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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di venerdì 16 gennaio 2026
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 16 gennaio 2026 Il daltonismo dell’informazione: quando i numeri delle ingiuste detenzioni e delle carceri sovraffollate vengono ignorati. In politica, nell’informazione, e a maggior ragione all’incrocio tra politica e informazione, comanda chi impone l’agenda. Dunque non deve sorprendere il daltonismo che impone la (giusta) considerazione di alcuni dati, ma che eclissa la considerazione altrettanto impellente di dati analoghi.
garantedetenutilazio.it, 16 gennaio 2026 Il Portavoce Samuele Ciambriello e il Coordinamento della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale hanno redatto un documento per chiedere alla politica un provvedimento deflattivo, più interventi della magistratura di sorveglianza sulle misure alternative al carcere e la liberazione anticipata speciale da 45 a 70 giorni ogni semestre. Dal titolo “Non nuove carceri ma carceri nuove”, il documento lancia un appello alla politica e alle istituzioni affinché venga ripensato radicalmente il sistema penitenziario, superando una logica esclusivamente emergenziale fondata sulla costruzione di nuovi istituti.
di Simona Musco
Il Dubbio, 16 gennaio 2026 La nuova stretta sulla sicurezza messa a punto dal Viminale e anticipata ieri dal Dubbio delinea un salto di qualità per la politica del governo: una torsione autoritaria che rischia di comprimere diritti fondamentali e alterare l’equilibrio tra sicurezza e libertà, soprattutto sul terreno del dissenso e dell’immigrazione. La scelta di procedere con un decreto legge (che entro la fine del mese dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri), affiancato da un ddl più ampio, non è neutra. Il primo consente all’esecutivo di intervenire rapidamente, riducendo lo spazio di discussione parlamentare su misure che incidono direttamente sulle libertà personali.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 16 gennaio 2026 Dal divieto di ingresso nelle acque italiane per le navi con migranti alle espulsioni. I testi, garantiscono al Viminale, sono già all’attenzione di Palazzo Chigi e potrebbero essere inclusi nell’ordine del giorno di uno dei prossimi Consigli dei ministri. Come anticipato mercoledì sera da Avvenire, le bozze circolate finora compongono un “pacchetto” formato da due differenti provvedimenti: un disegno di legge, in tre capi e 40 articoli, e un decreto legge di altri 25. La maggioranza di centrodestra, pur con un’accesa dialettica interna, lo ritiene - per dirla col sottosegretario leghista all’Interno Nicola Molteni - adeguato ad “alzare la qualità della sicurezza dei cittadini, del contrasto all’immigrazione irregolare e delle tutele e delle capacità operative delle forze di polizia”.
di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 16 gennaio 2026 Se il presidente Usa è indifferente al diritto, da noi si vuole brutalizzare la legge in modo che si anestetizzi quella noiosa forma di limite che si chiama controllo giudiziario. Mentre a Strasburgo i giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo condannano l’Italia per la morte violenta di Riccardo Magherini nelle mani della polizia, il governo prepara il secondo più grave attacco alla libertà di protesta della storia repubblicana. Il primo è stato inferto lo scorso giugno, quando è stato definitivamente approvato il precedente pacchetto sicurezza. Il secondo si compone di due nuove testi preannunciati dal governo che confluiranno in un decreto legge e in un disegno di legge. Se dovessimo graduare l’intensità repressiva dei due provvedimenti potremmo dire che ciò che è palesemente illegittimo è destinato al disegno di legge e sarà strumento della prossima lunga campagna elettorale.
di Marco Grimaldi*
Il Fatto Quotidiano, 16 gennaio 2026 Arrivano le “zone rosse” permanenti e il divieto di partecipare a pubbliche riunioni per chi è condannato anche in via non definitiva. Si ampliano così i poteri repressivi dello Stato. In Italia sta prendendo forma un disegno preciso: trasformare il dissenso in un problema di ordine pubblico. Lo vediamo nelle multe e negli avvisi di garanzia contro chi ha riempito le piazze denunciando il genocidio a Gaza e l’economia di guerra. In questi giorni, da Torino a Bergamo, da Massa a Treviso centinaia di studenti, cittadini, sindacalisti, attivisti stanno ricevendo multe salate (da 300 fino a 5000 euro) e avvisi di garanzia per aver partecipato a manifestazioni pacifiche in difesa dei diritti del popolo palestinese, soprattutto in occasione degli scioperi generali per la Global Sumud Flotilla del 22 settembre e del 3 ottobre 2025.
