Rassegna stampa 12 gennaio

 

L’aula della Camera affossa la proposta di amnistia e indulto

 

Ansa, 12 gennaio 2006

 

L’Aula della Camera ha affossato definitivamente la proposta di legge sull'amnistia e l’indulto. L’Assemblea di Montecitorio ha infatti dapprima approvato l’emendamento che sopprime l’articolo 1 del provvedimento presentato da Alleanza Nazionale e dalla Lega. Per questo emendamento era prevista la maggioranza semplice. Una volta soppresso il primo articolo, decadono tutte le altre norme del testo in esame in Aula relative all’amnistia. L’Assemblea ora passa agli articoli sull’indulto I sì sono stati 206, 191 i no. Otto deputati si sono astenuti. Dopo la proclamazione del risultato del voto ci sono stati scroscianti applausi dai banchi di An e della Lega.

Dopo il voto che ha cassato l’amnistia il capogruppo di An Ignazio La Russa ha chiesto al presidente della Camera Pier Ferdinando Casini di rinviare il provvedimento in commissione, “perché non c’è una maggioranza neanche per l’indulto”.

Il presidente Casini ha rilevato che questa richiesta non può essere immediatamente accolta “in quanto il provvedimento è ben diviso nelle sue due parti per cui si può andare avanti e si può passare subito a votare sull’articolo 6, che contiene le norme sull’indulto, anche per un fatto di responsabilità”.

Posizione, questa, condivisa da Elio Vito di Forza Italia: “Si voti oggi sull’articolo 6: sospendere e perdere tempo servirebbe solo a determinare ulteriori equivoci e a dimostrare poco senso di responsabilità. Per noi un indulto senza amnistia non ha alcuna logica”.

Di seguito l'Assemblea di Montecitorio ha approvato l’emendamento della Lega e di An soppressivo dell’articolo 6 del testo sull’amnistia e l’indulto, quindi dopo aver detto no all’amnistia, l’Aula della Camera ha affossato anche l’indulto. 

Amnistia: proposta legge supera primo ostacolo alla Camera

 

Reuters, 12 gennaio 2006

 

L’aula di Montecitorio ha respinto oggi le pregiudiziali di incostituzionalità sulla proposta di legge che prevede l’amnistia e l’indulto per alcuni reati più lievi allo scopo di alleggerire il sovraffollamento delle carceri.

Le pregiudiziali erano state presentate da Alleanza nazionale e Lega Nord, che sono contrarie al provvedimento in quanto, dicono, in contraddizione col principio di certezza della pena e perché non risolverebbe il problema del sovraffollamento dei penitenziari.

"La certezza della pena è una certezza insopprimibile. Il Parlamento non è stato insensibile all’argomento del sovraffollamento delle carceri. L’indultino ha già scarcerato migliaia di detenuti", ha detto in aula, l’ex ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri (An).

Il riferimento di Gasparri è al cosiddetto "indultino", provvedimento di effetto limitato sulle pene che negli scorsi anni ha permesso l’uscita dal carcere di circa 8.000 detenuti, secondo alcune stime ufficiali. La proposta di legge oggi all’esame della Camera prevede l’amnistia - provvedimento che estingue i reati - per diversi reati non finanziari per i quali è stabilita una pena detentiva non superiore a 4 anni, e in ogni caso avrebbe efficacia per i reati commessi fino al primo giugno del 2001.

L’indulto - che invece estingue le pene - cancellerebbe invece non oltre due anni di carcere per i condannati che abbiano espiato almeno un quarto della pena, ma non si applicherebbe ai recidivi. Anche l’indulto ha efficacia per i reati commessi fino al primo giugno 2001.

La proposta viene sostenuta, sia pure con alcuni distinguo, da Forza Italia, Udc e da diversi partito dell’Unione. Ma i Ds, che pure hanno votato oggi per il proseguimento del dibattito in Parlamento, si sono detti contrari all’amnistia e favorevoli all’indulto. "Riteniamo che sia meglio l’indulto come atto di clemenza verso certi reati rispetto a un’amnistia più generale che può essere più rischiosa per la sicurezza dei cittadini", ha detto questa mattina il segretario dei Ds Piero Fassino in un’intervista a Radio 24. Secondo l’articolo 79 della Costituzione, l’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale. La legge che concede l’amnistia o l’indulto stabilisce il termine per la loro applicazione. In ogni caso l’amnistia e l’indulto non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge.

Amnistia: An e Lega contrari a qualsiasi provvedimento

 

L’Arena di Verona, 12 gennaio 2006

 

All’indomani del via libera della commissione Giustizia della Camera, la strada per l’amnistia è sempre in salita. A far saltare l’accordo è stata la decisione dei deputati Ds e della Margherita di votare sì solo all’indulto (i Ds si asterranno sull’amnistia e la Margherita è per il no). "Un fatto clamoroso", ha commentato in serata Pier Ferdinando casini, presidente della Camera, intervenuto a Otto e mezzo, la trasmissione di Giuliano Ferrara su La7. Casini ha aggiunto che "se ci sarà l’astensione dei Ds sarà difficile che il provvedimento sia varato da Montecitorio, almeno nei termini dell’amnistia".

