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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di venerdì 22 maggio 2026
di Errico Novi
Il Dubbio, 22 maggio 2026 L’intenzione è buona. Ottima: offrire un alloggio a chi potrebbe ottenere i domiciliari ma non sa dove scontarli. L’attuazione è complicata. Molto. E i tempi non saranno brevissimi. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio presenta il progetto sulla detenzione differenziata in strutture esterne insieme con i due “autori materiali”, il sottosegretario Andrea Ostellari e il capo dipartimento Giustizia minorile Antonio Sangermano. Il quale ha competenza sul tema giacché il nome esteso del suo ambito è “minorile e di comunità”, e comunitarie appunto saranno le residenze in cui via Arenula confida di trasferire, entro l’anno, fra i 2.500 e i 3.000 reclusi. Si tratta di persone che abbiano ancora almeno 8 mesi di pena residua: tale sarà il periodo ordinario di permanenza previsto in questi alloggi. C’è un bando per gli enti disponibili a collaborare: il termine per le prime manifestazioni d’interesse scade il 30 maggio.
di Giulia Merlo
Il Domani, 22 maggio 2026 Il ministero ha presentato il regolamento che consentirà ai detenuti non pericolosi ma senza un domicilio di scontare in strutture di comunità gli ultimi otto mesi di detenzione. Lo strumento, subordinato al sì del magistrato di sorveglianza, dovrebbe entrare in funzione a settembre. Per ora, però, hanno presentato manifestazione di interesse solo sette strutture. “Un mondo nuovo di detenzione non carcerocentrica, ma nemmeno indulgenziale in modo acritico”, così il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha presentato il progetto di nuove strutture residenziali per i detenuti che rientra nel sistema delle misure alternative.
di Angela Stella
L’Unità, 22 maggio 2026 Il ministro schiera tutte le alte gerarchie di via Arenula per presentare le Strutture residenziali per l’accoglienza e il reinserimento dei detenuti. Ma dietro l’altisonante etichetta, niente che dia respiro alle prigioni prima dell’estate. L’estate sta arrivando, le celle cominciano a bollire, il sovraffollamento è arrivato al 139 per cento, i suicidi a 24 dall’inizio dell’anno ma le promesse del Governo per rendere più vivibili le nostre carceri resteranno disattese. Nessun provvedimento darà respiro alle prigioni entro i mesi più infernali. Ieri al ministero della giustizia c’è stata una conferenza stampa in pompa magna con il ministro Nordio, il vice ministro Sisto, i sottosegretari Balboni e Ostellari, il capo di gabinetto Mura, il Capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, Antonio Sangermano, e altri dirigenti per presentare il “Regolamento recante le disposizioni in materia di strutture residenziali per l’accoglienza e il reinserimento sociale dei detenuti”.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 22 maggio 2026 Dovevano essere 5mila le persone a passare ai domiciliari nel corso dei difficili mesi estivi. Ma alla fine la platea è stata ridotta in partenza. Saranno esclusi i tossicodipendenti, chi ha ricevuto un provvedimento di espulsione, le persone con problemi psichiatrici, quelle che hanno restrizioni particolari o hanno avuto sanzioni. E le strutture di accoglienza ancora non ci sono. L’estate è alle porte. Lo è anche il caldo infernale che si respira nelle carceri quando arriva quella che fuori dai muri di cinta delle prigioni viene definita “la bella stagione”. Ma le promesse del governo, quelle di rendere il carcere un po’ più vivibile all’arrivo del caldo torrido, saranno disattese. Ancora una volta. Era stata annunciata una misura straordinaria che avrebbe “dato un gran contributo per abbattere il sovraffollamento”: fonti del ministero parlavano di 5mila detenuti fuori dal carcere entro l’estate. Sarebbero stati, era l’indiscrezione, accolti in case famiglia e strutture simili, con una “sorveglianza minima” da parte della Polizia penitenziaria.
