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Notiziario quotidiano dal carcere

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Edizione di lunedì 5 gennaio 2026

di Bruno Mellano

La Stampa, 5 gennaio 2026 Gli ultimi episodi a fine 2025 e la notte di capodanno ad Asti e Alessandria: la portata del fenomeno è venti volte superiore a quella dei cittadini liberi. “Spes contra spem”, l’impegnativo insegnamento di San Paolo richiama le “persone di buon volontà” ad essere esse stesse elemento fondativo di speranza attiva e propositiva, anziché limitarsi al ruolo di chi attende, sia pure con fiducia o fede, eventi esterni che nutrano prospettive di speranza. Gandhi, con altre parole e altri riferimenti culturali, diceva “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Molti contesti attuali provocano legittimi scoramenti e diffuso senso di impotenza. La società contemporanea in molti ambiti appare difficilmente modificabile dall’impegno singolo o organizzato dei cittadini. Il carcere, per esempio, in maniera eclatante, appare irredimibile, una situazione del nostro vivere sociale refrattaria ai cambiamenti attesi ed auspicati.

 

di Stefano Maria Capilupi

Il Riformista, 5 gennaio 2026 “Una delle guardie che gli stava vicino dette uno schiaffo a Gesù … lui gli rispose: “…perché mi percuoti?” (Gv 18, 22-23). Il Cristianesimo - uno dei fondamenti dell’umanesimo europeo - è l’unica grande religione in cui il fondatore è un laico che finisce arrestato, attraversa l’umiliazione della custodia, conosce tortura e violenza legale, e muore come condannato. La Croce è anche il riscatto di un’ingiustizia storica. Dentro la modernità, la critica laica ai sistemi punitivi, che unisce Beccaria e Filangieri all’eredità socratica, ha insegnato a diffidare della vendetta pubblica e dell’arbitrio. Ma già la teologia morale di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori anticipava che la persona non si esaurisce nel suo delitto, e la pena, se vuole essere davvero giusta, non può ridursi a pura ritorsione.

 

di Angelo Riccardi*

ilsipontino.net, 5 gennaio 2026 Ho letto con attenzione i Diari dal carcere di Gianni Alemanno. Li ho letti senza spirito morboso, senza compiacimento e senza pregiudizio. Li ho letti come si leggono le parole di chi è costretto al silenzio fisico ma tenta, attraverso la scrittura, di restare dentro la comunità umana e civile. La prima cosa che colpisce, leggendo queste pagine da Rebibbia, non è la denuncia, che pure c’è, ma il cambio di prospettiva. Alemanno non parla più da sopra, come spesso accade a chi ha esercitato ruoli di potere; parla da dentro. E questo, nel bene e nel male, è un punto di non ritorno. Il carcere, così come lo racconta, non appare come un luogo di giustizia compiuta, ma come uno spazio sospeso: dove la pena spesso smette di essere strumento di responsabilizzazione e diventa logoramento, attesa, riduzione della persona a pratica amministrativa.

 

politicamentecorretto.com, 5 gennaio 2026 “Le persone disabili non ci dovrebbero proprio entrare”. Usa il condizionale, Luigi Pagano, ma il senso delle sue parole è netto. Storico direttore del Carcere di San Vittore, con una lunga esperienza nel Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, oggi garante dei detenuti di Milano, Pagano interviene sul tema del carcere e delle sue criticità strutturali e culturali, nel corso di un’intervista a Paola Severini Melograni durante la trasmissione “O anche no”, in onda su Rai 3, spazio da sempre dedicato ai temi dell’inclusione, dei diritti e della dignità delle persone. “Purtroppo moltissime persone, secondo me, non dovrebbero entrare in carcere oppure potrebbero uscirne. A maggior ragione le persone con disabilità”, afferma. “Io credo ancora, e ne sono convinto - prosegue Pagano - che il carcere sia ormai una misura anacronistica. Grazie a Dio sta perdendo terreno”.

 

di Biagio Marzo

Il Riformista, 5 gennaio 2026 Il referendum confermativo sulla riforma della giustizia continua a muoversi nella nebbia. L’unica certezza riguarda le modalità di voto: due giorni, domenica e lunedì, con chiusura alle ore 15. Sul calendario, invece, è scontro politico. Ma i referendum non si vincono sui tempi - lunghi o brevi che siano - bensì sul merito delle questioni sottoposte agli elettori. Intorno alla cosiddetta riforma della giustizia si è accumulato molto rumore di fondo e una quantità impressionante di informazioni fuorvianti. Occorre allora chiamare le cose con il loro nome.

