Osservatorio Parlamentare

 

Interrogazione e interpellanze al Ministro della Giustizia

 

Siniscalchi - Seduta del 19 maggio 2005

 

Per sapere - premesso che:

sul quotidiano Il Foglio di sabato 14 maggio 2005, veniva pubblicato, all’interno dell’inserto Radio Carcere, un racconto particolarmente significativo in ordine al degrado delle condizioni igieniche nell’istituto penitenziario di Sassari;

nella testimonianza si "denunciava", tra l’altro, la presenza all’interno delle celle di ratti, segno evidente di un inaccettabile stato di abbandono in cui verserebbero gli spazi vitali più intimi riservati ai detenuti;

la espiazione di pena detentiva nel nostro ordinamento, anche alla luce del quadro costituzionale di riferimento e della funzione della sanzione stessa, non ha alcun collegamento con situazioni di privazione del decoro e della dignità dell’individuo;

la presenza di topi o di insetti il cui habitat naturale è ordinariamente rappresentato dalla umidità di luoghi fatiscenti, non può, ad avviso dell’interrogante, in alcun modo essere tollerata all’interno di strutture dello Stato destinate, peraltro, al recupero e alla riabilitazione dei reclusi;

condizioni igieniche di tal fatta, oltre che sostanziarsi in un evidente degrado delle strutture, rischiano altresì di determinare il proliferare di infezioni ed incrementare la diffusione di patologie sia tra i detenuti che tra il personale impiegato nell’ambito dell’istituto;

con l’approssimarsi della stagione estiva e del sensibile aumento delle temperature che si registrerà di conseguenza, i richiamati rischi non potranno che aumentare facendo esplodere una situazione di assoluta emergenza -:

se, accertati opportunamente i fatti esposti dal cittadino attraverso le pagine del quotidiano, non ritenga prioritario ed urgente adottare ogni più idoneo provvedimento allo scopo di scongiurare il verificarsi di una situazione intollerabile all’interno dell’istituto penitenziario.

 

Pisapia - Seduta del 17 maggio 2005

 

Per sapere - premesso che:

da notizie stampa, si è appreso che, in data 6 e 7 febbraio 2005, nella Sezione "2A" del carcere di Tolmezzo (alla periferia Nord di Udine), due detenuti sarebbero stati picchiati da alcuni agenti della polizia penitenziaria;

in particolare, il 6 febbraio scorso, Mohammed, un detenuto tunisino che era uscito dalla sua cella per procurarsi alcuni alimenti e utensili da cucina, aveva ricevuto, da parte di un detenuto di un’altra cella, la richiesta di un caffè;

Mohammed, portato il caffè al detenuto che l’aveva chiesto, nel mentre faceva rientro nella sua cella con quanto gli era necessario per cucinare, sarebbe stato invitato da alcuni agenti della polizia penitenziaria ad avvicinarsi al loro gabbiotto dove, dopo qualche attimo, sarebbe stato preso a calci e pugni;

come riportato dalla stampa, nel perpetrare le violenze, gli agenti non si sarebbero neanche fermati dinanzi alle urla di protesta che pure si erano levate nella sezione da parte di alcuni detenuti;

in seguito, Mohammed sarebbe stato successivamente riportato in cella grondante sangue;

la mattina successiva, verso le ore 11.30, un altro detenuto, Mondher (tra quelli che avevano protestato per le violenze del giorno prima), sarebbe stato invitato, da agenti della polizia penitenziaria, ad avvicinarsi allo stesso gabbiotto;

nei confronti di Mondher sarebbe stato quindi operato, da parte di due agenti della polizia penitenziaria, un "trattamento" analogo a quello riservato a Mohammed: pugni e feroci calci alla testa;

Mondher, però, nonostante le fratture riportate alle ossa, il giorno seguente denunciava l’accaduto;

nella denuncia, in parte riportata dalla stampa, il detenuto ha dichiarato: "L’agente di sezione mi ha fatto uscire dalla stanza, dicendomi che dovevo parlare con qualcuno nella guardiola della sezione seconda A ma, appena giunto in quella stanza, ho subito ricevuto un’aggressione da parte di due agenti che mi hanno colpito con calci alla testa...";

dalle medesime notizie stampa, risulta inoltre che la coraggiosa denuncia avrebbe procurato a Mondher non solo un rapporto disciplinare - facendo venir meno il beneficio premiale che gli era stato attribuito nei mesi precedenti per buona condotta (quarantacinque giorni di anticipo della scarcerazione) , ma anche la collocazione in isolamento -:

le valutazioni, nonché le eventuali informazioni del Ministro rispetto agli episodi riferiti in premessa;

quali iniziative intenda adottare per verificare la fondatezza di quanto denunciato da Mondher, uno dei detenuti che sarebbe stato pestato da agenti della polizia penitenziaria;

quali provvedimenti di propria competenza ritenga di adottare - e in quali tempi - per accertare le eventuali responsabilità di quanto sopra riferito;

quali iniziative - sempre più urgenti - intenda intraprendere per evitare che i maltrattamenti e le violenze nei confronti dei detenuti continuino ad essere una delle componenti fisiologiche della vita carceraria.

