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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di sabato 1 agosto 2026
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 1 agosto 2026 Dopo dieci anni, lascia il Garante delle persone private di libertà della Regione Lazio. “Delusa ogni attesa di riforma, tutto è cambiato”. In dieci anni, lo spiraglio che si era aperto nel mondo penitenziario si è richiuso bruscamente, lasciando senza speranza detenuti e detenenti. Docente di Filosofia del diritto, già portavoce della Conferenza dei garanti territoriali, Stefano Anastasia è stato nominato Garante del Lazio delle persone private di libertà nel 2016 e ieri ha presentato la relazione finale del suo secondo e ultimo mandato. Non senza grande emozione, ha fatto il punto sulla condizione delle carceri, delle Rems (le residenze per l’esecuzione penale dei folli-rei) e dei Centri di permanenza per i rimpatri: il Cpr di Roma Ponte Galeria e quello di Djader in Albania, che con la garante di Roma Valentina Calderone ha visitato l’estate scorsa.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 agosto 2026 I due partiti votano no alla riforma (con pochi fondi) per trasferire i tossicodipendenti in comunità, mentre a Bancali un detenuto muore tra le fiamme. Nella notte tra giovedì e venerdì un detenuto sardo è morto bruciato in una cella del reparto sanitario del carcere di Bancali, a Sassari, in un incendio che secondo le prime ricostruzioni avrebbe appiccato lui stesso. Quarantotto ore prima, a Montecitorio, era arrivato il via libera definitivo alla legge che dovrebbe portare fuori dal carcere i detenuti tossicodipendenti per curarli in comunità. Due fatti che non si sfiorano e che invece dicono la stessa cosa: un sistema che produce disperazione e una politica che risponde con norme senza soldi.
di Giulia Merlo
Il Domani, 1 agosto 2026 L’Associazione Antigone, che ha sollevato dubbi sulla capacità del sistema di assorbire 10mila detenuti tossicodipendenti, a fronte di uno stanziamento economico non particolarmente significativo e della mancanza ad oggi di così tanti posti in strutture adeguate. La Camera ha approvato un disegno di legge sulla detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti, formulato dal ministero della Giustizia. “Oggi è stato approvato questo provvedimento che vorrei dire epocale perché consente la detenzione alternativa di almeno 10mila persone tossicodipendenti che hanno commesso dei reati correlati alla tossicodipendenza e che noi abbiamo sempre considerato principalmente malati da curare, piuttosto che criminali da punire, anche se erano in fase di espiazione pena. È un provvedimento che coniuga la certezza della pena con il recupero del detenuto”, ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
di Massimo Cozza*
Il Sole 24 Ore, 1 agosto 2026 La nuova legge pur partendo da un principio condivisibile rischia di delegare ai professionisti della salute già sottodimensionati anche la tutela della sicurezza. La nuova legge “Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti”, approvata definitivamente dalla Camera e in attesa di essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, ha già suscitato reazioni tra loro contrastanti nell’opinione pubblica. Partiamo dal nocciolo delle nuove norme: la possibilità per le persone detenute tossicodipendenti o alcoldipendenti, con una condanna a pena detentiva non superiore a otto anni, di essere ammesse alla detenzione domiciliare presso strutture residenziali o semiresidenziali, sulla base di un programma terapeutico socio-riabilitativo. In realtà, si tratta di un ampliamento delle diverse possibilità delle misure alternative, perché anche prima della nuova legge esistevano ma la pena detentiva doveva essere fino a 6 anni.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 1 agosto 2026 Il governo moltiplica le disposizioni penali, senza verificare se servano davvero e quali risultati producano. Dal decreto Caivano al ddl “anti-maranza” fino agli scontri in Val di Susa, l’esecutivo finisce così per ridursi a una fabbrica di norme-bandiera. Il governo sembra ormai una fabbrica di leggi sulla sicurezza. Ogni episodio di cronaca determina una stretta, ogni presunto allarme un nuovo reato. Produrre norme sempre più severe, senza preoccuparsi di accertare se siano davvero necessarie e se poi abbiano ottenuto i risultati attesi, può essere efficace sul piano della comunicazione, ma non su quello della sicurezza, che sarebbe il vero obiettivo. L’ultimo esempio è il disegno di legge “anti maranza” che introduce la presunzione, salvo prova contraria, della capacità di intendere e di volere dei ragazzi tra i quattordici e i diciotto anni.
