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Notiziario quotidiano dal carcere

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Edizione di giovedì 1 gennaio 2026

di Ilaria Dioguardi

retisolidali.it, 1 gennaio 2026 Con il garante delle persone private della libertà personale del Lazio Stefano Anastasia e il presidente dell’associazione Conosci, Sandro Libianchi, una fotografia del sistema penitenziario italiano nell’anno che volge al termine e delle priorità da affrontare per il 2026. Il garante: “Si chiude un anno di morte e disperazione”. I tassi effettivi di affollamento degli istituti di pena hanno raggiunto il 139% nell’intero Paese e il 149% nel Lazio. Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria - Dap e riferiti a fine novembre, i detenuti in tutta Italia erano 63.868 mentre nel Lazio 6.702.

 

di Andrea Oleandri*

lavialibera.it, 1 gennaio 2026 Il piano del governo Meloni è fallito: mancano gli spazi per i detenuti, le condizioni degli istituti sono pessime e morti e suicidi hanno raggiunto numeri senza precedenti. Si chiude il 2025 e guardando al sistema penitenziario quello che quest’ultimo anno lascia in eredità è una situazione drammatica: è cresciuto il numero delle persone detenute e con esse il sovraffollamento; sono diminuiti i posti disponibili, al netto di un piano di edilizia penitenziaria che - come accaduto in passato - non sta producendo alcun effetto; il numero delle persone morte e dei suicidi si è mantenuto al livello drammatico a cui gli ultimi quattro anni ci hanno abituati; ogni ipotesi di riforma è stata respinta al mittente, nonostante l’anno si fosse aperto con l’appello alla clemenza di Papa Francesco, nel Giubileo dei detenuti.

 

di Maria Neve Iervolino

fanpage.it, 1 gennaio 2026 Intervista a Alessio Scandurra, coordinatore nazionale Osservatorio Antigone. Sovraffollamento e sofferenza psichica stanno trasformando le carceri italiane in bombe pronte a implodere. In Italia, alla fine di novembre 2025, erano detenute oltre 63 mila persone, quasi 2 mila in più rispetto a un anno fa, a fronte di una capienza effettiva di soli 46.124 posti. Il tasso di sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 138,5%, con punte superiori al 200%. Dati che si riflettono direttamente sul benessere di tutte le persone coinvolte nel sistema carcere: detenuti, operatori, e forze di Polizia. Sono i numeri del bilancio di fine anno dell’associazione Antigone. “Ci troviamo davanti a una situazione grave e pesante che dura da un po’ di tempo, ma nel 2025 il logoramento delle carceri si sta riflettendo anche sulle persone. È il risultato della stretta securitaria del Governo che ha reso le carceri meno sicure per tutti”, lo spiega a Fanpage.it Alessio Scandurra, coordinatore nazionale dell’area adulti dell’Osservatorio Antigone.

 

di Francesco Malfetano

Il Messaggero, 1 gennaio 2026 “Per le carceri italiane serve un grande patto nazionale. Bisogna applicare quel “modello Giubileo” invocato da Pier Ferdinando Casini e intervenire subito. Lo ha detto il Papa nel suo appello in occasione della visita a Rebibbia per l’Anno Santo e ce lo dice soprattutto la Costituzione: non si può più aspettare. È il momento del qui e ora”. Parlamentare dem di lungo corso, Walter Verini è oggi senatore, segretario della commissione Giustizia e capogruppo in commissione Antimafia. Quella delle carceri italiane è una situazione che conosce perfettamente (“Ci sono circa 15mila detenuti in più rispetto alla capienza dei nostri istituti, siamo oltre il 32%. A oggi se ne sono suicidati 80, più 7 agenti di polizia penitenziaria”) e che è convinto bisognerebbe affrontare uniti: “Serve coraggio da parte di tutti”.

 

di Lucrezia Agliani

ultimavoce.it, 1 gennaio 2026 Poche sono le ore trascorse in seguito alla rivolta delle persone detenute nel carcere della Dozza, a Bologna, dove una quarantina di persone hanno trascorso l’intera notte in corridoio, rifiutandosi di rientrare nelle proprie celle. In seguito, un copione di atti, parole e manovre senza fine, che ribadiscano come il carcere e le istituzioni in Italia si siano sempre poste nei confronti dei detenuti. Prima l’incendio appiccato ai materassi, in seguito l’interventi degli agenti della penitenziaria, che però a poco è servito, data la scarsa agibilità delle celle a causa del fumo e la mancanza di posti liberi nelle altre carceri della Regione. La rivolta nel carcere di Dozza sarebbe partita in seguito al rifiuto di un ricovero di uno dei detenuti.

