Rassegna stampa 8 dicembre

 

Giustizia: pdl garante; chiuso iter preparatorio alla Camera

 

Asca, 8 dicembre 2006

 

Con i pareri espressi dalle Commissioni Giustizia, Difesa e Bilancio alla Affari Costituzionali si è concluso l’iter referente del testo unificato 626 che istituisce il difensore civico per le persone private della libertà personale. Il dibattito in aula, programmato da martedì prossimo, dovrà definire alcuni aspetti ancora in parte controversi alla luce di una condizione ed alcune osservazioni contenute nel parere favorevole della Giustizia. Nel dibattito svoltosi in questa Commissione il sottosegretario alla Giustizia Luigi Manconi ha sottolineato che l’articolo 12 del testo introduce nell’ordinamento una nuova forma di tutela giurisdizionale per i reclami dei detenuti che ha proprio nel Garante l’organo propulsore. Il difensore civico avrà, infatti, una funzione integrativa e non sostitutiva di quella dell’autorità giudiziaria non sovrapponendosi in alcun caso alla magistratura di sorveglianza.

Il Garante, infatti, svolgerà una funzione di filtro attraverso forme di tutela conciliative che non sostituiscono, ma prevengono, quelle giurisdizionali. Si tratta - ha ancora rilevato Manconi - di una sorta di conciliazione obbligatoria alla quale, se non sono soddisfatti gli interessi dei detenuti, può fare seguito la tutela giurisdizionale. Il Garante avrà potere di accesso ed ispezione in tutti i luoghi di detenzione o privazione anche temporanea della libertà comprese camere di sicurezza e caserme dei Carabinieri e, su istanza degli interessati ritenuta fondata, potrà chiedere all’amministrazione competente di conformarsi alle disposizioni che ritiene non rispettate.

In caso di mancata ottemperanza - motivata entro 30 giorni - o di motivazioni giudicate insufficienti il Garante potrà chiedere all’organo gerarchicamente superiore un procedimento disciplinare nei confronti dei responsabili di inerzia o mancato rispetto della normativa di tutela del detenuto e può chiedere al tribunale di sorveglianza di annullare l’atto ritenuto illegittimo. In Commissione Affari Costituzionali la relatrice Graziella Mascia (RC) ha espresso riserve sulla condizione apposta al parere dalla Giustizia sottolineando che il testo approvato prevede la sostituzione del Garante al magistrato di sorveglianza per l’esame dei reclami dei detenuti evitando di creare sovrapposizione di ruoli. Ma su questa parte del testo si prospetta in aula un confronto ancora molto serrato considerando le forti perplessità di molti settori dell’opposizione alla pdl.

Giustizia: Sifpp; nuovo personale del trattamento? nel 2009

 

Comunicato stampa, 8 dicembre 2006

 

La Sifpp (Società Italiana Formazione Psichiatria Penitenziaria) vuole portare all’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica l’attuale situazione di diverse categorie di vincitori di concorsi, espletati e conclusi in quest’ultimo anno presso L’Amministrazione Penitenziaria - tra i quali collaboratori, ingegneri e soprattutto psicologi - nella speranza che si possa sviluppare il tema, l’interesse, la necessità sottolineando la situazione in cui versa attualmente il sistema penitenziario italiano ed in particolare il dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, portandolo all’attenzione del pubblico e magari di interlocutori privilegiati.

In particolare, la Sifpp, da tempo impegnata nel promuovere la formazione, lo sviluppo e la tutela della professione dello Psichiatra e dello Psicologo Penitenziario e Forense, vuole farsi portavoce dei vincitori del concorso pubblico per la copertura di 39 posti nell’area C, posizione economica C1, profilo professionale di psicologo, indetto il 21 Novembre 2003, concluso con la pubblicazione della graduatoria dei candidati vincitori sul Bollettino Ufficiale del Ministero della Giustizia n° 17 del 15 settembre 2006.

A causa del blocco delle assunzioni nella Pubblica Amministrazione si è creata una situazione gravissima: le assunzioni degli psicologi e degli altri profili professionali per i quali l’Amministrazione Penitenziaria ha già concluso i concorsi pubblici, rischiano di slittare al 2009. Il Ministero della Giustizia dopo aver inoltrato richiesta al Dipartimento della Funzione Pubblica di assunzione di mille unità, ha ricevuto l’autorizzazione all’assunzione di sole cinquantaquattro unità.

