Rassegna stampa 7 dicembre

 

Ravenna: Albinati, Beha, Gawronski, Sinibaldi per la biblioteca in carcere

 

Sestopotere, 7 dicembre 2005

 

Ravenna - Quest’anno si celebrano i dieci anni dalla firma della Convenzione fra la Provincia e il Ministero Giustizia per l’avviamento e il funzionamento delle biblioteche in carcere a Ravenna, Rimini e Forlì. "Grazie a quell’atto - precisa il presidente della Provincia Francesco Giangrandi - è stato possibile dare un primo assetto a raccolte di libri spesso affidate solo alla disponibilità di volontari e trasformarle in un servizio organizzato, con un catalogo e una registrazione dei prestiti, con attività collaterali di promozione della lettura e con l’addestramento di detenuti per l’espletamento di mansioni bibliotecniche".

Questa ricorrenza, insieme al decennale della pubblicazione del manifesto Unesco alle biblioteche pubbliche, ha ispirato la scelta della Provincia di tenere dopodomani, venerdì 9 dicembre 2005, presso la Sala degli stemmi della Prefettura (in piazza del Popolo a Ravenna), un convegno nazionale dedicato a La biblioteca in carcere come diritto e come servizio. Convegno ed eventi collaterali sono stati organizzati da Provincia, Istituto Beni Culturali-Soprintendenza Beni Librari della Regione Emilia Romagna in collaborazione con Associazione Italiana Biblioteche, Divisione Amministrazione Penitenziaria Emilia Romagna - Provveditorato del Ministero di Giustizia e col patrocinio del Segretariato sociale RAI.

Tra i relatori il giornalista Oliviero Beha, lo scrittore e insegnante in carcere Edoardo Albinati e l’attore Ivano Marescotti. Stas Gawronski terrà presso il Bar Martin Pescatore alla Galleria Esp, un laboratorio di scrittura creativa sul tema dei diritti umani (in occasione della giornata mondiale dei diritti umani) mentre Marino Sinibaldi, animatore della trasmissione Fahreneit su Radio tre si collegherà in diretta col convegno di Ravenna tra le 15 e le 18.

L’assessore provinciale alla cultura, Massimo Ricci Maccarini illustrerà il progetto Nati per leggere della Provincia di Ravenna rivolto a genitori detenuti italiani e stranieri affinché possano condividere insieme emozioni e cultura anche se in luoghi diversi. Durante il convegno, a cura del Servizio Biblioteche - sezione carcere sarà creata una banca dati al servizio di coloro che vivono, operano e progettano il carcere.

"Il Convegno - spiega Ricci Maccarini - chiama a confronto gli operatori su un tema importante: se e quanto la biblioteca carceraria possa concorrere al reinserimento sociale, al superamento di situazioni di deprivazione culturale, alla sconfitta delle condizioni di emarginazione che sono terreno fertile per la delinquenza e la criminalità, entrando anche nello specifico delle tematiche inerenti la conduzione e le attività della biblioteca carceraria".

Bari: convegno sull’editoria penitenziaria

 

Vita, 7 dicembre 2005

 

Altre Prospettive - Libertà e Dintorni: cronaca di un giornale penitenziario: questo il tema del convegno organizzato dalla cooperativa Itaca. In pratica, vita morte e miracoli del giornale che da cinque anni i redattori-detenuti realizzano nel carcere di Bari. L’intento è dare a questa esperienza visibilità, solidità e continuità, anche grazie alla valenza non solo sociale, ma anche culturale dell’iniziativa: una forma altra di cittadinanza attiva.

L’apertura dei lavori è affidata al presidente della Provincia Vincenzo Divella, al presidente della Regione Nichi Vendola, al sindaco Michele Emiliano e alla presidente della cooperativa sociale Itaca, Alessandra De Filippis.

la presentazione dell’esperienza Altre Prospettive è affidata a Maria Teresa Bellini, di Itaca, e ad Arjan Aldini, redattore del giornale.