di Giulia Merlo
Il Domani, 16 gennaio 2026 Il Tar Lazio deve esaminare la domanda cautelare sospensiva presentata dai promotori contro la fissazione della data del voto il 22 e 23 marzo. Secondo loro, la data non tiene conto del tempo necessario alla Cassazione per esaminare il quesito. Le 500mila firme contro la riforma della magistratura sono state raggiunte con due settimane d’anticipo. Così il comitato dei Quindici oggi può festeggiare il traguardo e la raccolta rimarrà aperta ancora fino alla scadenza del termine, così da amplificare ancora di più il sostegno. L’effetto non è secondario: i promotori della raccolta, infatti, sono gli stessi che hanno depositato il ricorso al Tar Lazio con sospensiva contro la fissazione del referendum il 22-23 marzo da parte del consiglio dei ministri e poi con il decreto del Quirinale.
di Federico Gonzato
pagellapolitica.it, 16 gennaio 2026 I promotori della richiesta popolare, che ha raggiunto le 500 mila firme, hanno avviato un contenzioso contro il governo per la decisione di fissare il voto il 22 e 23 marzo. Nella tarda mattinata di giovedì 15 gennaio la raccolta firme popolare per chiedere l’indizione di un referendum sulla riforma costituzionale della giustizia ha superato le 500 mila firme. La raccolta, avviata il 22 dicembre da un comitato di 15 cittadini e giuristi, ha raggiunto la soglia richiesta dalla Costituzione per essere valida. Come previsto dalla legge, il comitato promotore potrà ora depositare la richiesta di referendum alla Corte di cassazione, che avrà 30 giorni di tempo per esaminarla e, a seguire, entro cinque giorni dovrà notificare la decisione ai proponenti del referendum.
di Renato Balduzzi
Avvenire, 16 gennaio 2026 Dovremmo riuscire a passare dalla Babele attuale, caratterizzata da confusione di lingue e approcci, a un’agorà, una piazza comunicativa dove ci si rispetti e si discuta sul nucleo delle questioni. Mentre la raccolta delle firme appoggiate dai Comitati per il No al referendum costituzionale sulla cosiddetta riforma Nordio supera agevolmente, in poche settimane, la soglia delle 500.000 (attestando una volontà di partecipazione popolare che dovrebbe essere bene accolta un po’ da tutti, quale che sia l’orientamento nel merito), la discussione pubblica continua a essere assai accesa e sarebbe il momento adatto per aiutare l’intero corpo elettorale a farsi un’idea precisa della tematica in discussione, così da orientarsi in vista del voto del 22-23 marzo.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 16 gennaio 2026 La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la morte di Riccardo Magherini, l’uomo di 40 anni deceduto a Firenze nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2014 dopo essere stato immobilizzato dai carabinieri in posizione prona per circa venti minuti. La sentenza individua due violazioni dell’articolo 2 della Convenzione europea: una relativa all’uso della forza da parte degli agenti (diritto alla vita), l’altra alle carenze nell’indagine e nell’addestramento delle forze dell’ordine. I giudici di Strasburgo non mettono in discussione le decisioni dei tribunali italiani, che nel 2018 avevano assolto definitivamente i quattro carabinieri coinvolti. Ma certificano che lo Stato italiano non ha fatto abbastanza per proteggere la vita di Magherini, né prima né dopo quella tragica notte fiorentina.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 16 gennaio 2026 Intervista all’avvocato, storico difensore dei familiari di Riccardo “Lo “scudo penale” che si tenta di inserire nel nuovo ddl Sicurezza non tutela affatto le forze di polizia. Anzi, toglie loro il diritto alla difesa. E rischia di anticipare la condanna”. Non solo Riccardo Magherini: Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Riccardo Rasman, Vincenzo Sapia, Luca Ventre, Giuseppe Uva, Michele Ferulli, Dino Budroni, Aldo Bianzino, Davide Bifolco e molti altri. Ne ha seguiti, di casi, l’avvocato Fabio Anselmo, dovrebbe ormai averci “fatto il callo”. Eppure questa volta, davanti alla sentenza della Corte europea dei diritti umani che condanna l’Italia sul caso Magherini, dice: “Sono commosso, è una sentenza storica che restituisce un’idea di mondo diverso da quello che stiamo vivendo”.