Il decreto Bersani emanato a Luglio ha infatti tagliato pesantemente le risorse finanziarie al Ministero della Giustizia per il triennio 2006-2009 e l’Amministrazione Penitenziaria ha deciso in data 7 novembre, in riunione con le OO.SS., di destinare tali fondi alla riqualificazione di personale interno già occupato, senza creare invece nuovi posti di lavoro.

Infine, notizia di pochi giorni or sono, il maxi emendamento governativo alla finanziaria 2007, approvato dalla Camera, autorizza il D.A.P. alla assunzione di altri 500 ausiliari di polizia penitenziaria, lì dove attualmente il rapporto di tali operatori nelle carceri italiane è di 2 a 1 (due operatori di sicurezza per ogni detenuto), stanziando 15 milioni di euro. La categoria professionale degli psicologi, oggi rappresentata negli Istituti Penitenziari solo attraverso rapporti di consulenza a termine con poche ore settimanali (ma comunque con un loro costo), e mai di ruolo, è chiamata a svolgere nel contesto carcerario, pesantemente segnato dalla penuria di personale e dal sovraffollamento dei reclusi, una funzione cruciale di diagnosi trattamentale e di prognosi del rischio, a beneficio di tutto il sistema penitenziario, anche se la graduatoria dei cosiddetti "esperti ex art. 80" viene ancora organizzata, a causa di una vecchia circolare del D.A.P., secondo strani meccanismi sulla base della data di presentazione della domanda di partecipazione alle selezioni, e mai secondo criteri di valutazione obiettiva, per titoli ed esami.

L’assunzione, inoltre, delle sole unità di polizia penitenziaria, sembra tradire il mandato trattamentale, rieducativo e risocializzante previsto dal legislatore del nuovo Ordinamento Penitenziario, che fa leva sui principi basilari del trattamento e dell’osservazione della personalità per individualizzare il percorso riabilitativo del detenuto. In questo modo sembra invece voler dare più forza e concretezza al solo processo retributivo, afflittivo e punitivo della pena, inserendo nel circuito, professionalità già in esubero, ed ignorando necessità fondamentali per il miglioramento del sistema penitenziario. Ci sembra oggi opportuno quindi dare maggiore concretezza all’azione trattamentale attraverso interventi strutturali, tanto più alla luce degli effetti dell’indulto che, di fatto, ha mutato le condizioni degli istituti e servizi penitenziari. Come indicato dal S.A.G. Sindacato Autonomo di Giustizia, per il DAP - recuperate le risorse economiche per l’assunzione dei dirigenti tecnici ex D.Lgs 146/2000 (operazione assolutamente ineludibile) -, sarebbero necessari solo 700.000 euro. Onestamente, non ci pare un’impresa così ardua. Riteniamo utile, necessaria e fondamentale la professionalità degli psicologi in ambito penitenziario, anche al fine di non lasciare il carcere solo un luogo di espiazione e punizione ma di trasformarlo in un vero luogo di trattamento e risocializzazione che una nuova generazione di psicologi, sempre più preparata e motivata, può contribuire a realizzare.

Umbria: sostegno per i detenuti che lasciano il carcere

 

Adnkronos, 8 dicembre 2006

 

Una serie di azioni per il sostegno e l’affiancamento dei detenuti che hanno già lasciato il carcere (in Umbria 387, di cui 148 con problemi di dipendenza da sostanze e 56 con patologie psichiatriche) e per gestire l’impatto con l’esterno delle nuove dimissioni che, da una stima del provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, nel 2007 saranno dalle 56 alle 95. È quanto si prefigge un progetto della Regione Umbria realizzato a seguito dell’indulto e nell’ambito del Bando emanato dal ministero della solidarietà sociale per la presentazione di "interventi a favore dei detenuti tossicodipendenti, alcolisti o portatori di malattie droga - alcol correlate".

"Molte persone in via di scarcerazione - ha detto l’assessore regionale alle politiche sociali ed abitative, Damiano Stufara - si trovano in situazione di marginalità sociale, in assenza di appoggi da parte dei familiari, con grosse difficoltà economiche e con problematiche di dipendenza o di malattie legate all’assunzione di alcol e droga".

