Rassegna stampa 17 novembre

 

Giustizia: garante dei detenuti, il progetto di legge avanza

 

Vita, 17 novembre 2006

 

Con i pareri favorevoli espressi dalla Affari Sociali e dalla Lavoro fa un significativo passo avanti il testo unificato 626 definito dalla Affari Costituzionali per la istituzione del Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.

Questa Autorità autonoma (un presidente e quattro membri eletti dal Parlamento) si avvarrà dell’apporto di un ufficio composto da 50 dipendenti dello Stato o di altre amministrazioni autonome poste fuori ruolo, comporterà una spesa di 1.650.000 euro a decorrere dal 2007, dovrà raccordarsi con i magistrati di sorveglianza per evitare sovrapposizione di compiti e con i difensori civici e i garanti già istituiti in alcune regioni prendendo in esame anche le loro segnalazioni. L’ambito operativo del Garante è molto esteso e nell’esercizio delle sue funzioni non ha bisogno di autorizzazioni o di dare preavviso per qualsiasi sopralluogo o intervento ritenga opportuno effettuare nelle carceri, nelle camere di sicurezza, nei centri di permanenza temporanea per extracomunitari.

In particolare l’articolo 8 del testo, che a breve sarà varato dalla Affari Costituzionali per il passaggio in aula ed il successivo iter al Senato, stabilisce che il Garante esercita la vigilanza diretta ad assicurare che l’esecuzione della custodia dei detenuto e di qualsiasi persona privata della libertà sia effettuata nel rispetto dei principi stabiliti dalla Costituzione, dalle convenzioni internazionali e dalla normativa vigente, adotta le misure sulle istanze ed i reclami che gli sono rivolti da carcerati ed internati, verifica che le strutture edilizie pubbliche siano idonee a salvaguardare la dignità del recluso, controlla il rispetto delle procedure e degli adempimenti previste dalla legge presso i centri temporanei di permanenza ed assistenza. Se il Garante verifica che istanze e reclami che gli sono rivolti sono fondati richiede all’amministrazione competente di agire in conformità e può agire nei suoi confronti se non registra adeguamento alla raccomandazione. Il Garante può richiedere al tribunale di sorveglianza l’annullamento dell’atto che reputa illegittimo.

Giustizia: Istat; sono 13 mila i minori affidati ai servizi sociali

 

Ansa, 17 novembre 2006

 

Sono 13.091 i minori - tra loro 1.510 femmine - presi in carico, nel 2005, dagli Uffici di servizio sociale, le strutture pubbliche che hanno il compito di elaborare progetti per il recupero dei baby-criminali sottoposti a procedimento penale.

I tre quarti degli adolescenti affidati ai servizi sono italiani, il 17,4% sono stranieri e il restante 7,6% è costituito da nomadi che non vengono distinti per cittadinanza. Lo rileva l’Istat nel capitolo dedicato alla giustizia del suo rapporto annuale. Sempre nel corso del 2005 è aumentato con un incremento del 6,6% il numero dei minori collocati dai servizi sociali presso delle comunità di accoglienza. Il dato - rispetto al 2001 - rappresenta un netto balzo avanti del 43,8%. Per quanto riguarda i crimini commessi dai minorenni, le imputazioni riguardano nel 70,6% dei casi - sia per gli stranieri che per gli italiani - delitti contro il patrimonio, seguiti dalla violazione della normativa sugli stupefacenti (18,7%) e dai reati contro la persona (4%). L’amara esperienza di varcare il portone di un carcere è toccata - sempre nel 2005 - a 1.489 ragazzini (fra loro il 59,5% di stranieri e il 18,3% di femmine), l’82% per custodia cautelare.

Giustizia: Minniti; risorse insufficienti per forze dell’ordine

 

Gazzetta del Sud, 17 novembre 2006

 

"Siamo ridotti all’osso. E non parlo di investimenti, parlo dei soldi per le spese di tutti i giorni. Gli elicotteri dei Nocs, che dovrebbero essere impiegati per l’emergenza Sud, possono volare solo fino a Natale". Il grido d’allarme è lanciato da Marco Minniti, sottosegretario all’Interno, mentre davanti a Montecitorio trecento poliziotti penitenziari protestano contro i tagli della Finanziaria che penalizzano il comparto sicurezza, e chiedono l’assunzione di 530 ausiliari.