 

Siniscalchi - Seduta del 16 maggio 2005

 

Per sapere - premesso che:

dagli organi di informazione, (in particolare), La Repubblica del 12 maggio 2005, si è appresa una notizia di estrema gravità in relazione alle condizioni di degrado in cui attualmente verserebbe l’istituto penitenziario femminile di Rebibbia;

il carcere di Rebibbia, notoriamente il più grande penitenziario femminile italiano, è afflitto, peraltro, da sovraffollamento delle celle, ulteriore condizione di disagio quest’ultima che penalizza la fruizione della struttura anche sotto il profilo igienico e sanitario;

le denunciate carenze afferenti una efficiente organizzazione sanitaria, avrebbero causato, negli ultimi giorni, la diffusione di una epidemia di varicella, investendo anche il reparto che ospita le detenute madri unitamente ai loro bambini;

sempre da quanto si è appreso dalle testimonianze di alcune detenute riportate dagli organi di informazione, verrebbero somministrati farmaci anche in assenza delle dovute ed approfondite visite mediche per verificare le condizioni fisiche delle pazienti;

le richiamate rimostranze, si riferiscono anche alle condizioni igieniche delle celle che sembrerebbero registrare intollerabili presenze di topi e sporcizia all’interno degli spazi vitali;

le denunciate situazioni, appaiono certamente incompatibili con la corretta funzione che la pena deve avere in ossequio alla Costituzione, stimolando nel detenuto ogni capacità di reinserimento sociale -:

se il ministro interrogato, accertati i fatti, intenda adottare opportuni provvedimenti per scongiurare il protrarsi di condizioni carcerarie intollerabili e lesive della dignità delle detenute.

 

Bonito e Motta - Seduta del 19 maggio 2005

 

Per sapere - premesso che:

la situazione degli Istituti Penitenziari di Parma è caratterizzata da un eccessivo sovraffollamento e da una cronica carenza di personale nelle varie categorie professionali che creano gravi problemi e forti disagi per i detenuti e gli operatori;

in tale contesto il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria - Direzione Generale dei detenuti e del trattamento - ha disposto l’apertura del Centro Diagnostico Terapeutico a decorrere dal 30 aprile 2005;

il Centro è destinato alla degenza di detenuti disabili, non solo ordinari ma anche soggetti a 41-bis, che necessitano di cure fisioterapiche;

l’apertura del nuovo reparto è stata disposta nonostante la grave carenza di personale (agenti, personale sanitario, educatori) e la mancanza delle necessarie risorse economiche e strumentali;

tale situazione è stata rappresentata al Dipartimento sia dalla Direzione degli Istituti di Parma che dalle Organizzazioni Sindacali;

l’apertura della nuova struttura, per la quale è prevista una zona detentiva con nove celle, le zone ambulatoriali e terapeutiche, il cortile di passeggio, richiederà l’impiego di oltre 30 agenti di polizia penitenziaria e di diverse unità di personale sanitario specializzato;

senza un reale e concreto aumento dell’organico nei vari ruoli, l’operatività del Centro Diagnostico Terapeutico comporta un piano di riorganizzazione interno che peggiorerà sensibilmente la situazione, già pesante, del carcere di Parma;

il 20 novembre 2003 il Sottosegretario di Stato per la Giustizia onorevole Giuseppe Valentino, rispondendo alla interpellanza urgente 2-00978 a prima firma onorevole Motta, aveva assicurato l’attribuzione di fondi integrativi al Provveditorato dell’Emilia Romagna per garantire in via prioritaria l’operatività del centro clinico di Parma e l’assegnazione di nuovo personale per la copertura delle carenze di organico presso la suddetta sede -:

quali specifiche risorse, di personale ed economiche, il Governo intenda destinare al carcere di Parma affinché sia garantita l’apertura del Centro Diagnostico Terapeutico senza pregiudicare il normale espletamento di tutti i servizi di istituto e, più in generale, la stessa sicurezza degli Istituti Penitenziari di Parma.

