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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di martedì 7 luglio 2026
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 7 luglio 2026 La storia della Toscana, dove l’amministrazione penitenziaria invita a far dormire per terra i detenuti in eccesso, è l’apoteosi di una violazione aperta e quotidiana della Costituzione, delle norme europee e delle proprie. Nel carcere, dove entra chi si ritiene abbia infranto la legge, la legge non viene rispettata. E a infrangerla, nei casi di cui parliamo, non sono i detenuti né gli agenti penitenziari né chiunque per lavoro varchi la soglia di una prigione. Nelle carceri toscane, dove il provveditorato ha deciso che in caso di sovraffollamento estremo si possono far dormire i detenuti per terra, a non rispettare la legge è lo Stato. Con le sue ramificazioni. Lo stesso Stato che aveva scritto, con una circolare ministeriale, la regola sulla capienza delle celle e poi ne aveva recepito un aggiornamento imposto dalla Corte europea dei diritti dell’uomo: l’Italia, come tutti i paesi europei, avrebbe dovuto garantire a ogni detenuto almeno 3 metri quadrati di spazio. Altrimenti lo Stato sarà in debito con lui, come sta effettivamente accadendo molto spesso.
di Tania Amarugi
ilgiornalistascomodo.it, 7 luglio 2026 Tutti i giorni accade qualcosa di grave nelle carceri italiane da nord a sud senza distinzione. I Garanti territoriali di Asti e Alessandria chiedono congiuntamente per chiedere interventi tempestivi in tutta la regione. Cemento rovente fuori e dentro. Senza aria condizionata la vita nel carcere di Quarto d’Asti è un inferno. A denunciarlo è Domenico Massano, garante dei detenuti di Asti, all’uscita dalla visita settimanale alla casa di reclusione: “Non c’è aria condizionata per i detenuti se non nella sala colloqui. Le sezioni sono molto calde, soprattutto quelle che stanno più in alto e sono esposte al sole tutta la giornata. Servirebbe un sistema di climatizzazione almeno nelle aree comuni”.
Il Giornale, 7 luglio 2026 Con i provvedimenti in corso di approvazione in Parlamento, il governo prevede di fare uscire dal carcere “dalle otto alle diecimila persone. Sono numeri che sarebbero una rivoluzione copernicana”. Lo dice il ministro della Giustizia, Carlo Nordio (foto), in merito ai provvedimenti sul sovraffollamento in carcere. Il ministro sottolinea che si tratta di “numeri importantissimi”. Perchè “abbiamo in carcere circa 20 mila persone che sono state condannate per reati connessi alla tossicodipendenza. Una metà di questi sono spacciatori - ha spiegato - appartenenti anche a organizzazioni più o meno mafiose o comunque criminali per le quali non c’è possibilità di alternativa, ma una buona parte, vorrei dire la metà, sono tossicodipendenti che hanno commesso questi reati per potersi procurare lo stupefacente e che quindi sono piuttosto dei malati da curare che non dei delinquenti da punire”.
di Luca D’Alessio
Il Riformista, 7 luglio 2026 Antonio Russo è un detenuto graziato, ma ancora detenuto. Anziano, malato, affaticato, disperato eppure ancora dietro le sbarre nonostante un provvedimento del Presidente della Repubblica ed in condizioni di salute giudicate incompatibili con il carcere. Carcere di Rebibbia. Le bollenti giornate per il caldo eccessivo rendono le celle dei detenuti ogni giorno una prova in più da sopportare e superare. Le stanze del penitenziario capitolino, così come moltissimi altri istituti di pena italiani, sono occupate da un numero superiore di detenuti, rispetto alla loro normale capienza, che stanno scontando la loro pena e che, ci piacerebbe affermare, ma nella quasi totalità dei casi non è così, stanno percorrendo il cammino rieducativo della loro pena.