 

di Carola Causarano

Il Riformista, 5 gennaio 2026 Il referendum confermativo sulla riforma della giustizia voluta dal ministro Carlo Nordio si avvicina e, pur in assenza di una data ufficiale, il quadro politico e istituzionale che lo circonda appare già fortemente polarizzato. Secondo il guardasigilli, il voto dovrebbe tenersi “presumibilmente nella seconda metà di marzo”, una finestra temporale che trova il consenso della maggioranza di governo e che segna l’avvio di una fase decisiva nel confronto sulla riforma.

 

di Pietro Mella Bitti

torinocronaca.it, 5 gennaio 2026 “Perché l’argomento riguarda chiunque possa trovarsi davanti a un giudice”. A parlare è Antonio Rinaudo, ex magistrato antimafia della Procura di Torino, in pensione dal 2018 dopo 41 anni di servizio. Oggi è tra i fondatori del comitato Cittadini per il sì, nato per sostenere il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, presieduto dalla senatrice Francesca Scopelliti. Il punto di partenza, spiega Rinaudo, è spesso riassunto con l’espressione “separazione delle carriere”, ma il significato è più ampio: “Sostanzialmente si tratta di rendere il giudice autonomo e indipendente rispetto al pubblico ministero, soprattutto per come oggi è strutturato il Consiglio superiore”.

 

di Giovanni Iacomini*

Il Fatto Quotidiano, 5 gennaio 2026 Chiunque abbia avuto problemi con la giustizia tende a prendere per buona qualsiasi iniziativa che possa dare anche solo l’idea di andare contro il presupposto strapotere della magistratura. Tra i miei studenti detenuti, la (contro-)riforma sulla separazione delle carriere gode di ragguardevole consenso. Chiunque abbia avuto problemi con la giustizia tende a prendere per buona qualsiasi iniziativa che possa dare anche solo l’idea di andare contro il presupposto strapotere della magistratura. Siamo reduci da decenni di disinformazione propagandata da televisioni e media che mirano a screditare chiunque si proponga di smascherare le marachelle di padroni, padrini e politici da controllare in quanto disonesti. È indiscutibilmente vero che la giustizia non funziona, ma si tratta di un problema annoso le cui colpe vengono addossate unicamente sui giudici.

 

di Stefano Lo Russo*

Corriere della Sera, 5 gennaio 2026 Nel dibattito pubblico italiano la sicurezza continua a essere trattata come una bandiera ideologica: da una parte l’enfasi sull’ordine pubblico, dall’altra l’accusa di lassismo. È una semplificazione utile allo scontro politico quotidiano, ma poco efficace per i cittadini. Nelle democrazie avanzate la sicurezza è una politica pubblica complessa, che funziona solo quando competenze diverse e livelli istituzionali differenti agiscono in modo coerente e coordinato. Quando questo non accade, le responsabilità si disperdono, l’azione pubblica perde efficacia e si indebolisce l’intervento dello Stato.

 

di Luigi Ferrarella

Corriere della Sera, 5 gennaio 2026 “Era malato, il carcere non ne ha tenuto conto”. A settembre 2024 il 18enne Youssef Barsom morì in un incendio: la procura ha chiesto l’archiviazione per i compagni di cella accusati di avere agevolato un tentativo di suicidio. Ma il fratello del ragazzo si oppone: “Ignorate le sue gravi patologie psichiche e le responsabilità del penitenziario”. Per la morte la notte tra il 5 e 6 settembre 2024 del 18enne egiziano Youssef Barsom nel rogo della sua cella a San Vittore la Procura di Milano chiede l’archiviazione dei suoi due compagni di cella, unici indagati (emerge adesso) nell’ipotesi che ne avessero agevolato un tentativo di suicidio.

targatocn.it, 5 gennaio 2026 Giulia Marro, consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), assieme al segretario nazionale dei Radicali Italiani, il cuneese Filippo Blengino e a Francesca Druetti, segretaria di Possibile, stamattina hanno visitato il carcere di Cuneo, la Casa circondariale Cerialdo. Un segno di attenzione verso un mondo, quello delle carceri, dove i problemi sono tantissimi. Quello del capoluogo della Granda, dove sono reclusi circa 400 uomini, per il 70% stranieri, non fa eccezione, anzi. Il Cerialdo è carente da sempre di attività che consentano ai detenuti non solo di trascorrere il tempo, ma anche di fare qualcosa di costruttivo e arricchente, che possa essere un bagaglio da spendere una volta fuori da lì. 