Accanto ai "baschi azzurri" manifesta anche il personale amministrativo del settore carcerario. "Il centrosinistra al governo - dichiara Roberto Martinelli, segretario nazionale aggiunto del Sappe, il sindacato autonomo della polizia penitenziaria - riesce nell’impresa di far scendere in piazza migliaia di poliziotti di Stato e penitenziari, carabinieri, finanzieri, forestali, con i nostri familiari, i parenti delle nostre vittime e i comuni cittadini per esternare la protesta dei servitori dello Stato contro questa finanziaria iniqua, pericolosa e ingiusta".

L’appuntamento è a Roma il 5 dicembre. I trecento uomini in divisa accolgono con un applauso il ministro della Giustizia che si ferma a parlare con i sindacalisti della categoria. A loro Clemente Mastella dice che farà il possibile per l’assunzione dei 530 ausiliari ("sempre che al Senato non ci fottano" avverte) e assicura anche il suo contributo per il rinnovo del contratto del comparto sicurezza scaduto alla fine del 2005. Quanto poi alla richiesta degli agenti penitenziari di essere utilizzati anche al di fuori delle carceri, il Guardasigilli offre disponibilità al loro inserimento tra le forze di polizia impegnate nel "piano Napoli".

L’area della difesa forze di polizia ed Esercito "rientra tra le priorità assolute" delle scelte del governo e della maggioranza nella Finanziaria, sottolinea Franco Marini, presidente del Senato, perché "il Paese non può far mancare il sostegno indispensabile alle nostre forze di sicurezza e alle nostre forze militari che sono in missione di pace nel mondo e in Medio Oriente in particolare".

Tra i carabinieri tira addirittura aria di burrasca. Il fatto è che l’appuntato Alessandro Rumore, membro del Cocer dell’Arma, ha reso noto che contro di lui pende un procedimento penale militare a causa dell’attività svolta proprio nell’ambito dell’organismo di rappresentanza. Al sottufficiale, che alla Commissione Difesa del Senato aveva rappresentato l’allarme del Cocer per i tagli in Finanziaria che colpiscono anche i carabinieri, hanno espresso solidarietà il Sap, sindacato autonomo di polizia, e la Consulta sicurezza (Sappe e Sapaf). "Da un punto di vista comparativo, con riferimento agli standard europei, l’Italia appare il Paese che meno ha a cuore le forze dell’ordine", è l’amaro commento del Cocer dei carabinieri.

"ORA auspichiamo una rapida calendarizzazione in Consiglio per arrivare a un risultato storico.

La Regione Lazio sarebbe la prima in Italia ad avere una legge organica in materia penitenziaria. È questo il momento per fare le riforme. E noi possiamo essere all’avanguardia". Così l’assessore regionale al Bilancio, Luigi Nieri, commenta l’approvazione in commissione Politiche sociali della pdl sulle carceri da lui proposta. "La proposta di legge - si legge nella nota dell’assessorato al Bilancio - assume la consapevolezza che il sistema della esecuzione penale non è più di esclusiva pertinenza statale, così come lo stesso Ministro della Giustizia Clemente Mastella ha ricordato nel presentare alle Camere il programma del Governo in ambito penitenziario. Le Regioni e gli enti locali progressivamente hanno acquisito un ruolo, che però non è sufficientemente riconosciuto nelle sedi istituzionali. È giusto ovviamente sostenere che l’esecuzione delle pene rimanga di competenza del Ministero della Giustizia".

Udine: mancano i soldi per costruire la sezione femminile

 

Il Gazzettino, 17 novembre 2006

 

Respira eccome via Spalato, dopo che l’indulto ha aperto le porte della galera a 135 carcerati, tutti uomini, ormai liberi. Quindi, la soglia del sovraffollamento è ritornata sotto il livello di allerta: oggi si contano un’ottantina di detenuti (la capienza regolamentare è di 105 persone e quella tollerabile arriva fino a 166), sorvegliati da 135 agenti di cui 18 donne, con un’età media di trent’anni. L’accetta della Finanziaria ha colpito duro anche nella Casa circondariale dove, per mancanza di soldi, i lavori per la ristrutturazione del secondo lotto sono stoppati. La sezione femminile e il reparto di semi-libertà, quindi, sono rimasti senza benzina. Niente detenute donne, almeno fino a quando da Roma non verranno stanziati i fondi necessari. "Per il momento si è tutto bloccato", conferma il direttore del carcere, Francesco Macrì, a margine della festa della Polizia penitenziaria, celebrata con una messa officiata dall’arcivescovo emerito Alfredo Battisti insieme al cappellano Flaviano Veronesi e all’ex cappellano Giacomo Filuppuzzi.