di Vincenzo Maruccio
Quotidiano di Puglia, 7 luglio 2026 Nessuno può essere privato della libertà personale solo perché non ha il denaro necessario per pagare una sanzione alternativa. Il principio, che sembra scontato in uno Stato di diritto, è stato ribadito con una forza giurisprudenziale senza precedenti dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno messo un punto fermo contro quello che rischiava di diventare un intollerabile automatismo di discriminazione sociale: l’applicazione del carcere obbligatorio per i meno abbienti. Lo hanno fatto pronunciandosi sul caso di un 50enne barese. Secondo la Suprema Corte, infatti, negare la sostituzione della cella con una pena pecuniaria basandosi esclusivamente sulla povertà dell’imputato significherebbe edificare una vera e propria “giustizia di classe”.
TERRITORIO
di Stefano Fabbri
Corriere Fiorentino, 7 luglio 2026 Certo che fa impressione vedere scritto nero su bianco una sorta di autorizzazione ai direttori di carcere ad ospitare i detenuti in eccesso rispetto ai posti in cella su materassi posati a terra, spingendovi anche l’asticella che indica il livello della dignità umana. Perché così si configura la circolare del Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria della Toscana riguardo alla situazione che gli istituti della regione stanno sopportando, anche in seguito allo svuotamento di sette sezioni di Sollicciano sequestrate dal Tribunale di Firenze per le condizioni inumane. E che si aggiunge al sovraffollamento in cui quasi tutti si trovano, acuito dagli arrivi quotidiani di arrestati di fresco portati nelle case circondariali.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 7 luglio 2026 Dopo la chiusura di sette reparti di Sollicciano, l’ufficio del Dap scrive ai direttori delle carceri una nota che fa rabbrividire: non ci sono “le condizioni per garantire il rispetto delle capienze”. Il Provveditorato all’Amministrazione Penitenziaria della Toscana manda una nota a tutte le direzioni delle carceri della regione ordinando loro di violare la legge. È scritto nero su bianco e fa rabbrividire. Visto l’alto affollamento e dopo la chiusura dei sette reparti di Sollicciano, si legge, non si “è più nelle condizioni di garantire il rispetto delle ordinarie capienze d’Istituto”. Per questo le direzioni avevano giustamente iniziato a rifiutare di accogliere nuovi arrestati. Non c’era spazio per loro, in carcere manca l’aria, si boccheggia, le celle stanno esplodendo. Ma il Provveditorato adesso dice che no, che bisogna cambiare linea.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 7 luglio 2026 La denuncia dall’istituto di Opera a Milano: al quarto piano acqua razionata, un solo medico e malori tra i detenuti per il caldo. L’avvocato Roberta Zarcone, del Foro di Como, ha scritto direttamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per denunciare le condizioni “inumane e degradanti” in cui vivono alcuni detenuti della Casa di reclusione di Milano Opera. La stessa segnalazione è finita sulle scrivanie del ministro della Giustizia Carlo Nordio e del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Al centro c’è il quarto piano del secondo reparto, sezioni A, B e C, dove l’avvocato assiste diversi reclusi che, scrive, sono arrivati a un punto di non ritorno. La missiva che Il Dubbio ha potuto visionare è partita qualche giorno fa e, oltre al Quirinale, al gabinetto di Nordio e al Dap, è arrivata anche alla direzione che al Dipartimento segue proprio i detenuti e, per conoscenza, all’associazione Yairaiha ets.
di Marina de Ghantuz Cubbe
La Repubblica, 7 luglio 2026 Il rapporto della Garante dei diritti dei delle persone private di libertà. A Rebibbia e Regina Coeli mancano spazi e accesso ai servizi. Il diritto alla salute mentale è una conquista recente che, in carcere, ancora non è entrato. La necessità è fortissima, ma le risposte non ci sono. Perché quello della fragilità psicologica dei detenuti è uno dei problemi che si sommano e si incancreniscono negli anni, a partire dal sovraffollamento. La Relazione annuale 2025 della Garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Roma Capitale, Valentina Calderone, descrive un sistema ormai vicino al punto di rottura. Gli istituti penitenziari romani ospitano un numero di detenuti ben superiore ai posti realmente disponibili, mentre personale, strutture e servizi sanitari faticano a sostenere una pressione sempre maggiore.