In serata Clemente Mastella, segretario dell’Udeur, vicepresidente della Camera, ha dichiarato aperta la discussione generale, inserita nell’ordine del giorno, malgrado la contrarietà di An. I deputati di An hanno cominciato a fare ostruzionismo, intervenendo a raffica con richiami al regolamento.

A questo punto non si sa se il provvedimento avrà il via libera. Roberto Castelli, Lega, ministro della Giustizia, che aveva annunciato l’assenza dall’aula, ha detto: "Sull’amnistia decida il Parlamento". Interrompendo le votazioni sul decreto per l’emergenza rifiuti in Campania, l’assemblea di Montecitorio aveva approvato l’inserimento nell’ordine del giorno con 351 sì, 96 no (Lega e An) e un astenuto, superando la maggioranza richiesta di tre quarti.

Contro l’anticipazione si era espresso Ignazio La Russa, capogruppo di An. "Non si può discutere dell’amnistia prima dei testi sulla legittima difesa e sul riordino delle carriere delle forze armate e di polizia", aveva spiegato, "Non si può discutere prima dei detenuti e poi delle guardie. Questo testo si affronta solo per una motivazione propagandistica ed elettoralistica. Ostacoleremo fino alla morte - ha aggiunto La Russa, "questa iattura". Per Andrea Gibelli, Lega,: "Per noi c’erano altre necessità. Casini ha avuto troppa fretta".

Soddisfatti, Rifondazione e Sdi. Franco Giordano, capogruppo di Rifondazione, ha accusato An e Lega di "cinica strumentalità" e il socialista Ugo Intini, presidente dei deputati della Rosa nel pugno, ha commentato: "Finalmente il Parlamento manifesta sensibilità nei confronti della pressione della opinione pubblica. Il presidente della Camera ha mantenuto fede agli impegni assunti a fine anno".

Il voto è previsto oggi alle 11 e nell’Unione continuano gli appelli affinché Ds e Margherita cambino idea. "Questa presa di posizione", ha avvertito Giuliano Pisapia, Rifondazione, "è un errore politico e un grave danno per la giustizia penale". Ma Anna Finocchiaro, capogruppo dei Ds in commissione Giustizia della Camera, ha ribadito che la Quercia si asterrà sull’amnistia perché "avrebbe effetti minimi e, quindi, per il Parlamento sarebbe un’occasione sprecata". La Finocchiaro ha sottolineato che l’amnistia "riguarderebbe esclusivamente reati commessi prima del primo gennaio 2001. Meglio sarebbe approvare questo provvedimento di clemenza per la prossima legislatura facendolo seguire a riforme concrete e complessive in materia di giustizia. Un’altra amnistia tra un anno il Paese non la tollererebbe. Quindi, sarebbe meglio aspettare".

Paolo Cento, verdi, ha insistito: "Niente demagogia. Ds e Margherita abbandonino l’astensionismo". Ai cattolici della Margherita si è rivolto don Antonio Mazzi, presidente del comitato promotore della Marcia di Natale. In un articolo pubblicato oggi sul Foglio, don Mazzi critica l’atteggiamento di Francesco Rutelli, presidente della Margherita, ma ha detto di ritenere "ancora possibile che un pizzico di saggezza vi possa aiutare e farvi passare dall’astensione al sì all’amnistia, senza bisogno di turarsi il naso".

Amnistia: no di Ds e Dl, meglio l’indulto ed è scontro con Fi

 

Il Messaggero, 12 gennaio 2006

 

Forse Marco Pannella riesce almeno ad ottenere l’indulto. Visto il braccio di ferro in atto tra Forza Italia e Ds. Almeno come lo spiega il capogruppo dei deputati ds, Luciano Violante: "Il tentativo di ricatto di FI (o amnistia e indulto o nulla) è evidentemente strumentale", "questa è la ragione per la quale i Ds sono favorevoli all’indulto e non invece all’amnistia". Ribatte Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia: "FI ha da sempre una posizione chiarissima e cioè voterà sì al provvedimento su amnistia e indulto, ma solo se si approveranno entrambi i provvedimenti di clemenza". Per di più sull’atto di clemenza che prevede l’estinzione della pena le probabilità che l’aula di Montecitorio, si vota oggi, l’approvi restano assai scarse visto che occorre il voto di due terzi dei deputati e che nella Cdl è favorevole FI mentre An e Lega sono contrarie e nel centro sinistra è per l’amnistia solo la sinistra radicale perché i Ds e la Margherita sembrano più intenzionati a far passare al massimo un condono della pena. Conferma Pier Ferdinando Casini l’opinione già espressa alcuni giorni fa: "Se ci sarà l’astensione dei Ds sarà difficile che il provvedimento sia varato a Montecitorio, almeno nei termini dell’amnistia". Quindi spiega Anna Finocchiaro, capogruppo Ds in commissione Giustizia, il provvedimento così come è stato concepito "avrebbe effetti minimi e quindi sarebbe, per il Parlamento un’occasione sprecata".