Di seguito saranno presentate delle esperienze editoriali simili: il progetto toscano "Ragazze Fuori", di cui parlerà Patrizia Tellini, della redazione esterna di Ragazze Fuori; il senso di un giornale penitenziario sarà invece scandagliato da Beppe Battaglia, responsabile del Dipartimento Carcere e Cittadinanza della Federazione Città Sociale, nonché autore del libro "Carcere e Cittadinanza".

Dopo la pausa, gli interventi di un rappresentante della Direzione della Casa Circondariale di Bari, dell’assessore provinciale alla Solidarietà sociale Nicola Occhiofino e della direttrice della Casa Circondariale di Lauro, nell’Avellinese, Maria Luisa Palma. Modera e conclude Antonio Massari, giornalista collaboratore di Diario e de Il Manifesto.

Negli ultimi dieci anni sono nati in Italia decine di giornali e siti internet di detenuti: sessanta testate giornalistiche disseminate su tutto il territorio nazionale assicurano per la prima volta un flusso continuo di notizie in entrata e in uscita dal mondo dei penitenziari. Altre Prospettive nasce nel 2001 in continuità con un’altra esperienza editoriale Libertà e Dintorni (2000), realizzata all’interno della Casa Circondariale di Bari dal Circolo Arci "La Corte" che lo ha lasciato in eredità alla Cooperativa sociale Itaca. Il progetto, finanziato dalla legge 309/90 non era finalizzato esclusivamente alla redazione del giornale, ma anche e soprattutto a offrire ai detenuti (italiani e stranieri, principalmente albanesi) un servizio di "orientamento primario". Attraverso il giornale si offriva l’opportunità di conoscere e approfondire tematiche come l’immigrazione, la formazione e il lavoro, i diritti. Tutto rigorosamente in due lingue: italiano e albanese.

Altre Prospettive, in questi cinque anni, è stato anche un laboratorio di alfabetizzazione informatica in cui persone con competenze specifiche nulle o minime hanno preso confidenza con tastiera, mouse e scanner.

Dalla piccola cella dove nasce il giornale sono passati una cinquantina di redattori che parlavano italiano, albanese, francese, croato, swahili e inglese. Una redazione che si è onorata di ospitare matite gloriose come quelle di Vauro, Ellekappa, Giannelli e Creanza, che hanno arricchito le riflessioni redazionali grazie a vignette originali create gratuitamente per il giornale.

Per rompere l’isolamento e dare voce al mondo chiuso del carcere nasce l’esigenza del convegno. L’intento è di trasferire la ricchezza dell’esperienza del giornale, di testimoniarla e valorizzarla in modo che anche fuori ci si possa affezionare a questi fogli, contribuendo alla loro diffusione ma soprattutto al loro sostegno. Perché non è più possibile, in una città civile che voglia fare scelte etiche e di opportunità per tutti, che la realizzazione di uno strumento come il giornale del carcere continui spesso ad essere affidata, di fatto, alla sensibilità e disponibilità dei singoli. Info: tel e fax 080.4958985

Larino: agenti in festa, ma probabilmente le agitazioni riprenderanno

 

Il Tempo, 7 dicembre 2005

 

Ieri mattina c’è stato il consueto appuntamento annuale con la festa del Corpo, a Larino. All’evento hanno partecipato l’assessore provinciale Silvio Potente, il sindaco di Larino, Anacoreta, il sindaco di Ururi, Plescia, e diversi rappresentanti della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto. Dopo la Santa Messa, l’Ispettore Capo Di Michele ha ringraziato tutti i suoi uomini "per l’impegno e il coraggio nell’affrontare i loro compiti", premiando con delle pergamene i più meritevoli. Il direttore della Casa Circondariale Rosa La Ginestra, esprimendo soddisfazione per la professionalità dimostrata dal personale del carcere, ha invitato i presenti a riflettere sul ruolo difficile e delicato dell’agente di polizia penitenziaria, che deve assolvere principalmente a due compiti differenti eppure complementari. Da una parte infatti, egli deve contribuire alla lotta alla criminalità, garantendo la certezza della detenzione, dall’altra ha l’obbligo di partecipare al possibile recupero sociale del detenuto. Il direttore ha inoltre ammesso che le recenti proteste delle organizzazioni sindacali sono pienamente condivisibili: "Hanno pienamente ragione nel reclamare un ampliamento del personale". Nei prossimi giorni potranno esserci nuove iniziative in tal senso.

