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Notiziario quotidiano dal carcere

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Edizione di martedì 13 gennaio 2026

di Maria Brucale*

L’Unità, 13 gennaio 2026 Invece di varare misure deflattive per rendere più dignitosa la vita nei penitenziari, il Governo aggiunge nuove armi repressive contro i reclusi. Altro che amnistia e indulto. Nonostante il numero record di suicidi dell’anno scorso in carcere, il governo tira dritto e tira fuori dal cilindro un altro asso nella manica. Onde rendere più confortevole il soggiorno dei detenuti, la polizia penitenziaria sarà dotata anche di spray al peperoncino. Le carceri sovraffollate allo stremo, in gran parte vetuste e degradate, sono concepite per infliggere dolore; disegnate come luoghi di costrizione ed eliminazione, scatole per chiudere, per contenere, per escludere. Loculi in molti casi in cui ogni accesso ai propri diritti, al decoro del vivere, all’igiene, al rispetto di sé, allo studio, alla formazione, al reinserimento, a una attività lavorativa, alla relazione con i familiari, alla cura delle proprie malattie è contratto gravemente e, assai spesso, del tutto negato.

 

di Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 13 gennaio 2026 L’allarme della Garante dei detenuti in Sardegna. Ma il contagio si allarga nel Paese. La Sardegna rischia di trasformarsi nuovamente in una gigantesca isola-carcere, una sorta di Cayenna del Mediterraneo dove la dignità umana finisce calpestata. Non è una suggestione, ma il timore concreto che Irene Testa, garante regionale dei detenuti, sta portando avanti con una battaglia solitaria e coraggiosa. Da settimane nell’isola si rincorrono voci, smentite e mezze verità: tre istituti sardi - Uta, Bancali e Nuoro - potrebbero essere convertiti in centri esclusivi per il regime del 41 bis. C’è chi dice che il piano sia già pronto, chi giura che non esista un solo documento ufficiale a confermarlo. Ma in questo polverone di incertezza, una cosa è chiara: un’ipotesi del genere rappresenta un ritorno al passato. E riguarda il Paese intero.

 

di Roberta Barbi

vaticannews.va, 13 gennaio 2026 In un’ottica di razionalizzazione degli spazi, il governo ha proposto di ricollocare i circa 750 detenuti sottoposti al regime del 41 bis, il cosiddetto “carcere duro” in istituti appositi, riducendo alcune Regioni come la Sardegna a territori con il solo circuito dell’alta sicurezza. L’arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei: “Verrebbe meno la fondamentale attività di reinserimento che la Chiesa e gli altri operatori svolgono”. Era il 18 dicembre quando, in una seduta straordinaria della Conferenza Unificata, il governo ha illustrato il nuovo piano di ridefinizione degli spazi detentivi, palesando l’intenzione di destinare i detenuti al 41bis in strutture apposite e non più, come accade oggi, in sezioni separate di istituti di reclusione comuni, che prevedono anche altri circuiti detentivi.

 

di Fabio Gianfilippi*

Il Riformista, 13 gennaio 2026 La legge penitenziaria compie cinquanta anni. Il regolamento di esecuzione ne compie venticinque. Un percorso lungo, e non esente da contraddizioni, in cui di certo il mondo dell’esecuzione penale ha imparato a conoscere il prezioso contributo che alla risocializzazione degli autori di reato possono dare le misure alternative alla detenzione. Il tempo delle pene è importante, perché non è neutro l’effetto che si produce su chi vi è sottoposto. Il tempo trascorso in carcere, che resta comunque un luogo di sofferenza, assume un significato diverso a seconda di come è vissuto. Se è sprecato in un contesto degradato e povero di umanità e di opportunità di crescita, rischierà di tradursi in un orizzonte chiuso ad un futuro di cambiamento, e rinforzerà in chi lo vive un senso, magari già sperimentato, di isolamento, di rabbia e di rancore.

