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Notiziario quotidiano dal carcere

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Edizione di domenica 1 febbraio 2026

di Ornella Favero*

Ristretti Orizzonti, 1 febbraio 2026 Quando stavo scrivendo l’articolo sulla difficoltà (che a volte è proprio incapacità) di molte Istituzioni di chiedere scusa quando sbagliano, mi è arrivata la notizia tragica di un suicidio “annunciato”, quello di Pietro Marinaro, una persona detenuta nella sezione Alta Sicurezza di Padova che ha scelto di togliersi la vita perché non reggeva al dolore di perdere quel poco che aveva: una detenzione decente interrotta bruscamente per un trasferimento che io definisco “feroce”. Feroce perché nel giro di poche ore è stato detto a persone che da anni, da decenni anzi erano incarcerate a Padova di mettere insieme le proprie cose e prepararsi a partire. L’articolo che avevo scritto resta, ahimè, perfino troppo vero: l’umanità pare non far parte del bagaglio di qualità richieste per essere delle buone Istituzioni.

 

di Samuele Ciambriello*

Ristretti Orizzonti, 1 febbraio 2026 “Due suicidi di persone detenute nel carcere Due Palazzi di Padova nell’arco di 36 ore: il primo in Alta Sicurezza il 28 gennaio, in concomitanza e in conseguenza della chiusura di quella sezione e del trasferimento di tutte le persone ristrettevi da anni (o decenni, come nel caso in oggetto, una persona di 73 anni, ergastolano in detenzione da più di tre decenni); il secondo, la sera del giorno successivo: un giovane di 33 anni detenuto in una sezione chiusa della Media Sicurezza. Due tragici eventi che ci interrogano sulle condizioni in cui versano i nostri istituti penitenziari, anche i migliori, e sul senso e sulle modalità con cui avvengono queste operazioni decise dal DAP, che ridisegnano il sistema lasciando però terra bruciata.

 

La Repubblica, 1 febbraio 2026 L’analisi del Garante dei detenuti del Lazio. Organizzata, assieme a “Nessuno tocchi Caino”, un’assemblea pubblica per il prossimo 6 febbraio. Stefano Anastasia, in quanto Garante dei diritti delle persone detenute nella Regioni Lazio dal 2021, racconta - sul sito di Nessuno Tocchi Caino - di aver toccato con mano cosa vuol dire la parola sovraffollamento, e non solo sulle condizioni di vita dei detenuti. Il sovraffollamento è la vera spada di Damocle che pende sull’intero sistema penitenziario del nostro Paese. Oggi abbiamo circa 64.000 detenuti, lo stesso numero che nel 2013 portò alla condanna dell’Italia nel caso Torreggiani emessa dalla Corte Europea dei Diritti Umani accusando l’Italia per la violazione dell’Articolo 3 della Convenzione Europea che si riferisce ai trattamenti inumani o degradanti, determinati del cronico sovraffollamento carcerario.

 

di Eleonora Martini

Il Manifesto, 1 febbraio 2026 Intervista Parla Denise Amerini, responsabile Dipendenze e carcere della Cgil. Il 6 febbraio, presso il “terzo polo” universitario capitolino, una vasta rete di associazioni cercherà proposte percorribili. A cominciare da amnistia e indulto. “Subito amnistia e indulto”, è l’appello perentorio lanciato ieri anche dall’Associazione nazionale Giuristi democratici dopo gli ultimi due suicidi registrati nel giro di 36 ore nel carcere Due Palazzi di Padova. La storica associazione, nata nel secondo dopoguerra, si unisce al coro di coloro che chiedono di voltare “definitivamente pagina, ricorrendo alla detenzione davvero come extrema ratio”, e accusa: “Le politiche detentive di questo governo producono morte”.

 

di Ginevra Leganza e Nicolò Zambelli

Il Foglio, 1 febbraio 2026 Il Guardasigilli manda una missiva ai presidenti delle Camere perché ricordino agli onorevoli le modalità con le quali si effettuano le visite negli istituti di detenzione. Le opposizioni al Foglio: “Atto grave”. L’ultimo episodio della “Giustizia secondo Delmastro”. “Nordio ci sta dicendo cosa fare e non fare? Servono delle scuse. Le visite nelle carceri sono una prerogativa per i parlamentari”. Dalle parti del Pd la lettera che il ministro della Giustizia ha inviato circa dieci giorni fa ai presidenti delle Camere, in cui invitava a “sensibilizzare” gli onorevoli su come fare le visite nelle carceri, è sembrata tutt’altro che un invito. Piuttosto, un avvertimento: “È molto grave”, dice al Foglio Filippo Sensi, senatore dem.

