Rassegna stampa 18 novembre

 

Giustizia: a Stati generali dell’anti-mafia critiche a Prodi

 

La Repubblica, 18 novembre 2006

 

L’Agenzia nazionale per la confisca dei beni mafiosi si farà. Lo ha detto Romano Prodi nel corso del suo intervento agli Stati generali dell’antimafia organizzati da Libera a Roma. "Occorre - ha spiegato il premier rispondendo alla richiesta avanzata da don Ciotti - dar vita ad una struttura specifica in grado di accompagnare i vari passaggi: sequestro, confisca, e riutilizzazione del bene. Noi ci siamo presi un impegno su questo punto quando, al momento della stesura del programma dell’Unione abbiamo previsto l’istituzione di una Agenzia nazionale specifica".

Prodi contestato. L’intervento di Prodi non è stato una passeggiata. Il premier è stato a tratti interrotto dai cittadini e dai rappresentanti delle associazioni e dei movimenti antimafia. Più che una vera e propria contestazione, una pressante richiesta di fare pulizia in Parlamento.

Ha replicato il presidente del consiglio: "Capisco il senso della vostra protesta e le ragioni del vostro risentimento, ma io sono stato invitato qui per dire cosa può fare il governo contro la mafia e quindi posso solo rispondere alle domande che riguardano gli impegni del governo...".

Mastella-Iervolino, è polemica. La giornata all’Auditorium di Roma è stata segnata anche da un’altra polemica, questa volta tra il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino e il ministro Clemente Mastella. La Iervolino ha spiegato che "a Napoli (con l’indulto, ndr) sono uscite centinaia di persone che molto spesso sono tornate a delinquere". Mastella ha replicato definendo le parole del sindaco "un po’ sussiegose e anche leziose, poste da un sindaco che criminologo non è". Poi ha rincarato: "Non è che l’indulto sia una proprietà privata mia, l’anno scorso a Napoli c’erano altri problemi che ci sono anche quest’anno. E l’anno scorso non c’era l’indulto".

Caselli: questione morale dimenticata. Nel suo intervento il procuratore generale di Torino Giancarlo Caselli ha invece criticato la politica: "C’ è un accantonamento di fatto della questione morale". E ha aggiunto: "Le dimissioni di chi è coinvolto in inchieste sono una desuetudine rispetto a quanto avviene in altri paesi. Nei programmi elettorali è quasi scomparsa la questione del rapporto tra etica e politica. Sono frequenti gli inviti ai magistrati a fare un passo indietro".

Le cifre della mattanza. Gli Stati generali dell’Antimafia proseguiranno anche sabato e domenica. Al lavoro per combattere la mattanza, eterna emergenza italiana. Basta il triste rosario delle cifre a ricordarlo: 2.298 omicidi di mafia in dodici anni (1993-2005). Solo negli ultimi quattro anni 648 persona assassinate delle quali 322 dalla Camorra, 141 dalla ‘Ndrangheta, 93 dalla Sacra corona unita, 79 da Cosa Nostra. Le vittime della mafia tra il 1997 e il 2001 sono state 5.047, quelle per droga 6.180. Mille e 391 i latitanti arrestati (1997-2005) dei quali 590 per camorra. Consigli comunali sciolti per mafia (1991-2005): 157 di cui 34 in Calabria, 69 in Campania, 44 in Sicilia. E ancora: le aziende confiscate alla criminalità organizzata sono state 671, quelle destinate a enti, associazioni, cooperative solo 227. Ne restano da destinare 444.

Il manifesto a Bertinotti. La lunga marcia di Libera si concluderà domenica sera quando gli organizzatori consegneranno al presidente della Camera, Fausto Bertinotti, il manifesto contro le mafie. Frutto del lavoro dei laboratori che, in questi giorni, si occuperanno dei diversi aspetti della criminalità: dalla tratta degli esseri umani, al traffico di droga, da quello delle armi, alle politiche della legalità, alle politiche per la scuola e l’educazione.