 

di Gianpaolo Catanzariti*

Il Riformista, 13 gennaio 2026 Tutte le volte che i giornali e le tv diffondono la notizia di un delitto commesso con violenza da un detenuto in misura alternativa al carcere, un vortice irrazionale travolge la nostra società. In realtà, proprio in queste drammatiche occasioni, con la forza della ragione, bisogna difendere, rivendicandone l’allargamento, le misure alternative e le opportunità di lavoro all’esterno. Senza aggiungere l’ennesimo “chiodo sulla bara” ad un sistema di per sé già sgangherato. Se vogliamo dare forma ai princìpi costituzionali sulle pene e sul carcere, rendendo, così, più sicura la società, dobbiamo pretendere condizioni detentive rispettose della dignità umana. Solo attraverso uno sviluppo personale e sociale del reo possiamo favorire il suo reinserimento, rafforzando, così, la sicurezza collettiva.

 

di Francesco d’Errico*

Il Riformista, 13 gennaio 2026 I dati offrono uno scenario chiaro ed inequivocabile: da un lato chi esegue la pena esclusivamente in carcere torna a delinquere circa nel 70% dei casi, dall’altro chi accede alle misure alternative lo fa solo nel 17% delle volte. Più carcere non equivale a maggiore sicurezza. Anzi, statistiche alla mano, corrisponde al suo esatto contrario. Le misure alternative, speriamo presto principali, rappresentano uno strumento fondamentale sia per inverare un modello davvero garantista di pena, sia per assicurare alla comunità maggiore ordine. Lo scenario politico, non si può negare, indurrebbe a relegare questo programma a un futuro remoto. Tuttavia, anche per ottenere risultati positivi a breve termine, è necessario avere chiara la prospettiva di fondo a cui si vuole tendere.

 

di Andrea Colombo

Il Manifesto, 13 gennaio 2026 Il referendum sulla riforma della giustizia si terrà il 22 e 23 marzo. Come annunciato dalla premier in conferenza stampa, il Cdm ha ufficializzato ieri la data. Nelle stesse giornate si svolgeranno le elezioni suppletive per i due seggi del Veneto vacanti dopo il passaggio al governo della Regione di Alberto Stefani e Massimo Bitonci. Perché il referendum sia ufficialmente promulgato manca solo la firma del capo dello Stato che è intenzionato a fare presto: entro il 17 gennaio, data in cui scadranno i 60 giorni dall’approvazione da parte della Cassazione delle quattro richieste di indire il referendum avanzate dai parlamentari sia della maggioranza che dell’opposizione. Dal Colle si segnala infatti che Mattarella ritiene non esistano problemi di costituzionalità.

 

di Tiziana Maiolo

Il Dubbio, 13 gennaio 2026 È bello immaginare Rossana Rossanda con la sua fierezza battagliera, e Luigi Pintor e la sua distaccata ironia, seduti al fianco, o magari alla guida, della “sinistra che vota SÌ” sul referendum, riunita a Firenze. Gli eretici di un tempo, ben più trasgressivi di quelli di oggi, uniti ai fratelli minori proprio sul tema della giustizia. Quella che separò e portò su sponde opposte, negli anni in cui non c’era ancora neppure il processo accusatorio, i fondatori del “Manifesto”, quotidiano comunista, dall’ “Unità”, organo del Pci. Il partito da cui Rossanda e Pintor erano stati radiati per aver difeso i comunisti di Praga dai carri armati sovietici. Garantisti contro giustizialisti, eretici contro ortodossi.

 

di Caterina Soffici

La Stampa, 13 gennaio 2026 Voleva ammazzare la moglie a colpi di forbice e coltello, ma per un giudice di Imperia non è tentato femminicidio perché lei si prostituiva. Questa, riassunta in maniera brutale, la morale (come altro definirla?) di un’ordinanza che fa già discutere. La vicenda di cronaca appare abbastanza lineare: un uomo di 65 anni tenta di ammazzare la moglie brasiliana di 44 anni, che per sfuggire alla violenza si getta dal balcone. Accade a Ventimiglia l’8 gennaio. L’uomo è arrestato, ma l’accusa di tentato femminicidio contestata dal pubblico ministero (pena massima l’ergastolo) viene derubricata a tentato omicidio, perché secondo il gip non ci sono le condizioni del femminicidio.