di Silvio Messinetti
Il Manifesto, 16 gennaio 2026 La Corte di Strasburgo dovrebbe esprimersi a breve sulla vicenda di Vincenzo Sapia, morto in seguito a un controllo di polizia. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) ha condannato l’Italia a risarcire i familiari di Riccardo Magherini, che nel 2014 morì dopo essere stato immobilizzato da alcuni carabinieri. Ma il caso potrebbe non rimanere isolato. È infatti al vaglio della Cedu anche la vicenda di Vincenzo Sapia. Sapia era affetto da disturbi schizo-affettivi, soffriva di allucinazioni, manie di persecuzione e deliri. Il 24 maggio del 2014 stava cercando di forzare una porta nel centro di Mirto Crosia, sulla costa ionica cosentina, convinto che all’interno si trovasse il suo cane con cui andava sempre a spasso.
GIURISPRUDENZA
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 16 gennaio 2026 Il Tribunale del riesame può integrare la motivazione espressa nella convalida del Pm, ma se essa manca la misura ablativa è illegittima e il giudice non ha il potere di integrazione. Sì al sequestro probatorio operato dalla polizia giudiziaria del cellulare, in possesso della persona fermata per spaccio di sostanze stupefacenti, se il Pm convalida la misura ablativa indicandone la finalità di individuare la rete dei fornitori e le persone cui sia stata ceduta la droga. La Corte di cassazione con la sentenza n. 1648/2026 ha ritenuto infondato il ricorso della difesa che contestava la legittimità del sequestro in quanto ritenuta indeterminata e priva dell’indicazione delle finalità che il ricorrente sosteneva essere stata illegittimamente integrata nella parte motiva dal Tribunale del riesame.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 16 gennaio 2026 Applicato il decreto 110/2023 che declina i limiti massimi degli atti giudiziari. Spese di giudizio aumentate sino al limite massimo previsto dai parametri. Spese aumentate per la violazione dei limiti di lunghezza del ricorso. Per la prima volta la Cassazione applica il decreto ministeriale 110 del 2023 e “sanziona”, con il valore massimo dello scaglio di riferimento, la parte che ha presentato un ricorso di 120 pagine e 200.000 caratteri, ben oltre quanto previsto dal decreto che ha dato attuazione al nuovo, perché modificato dalla riforma Cartabia, articolo 121 del Codice di procedura civile secondo il quale “tutti gli atti del processo sono redatti in modo chiaro e sintetico”.
di Giuseppe Di Bisceglie
Corriere del Mezzogiorno, 16 gennaio 2026 Il 65enne di Gravina arrestato nell’ottobre 2024 dopo aver ucciso la moglie, non si suicidò nel carcere di Bari ma venne strangolato nella sua cella. Non è stato il rimorso a stringere il cappio attorno al collo di Giuseppe Lacarpia, il sessantacinquenne di Gravina di Puglia morto nel carcere di Bari dove era detenuto per aver ammazzato la moglie, Maria Arcangela Turturo, nell’ottobre del 2024. Quella che per quindici mesi è stata archiviata come la resa definitiva di un uomo schiacciato dalla colpa, si è rivelata oggi un’esecuzione brutale, consumata nel silenzio della cella numero 2 bis del penitenziario barese. Un delitto maturato nel degrado, per motivi che gli inquirenti non esitano a definire di una “pochezza umana raccapricciante”.