 

di Martina Caroleo

Focus, 1 febbraio 2026 Dai report regionali sulla salute in ambito penitenziario, limitatamente alle Regioni dotate di un proprio Sistema informativo, risulta che circa il 10-15% della popolazione detenuta in Italia è affetta da un disturbo mentale grave. In termini assoluti, si tratta di circa 6.000-9.000 persone su un totale di circa 60.000 detenuti. L’approccio attuale alla detenzione nei confronti delle persone con disturbi psichiatrici richiede l’attuazione di soluzioni più umane ed efficaci. Il Servizio Sociale può rivestire un ruolo importante nella promozione di alternative che garantiscano interventi mirati e personalizzati, in grado di ridurre la recidiva e la cronicità, lavorando al contempo per un reinserimento sociale solido, che consenta di costruire una prospettiva oltre la pena.

 

L’Osservatore Romano, 1 febbraio 2026 La speranza è stata la parola che, per un anno intero, è risuonata con forza in tutto il mondo. Non una parola consolatoria, ma una parola impegnativa perché ancorata alla certezza che “la speranza non delude”, come Papa Francesco ha voluto evidenziare all’inizio della Bolla di indizione del Giubileo. Con questa forza è entrata anche nelle carceri dove la speranza, quella umana, si affievolisce e si smarrisce facilmente di fronte a tante difficoltà e a tante delusioni.

 

di Maria Teresa Caccavale*

certastampa.it, 1 febbraio 2026 Con questa lettera l’Associazione Happy Bridge Odv che da anni si occupa della tutela dei diritti umani e sociali, ed in particolare della tutela dei diritti delle persone detenute, si unisce all’appello civile e costituzionale, già rivolto da alcuni Garanti Regionali e Comunali, al Presidente della Repubblica affinché richiami l’attenzione degli Organi di Governo sul continuo grave deterioramento delle condizioni carcerarie e sul mancato rispetto dell’articolo 27 della Costituzione. L’appello si colloca nel quadro di una crisi sociale e morale più ampia, segnata da disuguaglianze e perdita di centralità della persona. La prospettiva è quella della tutela dei diritti fondamentali e della sicurezza collettiva, fondata su dignità, istruzione, lavoro e reinserimento sociale.

 

di Beppe Severgnini

Corriere della Sera, 1 febbraio 2026 A sette settimane al referendum sulla giustizia in molti hanno già perso la pazienza. Come al solito, una scelta democratica si sta trasformando in una guerra di religione. Mancano sette settimane al referendum sulla giustizia, e molti di noi hanno già perso la pazienza. Come al solito, una scelta democratica si sta trasformando in una guerra di religione. Tutto questo è estremamente irritante. E destinato a peggiorare: non c’è Olimpiade o Sanremo che tenga. Quello che farò il 22 marzo, quindi, sarà scegliere chi mi irrita di meno. Non è una novità: da mezzo secolo voto per il meno peggio, lo farò anche stavolta.

 

di Valentina Stella

Il Dubbio, 1 febbraio 2026 Nordio a Milano: “Se vince il sì dialogo con la magistratura”. Chi pensava che la celebrazione dell’anno giudiziario nei vari Distretti filasse liscia si è sbagliato. Anche se quest’anno le toghe non hanno attaccato al petto la spilla tricolore, né agitato la Costituzione in mano e voltato le spalle ai rappresentanti del Governo come lo scorso anno, non sono mancate affatto le scintille. Soprattutto in Corte di Appello a Roma, dove il capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia, Giusy Bartolozzi, abbandonando per qualche minuto il copione del suo intervento ha attaccato il presidente del Corte Giuseppe Meliadò.