di Sara Sileoni
La Stampa, 1 agosto 2026 Il disegno di legge sulla imputabilità dei minorenni, ha detto Nordio, non abbassa l’età per essere processati né aumenta le pene, ma si limita a invertire la presunzione di capacità di intendere e di volere dei minori tra 14 e 18 anni. Oggi il giudice deve accertare caso per caso se il minorenne fosse giuridicamente capace al momento del fatto. Se la modifica al codice penale dovesse essere approvata, il giudice dovrà fare il contrario, cioè escludere caso per caso l’imputabilità laddove acquisisca elementi che lo convincano della mancata capacità del minorenne. Ci sono riforme che sembrano cambiare molto per non cambiare nulla e altre, come questa, che con poco possono essere molto significative.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 1 agosto 2026 L’astensione contro la violazione del diritto di difesa e il sovraffollamento, nel Lazio arrivato al record del 149%. Da inizio anno, 125 morti negli istituti. La giunta dell’Unione camere penali italiane (Ucpi) annuncia lo stop alle udienze dal 23 al 29 settembre. L’Ucpi denuncia l’assenza di risposte istituzionali sulla vicenda delle captazioni illegittime dei colloqui tra detenuti e difensori presso il carcere di Perugia “Capanne”, durata per circa sei mesi, in violazione degli articoli della Carta sulla segretezza delle comunicazioni e sul diritto di difesa, oltre che in contrasto con i principi della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo sull’equo processo e sulla tutela della vita privata e familiare.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 1 agosto 2026 Cosimo Palumbo (Osservatorio misure di prevenzione Camere penali) lancia l’allarme sul decreto che adegua l’Italia al Regolamento Ue. Lo schema di decreto legislativo con il quale l’Italia si adeguerà al Regolamento Ue (AI Act), nella parte in cui è previsto per le forze dell’ordine l’impiego dei sistemi di Intelligenza artificiale volti al riconoscimento facciale, ha sollevato polemiche e perplessità tra i partiti, ma anche tra i giuristi. Alcuni passaggi parlamentari hanno consentito di modificare il testo in chiave più “garantista”, dopo che l’Unione europea ha espresso timori per il carattere invasivo di certi strumenti collegati all’IA richiamati nello schema del d.lgs. L’intervento è avvenuto con un parere votato nelle Commissioni Giustizia e Affari costituzionali della Camera, basato su alcuni punti proposti da Forza Italia.
di Tiziana Maiolo
Il Riformista, 1 agosto 2026 Quando alle 10,25 di quel 2 agosto - di cui domani cade l’anniversario - l’orologio alla stazione di Bologna fu fermato dall’esplosione, la redazione del Manifesto a Roma si mise subito in movimento. Non erano passati che pochi minuti, era il 1980 e c’erano scarsi strumenti di comunicazione, ma la notizia arrivò velocissima, tra noi redattori c’erano diversi bolognesi, e non era un caso. Perché la novità politica di quel gruppo di intellettuali dirigenti del Pci, Rossanda, Pintor, Caprara, Magri, Natoli, Castellina, radiati dopo che avevano osato scrivere su quella rivista, che evocava Il Manifesto di Karl Marx, “Praga è sola” contro l’invasione dei carri sovietici, aveva aperto crepe profonde in quella comunità di cui l’Emilia rossa era la culla. Non fu un caso il fatto che proprio sulla cellula delle Brigate Rosse nata a Reggio Emilia e cresciuta nella cultura dei padri partigiani, nel 1978, dopo il rapimento di Aldo Moro, Rossana Rossanda avesse scritto il famoso articolo “sembra di sfogliare un vecchio album di famiglia”.