Il progetto, che coinvolge soggetti istituzionali e del privato sociale, punta a consolidare gli sportelli interni al carcere e sviluppare quelli esterni attivando dei percorsi individualizzati di accompagnamento che prendano in carico i soggetti dal periodo precedente alla scarcerazione. Inoltre, sosterrà ed implementerà l’offerta dei servizi di accoglienza residenziale, come le strutture di bassa soglia del territorio. Tra le priorità anche quella di agevolare l’autonomia residenziale attraverso l’istituzione di un fondo di garanzia dei proprietari che stipulano contratti di locazione con gli ex detenuti.

"Tra le priorità - ha riferito Stufara - c’è anche l’attivazione di un lavoro di rete che coinvolgerà, non solo i servizi degli ambiti territoriali, ma anche il volontariato e la cooperazione. Inoltre, saranno elaborati progetti individualizzati per sostenere l’autonomia dei soggetti ritornati in libertà evitando la ricaduta nel circuito penale. Da non trascurare anche la rilevazione dei bisogni espressi dagli ex detenuti per poi avviare una riflessione sul ruolo delle strutture di accoglienza anche attraverso la riqualificazione delle stesse".

Vercelli: dal carcere arriva un nuovo marchio, "Codiceasbarre"

 

Adnkronos, 8 dicembre 2006

 

Il progetto "Codiceasbarre" nell’ottobre scorso, a Milano, ha presentato "Treasure your memories", la collezione d’abbigliamento 2007, e sabato 9 dicembre uno dei capi più famosi della collezione, il "pigiama special edition", sarà esposto in anteprima in alcuni negozi delle città di Napoli, Verona, Varese, Alba e Brescia, e vi rimarrà per tutto il periodo natalizio. Il pigiama è da sempre il capo icona di "Codiceasbarre". Quest’anno esce in una nuova versione uomo e, per la prima volta, donna. Il tessuto è il rigato tipico delle divise carcerarie italiane a cui si ispira liberamente. Il packaging: una federa da cuscino. Perché in carcere tutto viene utilizzato e riutilizzato con nuove destinazioni d’uso. E le federe vengono usate come sacco per la biancheria sporca, come strofinacci o come cartelline porta documenti.

Per l’anteprima, i negozi di abbigliamento delle 5 città allestiranno angoli o vetrine utilizzando materiali originali provenienti dalle carceri italiane. Il progetto sociale "Codiceasbarre" è nato nel 2002, come proposta sulle Pari Opportunità, presentato dal Settore Politiche Sociali del Comune di Vercelli, in partenariato con il Consorzio sociale Armes, il Ministero di Giustizia, e sostenuto dal Ministero del Lavoro nell’ambito della Misura e del Fondo Sociale Europeo, ed ha lo scopo di promuovere iniziative imprenditoriali innovative, come quella di pensare a qualcosa di diverso da offrire alle donne-detenute, e per chi rischia di rimanere ai margini. Ma si propone anche di raccontare il carcere con la voce di chi l’ha vissuto e lo vive sulla propria pelle, senza fare distinzioni tra guardie e reclusi.

Caserta: ad Arienzo presto corsi di ragioneria per i detenuti

 

Il Mattino, 8 dicembre 2006

 

La detenzione come occasione per ritornare sui banchi di scuola e riconquistare pienamente il proprio posto in società: è questo l’obiettivo ambizioso che sta da tempo perseguendo Carmen Campi, direttrice della Casa circondariale di Arienzo. Dopo i corsi di formazione per la licenza elementare e media, attuati in collaborazione con le istituzioni scolastiche della zona e i corsi di recitazione e di piccolo artigianato, ora è in progetto l’istituzione di un corso di ragioneria, sempre all’interno del carcere, grazie alla collaborazione con l’Istituto tecnico commerciale e per geometri "Vittorio Bachelet" di Santa Maria a Vico.

Il progetto, non ancora in fase di attuazione, ma già concordato tra la direttrice Campi e il dirigente scolastico Pasquale Izzo del "Bachelet", prevede che i professori disponibili a far parte del progetto vadano in trasferta nella Casa circondariale per effettuare gli insegnamenti previsti dal corso per ragionieri. "Attualmente ci stiamo attrezzando per mettere a disposizione del progetto dei locali idonei - chiarisce la direttrice Campi - in modo da rendere più agevole il compito degli insegnanti, ma anche più gradevole lo studio per i detenuti, specie i più giovani, che spesso conservano un ricordo positivo della scuola frequentata.