 

di Patrizia Maciocchi

Il Sole 24 Ore, 13 gennaio 2026 L’avvio della fase di esecuzione penale, in attesa della decisione del Tribunale di sorveglianza sul carcere o la misura alternativa, blocca l’espulsione. Stop all’espulsione, e dunque al trattenimento nel Cpr, per l’immigrato condannato a una pena detentiva, sotto i quattro anni, in attesa della decisione del Tribunale di sorveglianza sul carcere o una misura alternativa. La Cassazione (sentenza 1039/2026) prende le distanze dall’orientamento affermato con la sentenza 36545/2023 e nega la possibilità di dare il nulla osta per l’espulsione amministrativa nel caso dei liberi sospesi. È così accolto il ricorso di un immigrato, condannato a tre anni e undici mesi, contro la decisione della Corte d’Appello di convalidare il trattenimento in un Cpr.

di Giovanni Negri

Il Sole 24 Ore, 13 gennaio 2026 Il pm non è in grado di prevedere i tempi dell’operazione di estrapolazione e analisi dei dati informatici al momento della richiesta. Nessun necessario vincolo cronologico per le operazioni di sequestro di smartphone e device in generale. La Cassazione, Sesta sezione penale, sentenza 543, ha affermato che la necessità di garantire la proporzionalità del sequestro probatorio con oggetto dati contenuti in dispositivi informatici o telematici non impone che sia indicato, già nel decreto che lo dispone, il termine esatto della sua durata o che siano prefissati, in modo determinato e inderogabile, i tempi per il compimento delle operazioni di estrapolazione e di analisi dei dati informatici. Il pubblico ministero, infatti, non è in grado di prevederli sin dal momento della richiesta.

 

di Emma Panini

scambieuropei.info, 13 gennaio 2026 È recente la notizia che annuncia lo spostamento di almeno un centinaio di detenuti in regime di massima sicurezza entro febbraio 2026 in diverse carceri della Sardegna. Il provvedimento interessa vari istituti di detenzione, tra i quali Badu e Carros a Nuoro e Uta a Cagliari. Secondo l’informativa del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove, l’intenzione è quella di trasformare i centri di Nuoro, Cagliari e Sassari in istituti interamente dedicati alla detenzione in regime speciale.

 

L’Unione Sarda, 13 gennaio 2026 “Con la consegna del padiglione, dal Ministero delle Infrastrutture a quello della Giustizia, è ufficialmente iniziata l’era del 41 bis nella casa circondariale di Cagliari-Uta”. Lo afferma la presidente dell’associazione Socialismo Diritti Riforme, Maria Grazia Caligaris, sottolineando che “il passaggio tra i due Ministeri, avvenuto con qualche giorno di anticipo rispetto alla data del 15 gennaio, fa ritenere che il Dipartimento intende completare il trasferimento dei detenuti in tempi brevi, indifferente alle proteste e alle richieste di un’intera comunità”.

 

Adnkronos, 13 gennaio 2026 La Polizia di Stato e la Polizia Penitenziaria di Avellino hanno dato esecuzione all’ordinanza applicativa di misura coercitiva della custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Avellino, su richiesta della Procura, nei confronti di 7 persone, ritenute gravemente indiziate di omicidio aggravato. I fatti risalgono alla sera del 22 ottobre 2024: presso la Casa Circondariale “A. Graziano’ di Avellino scoppiò una rivolta culminata con il ferimento di un detenuto, poi trasportato all’ospedale Moscati di Avellino in prognosi riservata.

 

padovaoggi.it, 13 gennaio 2026 Antonio Bincoletto, Garante comunale di Padova dei detenuti: “Il crescente sovraffollamento presente anche nei due Istituti padovani stia portando inevitabilmente allo scadimento delle condizioni di vita interne sia per le persone detenute che per gli operatori”. “In data 9 gennaio, alle ore 15 mi sono recato con un volontario del mio ufficio nella Casa di reclusione per effettuare i numerosi colloqui richiestimi dalle persone detenute nell’Istituto. Sono passato al 3°, 4°, 5° blocco nei relativi piani, dove ho incontrato alcuni reclusi i quali mi hanno esposto le loro problematiche. Costante è stata la segnalazione del freddo che regna all’interno delle sezioni, sempre più accentuato salendo di piano”. Antonio Bincoletto, Garante comunale di Padova per le persone private di libertà, torna a occuparsi delle condizioni dei detenuti del Due Palazzi.