La manifestazione è aperta a tutti e si snoda tra sedi diverse (sul sito di Libera tutti i dettagli). Tra gli eventi ricordiamo Mafiestop!, la lunga notte bianca che si svolgerà sabato 18 novembre alla Casa del cinema di Villa Borghese: dalle 15 alle 3 proiezioni di documentari, film, e poi mostre, cortometraggi, monologhi.

Latina: usciti in 100, rientrati in 5, ma c’è già sovraffollamento

 

Tuscia web, 18 novembre 2006

 

"È un edificio fatiscente, datato 1934, e qualsiasi opera di ristrutturazione si faccia rimane l’inadeguatezza dell’intera struttura rispetto ai vigenti canoni del trattamento". Bruno Creo non molla la sua "battaglia" sulla Casa Circondariale di Latina, una questione che mercoledì prossimo sarà discussa in Consiglio comunale. All’ordine del giorno è stata infatti inserita anche la mozione presentata dal consigliere comunale di An che più volte aveva posto l’accento su un problema che, dati alla mano, emerge oggettivamente sotto gli occhi di tutti.

Primi fra tutti i numeri che riguardano le presenze nel carcere di via Aspromonte. La sera del 31 ottobre era stato Claudio Piccari, direttore della struttura penitenziaria pontina, a sottolineare un problema per la verità non solo di Latina ma anche di altri istituti di pena italiani: a tre mesi dalla concessione dell’indulto alcune carceri della penisola sarebbero nuovamente sovraffollate. "Il carcere di Latina ha una capienza regolamentare di 55 detenuti - aveva detto Piccari intervenendo alla trasmissione Radio Carcere andata in onda il 31 ottobre scorso sulle frequenze di Radio Radicale - Prima dell’indulto a Latina c’erano 125 detenuti, dopo siamo scesi a 83 detenuti, ma poi la situazione è di nuovo peggiorata, tanto che oggi i detenuti sono 105, quasi il doppio della capienza regolamentare e in celle da tre ci sono 5 detenuti".

Numeri che, occorre precisare, non sono affatto in contraddizione con quanto dichiarato ad inizio ottobre dal Garante regionale dei detenuti Angiolo Marroni che aveva smontato le varie teorie correnti secondo cui molti reclusi usciti con l’indulto sono tornati subito a commettere reati. Se è vero che solo 5 dei 100 beneficiari (tra detenuti in carcere e quelli ai domiciliari) del cosiddetto provvedimento "sfolla-carceri" sono tornati in via Aspromonte, è altresì vero che l’istituto di pena di Latina "ad oggi è di nuovo in emergenza", ha precisato Creo.

"Vorrei fare un esempio - ha osservato il consigliere di An - che rende l’idea in termini numerici dell’inadeguatezza della Casa Circondariale di via Aspromonte: la nostra provincia conta circa 520.000 abitanti contro i 480.000 residenti in provincia di Frosinone, eppure lì ci sono due carceri, uno nel capoluogo ciociaro e uno a Cassino. Anche da questo confronto, fra due realtà simili per quanto riguarda l’utenza, si evince che la struttura di Latina ormai è superata e che c’è la necessità di costruirne una nuova anche per restituire dignità a detenuti e operatori, questi ultimi costretti a vivere una condizione lavorativa di disagio. Per questo ho invitato l’Amministrazione Comunale ed il Consiglio Comunale ad individuare un’idonea area urbanistica da destinare eventualmente all’utilizzo della nuova struttura carceraria, potendo anche sfruttare l’opportunità di un apposito Project Financial". "Altro aspetto non meno importante e che dovrebbe destare una nota di preoccupazione - ha concluso Creo - è la collocazione nel territorio cittadino del carcere, situato in piena città e nelle cui vicinanze ci sono scuole e abitazioni a cui purtroppo non è garantita sicurezza. Possibili soluzioni al problema non mancano, è importante iniziare a parlarne".