Adnkronos, 16 gennaio 2026 “Le regole di ingaggio negli istituti di pena, per ordinamento penitenziario e anche per prassi, sono quelle di creare comunque situazioni di protezione per i detenuti cosiddetti ‘precauzionali’, tra i quali ci sono anche le persone autrici di reati particolarmente odiosi come nei confronti dei bambini e delle donne. Il sovraffollamento è una condizione che avvilisce qualsiasi tipo di iniziativa”. Lo dice Piero Rossi, garante dei detenuti della Regione Puglia, a proposito dei due arresti effettuati questa mattina dalla Squadra Mobile della Questura di Bari in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso dal gip del tribunale del capoluogo pugliese, su richiesta della Procura della Repubblica, di due persone, di 24 e 45 anni, accusate entrambe di tentato omicidio e il secondo anche di omicidio, avvenuti nel carcere di Carrassi a ottobre del 2024 per impiccamento.
di Davide Lattanzi
Gazzetta del Mezzogiorno, 16 gennaio 2026 “Quello del carcere è un mondo di grande sofferenza, dove suicidi e, come in questo caso, omicidi e tentati omicidi, sono purtroppo all’ordine del giorno. È un elemento che preoccupa tutti, che deriva anche dalla scarsa attenzione che come società abbiamo verso il carcere, dove il sovraffollamento è un problema serio per la difesa dei diritti e certamente non è una condizione per prevenire suicidi e omicidio”. Lo ha detto il procuratore di Bari Roberto Rossi, durante la conferenza stampa sui due arresti eseguiti oggi dalla Squadra mobile per un tentato omicidio e un omicidio commessi nel carcere di Bari a ottobre 2024.
di Valentina Reggiani
Il Resto del Carlino, 16 gennaio 2026 Mobilitati i rappresentanti della maggioranza dopo il divieto di riunirsi all’interno della struttura “Noi comunque ci siamo. E continueremo a farci carico dei problemi del penitenziario”. “Non ci sono motivazioni ufficiali, è solo arrivato un ‘no’, ritenuto un vero e proprio sgarbo istituzionale. La volontà era quella di dimostrare la vicinanza che il Consiglio ha verso il carcere, i detenuti, i lavoratori e chi ogni giorno svolge opera di volontariato”. Dopo l’autorizzazione negata da parte del Dap allo svolgimento della seduta del Consiglio comunale in carcere, legata proprio ad un approfondimento della realtà carceraria modenese, ieri nel primo pomeriggio la maggioranza ha organizzato un sit-in davanti al penitenziario con lo striscione ‘Noi comunque ci siamo’.
di Valentina Reggiani
Il Resto del Carlino, 16 gennaio 2026 Quadro allarmante descritto dalla criminologa De Fazio, garante dei diritti incaricata dal Comune. Registrati 38 tentativi di suicidio e 308 episodi di autolesionismo. “Fragilità psichiche e sanitarie”. La situazione “esplosiva” al carcere Sant’Anna è stata descritta ieri in Consiglio comunale - che si è tenuto in municipio dopo il no del Dap a svolgerlo all’interno del carcere - con dati e riflessioni. Il sovraffollamento è impressionante: ci sono oltre duecento detenuti in più rispetto a quelli previsti. A luglio 2025, infatti, a fronte di una capienza pari a 372 posti, le presenze registrate ammontavano a 578 detenuti. I carcerati di origine straniera rappresentano circa il 60 per cento e in un solo anno si sono registrati 38 tentativi di suicidio.
di Edoardo Varese
araldolomellino.it, 16 gennaio 2026 Celle rimaste ormai vuote, con i detenuti trasferiti di volta in volta in altre strutture, tra cui Bollate, Busto Arsizio e Opera e un carcere ormai prossimo a un nuovo inizio. Nel futuro della casa di reclusione di Vigevano è praticamente certo l’arrivo del 41-bis, tanto che nella struttura dei Piccolini procedono i lavori di adeguamento per ospitare reclusi soggetti al “carcere duro”. Un periodo di transizione vissuto con incertezza da volontari e personale della polizia penitenziaria, che attendono sia la fine dei lavori sia di sapere quando effettivamente il 41-bis entrerà in vigore: “In questo momento è come se il carcere fosse chiuso - spiega Michele De Nunzio, segretario regionale dell’Uil Pa Penitenziari - proprio perché è in corso la ristrutturazione dei padiglioni.