La posizione di Ds e Margherita irrita Giuliano Pisapia. L’esponente di Rifondazione comunista li accusa di compiere "un grave errore politico" perché "denoterebbe una distinzione all’interno dell’Unione proprio nel momento in cui si è arrivati a mettere a punto un programma politico approvato all’unanimità, sia perché sarebbe un grave errore di valutazione anche rispetto al futuro". Un appello affinché Quercia e Dl modifichino la loro posizione viene dal verde Paolo Cento "serve responsabilità e non demagogia". Più duro Enrico Buemi della Rosa nel Pugno: "Con la decisione di astenersi sull’amnistia i Ds si assumono la responsabilità di affossare definitivamente il testo licenziato dalla commissione Giustizia". Annuncia un ostruzionismo duro Maurizio Gasparri di An: "Utilizzeremo tutti gli strumenti regolamentari per esprimere la nostra contrarietà all’amnistia e al fatto che sia stata anticipata la discussione di questo provvedimento rispetto al riordino delle carriere delle Forze dell’ordine". Riprende oggi il presidio, tra gli altri, di Radicali, Comunità di Sant’Egidio, Nessuno tocchi Caino fino a che la Camera non avrà votato sugli articoli della proposta di legge che la commissione ha approvato e inviato in Aula.

Amnistia: Ds si astengono, Pannella chiede aiuto a Prodi

 

Corriere della Sera, 12 gennaio 2006

 

Per i detenuti è il giorno cruciale. Ma si annuncia un "no" definitivo a ogni provvedimento di clemenza. I Ds, contrari a "sprecare l’occasione per un provvedimento dagli effetti minimi" vorrebbero astenersi sull’amnistia e votare sì all’indulto. La Margherita concorda sul parere favorevole all’indulto, ma vorrebbe esprimere un "no" all’amnistia. Decideranno oggi stesso una posizione comune, comunque, in nessun caso favorevole all’amnistia. Forza Italia, che appoggia entrambi i provvedimenti, boccerà l’ipotesi di varare il solo indulto. Con la contrarietà di Lega e An a entrambe le misure, sfuma quindi l’ipotesi di raggiungere i due terzi dei consensi per ciascuna delle due proposte. In uno scambio di accuse incrociate interne ed esterne all’Unione, Marco Pannella ha chiesto aiuto a Romano Prodi.

Si voterà alle 11. Ma a meno di un colpo di scena, l’esito sarà negativo. Il presidente della Camera fa notare che "se ci sarà un’astensione dei Ds, sarà molto difficile che il provvedimento sull’amnistia possa essere varato". Sottolineando le divisioni interne all’Unione a riguardo, Pier Ferdinando Casini rimarca: "Anche nel dibattito del 27 dicembre la posizione dei Ds non era per l’amnistia, e la presenza di Massimo D’Alema alla marcia di Natale era forse un fatto personale". I Ds ieri hanno annunciato il "no" al testo, formulato dai colleghi della Quercia e della Margherita al Senato. "È un’amnistia inutile - spiegava Anna Finocchiaro - perché sono già prescritti la metà dei reati commessi fino al 2001 su cui incide. Meglio aspettare". E il capogruppo Luciano Violante aggiungeva: "L’amnistia richiede una forte riforma della giustizia penale che il centrodestra non ha voluto fare. E riguarderebbe sostanzialmente gli stessi reati ai quali è applicabile l’indulto, ma impedirebbe di fatto l’accertamento dei reati anche gravi, come quelli di carattere societario che hanno danneggiato migliaia di risparmiatori".

In serata, in un incontro con il capogruppo Dl, Pierluigi Castagnetti, Violante ha optato per una posizione unitaria con la Margherita. Stamane si vedrà quale. Per Giuliano Pisapia, di Rifondazione, la contrarietà all’amnistia di ds e Margherita sarebbe un "errore politico": "crea divisione nell’Unione dopo l’elaborazione di un programma sulla giustizia estremamente propositivo. Pensare di governare con 4,5 milioni di processi arretrati e una situazione esplosiva nelle carceri significa non rendersi conto che tutte le riforme non potrebbero che fallire". "Con l’astensione i Ds affossano l’amnistia" avverte Enrico Buemi dello Sdi-Rosa nel Pugno.

L’ultima possibilità per un provvedimento di clemenza per i detenuti sembra appesa all’indulto: che sospende due anni di pena a quanti ne hanno scontata almeno un quarto. Favorevole tutta l’Unione e l’Udc. Se ci fosse il consenso di Forza Italia, potrebbe essere approvato. Ma, anticipa Gaetano Pecorella, "per l’impuntatura di Ds e Margherita rischia di saltare anche l’indulto. Noi abbiamo sempre detto che il provvedimento deve essere unico per lasciare spazio alle indagini in corso". Violante parla di "ricatto". Duri i "no" di Lega e An. "Ci batteremo fino alla morte" ha detto il capogruppo di An, Ignazio La Russa, scagliandosi contro il suo inserimento all’ordine del giorno.

