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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di martedì 17 febbraio 2026
di Francesco Viviani
triesteallnews.it, 17 febbraio 2026 “Un incremento sostanziale del monte ore per gli esperti psicologi e criminologi già ingaggiati, una programmazione finanziaria che ne garantisca la presenza per l’intero arco dell’anno e il rafforzamento complessivo dell’area trattamentale”. È quanto chiede al governo il Coordinamento nazionale dirigenti penitenziari di diritto pubblico dopo l’ottavo suicidio in carcere dall’inizio dell’anno, una detenuta dell’istituto di Venezia - Giudecca. Il coordinatore nazionale, Enrico Sbriglia, ha espresso “rammarico” e “vicinanza” alla famiglia della donna, oltre che alla Direzione dell’istituto, allo staff e alla Polizia Penitenziaria.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 17 febbraio 2026 La presidente Todde in piazza a Cagliari il 28 febbraio. In Consiglio regionale una proposta di legge per fermare il progetto governativo di Delmastro. Dal campo largo a FI: (quasi) tutti contro “l’insularità come strumento di separazione”. Sono passati più di 30 anni da quando, come misura emergenziale, una riforma dell’ordinamento penitenziario introduceva il regime carcerario speciale conosciuto come “41 bis”, da somministrare ai boss mafiosi che tenevano in pugno il Paese. Detenuti - recita la norma - da collocare “preferibilmente in aree insulari”. Erano i tempi dell’Asinara e di Pianosa, isole minori e inaccessibili dove oggi, fortunatamente, dismesse le carceri di massima sicurezza, si va solo per turismo. Ma la legge resta. E a farne le spese è rimasta, in particolare, la Sardegna. Che ora si mobilita “contro la nuova servitù carceraria” voluta dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove.
di Serena Sileoni
La Stampa, 17 febbraio 2026 La campagna del referendum costituzionale è passata dal piano inclinato alla caduta libera. Da slogan e messaggi di cattivo gusto si è passati alle parole di Gratteri e Nordio, inopportune non solo e non tanto per quel che esprimono ma soprattutto per chi le ha pronunciate: magistrato l’uno, Guardasigilli l’altro. È solo l’ultimo atto di una conflittualità tra giustizia e politica che nel nostro paese, come è noto, ha radici profonde e dinamiche bizzarre. Certo non si può pretendere che in campagna elettorale si parli solo del contenuto e degli effetti della riforma sul piano tecnico. È nella natura delle consultazioni elettorali esprimere un voto che, in ogni caso, ha un che di politico.
di Tommaso Nannicini
La Stampa, 17 febbraio 2026 Le parole del ministro Nordio sul Csm come “sistema paramafioso” e quelle del pm Gratteri su “indagati e massoneria deviata” che votano per il Sì sono il segno di un dibattito pubblico che scivola dall’argomento all’insulto: toni dai quali dovrebbe tenersi alla larga chiunque abbia a cuore le nostre istituzioni. Ma, sul piano politico, le parole del ministro rischiano di essere più controproducenti di quelle del pm. Perché chi ha la responsabilità di portare avanti un cambiamento deve farlo con più misura di chi si limita a dire sempre no. Onori e oneri. Come ci insegna la storia repubblicana. C’è un filo rosso che unisce le grandi battaglie referendarie. Un filo che non riguarda le singole leggi - divorzio, aborto, scala mobile - ma una questione più profonda: chi ha il diritto di esercitare, di fatto, un potere di veto su leggi approvate dal Parlamento, pretendendo di rappresentare l’interesse generale. E soprattutto, come si fa a ridimensionare quel veto senza trasformare la politica in una guerra di religione.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 17 febbraio 2026 La campagna verso il voto sulla riforma prosegue senza esclusione di colpi. Nordio scrive alle toghe per conoscere i nomi dei sostenitori del Comitato “Giusto dire No”. Ma le toghe ribattono: i cittadini sono protetti dalla riservatezza. Senza esclusione di colpi. Ormai la campagna referendaria fra i sostenitori del Sì e quelli del No alla riforma costituzionale dell’ordinamento giurisdizionale registra ogni giorno un grado o due di temperatura più elevato. Dopo l’affondo domenicale del Guardasigilli Carlo Nordio, che ha definito “paramafioso” il meccanismo di funzionamento dell’attuale Csm, la settimana si apre con un rovente botta e risposta fra il ministero della Giustizia e l’Associazione nazionale magistrati, a cui viene chiesto di rendere note le fonti di finanziamento del Comitato “Giusto dire No” costituito a fine estate in vista del referendum.