ecaserta.com, 16 gennaio 2026 Il Garante campano dei diritti dei detenuti, Samuele Ciambriello, ha effettuato una visita istituzionale al carcere di Santa Maria Capua Vetere. La visita è iniziata con un incontro con la direttrice del carcere Donatella Rotundo, il maestro Alessandro Ciambrone, che ha realizzato un murale sulla facciata della struttura, e un gruppo di giovani rotariani della provincia di Caserta, da tempo impegnati in un progetto artistico e simbolico all’interno dell’istituto. I giovani hanno proseguito il lavoro di pittura sul murale, chiamato Muro della Libertà, arricchendolo con frasi che identificano i rispettivi enti di appartenenza. Il muro richiama inni alla pace, ai diritti umani, alla solidarietà, alla valorizzazione delle identità culturali, all’inclusione e alla fraternità tra i popoli.
di Luciano Sciurba
Il Messaggero, 16 gennaio 2026 Velletri, il ministro dell’istruzione e del merito professor Giuseppe Valditara, ha fatto questa mattina una lunga visita alla Casa Circondariale di via Cisternense. Accolto dalla direttrice del Carcere Anna Rita Gentile, dal comandante della Polizia Penitenziaria Mauro Caputi, il vice comandante Egidio Cervini, dagli agenti di servizio, la responsabile del servizio giuridico pedagogico Sabrina Falcone, gli educatori della struttura detentiva. La cerimonia di accoglienza al ministro per fare il punto sui Corsi Scolastici che gli Istituti di Istruzione Superiore Agrario “Cesare Battisti” - Alberghiero “U. Tognazzi” di Velletri e il Cpa di Pomezia, tengono da molti anni nel Penitenziario, alla presenza dei detenuti che hanno conseguito i vari diplomi si è tenuta nel Teatro “Enzo Tortora”.
exibart.com, 16 gennaio 2026 In occasione di Art City Bologna 2026, l’arte contemporanea attraversa le mura Casa Circondariale Rocco D’Amato, con il progetto di Anila Rubiku dedicato a speranza, resistenza e giustizia sociale. Dal 6 all’8 febbraio 2026, nell’ambito di Art City Bologna e in concomitanza con Arte Fiera, l’arte contemporanea varcherà per la prima volta la soglia della Casa Circondariale Rocco D’Amato. È qui che prende forma “L’arte messa alla prova: Anila Rubiku. I’m Still Standing”, progetto dell’artista italo-albanese Anila Rubiku, a cura di Elisa Fulco, promosso dall’Associazione Acrobazie in collaborazione con la Direzione dell’istituto penitenziario bolognese.
di Francesco Storace
Il Tempo, 16 gennaio 2026 Presentata la proposta di legge di Chiara Colosimo (FdI) e Vincenza Rando (Pd). Le mafie prosperano quando in ballo ci sono ricchezza facile e potere arrogante. Vincono sui giovani che affascinano, le cosche. Ma non vinceranno loro la partita, perché lo Stato fa sul serio nel contrastare le loro azioni spietate. Sarebbe bastato affacciarsi ieri alla Sala della Regina, a Montecitorio, per capire che ci sono nuovi strumenti alle porte per battere con ancora più forza la malavita organizzata. C’è una proposta di legge bipartisan, presentata sia alla Camera dalla presidente della commissione antimafia Chiara Colosimo di Fratelli d’Italia che al Senato dalla senatrice Vincenza Rando, esponente del Partito Democratico, in prima linea in questa battaglia al fianco di Libera, di cui è vicepresidente.