Amnistia: Fassino; può essere rischiosa per sicurezza cittadini

 

Agi, 12 gennaio 2006

 

L’amnistia può essere rischiosa per la sicurezza dei cittadini. Il segretario dei Ds Piero Fassino, dai microfoni di "Radio 24-Il Sole 24 Ore" ribadisce la scelta della Quercia rispetto ad un provvedimento di clemenza che potrebbe alleviare la situazione emergenziale di un sistema carcerario al limite del collasso. "Siamo a favore di una scelta di apertura e clemenza verso certi reati, soprattutto nei confronti di chi li compie la prima volta, usando lo strumento dell’indulto, piuttosto che l’amnistia, che è un provvedimento più generale e che può essere più rischioso per la sicurezza dei cittadini". Bisogna anche stare attenti a prospettare "a sessantamila detenuti ipotesi che poi non si possono mantenere". Ma il leader diessino lancia un monito all’intera classe politica perché il tema sia affrontato con "grande serietà". Infatti il segretario Ds sottolinea che di fronte a persone in stato di detenzione non si può annunciare "cose che poi non si fanno... non gli si può far credere che si è alla vigilia di provvedimenti che poi non si ha la capacità o la volontà di adottare". E Fassino ricorda di essersi già scottato con l’atteggiamento poco coerente quando ricoprì la carica di Guardasigilli: "proposi un provvedimento di amnistia, il giorno dopo sui giornali tutti, a partire da Berlusconi che in quel momento era il capo dell’opposizione, dissero sì. Quando poi andai in Parlamento quel sì di facciata si trasformò in reticenza e quel provvedimento non si poté assumere. Nel frattempo io dovetti affrontare uno stato di grande nervosismo nelle carceri e se non c’è serietà anche l’attuale ministro della Giustizia rischia di trovarsi nella stessa situazione in cui mi sono trovato io. Non usiamo le parole a vanvera".

Volontariato: al più presto il provvedimento di clemenza

 

Redattore Sociale, 12 gennaio 2006

 

La Caritas Ambrosiana, insieme ad altre organizzazioni del volontariato, tra cui il Gruppo Exodus, la Conferenza lombarda volontariato giustizia e la Fondazione Casa della carità, stanno predisponendo un documento che contribuisca al dibattito sul segno di clemenza, già proposto da papa Giovanni Paolo II nel 2000 e oggi in discussione in Italia e in Parlamento.

"Da subito - è scritto in una nota a firma don Roberto Davanzo (direttore Caritas Ambrosiana), don Antonio Mazzi (presidente Gruppo Exodus), don Virginio Colmegna (presidente Fondazione Casa della carità) e don Virgilio Balducchi (cappellano del carcere di Bergamo e responsabile della Conferenza lombarda volontariato e giustizia) - vista anche l’imminenza del voto parlamentare, i promotori del documento desiderano richiamare l’appello all’opinione pubblica e ai politici, rivolto nei giorni scorsi dal cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio consiglio per la giustizia e la pace, "perché venga votato al più presto dal Parlamento il provvedimento di clemenza per i carcerati", in quanto ‘si tratta di andare incontro a una sofferenza inenarrabile e di sventare grandi rischi". Nei prossimi giorni i promotori del documento convocheranno una conferenza stampa per presentare il testo ufficiale, incentrato anche sulla necessità di fare spazio, nell’ordinamento giudiziario italiano, a pene alternative e ispirato al concetto di una giustizia non vendicativa.

Amnistia: Casini; votazioni non prima delle 16.30 di oggi

 

Apcom, 12 gennaio 2006

 

Le votazioni sugli emendamenti al provvedimento di amnistia e indulto "avranno luogo non prima delle 16,30 di oggi pomeriggio". Lo ha detto il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, in Aula. A fronte del pesante ostruzionismo della Lega, molti parlamentari hanno chiesto a Casini quale sarà l’andamento dei lavori dell’Aula al fine di poter assicurare la propria presenza nelle votazioni di emendamenti per cui è necessaria la maggioranza qualificata dei due terzi. Casini ha fatto sapere di aver incontrato il presidente dei deputati del Carroccio, Andrea Gibelli: "La Lega utilizzerà tutto il tempo a sua disposizione" per intervenire sul complesso degli emendamenti. "Per dare ordine al dibattito e garantire i colleghi - ha detto il presidente della Camera - informo che la seduta andrà avanti ma non si voterà prima delle 16,30".

Amnistia: Pecoraro; gravissimo se non si approva clemenza

 

Apcom, 12 gennaio 2006

 

"È gravissimo che questo Parlamento, che ha approvato leggi a favore di megaimputati, che ha cancellato il falso bilancio, che ha varato delle vere e proprie auto assoluzioni, non trovi la capacità di varare un atto di clemenza rispetto ai piccoli reati sociali e alle pene di poca entità". Alfonso Pecoraro Scanio, presidente dei Verdi, commenta così la discussione alla Camera sull’amnistia.

Amnistia: Pisapia; ormai non passa, speriamo nell’indulto

 

Apcom, 12 gennaio 2006

 

"L’amnistia ormai non è passata, speriamo almeno nell’indulto". È il commento di Giuliano Pisapia, deputato del Prc, dopo le prese di posizione sull’amnistia di Ds e Margherita. "È un peccato che l’amnistia non passi - dice Pisapia alla Camera - perché avrebbe reso la giustizia penale italiana più celere, più efficiente, più garantista, e quindi più al servizio dei cittadini. Ora speriamo almeno nell’indulto - prosegue - per rendere meno disumane le condizioni all’interno delle carceri italiane e quindi rendere l’applicazione della pena più conforme ai nostri principi costituzionali".

