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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di domenica 5 luglio 2026
di Silvia Perdichizzi
Avvenire, 5 luglio 2026 Per la prima volta una ricerca interroga i detenuti degli Ipm sui loro sogni e le loro aspirazioni. Tutte molto simili a quelle dei coetanei mai entrati in carcere. Non chiede “come stai in carcere?”, né scava nel passato. Piuttosto guarda al futuro - “cosa vuoi fare fuori da qui?” - alle emozioni - “quale è per te il valore più importante?” - e ai sogni dei giovani detenuti. Si chiama “Introspezioni” ed è la prima ricerca in assoluto - promossa dal ministero della Giustizia con Fondazione Lottomatica e Fondazione Francesca Rava, e curata da SWG e Cuntura - che va oltre lo stato del disagio giovanile e le condizioni delle carceri italiane, indagando sui sentimenti più profondi dei ragazzi che scontano un reato negli Ipm (Istituti penali minorili).
La Repubblica, 5 luglio 2026 La protesta, martedì 7 luglio alle 16.30, in Piazza di Montecitorio, promossa dalla senatrice Ilaria Cucchi di Avs e decine di associazioni. Una larga rete di associazioni, sindacati e realtà impegnate nella tutela dei diritti umani si mobilita per denunciare le condizioni sempre più drammatiche nelle carceri italiane. Martedì 7 luglio alle 16.30, in Piazza di Montecitorio, si terrà un flash mob promosso dalla senatrice Ilaria Cucchi insieme ad Alleanza Verdi e Sinistra e in collaborazione con PID Onlus, per accendere i riflettori sull’emergenza che sta attraversando gli istituti penitenziari del Paese.
giornalepantheon.it, 5 luglio 2026 Uno strumento che ha più braccia, diversi livelli operativi che hanno però un unico obiettivo: intercettare e prendere in carico i minori figli di detenuti, coloro che si trovano, spesso insieme al proprio nucleo familiare, a fare i conti con gli effetti negativi di una relazione parentale che diventa difficile e di un contesto sociale che tende ad escludere. Un tema estremamente attuale considerato che la popolazione carceraria, in Italia, è di 56.196, di cui 2.365 donne e 53.831 uomini, e tra loro sono stimati circa 25mila genitori. In Veneto, i detenuti sono 2.487, di cui 123 donne, e si possono stimare circa un migliaio di genitori.
di Andrea Vivaldi
La Repubblica, 5 luglio 2026 La misura per il sovraffollamento. Grieco (segretario regionale Uil Fp polizia penitenziaria): “Avviare un’azione per accertare l’illecito: è palese la violazione dei diritti umani”. La risposta al sovraffollamento nelle carceri toscane: dormire per terra. Sfruttando così ogni angolo disponibile. Con una direttiva interna il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, ufficio detenuti e trattamento, ha disposto che gli istituti penitenziari utilizzino “tutti gli spazi disponibili fino al raggiungimento del limite indicato [...] e se necessario anche oltre, adottando in tali casi ogni iniziativa ritenuta opportuna, compresa, in via estrema per quanto assolutamente provvisoria, la collocazione di brande o materassi a terra”.
di Marina Della Croce
Il Manifesto, 5 luglio 2026 Un fulmine fa saltare i telefoni, i detenuti insorgono contro un istituto affollato e obsoleto. Occupato uno dei padiglioni, irrompono gli agenti, i “promotori” verranno trasferiti. Tutto è cominciato, letteralmente, con un fulmine: la rivolta nel carcere di Enna è scoppiata dopo che una saetta ha colpito e danneggiato le centraline dell’impianto telefonico, impedendo in questo modo ai detenuti di comunicare con l’esterno. A quel punto, un centinaio di detenuti si è impossessato delle sezioni del vecchio padiglione della casa circondariale, mettendo a ferro e fuoco parte dell’istituto penitenziario. Nel corso della protesta, affermano dalla direzione del carcere, sarebbero state distrutte le telecamere della videosorveglianza e provocati “ingenti danni” alla struttura.