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 17 febbraio 2026 La difesa di Pinelli (eletto dal centrodestra). A poco più d’un mese dal voto, la sempre più aspra campagna referendaria è piombata dentro il Consiglio superiore della magistratura. A conferma che la vera posta in gioco non è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, bensì proprio l’organo di governo autonomo delle toghe. Che con la riforma costituzionale verrà sdoppiato, composto da consiglieri togati sorteggiati anziché eletti e privato dell’attività disciplinare. Con conseguente depotenziamento di un’istituzione messa a salvaguardia di autonomia e indipendenza dell’ordine giudiziario, di cui è presidente (nonché garante del corretto funzionamento) il capo dello Stato. Anche per questo, polemiche troppo accese innescate da esponenti di altre istituzioni rischiano cortocircuiti istituzionali che suscitano preoccupazioni all’interno dello stesso Csm.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 17 febbraio 2026 Referendum, il dibattito organizzato dai giovani avvocati con Sensi (Pd) e Zanettin (Forza Italia). Evitare l’imbarbarimento del dibattito e i “discorsi da bar” sulla riforma della giustizia. O almeno tentare di scongiurare che la campagna referendaria continui a scadere, perdendo totalmente di vista il merito delle questioni, che sono il pieno compimento del principio del giusto processo e della piena terzietà del giudice. È il senso dell’iniziativa “Giovani, giustizia e referendum”, che si è tenuta oggi all’Istituto Santa Maria in Aquiro presso il Senato della Repubblica, promossa dall’Aiga, alla quale hanno partecipato giovani avvocati ed esponenti del mondo della politica.
di Gian Guido Vecchi
Corriere della Sera, 17 febbraio 2026 L’ultima nota della Cei, la settimana scorsa, era presentata come una risposta firmata da Vincenzo Corrado, direttore dell’ufficio comunicazioni, alle “richieste di chiarimento” intorno alla posizione dei vescovi sul referendum: “La Conferenza episcopale italiana non è entrata nel merito della questione con indicazioni di voto”. Sono tre settimane che la Chiesa italiana lo ripete, da quando cioè il cardinale Matteo Zuppi ha parlato del referendum sulla giustizia sulla giustizia all’inizio del consiglio permanente, il 26 gennaio. Le parole del presidente sono state variamente interpretate, con relativo fastidio dei vescovi.
di Roberto Maggioni
Il Manifesto, 17 febbraio 2026 Cambia da omicidio stradale a omicidio stradale per “eccesso colposo nell’adempimento del dovere” l’imputazione per il carabiniere alla guida della macchina che, la notte del 24 novembre 2024, inseguì lo scooter guidato da Fares Bouzidi con a bordo Ramy Elgaml, il giovane del quartiere Corvetto di Milano che morì nello schianto al termine dell’inseguimento. È quanto emerge da una nuova chiusura delle indagini sul caso. Con questa nuova riformulazione dell’imputazione al carabiniere viene riconosciuto che stava “adempiendo” a un dovere, ma avrebbe ecceduto nell’inseguimento. Nel nuovo capo di imputazione compaiono tre nuove circostanze giudicate positive per i legali di Fares Bouzidi, Debora Piazza e Marco Romagnoli.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 17 febbraio 2026 Interpretazione garantista di una delle norme chiave della legge Nordio. Alla difesa deve potere essere sottoposto tutto il materiale investigativo. Servono due interrogatori preliminari se il pubblico ministero, dopo lo svolgimento del primo, compie un altro atto d’indagine. Lo chiarisce la Cassazione, sentenza 6185 della Sesta sezione penale depositata ieri, interpretando una delle misure chiave della legge Nordio, la necessità di un interrogatorio preventivo prima dell’applicazione della misura cautelare, nel caso in questione l’interdizione dai pubblici uffici in un’indagine per corruzione.