Amnistia: Marroni (garante detenuti); nessun cenno da Papa

 

Agi, 12 gennaio 2006

 

"A differenza di quanto avvenuto nelle precedenti occasioni, stavolta il Papa non ha fatto nessun cenno al carcere". Lo ha detto Angiolo Marroni, Garante per i diritti dei detenuti della Regione Lazio, oggi in udienza - insieme alle autorità regionali del Lazio, alla Provincia e al Comune di Roma - da papa Benedetto XVI. "Nelle precedenti udienze con Papa Giovanni Paolo II, il tema del carcere è stato molto presente, molto forte, e ricordiamo tutti che il Papa andò in Parlamento a chiedere atti di clemenza, e il Parlamento si commosse, applaudì per dodici minuti, e poi non ne fece niente", ha ricordato Marroni. "Stavolta invece - purtroppo - non ne ha parlato nessuno, il Papa tantomeno. Nonostante abbia fatto tanti riferimenti a problemi sociali, alla famiglia, ai problemi del matrimonio, ai farmaci, eccetera, di questa questione, che riguarda gli ultimi della terra non ha parlato affatto. Nessun cenno, nessuna commozione, nessun riferimento. Una cosa che mi ha colpito molto negativamente, e molto dolorosamente", ha concluso Marroni.

Ancona: overdose da farmaci, detenuto fuori pericolo

 

Corriere Adriatico, 12 gennaio 2006

 

È stato dimesso dal reparto di rianimazione Omar Paoltroni, il ragazzo di 30 anni che, lunedì scorso, è rimasto vittima di una overdose insieme a un altro detenuto nel carcere di Montacuto. Paoltroni è stato trasferito in chirurgia e il peggio sembra essere passato anche se ci vorrà ancora qualche giorno di cura per lo scioglimento definitivo della prognosi. Sembra ormai certo che a provocarne il malore - che ha colto anche un altro detenuto che però è subito migliorato - sia stata una overdose di farmaci. In particolare tranquillanti che sarebbero stati assunti dai due in dosi massicce sfuggendo al controllo con cui vengono abitualmente somministrati dal personale medico. Non si tratterebbe quindi di una overdose da stupefacenti come pure in un primo momento s’era paventato quando il giovane era stato trovato rantolante assieme all’amico e trasportato d’urgenza all’ospedale di Torrette dove i medici del pronto soccorso, dopo il primo intervento della Croce e dell’automedica del 118, lo avevano tratto in salvo.

L’amministrazione penitenziaria ha infatti subito disposto ed eseguito una perquisizione all’interno del carcere. Una serie di controlli, condotti anche con l’ausilio di unità cinofile, che sono serviti ad escludere che all’interno del carcere possano circolare sostanze stupefacenti. Si tratta di un controllo che si aggiunge a quelli che vengono effettuati di routine perché la presenza della droga nelle carceri non è infatti purtroppo una singolarità. Lo sa bene la stessa amministrazione penitenziaria che, a sorpresa, effettua ispezioni tra i detenuti da cui, al momento, è emerso con certezza che la droga non circola. Ora l’attenzione si sposta su questo episodio su cui si sta cercando di fare piena luce.

Pescara: carceri fatiscenti e sovraffollate, pochi agenti

 

Il Messaggero, 12 gennaio 2006

 

Carceri sovraffollate, fatiscenti, con tre o quattro detenuti stipati in pochi metri quadri, celle malmesse dove può anche piovere, solo sette metri quadri per camminare, personale ridotto all’osso costretto a turni massacranti e talmente tanti pochi soldi che in qualche caso le bollette di gas, luce e acqua non vengono pagate da più di un anno. È questa la situazione delle carceri abruzzesi secondo la denuncia del senatore Giovanni Legnini e dei deputati Nicola Crisci e Arnaldo Mariotti dei Ds che le hanno visitate tra il 24 dicembre e il 7 gennaio. "Una situazione gravissima che diventerà esplosiva non appena si faranno sentire gli effetti dello tsunami che si abbatterà sulle carceri con la legge Cirielli", ha annunciato Legnini. Le situazioni più critiche a Sulmona, il carcere dove negli ultimi tempi si è verificato il più alto tasso di suicidi, con 411 detenuti a fronte di una capienza di 270 (cinquanta ne sono arrivati negli ultimi tre mesi), a Vasto con 250 detenuti che vivono in spazi progettati per ospitarne 198, a Lanciano dove sono rinchiuse stabilmente 281 persone più 30 detenuti transitori, contro una capienza di 202 posti, a Pescara dove ci sono 278 detenuti invece dei 210 regolamentari e anche a Teramo dove ci sono 340 detenuti su una capienza di 231. La situazione è certamente migliore ad Avezzano, Chieti e al carcere minorile dell’Aquila, ma solo in materia di sovraffollamento: perché altrimenti, gli undici minorenni rinchiusi nel capoluogo vivono in condizioni disperate, strutture fatiscenti, docce difettose e dove per gli scarsi mezzi a disposizione il direttore non riesce neppure a pagare le bollette da almeno un anno. E all’Aquila dove gran parte dei detenuti sono in regime di 41 bis e quindi devono necessariamente vivere isolati (uno per cella), è forte il lamento di chi ha solo sette metri per passeggiare o di quel padre che non ha mai potuto abbracciare il figlioletto di tre anni che riesce a vedere solo una volta al mese attraverso un vetro. Leggi che naturalmente vanno rispettate. Spazi, carenze strutturali e di organico che mettono a dura prova la dignità del personale e dei detenuti. E appunto sul personale si appunta la denuncia dei Ds abruzzesi: a Lanciano i lavoratori hanno accumulato 7.200 giorni di ferie non godute (41 a testa con punte di cento in alcuni casi) e a Sulmona dove si registra un accumulo di novemila giorni di ferie non godute. Per questo i Ds chiedono a gran voce un provvedimento di clemenza, amnistia o indulto, l’unico in grado di tamponare l’aumento previsto di detenuti che si verificherà con la Cirielli. Per la ristrutturazione delle strutture carcerarie, la loro manutenzione, se ne riparlerà nella prossima legislatura ha precisato Mariotti: "Speranze che il governo Berlusconi, che finora non si è mosso, decida di fare qualcosa oggi, è davvero impensabile".