di Maria Neve Iervolino
fanpage.it, 5 luglio 2026 Caldo, sovraffollamento, carenza di servizi e stop alle attività nei mesi estivi sono tutte micce che, secondo la denuncia di Antigone Sicilia a Fanpage.it, rischiano di fare esplodere nuove rivolte carcerarie come quella di Enna. “C’è una situazione esplosiva in tutte le carceri siciliane in questo momento. E gli inneschi sono molti: l’assenza di attività nei mesi estivi, il caldo nelle celle sovraffollate, la mancanza di servizi minimi. Quello che è successo a Enna è destinato a ripetersi a breve”. A parlare è Giorgio Bisagna, avvocato e presidente di Antigone in Sicilia, l’associazione che si occupa dei diritti delle persone detenute.
di Antonio Anastasi
Quotidiano del Sud, 5 luglio 2026 Dopo la Tac non si esclude un’aggressione al detenuto di Cirò Marina morto in carcere a Rossano. Ruota anche attorno ai primi esiti della Tac total body la verità sulla morte di Cataldo De Luca, il 43enne di Cirò Marina deceduto sabato scorso nel penitenziario di Rossano. L’esame radiologico eseguito presso l’Istituto di Medicina legale dell’Università Magna Graecia di Catanzaro avrebbe rilevato la lussazione o sublussazione della zona attigua alla prima vertebra cervicale. Un trauma preciso che proietta l’inchiesta davanti a due sole e pesantissime spiegazioni. Il decesso potrebbe essere stato causato dalle conseguenze di un violento pestaggio, o comunque di una manovra di sottomissione con torsione forzata del collo, tipica delle arti marziali.
di Giorgio Bernardini
Corriere Fiorentino, 5 luglio 2026 Si è conclusa l’autopsia sul cadavere di Rodriguez Matute, 26 anni, detenuto nel carcere della Dogaia trovato senza vita nella sua cella. L’overdose di sostanze stupefacenti, a quanto si apprende da fonti investigative, è la più probabile delle ipotesi per la causa di morte. Si è conclusa l’autopsia sul cadavere di Rodriguez Matute, 26 anni, detenuto nel carcere della Dogaia trovato senza vita all’alba di martedì scorso nella cella che divideva con altri due detenuti. La sua morte era avvenuta poche ore prima di un’audizione fissata in Procura sulle presunte violenze che Mateute sosteneva di aver subito durante il suo arresto.
La Sicilia, 5 luglio 2026 “Non è bastata la pioggia della notte a rinfrescare l’aria a Palermo, men che meno alla Casa Circondariale Pagliarelli di Palermo dove il sovraffollamento si è stabilizzato al 20 per cento rispetto alla regolare capienza, 1420 persone invece che 1176”: a dirlo è Pino Apprendi, Garante per I diritti dei detenuti del Comune di Palermo., che lancia l’allarme sulle condizioni delle carceri cittadine, soprattutto in vita di altre ondate di caldo. Apprendi continua a parlare del carcere di Pagliarelli: “Un Istituto nato male con problemi cronici per l’utilizzo dell’acqua che non viene erogata per tutte le 24 ore, non in contemporanea in tutte le sezioni e in tutti i piani.
di Seby Spicuglia
La Sicilia, 5 luglio 2026 Vivere in cella tra cimici, topi e violenza. Villari: sistematica violazione della dignità umana. Il carcere di Cavadonna è una bomba pronta ad esplodere. Come ha rischiato di fare la testa di un detenuto straniero massacrato di botte, spaccata “e con il materiale organico a vista”, così come racconta una testimonianza raccolta da La Sicilia. Le risse e i pestaggi sarebbero all’ordine del giorno, senza soluzione di continuità. Le anime in pena - letteralmente all’interno della struttura hanno superato il limite massimo: sono 700, a fronte di una capienza regolamentare di 575 unità e poco meno di 200 agenti penitenziari. Ma quando ad essere scioccato da ciò che vede è il garante dei detenuti che qui se lo lascia scappare, e mai più lo dirà - significa che la cosiddetta “quarta parete” è crollata, ciò che è dentro ha ...