 

Giachetti - Seduta del 11 maggio 2005

 

Per sapere - premesso che:

nell’istituto penitenziario di Campobasso, dall’interrogante personalmente visitato lo scorso sabato 7 maggio, sono attualmente detenuti Angelo Izzo, accusato dell’omicidio della moglie e della figlia di Giovanni Maiorano, ex boss appartenente alla Sacra Corona Unita e anch’egli recluso nello stesso carcere, e gli altri 2 indagati come complici di Izzo, Guido Palladino e Luca Palaia;

avendo avuto l’opportunità di intrattenersi per un breve colloquio con ciascuno di essi l’interrogante ha potuto constatare la situazione di disagio vissuta in particolar modo dal giovane Palladino, che avrebbe manifestato segni comportamentali di sbandamento - dovuti anche al grande clamore suscitato dalla vicenda a fronte della sua "prima volta" in un penitenziario - e caratteristiche psicologiche tali da farlo ritenere ad "alto rischio" nella prospettiva di una lunga permanenza in carcere, oltre allo stato evidente di disperazione in cui si troverebbe Giovanni Maiorano, a seguito del brutale omicidio che ha sterminato la sua famiglia;

come segnalato all’interrogante dalla direttrice dell’istituto - malgrado il fatto che nella struttura carceraria di Campobasso sia presente un consistente numero di pentiti - allo stato attuale nessuno degli indagati né lo stesso Maiorano avrebbero potuto avvalersi dell’apporto di uno psichiatra, come previsto dalla legge;

in base a quanto riferito dalla stessa, il "gruppo di osservazione e trattamento" del carcere di Campobasso - composto dalla direzione e dal personale ordinario dell’istituto - si avvarrebbe di una consulenza psicologica e/o criminologica e/o sociologica limitata ad un numero di ore mensili pari a 10, in base a quanto disposto da specifici provvedimenti ministeriali;

nella attuale situazione del carcere di Campobasso, - che conta, 120 detenuti di cui 4 posti in regime di isolamento - alla già endemica carenza di personale d’assistenza psicologica, di fatto esclusivamente appaltata all’impegno della direzione e del personale ordinario dell’istituto, si aggiungerebbe anche uno stato di emergenza dovuto alla presenza di detenuti "ad alto rischio" di sopravvivenza carceraria come quelli sopra citati;

parrebbe all’interrogante necessario un immediato intervento almeno per tamponare una situazione non più gestibile unicamente grazie all’impegno e alla buona volontà della Direzione del personale ordinario della suddetta struttura -:

se non ritenga necessario per far fronte all’attuale situazione di chiara emergenza nel suddetto carcere, adottare provvedimenti affinché venga disposto un aumento delle ore di consulenza psicologica previste ed assegnate all’istituto stesso, assicurando così nell’immediato una adeguata assistenza psicologica ai detenuti ed alleggerendo, di conseguenza, la direzione e lo stesso personale carcerario da compiti di non specifica competenza;

se, inoltre, non ritenga opportuno intervenire affinché, in ottemperanza a quanto disposto dalla normativa vigente, l’istituto penitenziario venga dotato in via ordinaria di una presenza fissa e continuativa di uno specialista psichiatrico in grado di garantire assistenza e supporto basilari nella prospettiva del recupero psicologico di alcune tipologie di detenuti.

 

Giachetti - Seduta del 10 maggio 2005

 

Per sapere - premesso che:

in base a quanto riportato da agenzie di stampa del 28 aprile 2005 il garante dei detenuti della Regione Lazio Angiolo Marroni avrebbe denunciato le ormai insostenibili condizioni di estrema gravità in cui versa il carcere romano di Rebibbia;

la situazione parrebbe carente sotto numerosi punti di vista, a partire dalla intermittente sostituzione del magistrato di sorveglianza, mancante da dicembre, preposto al controllo dei detenuti i cui cognomi vanno dalla lettera A alla M, dalla frequenza di trasferimenti di detenuti impegnati in progetti di formazione che, di fatto, sarebbero costretti a sospendere, fino ad arrivare alla carenza del servizio sanitario e alla quasi totale assenza di attività culturali;

a tutto ciò si aggiungerebbe l’obsolescenza di un codice normativo datato 1938 e mai aggiornato, la lentezza burocratica nell’attribuzione degli assegni famigliari, la mancata retribuzione dell’attività lavorativa e da ultimo, in base ad una disposizione emanata dalla direzione del carcere, la spedizione di oggetti personali dei detenuti, in eccesso rispetto a limite consentito, rimandati ai famigliari a spese del detenuto;

una simile misura, in un contesto già di per sé preoccupante e drammatico come quello sopra descritto, sembrerebbe incongruente rispetto alle reali esigenze dei detenuti, spesso privati anche di diritti umani fondamentali come quello alla salute o allo studio, basilari nella prospettiva di un futuro di vita diverso -:

se non ritenga opportuno verificare quanto denunciato dal Garante dei detenuti e - nel caso in cui l’allarme lanciato trovasse effettivo riscontro nei fatti - quali urgenti ed immediate iniziative intenda adottare per risolvere una situazione tanto critica, garantendo ai detenuti diritti essenziali e condizioni di vita civili.

 

 

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