 

di Mario Di Vito

Il Manifesto, 1 febbraio 2026 A Milano la pg Narni davanti a Nordio: “Ci sono intenti punitivi”. Da Napoli Mantovano promette: “Se vince il Sì nessuna apocalisse”. Polemiche anche a Roma. Genova, il pg Zucca: “Nelle piazze la polizia non vada a caccia”. È sul filo della tensione che ieri, nei ventisei distretti delle corti d’appello italiane, si è aperto l’anno giudiziario. Tutti (o quasi) i procuratori generali hanno parlato della riforma costituzionale che a marzo sarà sottoposta a referendum: chi con toni netti, chi in maniera più velata, chi en passant, tra una cosa e l’altra. E, dagli esponenti del governo, non sono mancate le risposte. Anche qui: qualche volta dura, qualche altra meno. Ma il clima è quello: si sta giocando una partita sul futuro della giurisdizione ed è impossibile che nei tribunali non se ne parli.

di Federica Pozzi

Il Messaggero, 1 febbraio 2026 Da nord a sud le relazioni delle Corti d’appello di tutta Italia hanno presentato, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, dati allarmanti riguardo all’aumento di reati commessi da minori. Con la conseguenza di una crescita esponenziale degli under 18 detenuti che, solo a Roma, ha affermato il procuratore generale della Corte d’appello capitolina Giuseppe Amato, “è aumentata del 50% in meno di tre anni”. Nel solo distretto di Roma aumenta il fenomeno dei baby pusher, con 55 minori arrestati, di cui 29 stranieri; in crescita anche i delitti di furto, rapina ed estorsione, passati da 660 dell’annualità precedente a 1152. Un aumento di circa il 20% si registra anche per i reati di natura sessuale che passano da 140 dell’annualità precedente a 170 di quella attuale.

 

di Rosario Di Raimondo

La Repubblica, 1 febbraio 2026 Da Milano a Palermo aumentano i reati degli under 18. Il pg di Roma: “Molti i baby pusher”. E il decreto Caivano affolla le carceri. Il coltello in tasca per sentirsi più forti, anche a scuola. Le “palline” di coca da vendere in piazza. Le rapine in strada senza nemmeno la paura di correre rischi. Le violenze sessuali. Le botte in casa a mamma e papà, fenomeno in “inquietante aumento”. Le leggi puniscono ma non basta. Le carceri scoppiano, le comunità non ci sono e certi destini sembrano segnati come strade senza uscita. È un viaggio nella sofferenza e nel disagio di una generazione quello tratteggiato dalle relazioni dei procuratori di tutta Italia. In centinaia di pagine, le vite perdute di ragazzi di quindici, sedici, diciassette anni.

 

di Paola Rossi

Il Sole 24 Ore, 1 febbraio 2026 La nomina e l’elezione di domicilio presso l’avvocato di fiducia che svolga il mandato presenziando a tutte le udienze non fa venir meno la presunzione - che però non è assoluta o insormontabile - di volontaria assenza dal processo. No alla rescissione del giudicato per chi dichiarato assente non dimostra di non aver colpa per la mancata conoscenza del processo e dell’emissione della sentenza non più impugnabile, nonostante il condannato abbia nominato difensore ed eletto domicilio presso di lui. La prova di essere restato assente incolpevolemente diviene più complessa in caso di difesa fiduciaria e senza che sia stata fatta rilevare in giudizio da parte dell’avvocato nominato la perdurante mancanza di contatti con l’imputato e il difensore abbia persino impugnato la decisione di primo grado.

 

di Michele Fullin

Il Gazzettino, 1 febbraio 2026 L’allarme della presidente della Corte d’appello di Venezia, Rita Rigoni: “Suicidi, tentativi e episodi di autolesionismo sintomi di profondo malessere”. Ostellari: “In Italia previsti quasi 5mila nuovi posti”. La riforma della magistratura, il dramma dei suicidi nelle carceri e i tempi sempre più lunghi per istruire i processi “di prossimità” come quelli del giudice di pace. Al di là della situazione difficile del distretto di Venezia sotto il profilo delle scoperture di personale e del grande sforzo portato avanti per ridurre gli arretrati, ieri all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 è tornata la polemica sulla riforma Nordio che sarà oggetto di referendum del 22-23 marzo.

