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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di mercoledì 31 dicembre 2025
di Giovanni Maria Flick
Avvenire, 31 dicembre 2025 L’Anno Santo è iniziato con l’apertura della “porta santa” a Rebibbia e si è chiuso con la Messa a cui hanno partecipato migliaia di detenuti. Due Papi e il presidente della Repubblica hanno aperto gli occhi a tutti noi su una realtà fatta di sovraffollamento, suicidi, vulnerabilità. Eppure nessuno tra chi detiene il potere ha fatto il gesto che ci si aspettava. Il primo grande gesto per l’apertura del Giubileo nell’anno che si va a concludere è stato segnato da papa Francesco con una richiesta tanto nuova quanto concreta e impegnativa: l’apertura di una “porta santa” nel carcere di Rebibbia - visto come basilica della sofferenza - dopo quella di San Pietro. Un impegno di solidarietà e di fiducia che potesse avviare una risposta alle drammatiche e note condizioni di degrado materiale e spirituale delle carceri del nostro paese.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 31 dicembre 2025 Liberazione anticipata, la Consulta: senza riscontri semestrali non c’è rieducazione. La Corte costituzionale ha demolito un pezzo della riforma carceraria voluta quest’estate dal governo. Con la sentenza numero 201, i giudici della Consulta hanno dichiarato illegittima la norma che aveva di fatto cancellato il diritto dei detenuti a chiedere, ogni sei mesi, se il loro percorso in carcere sta funzionando. Una decisione che riporta al centro una domanda semplice: come si rieduca davvero una persona che ha sbagliato? La storia parte dal luglio scorso, quando il decreto-legge 92 ha riscritto le regole della liberazione anticipata. Questo beneficio permette di scalare 45 giorni di pena per ogni semestre scontato, se il detenuto partecipa al percorso rieducativo. Prima della riforma funzionava così: ogni sei mesi il detenuto poteva chiedere al magistrato di sorveglianza di verificare il suo comportamento. Se andava bene, otteneva subito il riconoscimento di quei 45 giorni in meno. Poteva calcolare quando sarebbe uscito, quando avrebbe potuto chiedere misure alternative. Aveva una certezza su cui costruire.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 31 dicembre 2025 Il 2025 per gli istituti di pena si chiude con “l’aumento, in un solo anno, di sette punti del tasso di sovraffollamento: dal 130 al 137%”. Dialogo con il componente dell’Ufficio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, che lancia un appello: “Dal Governo indifferenza, se non intolleranza per il ruolo del Garante: servono risorse umane e materiali per adempiere compiutamente il mandato”. “Ciò che veramente desta allarme e che fa chiudere con un grave disavanzo il bilancio del 2025 è il fatto che ci si avviti attorno ad un dibattito dal quale non vengono fatte derivare misure immediate, concrete, non soltanto per la decongestione degli istituti penitenziari, ma per il miglioramento delle condizioni pratiche”. A parlare è Mario Serio, componente dell’Ufficio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.
di Claudio Bottan
vocididentro.it, 31 dicembre 2025 Non importa più quale fosse il suo vero nome. Noi lo conosciamo perché abbiamo voluto immergerci in una storia che parte dalla Nigeria e, attraversando il deserto delle periferie umane, approda alla sezione femminile del carcere di Rebibbia di Roma. A quella donna nemmeno la galera, nonostante la perquisizione, le fotosegnalazioni e le impronte digitali è stata attribuita un’identità certa. Eppure, bastava poco. Ce ne siamo occupati quando la vedemmo sofferente accanto a Papa Francesco. Chi era? Qual era la sua storia? Era il Giovedì Santo 2024 e Bergoglio celebrava la Messa e il rito della lavanda dei piedi a 12 detenute, mostrando vicinanza, perdono e speranza, e sottolineando il suo impegno verso i marginalizzati, accogliendo anche richieste specifiche da parte delle donne recluse mentre aveva già in mente di aprire proprio lì, al carcere di Rebibbia, una Porta Santa speciale per il Giubileo della Speranza.