di Peppe Pace
fanpage.it, 7 luglio 2026 “Fino a 9 detenuti in una cella per 3 persone, ventilatori rotti, tossicodipendenti e persone con disturbi mentali che non dovrebbero essere qui”. A quasi due anni dall’ultima ispezione del carcere di Poggioreale, l’europarlamentare Sandro Ruotolo e il deputato Marco Sarracino del Partito Democratico non hanno potuto rilevare altro che un peggioramento della situazione. “Abbiamo trovato fino a 9 detenuti in celle per 3 persone - racconta Ruotolo dopo la visita ispettiva durata circa tre ore - in piena estate non funzionano nemmeno i ventilatori, mancano proprio le condizioni minime, qui non c’è la dignità umana”. I parlamentari hanno raccontato di essere rimasti particolarmente colpiti da un ragazzo che ha tentato più volte il suicidio.
novaradio.info, 7 luglio 2026 La denuncia del Gruppo Foucault: “Carcere nel caos, ma il tavolo interistituzionale è saltato”. Un sacchetto pieno di cimici, alcune grosse anche mezzo centimetro: sono quelle che ogni giorno martirizzano i detenuti del carcere di Sollicciano, ricoprendoli di piaghe e insanguinando i loro letti. È l’impressionante “souvenir” che i reclusi hanno donato al consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune, Dmitrij Palagi, che nei giorni scorsi ha fatto visita al carcere fiorentino assieme ad Antonella Bundu, Massimo Lensi, Grazia Galli e altri rappresentanti del “Gruppo Foucalt”. La visita arriva dopo il sequestro di 7 sezioni, nel mezzo di un difficile trasferimento di massa di detenuti e dopo la notizia di una circolare del Prap (Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria) che invita i direttori a mettere i ...
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 7 luglio 2026 La denuncia di una madre del ragazzo finito in carcere dopo un’aggressione a lei: “Ho dovuto denunciarlo ma non pensavo finisse in cella”. Il garante: “Va trasferito in una struttura psichiatrica”. “Liberate mio figlio, non può stare a Sollicciano in quelle condizioni”. C’è una madre che non si dà tregua. “È da solo in cella. Ho paura che possa farsi del male, ha già tentato il suicidio quando era fuori. Rischia di farlo di nuovo”. È la mamma di L., detenuto fiorentino di 20 anni, con una invalidità dell’80% per problemi psichiatrici. Dopo un’infanzia molto difficile segnata da un padre problematico, il ragazzo ha vissuto per diversi anni in una struttura per giovani con fragilità psichiatrica. Lì il percorso è finito, ma le sue criticità no.
di Barbara Poggio*
Corriere dell’Alto Adige, 7 luglio 2026 Pochi giorni fa sono entrata nella Casa circondariale di Trento per incontrare la redazione femminile, di “Non solo dentro. Parole dal carcere”, l’inserto del settimanale diocesano curato da detenuti e volontari. Al tavolo, con alcune volontarie, cinque donne, tra i 20 e i 40 anni. Ho iniziato a parlare dei temi su cui lavoro - diversità, disuguaglianze, equità - ma ben presto sono state loro a prendere la parola, dando sostanza a quei concetti con la propria esperienza. Dai loro racconti è emerso un carcere pensato a misura di uomo. Se la popolazione detenuta è in larghissima parte maschile - le donne sono una quota residuale, come scrivevo qualche settimana commentando il Rapporto Antigone; qui sono circa il 10% - la maggior parte dei servizi e delle attività, in particolare quelle lavorative, formative e sportive, è di fatto calibrata su quella maggioranza.