 

di Silvia Quaranta

Il Mattino di Padova, 1 febbraio 2026 “Mio figlio non si è ucciso impiccandosi, è stato ammazzato. Ora voglio giustizia”. L’ipotesi del suicidio per depressione non regge secondo Fiorenza Ponton, madre di Matteo Ghirardello, il detenuto vicentino di 33 anni trovato morto venerdì mattina al carcere Due Palazzi di Padova. La seconda tragedia in tre giorni. Si è immediatamente parlato di un gesto volontario, ma per i familiari c’è stata, quanto meno, una forte istigazione. L’accusa è pesantissima: “Sono più che convinta dice la madre che mio figlio non si sia ucciso impiccandosi, è stato ammazzato oppure è stato istigato al suicidio”.

 

di Claudia Milani Vicenzi

Giornale di Vicenza, 1 febbraio 2026 La madre del 34enne detenuto non crede che il figlio si sia tolto la vita in carcere. “Se mi uccidono ecco le mie disposizioni”. Queste le parole nella lettera scritta alla mamma, il 16 gennaio. Una lettera che lei ha ricevuto il 28, il giorno prima della sua morte. Giovedì sera il 34enne vicentino è stato trovato senza vita nella sua cella. E adesso lei chiede giustizia. “Sono più che convinta che mio figlio non si sia ucciso impiccandosi: è stato ammazzato oppure è stato istigato al suicidio. La mattina del giorno in cui è morto mi ha chiamato ed era sereno anche perché doveva essere trasferito in un altro carcere. Dieci giorni prima mi aveva scritto per lasciare le ultime disposizioni”.

 

di Alice Ferro

Il Mattino di Padova, 1 febbraio 2026 A parlare è Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti. “Sarebbe meglio fare un indulto e mandare fuori persone che hanno un fine pena vicino, non cambierebbe nulla per sicurezza del Paese”, afferma Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti, commentando la drammatica situazione del carcere di Padova. “Un atto di clemenza è l’unica cosa che ora come ora darebbe sollievo”, aggiunge, sottolineando come l’emergenza non riguardi solo singoli casi, ma l’intero sistema penitenziario. Secondo Favero, la sovrappopolazione e la gestione di persone fragili rendono invivibile la detenzione: “C’è un sovraffollamento tale che succede di tutto. C’è molto disagio. Le persone non possono essere seguite bene e inoltre ci sono sempre più detenuti problematici, con problemi di dipendenze varie, più fragili, con alle spalle storie disastrate”.

 

di Rocco Currado

Il Mattino di Padova, 1 febbraio 2026 Antonio ha 58 anni, è stato al Due Palazzi dopo altre due strutture. “I fatti di questi giorni testimoniano il carattere punitivo delle scelte”. Antonio (nome di fantasia) ha 58 anni e ha chiuso da un po’ di tempo con il carcere. “C’è chi crede che non finirà mai dietro le sbarre, in realtà è più facile di quanto si pensi”, riflette, “io ci sono finito a causa di scelte sbagliate, legate alla fretta di risolvere i miei problemi usando scorciatoie e il fai-da-te: prima o poi si paga”.

 

di Davide D’Attino

Corriere del Veneto, 1 febbraio 2026 Due Palazzi, i dati del garante. Bincoletto: “I trasferimenti creano solo terra bruciata”. Malgrado sia cominciato soltanto da 31 giorni, il 2026 è già quello che conta il maggior numeri di suicidi, tra i detenuti del carcere Due Palazzi, degli ultimi 11 anni. Dopo il 2014, quando si erano tolti la vita tre reclusi, dal 2015 al 2025 i casi sono stati non più di uno all’anno. Anzi, per la precisione, uno rispettivamente nel 2015, 2016, 2019, 2020, 2022 e 2024. E zero negli altri quattro. Nel 2025, peraltro, nella struttura penitenziaria padovana, con 643 ristretti complessivi, non si è proprio verificato alcun decesso (nemmeno naturale, per intenderci), nonostante 57 episodi di autolesionismo e sette tentati suicidi.