 

ilvibonese.it, 5 gennaio 2026 Il sodalizio politico ha accolto positivamente i lavori di ristrutturazione dell’alta sicurezza. Entro l’Epifania assicurata la consegna di giochi per bimbi da destinare alla zona colloqui e indumenti per un detenuto iraniano privo di effetti personali. Una delegazione del gruppo provinciale di +Europa, unitamente ad altre associazioni locali e a liberi cittadini, ha visitato oggi la casa circondariale di Vibo Valentia, nell’ambito della campagna nazionale lanciata dal partito guidato da Riccardo Magi per monitorare le condizioni delle strutture penitenziarie italiane. Alla visita ha preso parte anche Maria Angela Calzone, consigliera provinciale e tesoriera del gruppo vibonese del partito.

 

di Cristiano Sabre

lavocedialba.it, 5 gennaio 2026 Il carcere Santa Caterina di Fossano si rivela e si conferma un’eccellenza a livello di struttura e di gestione sul territorio, continuando quotidianamente a porre le basi necessarie per il presente e il futuro. Durante l’ultimo Consiglio comunale dell’anno, avvenuto lunedì 22 dicembre scorso, l’amministrazione ha proceduto alla presa d’atto della relazione annuale stilata dall’attuale garante dei diritti delle persone private della libertà personale Michela Revelli, in carica dal 2020. “La casa di reclusione fossanese è prevalentemente a custodia attenuata, cioè seleziona tramite una commissione le richieste dei detenuti - ha spiegato Revelli.

 

di Ilaria Dioguardi

vita.it, 5 gennaio 2026 Nella Casa circondariale campana un centinaio di ristretti confeziona 30mila camicie l’anno per gli agenti di polizia penitenziaria. Tommaso D’Alterio, direttore generale Fondazione Isaia - Pepillo: “Un modello virtuoso, solido e forte, che pensa al futuro delle persone, una volta che hanno terminato di scontare le loro pene”. Cento detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere confezionano ogni anno 30mile camicie per gli agenti della polizia penitenziaria. “Siamo partiti nel 2022 con un protocollo firmato con il ministero della Giustizia che prevede un supporto della Fondazione Isaia, ma anche del resto del gruppo, la nostra fondazione di impresa è stata costituita dall’azienda Isaia che si occupa di abbigliamento sartoriale”, dice Tommaso D’Alterio, direttore generale Fondazione Enrico Isaia e Maria Pepillo.

 

nove.firenze.it, 5 gennaio 2026 Donazione di materiali da parte di Estra al carcere di Prato. Un piccolo gesto può raccontare grandi valori. È questo il senso dell’iniziativa promossa da Estra a favore della Casa circondariale di Prato, dedicata alla tutela della colonia felina presente all’interno della struttura e al miglioramento degli spazi verdi che la ospitano. Un intervento che nasce dall’incontro tra attenzione al contesto ambientale, senso di responsabilità e valorizzazione delle persone coinvolte. L’utility energetica ha donato alla struttura alimenti e attrezzature dedicate al benessere degli animali e al decoro delle aree comuni. I materiali, acquistati direttamente da Estra e consegnati all’istituto, comprendono cucce in legno, ciotole, alimenti e materiali per la realizzazione e il miglioramento dei ricoveri della colonia felina.

 

arte.it, 5 gennaio 2026 Dal 27 dicembre al 9 gennaio la Basilica di Santa Maria in Trastevere apre le sue porte a “I volti della povertà in carcere”, una mostra fotografica che non chiede solo di essere guardata, ma attraversata. Un percorso di immagini e storie che nasce dentro il carcere di San Vittore e arriva nel cuore di Roma, per interrogare chi passa, chi si ferma, chi sceglie di ascoltare. Le fotografie in bianco e nero, tratte dall’omonimo volume di Matteo Pernaselci e Rossana Ruggier, edito da EDB, raccontano una povertà che va oltre la mancanza di beni materiali. È una povertà fatta di legami spezzati, solitudine, fragilità emotive, tempo sospeso. Ma anche di resistenza, dignità, desiderio ostinato di futuro. Volti e luoghi che non cercano compassione, ma verità.

