arricchimento reciproco tra i partecipanti. Inoltre, sono previsti laboratori specifici per sperimentare "sul campo" le capacità relazionali necessarie alla formazione del volontario e all’efficacia del suo servizio, e un tirocinio, grazie al quale i corsisti potranno sperimentare nel proprio ambito di volontariato o in altri settori le competenze acquisite, sotto la supervisione di un docente.

Le lezioni si svolgono un venerdì al mese dalle 18 alle 21 e due sabati mattina al mese dalle 9.30 alle 12.30 nella sede del Centro Camilliano di Formazione in via Bresciani, 2. Per le iscrizioni e maggiori informazioni sui corsi il numero da chiamare, dalle 9 alle 12.30 dal lunedì al venerdì, è quello del Centro: 045/913.756. (mail: centrocamilliano.vr@tiscali.it)

Alla fine dell’iter formativo verranno consegnati il diploma e gli attestati. La frequenza è obbligatoria, con un massimo di assenze del 20 per cento sul totale delle ore dei singoli corsi.

 

Appuntamenti

 

Verona: "La Costituzione: un progetto di convivenza civile"

 

Domenica 28 febbraio dalle ore 16 alle 18,30 a Verona, presso la sala parrocchiale della Chiesa Santi Apostoli si terrà un incontro promosso dal "Gruppo per il Pluralismo e il dialogo" sul tema "La Costituzione: un progetto di convivenza civile". Relazione introduttiva di Paolo Bertezzolo, Carlo Ramella e Luigi Viviani.

 

 

Il Progetto "Dal carcere al territorio" è finanziato dall'Osservatorio Nazionale per il Volontariato - Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Direttiva 2007 sui progetti sperimentali delle Organizzazioni di Volontariato.

 

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