di Francesca Romana Riello
L’Adige, 7 luglio 2026 Venerdì 10 luglio una delegazione composta da rappresentanti delle istituzioni, della sanità e del mondo associativo entrerà nella casa circondariale di Montorio per verificare le condizioni sanitarie della struttura e l’assistenza garantita ai detenuti, dopo settimane segnate da due vicende che hanno riportato l’attenzione sulla situazione del penitenziario veronese. La visita arriva dopo il caso di tubercolosi accertato all’interno del carcere e il decesso in cella di un detenuto affetto da una patologia oncologica, episodi che hanno riaperto il confronto sulle condizioni di assistenza sanitaria e sulla tutela delle persone detenute.
di Elisa Barion
La Voce di Rovigo, 7 luglio 2026 “Il popolo di Vannacci protesta per i corsi di percussioni? Incontri questi ragazzi”. Lunedì, l’Istituto penitenziario per minori di via Mazzini ha ricevuto l’ispezione a sorpresa di Ilaria Cucchi, senatrice e, prima ancora, cittadina che ha portato sulle proprie spalle tutto il peso della lotta contro l’ingiustizia e contro la violenza da parte di “uomini dello Stato”. Al termine della visita, la senatrice si è fermata per qualche istante fuori dalla struttura che oggi conta 22 detenuti in gran parte minorenni e ha fatto il punto insieme a Serena Gregnanin segretaria di Sinistra italiana: “Mi aspettavo una situazione molto diversa da quella che ho trovato - ha commentato Cucchi - Mi aspettavo di trovare una situazione critica. Invece ho scoperto che, come in ogni altro Ipm, vi sono detenuti dei ragazzi che sono ...
di Marco Madonia
Corriere di Bologna, 7 luglio 2026 A Bologna nasce il Centro per la giustizia riparativa: “Un incontro tra hi ha commesso il reato e la vittima. Ognuno riconosce il dolore dell’altro”. Lo guiderà la mediatrice Rosalia Donnici: “Un percorso orizzontale nel quale l’uno va incontro all’altro. Solo così ricuciamo le fratture”. “È un percorso orizzontale nel quale ognuno va incontro all’altro. Non siamo giudici, il nostro è un modello che riconosce l’umanità al di là del reato”. Rosalia Donnici è una sociologa, mediatrice penale esperta in programmi di giustizia riparativa e mediatrice familiare. È lei a guidare il Centro di giustizia riparativa che sta per nascere a Bologna, un luogo dove fare incontrare l’autore di un reato e la vittima che l’ha subito.
di Ilaria Dioguardi
retisolidali.it, 7 luglio 2026 Rafforzare il dialogo tra volontariato, istituzioni e servizi della giustizia per promuovere percorsi di inclusione e cittadinanza attiva. Con quest’obiettivo si è svolto l’incontro “Volontariato e giustizia di comunità. Storie di inclusione”, presso la sede di Csv Lazio. Maria Vittoria Menenti, direttrice Uiepe Roma: “L’esecuzione penale esterna per essere efficace e completa ha bisogno della rete, del Terzo settore, dei volontari”. “L’esecuzione penale esterna per essere completa ha bisogno della rete, del Terzo settore, dei volontari”.
di Joy Bongiovanni
gnewsonline.it, 7 luglio 2026 “Se fossi un detenuto, vorrei un libro per volar via, oltre le mura del carcere”, ha scritto Peppe Lanzetta, attore, drammaturgo e regista napoletano. Una frase che trova pieno riscontro nella storia di F.G., detenuto della casa circondariale Pasquale Mandato di Secondigliano, che, grazie allo studio e alla passione per i libri, ha saputo trasformare la detenzione in rinascita. Undici anni trascorsi in cella. Nel frattempo la partecipazione al laboratorio di scrittura giornalistica Parole in Libertà, che gli ha permesso di confrontarsi con altri detenuti e riscoprire il valore della parola. Una laurea triennale in Lettere conseguita grazie al polo universitario penitenziario dell’Università degli studi di Napoli Federico II.