di Giacomo Puletti
La Stampa, 31 dicembre 2025 Fonti di maggioranza sicure della data: “Mediazione tra Quirinale e palazzo Chigi”. Habemus (forse) datam. Il referendum sulla Giustizia in cui gli italiani confermeranno o meno la riforma che introduce, tra le altre cose, la separazione delle carriere tra giudici e pm, si terrà con ogni probabilità domenica 22 marzo. Dopo settimane di tira e molla tra la maggioranza di governo che avrebbe voluto anticipare più possibile la data del voto, addirittura ai primi giorni di marzo, e l’opposizione che auspica la rimonta del No e che quindi avrebbe voluto più tempo, si va verso il punto di caduta del primo giorno di primavera.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 31 dicembre 2025 Marcello De Chiara, Vicepresidente Anm: “Parlando all’uomo della strada, bisogna dire che una magistratura debole, annichilita da una politica tracotante, non conviene ai cittadini”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 31 dicembre 2025 Nicola Buccico, già presidente Cnf, ex laico Csm: “La magistratura non deve essere utile né alla destra né alla sinistra: e tutti debbono ricordarsi che è un ordine autonomo e indipendente”
di Mila Fiordalisi
Il Domani, 31 dicembre 2025 Ennesima grana per il ministero della Giustizia che però si sfila dalle responsabilità: “Saliti su un treno già in corsa, lanciato ad alta velocità, senza la possibilità di arrestarne la marcia” a causa delle scadenze Pnrr. E nel 2026 si rischia l’ennesima impasse dopo due anni di criticità: per il Consiglio superiore della magistratura i tempi non sono ancora maturi: “Applicativi in stato ancora embrionale”. Fine anno col botto per la saga infinita del processo penale telematico. Sono passati due anni da quando è stato lanciato l’applicativo “App” che avrebbe dovuto innescare la “rivoluzione digitale”: l’obbligatorietà dell’utilizzo del sistema fu introdotta con la riforma Cartabia nel 2022 per scattare ufficialmente (ma solo in teoria) nel 2024 - con tanto di rigide tappe per passare dalla fase sperimentale all’adozione a regime. Tappe peraltro collegate alle milestone del Pnrr.
di Daniela Peira
lanuovaprovincia.it, 31 dicembre 2025 Emerge qualche dettaglio in più sulla tragica fine di Christian Guercio, il detenuto che ieri sera ha deciso di porre fine alla sua vita in una delle celle della piccola sezione “circondariale” alla Casa di Reclusione di Asti. L’uomo, 38 anni, elettricista esperto e una passione sfrenata per la musica, combatte da anni contro la dipendenza da droga. In passato aveva già avuto qualche guaio con la giustizia proprio in riferimento agli stupefacenti ai quali era fortemente legato. Poi un periodo di relativa tranquillità con il recupero di una vita normale e, negli ultimi tempi, una nuova ricaduta nella dipendenza.
di Daniela Peira
lanuovaprovincia.it, 31 dicembre 2025 Domenico Massano in un intervento spiega che si tratta dell’80 suicidio di un detenuto dall’inizio dell’anno. Nominato Garante dei Detenuti del carcere di Asti da qualche mese, Domenico Massano si è trovato di fronte alla peggiore delle situazioni che possa riguardare un recluso. Il suo suicidio. Questo il suo intervento frutto di un ragionamento che, dalla posizione ricoperta, tiene conto di fatti e circostanze verificate. “Sono da poco uscito dalla Casa di reclusione di Asti dove ho trascorso la mattinata dopo aver appreso con profonda costernazione la tragica notizia del suicidio di una persona detenuta, arrestata da pochi giorni, ed esprimo la mia vicinanza ai suoi famigliari. È un dramma che colpisce profondamente e che testimonia il senso di solitudine e l’affievolirsi di ogni speranza per chi viene recluso.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 31 dicembre 2025 Tre ore chiusi a chiave nella sala d’attesa, senza poter uscire né avvisare nessuno. Mentre ai detenuti sarebbe stato detto che i familiari se n’erano andati. Affettività dimezzata, presunta aggressione nei confronti di un familiare in attesa di colloquio e perquisizioni con le scarpe sopra le lenzuola dei detenuti. Il clima all’interno del carcere milanese di Opera si sarebbe fatto pesante, quasi irrespirabile. Sarebbe accaduto il 19 dicembre scorso nel carcere di Opera: dopo che un detenuto era evaso il 7 dicembre, la situazione sarebbe precipitata. Roberto Giachetti, deputato di Italia Viva, ha presentato un’interrogazione al ministro della Giustizia dopo aver ricevuto una segnalazione dall’Associazione Yairaiha, che raccoglie le testimonianze dei familiari delle persone detenute.