di Jessica Quilici
La Nazione, 5 luglio 2026 Se il caldo di questi giorni si fa sentire negli ambienti ventilati di casa, figuriamoci dove l’aria passa solo attraverso piccole grate o spifferi. E in un luogo dove ci sono 60 ospiti in più, rispetto al numero degli invitati. Così vivono i 97 detenuti nel carcere San Giorgio, il più sovraffollato d’Italia. Una struttura - così come le altre - progettata per contenere, senza climatizzatori, che diventa serra d’estate e ghiacciaia d’inverno. A complicare la situazione lucchese - oltre ai numeri - è anche l’attuale assenza (che si protrae da novembre) del Garante dei detenuti, che dunque sono rimasti ‘senza voce’. A dare un’idea di ciò che avviene al di là delle “sbarre” è però l’avvocato Enrico Helmut Vincenzini, referente toscano dell’associazione Antigone.
di Ivana Di Giugno
gnewsonline.it, 5 luglio 2026 Il martedì non è un giorno come un altro nella casa di reclusione di Lecce. È il giorno in cui i detenuti incontrano gli studenti del “Liceo Francesca Capece” di Maglie; ogni volta una classe diversa, dal terzo al quinto anno. Si tratta del progetto “Faccia a faccia”, ideato circa tre anni fa da Ada Fiore, docente di storia e filosofia dell’istituto scolastico pugliese, e giunto al suo terzo anno di realizzazione. Lo racconta Giuliana De Magistris, funzionario giuridico pedagogico del carcere: “È un ‘laboratorio filosofico’, nel senso che, di volta in volta, vengono proposti temi su cui alunni e detenuti sono invitati a riflettere, esprimendo le proprie opinioni”. Nell’ultima edizione, i detenuti che hanno preso parte a questi appuntamenti sono stati dodici e, con qualche eccezione, non sono stati gli stessi delle edizioni precedenti.
di Rossella Strianese
ottopagine.it, 5 luglio 2026 L’Aula del Consiglio Regionale della Campania ha ospitato la presentazione del libro “Lettere al Garante. Voci dal carcere tra diritti negati, paure e speranze”, scritto da Samuele Ciambriello, Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale. Il volume raccoglie le testimonianze dirette e le richieste di aiuto arrivate dai penitenziari negli ultimi otto anni. L’evento ha visto la partecipazione di figure di spicco delle istituzioni regionali, della magistratura e della Chiesa, trasformandosi in un profondo momento di dibattito sulla drammatica situazione del sistema carcerario italiano e sulla necessità di riforme strutturali orientate alla rieducazione.
di Martina Di Marco
Il Resto del Carlino, 5 luglio 2026 Un auditorium della Mozzi Borgetti pieno per Gianni Alemanno, ospite di Macerata Racconta per presentare il suo libro “L’emergenza negata”. Scritta con Fabio Falbo e altri detenuti del braccio G8 di Rebibbia, l’opera è una denuncia dei pregiudizi e condizioni delle carceri, testimoniate da chi le vive quotidianamente. “Il tema dello stato dei detenuti in Italia non permette più alla politica e al dibattito pubblico di essere rinviato - afferma Riccardo Sacchi, assessore ai Grandi eventi -. C’è un’attenzione alta sul ‘prima’ della detenzione (legge, processo, pena); molto bassa sul ‘durante’ e ancor meno sul reinserimento sociale del detenuto”.
di Espedito Vitolo
Corriere del Mezzogiorno, 5 luglio 2026 Zuccarelli (Ordine dei medici): “C’è il tema della marginalità”. Cosa vuol dire diventare padre a 14 o 15 anni e non averne la coscienza? “Tanto - spiega la presidente del Tribunale per i Minorenni di Napoli, Paola Brunese - eppure ho visto molti di questi ragazzi nelle aule. Con genitori che ne facevano un vanto e avvocati che tentavano di sottolineare questo aspetto per ottenere clemenza”. Errori fatti per ignoranza, in un contesto culturale che non sa valutarli. Ma fatti anche perché nessuno ha insegnato a questi ragazzi cose come l’educazione sessuale. Basta poco per dare un indirizzo, una speranza.