di Maurizio Perriello
Corriere della Sera, 1 agosto 2026 La relazione di fine mandato di Stefano Anastasia fotografa un sistema sotto pressione: carenze sanitarie, personale insufficiente e aumento delle richieste dei detenuti. Il Garante chiede più misure alternative e risposte territoriali. Il sovraffollamento delle carceri del Lazio ha raggiunto livelli inediti. Nel 2025 il tasso di occupazione delle celle è stato del 149%, dieci punti in più rispetto alla media nazionale. Nello stesso anno, l’ufficio del Garante regionale delle persone private della libertà ha ricevuto oltre 3.600 istanze individuali, 500 in più rispetto al 2024 e ben 2.500 in più di quante riusciva a seguirne nel 2023, prima che entrassero pienamente a regime gli sportelli affidati a università e associazioni. È il quadro tracciato da Stefano Anastasia, Garante regionale giunto alla conclusione del secondo mandato.
di Costantino Cossu
Il Manifesto, 1 agosto 2026 Ancora Bancali, il carcere sassarese al centro da anni di proteste e di polemiche per le condizioni critiche in cui devono vivere le persone private di libertà. Nella notte tra il 30 e il 31 luglio un detenuto di 35 anni è morto vittima di un incendio appiccato da lui stesso in una cella del reparto sanitario dell’istituto. Giuseppe Spanu ha usato un accendino per dare fuoco alle lenzuola, è svenuto per il fumo e poi, avvolto dalle fiamme, è morto carbonizzato. L’intervento degli agenti di custodia, alcuni dei quali sono rimasti intossicati dalle esalazioni, non è servito a niente. Giuseppe era una persona fragile. Soffriva di problemi psichici: nel marzo dello scorso anno, dopo una crisi, era stato ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari. Ed è per questo che sono gli stessi sindacati della polizia penitenziaria a chiedere che il caso non sia liquidato come un semplice incidente.
di Emanuele Floris
L’Unione Sarda, 1 agosto 2026 Poche ore dopo era prevista la visita della madre: “Sperava di uscire a luglio, la domanda era stata rigettata. A maggio gli hanno lanciato olio bollente addosso”. “Vogliamo sapere cosa è successo”. I familiari del 35enne morto ieri notte a Bancali per le conseguenze di un incendio in cella chiedono che si faccia chiarezza su quanto accaduto al loro congiunto nella Casa circondariale. Vittoria, una delle zie, afferma: “Era in un’area protetta. Come è potuto succedere tutto questo?”. La tragedia è avvenuta per giunta a distanza di poche ore dall’arrivo della madre dell’uomo in carcere, dove gli avrebbe consegnato dei capi di vestiario che aveva chiesto. E le domande, a questo punto, si affollano. “Sperava di uscire a luglio ma l’istanza di revoca della misura, presentata dalla legale Tania Decortes, è stata rigettata”. “Era a Bancali da diversi mesi e diceva che non ce la faceva più - ricorda la zia - e che non aveva fatto nulla di grave”.
di Pietro Lavena
sardegnalive.net, 1 agosto 2026 La Garante dei detenuti sarda critica la violenza di alcuni utenti social e sottolinea l’importanza di difendere i diritti, anche di chi ha sbagliato, nel rispetto della Costituzione. Ha commosso l’opinione pubblica la vicenda del 36enne di Nulvi morto carbonizzato nei giorni scorsi in una cella del carcere di Bancali, a Sassari. L’uomo, in cura da tempo nel reparto Sai della struttura detentiva, si sarebbe barricato in stanza, ostruendo l’ingresso prima di dare fuoco alle suppellettili e al letto. Così avrebbe perso la vita. Tanti i commenti di cordoglio e solidarietà comparsi sui social, ma tanti anche gli interventi che la garante dei detenuti sarda Irene Testa definisce “di una violenza inaudita”.