 

di Alessandra Ciciotti

marsicalive.it, 1 febbraio 2026 La morte di Veli Selmanaj, 58 anni, detenuto nel carcere di Padova e condannato all’ergastolo per il duplice omicidio della moglie e della figlia, avvenuto nel 2013 a Pescina, continua a sollevare interrogativi a cui, per ora, non seguono risposte ufficiali. Il decesso è avvenuto all’interno della casa circondariale Due Palazzi, ma sulle cause resta il massimo riserbo da parte dell’amministrazione penitenziaria. Selmanaj, protagonista di uno dei casi di cronaca nera più drammatici che abbiano colpito la Marsica, è morto in cella in circostanze non rese note. Nessuna comunicazione formale è stata diffusa sulle condizioni di salute del detenuto o sugli eventi che hanno preceduto il decesso. Anche i legali si muovono con cautela, in attesa di elementi oggettivi che possano chiarire quanto accaduto negli ultimi giorni di vita dell’uomo.

di Gianfranco Bettin

Il Mattino di Padova, 1 febbraio 2026 Cos’è meglio che sia, il carcere, un luogo di mera disperazione, e un costo pesante, umano ed economi co, oppure un luogo che rigenera la vita, un investimento che recupera e restituisce alla società, appunto, risorse umane ed economiche? Sulla carta la Carta fondamentale, la Costituzione è tutto chiaro, all’articolo 27. Il carcere va gestito con umanità, rispettando diritti che a nessuno devono essere negati, con il metodo della rieducazione e la finalità del reinserimento. Basta un po’ di intelligenza per capire che, per una società, è questa la scelta più conveniente e razionale, oltre che più umana: far sì che, nella temporanea detenzione, si prepari un futuro diverso. Una funzione che vale doppio, dunque, se la si esercita secondo il dettato costituzionale. Una funzione che però, in realtà, raramente è garantita.

 

di Luca Serranò

La Repubblica, 1 febbraio 2026 L’allarme della presidente reggente di Firenze, Isabella Mariani, nella relazione diffusa durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. “Ove non si provvedesse in tempi rapidi al rifacimento del manto esterno per impedire le ormai copiose infiltrazioni di acqua e il totale integrale eradicamento degli insetti, non resterebbe che la definitiva chiusura dell’istituto e il trasferimento degli oltre 500 detenuti in altre strutture ove garantire il rispetto degli standard minimi di vivibilità”. È un allarme senza precedenti quello lanciato sul carcere di Sollicciano dalla presidente reggente della Corte d’Appello di Firenze, Isabella Mariani, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Nel carcere fiorentino, si ricorda nella relazione, continuano a susseguirsi suicidi (solo pochi giorni fa si era tolto la vita un cittadino marocchino) ...

 

di Francesca Morandi

La Provincia di Cremona, 1 febbraio 2026 Crotti (Camera penale): “Tutto come prima, non c’è luce in fondo al tunnel”. Sovraffollamento, suicidi, atti di autolesionismo. E “ricorrenti invasioni di scarafaggi”. Nel carcere di Cremona, “le condizioni di vita dei detenuti sono invivibili e disumane”. La denuncia è potente. Arriva da Maria Luisa Crotti, avvocato di Crema, presidente della Camera penale della Lombardia orientale. Da tre anni interviene alla cerimonia “e purtroppo, sono costretta a ripartire ancora dalle carceri con la tragica consapevolezza che gli anni sono passati, ma le cose sono solo peggiorate”.

 

di Sandro Marotta

La Stampa, 1 febbraio 2026 Il direttore della Casa circondariale di Cerialdo solleva il problema della mancanza di risorse finanziarie per far lavorare i detenuti. “Nel carcere di Cuneo su 350 detenuti della media sicurezza, 170-180 hanno meno di 10 euro sul conto. C’è una grave situazione di povertà, servirebbero più risorse per garantire lavoro a tutti”. È il quadro tracciato da Domenico Minervini, direttore della Casa circondariale di Cerialdo. Dell’istituto cuneese in questi giorni si è parlato parecchio per via di alcune segnalazioni che evidenziavano come nel padiglione “Gesso” mancasse acqua calda in alcune ore del giorno. L’aggiornamento: “L’emergenza è superata, sono ormai tre pomeriggi che va tutto bene con il nuovo scambiatore - spiega Minervini.

 

tvprato.it, 1 febbraio 2026 591 detenuti presenti a fronte di 542 posti disponibili. Sono i numeri del carcere della Dogaia, aggiornati al 21 gennaio scorso. Al problema del sovraffollamento nella casa circondariale pratese si aggiungono quello delle celle troppo strette per ospitare 3 detenuti, come avviene in molte sezioni. Lo ha scoperto la scorsa estate la Camera Penale di Prato che con una perizia di parte ha sconfessato le misurazioni ufficiali fornite dalla direzione del carcere della Dogaia e appurato che non era garantito lo spazio minimo vitale di 3 metri quadri a detenuto. Ne è scaturita un’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che ha riconosciuto i rimedi risarcitori previsti in casi come questi: riduzione della pena con liberazione anticipata di 1 giorno ogni 10 giorni scontati in condizioni degradanti oppure, nei casi di detenzione già conclusa, risarcimento di 8 euro per ogni giorno di inumano trattamento in carcere.