di Marco Daniel Moscato
unisob.na.it, 7 luglio 2026 “Attualmente una struttura teatrale a Nisida c’è, ma non è utilizzabile”, dice allargando le braccia Gianluca Guida, direttore del carcere minorile di Nisida. “Il teatro - prosegue - versa in condizioni fatiscenti”. A oltre quarant’anni dalla sua realizzazione, il teatro voluto da Eduardo De Filippo all’interno dell’istituto minorile campano resta dunque inutilizzabile. Per restituire all’istituto uno spazio dedicato alle attività teatrali era stato predisposto un importante investimento pubblico. Nel 2025 il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva annunciato lo stanziamento di oltre un milione di euro destinato alla ricostruzione del teatro. L’intervento avrebbe dovuto consentire il recupero completo della struttura e la sua restituzione ai ragazzi dell’Istituto. L’avvio dei lavori, tuttavia, è stato più volte rinviato e ad oggi i lavori sono ancora fermi.
di Luisa Bove
chiesadimilano.it, 7 luglio 2026 “Fuori legge” è il titolo efficace del libro di Roberto Mozzi che ben descrive le condizioni in cui oggi spesso vivono le persone in carcere. Mozzi parte da un osservatorio privilegiato, essendo stato per 10 anni cappellano nella Casa circondariale di San Vittore (oggi non è più sacerdote). Ed è alla fine del suo mandato che ha sentito “l’esigenza di raccontare quanto ho visto durante il periodo in carcere”. Si è manifestata subito, spiega Mozzi, “anzitutto come desiderio di capire fino in fondo i meccanismi che vedevo e che non mi convincevano, perché quello a cui assistevo era la sofferenza gratuita delle persone. Non mi configuravo un regolamento che prevedesse tutto questo”.
Italia Oggi, 7 luglio 2026 Rispetto al 2022 le presenze sono aumentate di oltre il 52%. Il volume di Antonella Inverno (Save the Children Italia) fotografa il disagio. “Non c’è nessun allarme sulla criminalità giovanile, i numeri parlano chiaro e parlano di presa in carico più che di veri e propri arresti”, così Antonella Inverno che da circa 25 anni si occupa di sfruttamento minorile, migrazioni, lotta alla povertà e alle disuguaglianze, responsabile Ricerca e Dati di Save the Children Italia, che ha scritto “Dentro le mura. Viaggio nel mondo degli adolescenti tra disagio, carcere e dissenso” (Treccani)”.
AFFARI SOCIALI
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 7 luglio 2026 In principio fu l’attacco di Modena con un’auto lanciata sulla folla, poi sono arrivate le sparatorie in centro a Napoli, l’assalto di gruppi di giovani alle forze dell’ordine a due passi dal Colosseo, gli accoltellamenti degli scorsi giorni a Milano. Nelle stesse settimane Futuro Nazionale di Roberto Vannacci puntando tutto su legge e ordine cresceva di settimana in settimana superando la Lega di Matteo Salvini, ed ecco che la questione Sicurezza è tornata prepotentemente nel dibattito politico.
di Franco Mirabelli
L’Unità, 7 luglio 2026 Il suicidio assistito è un diritto. La destra blocca la legge. E da sette anni stiamo fermi, in attesa. Ma intanto molte persone continuano a soffrire. Serve una legge che non ponga limiti etici e morali. Parto da qui, da sette anni la legge sul fine vita è bloccata al Senato da una destra che non vuole neppure recepire le indicazioni della Corte Costituzionale e l’invito a legiferare. Si continua a trovare il modo per rinviare e non assumersi la responsabilità di decidere e dare risposte a chi soffre e alle loro famiglie. La manfrina insopportabile su questo tema è offensiva per chi chiede risposte dallo Stato. Per noi questa deve essere una priorità oggi e restare tale quando andremo al Governo. Trovo scandalosa la scelta della destra di insabbiare la legge sul fine vita.