di Roberto Monteforte
Non Tutti Sanno, 1 agosto 2026 La denuncia della Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma, Marina Finiti. Il magistrato e il Tribunale di Sorveglianza sono guardati con rispetto e timore dalla popolazione detenuta. è loro la competenza sulla richiesta di benefici e istanze, la concessione o il rigetto di un permesso premio. Insomma, magistrati e Tribunale di Sorveglianza hanno nelle loro mani molto della vita della persona reclusa. Con un compito delicato: sovraintendono all’esecuzione penale, tutelando sia i diritti della persona reclusa, che l’esigenza di sicurezza della collettività. Le loro competenze sono aumentate in questi anni. Ma non hanno avuto né mezzi e né personale. In tempi dove tutto è digitalizzato, sono ancora al fascicolo cartaceo del detenuto.
di Pietro Giordano
lafune.eu, 1 agosto 2026 Dentro il carcere si incontrano due Italie diverse ma ugualmente periferiche: detenuti spesso poveri, immigrati, tossicodipendenti o piccoli criminali, e agenti che non di rado arrivano dal Mezzogiorno, chiamati a governare ogni giorno le contraddizioni che lo Stato non riesce a risolvere fuori. Dentro Mammagialla si incontrano due mondi che fuori difficilmente si guardano davvero, da una parte ci sono detenuti che arrivano spesso dalle periferie sociali, dall’immigrazione, dalle dipendenze, dal piccolo spaccio, da vite fragili o segnate da errori pesanti, dall’altra ci sono agenti della Polizia penitenziaria che non di rado vengono dal Mezzogiorno, hanno lasciato famiglia e origine, hanno vinto un concorso pubblico e trovato nello Stato quella stabilità che i territori dai quali provengono spesso non riuscivano a garantire.
La Sicilia, 1 agosto 2026 Un clima di forte tensione, condizioni strutturali difficili e una situazione che rischia di compromettere diritti e dignità dei detenuti. È quanto denunciato dagli europarlamentari Leoluca Orlando e Giuseppe Lupo al termine della visita ispettiva effettuata al carcere Ucciardone, accompagnati dall’avvocato Dario Zimmardi e dal garante comunale dei detenuti Pino Apprendi. “Nonostante l’impegno della polizia penitenziaria e la presenza di tanti detenuti estranei alle logiche mafiose - ha detto Orlando - restano forti infiltrazioni delle cosche, come già denunciato dal procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia”.
di Andrea Frison
vocedeiberici.it, 1 agosto 2026 A quarant’anni dall’inaugurazione della casa circondariale “Del Papa” di Vicenza, il sovraffollamento, le ondate di calore e l’elevata incidenza di disturbi psichiatrici mettono in evidenza le criticità della struttura. Il medico responsabile della salute dei detenuti e la presidente della cooperativa Tangram chiedono una maggiore attenzione da parte del territorio. A quarant’anni dall’inaugurazione, avvenuta nel 1986, la casa circondariale “Del Papa” di Vicenza continua a fare i conti con molte delle criticità che caratterizzano il sistema penitenziario italiano. La struttura, progettata per ospitare circa 276 persone, accoglie oggi 356 detenuti, con un sovraffollamento che rende ancora più difficili le condizioni di vita durante le sempre più frequenti ondate di calore.
di Luca Preziusi
Il Gazzettino, 1 agosto 2026 Il padre è un uomo giovane, destinato a una pena di lunghezza media. Da alcune settimane il tempo per lui ha un orizzonte diverso e un motivo in più per rimettersi sulla retta via una volta uscito. È uno dei motivi per cui sono nate: dare speranza e una nuova vita. La rivoluzione sessuale (e affettiva) in carcere annunciata da Il Gazzettino nell’ottobre scorso pare funzionare, tant’è che in questi giorni al Due Palazzi ha bussato la cicogna. C’è infatti la prima coppia in attesa grazie alle stanze dell’amore all’interno del penitenziario. Da poco più di nove mesi, il carcere si fa da parte per due ore, permettendo ai detenuti di ritrovare le proprie mogli o compagne.