 

di Giuliano Santoro

Il Manifesto, 1 febbraio 2026 Nei momenti in cui il conflitto si fa più intenso spesso accade che le parole cambino di segno e che possano essere strappate alla controparte che magari se ne era appropriata in forma indebita. In mezzo al fumo dei lacrimogeni e le fiamme dello scontro, ci si vede poco. Vedono male, e invocando misure pericolose, quelli della maggioranza ma si lanciano nel buio anche alcuni dei manifestanti. Eppure, non bisogna farsi trarre in inganno dalla inquadratura stretta. Occorre leggere il contesto. E quel contesto è illuminato da una luce che riguarda la libertà. Nei momenti in cui il conflitto si fa più intenso spesso accade che le parole cambino di segno e che possano essere strappate alla controparte che magari se ne era appropriata in forma indebita.

 

di Giansandro Merli

Il Manifesto, 1 febbraio 2026 L’avvocato Claudio Novaro racconta il clima di tensione degli ultimi mesi. “Il paradosso è che abbiamo fatto una richiesta di accesso agli atti a comune, prefettura e questura, ma a oggi non sappiamo a quale titolo è stato sgomberato Askatasuna”. L’avvocato Claudio Novaro, che difende diversi militanti del centro sociale e decine di attivisti dei movimenti sociali, fa il punto su ciò che è successo a Torino nei mesi precedenti alla manifestazione di ieri.

 

di Franco Giubilei

La Stampa, 1 febbraio 2026 Il politologo: “Dal ministro Piantedosi una gestione sconsiderata. Per sgomberare pochi occupanti si è scelto lo scontro”. Dopo lo sgombero del centro sociale Akatasuna che ha fatto saltare il patto di collaborazione che era stato sottoscritto con la Città di Torino, il precedente sgombero del Leoncavallo di Milano e l’annunciato sgombero dello SkinLab di Roma, i centri sociali italiani hanno organizzato per oggi 31 gennaio 2026 una manifestazione nazionale a Torino. Il caso viene visto da opposti punti di vista. “Questa situazione che viene considerata allarmante è il prodotto della gestione sconsiderata dell’ordine pubblico da parte del ministero dell’Interno e delle autorità locali preposte”.

 

di Mauro Magatti

Avvenire, 1 febbraio 2026 A Davos il primo ministro canadese Mark Carney ha certificato la fine dell’ordine liberale. Ma tra “fine della storia” e scontro di civiltà esiste un’altra narrazione: la convivenza possibile. L’intervento del primo ministro canadese Mark Carney a Davos ha avuto un’ampia risonanza. Non tanto per la novità delle tesi espresse, quanto perché ha dato voce a una percezione diffusa benché spesso rimossa: l’ordine liberale globale è finito. E con lui l’illusione che la combinazione tra mercato globale, democrazia liberale e progresso tecnologico sarebbe coincisa con la “fine della storia”. Oggi quella narrazione non ha più presa. Anche perché a riempire le cronache dei nostri giorni è il ritorno della forza come criterio regolativo delle relazioni internazionali e sociali in un quadro altamente frammentato.

 

di Pasquale Ferrara

Avvenire, 1 febbraio 2026 La cattura di Maduro ha riaperto il nodo dei “regime change” imposti dall’esterno: il consequenzialismo seduce nel breve periodo, ma mina regole, istituzioni e futuro. Dopo della spettacolare operazione militare degli Stati Uniti che ha portato alla cattura (illegale) di Maduro in Venezuela, si è riacceso il dibattito sui cambiamenti di regime indotti dall’esterno e con la forza. Chi argomenta a favore adotta l’etica delle conseguenze, che giustifica o deplora un’azione a partire dagli effetti che essa produce, indipendentemente dalle intenzioni o dai mezzi utilizzati. L’argomentazione di fondo è che, tutto sommato, il mondo starebbe ora meglio senza Maduro, come nel passato si disse di Saddam Hussein e di Muammar Gheddafi.