TERRITORIO
di Raffaella Ianuale
Il Gazzettino, 17 febbraio 2026 Le volontarie: “Servono psicologi e psichiatri”. Fine pena a rischio: “Temono di non essere accettate”. Ha lasciato un biglietto prima di congedarsi dalla sua giovane vita. Un addio che toglie ogni dubbio sul perché abbia deciso a 32 anni di impiccarsi nel bagno della cella del carcere femminile della Giudecca. Quindi si archivia un altro suicidio, l’ennesimo, di un detenuto. La giovane donna non ha retto, malgrado non avesse commesso reati irreparabili che le impedissero di ripartire. Pagava per guai legati al mondo della droga e stava finendo di espiare la sua pena. Al di fuori, nel Trevigiano, aveva una mamma che non l’aveva rinnegata, come a volte accade a chi ha avuto problemi con il carcere, anzi la seguiva. Una morte che ha scosso le detenute e ora l’attenzione è massima perché in un momento di dolore forte c’è sempre qualche rischio.
di Giulia Ribaudo
Il Domani, 17 febbraio 2026 La lettera della presidente di “Closer”, Associazione culturale che promuove attività all’interno della Casa di reclusione femminile di Venezia. Domenica mattina, dopo aver saputo che Consuelo si era tolta la vita, ho sentito che dovevo entrare e raggiungervi per dirvi che non siete sole, ma mentre attraversavo corridoi e stanze capivo che ciò che portavo era solo una parte di quello che avrei voluto consegnarvi, e questo testo nasce proprio da quella eccedenza, dalle frasi rimaste sospese, dai pensieri che non hanno trovato spazio tra una porta e l’altra e che ora provo a rimettere in circolo, come se potessi ancora parlarvi guardandovi negli occhi, nello stesso luogo in cui vi ho incontrate.
di Manuela Mezzacasa
Ristretti Orizzonti, 17 febbraio 2026 Ma come fanno? Ogni volta che penso a loro, ai “ragazzi” dell’alta sicurezza, mi si presenta una domanda: “Ma come fanno?”, se noi che stiamo “fuori” ci lasciamo prendere dallo sconforto per gli inconvenienti e le frustrazioni quotidiane? Beh, in questi tre anni da quando ho incominciato a entrare nella reclusione di Padova, qualche risposta l’ho avuta. La biblioteca dei Due Palazzi di Padova è un luogo speciale, un corridoio stretto e lungo, zeppo di libri e, a volte, di persone, dove in poco tempo si scambiano libri, consigli, pareri su letture comuni e scrittori più o meno amati, ricordi, racconti: persone che cercano, arrampicandosi con la scaletta o inginocchiandosi per terra, chiedendo a voce alta conferme ai bibliotecari o ai volontari di turno.
di Currò Dossi
Corriere del Trentino, 17 febbraio 2026 L’avvocato Nettis: “Doveva essere sorvegliata”. La famiglia si è opposta alla richiesta di archiviazione. Non avrebbe dovuto avere i lacci e avrebbe dovuto essere sottoposta a una “attenta osservazione continuativa”, come prescritto dal medico della struttura carceraria. Sono i due punti sui quali insiste l’avvocato Nicola Nettis che, insieme alla collega Rosa Ugolini, del foro di Bologna, assiste la madre e lo zio della detenuta altoatesina di 37 anni, trovata in fin di vita nel vano docce della sezione femminile del carcere di Spini di Gardolo il 2 dicembre 2023, con un laccio per le scarpe intorno al collo, e morta tre giorni dopo all’ospedale Santa Chiara di Trento.
di Andrea Aufieri
Gazzetta del Mezzogiorno, 17 febbraio 2026 “In celle piccolissime costretti a vivere in tre e non possiamo muoverci contemporaneamente”. Sono “600 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare”. La Garante conferma i problemi. Sovraffollamento record, carenze sanitarie, lavoro insufficiente e organici dei funzionari ridotti al minimo. Il grido d’allarme da Borgo San Nicola arriva in forma di lettera fino ai microfoni di Radio carcere, la trasmissione di Radio radicale condotta da Riccardo Arena. A scrivere sono alcuni detenuti che si firmano per nome, tra cui Franco, Nicola e Andrea, che hanno affidato alla radio la denuncia per le loro condizioni. “Siamo davvero disperati perché nel carcere di Lecce noi detenuti siamo diventati talmente tanti che non sanno più dove metterci e anche se questo è sempre stato un carcere affollato, ora siamo arrivati a livelli mai raggiunti.