Firenze: evade dall’ospedale psichiatrico, lo ritrovano in strada

 

La Repubblica, 12 gennaio 2006

 

È stato ritrovato stamani Carlo Nicolini, 37 anni, genovese internato nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino, che ieri era riuscito ad allontanarsi approfittando di alcune ore di permesso. Secondo quanto è emerso, l’uomo è stato notato nella zona industriale di Montelupo da alcuni cittadini mentre camminava in strada infreddolito; addosso aveva solo un maglione. Sono stati così allertati i carabinieri che lo hanno riconosciuto. Nicolini è ricoverato da 10 anni nell’ospedale psichiatrico per aver ucciso i genitori ed averne dilaniato i corpi nel 1995 a Sestri Levante. La perizia psichiatrica eseguita per la corte d’appello che lo aveva giudicato nel 1997 stabilì che il giovane era incapace di intendere e volere, definendolo però "pericoloso socialmente". Si è allontanato ieri attorno alle 17 dal centro esterno "La Casa del drago" dove seguiva un corso di ceramica organizzato da volontari che propongono attività ludiche ai detenuti-pazienti. Mezz’ora dopo il personale si è accorto della sua assenza, dando l’allarme che ha fatto scattare l’inizio delle ricerche, concluse con il suo ritrovamento. Nicolini non è nuovo a fughe del genere. A Chiavari, al termine di un’udienza in tribunale, era riuscito a togliersi le manette, probabilmente strette poco bene, e fu trovato poco dopo nel centro storico della cittadina.

Droghe: Fict; queste le modifiche allo stralcio di legge

 

Redattore Sociale, 12 gennaio 2006

 

Nella recente Conferenza Nazionale di Palermo la Fict ha presentato un Documento in cui ha avanzato una serie di proposte migliorative allo stralcio di legge che il Governo è intenzionato a presentare in Parlamento prima della fine della legislatura. Oggi, nel corso della cerimonia per il conferimento del VI° Premio Solidarietà Fict 2005 (andato alla Caritas Italiana), alla presenza del Ministro Giovanardi, la Federazione italiana comunità terapeutiche presenta e illustra proprio il documento dal titolo "Le proposte Fict per una politica delle dipendenze".

"A Palermo – afferma l’organizzazione - ci siamo limitati ad analizzare i temi oggetto dello ‘stralciò. In questa sede intendiamo porre l’attenzione sulle linee portanti che, a nostro avviso, devono essere poste alla base di ogni politica delle dipendenze attenta ai bisogni della persona.Queste nostre proposte sono il frutto di venticinque anni di quotidiana esperienza di operatori e Centri operativi sparsi sull’intero territorio nazionale, e pertanto provengono da un osservatorio unico per dimensioni territoriali e professionalità degli operatori che lo costituiscono".

"A nostro avviso – precisa la Federazione - tre sono le linee portanti per una concreta, rispettosa ed efficace azione politica sulle dipendenze: centralità della persona, ottimizzazione delle risorse e formazione degli operatori". Eccole analizzate.

Centralità della persona. "Porre la persona al centro dell’intervento significa dare preminenza alla dimensione educativa rispetto a quella repressiva – si precisa -. Significa avere come obiettivo ultimo quello di porre la persona nella condizione di non sentire più il bisogno di drogarsi per stare bene, e non accontentarsi di porre la persona nella condizione, sovente ‘forzatà, di non drogarsi. Significa dire no alla droga, a qualsiasi droga, senza distinzione alcuna; ma soprattutto significa essere attenti alla persona che ne fa uso. È partendo da questa convinzione che la Fict, nel Documento presentato alla Conferenza di Palermo, in alternativa alle sanzioni amministrative ipotizza interventi che tengano conto prioritariamente dell’età della persona che trasgredisce e propone che per il minorenne sia prevista una progressività di interventi educativi e/o riabilitativi, concordati con un’équipe educativa territoriale che opera in stretta collaborazione con la famiglia. L’obiettivo ultimo – si spiega - non è punire chi trasgredisce ma, soprattutto se minorenne, fornirgli idonei strumenti di riflessione che ne favoriscano il cambiamento: questo, per noi, significa porre la persona al centro dell’intervento educativo".