 

ansa.it, 1 gennaio 2026 Ora la palla passa alla Camera per l’iter della proposta. Sono state superate le 50mila firme che servono per chiedere al Parlamento di discutere la proposta di legge Zuncheddu e altri sul risarcimento vittime di giustizia. Si tratta di una proposta di iniziativa popolare per garantire una provvisionale economica a chi alla fine di un processo è stato assolto e nei casi di ingiusta detenzione e che poi deve attendere anche 10 anni per vedersi riconosciuto il danno in forma economica. La legge, se approvata, prevede un anticipo per permettere a chi, come Zuncheddu, non è in grado di mantenersi, di poter ricevere un anticipo per sostenersi.

 

di Francesco Gandolfi

Il Riformista, 1 gennaio 2026 La riforma della magistratura non è un golpe, ma un ddl votato ex articolo 138 della Costituzione: chiamarlo “attentato”, o definirlo “sovversione”, è un abuso semantico prima ancora che giuridico. L’idea che il governo non possa proporre riforme costituzionali ignora l’articolo 71 della Costituzione e dimentica che ogni iniziativa passa dal vaglio del Capo dello Stato (art. 87 Cost.): chi attacca l’uno, colpisce l’altro. L’obiezione utilitaristica (“non serve ai cittadini”) riduce un sistema articolato ad un esercizio cronometrico. La giustizia non è solo velocità: è contraddittorio, riservatezza, prova formata nel dibattimento (art. 111 Cost.). Si dice essere riforma “inutile o dannosa”, ma si tratta di un pigro “aut aut”: se il corpo soffre di comorbidità, e il soggetto è morente, l’inerzia è la terapia peggiore.

 

di Angelo Picariello

Avvenire, 1 gennaio 2026 Il professor Bachelet, figlio di Vittorio, ex presidente di Ac assassinato dalle Br, guida il comitato che chiede di bocciare la riforma del governo. “La cosa che più mi preoccupa di questa riforma è la demolizione del Consiglio superiore della magistratura, dell’equilibrio usato dai nostri Padri costituenti”. Giovanni Bachelet, presidente del Comitato “Società civile per il No al referendum costituzionale”, è il figlio di Vittorio Bachelet, ex presidente di Azione Cattolica, assassinato dalle Brigate rosse proprio da vicepresidente del Csm. Ex deputato del Pd, richiamato in servizio quasi “a sua insaputa”, ha accettato volentieri: “Le riforme andrebbero fatte insieme”, dice. E ora - dopo il vertice con i leader delle opposizioni di lunedì - si dice convinto che l’obiettivo delle 500mila firme da raccogliere in poco tempo sarà raggiunto.

 

lospiffero.com, 1 gennaio 2026 “Apprendo con soddisfazione che la Giunta regionale ha deciso di continuare a investire sulla giustizia riparativa, nel solco della Riforma Cartabia, che si è proposta di disciplinare i percorsi e l’incontro tra autori di reato, persone offese e società civile”. Lo dichiara il Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza Giovanni Ravalli in merito all’approvazione della delibera che proroga il Protocollo d’intesa tra la Regione, il Garante, il Centro Giustizia minorile, la Procura presso il Tribunale per i minorenni di Torino, il Tribunale per i minorenni di Torino e i Comuni di Torino e di Novara per gli interventi di giustizia riparativa e di comunità volti all’inserimento di minori sottoposti a provvedimenti penali.