 

di Manuel Colosio

Corriere della Sera, 13 gennaio 2026 Canton Mombello sempre tra i peggiori, Verziano sopra la media nazionale. Resta drammatica la situazione nei due istituti di pena bresciani per i detenuti. Il rapporto di “Ristretti Orizzonti” denuncia anche la difficile la situazione per la Polizia penitenziaria. Un altro anno di sovraffollamento per i detenuti nelle carceri bresciane. Il 2025 si è chiuso come era iniziato, ovvero con le presenze nei due istituti di pena che superano di gran lunga i posti disponibili. La situazione peggiore, come sempre, si registra nella Casa circondariale di Canton Mombello dove allo scorso 31 dicembre erano presenti 386 detenuti a fronte di 182 posti regolamentari, pari ad un tasso di sovraffollamento del 212%, ovvero ben oltre il doppio della capienza.

 

La Nazione, 13 gennaio 2026 Da carcere modello a polveriera. Dopo gli episodi di violenze e i disordini che ci sono verificati verso la fine dell’anno, la struttura penitenziaria di via Roma è finita al centro delle attenzioni grazie soprattutto al forte appello che è venuto dal sindacato di polizia Sappe. Una delegazione del Pd, composta dal senatore Walter Verini, dalla capogruppo in Consiglio Comunale Cristina Croce, dal consigliere comunale Federico Giovannini e dal segretario Paolo Maurizio Talanti, come già riportato ha visitato il carcere, constatando un sovraffollamento al 130% e una carenza di agenti che sfiora il 50% dell’organico necessario. Sul piano locale è intervenuta la capogruppo Croce, che ha sottolineato il duplice livello della questione.

 

askanews.it, 13 gennaio 2026 Si è svolto ieri il convegno “Comunicazione, dignità e lavoro nel carcere: il ruolo dei commercialisti nel percorso di recupero umano, spirituale e sociale”, promosso da Milano Percorsi alla sede di Confcommercio di Milano, ha coinvolto istituzioni, professioni, imprese, terzo settore e mondo dell’informazione, configurandosi come uno dei principali momenti di confronto pubblico del 2026 sul sistema penitenziario italiano. Al centro del dibattito vi è stata la funzione rieducativa della pena, sancita dall’articolo 27 della Costituzione, e la necessità di ripensare il carcere come spazio di recupero umano, sociale e lavorativo, capace di restituire dignità, responsabilità e prospettive future alle persone detenute.

 

di Lucia Bellaspiga

Avvenire, 13 gennaio 2026 Sabato il concerto in carcere diretto da Riccardo Muti con gli strumenti realizzati con i “legni” di Lampedusa: tragedie che, insieme, diventano luce. Il pubblico che affolla il Teatro “Don Luigi Pedrollo” dentro al carcere di Opera in fondo riassume l’umanità di questo evento: detenuti e liberi, ergastolani e autorità, volti sereni o profondamente segnati (anche i più giovani), tutti insieme in platea ad attendere l’ingresso del Maestro Riccardo Muti. Sul palco la sua Orchestra Giovanile Cherubini ha già imbracciato gli “strumenti del mare”, costruiti nella liuteria del carcere con i legni ricavati dalle barche dei migranti giunte a Lampedusa, e per questo variopinti, crepati, sofferti. I musicisti accordano, il pubblico è vociante.

 

di Martina Blasi

indire.it, 13 gennaio 2026 È stato pubblicato pochi giorni fa il volume in formato digitale “La cura educativa in carcere. L’istruzione carceraria tra pena e rieducazione, la nuova pubblicazione dei Quaderni della ricerca del Crrs&S Cpia Lombardia, a cura di Corrado Cosenza. L’opera è un lavoro “corale” che indaga a tutto tondo sul ruolo dell’istruzione carceraria come dispositivo costituzionale di umanizzazione nei contesti difficili della detenzione. Attraverso contributi teorici, analisi normative, riflessioni pedagogiche ed esperienze sul campo, il libro esplora la scuola in carcere come spazio di cura educativa, di riconoscimento della persona e di riapertura del futuro possibile.