"Speriamo che per la metà del 2007 arrivino i finanziamenti" anche perché, spiega Macrì, la ripresa dei lavori permetterebbe, parallelamente, di far ripartire alcune attività rivolte ai detenuti, visto che negli spazi in ristrutturazione vedranno la luce aule più grandi, laboratori e una sala cinematografica. Intanto, l’austerity regna sovrana. "Dobbiamo stare attenti a tutto, anche alle spese più banali", conferma il direttore. L’economia assoluta non è tanto una scelta, ma una costrizione. Non nasconde che si fa difficoltà persino a trovare i soldi per pagare le bollette. Insomma, ogni centesimo è calcolato. Denaro a parte, l’obiettivo del direttore è di rafforzare la formazione di tipo tecnico e professionale, per riuscire così a offrire maggiori possibilità d’inserimento concreto dei futuri ex carcerati.

Vibo Valentia: sei borse lavoro con il progetto "Orizzonte"

 

Quotidiano di Calabria, 17 novembre 2006

 

Offrire ai soggetti in esecuzione penale esterna attraverso il lavoro uno strumento per superare la condizione di marginalità che la pena porta con sé, emanciparsi economicamente superando così l’ottica di una espiazione fine a se stessa, evitare esperienze di disorientamento e isolamento. Questa, in sintesi, l’idea che anima il progetto "Orizzonte", elaborato dall’assessorato alle Politiche sociali del Comune e presentato ieri mattina nella sede di via Gagliardi alla presenza, oltre che dell’assessore al ramo Vito Pitaro, del direttore dell’Ufficio esecuzione penale esterna per le province di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, Rosaria Sei, e dal responsabile della Caritas diocesana Antonio Morelli.

Sei borse lavoro, in sostanza, destinate ad altrettanti soggetti che scontano la pena in regime di affidamento in prova al servizio sociale, di detenzione domiciliare, semilibertà, libertà vigilata e indultino, residenti nel comune di Vibo Valentia. Una seria e concreta opportunità di reinserimento sociale del detenuto, dunque, quella che viene dall’amministrazione comunale e che vede coinvolti l’istituzione penitenziaria e la Caritas diocesana.

Ad illustrare le finalità del progetto che nel nome ha la sua essenza, lo stesso assessore Pitaro, il quale ha parlato della necessità di riconsiderare la posizione di chi è costretto a scontare una pena: "Dobbiamo pensare al detenuto in maniera diversa - ha detto tra l’altro l’esponente della giunta Sammarco - Dargli una seconda possibilità per reinserirsi in modo dignitoso nel contesto sociale. Questo progetto - ha aggiunto - segna la fine di un lavoro che si è snodato per alcuni mesi. È il primo risultato concreto di un impegno che dovrà essere portato avanti anche da tutte le altre istituzioni con l’unico obiettivo di favorire l’inserimento del detenuto nella società civile".

Puntuale quanto toccante l’intervento di Rosaria Sei, la quale ha ribadito quello che da sempre è l’obiettivo del suo operare nonché dell’istituzione penitenziaria che rappresenta: "Restituire valore e dignità alla vita di chi ha infranto le regole - ha spiegato - Oggi, grazie alla sensibilità dell’assessore Vito Pitaro, è stato fatto a Vibo Valentia un primo passo verso chi ha conosciuto la realtà della detenzione o di una misura alternativa".

Dopo avere ricordato gli ambiti di intervento dell’Ufficio da lei diretto (azioni di aiuto, di controllo, di sostegno e consulenza nei confronti di persone coinvolte nell’esecuzione penale all’interno degli istituti penitenziari e con soggetti in esecuzione penale extramuraria), la Sei ha spiegato come il progetto "Orizzonte" ("da noi tutti voluto") preveda anche interventi di accompagnamento psicologico e consulenza orientativa che "permettano ai fruitori delle borse lavoro di diventare protagonisti positivi ed emancipati dalle scelte di illegalità".