bolognatoday.it, 31 dicembre 2025 Tensione nella tarda serata di oggi alla casa circondariale di via del Gomito: coinvolti i reparti 2A e 2B, sul posto penitenziaria, polizia, Digos e vigili del fuoco. Un gruppo di circa cinquanta detenuti, appartenenti principalmente ai reparti 2A e 2B del padiglione giudiziario, ha scatenato una rivolta all’interno del carcere della Dozza di Bologna poco prima delle 21. I detenuti si sono rifiutati di rientrare nelle celle e hanno dato fuoco ai materassi, causando il rapido intervento delle forze dell’ordine e dei soccorritori. La situazione è degenerata quando uno di loro si è visto negare dal medico in servizio il trasferimento ospedaliero. Le fiamme e il fumo hanno reso necessario l’intervento dei vigili del fuoco e dell’ambulanza.
di Maria Gomiero
Avvenire, 31 dicembre 2025 Siamo stati all’interno dell’unità di trattamento intensificato del carcere lombardo, dedicato a chi ha aderito volontariamente a un percorso trattamentale. Così gli esperti ascoltano il dolore provocato dagli uomini e chiedono loro di elaborare i traumi causati. C’è un uomo di circa sessant’anni che piange su una sedia. Tra i singhiozzi dice di essere “doloroso”, e intende che sta soffrendo. Una quarantina di uomini intorno a lui lo ascoltano in silenzio. Le sedie sono disposte lungo il perimetro della stanza, quadrata, e tutti si possono guardare negli occhi. Per entrare in questa stanza bisogna salire al secondo piano del settimo reparto della casa di reclusione di Bollate dove si trova l’Unità di trattamento intensificato (UTI) per gli autori di reati sessuali.
di Rossana Certini
Il Gazzettino, 31 dicembre 2025 Zaia: “Grazie ai progetti di rieducazione e alla collaborazione con le cooperative, la recidiva scende al 2%. Questo significa che il 98% dei partecipanti a questi progetti non commette più reati”. Per una delle sue prime uscite da presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia sceglie la casa di reclusione Due Palazzi di Padova. Arriva puntuale alle 11 e saluta i giornalisti all’ingresso, ormai con la familiarità di chi conosce tutti per nome, scambiando battute con ciascuno. Accompagnato dalla direttrice Maria Gabriella Lusi, varca il cancello dell’istituto penitenziario, trascorrendo qualche minuto a colloquio con la direttrice, per poi incontrare, in una grande sala riunioni, le realtà del terzo settore attive nella struttura, una rappresentanza dell’amministrazione penitenziaria e le persone detenute che lo hanno accolto.
di Gabriele Fusar Poli
Corriere del Veneto, 31 dicembre 2025 Padova, parte del Cup è gestito dalla coop del carcere. E lui si improvvisa operatore del centro prenotazioni sanitario. “Tranquilla signora, gliela sposto io la visita medica”. La voce è inconfondibile, eppure difficilmente Paola - nome di fantasia - l’avrà riconosciuta, anche perché tutto ci si può aspettare tranne che trovare all’altro capo del telefono del Cup l’ex governatore del Veneto e attuale presidente del Consiglio Regionale: Luca Zaia. In carcere, oltretutto: forse in pochi, infatti, sanno che buona parte delle prenotazioni agli esami specialistici che vengono poi effettuati negli ospedali del Padovano vengono gestite dal call center attivato dalla cooperativa Giotto all’interno del carcere Due Palazzi nella città del Santo.