 

Ristretti Orizzonti, 5 gennaio 2026 Un orizzonte, dietro il sipario un gruppo di uomini si prepara a salpare. Un cielo oltre le mura. I compagni, quelli vecchi e quelli nuovi, tutti insieme cantano “casa”. “E la nave non va”. Il 18 dicembre 2025 la Casa Circondariale P. Mandato di Secondigliano si è trasformata in un teatro per accogliere lo spettacolo “E la Nave non va” assieme ai membri dell’associazione de La Nuova Comune, associazione teatrale ideatrice e pioniera del progetto.

 

radiorcs.it, 5 gennaio 2026 Sabato 3 gennaio 2026, presso la Casa Circondariale di Verona - Montorio, si è svolta una mattinata speciale dedicata a Presepi in Scatola: un’esperienza di costruzione condivisa dei presepi insieme ai detenuti, guidata dallo spirito di semplicità e trasformazione che caratterizza il progetto. Hanno preso parte all’iniziativa il Sindaco di Verona Damiano Tommasi, Elena Cesaro per Cesaro & Associati e Paola Tacchella per l’associazione MicroCosmo, ente proponente e coordinatore del progetto. L’incontro è stato dedicato a un gesto concreto: realizzare piccoli presepi all’interno di scatole di cartone, utilizzando materiali semplici e di recupero, nel segno della sobrietà e della cura, secondo la regola francescana.

 

palermotoday.it, 5 gennaio 2026 Il famoso “meusaro” palermitano protagonista di un’iniziativa di speranza e condivisione solidale. Un’esperienza fondata sulla solidarietà concreta e sulla speranza di un futuro diverso, tutto da costruire, in cui il cibo si configura come un elemento di riscatto e coesione sociale. Nella Casa Circondariale di Caltanissetta, si è tenuta l’iniziativa denominata “Mandato di cottura-I sapori della libertà” realizzata nell’ambito delle azioni di risocializzazione promosse dall’Istituto penitenziario. Protagonista dell’evento pro bono, il celeberrimo street food chef palermitano Antonino Buffa, meglio noto come “Nino ‘u ballerino”.

 

di Alessandra Laudati

D-La Repubblica, 5 gennaio 2026 A Milano davanti all’ingresso del carcere di San Vittore un’installazione del designer crea un importante dialogo tra arte e sistema penitenziario. Le “Porte della Speranza” sono un’opera simbolica, monumentale, un progetto artistico e sociale che coinvolgerà in un dialogo aperto arte, sistema carcerario e società. La prima Porta (delle dieci che verranno realizzate) si trova di fronte al numero due di via Filangeri, un noto indirizzo milanese, spesso citato nelle canzoni della tradizione cittadina. È una porta aperta, che anticipa le altre nove che verranno installate di fronte ad altrettante case circondariali, otto in Italia e due in Portogallo.

di Stefano Marchetti

Il Giorno, 5 gennaio 2026 Sabato a Milano un concerto speciale tra impegno civile e speranza. Con la Cherubini e gli “strumenti del mare”. La musica non si può imprigionare. “Il suono vola, libra nell’aria, non lo puoi toccare, non lo puoi fermare - osserva Riccardo Muti -. E quando vola, la musica arriva a tutti e tutti possono sentirsi assolutamente liberi di percepire e recepire il messaggio che porta con sé. Non ci sono più barriere di lingue o di razze: vince l’unione dei sentimenti”.

 

di Mirella Serri

La Stampa, 5 gennaio 2026 “Il digiuno pubblico è illegale”. Già, proprio così, brioches e panini per tutti. Nel gennaio del 1956, giusto sessanta anni fa, i magistrati cercarono di opporsi alla crescita di un fondamentale movimento politico e culturale, destinato a diventare il più importante progetto di egemonia della sinistra progressista nel dopoguerra. Proprio dall’arretrata Sicilia, terra di grande indigenza e dominio della Piovra, venne per la prima volta un messaggio che si sedimentò e condizionò il futuro della penisola. Tutto nacque dalla singolare sentenza giudiziaria che costrinse i pescatori della Baia di San Cataldo ad abbandonare lo sciopero della fame e a rientrare dal loro dissenso.