webmarte.tv, 17 febbraio 2026 Un’interrogazione a risposta orale al ministro della Giustizia è stata presentata dal senatore del Partito democratico Antonio Nicita, vicepresidente del gruppo Pd a Palazzo Madama, in merito ai recenti decessi avvenuti nella casa circondariale di Augusta, in provincia di Siracusa. Nel giro di quindici giorni, due detenuti sono morti nelle rispettive celle. Secondo quanto riportato da organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria, le cause dei decessi potrebbero essere riconducibili a overdose da sostanze stupefacenti, ipotesi attualmente al vaglio degli investigatori. Nicita richiama l’attenzione su un quadro nazionale che definisce allarmante. Citando dati forniti dai sindacati, il senatore evidenzia come si sia passati dai 115 decessi complessivi registrati nel 2016 ai 241 del 2025.
ansa.it, 17 febbraio 2026 Decisione del Tribunale per mancato rispetto della “grande sorveglianza”. Il Tribunale di Catanzaro ha condannato il ministero della Giustizia al risarcimento dei danni, quantificati in 400mila euro oltre interessi, in favore dei parenti di un italiano di 33 anni suicidatosi all’interno del carcere di Alghero. I fatti risalgono al giugno 2009 quando l’uomo era stato sottoposto a custodia cautelare e portato nel carcere di Alghero per reati connessi allo spaccio di stupefacenti.
di Marta Artico
La Nuova Venezia, 17 febbraio 2026 Spostare gli istituti penitenziari in terraferma? Il quesito divide la politica. Il suicidio della donna di 32 anni che si è tolta la vita nel carcere femminile della Giudecca, ha riacceso dibattito sulla necessità di adeguare le strutture penitenziarie e pensare un nuovo spazio in terraferma. “L’edilizia carceraria nel Paese è un tema di primo piano” interviene l’assessore alle Politiche sociali, Simone Venturini “se ne parla da 35 anni di realizzare nuove carceri moderne, dove avviare attività laboratoriali di insegnamento di un lavoro, invece in Italia le carceri sono vecchie, all’interno dei centri storici e con criticità legate alla obsolescenza delle strutture. A Venezia le situazioni delle carceri sono diverse, per numeri e tipologie di reato, e non possono essere assimilate in un discorso complessivo, ma bisognerebbe ragionare a livello nazionale su un nuovo piano carceri che consenta di superare queste criticità”.
di Silvia Bacci
rainews.it, 17 febbraio 2026 Sono stati tutti condannati i quattro accusati nell’ambito del processo per le torture in carcere al Cerialdo di Cuneo che avevano scelto il giudizio abbreviato. Per l’ispettore G.V., confermato la condanna chiesta dal pm: tre anni e due mesi. Sarebbe stato lui a guidare il “blitz” del 20 giugno 2023 nella cella 417 del padiglione Gesso. Secondo l’accusa l’ispettore, insieme a cinque agenti penitenziari in quel momento fuori servizio, era entrato nella cella in cui si trovavano reclusi quattro detenuti pakistani e aveva iniziato a picchiarli con calci e pugni, invitando i sottoposti a fare altrettanto. I quattro erano stati poi portati di peso in infermeria insieme a un loro connazionale, detenuto nella cella vicina, che lamentava forti dolori: il pestaggio degli agenti sarebbe stato innescato proprio dalla protesta per il mancato intervento dei sanitari.
rovigo.news, 17 febbraio 2026 Alla Casa Circondariale di Rovigo prende forma un percorso innovativo che unisce istituzioni e territorio per trasformare la detenzione in un’occasione concreta di crescita, professionalizzazione e reinserimento sociale. Un sentito ringraziamento al direttore della Casa Circondariale di Rovigo, Mattia Arba, e al presidente di Formedil Rovigo, Paolo Ghiotti, per aver creduto con convinzione in un progetto che mette al centro formazione, lavoro e reinserimento sociale. È da questa collaborazione che nasce un’iniziativa capace di trasformare la detenzione non solo in un momento di pena, ma in una concreta occasione di crescita personale e di futuro.