di Paolo Doni
laprovinciaunicatv.it, 22 maggio 2026 In 11 istituti penitenziari italiani, sui 102 ispezionati nel corso del 2025 dall’associazione Antigone, erano presenti celle prive di riscaldamento, in 47 celle senza acqua calda, in 53 celle senza doccia. In 23 istituti il wc si trovava nello stesso ambiente in cui si cucina… Sempre nel medesimo rapporto si legge che tra i detenuti italiani sono registrate 9,4 diagnosi psichiatriche gravi ogni 100, il 21,1% assume farmaci stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi, il 46,5% ricorre a sedativi o ipnotici. Solo il 3,8% delle persone detenute è impiegato alle dipendenze di un datore di lavoro esterno. Esistono carceri dove ormai la popolazione detenuta sfiora le 600 unità e dove la tossicodipendenza riguarda oltre 200 soggetti e nei quali ci sono un solo operatore del Sert con un appoggio part-time, sei educatori e quattro psicologi. E una volta fuori? Comunità terapeutiche piene, una psichiatria territoriale che non regge il passo e un’offerta abitativa largamente insufficiente a una domanda di bassa soglia.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 22 maggio 2026 Ma sette sue dieci sono malati cronici. E ci sono quelli che fanno da badanti ai compagni di cella invalidi. Essere curati è un diritto che, in Italia, non si può negare neanche a chi si trova dietro le sbarre. Garantire condizioni sanitarie adeguate durante l’esecuzione della pena significa, per altro, contribuire al percorso di recupero della persona detenuta e al suo futuro reinserimento nella società. Eppure in celle affollate e malsane sono rinchiuse persone affette da patologie che, nei casi più gravi, non possono essere curate con le necessarie terapie determinando così un peggioramento e, talvolta, la morte.
di Sergio D’Elia*
L’Unità, 22 maggio 2026 Le prigioni di oggi hanno preso il posto dei manicomi. Le Articolazioni per la Tutela della Salute Mentale (Atsm) hanno la stessa struttura degli Opg chiusi dieci anni fa, le regole di Mandela sono carta straccia. La prigionia di Nelson Mandela non ha solo liberato il Sudafrica, ha ispirato il mondo nella lotta di liberazione delle nazioni, unite dalla tortura e dai trattamenti inumani e degradanti dei prigionieri. Il suo corpo prigioniero ha stabilito le regole dell’ONU che portano il suo nome. Esse fissano il Diritto Umano, vale a dire il Limite dello Stato, invalicabile dal potere costituito, nel momento e nel modo in cui tratta i carcerati.
di Maurizio Crippa
Il Foglio, 22 maggio 2026 Il pubblico non pagante del true crime non accetta giudizi opposti senza ululare. Ma le disparità di valutazione dei tribunali rendono il sospetto più facile. Perdonerete il paragone abusato, non è per abbassare ogni volta i temi gravi, giustizia o politica, ai livelli del calcio. Purtroppo però è il modello del calcio - facile, binario, vocato all’urlo selvaggio - ad avere da tempo occupato quegli spazi. La giustizia in primis. Dunque il modello Var. Se la camera di consiglio degli arbitri dà rigore alla tua squadra, è inappellabile. Se lo dà agli altri, la contestazione è rumorosa e il sospetto è la naturale chiave di lettura. Per citare ancora il giudice Garapon, è “il sogno di un accesso alla verità liberata di ogni mediazione procedurale”. Tutto il resto è “insopportabile”.
di Simona Bonfante
Il Riformista, 22 maggio 2026 La semilibertà gli era stata attribuita con merito, oggi è in isolamento. Controllato da telecamere anche in bagno. Da 43 anni in galera, da 8 riconosciuto rieducato al punto da beneficiare della semilibertà, un altro uomo rispetto al terrorista che fu. Gilberto Cavallini, ex Nar, espia un fine pena mai. Dopo l’ultima condanna definitiva per la Strage di Bologna, a Cavallini, 73 anni, viene revocata la semilibertà e inflitti tre anni di isolamento diurno. Con l’avvocato Gabriele Bordoni cerchiamo di capire l’irragionevole implacabilità di questa punizione.
di Massimo Iondini
Avvenire, 22 maggio 2026 Non si è presentato all’appuntamento della sua terapia, alle porte di Milano, nel Centro specializzato dov’era ospite fisso, a prova di evasione. I suoi racconti di una vita passata dietro le sbarre, che si è fatta troppo pesante da portare avanti. “Il signor Giuliano B. invece non verrà”. Solo questa frase, consegnando una cartella ai due infermieri del Centro dialisi di Corsico e accompagnando un altro detenuto per la consueta seduta trisettimanale. “Cioè, mi sta dicendo che domani salterà la seduta?”. “No, non verrà più. Si è ucciso. Ieri, in cella, con il gas”.