Treviso: ideato dalla Caritas il progetto "adozioni a vicinanza"

 

www.giustizia.it, 18 novembre 2006

 

Adozioni a vicinanza riguarda specificatamente il mondo del carcere. L’iniziativa nasce dalla Caritas diocesana di Treviso all’interno del progetto Minori alla porta, prevede interventi contro il disagio dei minori, dall’affido all’adozione, e interventi di sostegno a minori con genitori in carcere o nomadi, con genitori separati o accuditi solo dalla madre.

L’obiettivo è creare reti di solidarietà umana per promuovere un crescita sana dei ragazzi che, senza colpa, si trovano a vivere situazioni di disagio. L’indifferenza dei più e la miseria di certe condizioni umane abbandonate a se stesse possono generare persone frustrate, sofferenti psichici, ma possono anche degenerare in forme di illegalità, disordine sociale, micro o macro criminalità. Le tipologie di intervento si spalmano su diversi bisogni: l’alimentazione (borse spesa, latte, buoni pasto scolastici), la salute della persona (medicine, interventi sanitari), il dignitoso inserimento sociale (doposcuola, testi scolastici, associazioni giovanili, attività estive, campi scuola). Non mancano i momenti di sensibilizzazione nei plessi scolastici, nelle comunità, nei gruppi e tramite i mass media locali.

Bari: un tutor per i figli dei detenuti sottoposti al 41bis

 

www.giustizia.it, 18 novembre 2006

 

Crescere nella legalità è il primo progetto sperimentale non repressivo di lotta alla criminalità, nato da un’idea del Comune di Bari in sinergia con procura dei minori, procura della Repubblica e forze di polizia. L’obiettivo che si propone è quello di realizzare un piano di lavoro di prevenzione e di educazione attraverso interventi ad hoc, come l’istituzione di un tutor per il recupero e l’integrazione di minori abituati a vivere in un contesto mafioso. Inoltre, grazie al monitoraggio sul territorio e la cooperazione tra le varie istituzioni, verranno attivati enti di assistenza e associazioni di volontariato al fine di seguire quei minori che hanno i loro genitori detenuti in regime di carcere duro con programmi mirati e caso per caso. Il capo della procura minorile, Saverio Occhiogrosso, guiderà il lavoro di coordinamento fra la magistratura e i servizi sociali.

Piacenza: con l'indulto usciti 163 detenuti, rientrati in 5

 

Libertà, 18 novembre 2006

 

Indulto a Piacenza, sono 163 le persone rimesse in libertà dalla Casa circondariale delle Novate, con una quota minima di rientri (5). Amministrazione penitenziaria, enti locali piacentini e volontariato stanno varando il primo progetto di reinserimento per ex detenuti: saranno 6 quelli piacentini che hanno usufruito dell’indulto, per i quali verranno finanziati borse di studio e tirocini formativi di 6 mesi. A darne notizia Caterina Zurlo, direttrice dell’istituto di pena, in occasione della festa della Polizia penitenziaria che si è svolta ieri nel carcere piacentino, con l’intervento di tutte le autorità civili, militari e religiose. Festa dai toni dimessi anche a Le Novate.

Nel nostro carcere sono attualmente presenti 263 detenuti (erano 336 prima dell’indulto). Già alla vigilia, il sindacato degli agenti penitenziari della Uil era intervenuto con un comunicato in cui si annunciava l’astensione alla cerimonia, in segno di protesta contro carenza d’organico e assenza di risorse economiche (di fatto alcuni agenti della Uil sono stati comunque presenti, per ragioni di servizio). Scarsità di personale e carichi di superlavoro conseguenti - emergenze che il provvedimento di indulto non sarebbe stato sufficiente ad azzerare - anche nel mirino di tutto il fronte sindacale compatto (Cgil, Cisl, Uil, Osap, Uspp, Lisiap) che ieri, per voce di Marco Martucci (segreteria regionale Cgil), è tornato a denunciare la difficile condizione dei lavoratori del settore nelle carceri emiliano-romagnole: "Contro una media nazionale dello 0,90, in regione registriamo un rapporto detenuti-agenti pari all’1,67, con conseguente doppio carico di lavoro rispetto ad altri territori, ed ugualmente, in tutte le carceri dell’Emilia Romagna, e quindi anche a Piacenza, esiste un esubero di 500 detenuti rispetto alla capienza delle strutture" ha accusato Martucci, insieme a Gennaro Narducci (Lisiap).