CULTURA
di Filomena Cataldo
toscanalibri.it, 1 agosto 2026 “Se sei stato fortunato, hai il dovere di restituire, di dare indietro a chi lo è stato meno di te. Io ho scelto il carcere e ho deciso di concentrarmi su una cosa sola, per non disperdere energie”. Nel marzo del 2025 ho avuto il piacere di moderare la presentazione a Siena del libro “Tempo al Tempo” (Mondadori) di Camilla Costanzo, una persona cordiale, energica, colta. La conversazione intorno al romanzo - che sembra essere una scacchiera umana, in cui esistono l’io e il noi - segue un ritmo dinamico e piacevole. La struttura narrativa è suddivisa in tre tempi e ogni storia è riflesso della successiva; così i personaggi descritti da Camilla Costanzo, complessi nella loro umanità disarmante, sono restituiti al tempo con il peso e la leggerezza delle loro scelte, dei loro drammi e piccole grandi vittorie.
di Viviana Daloiso
Avvenire, 1 agosto 2026 Con Exodus è stato tra i primi a tendere la mano ai tossicodipendenti, trasformando il Parco Lambro di Milano in un luogo di rinascita. L’infanzia difficile, la “scuola dei preti”, la vocazione, il volto mediatico. I funerali lunedì a Sant’Ambrogio a Milano. Sarà la Basilica di Sant’Ambrogio, nel cuore di Milano, a ospitare lunedì 3 agosto alle 15 l’ultimo saluto a don Antonio Mazzi, il sacerdote che ha dedicato la vita ai ragazzi più fragili fondando la comunità Exodus. Non una cerimonia solenne nel senso tradizionale, ma una liturgia “viva”, come l’ha voluta la Fondazione da lui creata: saranno i canti, la musica e soprattutto le voci dei ragazzi e degli educatori arrivati dalle comunità d’Italia e del mondo ad accompagnare il congedo da uno dei grandi protagonisti del cattolicesimo sociale italiano.
di Andrea Galli
Corriere della Sera, 1 agosto 2026 “Arrivato al Parco Lambro avevo paura, ma sono rimasto. Mi chiamano “pazzo”, è una virtù”. Nel 1979 fu don Verzé a volerlo a Milano, da allora il lavoro di don Antonio Mazzi è stato enorme. L’unico cruccio: “Questa salute che mi costringe a fare i tagliandi in ospedale”. Gli giravano assai spesso le balle - come da precisa sua scelta lessicale, attenzione -, e ancor più le faceva girare. Quel prefetto lì non ha energia, sentenziava, e quel sindaco oh signur!, s’arrabbiava, e la borghesia di Milano quant’è egoista, ma egoista per davvero ripeteva, quella borghesia stessa poi, afflitta dai sensi di colpa, che incrementava le donazioni staccando assegni, e la chiesa, un disastro la chiesa, sbuffava, e i preti, lasciamoli perdere i preti che fan danni, e gli insegnanti non ne parliamo, ma dove l’hanno messa ...
di Matteo Soro
Corriere della Sera, 1 agosto 2026 Vittorino Andreoli, lo psichiatra amico di don Mazzi, Classe ‘40, psichiatra e scrittore era legato a don Mazzi da mezzo secolo di amicizia: “Era uno che con i ragazzi era un ragazzo, anche a 96 anni. Ti raccontava di quand’era giovane e volevi ascoltarlo fino in fondo”. “Quelli come lui sono i folli di Dio, i matti di Dio… Persone grandi… I media si occupano tanto dei ricchi: bisogna raccontare la vera ricchezza!”. Al telefono c’è il professor Vittorino Andreoli, classe ‘40, psichiatra e scrittore. Due “veronesi de soca”, lui e don Mazzi. Legati da mezzo secolo di amicizia. Compresa l’“eresia” di Exodus.
di Gianna Fregonara
Corriere della Sera, 1 agosto 2026 La proposta del ministro dell’Istruzione e del Merito: “Una grande assise per parlare di integrazione. Burqa vietato e chi non manda le figlie a scuola va in galera”. “Organizzerò una grande assise a novembre per discutere dell’integrazione dei ragazzi stranieri, invitando esponenti delle forze politiche, sindacati, docenti, esperti, consulte degli studenti. Lì presenteremo la nostra visione e le misure già avviate in nome di un’Italia che sappia accogliere nel rispetto dell’identità e dei valori del nostro Paese. Sarà anche l’occasione per definire ulteriori interventi”. Così il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara risponde alla proposta che Ernesto Galli della Loggia, tra l’altro componente della commissione per le indicazioni nazionali nominata dal ministero, ha lanciato sul Corriere.