Il Dubbio, 22 maggio 2026 Un detenuto egiziano di 26 anni è stato trovato impiccato in cella. De Fazio: “Il sistema toglie speranza”. Un altro detenuto si è tolto la vita in carcere. Questa volta è accaduto nella Casa circondariale di Lecce, dove un uomo di 26 anni, egiziano, è stato trovato impiccato nella sua cella del reparto “precauzionale”. Avrebbe finito di scontare la pena nel 2029. A darne notizia è Gennarino De Fazio, responsabile della Uil Fp Polizia penitenziaria, che parla di un sistema ormai allo stremo. Il numero dei detenuti suicidi dall’inizio dell’anno sale così a 25, due dei quali a Lecce nel giro di pochi giorni. Il primo episodio era avvenuto il 13 maggio scorso. A questi dati, ricorda il sindacato, si aggiungono anche due operatori.
di Rosa Maria Di Natale
La Repubblica, 22 maggio 2026 Era detenuto nel carcere di Parma dove stava scontando una pena a trent’anni. È morto nella notte all’ospedale Maggiore di Parma Vincenzo Salvatore Santapaola, conosciuto come Enzo, figlio dello storico capomafia catanese Benedetto Nitto Santapaola e di Carmela Minniti. Aveva 56 anni e il prossimo 2 giugno ne avrebbe compiuti 57. Da tempo era gravemente malato e le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi giorni, fino al trasferimento in ospedale. La sua morte arriva a meno di tre mesi da quella del padre Benedetto, deceduto il 2 marzo scorso nel reparto di medicina penitenziaria dell’ospedale San Paolo di Milano, mentre era detenuto nel carcere di Opera, anche lui al 41 bis. Come il padre, anche Vincenzo Santapaola aveva disposto che il proprio corpo fosse cremato.
di Martina Capovin
Il Dolomiti, 22 maggio 2026 L’ultima visita di Antigone risale al 2023 ed è stata solo parziale, fermandosi agli uffici della direzione senza poter nemmeno accedere alle sezioni per raccogliere dati completi sul campo. A rendere ancora più amaro il bilancio per il capoluogo altoatesino è il confronto, decisamente impietoso, con i vicini di casa. Mentre via Dante affonda nei suoi problemi storici, la struttura di Spini di Gardolo a Trento viene esplicitamente citata nel report come un esempio virtuoso da seguire a livello nazionale. Il carcere trentino non solo può contare su una sezione femminile (del tutto assente a Bolzano), ma brilla per le attività di reinserimento: è terzo in Italia per il lavoro con datori esterni, con ben 80 detenuti su 392 che hanno l’opportunità di lavorare fuori dalle mura della prigione, gettando le basi per un reale recupero sociale. E sul fronte del tanto sospirato nuovo carcere di Bolzano, quello del quale si parla da 20 anni? La situazione resta un’odissea burocratica.
Il Giornale, 22 maggio 2026 L’accordo prevede lo svolgimento di attività lavorative edili, intramurarie e/o extramurarie, da parte di persone in stato di detenzione presso l’Istituto penitenziario di Opera. Incrementare le opportunità di lavoro tra le persone detenute e internate e favorire il loro reinserimento sociale attraverso percorsi di formazione, accompagnamento e inserimento professionale nel settore delle costruzioni. Sono gli obiettivi del nuovo protocollo d’intesa sottoscritto da Amministrazione penitenziaria di Opera, Assimpredil Ance e le sigle sindacali di Cgil, Cisl e Uil legate al settore, Umana spa e Fondazione Don Gino Rigoldi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo.