Per la Fict ci sono poi alcune situazioni nelle quali sembra più difficile vedere la persona. "Ne citiamo una per tutte: anche il carcerato è persona… La Legge 309/90 prevede la possibilità, per il detenuto per droga con una pena non superiore a quattro anni, di usufruire delle misure alternative. Il citato stralcio estende ulteriormente questa possibilità portandola a sei anni. La norma ci trova pienamente d’accordo in quanto mira a porre la persona nella condizione di sostituire una misura repressiva con un percorso educativo. Però c’è un problema: oggi questa norma trova applicazione solo in pochi casi. Perché? Non certo per mancanza di strutture: oggi le Comunità hanno molti posti liberi. Non certo per mancanza di risorse economiche: una persona in carcere costa 300 euro al giorno, in Comunità costa da 40 a 60 euro al giorno. E allora perché solo a pochi viene concessa questa opportunità prevista dalla Legge vigente? Evidentemente ci sono degli ostacoli che ne frenano l’attuazione. Ci piacerebbe conoscerli questi ostacoli, per proporre soluzioni…"

Ottimizzazione delle risorse. "Oggi le risorse umane per far fronte al problema droga sono costituite dalle Forze dell’Ordine per la lotta al narcotraffico e dai Ser.T./Comunità per l’intervento di recupero – si ricorda -. Per esigenze di tempo e di competenza ci soffermiamo esclusivamente sulle seconde: i Ser.T. e le Comunità. In principio c’erano le Comunità (gestite dal privato sociale), poi sono venuti i Ser.T. (gestiti prima dallo Stato e poi dalle Asl regionali). I rapporti tra queste due risorse sono stati caratterizzati (nel tempo e nelle diverse realtà territoriali) da: ignoranza reciproca, collaborazione occasio­nale, ostilità più o meno esplicita, collaborazione progettuale… Oggi è sentito come indilazionabile il bisogno di sommare le poche forze in campo rafforzando la collaborazione fino a giungere alla piena integrazione dei servizi nella convinzione che tutto il servizio è pubblico e si differenzia solo per la gestione che può essere statale (Ser.T.) o privata (Comunità)".

"Il risultato di questa integrazione - continua la Fict - non potrà che essere un’accresciuta efficacia degli interventi e, cosa che non guasta mai, una loro maggiore economicità. Un modello concreto e ampiamente condiviso di integrazione dei servizi è delineato nel Documento Alta Integrazione elaborato e sottoscritto nel 2003 dalle tre grandi organizzazioni nazionali: Federsert-Fict-Cnca. In estrema sintesi, questo Documento propone un modello secondo il quale: Sert e Comunità sono realtà che, nel rispetto delle diverse specificità, si integrano per erogare servizi; il dipartimento è il luogo dove i servizi pubblici (statali e privati), in pari dignità, rilevano i bisogni, individuano le risposte, programmano gli interventi e allocano le risorse sulla base del budget assegnato dalla Regione direttamente o tramite l’Asl territoriale". Per la Fict, "l’ottimizzazione delle risorse passa anche attraverso la programmazione degli interventi frutto del confronto tra gli operatori dei Servizi, di tutti gli operatori statali e privati, operanti all’interno del dipartimento. Ma nessuna seria programmazione può essere fatta senza la disponibilità di risorse certe e adeguate agli interventi richiesti. E qui si apre un problema che non è solo di natura economica: tra una Regione e l’altra vi sono, a volte, diversità tali di budget e di attuazione dell’Atto di Intesa che sembra di essere in Stati diversi. E questo con evidenti danni all’efficacia degli interventi stessi. Senza entrare nel merito delle competenze e delle autonomie di ciascuno chiediamo che si addivenga ad una maggiore omogeneità negli interventi sul territorio nazionale".

Ancora: "L’ottimizzazione delle risorse ci dice che è meglio, e non solo economicamente, prevenire che curare. Tutti ne siamo convinti, ma una seria prevenzione richiede anche adeguate risorse economiche oggi inesistenti. E infine: l’ottimizzazione delle risorse ci dice che un lavoro fatto a metà cade presto in rovina e che i soldi spesi sono soldi buttati. Ci riferiamo ai percorsi di reinserimento socio-lavorativo delle persone che hanno positivamente concluso il percorso terapeutico-riabilitativo. Oggi questa fase del percorso tende ad allungarsi. Per contro le risorse certe, indispensabili per una seria programmazione degli interventi, sono pressoché inesistenti e si fa affidamento alle risorse occasionali di progetti finanziati ad hoc o elargite da persone o Enti sensibili al problema".