dirittodellinformazione.it, 13 gennaio 2026 Il rapporto “Le mafie nell’era digitale” della Fondazione Magna Grecia mette in luce con precisione come la criminalità organizzata abbia trovato nei social, e in particolare su TikTok, un nuovo terreno narrativo. All’interno di questo spazio digitale, la vita delle donne legate a detenuti mafiosi diventa racconto pubblico, performance e costruzione identitaria. Le loro storie fatte di gesti quotidiani, sentimenti e proclami, creano una rappresentazione che mischia realtà e post-verità, restituendo un’immagine epica e distorta del mondo dei clan. I video mostrano spesso scene domestiche o momenti legati alle visite in carcere: cibi preparati secondo le regole dell’amministrazione penitenziaria, valigie pronte e abbracci ai figli.

 

di Chiara Nicoletti

L’Unità, 13 gennaio 2026 Dal 9 gennaio in esclusiva su Sky e in streaming su Now, arriva un attesissimo prequel in sei episodi, prodotto da Sky Studios e da Cattleya, dell’epica saga crime Sky Original tratta dall’omonimo bestseller di Roberto Saviano: “Gomorra - Le Origini”. Perché attesissimo? Perché il fuoco di Gomorra - La serie non si è ancora spento e come in tutte le saghe epiche che si rispettino, una origin story è quasi d’obbligo, se si trova la chiave giusta. In questo caso, come confermano Nils Hartmann per Sky e il produttore storico per Cattleya, Riccardo Tozzi, il passo giusto è stato quello di mettere alla supervisione artistica ed alla regia del progetto colui che è al tempo stesso sia figlio di questa serie che padre: Marco D’Amore.

 

di Giovanni Maria Flick

Avvenire, 13 gennaio 2026 In questo clima caratterizzato da toni fortemente polemici, anche in vista del referendum sulla Giustizia, le parole di Mattarella e Papa Leone XIV sul valore della responsabilità umana e personale. Viviamo in un contesto nel quale è diffuso il desiderio di “cambiare il mondo” di fronte alle sue incongruenze e contraddizioni, anche se dimentichiamo che quel cambiamento dipende da ciascuno di noi per la sua parte. La battaglia delle idee in politica rischia di risolversi in una critica solo distruttiva, in una aspirazione rivoluzionaria, in una conservazione del passato o in un appello alla volontà popolare, nel dibattito politico e nella sua eco sui social, sempre più confusa e polemica. È difficile per il singolo, di fronte alla superficialità di un simile dibattito politico, conservare il senso di umanità nell’affrontare i problemi concreti della convivenza politica e sociale.

 

di Rossella Verga

Corriere della Sera, 13 gennaio 2026 La scarcerazione di Trentini e Burlò in Venezuela non deve farci dimenticare gli altri italiani detenuti all’estero: attualmente oltre duemila secondo i dati del 2024. Lunedì è stato il giorno della grande gioia per la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante della ong francese scarcerato in Venezuela dopo 423 giorni di prigionia. E giorno di grande gioia per Mario Burlò, liberato assieme a lui. Gioia che non deve farci dimenticare gli altri italiani detenuti all’estero: attualmente oltre duemila. Stando ai dati aggiornati al 2024, circa 1650 si trovano in prigioni europee, 244 sono nelle carceri di Paesi extra Ue, 166 nelle Americhe, 23 nei Paesi del Mediterraneo e Medio Oriente, 22 nell’Africa sub-sahariana e 77 in Asia e Oceania. 

 

di Erri De Luca

Avvenire, 13 gennaio 2026 Alberto Trentini trascorre più di un anno in una cella prossima all’Equatore. Niente processo, imputazioni, arrestato perché risulta incomprensibile a certi regimi una persona che dedica il suo tempo all’aiuto di chi ne ha bisogno. Certi regimi sospettano la generosità, sintomo evidente di loro paranoia, segno manifesto di loro tristezza. La generosità giustifica e rallegra. È un presidio sanitario. Niente smuove dall’Italia la sua prigionia, privata di contatti con l’esterno. Poi da qualche parte nel Mare dei Caraibi la Marina Militare degli Stati Uniti spara a casaccio su imbarcazioni sospette di trasporto stupefacenti. Non serve prova né conferma, basta a se stesso il gesto di pirateria. Poi la stessa Marina si dedica al più lucroso sequestro di petroliere nel Mare dei Caraibi.