La Prealpina, 5 luglio 2026 Martedì 7 luglio alle ore 21 nella Cripta della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Masnago a Varese, l’Associazione Popolari Varesini organizza un incontro dal titolo “Facciamoci avanti per riparare la casa comune: il carcere”. Relatori saranno Sonia Caronni, Silvia Polleri e Luca Carignola. Si tratta del secondo incontro (dopo quello sulla povertà) messo in calendario dai Popolari che intendono rileggere il “Discorso alla città” tenuto dall’Arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini del dicembre scorso. In quell’occasione, il Pastore della Chiesa ambrosiana definì la situazione delle carceri lombarde “intollerabile”, denunciando il tradimento dei principi costituzionali a causa del sovraffollamento, del degrado strutturale e di un accanimento normativo repressivo.
di Ilaria Vallerini
La Nazione, 5 luglio 2026 La musica rap è stata protagonista al carcere spezzino di Villa Andreino. La casa circondariale di via Fontevivo infatti ha accolto l’ormai tradizionale appuntamento live che ha visto esibirsi in concerto le persone detenute che nel corso dell’anno si sono avvicinate alla musica partecipando ai laboratori musicali attivi nell’istituto. Un percorso che si rinnova e si consolida grazie alla storica collaborazione di Arci. L’evento rap che si è tenuto nei giorni scorsi ha rappresentato il culmine del laboratorio musicale realizzato e condotto stabilmente da Danilo Othavio Manganelli, musicista e formatore. Sotto la sua guida, i partecipanti hanno potuto presentare dal vivo i brani originali nati all’interno di questa speciale “officina sonora”.
newsdellavalle.com, 5 luglio 2026 Si chiama “Made in Rebibbia - Ricuciamolo insieme” la lodevole iniziativa, giunta all’ottava edizione, che vede protagonista Sebastiano Di Rienzo, il noto maestro sarto di Capracotta (Isernia), oggi presidente onorario dell’Accademia Nazionale dei Sartori. Un meritorio corso di sartoria per i detenuti del carcere di Rebibbia a Roma. Favorendone la rieducazione, il recupero e il reinserimento sociale. Si chiama “Made in Rebibbia - Ricuciamolo insieme” la lodevole iniziativa, giunta all’ottava edizione, che vede protagonista Sebastiano Di Rienzo, il noto maestro sarto di Capracotta (Isernia), oggi presidente onorario dell’Accademia Nazionale dei Sartori.
di Ilaria Sacchettoni
La Lettura - Corriere della Sera, 5 luglio 2026 Cristina (nome di fantasia) era a Rebibbia da cinque giorni quando venne celebrato il primo matrimonio tra due donne. Entusiasmo? Scandalo? La regista Francesca Tricarico, che da anni porta la recitazione in carcere, fece uno spettacolo da Shakespeare. La caduta ha l’odore di una cella al secondo piano di Rebibbia, dove il corpo si fa strada un po’ a dispetto. Dall’autunno del 2017 a ora, Cristina (nome di fantasia), ha incontrato le altre e trovato sé stessa, imparando a guidare la propria voce oltre le sbarre. La voce narrante di Desdemona studio I messo in scena lo scorso 4 giugno al Teatro nazionale di Roma, ha scontato quindici mesi per truffa ed è rinata per ostinazione e autodisciplina.
AFFARI SOCIALI
Buone Notizie - Corriere della Sera, 5 luglio 2026 Lettera al Senato dal Forum nazionale del Terzo settore per chiedere di eliminare il mondo non profit dalle disposizioni contenute nel cosiddetto Ddl Lobby: “Il Terzo settore - scrive il portavoce Giancarlo Moretti - non fa lobbismo”. Il Terzo settore non fabbrica aerei da guerra, non costruisce né gestisce autostrade, non vende servizi né palazzi alla Pubblica amministrazione per il proprio tornaconto: il Terzo settore fa cose che servono al bene comune e quindi nei suoi rapporti con gli enti pubblici, q qualsiasi livello, “non può essere trattato come una realtà profit”. Meno che mai il Terzo settore pratica attività di lobbismo. Peccato che il cosiddetto “Ddl Lobby”, varato dal governo per regolamentare appunto tali attività, tra i destinatari delle nuove norme in arrivo ce lo mette eccome ...