di Alessandro De Pietro
L’Arena, 22 maggio 2026 Nell’azienda di macchine agricole. La direttrice del carcere Bregoli: “Quando a una persona si dà fiducia, mi riferisco ad una persona detenuta, è molto raro che non l’apprezzi e non ne faccia tesoro”. Trasformare una necessità in opportunità. Per tutti. Una delle grandi regole dell’imprenditoria, applicata alla lettera da Alessandra e Filippo Berti. Assumendo sei lavoratori detenuti nel carcere di Montorio. Chi alla preparazione del materiale, chi alla verniciatura, chi al montaggio. Berti Macchine Agricole, sede a Caldiero, esporta oggi in 60 Paesi, ha 110 dipendenti e una connessione fortissima col territorio.
di Marianna Peluso
Corriere della Sera, 22 maggio 2026 Il patron di “Yard” assume un detenuto nel suo ristorante e apre le porte della casa circondariale alla città con un menu preparato da una brigata composta da uomini e donne che stanno scontando una pena. Ci sono luoghi che la città attraversa senza mai davvero guardarli. A Verona, il carcere di Montorio è uno di questi: un edificio enorme, chiuso, quotidianamente sfiorato dal traffico e dalle abitudini di migliaia di persone. Jacopo Natale, titolare del ristorante “Yard”, ha deciso invece di entrarci. Prima per cercare un aiuto cuoco tra i detenuti, poi per costruire qualcosa di ancora più insolito: una cena aperta ai cittadini, organizzata dentro il penitenziario e servita da una brigata composta quasi interamente da uomini e donne detenuti.
di Guido Catalano
La Stampa, 22 maggio 2026 Il Salone del Libro di Torino è giunto al termine e come ogni anno vivo questo momento con un po’ di nostalgia. Una delle cose che mi porterò nel cuore di questa edizione è la partecipazione al progetto “Adotta uno scrittore”, un progetto del Salone che, da molti anni, porta gli scrittori e scrittrici italiani ad essere adottati nelle classi di svariate scuole di vario grado e tipo in giro per l’Italia, per creare uno scambio tra studenti e autori e che si svolge in tre incontri. Io ho avuto la fortuna di essere adottato dalla succursale dell’Istituto Plana nel Carcere delle Vallette di Torino, che poi in realtà non si chiama “Carcere delle Vallette” ma “Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, ma noi a Torino lo chiamiamo tutti “Le Vallette”. Se ci pensate è un po’ quel che succede con il nostro aeroporto: tutti lo chiamiamo “Caselle” ma in realtà si chiama “Sandro Pertini”.
AFFARI SOCIALI
di Giancristiano Desiderio
Corriere della Sera, 22 maggio 2026 Le chat: così belle, così comode, così pericolose. Le più incontrollabili sono le chat di gruppo. Qui si annidano pericoli e insidie a volte fatali per il lavoro, le amicizie, l’amore, la politica. Nessuno ne è immune. Che cosa ci ha cambiato (in peggio) la vita? La messaggistica. Certo, ci sono tanti vantaggi: comunicazioni rapide, immediate, in tempo reale. “Per piacere, puoi prendere il pane?”. “Ok”. Semplice. Concreto. Istantaneo. Ma ci sono effetti collaterali disastrosi: invadenza, controllo, raggiungibilità. C’è bisogno di stoicismo per non ritrovarsi in balia delle chat: non più le chat al tuo servizio ma tu al servizio delle chat. È necessario prendere le distanze. Il governo delle chat è diventato indispensabile per conservarsi libero e indipendente. Più facile a dirsi che a farsi. Perché le chat sono, ormai, strumenti di lavoro: non solo chat personali ma familiari, aziendali, scolastiche, redazionali, partitiche, rionali, mediche, sportive e ancora e ancora.
di Chiara Saraceno
La Stampa, 22 maggio 2026 Certo, siamo un paese con una forte incidenza di popolazione anziana, e questo rende più difficile l’innovazione, tecnologica ma non solo, oltre a provocare squilibri nella spesa sanitaria e pensionistica. Ma, forse, continuare a guardare alla demografia come fonte di tutti i nostri problemi rischia di diventare un alibi per non vedere lo spreco di risorse umane, giovani e meno giovani, che si continua a fare e che è anche una delle cause della persistente bassissima fecondità: lo scarso investimento nei giovani di entrambi i sessi, sia in quelli ad alta formazione, sia in quelli che invece vengono abbandonati precocemente dal sistema formativo, nelle donne, negli stranieri che vorrebbero dare forma al proprio futuro in Italia.