Appassionato quanto pacato, come è nel suo stile, l’intervento di Antonio Morelli, che ha plaudito a Pitaro "amministratore attento che, pur nella ristrettezza delle risorse e gli innumerevoli problemi del territorio, devastato sotto ogni aspetto, ha inteso e intende le politiche sociali non come strumento di mero assistenzialismo, anche se è un concetto difficile da sradicare". Un elogio che Morelli ha voluto estendere anche all’ex assessore Federici per la disponibilità concreta da lui dimostrata in occasione dell’emergenza indulto. Una parte importante del suo discorso il responsabile della Caritas lo ha riservato, tuttavia, ad una denuncia nei confronti di quella che ha definito insensibilità collettiva verso i soggetti deboli della società.

"Prima di tutto della politica - ha affermato - La vera solidarietà, sancita anche dalla nostra Costituzione, è farsi carico e trovare soluzione ai problemi, non tamponarli". Morelli ha poi parlato della necessità di lavorare tutti per ridare dignità al detenuto, recuperandolo. "Non possiamo dare per perso nessuno - ha ammonito in proposito Morelli - Il carcere non è un lazzaretto. La sicurezza non si ottiene con l’invio dell’esercito, ma si deve coniugare con il riconoscimento dei diritti, tra cui, quello fondamentale, l’affermazione della propria dignità, in tutti i luoghi, in tutti i contesti".

Avezzano: 1 milione e mezzo di euro per ristrutturare il carcere

 

Il Messaggero, 17 novembre 2006

 

Risorse per un milione e mezzo di euro sono state individuate per interventi di ripristino e messa in sicurezza del carcere di Avezzano nel "Piano di ripartizione del Fondo per l’edilizia giudiziaria, penitenziaria e minorile" presentato il 9 ottobre scorso dal ministero della Giustizia. La Commissione Giustizia del Senato ha dato parere favorevole allo stanziamento, come riferisce, in una nota, il senatore dell’Ulivo Luigi Lusi.

"Il Governo Prodi - si legge - ha adottato le necessarie iniziative in materia di edilizia carceraria, mirando sia alla costruzione di nuove case circondariali sia alla riapertura di quei penitenziari chiusi negli anni passati per ragioni di bilancio".

Larino: prevenzione delle tossicodipendenze in carcere

 

Il Tempo, 17 novembre 2006

 

Il Miur con decreto del 02.12.2002 ha accreditato all’Ufficio Scolastico Provinciale di Campobasso risorse finanziarie per attivare iniziative di prevenzione delle tossicodipendenze e di educazione alla salute. La Direzione Scolastica Regionale per il Molise ha inteso realizzare un progetto innovativo nel campo della prevenzione del disagio e della dispersione scolastica, con particolare riguardo all’educazione e alla salute, che coinvolge già circa 1000 alunni delle scuole secondarie di secondo grado della regione, 50 docenti e 200 genitori.

Il Progetto, come noto, si avvale della preziosa collaborazione del giornalista Luca Pagliari e delle testimonianze dirette di giovani amici (vittime della strada, della droga e dell’alcool) che hanno deciso di accompagnarlo in questo incredibile viaggio tra i banchi di scuola.

Nell’ambito di tale iniziativa, atteso anche il notevole interesse suscitato sia da parte degli studenti che dei genitori, la Direzione Scolastica Regionale ha inteso programmare un incontro formativo, con possibilità di prevedere analogo percorso durante tutto l’anno scolastico, anche per gli studenti che sono attualmente detenuti nel carcere di Larino. Venerdì 17 novembre 2006, alle ore 14.30, presso il carcere di Larino, Luca Pagliari e Gabriele (un giovane 29enne che in una notte di 9 anni fa rimase coinvolto in un tragico incidente stradale nei pressi di Bologna), incontreranno i ragazzi ospiti della Casa Circondariale.

L’incontro, reso possibile grazie alla grande sensibilità che ha sempre contraddistinto la direttrice del carcere di Larino, Rosa La Ginestra, si presenta particolarmente emozionante.