di Antonio Gibelli
Il Manifesto, 7 luglio 2026 Di fronte alle parole fin troppo chiare di Leone XIV da Lampedusa sui migranti, sono molti i modi per tentare di chiamarsi fuori. Fino al miracolo del sottosegretario Mantovano, che fa finta di essere d’accordo e mette assieme il diavolo e l’acqua santa cercando di far dire al Papa il contrario di quel che ha detto. L’impresa è improba e questi sono mezzucci da giocatori delle tre carte. Ma ci sono anche altri piccoli espedienti mediatici di mascheramento, di uso più sfumato: lo stile enfatico, ieratico, patetico. Le sue sono parole di pietà evangelica per chi soffre. Un momento di commozione per i morti in mare. Eh no. No. Quello di Prevost non è un rituale di circostanza. Le sue parole sono semplici e lapidarie, sono un J’accuse!
di Alice Dominese
Il Domani, 7 luglio 2026 In base alla nuova normativa l’accertamento sanitario e lo screening biometrico diventano vincolanti per entrare negli stati membri: meri dispositivi burocratici a cui la persona migrante non può sottrarsi. Due circolari del Viminale dimostrano come la sicurezza prevalga su diritto alla salute e consenso informato. Visite mediche in questura o in telemedicina, svolte anche da personale non specialista e dalle forze dell’ordine: è questa la procedura di screening sanitario che attende le persone migranti che entrano in Italia. Con il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, la loro salute passa ancora una volta in secondo piano e diventa uno strumento di controllo amministrativo. L’obiettivo? Semplificare le visite sanitarie per accelerare il processo di smistamento dei cittadini stranieri verso il rimpatrio.
di Angela Stella
L’Unità, 7 luglio 2026 Il Consiglio direttivo approva un documento che mette in guardia dagli effetti della legge di conversione del dl Giustizia e Patto migratorio, all’esame del Senato. Rimandata a settembre la discussione sull’emergenza carceri. L’Anm si compatta sulla questione migratoria ma resta divisa sulle carceri. È quanto emerso durante il Comitato direttivo centrale che si è svolto sabato. Al termine della giornata, il ‘parlamentino’ ha infatti approvato a maggioranza un documento che stigmatizza l’impatto che il disegno di legge di conversione del dl Giustizia e Patto migratorio, in discussione al Senato, avrà sulle sezioni specializzate per l’immigrazione e di conseguenza sui migranti irregolari. Le nuove norme comporteranno infatti un “consistente aumento dei procedimenti urgenti” tuttavia senza “un corrispondente incremento delle risorse giudiziarie e di supporto”.
di Pierpaolo Arzilla
L’Opinione, 7 luglio 2026 Altro che “sovraffollamento”. La situazione nelle carceri francesi è letteralmente al “collasso”. Secondo una relazione di Dominique Simonnot, controllore generale dei luoghi di privazione della libertà (Cglpl), il numero di detenuti è passato da 73.699, a fronte di 60.562 posti disponibili, registrati il 1° giugno 2023, a 88.829, a fronte di 63.237 posti, segnalati il 1° giugno 2026. Una barbarie istituzionalizzata. Non a caso La Cglpl chiede l’inserimento nella legge di “un meccanismo vincolante per il sovraffollamento carcerario”, come una soluzione al problema della custodia cautelare. Si tratta di creare un meccanismo per “garantire il rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti, primo fra tutti il diritto alla cella individuale, il rispetto della loro dignità e la tutela della loro integrità fisica e mentale”.
DOCUMENTI
Articolo. "Elvio Fassone: la giustizia oltre la sentenza", di Bruna Capparelli
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 5 luglio 2026)
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