 

di Alberto Negri

Il Manifesto, 13 gennaio 2026 Gli interventi militari esterni occidentali in Medio oriente sono stati dei fallimenti, dall’Afghanistan, all’Iraq alla Libia. Gli iraniani li hanno osservati da vicino pagando un prezzo. In Iran, scrisse nelle sue memorie sulla rivoluzione khomeinista del 1979 l’ambasciatore britannico Anthony Parson, non abbiamo fallito per mancanza di informazione ma di immaginazione. Ecco forse non bisogna ripetere lo stesso errore adesso che stiamo chiedendoci cosa accadrà e ci sembra di essere impotenti di fronte alle stragi nelle città iraniane. La domanda è se un intervento esterno possa aiutare l’opposizione ad abbattere un regime al potere da oltre 45 anni in un Paese di 90 milioni di abitanti.

 

di Daniele Zaccaria

Il Dubbio, 13 gennaio 2026 La Repubblica islamica dell’Iran che nel 1979 rovescia la brutale monarchia dello Scià nasce da una delle più grandi rivoluzioni popolari del Novecento. Il potere che si consolida rapidamente attorno alla figura dell’ayatollah Ruhollah Khomeini non eredita però solo l’entusiasmo per la caduta di Mohammad Reza Pahlevi ma anche una società plurale, politicizzata, attraversata da forti componenti laiche e aspettative spesso incompatibili con un ordine teocratico. Da allora, la storia dell’Iran è ciclicamente scandita da rivolte, insurrezioni, proteste che a volte hanno scosso le fondamenta del regime senza mai però riuscire a creare un’alternativa politica credibile al potere del clero sciita. Un po’ per la natura frammentata delle opposizioni ma soprattutto per la spietata repressione che ogni volta si è abbattuta sui movimenti di protesta.

 

 

DOCUMENTI

Articolo. "La giustizia digitale e il fondamento umano", di Dante Grassi

Articolo. "Gli ultimi giorni di Bryan, condannato a morte", di Antonio Salvati e Federica Massoli

 

CASSETTA DEGLI ATTREZZI

Statistiche: affollamento, carenza di personale, mancanza di servizi (aggiornamento all'11 gennaio 2026)

Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento all'8 gennaio 2026)

"Sentenze Web", servizio di ricerca libera nell'archivio della Corte di cassazione (aggiornamento a dicembre 2025)

Circolari Dipartimento Amministrazione Penitenziaria in materia trattamentale (aggiornamento a dicembre 2025)

 

APPUNTAMENTI DI RISTRETTI

"La libertà limitata, i diritti no". Corso di formazione gratuito per operatori di segretariato sociale in ambito penitenziario

(Online su ZOOM, dal 22 gennaio al 26 febbraio 2026). Per iscriversi: https://forms.gle/ o9qxAXGjni4uxcgo6

 

APPUNTAMENTI

La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione dal 12 al 18 gennaio 2026

Convention 38° anno Centro Francescano di Ascolto "Speranza: dalle parole ai fatti" (Rovigo, 25 gennaio 2026)

Assemblea Nazionale CNVG Ets: "Il ruolo politico del volontariato nella giustizia" (Online su ZOOM, 20 febbraio 2026, ore 17.00)

Incontro-dibattito. "Porte chiuse, problemi aperti: le carceri nel Lazio" (Online, 3 febbraio 2026, ore 18.30)

Seminario: "Rieducazione nelle carceri a distanza di cinquant'anni dalla legge penitenziaria. Uno sguardo giuridico e sociologico" (Roma, 26 febbraio 2026)

 

CORSI DI FORMAZIONE

Corso formazione: "La scrittura che ripara. Le metafore per raccontare la vita" (Da remoto con un incontro conclusivo a Milano, dal 29 gennaio al 12 marzo 2026)

Corso di formazione iniziale "Mediatore familiare secondo Norma Tecnica Uni 11644 e D. Interministeriale 151/2023" (Bologna, fino all'8 novembre 2026)