Il nostro obiettivo è comunque di consentire, creando occasioni adeguate, un più agevole inserimento dei detenuti nel mondo esterno e particolarmente in quello del lavoro". Anche l’iter burocratico, per ottenere i permessi e per definire i programmi, la durata complessiva del corso, i vari obiettivi disciplinari e il valore del titolo che sarà conseguito, è già avviato e curato, per la parte didattica, dal preside Izzo.

Roma: i "Presi Per Caso" fanno teatro e suonano musica rock

 

Roma One, 8 dicembre 2006

 

Sono una compagnia di detenuti, ex-detenuti e non-detenuti. Fanno teatro e suonano rock. Raccontano storie che parlano di carcere. Scoperti da Renato Marengo e Michael Pergolani di Demo, riescono ad entrare in studio per produrre un cd. Sono una compagnia di detenuti, ex-detenuti e non-detenuti. Fanno teatro e suonano rock. Raccontano storie che parlano di carcere. Scoperti da Renato Marengo e Michael Pergolani di Demo, riescono ad entrare in studio per produrre un cd.

Non a caso sono chiamati gli acchiappatalenti e non a caso a Faenza due settimane fa gli è stato conferito il premio come miglior programma radiofonico dell’anno: Renato Marengo e Michael Pergolani di Demo da oltre 5 anni ricevono un sacco di cd e programmano ogni giorno quelli che ritengono i più originali, compresi i Presi per Caso, finalmente portati in studio per una produzione discografica.

L’8 dicembre i Presi per caso iniziano a registrare il loro secondo CD. La mitica band nata all’interno del carcere di Rebibbia scoperta da Demo, la trasmissione acchiappa talenti di Radio 1 ideata e condotta da Michael Pergolani e Renato Marengo, approda in sala di registrazione con 8 nuove tracce. L’operazione è possibile grazie alla creatività dei ragazzi della band, ma anche grazie alla partecipazione della Scuola di Musica Timba che offre gratuitamente sala di registrazione e tecnico del suono e del Biella Festival che sta cercando i fondi per stampa e distribuzione del disco.

Nati dentro il Carcere di Rebibbia, i Presi per caso sono un progetto musicale che ha quale principale obiettivo raccontare la condizione carceraria e sensibilizzare l’opinione pubblica attorno ai suoi problemi e alla sua realtà umana e sociale.

Lanciati a livello nazionale da Demo, la trasmissione acchiappa talenti di Radio1 ideata e condotta da Michael Pergolani e Renato Marengo, i Presi per Caso sono formati da qualche anno da un nucleo originario accomunato dall’esperienza del carcere, ma anche da elementi incontrati a seguito della liberazione: a simboleggiare un ideale rapporto fra "dentro" e "fuori" che dovrebbe e sicuramente può essere alla base contemporaneamente di un discorso di risarcimento e di recupero sociali. Date le premesse e la finalità, mi piacerebbe che il loro cd (uscito da queste session in studio) non facesse guadagnare qualche major o speculatore, ma mantenesse la dignità sociale sin qui dimostrata dal progetto...

Sulmona: presentazione libro "Diario di un gatto con gli stivali"

 

Comunicato stampa, 8 dicembre 2006

 

Nel corso dell’anno 2005, in collaborazione con l’Agenzia per la Promozione Culturale della Regione Abruzzo, sede di Sulmona, con il patrocinio dell’assessorato alla Cultura della Regione Abruzzo, si è svolto presso questo istituto un corso volto ad educare alla lettura espressiva i detenuti interessati a "donare" la propria voce, registrando libri su supporti audio che andranno ad arricchire l’archivio del "Libro Parlato", nato per le persone con impedimenti all’approccio con la parola scritta. All’esito dell’attività formativa è stato realizzato un audio-libro per la biblioteca del "Libro Parlato". È stato scelto un testo di Roberto Vecchioni, "Diario di un gatto con gli stivali", sia perché costituisce una novità editoriale, sia perché la tematica che pervade il libro "nulla è come appare" è sembrata ricca di significati, messa in relazione con la condizione dei detenuti…..(mostri, orchi, lupi….) e con la scelta di occupare il tempo della pena facendo opera di volontariato a favore di altri "fenomeni".