di Luca Kocci
Il Manifesto, 5 luglio 2026 Leone si è sottratto all’invito di Trump scegliendo Lampedusa per l’Indipendence day. Al tycoon ricorda il dovere “dell’accoglienza”. Dal Vaticano “all’estremo lembo d’Europa nel mar Mediterraneo”, da dove “si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee”. Così ha spiegato papa Leone XIV il senso del viaggio di ieri a Lampedusa, sulle orme del predecessore Francesco che per la sua prima trasferta dopo l’elezione scelse l’isola siciliana (8 luglio 2013), da dove denunciò la “globalizzazione dell’indifferenza”.
di Corrado Lorefice*
Avvenire, 5 luglio 2026 Nel Mediterraneo di oggi non si consumano soltanto tragedie: si gioca la tenuta della nostra civiltà. Ciò che si continua a liquidare come “emergenza” è invece il frutto di scelte politiche precise, di una gestione dei confini che ha trasformato il nostro mare in un sepolcro d’acqua. Per levare la voce del Vangelo in questo contesto di disumanità e di inimicizia, papa Leone è approdato a Lampedusa, tredici anni dopo papa Francesco. Il suo messaggio è stato chiaro, potente: “Oggi Lampedusa e Linosa si trovano su una strada pericolosa come quella che scendeva da Gerusalemme a Gerico: qui abbiamo visto non solo uno, ma migliaia di esseri umani caduti nelle mani di briganti che portano loro via tutto, li percuotono a sangue e se ne vanno, lasciandoli mezzi morti.
collettiva.it, 5 luglio 2026 Quattro anni fa il lavoratore ivoriano scompariva nel Ragusano dopo aver denunciato condizioni di lavoro impossibili. Scifo, Cgil: “Non ci fermiamo”. Una ferita aperta nello Stato di diritto, da ormai quattro anni. Daouda Diane, lavoratore originario della Costa d’Avorio, mediatore culturale, scompare il 2 luglio 2022 ad Acate, nel Ragusano. Scompare dopo avere mandato un video ai familiari, dentro un cementificio, riprendendosi mentre lavora in condizioni prive di sicurezza, dentro una betoniera, con un martello pneumatico, in una giornata caldissima. Le sue parole: “Qui il lavoro è morte”. Da quel momento di lui non si sa più nulla. Un silenzio di tomba è calato sulla sua vicenda, nell’indifferenza totale.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 5 luglio 2026 Non ci sono solo i ghetti. Anche nel ferrarese i braccianti vengono resi invisibili: solo il caporale sa dove alloggiano e lavorano. I padroni si nascondono affidandosi a “coop senza terra”. Sei del mattino di venerdì scorso. Il furgone con dentro 7 operai agricoli diretti nel rodigino è già in viaggio da più di un’ora quando esce di strada e precipita in una scarpata a Bondeno, nel ferrarese. Le operazioni di soccorso durano ore: solo per un caso fortuito i lavoratori non sono morti schiacciati dalle lamiere ma due di loro, un ragazzo di 21 anni e un bracciante di 65, sono molto gravi. Gli inquirenti sono al lavoro per chiarire la dinamica dell’incidente, del tutto simile a quello avvenuto il 9 maggio a Chioggia, quando un minivan è finito in un canale a Ca’ Lino causando la morte di tre operai agricoli.
di Enzo Risso
Il Domani, 5 luglio 2026 Complessivamente il 77 per cento si colloca su posizioni aperturiste, un dato importante anche se in calo rispetto all’83 per cento di aperturisti del 2021. Cala anche il sostegno ai brand che promuovono l’uguaglianza. Rallentano le forme di apertura verso gay, lesbiche e transgender. Il 60 per cento degli italiani è favorevole al matrimonio tra coppie dello stesso sesso. Un altro 17 dice no al matrimonio ma è favorevole al riconoscimento giuridico. Complessivamente il 77 per cento si colloca su posizioni aperturiste, un dato importante anche se in calo rispetto all’83 per cento di aperturisti del 2021.
DOCUMENTI
"Scrivere in carcere: i giornali dei detenuti. Ristretti Orizzonti”
Radio Carcere, di Riccardo Arena. "Se fioriscono le spine. Il romanzo scritto dal prof Glauco Giostra, che racconta la storia di due detenuti tra degrado carcerario e riscatto"
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Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 3 luglio 2026)
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