Immigrazione: oltre 6 mila i minori stranieri non accompagnati

 

Redattore Sociale, 17 novembre 2006

 

I minori stranieri non accompagnati sono sempre più numerosi in Italia e sempre più spesso vengono coinvolti in fenomeni di sfruttamento, abuso, devianza; è quindi necessario modificare quanto prima la legge Bossi-Fini, per tutelare al meglio i loro diritti e impedire che molti di questi bambini si ritrovino a vivere nell’illegalità, ai margini della società ed esposti a gravi rischi. Sono alcune delle indicazioni contenute in un dossier realizzato da Save the Children e diffuso ieri mattina, alla vigilia della Giornata mondiale dell’infanzia.

I minori stranieri non accompagnati presenti in Italia al 31 marzo 2006, secondo dati ufficiali riportati dall’organizzazione internazionale, sono 6.358: un numero, secondo Save the Children, sicuramente inferiore alla realtà, poiché molti dei minori non entrano in contatto con i servizi sociali e le autorità territoriali. Provengono principalmente dalla Romania (37,5%), dal Marocco (20,4%) e dall’Albania (16%), ma non mancano ragazzi e ragazze che arrivano dall’Afghanistan e dall’Africa sub-sahariana. L’80% dei minori migranti sono maschi e con un’età compresa tra i 15 e i 17 anni, ma ci sono anche minori di 11-12 anni e perfino di 7. Giungono con un fratello più grande o da soli: al marzo 2006 circa il 20% di minori stranieri non accompagnati in Italia ha fra i 7 e i 14 anni.

In alcuni casi arrivano nel nostro paese dopo viaggi terribili, che possono durare anche anni,e che sono quasi sempre organizzati da trafficanti e contrabbandieri ai quali i ragazzi o le rispettive famiglie pagano migliaia di euro. Vecchie automobili o micro pullman sono i mezzi di spostamento generalmente utilizzati, per esempio, dai minori rom o rumeni mentre i ragazzi provenienti dall’Africa subsahariana attraversano il Mediterraneo su imbarcazioni di fortuna.

Con storie ed esperienze terribili alle spalle, privi di qualsiasi riferimento, provati da viaggi terribili e con debiti da riparare, i minori migranti non possono contare, una volta arrivati in Italia, su un’adeguata accoglienza e sufficienti tutele. Nei primi tre mesi del 2006, si legge nel dossier, i minori inseriti in una delle due strutture di accoglienza di Roma sono stati 170: di questi, 7 su 10 si sono allontanati dalla struttura dopo poco tempo. Per darsi aiuto a vicenda costituiscono vere e proprie famiglie di strada, gruppi di minori che vivono in condizioni precarie, spesso dormendo in edifici abbandonati. Prostituendosi o rubando portafogli e cellulari spiega il dossier - riescono a guadagnare fino a 200 euro al giorno. Guadagni e attività illegali che ne portano molti a varcare la soglia delle carceri minorili: nel solo territorio di Roma, nei primi sei mesi del 2006, i minori stranieri entrati nell’Istituto Penale per i Minorenni (IPM) rappresentavano l’83% degli ingressi. A Milano, nello stesso arco di tempo, costituivano l’87% della popolazione minorile; nell’Istituto Penale per i Minorenni di Firenze erano il 90,6% dei detenuti minorenni; in quello di Torino il 65,7% circa.

I fenomeni di grave sfruttamento e di tratta sono in crescita fra i minori migranti, e riguardano sempre più spesso minori di etnia rom, sottolinea il dossier. Questi bambini e adolescenti possono essere venduti dalle stesse famiglie a sfruttatori, in Italia, che spesso li selezionano sulla base di criteri quali la destrezza, la bellezza, l’età, avviandoli al furto, all’accattonaggio, alla prostituzione o alla pedopornografia.

Allo stato attuale, sottolinea Save the Children, il permesso di soggiorno viene concesso solo a quei minori che sono entrati in Italia prima del compimento dei 15 anni e che abbiano seguito un progetto di integrazione per 2 anni. Coloro che invece sono arrivati dopo i 15 anni, al compimento della maggiore età diventano irregolari anche se sono stati affidati e hanno seguito un percorso di integrazione scolastica, formativa e lavorativa. Questa interpretazione della legge Bossi-Fini, si sottolinea nel dossier, è illegittima, in quanto contraria alle sentenze della Corte Costituzionale del 2003 e del Consiglio di Stato del 2005, in base alle quali un permesso di soggiorno può essere rilasciato anche ai minori affidati o sottoposti a tutela che siano entrati in Italia dopo il compimento di 15 anni. Perciò, Save the Children chiede che alle Questure sia data disposizione di applicare la Bossi-Fini in conformità alla giurisprudenza della Corte Costituzionale e che siano abrogati gli articoli della legge che subordinano la concessione del permesso di soggiorno alla presenza del minore in Italia da almeno 3 anni.