Mali non nuovi, e che neppure la Zurlo ha voluto nascondere nel suo intervento. Parlando infatti del personale in campo (179 agenti nella pianta organica del 2001, contro i 166 attuali, una ventina dei quali distaccati in altre sedi, per i 236 detenuti di oggi) la direttrice ha ribadito che "al reparto mancano unità in più che permetterebbero di svolgere più serenamente il proprio lavoro, e all’Amministrazione stessa di adempiere al proprio compito di tutela della sicurezza con l’indispensabile rigore, sempre assicurato, pur faticosamente" ha fatto presente.

Nel sottolineare una sostanziale unità di intenti rispetto alle richieste provenienti anche dal fronte degli agenti, la Zurlo ha puntato il dito contro "risorse economiche di gran lunga tagliate dai livelli centrali, sicché - ha dichiarato la direttrice del carcere piacentino - alle volte è davvero difficile portare avanti progetti, anche quelli meno ambiziosi, di semplice manutenzione, e ancor più quelli coraggiosi ed innovativi, per i quali fin dall’inizio sappiamo non esserci copertura". Dei 236 detenuti oggi alle Novate, 133 (ovvero il 56 circa per cento) sono stranieri, marocchini ed albanesi al primo posto; 4 i semi-liberi e 3 quelli che lavorano all’esterno dell’istituto di pena; 9, infine, le detenute.

Napoli: lezioni di rugby per i minori detenuti a Nisida

 

Il Mattino, 18 novembre 2006

 

Festa del rugby nel carcere minorile di Nisida. L’Amatori Napoli (serie C) ha iniziato nel campetto del calcio a 5 all’interno dell’istituto le selezioni tra gli ospiti del carcere per inserire nella propria formazione alcuni di loro. Già nello scorso anno la società di Enzo Iorio e Gabriele D’Orazio ha dato via al progetto Nisida RFC, nato in collaborazione con la Federazione Italiana Rugby, che punta alla diffusione del rugby all’interno di Nisida. Un progetto unico in Italia che fin dalle prime battute ha avuto un largo successo di partecipazione. Nella squadra dell’Amatori nella stagione scorsa giocarono cinque ragazzi, quest’anno si spera di poter superare questo numero. Uno di questi ragazzi lo scorso anno ha avuto la sua prima esperienza da rugbista e oggi scontata la sua pena ha fatto richiesta all’Amatori di poterlo tesserare perché ha intenzione di giocare regolarmente. "Io sono finito in carcere - ha detto il giovane che non è italiano e che ha ripreso anche a studiare - calpestando le mie radici e la mia religione. Oggi ho conosciuto un nuovo mondo nel quale sono riuscito a salvarmi". Le selezioni, che hanno visto la partecipazione di 18 detenuti, sono state fatte dai tecnici federali Lorenzo De Vanna (selezionatore della nazionale under 18), Crescenzo Vigliotti e Francesco Salierno docente di scienze motorie dell’università Parthenope. In rappresentanza della federazione, accompagnato dai dirigenti campani Gennaro De Falco e Giacomo Verdicchio, il consigliere federale Michele Manzo ha portato in dono ai ragazzi di Nisida un kit di divise complete di scarpette e palloni.

Napoli: indulto, ancora scintille tra Mastella e la Jervolino

 

Il Mattino, 18 novembre 2006

 

L’equazione che torna e non torna: più criminali liberi, più reati commessi in strada. In una parola: indulto. L’ennesimo atto della querelle sulla decisione del Parlamento che l’estate scorsa ha allentato il sovraffollamento delle carceri con un provvedimento di clemenza, si è registrato ieri nel corso della prima giornata degli Stati generali dell’antimafia cominciati a Roma nell’auditorium della Conciliazione. Si discuteva di criminalità, di racket e usura, e inevitabilmente il caso Napoli ha sollecitato tanti interventi, e altrettanti gli spunti per riaprire la polemica.