I risultati appaiono interessanti sia per la peculiarità del prodotto, in virtù delle voci narrate, che sono di persone comuni con le inflessioni tipiche dei dialetti del nostro paese, sia per le prospettive di futuri sviluppi, considerato che già un istituto scolastico di Sulmona ha chiesto la collaborazione dei volontari per la registrazione di alcune dispense per uno studente non vedente. L’11 dicembre p.v., all’interno della sala teatro dell’istituto penitenziario, il Cd/Dvd realizzato verrà presentato al pubblico nel corso di un incontro al quale parteciperà il cantautore Roberto Vecchioni, autore del testo. Al termine della presentazione seguirà un dibattito con l’autore, i detenuti coinvolti nell’iniziativa, alcune scolaresche cittadine ed i rappresentanti delle istituzioni.

I rappresentanti degli organi di informazione interessati a partecipare dovranno accreditarsi preventivamente presso la segreteria dell’istituto penitenziario (Fax 08.64250851).

Brescia: il vescovo alla penitenziaria; usate bene quelle chiavi

 

Giornale di Brescia, 8 dicembre 2006

 

"Inflessibilità nel rappresentare lo Stato e nel difendere le leggi e la legalità. Ma anche umanità nel promuovere e favorire la rieducazione dei detenuti". Sono - secondo il direttore degli istituti penali di Brescia, Mariagrazia Bregoli -, i due compiti degli agenti di Polizia penitenziaria, che ieri mattina si sono ritrovati nella chiesa di San Faustino e Giovita per la celebrazione dell’annuale festa del corpo. La cerimonia, alla quale sono intervenute le massime autorità cittadine, è stata occasione per riflettere sul significato di un mestiere estremamente delicato.

"Il vostro è un lavoro nel quale si dispiega un contatto quotidiano con persone le cui vicende sono attraversate dalla contraddittorietà dell’uomo e dalla sua capacità, talvolta, di compiere il male", ha sottolineato il vescovo ausiliare, monsignor Francesco Beschi, nell’omelia. Accanto a lui i cappellani di Canton Mombello, don Adriano Santus, e Verziano, don Carlo Bosio. "È un rapporto difficile", ha ripetuto più volte Beschi, che nel mostrare due immagini realizzate da don Renato Laffranchi ed esposte in chiesa, ha rievocato - applicandola alla realtà del carcere - l’immagine del "mondo prigioniero che Dio vuole liberare".

"Visitando gli istituti - ha aggiunto -, fanno impressione soprattutto quei grandi mazzi di chiavi nelle vostre mani. Con quelle chiavi voi avete il potere non solo di chiudere un cancello, non solo di restituire la libertà a un uomo, ma anche e soprattutto di aprire il vostro cuore, quella capacità di umanità che nessuna legge, nessun regolamento vi può insegnare".

Un mestiere duro, quello degli uomini della Polizia penitenziaria. Impegnativo. L’indulto, di cui ha voluto riferire il ministro Clemente Mastella nel suo messaggio al Corpo, ha liberato finora oltre 23 mila detenuti dalle carceri italiane, ma non gli agenti dalle loro incombenze. "Nonostante l’indulto, la fatica è sempre maggiore – spiega il comandante di Canton Mombello Pietro Pili, presente con il collega di Verziano, Giuseppe Di Blasi -. I nostri compiti rimangono molti, soprattutto considerando che da tempo siamo sotto organico di almeno 50 unità. Ora bisognerà vedere se nella Finanziaria saranno stanziate o meno risorse per ovviare a questo problema".

Roma: il Garante; senza scampo i clandestini rinchiusi nei Cpt

 

Asca, 8 dicembre 2006

 

"Per il 40% dei trattenuti nel Cpt comincia un girone infernale che li porta dal Cpt alla clandestinità e dalla clandestinità di nuovo in carcere". Questo il commento del garante dei diritti dei detenuti del Comune di Roma, Gianfranco Spadaccia, dopo aver ottenuto di poter visitare il Centro di permanenza temporaneo di Ponte Galeria a Roma. "La visita che abbiamo effettuato - afferma il garante - ci conferma l’assoluta necessità di aprire le porte del Cpt al diritto di visita e di colloquio del garante comunale e del suo ufficio, richiesta che torniamo a sollecitare al ministro dell’Interno anche per facilitare l’azione e l’intervento delle associazioni di volontariato che possono assicurare i servizi previsti dalla direttiva ministeriale dell’agosto 2000". Spadaccia motiva la necessità di poter visitare il Cpt di Ponte Galeria perché all’interno vi sono "persone che da tempo soggiornano e lavorano clandestinamente nella nostra città e nella nostra regione, oltre a ex detenuti passati senza soluzione di continuità dal carcere al centro".

 

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