 

di Luigi Manconi e di Marica Fantauzzi

La Repubblica, 5 gennaio 2026 A Bologna lo scorso 12 ottobre una persona che manifestava è stata colpita al volto da un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo ed è rimasta cieca da un occhio: ora si fa chiamare come il felino. E ha ispirato una campagna col supporto di Amnesty International. Pare che la lince sia difficile da scorgere. Felino più grande d’Europa, si muove con discrezione. Il suo passo è rapido e il suo cammino è solitario. Il manto è maculato, le zampe sono grandi e le orecchie hanno ciuffi di peli che sembrano quelli di un pennello e che aiutano a sentire i rumori più flebili. La sua vista, specialmente nelle ore notturne, è considerata particolarmente acuta. Si dice che la sua sensibilità alla luce, di notte, sia sei volte maggiore di quella dell’uomo.

 

di Riccardo Noury*

Il Fatto Quotidiano, 5 gennaio 2026 Filippine, Darfur, Libia, Israele: nell’anno appena concluso, la giustizia internazionale ha dimostrato che se la si lascia lavorare, e se non la si boicotta, ottiene dei risultati. I primi cinque anni di questo decennio hanno ricordato sinistramente quelli degli anni Novanta dello scorso secolo, segnati dai più gravi crimini di diritto internazionale, compresi i due genocidi più veloci della storia: quello del Ruanda nel 1994 e quello della Bosnia nel 1995. Ma dopo quegli orrori, ci fu una risposta, basata sulla necessità imprescindibile di punire i responsabili e almeno i principali esecutori di quei crimini: nacquero i due tribunali speciali per il Ruanda e l’ex Jugoslavia e nel 1998 a Roma venne approvato lo Statuto della Corte penale internazionale permanente (per saperne di più, soprattutto sulle condanne emesse dalle prime due corti, segnalo questo volume).

 

di Tommaso Greco

Avvenire, 5 gennaio 2026 Dopo l’attacco Usa in Venezuela la tentazione più naturale sarebbe quella di dichiarare la fine del sistema giuridico che regola i rapporti tra gli Stati. Ma questo è proprio ciò che vogliono gli “adoratori della forza”. La tentazione più naturale, in seguito all’attacco statunitense di ieri notte in Venezuela, è di dichiarare che la lunga agonia del diritto internazionale, alla quale abbiamo assistito da qualche anno a questa parte, si è finalmente conclusa con il suo decesso. La legge della forza, che con colpi più o meno eclatanti, si è affermata nei più diversi scenari, ha definitivamente conquistato il campo dei rapporti tra gli Stati, e si è quindi tolta ogni ipocrisia ad una situazione nella quale l’appello alle regole che hanno governato le relazioni internazionali appariva sempre più come del tutto retorico, e quasi sempre interessato.

 

di Walter Veltroni

Corriere della Sera, 5 gennaio 2026 Se gli Usa possono bombardare un Paese sovrano è allora ugualmente legittimo che Putin possa invadere l’Ucraina e che la Cina possa regolare i suoi conti con Taiwan. Il nuovo ordine mondiale si afferma oggi così, sulla punta dei cannoni. Dalla tragedia della Seconda guerra mondiale, sessanta milioni di morti, lo sforzo della comunità internazionale è stato quello di fornirsi di regole, istituzioni, procedure per evitare che quell’indicibile orrore non si riproducesse mai più. Nel giro di una manciata di mesi questa polizza di garanzia universale è stata stracciata. La messa in discussione delle istituzioni e del metodo multilaterale genera l’inevitabile ritorno alla politica di potenza, ai “giardini di casa”, alle sfere di influenze, ai patti di non aggressione o a quelli di ferro. Tutte pratiche che hanno lastricato l’inferno del Novecento.