Schermaglia inattese quella tra il sindaco Rosa Iervolino e il ministro della Giustizia Clemente Mastella. Al guardasigilli non sono piaciute le parole del primo cittadino che aveva espresso un giudizio non proprio esaltante sulle conseguenze dell’indulto, e che in pratica aveva confermato l’equazione che tante polemiche sta sollevando: dopo il provvedimento sono aumentati i crimini a Napoli. La replica del ministro è subito dura, nei toni e nei contenuti, anche se a fine serata tutto è sembrato ridimensionarsi.

"L’anno scorso - ribatte Mastella - non mi pare ci fosse l’indulto. Eppure a Napoli c’erano più morti, uguale spazzatura e ulteriori disagi". Primo affondo, seguito da un ulteriore attacco: "Spero che la Iervolino si stia occupando sia della spazzatura, sia del disagio e della criminalità che c’erano lo scorso anno. Se non ci fosse stata criminalità a Napoli, o ce ne fosse stata di meno, la Iervolino avrebbe una qualche ragione. Ma se, come mi pare, non c’è nessun nesso statistico tra indulto e quello che si verifica a Napoli, il sindaco dice parole vuote e senza senso politico perché come sa anche lei l’indulto lo hanno votato anche amici suoi o quelli che ha sostenuto".

La tesi che più volte è tornata nelle ultime settimane, stavolta è indirizzata al sindaco. "L’indulto - ha precisato Mastella - è un’iniziativa del Parlamento e non del governo. L’indulto non si chiama "Mastella" perché non c’è una mia legge". Quindi la precisazione: "Con il sindaco Iervolino nessuna polemica. Rispondo solo a obiezioni un po' sussiegose e anche leziose, poste da un sindaco che criminologo non è". Nel corso della prima giornata degli Stati generali dell’Antimafia, è stata affrontata anche la questione delle confische dei beni di mafia, camorra e ‘ndrangheta e il riutilizzo a fini sociali. Il governo ha confermato che intende costituire un’agenzia nazionale per coordinare accompagnare il sequestro, la confisca e la riutilizzazione dei beni sottratti alle organizzazioni criminali.

Como: presentazione del progetto "Libera la musica"

 

La Provincia di Como, 18 novembre 2006

 

Alla fine, si è rivelata una festa e così, tutto sommato, doveva essere. Con i detenuti del circuito "alta sicurezza" - quelli che hanno partecipato al progetto biennale "Libera la musica" e i tre premiati al concorso di poesia - a ricevere i complimenti del folto pubblico, dopo un’esibizione intensa quanto emozionante, e sincere pacche sulle spalle dai musicisti.

Ieri mattina, alla casa circondariale di Como, l’ennesima presentazione dei frutti di un progetto - finanziato dalla Regione attraverso il Comune - maturato in seno all’area educativa del Bassone coordinata dal dottor Mauro Imperiale, nell’occasione con la dottoressa Federica Pisani, in accordo con il direttore, il dottor Fabrizio Rinaldi. Stavolta, un’iniziativa musicale: il secondo cd - "Mi sono alzato in volo", dal titolo dell’omonima canzone scritta da Annino Mele - realizzato in due anni dai detenuti dell’"alta sicurezza" grazie all’esperta guida e alla pazienza di Riccardo Busana e dei suoi collaboratori della scuola di musica Nerolidio.

Un momento di condivisione del percorso svolto, l’esecuzione dal vivo di alcuni brani del cd nonché la premiazione di un concorso "interno" di poesia: tre elementi che, amalgamati, hanno garantito l’entusiasmo di tutti i detenuti, i dirigenti, gli educatori (Bruno Vegro della Lila), le autorità - presenti gli assessori Anna Veronelli e Sergio Gaddi - e gli ospiti. Caldi applausi come significativo riconoscimento del lavoro svolto dai detenuti. Sul palco, il coordinatore del progetto musicale Riccardo Busana e il percussionista Bruno Sensale hanno saputo infondere la giusta carica ai tre "esordienti" che non hanno deluso facendo anche cantare la platea.