La Repubblica, 31 dicembre 2025 Pino Apprendi: “Serve una politica seria. Agenti sotto organico. Per le malattie più gravi le persone non ricevono cure in tempi dovuti”. “Anche Palermo, come il resto del Paese, soffre il disagio vissuto in carcere da chi sconta una pena, a volte per decenni. Sono 1.979, a fronte di una capienza di 1.725 posti, i detenuti nelle tre strutture palermitane: Pagliarelli, Ucciardone e Malaspina (la struttura per minori, ndr)”. A dirlo è Pino Apprendi, garante dei diritti dei detenuti del Comune di Palermo, sottolineando come si tratti di “strutture vecchie e inadeguate, dove si soffoca per il caldo in estate e si gela d’inverno, come nel caso dell’Ucciardone, dove andrebbe chiusa la nona sezione che non ha mai avuto interventi di manutenzione, ma anche di una struttura relativamente nuova, Pagliarelli, con problemi dell’impianto idrico nati con la stessa costruzione, mancanza di acqua potabile e assenza di riscaldamento”.
di Nicola Cendron
trevisotoday.it, 31 dicembre 2025 L’8 gennaio il taglio del nastro della nuova struttura nel capoluogo polesano, in via Verdi, con il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari. Mistero sorte dell’istituto di via Santa Bona. La parlamentare Rachele Scarpa (Pd): “Apertura in ritardo dopo anni di denunce”. Il nuovo istituto penitenziario minorile di Rovigo, dopo anni di gestazione, è pronto ad aprire i battenti. L’inaugurazione della nuova struttura di via Verdi, nel capoluogo polesano, è fissata per l’8 gennaio prossimo. A tagliare il nastro sarà il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari. Il nuovo carcere dovrebbe andare ad ospitare anche i giovani detenuti che si trovano attualmente nel minorile di Treviso, in via Santa Bona nuova, struttura vetusta e più volte teatro di rivolte (nel 2022, con una prima chiusura dell’edificio per svolgere i lavori del caso, e nel 2024) ma anche di episodi di violenza e tragedie.
cronacacomune.it, 31 dicembre 2025 Tre azioni progettuali per sostenere la genitorialità in carcere, nell’ottica di promuovere azioni sempre più attente di reinserimento sociale delle persone detenute. Questo è il fulcro della convenzione che unisce l’Amministrazione comunale e la Casa Circondariale “Costantino Satta” di Ferrara, sottoscritta con l’intendimento di sostenere concretamente, attraverso 3 percorsi, i genitori sottoposti a misure detentive. “L’approvazione di questa convenzione è un tassello significativo - dichiara l’assessore comunale alle Politiche Sociosanitarie Cristina Coletti - nel percorso di promozione del benessere della popolazione carceraria, tutelandone diritti e dignità.
tvprato.it, 31 dicembre 2025 Un piccolo gesto può raccontare grandi valori. È questo il senso dell’iniziativa promossa da Estra a favore della Casa circondariale di Prato, dedicata alla tutela della colonia felina presente all’interno della struttura e al miglioramento degli spazi verdi che la ospitano. Un intervento che nasce dall’incontro tra attenzione al contesto ambientale, senso di responsabilità e valorizzazione delle persone coinvolte. L’utility energetica ha donato alla struttura alimenti e attrezzature dedicate al benessere degli animali e al decoro delle aree comuni. I materiali, acquistati direttamente da Estra e consegnati all’istituto, comprendono cucce in legno, ciotole, alimenti e materiali per la realizzazione e il miglioramento dei ricoveri della colonia felina.