 

di Daniela Peira

lanuovaprovincia.it, 1 gennaio 2026 Michele Miravalle, coordinatore nazionale Osservatorio sulle condizioni detentive, Associazione Antigone mette in fila tutte le domande e i possibili errori nella gestione della crisi dell’elettricista arrestato e incarcerato. Non si placa lo sgomento del suicidio al carcere di Asti di Christian Guercio, 38 anni, avvenuto nella serata di lunedì. Per tanti motivi. Il primo riguarda proprio lui, un uomo molto conosciuto in città, pieno di amici, presente in molte attività cittadine, grande appassionato di musica con una importante competenza da dj, con un lavoro di elettricista che svolgeva con perizia. Tantissimi, in questi giorni, i messaggi di cordoglio alla famiglia travolta da questo lutto. E tutti, pur conoscendo le fragilità di Christian, fanno emergere le qualità che aveva oltre ai suoi problemi di dipendenza.

di Manuela Zoccola

gazzettadalba.it, 1 gennaio 2026 “Mancano investimenti in educatori e sanitari in grado di garantire l’incolumità psico-fisica degli individui affidati allo Stato”. Christian Guercio, 38 anni, si è tolto la vita nel carcere di Asti la sera del 29 dicembre. L’uomo era un elettricista, grande appassionato di musica, che aveva da anni una dipendenza dalla droga, per cui aveva avuto qualche problema con la giustizia. Proprio per questa dipendenza era finito nel carcere di Asti. Secondo le prime notizie giornalistiche, dopo una crisi fortissima causata dall’assunzione di droghe pesanti, per cui era diventato ingestibile, risultando pericoloso per sé e per gli altri, era stato chiamato il 118 dalla famiglia. Gli operatori sanitari, viste le condizioni dell’uomo, avevano chiesto l’intervento delle Forze dell’ordine. In preda a un fortissimo stato di agitazione, l’uomo si era ribellato a chiunque gli si avvicinasse, finendo per essere arrestato per resistenza a pubblico ufficiale.

 

di Adriano Arati

Corriere di Bologna, 1 gennaio 2026 Si cercherà di trovare una sistemazione provvisoria. I detenuti verranno smistati tra gli altri reparti della Dozza; impossibile pensare a trasferimenti, al momento non ci sono posti liberi in altri istituti penitenziari. Oltre una quarantina di detenuti del carcere di Bologna ha dormito nei corridoi del reparto dove poche ora prima si era accesa una rivolta. Nel pomeriggio di martedì 30 dicembre nel reparto 2B del penitenziario della Dozza è partita una violenta protesta da parte di decine di detenuti, quasi tutti di origine straniera, generata dal rifiuto del medico di turno di ricoverare in ospedale un prigioniero che aveva ingoiato uno stuzzicadenti.

 

L’Unione Sarda, 1 gennaio 2026 Una delegazione della Camera Penale di Cagliari, insieme a “Nessuno tocchi Caino”, ha visitato il carcere di Uta per portare un segno di vicinanza concreta alle persone detenute durante le festività. “Un gesto semplice ma necessario, in un momento particolarmente difficile per l’istituto, segnato da gravi condizioni di sovraffollamento e da una carenza strutturale dei servizi offerti, soprattutto in ambito sanitario. Criticità che incidono quotidianamente sulla dignità delle persone ristrette e sul lavoro di chi opera all’interno”, si legge in una nota. La situazione maggiormente critica riguarda la gestione sanitaria dell’istituto, “con particolare riferimento all’assistenza prestata alle persone detenute affette da sofferenza mentale e a quelle che versano in stato di tossicodipendenza. Si tratta di un ambito nel quale le carenze appaiono strutturali e di estrema gravità”.

 

agrigentonotizie.it, 1 gennaio 2026 Preoccupazione a Sciacca per la possibile revoca del servizio sanitario serale e notturno all’interno della casa circondariale. A lanciare l’allarme è il Sinappe, Sindacato nazionale autonomo di Polizia penitenziaria, che parla di una misura che, se confermata, rischierebbe di mettere in crisi l’assistenza sanitaria ai detenuti e, allo stesso tempo, incidere sulla sicurezza complessiva del territorio. Secondo quanto riportato dal sindacato, a partire da gennaio 2026 la presenza dei medici sarebbe garantita soltanto nelle ore diurne.

 

di Alessandro De Angelis

La Stampa, 1 gennaio 2026 Il Presidente non bacchetta e non striglia: ma rappresenta un’idea di democrazia alternativa a quella che ci è propalata quotidianamente dalle classi dominanti. Nel 2015, quando il mondo, diciamo così, era ancora intero, Sergio Mattarella, al suo primo discorso da capo dello Stato, dedicò al Settantesimo anniversario della Repubblica più o meno tre righe alla fine. In questo suo undicesimo discorso, l’Ottantesimo anniversario è invece il cuore del messaggio. In mezzo c’è, appunto, il mondo che è andato a pezzi, questo nuovo evo, medievale e tecnologico che moltiplica le aggressioni fuori e dentro le democrazie. Da un lato le guerre, dall’altro un conflitto politico fondato sulla sopraffazione e sulla cultura dell’odio.