Particolarmente gradito, poi, l’intervento del cantautore Luca Ghielmetti che, dopo un brano proprio, ha voluto offrire due riusciti omaggi a due grandi della musica italiana: Fabrizio De Andrè e Bruno Lauzi. L’esibizione musicale, preceduta dai saluti del direttore Rinaldi e del dottor Imperiale, è stata interrotta solo dalla premiazione del concorso di poesia, introdotto dalla professoressa Ida Morosini, "anima" della biblioteca del Bassone. Il cd è a disposizione di tutti a un’offerta minima di 10 euro: parte del raccolto andrà alla Lila.

Sicurezza: 79% di carabinieri e poliziotti bocciano il governo

 

Sesto Potere, 18 novembre 2006

 

Il 79% per cento di un campione di 12.000 tra carabinieri, poliziotti, finanziari e militari ha giudicato "pessimo" l’operato del Governo sui temi relativi alla sicurezza e alla difesa. L’11% ha invece dato all’Esecutivo un voto "sufficiente", il 7% "buono" e il 3% "ottimo". È il risultato di un sondaggio realizzato dal network radiofonico della sicurezza GrNews.it. Tra gli indici di gradimento dei ministri interessati, il numero uno del Viminale Giuliano Amato si attesta al 39%, mentre il collega della Difesa Arturo Parisi si ferma al 32%. "Sul giudizio sull’Esecutivo - fanno sapere dalla redazione di GrNews.it - hanno pesato sicuramente le proteste sulla legge finanziaria e sul provvedimento dell’indulto, visto come un insulto dagli operatori. Ma anche la richieste di istituire una commissione di inchiesta sul G8 di Genova e, in ultimo, la mancata commemorazione ufficiale della strage di Nassiriya".

Verona: "Tra Mura Les", in esposizione le opere dei detenuti

 

Comunicato stampa, 18 novembre 2006

 

Tra Mura Les 2006 - L’arte in carcere

Verona, ex Arsenale Austriaco 18-26 novembre

Esposizione di oggetti in ceramica, artigianato, pittura, scultura, mosaico, realizzate da persone detenute. Mostra resa possibile dal Patrocinio e Contributo del Comune di Verona, dell’Assessorato ai Servizi Sociali, alla collaborazione della Casa Circondariale di Montorio, alla Regione Veneto, e all’associazione La Fraternità nell’azione dei suoi volontari e collaboratori.

 

Presentazione del Sindaco di Verona, Paolo Zanotto

 

Presento con piacere questa edizione 2006 della mostra Tra Mura Les, che vede protagonisti i cittadini della Casa Circondariale di Montorio. Una manifestazione importante per i partecipanti, ma anche per l’intera comunità.

Le Istituzioni non possono infatti dimenticare le persone che hanno avuto problemi con la giustizia. È nostro compito promuovere iniziative come Tra Mura Les, assieme ad altre realtà pubbliche e private, alle associazioni e al volontariato. Grazie a questa mostra i veronesi conoscono l’attività, le capacità e le risorse dei detenuti. Ma soprattutto si crea un nuovo contatto tra mondo del carcere e mondo esterno, un contatto indispensabile per il reinserimento in società dei detenuti una volta scontata la pena. Grazie all’arte si torna tutti ad essere cittadini in modo uguale. I colori possono divenire una possibilità di riscatto, i disegni una ventata di libertà. Per questo ringrazio chi ha contribuito a realizzare la manifestazione, e mi auguro che Tra Mura Les acquisisca col tempo un prestigio sempre maggiore.

 

Presentazione di Franco Dalla Mura, Assessore Servizi Sociali del Comune di Verona

 

Ormai da diversi anni si ripete l’appuntamento con "Tramurales", e la presenza dei detenuti nel Carcere di Montorio ritorna a farsi sentire nel modo più antico del mondo: l’immagine.