ESTERI
di Eleonora Camilli e Irene Famà
La Stampa, 22 maggio 2026 Gli avvocati del team Adalah: “Violenze estreme, è tortura”. Esposto per sequestro di persona. Un unico obiettivo: umiliare, sottomettere, punire gli attivisti della Flottila. E farlo con ogni strumento a disposizione, in ogni modo possibile, fisico e psicologico. Scariche di taser, proiettili di gomma, molestie, almeno dodici aggressioni sessuali. Oltraggi che si susseguono. Gli avvocati di Adalah, team di legali volontari che sino all’altra sera ha fornito consulenza a centinaia di partecipanti della Flottila rinchiusi ad Ashdod, quelle brutalità le hanno appuntate tutte in una sorta di dossier degli orrori. “I soldati israeliani mi hanno strappato l’hijab. Mi hanno lasciata lì, con il capo scoperto e hanno fatto lo stesso con tante altre donne”, racconta agli avvocati un’attivista musulmana. Un altro ricostruisce l’assalto all’imbarcazione: “Hanno sparato proiettili di gomma. Poi ci hanno trascinato su una nave militare e infine al porto.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 22 maggio 2026 Parla la storica e saggista: “Su Ben-Gvir, Netanyahu ha agito timidamente. Ha rimproverato al suo ministro non l’umiliazione inflitta ma la pubblicità delle sparate nel centro di detenzione. L’elenco di provocazioni e smargiassate del ministro della Sicurezza interna israeliano, Itamar Ben-Gvir, è lungo. L’ultimo episodio ha riguardato le parole di disprezzo lanciate nei confronti di decine di attivisti della Global Sumud Flotilla, arrestati dalle forze speciali di Tel Aviv in acque internazionali, derisi e maltrattati nel porto di Ashdod. “Le umiliazioni subite dagli attivisti della Flotilla - dice al Dubbio la storica Anna Foa - sono infinitamente minori rispetto a quello che accade tutti i giorni nelle carceri israeliane. Ricordiamocelo. Non basta scandalizzarsi solo quando vengono torturati degli europei, non israeliani e non palestinesi. Dovremmo scandalizzarci sempre di fronte a certi fatti gravissimi, ormai sotto gli occhi di tutti”. Foa è autrice di due fortunati saggi, entrambi pubblicati da Laterza: “Il suicidio di Israele” (Premio Strega per la saggistica nel 2025) e “Mai più”.
di Chantal Meloni
Corriere della Sera, 22 maggio 2026 Un “processo storico”, una “pietra miliare”, addirittura un “momento Norimberga” per la Libia. Nei commenti di chi ha assistito all’udienza predibattimentale nei confronti di El-Hishri all’Aia trapela tutta la soddisfazione e l’importanza del caso. 17 i capi di imputazione, tra crimini di guerra e contro l’umanità. Il lavoro della Procura, che per tre giorni ha delineato contorni e dettagli del caso in modo meticoloso e approfondito, è stato davvero impressionante. Impressionante anche per i contenuti - le descrizioni dei crimini che i detenuti subivano nella prigione di Mitiga, un inferno dove le vittime, libiche e non, erano torturate brutalmente, violentate, umiliate, denigrate e rese veri e propri schiavi. Talvolta per mesi. Talvolta per anni. Molte sono morte, uccise dalle violenze.
DOCUMENTI
Articolo. "L’ergastolo nella giurisprudenza della Corte Costituzionale", di Andrea Baiguera Altieri
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 21 maggio 2026)
APPUNTAMENTI DI RISTRETTI
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La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione fino al 24 maggio 2026
Seminario. "Il regime detentivo del 41 bis O.P. tra diritti e sicurezza" (Cagliari, 25 giugno 2026)
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