 

di Paolo Fallai

Corriere della Sera, 5 gennaio 2026 Si parla di conflitti armati come di normali eventualità e di riarmo necessario. Stiamo assistendo al tramonto di un’epoca unica e forse irripetibile. Durante tutta la storia dell’umanità la guerra è stata considerata una normale evoluzione delle relazioni tra i popoli (e i governanti). La guerra era talmente normale che veniva dichiarata da eleganti ambasciatori, aveva un inizio, uno svolgimento e una fine, con tanto di trattati diplomatici (ora si fanno solo operazioni speciali, senza preavviso, che non si sa quando cominciano e non finiscono mai). La Seconda guerra mondiale, con i milioni di morti nelle città e sui campi di battaglia, l’orrore dell’Olocausto, la spaventosa efficienza delle armi dimostrata dalle atomiche americane su Hiroshima e Nagasaki, sembravano aver segnato un punto di non ritorno. 

 

di Giuseppe Sarcina

Corriere della Sera, 5 gennaio 2026 A Washington il meccanismo è sempre più veloce e determinato. Mentre i leader europei si muovono in ordine sparso. Donald Trump accarezzò l’idea di impadronirsi della Groenlandia già nel 2019, nel corso del suo primo mandato. All’epoca la sua proposta suscitò una risata irrefrenabile e collettiva nel Parlamento di Copenhagen. Oggi, purtroppo, c’è poco da ridere. La Groenlandia fa parte della Danimarca, sia pure con lo status di “Territorio speciale”. Danimarca significa Nato e Ue. Che cosa vuole fare Trump, attaccare gli alleati? Il segretario di Stato, Marco Rubio, consiglia di “prendere sul serio” i proclami del presidente Usa. Dopo la notte di Caracas è più difficile dargli torto. Per ora, comunque, nelle capitali europee prevale l’incredulità: di fatto nessuno crede che il Pentagono possa inviare i marines a occupare la Groenlandia, magari facendo leva sulla base aerea di Pituffik, nella parte settentrionale della grande Isola.

 

di Greta Privitera

Corriere della Sera, 5 gennaio 2026 Sale il bollettino dei morti e delle violenze mentre le autorità cercano di mostrarsi comprensive con le richieste e le frustrazioni dei commercianti. Gli iraniani e le iraniane conoscono a memoria le strategie della Repubblica islamica per dirottare la realtà. Non si stupiscono quando Ahmad Reza Radan, il comandante delle forze di polizia, racconta alla televisione di Stato che “nelle ultime due notti sono iniziati gli arresti mirati di leader che incitavano il popolo”. Secondo Radan questi aizzatori di masse avrebbero confessato di aver ricevuto “dollari” per creare scompiglio. “Le dichiarazioni sotto torchio sono un classico”, scrive Samira, da Shiraz.

 

 

DOCUMENTI

Articolo. "L’indizione del referendum nel rispetto delle regole", di Gabriella Luccioli

CASSETTA DEGLI ATTREZZI

Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 3 gennaio 2026)

Statistiche: affollamento, carenza di personale, mancanza di servizi (aggiornamento a dicembre 2025)

"Sentenze Web", servizio di ricerca libera nell'archivio della Corte di cassazione (aggiornamento a dicembre 2025)

Circolari Dipartimento Amministrazione Penitenziaria in materia trattamentale (aggiornamento al 18 dicembre 2025)

APPUNTAMENTI DI RISTRETTI

"La libertà limitata, i diritti no". Corso di formazione per operatori di segretariato sociale in ambito penitenziario

(Online su ZOOM, dal 22 gennaio al 26 febbraio 2026). Per iscriversi: https://forms.gle/ o9qxAXGjni4uxcgo6

APPUNTAMENTI

La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione dal 5 all'11 gennaio 2026

Spettacolo teatrale. "Da Babele alla Città Celeste", di Teatrocarcere Due Palazzi & Collegio Universitario Gregorianum (Padova, 11 gennaio 2026)

Save the date. Assemblea Nazionale CNVG Ets: "Il ruolo politico del volontariato nella giustizia" (Online, 16 gennaio 2026, ore 17.00)

CORSI DI FORMAZIONE

Corso di perfezionamento. "Il carcere come elemento del territorio: l'assistenza sanitaria durante e dopo la detenzione" (Milano, iscrizioni fino all'8 gennaio 2026)

Corso formazione: "La scrittura che ripara. Le metafore per raccontare la vita" (Da remoto con un incontro conclusivo a Milano, dal 29 gennaio al 12 marzo 2026)

Corso di formazione iniziale "Mediatore familiare secondo Norma Tecnica Uni 11644 e D. Interministeriale 151/2023" (Bologna, fino all'8 novembre 2026)