di Danilo Del Greco
laprovinciafrosinone.it, 31 dicembre 2025 Dentro il carcere di Frosinone esiste un tempo che va oltre quello della pena. È il tempo della possibilità, della fiducia e del cambiamento. È questo il cuore del fotolibro “Oltre i 90 minuti… Storie di allenamento, fiducia e riscatto dal Carcere di Frosinone”, presentato nei giorni scorsi presso la Casa Circondariale “Giuseppe Pagliei”. Il volume racconta il percorso del progetto “A campo libero”, promosso dalla Cooperativa Sociale Diaconia, in collaborazione con la Caritas Diocesana, e finanziato dalla Regione Lazio. La pubblicazione raccoglie gli scatti realizzati da Marco Campagna dell’amichevole di calcio giocata all’interno del carcere con i ragazzi della Casa dell’Amicizia, centro diurno per persone con disabilità di Ceccano, insieme alle lettere scritte dai detenuti. Un’esperienza educativa e riabilitativa che ha coinvolto giovani detenuti, molti alla prima detenzione, utilizzando il calcio come strumento di relazione, interiorizzazione delle regole, responsabilità e crescita personale.
di Giulia Melani
Il Manifesto, 31 dicembre 2025 “In carcere il tempo non passa: si deposita” scriveva Goliarda Sapienza. Fuori le lancette corrono, il calendario cambia, tutti parlano di ripartenze e buoni propositi; dentro, invece, i giorni si accumulano uno sull’altro, tutti uguali, senza interruzioni e senza futuro visibile. Il Capodanno dietro le sbarre è una finzione cronologica, priva di effetti concreti. Ogni giorno pesa, senza apertura, senza respiro. In chiusura del 2025, la Società della Ragione, in collaborazione con il Garante regionale toscano dei diritti dei detenuti, la Fondazione Michelucci e l’Archivio Margara e con il sostegno della Fondazione CR Firenze, ha realizzato e donato alle persone detenute Controcorrente, un calendario presentato il 17 dicembre nel Giardino degli Incontri di Sollicciano.
di Vincenzo Vita
Il Manifesto, 31 dicembre 2025 Si chiude all’insegna di un inevitabile scontro tra Stati Uniti e Unione Europea sulle regole per le Big Tech. Vedremo se il conflitto amplificato dalla questione del visto per gli Usa negato all’ex commissario Thierry Breton sarà reale o se è solo un fuoco di paglia. Tant’è, però, che le pur limitate normative di Bruxelles sull’infosfera sono considerate insopportabili dai nuovi ideologemi di Donald Trump e della sua setta. Sotto l’egida del think tank conservatore Heritage Foundation, fu elaborato dopo la sconfitta del tycoon del 2020 il Project 2025 imperniato sulla autonoma e intoccabile sovranità d’oltre oceano. Per approfondire si legga il bel volume (The Project, 2025) del giornalista statunitense David A. Graham. Si capiscono meglio tante cose e di connettono i molteplici indizi. Ogni multilateralismo è bandito e l’assetto compiuto del sistema viene relegato ad una sgradevole utopia di un passato da cancellare.