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 16 gennaio 2026 Buona parte del nuovo pacchetto-sicurezza riguarda l’immigrazione, con norme che limitano ulteriormente il soccorso in mare, accelerano teoricamente sui rimpatri, danno più potere al Viminale: le comunità di stranieri nel nostro Paese sono ormai vissute da chi governa come un problema da risolvere. Pressoché inevitabilmente, buona parte del nuovo pacchetto-sicurezza in gestazione riguarda l’immigrazione. La visione dell’immigrazione come minaccia per la sicurezza è un mantra ripetuto insistentemente dai megafoni del sovranismo.
di Oscar Camps
Il Manifesto, 16 gennaio 2026 Il nuovo anno, purtroppo, non porta novità per il soccorso in mare. Ma le bozze di un nuovo pacchetto sicurezza che, in una disposizione, recupera in pieno l’ispirazione del 2019 (governo Conte-Salvini): trasformare il soccorso in mare in una minaccia all’ordine pubblico. L’Italia cioè non interviene per contrastare un reato, ma per colpire un obbligo giuridico internazionale inderogabile: salvare vite umane in mare. Chiamiamo le cose con il loro nome. L’articolo 15 letto nelle bozze del disegno di legge non è una norma di sicurezza, è uno strumento di espulsione morale. Usa il linguaggio del terrorismo e dell’ordine pubblico per nascondere una scomoda realtà: persone che annegano perché l’Europa ha scelto di guardare dall’altra parte. Paragonare il soccorso in mare a una minaccia alla sicurezza nazionale è una vergogna istituzionale.
di Pasquale De Sena
Avvenire, 16 gennaio 2026 Talvolta le norme, invece di combattere l’odio, rischiano di irrigidire i conflitti minando la libertà e la convivenza, favorendo le contrapposizioni. Quello che si volle evitare nel processo contro i nazisti. Hersch Lauterpacht, grande giurista ebreo, contribuì a evitare che nello Statuto del Tribunale di Norimberga venisse inserita la figura del genocidio, pur avendo assistito all’eliminazione di tutti i membri della sua famiglia d’origine, nel corso dell’occupazione nazista di Leopoli, nelle cui vicinanze era nato. Membro dello staff dell’accusa britannica a Norimberga, nel 1946, poi professore di Diritto internazionale a Cambridge e giudice della Corte internazionale di giustizia, Lauterpacht riteneva che, in caso contrario, si sarebbe rischiato di accentuare la contrapposizione tra gruppi, soggiacente alla Shoah ...
di Giuseppe Muolo
Avvenire, 16 gennaio 2026 Presto potrebbero diventare operativi i sistemi d’arma autonomi. La Rete Italiana Pace e Disarmo e l’Iriad chiedono un Trattato di messa al bando o regolazione. Di primo acchito possono sembrare fantascienza, ma il rischio che diventino operativi a breve è dietro l’angolo. Più di quanto si potrebbe immaginare. Sono i cosiddetti “Killer Robots”, sistemi d’arma autonomi letali, capaci, anche grazie alla mediazione dell’Intelligenza artificiale, di selezionare e colpire obiettivi senza un controllo umano significativo. Una prospettiva che solleva interrogativi etici, giuridici e umanitari di estrema rilevanza e mette pericolosamente in discussione principi fondamentali del diritto internazionale e della tutela dei diritti umani.
ESTERI
di Riccardo Michelucci
Avvenire, 16 gennaio 2026 Si è concluso a un passo dall’esito irreversibile lo sciopero della fame di un gruppo di attivisti di Palestine Action rinchiusi da mesi nelle carceri britanniche. La decisione del governo di Londra di non assegnare un contratto da 2 miliardi di sterline alla filiale britannica della società israeliana di armamenti Elbit Systems ha portato alla sospensione della protesta, avvenuta quando due dei detenuti in sciopero stavano ormai morendo e il timore per le loro condizioni si era fatto sempre più pressante. La 31enne Heba Muraisi aveva raggiunto il 73° giorno consecutivo senza assumere cibo; Kamran Ahmed, 28 anni, era invece al 67° giorno di digiuno prolungato.
DOCUMENTI
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Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento all'8 gennaio 2026)
APPUNTAMENTI DI RISTRETTI
(Online su ZOOM, dal 22 gennaio al 26
febbraio 2026). Per iscriversi: https://forms.gle/
APPUNTAMENTI
La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione fino al 18 gennaio 2026
Convegno. "Il ventunante: la cella si pare, lo stigma resta" (Milano, 30 gennaio 2026)
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