lacapitale.it, 17 febbraio 2026 In Campidoglio la presentazione del progetto promosso da Roma Capitale con focus sulla Legge Smuraglia e sulle buone pratiche territoriali. Un’iniziativa per collegare formazione, impresa e inclusione. Sarà presentato martedì 17 febbraio in Campidoglio “Roma al Lavoro - Dalla Reclusione all’Inclusione: Oltre le barriere”, il progetto promosso dall’assessorato capitolino alla Scuola, Formazione e Lavoro, insieme all’Ufficio della Garante dei diritti delle persone private della libertà, in collaborazione con Hrc Community. L’appuntamento, aperto alla cittadinanza e rivolto in particolare a imprese e cooperative, punta a illustrare gli strumenti messi in campo dall’amministrazione per favorire l’inserimento lavorativo delle persone a rischio di esclusione sociale e ad approfondire il quadro normativo nazionale ...
di Silvia Angelici
La Nazione, 17 febbraio 2026 Infermieri, detenuti e operatori ci raccontano la vita nel penitenziario di Capanne. Secondo i dati di Antigone, le condizioni di vita nelle carceri italiane sono difficili: sovraffollamento (su 40.000 posti disponibili, le persone detenute nel 2025 sono state 61.507), mancanza di personale, di spazi destinati al lavoro. Come è possibile tutto ciò? Per rispondere a questa e a molte altre domande, abbiamo raccolto delle informazioni per gettare uno sguardo nelle carceri italiane. Abbiamo intervistato F.C., un educatore, M.D’A., un’infermiera, e F.M., un uomo che è stato ristretto nel carcere di Capanne (Pg) per un anno. Quest’ultimo ci ha detto che il momento più difficile per lui è stato l’arrivo in carcere: “Quando senti per la prima volta la serratura della chiave scattare, capisci che la tua vita sta cambiando”.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 17 febbraio 2026 Arrestato nel 1997 e condannato all’ergastolo, attualmente è in regime di semilibertà nella Casa di reclusione di Tempio Pausania, Sassari, e insegna italiano ai minori stranieri non accompagnati. Nel 2014 l’incontro con il progetto Sicomoro di Prison Fellowship Italia e l’esperienza della giustizia riparativa. Ci sono errori che si pagano per tutta la vita, ma anche incontri che la vita te la cambiano. In meglio. La storia di Enrico P. inizia con un errore: non voler passare tutta l’esistenza a sacrificarsi lavorando in un forno; meglio la bella vita, meglio i soldi facili. Ed ecco i primi incontri, quelli cattivi: amicizie sbagliate, illusioni, quello che anni dopo, da uomo redento, chiamerà “il fascino del male”.
CULTURA
di Alina Rizzi
Confidenze, 17 febbraio 2026 La storia vera di Aurora Natale: “Io prigioniera del mio corpo a causa di una malattia, i detenuti costretti in cella. Tutti ingabbiati, tutti desiderosi di serenità e riscatto. Attraverso il mio corso, abbiamo vissuto insieme emozioni, traumi, errori e aspettative. Con il cuore aperto”. Il primo giorno in cui sono entrata in una cella adibita ad aula scolastica della Casa Circondariale di La Spezia era il 2016 e ho lasciato fuori dalla cancellata ogni preconcetto e ogni previsione per mostrarmi ai detenuti presenti nella mia evidente condizione di disabilità: prigioniera come loro, non tra quattro mura, ma per i limiti del mio corpo, che a causa di una poliomielite infantile mi tengono spesso su una sedia a rotelle. Credo che il mio approccio diretto, trasparente e sincero possa aver contribuito a farmi iniziare il dialogo con queste persone con la necessaria delicatezza.
di Guido Caldiron
Il Manifesto, 17 febbraio 2026 Rabbia, risentimento, solitudine. Traiettorie segnate da un mal di vivere che tende a trasformarsi in un sentimento cupo che proietta la propria ombra di rancore su tutto e tutti. C’è più di una generazione a dividerli, eppure è nel segno di questa oscurità al tempo stesso dolorosa e molesta che si incontrano i protagonisti di “Qualcuno da odiare” (Guanda, pp. 250, euro 19), il romanzo con cui Ilaria Rossetti affronta un tema ricorrente nella storia del Paese, eppure scarsamente trattato dalla narrativa: quello dell’eredità del fascismo e del riapparire di gruppi che a tale lascito si rifanno.