Formazione degli operatori. È l’ultima linea portante. Afferma la Fict: "Il fatto che il tema della formazione sia posto ora, nella parte conclusiva del Documento, non tragga in inganno: la formazione è il fulcro di ogni seria politica sociale in quanto senza operatori adeguatamente formati non è ipotizzabile un serio intervento educativo". Ricordando la propria storia e le proprie iniziative, la Fict ricorda come, ancora oggi, "è l’unica organizzazione nazionale ad avere una Scuola di Formazione altamente qualificata e aperta a chiunque intenda frequentarla".

"Le normative nazionali e regionali esigono operatori con precise qualifiche professionali – continua -. I SerT e le Comunità richiedono operatori che, oltre al ‘titolò accademico, posseggano una specifica preparazione. Sul territorio nazionale mancano, purtroppo, Scuole di Formazione in grado di preparare Operatori qualificati che rispondano a questo bisogno. Chiediamo che l’università inserisca, all’interno dei diversi corsi di laurea, materie miranti all’approfondimento scientifico delle problematiche connesse alla dipendenza da sostanze (dalla chimica delle sostanze, agli aspetti legati alla farmacopea, alla medicina…). L’Istituto Progetto Uomo, per l’esperienza e la professionalità maturata in quasi dieci anni di attività, è una grande risorsa che la Fict mette a disposizione della comunità nazionale".

Per finire, accanto alle tre linee portanti per una concreta, rispettosa ed efficace azione politica sulle dipendenze, la Fict propone una modalità operativa. "Chiediamo ai legislatori nazionali e regionali, presenti e futuri, di coinvolgere attivamente le organizzazioni degli Operatori presenti sul territorio - tutte le organizzazioni, quelle amiche e le altre - ogni qualvolta si accingono ad emanare leggi o a dettare norme in materia di dipendenza da sostanze".

Usa: Fbi avvia revisione casi detenuti in braccio della morte

 

Apcom, 12 gennaio 2006

 

L’Fbi sta rivedendo tutti i casi, federali e statali, di detenuti condannati alla pena di morte per determinare se ci siano stati errori nella rilevazione delle impronte digitali determinanti per la loro condanna. La notizia è stata riportata all’interno dell’ultimo rapporto pubblicato dal dipartimento di Giustizia. "Il processo di revisione delle impronte digitali è iniziato 18 mesi fa dopo l’errore rilevato nel caso Mayfield", ha fatto sapere Joseph Di Zinno, assistente del direttore del dipartimento di medicina legale dell’Fbi.

Brandon Mayfield è il nome di un avvocato dell’Oregon convertitosi alla religione musulmana, arrestato nel 2004 a causa di presunte connessioni con gli attentati terroristici di Madrid. Secondo l’Fbi, le impronte digitali rilevate sulla borsa contenente il detonatore che ha innescato le bombe alla stazione della capitale spagnola, provocando la morte di 191 persone, sarebbero risultate compatibili con quelle di Mayfield. L’evidenza si è tradotta nell’arresto cautelativo dell’avvocato americano avvenuto nel mese di maggio dello stesso anno. Mayfield è stato trattenuto in carcere per alcune settimane fino a quando la polizia spagnola ha dimostrato la perfetta corrispondenza tra le impronte rilevate sulla borsa e quelle di un terrorista algerino. Da quel momento in avanti, l’Fbi ha rimesso mano a 92 casi di condannati a morte, dieci dei quali sulla base dell’evidenza fornita dalle impronte digitali. Fino ad ora, tuttavia, non sono stati riscontrati errori nella procedura di rilevazione e di confronto delle prove.

"L’Fbi sta cercando di portare a termine la revisione dei casi almeno un mese prima della data fissata per l’esecuzione", ha aggiunto Di Zinno. Secondo i dati forniti dagli attivisti del Death Penalty Information Centre, sarebbero nove negli Stati Uniti i detenuti in attesa di entrare nel braccio della morte entro la fine del mese. Altri 3.000 sono stati giudicati colpevoli di crimini puniti con la pena capitale.

GB: detenuto cambia sesso e prigione, ma poi ci ripensa

 

La Repubblica, 12 gennaio 2006

 

Dopo aver vinto una lunga battaglia legale per poter cambiare sesso a spese del servizio sanitario nazionale britannico, un ergastolano ci ha ripensato e vuole tornare a essere uomo. Nel 1999 John Pilley aveva ottenuto il via libera a cambiare sesso e due anni dopo, con il nome di Jane Anne Pilley, era stato trasferito nel carcere femminile londinese di Holloway. Ma secondo il Times, dopo essere stato donna per cinque anni, Pilley ci ha ripensato: vuole tornare ad avere i suoi attributi e scontare in un carcere maschile la condanna a vita per sequestro e tentato omicidio. Ora aspetta di essere nuovamente sottoposto al cambio di sesso - anche questa volta a spese del Servizio sanitario nazionale. "Non è una novità" ha commentato Christine Burns, di Press for Change, gruppo per la difesa dei diritti dei transessuali, "ma è decisamente raro che chi ha cambiato sesso voglia tornare nei vecchi panni".

 

 

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