 

di Massimiliano Panarari

La Stampa, 1 gennaio 2026 Cosa resterà di quella “Galassia Gutenberg” - come l’aveva chiamata McLuhan - che ha animato la storia della modernità? Di quella “civiltà alfabetica” che ha rappresentato la documentazione scritta dell’intreccio indissolubile, con tutte le sue varie declinazioni ed evoluzioni, di Illuminismo, ceti borghesi, economia di mercato e, appunto, giornalismo? Nonché quel costituzionalismo liberale da cui è scaturita la nozione moderna del regime democratico e rappresentativo, quello che John Locke denominava “governo dell’opinione”. La categoria di opinione pubblica proviene, per direttissima, da questa traiettoria politica e intellettuale; ed è bene rammentarlo nell’odierna età delle piattaforme, dove è stata sostituita, sotto vari profili, dall’emozione pubblica, mentre dilaga l’”opinionismo” e l’editoria vive una grave crisi del suo business model tradizionale insieme a una difficoltà profonda nel rilanciare il proprio ruolo, che rimane nondimeno imprescindibile per la sopravvivenza di una società democratica.

 

di Antonella Rampino

Il Dubbio, 1 gennaio 2026 Gli esperti dicono che siamo all’era di Tucidide, nel distico che recitava “i forti fanno tutto ciò che possono, i deboli soffrono ciò che devono”, frase del resto pure ben trasposta in musica dagli Abba (“The winner takes it all, the loser standing small”). Fuor d’ironia, in questo secolo la novella ideologia della forza (quella frase di Tucidide è una rilettura ad opera di Nietzsche) può al massimo fotografare l’esistente: con buona pace dell’ottimismo positivista che pervade chi intravede per il 2026 il sorgere - finalmente - di un nuovo ordine mondiale, non se ne vede alcun accenno. La storia notoriamente non si ripete, tutt’al più ricorre, nemmeno sempre in forma di farsa. E tanto meno si ferma, come predisse, sbagliando, Francis Fukuyama.

 

DOCUMENTI

Liberazione anticipata: la Consulta ha dichiarato incostituzionali le modalità di accertamento dei requisiti per la concessione del beneficio introdotte nel 2024

Articolo. "Il referendum sulla riforma costituzionale della magistratura ordinaria. Opinioni a confronto". Intervista di Vincenzo Antonio Poso a Paolo Ferrua

CASSETTA DEGLI ATTREZZI

Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 31 dicembre 2025)

Statistiche: affollamento, carenza di personale, mancanza di servizi (aggiornamento al 30 dicembre 2025)

Circolari Dipartimento Amministrazione Penitenziaria in materia trattamentale (aggiornamento al 18 dicembre 2025)

APPUNTAMENTI DI RISTRETTI

"La libertà limitata, i diritti no". Corso di formazione per operatori di segretariato sociale in ambito penitenziario (Online, dal 22 gennaio al 26 febbraio 2026)

APPUNTAMENTI

La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione fino al 4 gennaio 2026

Spettacolo teatrale. "Da Babele alla Città Celeste", di Teatrocarcere Due Palazzi & Collegio Universitario Gregorianum (Padova, 11 gennaio 2026)

Save the date. Assemblea Nazionale CNVG Ets: "Il ruolo politico del volontariato nella giustizia" (Online, 16 gennaio 2026, ore 17.00)

CORSI DI FORMAZIONE

Corso di perfezionamento. "Il carcere come elemento del territorio: l'assistenza sanitaria durante e dopo la detenzione" (Milano, iscrizioni fino all'8 gennaio 2026)

Corso formazione: "La scrittura che ripara. Le metafore per raccontare la vita" (Da remoto con un incontro conclusivo a Milano, dal 29 gennaio al 12 marzo 2026)

Corso di formazione iniziale "Mediatore familiare secondo Norma Tecnica Uni 11644 e D. Interministeriale 151/2023" (Bologna, fino all'8 novembre 2026)