Droghe: Ferrero, bisogna superare queste discussioni banali

 

Asca, 17 novembre 2006

 

Motivi di fibrillazione nella maggioranza per l’aumento della dose minima di sostanze di cui disporre decisa dal ministro Turco, e il ministro Ferrero scrive ai 51 deputati che hanno raccolto firme anti Turco. "La necessità di aprire una discussione seria ed approfondita nel paese che tenga conto delle cose che scrivete nella lettera - scrive Ferrero indirizzandosi ai "Gentilissimi Deputati e Senatori" nella missiva diffusa in tarda serata di ieri - è - dal mio punto di vista - un’esigenza estremamente importante.

Lo è perché un fenomeno complesso come quello del consumo di sostanze stupefacenti richiede alla politica la capacità di saper ascoltare: gli operatori, la scienza, la società civile. Nessuno di noi pensa che l’utilizzo delle sostanze sia un diritto, ma un fenomeno con il quale confrontarsi e sul quale intervenire cosi come avviene in altri paesi tenendo in considerazione le evidenze scientifiche. Per questo il mio ministero ha provveduto a ricostruire la consulta sulle tossicodipendenza, la consulta sui problemi alcol correlati ed ha allargato il raggio di azione del dipartimento antidroghe al complesso dei fenomeni legati alle dipendenze.

Come voi del resto sottolineate questo fenomeno coinvolge larghe fette della nostra popolazione. Dall’alcol agli psicofarmaci, dal doping alla nicotina o alla dipendenza da video poker, vi sono - assieme alle droghe illegali - una vasta gamma di comportamenti nei quali occorre comunque sempre distinguere l’uso, dall’abuso, dalle forme di dipendenza. Di fronte ad una situazione così complessa, - prosegue la lettera di Ferrero - in questi anni abbiamo assistito ad una banalizzazione della discussione che sotto il titolo droga ha ricompresso sostanze tra loro totalmente diverse, che hanno differenti livelli di pericolosità, sia intrinsecamente che in rapporto alle modalità di assunzione, al contesto in cui si utilizzano, e alle caratteristiche fisiche e psichiche dell’assuntore.

Il passato Governo ha parlato di droga al singolare senza svolgere azioni sistemiche di prevenzione; questo ha contribuito a far si che oggi i nostri giovani considerino fumare uno spinello alla stregua di fumare una sigaretta di cocaina; occorre assolutamente superare questa situazione. Del resto gli stessi dati ce lo dimostrano, come evidenzia la relazione al parlamento nei 5 anni del governo Berlusconi è raddoppiato il consumo di Cocaina al pari di quello della Cannabis.

Ritengo quindi utile cogliere l’occasione della vostra lettera del tema per aprire una discussione seria sulla questione. Io sono convinto che l’Italia deve smetterla di essere il fanalino di coda dell’Europa, e che si possa finalmente impostare una politica dei quattro pilastri in cui la prevenzione, la cura, la riduzione del danno, e la lotta al narcotraffico siano gli assi principali della nostra azione di governo. Per questo ritengo che il Decreto sulle tabelle sia giusto perché pur rifiutando la logica della soglia riesce ad attenuare lievemente gli effetti perversi della legge Fini.

Si tratta di un atto moderato, di mera riduzione del danno, al fine di evitare che la legge in vigore determini, dopo l’indulto, il paradosso di riempire le carceri di consumatori e tossicodipendenti. Evitare che un giovane entri in carcere per qualche spinello vuol dire ridurre il rischio che diventi tossicodipendente, dato che in carcere le sostanze girano esattamente come fuori; molti genitori possono essere preoccupati perché i propri figli consumano cannabis; almeno adesso potranno evitare di vederli finire in galera, con le conseguenze devastanti che questo fatto determina. In ogni caso, - conclude il ministro - al di là delle diverse opinioni che esprimiamo, mi pare necessario aprire il confronto e vi propongo pertanto di calendarizzare rapidamente una riunione in cui si possano affrontare questi temi".

 

 

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