L’immagine non solo è il primo modo, diverso dalla voce e dalle espressioni del corpo, con cui tutti noi abbiamo comunicato con gli altri: è uno dei modi che per eccellenza superano gli ostacoli dati dalla diversità delle lingue e del linguaggio; è un modo per esprimere senza il filtro delle parole ciò che il nostro spirito sente. In altre parole, è un modo per essere liberi.

Con i loro lavori artistici i detenuti nel Carcere di Montorio fanno dunque sentire la propria presenza nella Città come uomini e donne liberi, cui nessuno potrà mai togliere la libertà di pensare, di comunicare il proprio pensiero, di concepire un proprio progetto di vita; un progetto che, forse proprio perché ri-nasce nella difficoltà e nella sofferenza, può essere più genuino e più forte. La possibilità di realizzare questa mostra è una risposta a quel diritto di essere se stessi che la Costituzione garantisce a tutti, senza condizione alcuna, e per cui le Istituzioni devono positivamente operare garantendo quel diritto inviolabile a quegli stessi cittadini cui è richiesto di svolgere un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società; a cui deve essere sempre data un’altra opportunità per farlo.

 

Scarica il catalogo della mostra (pdf)

Irlanda: "La Bohème", con scene e costumi fatti dai detenuti

 

Il Messaggero, 18 novembre 2006

 

Sabato 18 novembre 2006 al Gaiety Theatre di Dublino si terrà la Prima de "La Bohème" di Puccini con costumi e scene dell’opera ideati e realizzati dai detenuti dei carceri di massima sicurezza di Maiano a Spoleto e di Mountjoy a Dublino. Sono previste 5 repliche, di cui la prima, il 20 novembre, alla presenza della Presidente dell´Irlanda Mary Patricia Mcaleese. La produzione dell’opera teatrale per il debutto a Dublino è affidata ad Opera Ireland.

Il cast comprende il direttore d’orchestra Alexander Anissimov, la regista Porzia Addabbo, Fiorella Burato (Mimì), Andrea Giovannini (Rodolfo), Alessia Grimaldi (Musetta), Massimo Cavalletti (Marcello), Paolo Pecchioli (Colline), Steffen Kubach (Schaunard), Gerard O’connor (Benoit e Alcindoro) e P. J. Hurley (Parpignol). Il Progetto "La Bohème" è composto da due fasi: la prima, coordinata e sostenuta dall’Assessorato alle Attività culturali e sociali della Provincia di Perugia è iniziata a Spoleto nel 2004.

Alcune decine di detenuti si sono impegnati nello studio dell’opera pucciniana e nella creazione dei bozzetti di scenografie e costumi. Questa prima fase è stata documentata dal film della regista Porzia Addabbo dal titolo "Bohème al carcere di Maiano" che descrive il lavoro preliminare compiuto dai detenuti nell’ambito delle attività didattiche della sezione distaccata dell’Istituto d’Arte Leoncillo Leonardi di Spoleto all’interno del penitenziario; l’allestimento in scala ridotta delle scenografie; la produzione di alcuni costumi dei principali protagonisti, attraverso un dettagliato percorso anche conoscitivo all’opera, alla musica e al libretto.

La seconda fase è nata dalla collaborazione della Provincia di Perugia con il Dipartimento di Giustizia del Governo Irlandese, diventato partner istituzionale e cofinanziatore del progetto. Da aprile scorso i detenuti dei carceri di Maiano e di Mountjoy hanno iniziato a realizzare le scenografie e la produzione dei costumi sotto la guida di Porzia Addabbo e dello scenografo Michele Zualdi per un allestimento reale della Bohème che si concretizza proprio con la Prima del 18 novembre a Dublino e nel 2007 a Spoleto. Il Progetto "La Bohème" ha ricevuto il patrocinio del Segretariato Sociale della Rai che ha consentito la visione del film della Addabbo all’edizione 2006 del Prix Italia a Venezia.

 

 

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