Villafranca (Verona): al liceo Medi progetto carcere scuola

 

L’Arena, 7 dicembre 2005

 

Problemi, sofferenze e molte speranze: il mondo carcerario entra a scuola. Le classi quinte delle scuole superiori si sono riunite nell’aula magna del liceo scientifico "Medi" per ascoltare la testimonianza di Lucio, detenuto del carcere di Montorio. L’incontro si inserisce nell’ambito del progetto "Carcere scuola", coordinato a livello provinciale da Maurizio Ruzzenente, insegnante e volontario, e a livello locale da Rosetta Rizzini, insegnante e consigliere comunale delegata alle Pari opportunità. Il progetto, proposto ogni anno agli alunni maggiorenni, ha lo scopo di creare un contatto tra la scuola, la realtà carceraria e il mondo del volontariato che ruota attorno ad esso.

"È un’ottima iniziativa", spiega l’assessore alle Politiche sociali Dario Cordioli, "incontri come questo servono per far comprendere agli studenti che ci sono realtà diverse da quelle proposte dal modello televisivo". Il percorso proposto agli alunni ha analizzato le diverse componenti del mondo dei detenuti: l’avvocato Mario Rubin ha spiegato il ruolo di giudici e legali ricorrendo ad esempi tratti dalla letteratura e dal cinema; due rappresentati delle guardie carcerarie hanno illustrato l’organizzazione del carcere e le giornate dei detenuti; le alternative alla detenzione carceraria sono state presentate da Maria Rosaria Casco, direttore dell’Ufficio esecuzione penale esterna di Verona e Vicenza ed infine, Giuseppe Amenduni e Luciano Fornari, volontari che si adoperano per sostenere i carcerati, hanno portato la loro testimonianza.

I ragazzi, dopo aver partecipato a questo primo approccio conoscitivo, avranno la possibilità di partecipare ad un attività che li farà entrare concretamente in carcere. Infatti, in primavera, sono previsti degli incontri sportivi tra studenti e detenuti: i ragazzi si confronteranno sul campo da calcio, mentre le ragazze si sfideranno, tra palleggi e schiacciate, a pallavolo.

Padova: black out in carcere, mensa chiusa

 

Il Gazzettino di Padova, 7 dicembre 2005

 

Oggi, mentre dalle 9.45 alle 11.30 nella casa di reclusione si terrà la festa del corpo della polizia penitenziaria, alla circondariale i detenuti proseguiranno nella protesta iniziata lunedì a mezzogiorno. Uno stato di agitazione che in alcuni momenti ha rischiato di trasformarsi in rivolta e che sta andando avanti. Ieri i 280 reclusi (i posti letto sono 120) hanno proseguito nello sciopero del vitto mentre i lavoranti, ovvero i detenuti - una trentina - che si occupano di alcune faccende interne, dalla pulizia alla cucina, hanno deciso di incrociare le braccia. Il che ha portato ad una vera e propria paralisi delle attività tra le quattro mura del Due Palazzi. Il servizio mensa è stato perciò sospeso e ieri gli agenti della penitenziaria, che tramite l’organizzazione sindacale della Cgil si sono detti solidali con i reclusi, hanno preparato i sacchetti con dentro panini, acqua, frutta e verdura. Pasti freddi e senza condimento per garantire a tutti di poter mangiare. Nessun carcerato ha però voluto ritirarlo. Lunedì sera, intorno alle otto, l’allarme della casa circondariale è nuovamente suonato. Qualcuno, dietro le sbarre, ha voluto nuovamente farsi sentire sbattendo posate e pentolini sulle inferriate. Una manifestazione contro il sovraffollamento pacifica anche se non è mancato qualche episodio di vandalismo con la rottura di un televisore e di altri oggetti di proprietà dell’amministrazione penitenziaria. Gli agenti hanno continuato a vigilare a distanza senza intervenire. La tensione è alta e basterebbe una scintilla a infiammare gli animi dei detenuti che per tutta la giornata, ogni trenta-quaranta minuti hanno proseguito nell’agitazione obbligando le guardie a dover indossare i tappi sulle orecchie.