 

DOCUMENTI

Articolo. "Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate", di Michele Andreano

Recensione al libro: "Se fioriscono le spine", di Glauco Giostra (a cura di Rita Sanlorenzo)

Coordinamento transfemminista contro il carcere: "Appello per la dignità e i diritti delle donne delle sezioni femminili del carcere Lorusso e Cutugno di Torino"

 

CASSETTA DEGLI ATTREZZI

Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 30 gennaio 2026)

Statistiche: affollamento, carenza di personale, mancanza di servizi (aggiornamento al 21 gennaio 2026)

Circolari Dipartimento Amministrazione Penitenziaria in materia trattamentale (aggiornamento al 13 gennaio 2026)

 

APPUNTAMENTI DI RISTRETTI

"La libertà limitata, i diritti no". Corso di formazione gratuito per operatori di segretariato sociale in ambito penitenziario

(Online su ZOOM, dal 22 gennaio al 26 febbraio 2026). Per iscriversi: https://forms.gle/ o9qxAXGjni4uxcgo6

 

APPUNTAMENTI

La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione dal 2 all'8 febbraio 2026

"Oltre gli stereotipi. Parlare di persone Lgbtq+ in carcere". Laboratorio gratuito organizzato dal centro di giornalismo permanente (Roma, 1 febbraio 2026)

Teatro-carcere. Compagnia Puntozero Beccaria: "Alice Augmented" (Milano, presso l'IPM Cesare Beccaria, dall'1 al 22 febbraio 2026)

Incontro-dibattito Camera Penale di Roma. "Parole in gabbia. Il linguaggio in carcere, dal carcere, sul carcere" (Roma, 2 febbraio 2026)

Incontro-dibattito. "Porte chiuse, problemi aperti: le carceri nel Lazio" (Online, 3 febbraio 2026, ore 18.30)

"Parole e musica per La Gabbianella. Adozioni, affidi, minori in carcere: 25 anni di impegno a favore dei bambini e delle bambine" (Venezia, 5 febbraio 2026)

Assemblea aperta: Chiediamo diritti, clemenza e umanità nelle carceri italiane" (Roma, 6 febbraio 2026)

Convegno. "Oltre la legge: dalla pena alla responsabilità, l'orizzonte della giustizia riparativa" (Lecce, 7 febbraio 2026)

Workshop internazionale. "Generare, negare e uccidere: dati e riflessioni cliniche alle origini del figlicidio" (Milano, 12 febbraio 2026)

Presentazione libro "Oltre il reato la persona. Testimonianze dentro e fuori il carcere", a cura di Suor Emma Zordan (Roma, 13 febbraio 2026)

Assemblea Nazionale CNVG Ets: "Il ruolo politico del volontariato nella giustizia" (Online su ZOOM, 20 febbraio 2026, ore 17.00)

Seminario: "Rieducazione nelle carceri a distanza di cinquant'anni dalla legge penitenziaria. Uno sguardo giuridico e sociologico" (Roma, 26 febbraio 2026)

"Cosa vuol dire fare giustizia. Corso di In-Formazione al volontariato penitenziario" (Busto Arsizio, fino al 28 febbraio 2026)

"Un altro cielo. Tre conferenze criminologiche con letture sui temi del delitto, del castigo e delle rispettive, drammatiche e, talvolta, irreversibili conseguenze" (Brescia, dal 5 al 19 marzo 2026)

Seminario. "Lo psicologo nelle carceri". Lectio Magistralis con la dott.ssa Tiziana Valentini (Milano, 24 marzo 2026)

 

CORSI DI FORMAZIONE

Università di Napoli Federico II. "Sanità e Medicina Penitenziaria: Avvio del II° Corso di Perfezionamento A.A. 2025-2026 (Iscrizioni fino al 19 febbraio 2026)

Corso formazione: "La scrittura che ripara. Le metafore per raccontare la vita" (Da remoto con un incontro conclusivo a Milano, dal 29 gennaio al 12 marzo 2026)

Corso di formazione iniziale "Mediatore familiare secondo Norma Tecnica Uni 11644 e D. Interministeriale 151/2023" (Bologna, fino all'8 novembre 2026)

 

CONCORSI E PREMI

Concorso "DIMMI 2026 - Diari Multimediali Migranti" (Il termine per l’invio delle storie è il 31 marzo 2026)