AFFARI SOCIALI
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 31 dicembre 2025 L’ultima sentenza della Corte sulla legge toscana costringe il Parlamento ad anticipare le Regioni. Dalle parti di Roma si resta cauti. E infatti quasi nessuno, dopo l’atteso verdetto della Consulta arrivato lunedì sera, si azzarda a cantare vittoria nel duello tra governo e Regioni sul fine vita. Non Palazzo Chigi, che aveva impugnato la legge della Toscana sul suicidio assistito. Né chi segue il dossier ormai fermo da un paio di mesi nelle commissioni riunite Giustizia e Affari sociali al Senato. E il perché si capisce: la sentenza della Corte non sigilla una sconfitta, né promuove a pieni voti. Ma si traduce in un messaggio chiaro a tutti, e soprattutto a chi siede in Parlamento: il legislatore non ha più alibi per rimandare una norma nazionale che il Paese aspetta da anni.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 31 dicembre 2025 La Consulta ha ritenuto non fondate le questioni sollevate dalla Corte di Appello di Lecce in otto diverse ordinanze in cui si indicavano alcune criticità. Il cosiddetto decreto Flussi, nella parte in cui ha privato le sezioni Immigrazione dei Tribunali civili della facoltà di decidere sulla convalida del trattenimento dello straniero richiedente la protezione internazionale, demandando tutto alle Corti d’appello, non è incostituzionale. Lo ha reso noto due giorni fa un comunicato della Consulta (Redattrice: Maria Rosaria San Giorgio) che ha ritenuto non fondate le questioni sollevate dalla Corte di Appello di Lecce in otto diverse ordinanze in cui sostanzialmente si indicavano quattro criticità: compressione del diritto alla difesa, mancanza del requisito della omogeneità, mancanza di specializzazione del giudicante su un tema così complesso, possibile violazione dell’articolo 3 della Costituzione sull’uguaglianza.
di Andrea Riccardi
Corriere della Sera, 31 dicembre 2025 La riflessione del pontefice: si “trasformano in armi persino pensieri e parole” e il clima di conflitto deborda nella società e impregna i rapporti. La figura mite e gentile di Leone XIV non deve spingere a sottovalutare il suo tenace contrasto del clima bellicoso odierno. Invece si passa oltre, distratti, come fosse una parte che deve recitare. Ma è una visione controcorrente. Giorni fa, il papa ha quasi denunciato un pensiero unico: “Chi oggi crede alla pace e ha scelto la via disarmata di Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici”. Di fronte alla politica del “tutti contro tutti”, con istituzioni multilaterali deperite, la Chiesa parla come una grande “internazionale” (è illusorio o al più transitorio credere di piegarla agli interessi nazionali): disarmata, ma conscia di un’autorità. Il suo messaggio matura nell’ascolto dell’umanità, attraverso una miriade di comunità ovunque diffuse.
di Lucia Capuzzi
Avvenire, 31 dicembre 2025 Da Ursula von der Leyen a Donald Trump, da Rearm Europe ai tagli di UsAid: i piani e i soldi, soprattutto in Occidente, si sono spostati dal “soft power” all’“hard power”. Un crinale su cui ci eravamo già indirizzati, ma che adesso appare sempre più pericoloso. “Questo è il tempo di costruire la pace attraverso la forza”. A marzo, Ursula von der Leyen ha sintetizzato così la nuova direttrice strategica dell’Europa. Una scelta obbligata - è il leitmotiv dominante - a causa delle ombre che aleggiano sul Continente. In realtà, si tratta di un’opzione politica. Costruita, come tutte le opzioni, su una serie di decisioni intermedie volte a spostare risorse dal soft power - diplomazia, cooperazione internazionale, aiuti allo sviluppo - all’hard power, cioè la guerra, minacciata o agita, fino a rendere quest’ultima l’unico strumento di risoluzione delle controversie globali.
di Antonio Sanfrancesco
Famiglia Cristiana, 31 dicembre 2025 Dal 15 novembre 2024 il cooperante italiano è detenuto in Venezuela senza accuse né processo. Nell’attesa sospesa di una famiglia, questa donna chiede verità, responsabilità e attenzione pubblica, ricordando alle istituzioni e al Paese che dietro un caso diplomatico c’è una vita umana che attende giustizia. E che riguarda tutti noi. La telefonata è arrivata pochi giorni prima di Natale. Una di quelle chiamate che non risolvono, ma riconoscono. Dall’altra parte della linea c’era il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ha chiamato Armanda Colusso per dirle che lo Stato non ha dimenticato suo figlio, Alberto Trentini. Un gesto sobrio, nel suo stile, ma capace di incidere profondamente nella vita di una madre che da tredici mesi vive sospesa nell’angoscia dell’attesa.
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Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 31 dicembre 2025)
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