di Carmelo Caruso
Il Foglio, 1 agosto 2026 Chiuse le frontiere per un mese, ma la premier avvisa: “Pronti ad aiutare Madrid”. Le tensioni con il governo iberico e il timore per gli effetti sul turismo. In una nota di FdI l’attacco alla sinistra “modello porte aperte”. La gara con Futuro Nazionale. La schiuma della terra sbarca a Ceuta e Vannacci resta a mollo con le pinne. Dice la destra: “Siamo invasi”, e lui pesca pesci palla. Meloni e Piantedosi chiudono le frontiere, sospendono Schengen (per un mese), Salvini twitta come un invasato, e perfino Tajani annuncia che vuole spezzare le reni alla Spagna. La più grande crisi umanitaria europea, oltre cinquantamila migranti sbarcati a Ceuta, è il cocomero elettorale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 agosto 2026 Con un’ordinanza firmata dal giudice Marco Gattuso viene bocciata la stretta sulle corsie veloci di frontiera. L’amministrazione non ha prodotto gli atti necessari e le limitazioni alla libertà personale non erano manifestate in modo chiaro. Tutto è girato attorno a una parola. Il prefetto di Bologna aveva scritto che un richiedente asilo arrivato dal Pakistan poteva risiedere “soltanto” nel Centro di accoglienza che lo ospitava, per un massimo di dodici settimane. Per l’avvocata Monica Biamonte quel “soltanto” era l’obbligo di restare dentro, cioè la libertà personale toccata da un prefetto senza il controllo di un giudice; per la Prefettura era solo l’indicazione di dove la persona abita.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 1 agosto 2026 Le destre europee cavalcano la crisi umanitaria nell’enclave spagnola. E l’Italia chiude le frontiere con la Spagna. Si perdoni il cinismo ma la realtà è impietosa: per la destra italiana, europea e occidentale la fiumana di migranti che ha invaso Ceuta sperando di fare dell’enclave un trampolino verso il continente è un terno al lotto, un’occasione forse unica. In Europa l’Italia è il Paese che ha suonato l’allarme più a distesa di tutti. Il ministero dell’Interno ha disposto la chiusura delle frontiere marittime e aeree con la Spagna, sospendendo quindi il trattato di Schengen. Una decisione che arriva dopo le parole di Giorgia Meloni, che aveva spalleggiato esplicitamente il ministro degli esteri Tajani che già giovedì sera si era detto favorevole alla sospensione del trattato di Schengen sulla libera circolazione per la Spagna e aveva messo all’indice il governo spagnolo di Pedro Sanchez accusandolo di fatto di aver provocato l’ondata migratoria di Ceuta con la decisione di regolarizzare 500mila immigrati.
di Luca Tancredi Barone
Il Manifesto, 1 agosto 2026 Per Madrid, almeno 48 mila marocchini avrebbero riattraversato la frontiera: praticamente quasi 200 rimpatri al minuto. Ancora una volta, il governo spagnolo è stato preso alla sprovvista dalla quantità di persone che si sono riversate da giovedì sulla città di Ceuta, l’enclave spagnola incastonata su una stretta lingua di terra africana affacciata sullo Stretto di Gibilterra. Durante la giornata di ieri il ministero dell’Interno spagnolo ha parlato della cifra record di 50 mila persone che sarebbero arrivate in poche ore a nuoto, ma anche a piedi, a riversarsi sulla piccola città di circa 80 mila abitanti: cifre che non sono neppure comparabili a quelle dell’ultima crisi di questo genere nel 2021. Secondo dati forniti sempre dal governo spagnolo, sarebbero morte affogate almeno 57 persone.
DOCUMENTI
"Non tutti sanno". Notiziario della Casa di Reclusione di Roma Rebibbia. Numero luglio 2026
Articolo. "Riconoscimento biometrico e garanzie necessarie nello Stato democratico", di Mitja Gialuz
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 29 luglio 2026)
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