AFFARI SOCIALI
di Giacomo Spinelli
Il Manifesto, 17 febbraio 2026 Come avviene l’arresto di un manifestante indagato per scontri di piazza? Di solito gli agenti arrivano a notte fonda o alle prime luci dell’alba, entrano in casa mai in meno di quattro con passamontagna e pettorine, l’adrenalina è quella del blitz. Quando una dozzina di agenti tra Digos e Ros alle 4.30 di notte si sono materializzati a casa mia l’operazione aveva tutta l’aria della cattura di un boss latitante, e invece si trattava dell’arresto di un liceale appena maggiorenne. Era il 2012, gli scontri di cui venivo accusato erano avvenuti alla manifestazione del 15 ottobre del 2011, la condanna definitiva a sei anni e sei mesi però arriverà molti anni dopo. Fortunatamente, sono entrato in carcere a 30 anni compiuti, chissà come sarebbe andata se a venire recluso fosse stato il ragazzino irrequieto che ero all’epoca dei fatti.
La Repubblica, 17 febbraio 2026 Il ritorno del paradigma sulla pericolosità, che organizza i servizi con prestazioni farmacologiche. L’importanza dell’eredità di Basaglia. Giovanna Del Giudice, psichiatra e autrice del volume Basaglia oggi. Un pensiero necessario, intervistata da Federica Ciavoni su CARE, una delle riviste di Pensiero Scientifico Editore, dice: “La via italiana alla salute mentale sta attraversando tempi bui, dal punto di vista sanitario, culturale, organizzativo, dei diritti. Dal punto di vista scientifico - ha aggiunto - osservo un ritorno egemone del paradigma biomedico focalizzato sulla pericolosità, che determina un’organizzazione dei servizi tesa drammaticamente alle prestazioni farmacologiche”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 17 febbraio 2026 Il 24 marzo prossimo il protocollo Albania tornerà davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, che ieri ha fissato l’udienza di uno dei due rinvii pregiudiziali ancora pendenti: quello partito dalla Cassazione. A giugno scorso gli ermellini avevano sollevato una serie di dubbi rispetto alla seconda fase dei centri di Shengjin e Gjader, riservata ai migranti “irregolari” trasferiti dai Cpr italiani. È quella seguita al flop del tentativo di portare oltre Adriatico i richiedenti asilo originari di “paesi sicuri” per svolgere le procedure accelerate di frontiera in materia di asilo, persone salvate in alto mare e mai entrate in Italia.
di Andrea Ceredani
Avvenire, 17 febbraio 2026 Avrebbero firmato certificati falsi per ostacolare il rimpatrio, ma le associazioni ribattono: “Erano persone non idonee. La patogenicità dei Centri per il rimpatrio è un fatto”. Sei medici del reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna sono indagati per aver certificato la non idoneità al trasferimento in un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di persone straniere su cui pendeva un decreto di espulsione. Persone migranti che i dottori non hanno ritenuto in grado - per motivi legati a patologie infettive o psichiatriche - di sostenere il trattenimento in quelli che la Società italiana di medicina delle migrazioni definisce luoghi “patogenici”. L’ipotesi di reato è falso ideologico continuato in concorso: i medici, cioè, secondo i pm ravennati Daniele Barberini e Angela Scorza, nel periodo compreso ...
DOCUMENTI
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 16 febbraio 2026)
APPUNTAMENTI DI RISTRETTI
(Online su ZOOM, dal 22 gennaio al 26
febbraio 2026). Per iscriversi: https://forms.gle/
APPUNTAMENTI
Incontro-dibattito. "La dimensione culturale in carcere" (Firenze, 18 febbraio 2026)
Convegno. "Carcere di Rovigo: Realtà, Priorità, Necessità, Possibilità" (Rovigo, 20 febbraio 2026)
La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione fino al 22 febbraio 2026
Presentazione del libro: "I confini del bene", di Rolando Pizzini (Trento, 27 febbraio 2026)
CORSI DI FORMAZIONE
CONCORSI E PREMI