Il deputato della Margherita Andrea Colasio ha invece presentato un’interrogazione al ministro Roberto Castelli per chiedere come intende risolvere la grave situazione in cui versa il carcere di Padova.

Brescia: 2 nuovi educatori professionali per il carcere

 

Giornale di Brescia, 7 dicembre 2005

 

Due nuovi educatori professionali nelle carceri di Brescia. Lo ha deciso la Giunta regionale lombarda nell’ambito di un progetto di "Sperimentazione per il reinserimento delle persone in esecuzione penale". Gli educatori si affiancheranno a quelli già in servizio e si impegneranno in attività di collegamento tra i servizi interni e quelli esterni al carcere per facilitare un percorso di integrazione e reinserimento (lavoro, formazione, ecc...) dei detenuti. Il progetto ha una durata triennale e prevede il coinvolgimenti degli enti locali e le realtà del terzo settore. Seicentomila euro lo stanziamento a livello regionale.

Bari: alla casa circondariale spettacolo di Vito Signorile

 

Gazzetta del Mezzogiorno, 7 dicembre 2005

 

Un ragù di baresità, insaporito con vino primitivo, e saggezza popolare. Lo ha cucinato a fuoco lento, Vito Signorile, protagonista ieri sera del recital allestito dall’amministrazione comunale nella sezione seconda, reati comuni, della casa circondariale. Dei 220 detenuti in attesa di giudizio definitivo, più della metà ha assistito alla rappresentazione, lasciandosi coinvolgere fino al dialogo diretto, tra palco e platea, dal bravissimo attore e regista, direttore del teatro Abeliano. Signorile ha raccontato, con grande mestiere le storie dei baresi veraci, attraverso racconti, gag, modi di dire e di essere nei quali il pubblico si è riconosciuto. Un viaggio nell’anima della città, per riscoprire il gusto del passato. Hanno assistito alla rappresentazione il sindaco, Michele Emiliano, l’assessore Susi Mazzeie il presidente della circoscrizione Leonardo Scorza che ha donato alla casa biblioteca del carcere 160 volumi. Non ha voluto mancare il questore Francesco Gratteri.. "Provo una emozione particolare nel farvi gli auguri - ha detto il sindaco ai detenuti - perché questo per me non è un posto qualsiasi e non è neanche il posto che normalmente viene immaginato da chi non lo conosce. So bene quanta sofferenza c’è tra queste mura e per tale ragione sto cercando di interpretare al meglio il ruolo di "vostro" sindaco. Sì, perché io sono anche il sindaco di ognuno di voi, non solo il sindaco di coloro che sono fuori. Vi lascio con la promessa che ci vedremo in maniera sistematica all’interno di queste mura. Voglio fare in modo che le differenze con il mondo esterno siano ridotte il più possibile. Il che non significherà annullarle ma superarle attraverso il dialogo. Cercheremo di spiegare a questa città che ci sono altre soluzioni. Bisogna fermare quella "giostra" che fa male a tutti, soprattutto alle vostre famiglie e ai vostri figli ai quali naturalmente dedico il pensiero più affettuoso e più caro, esattamente come lo avrei dedicato ai miei figli e alla mia famiglia. Buon Natale". Terminato il suo discorso Emiliano ha salutato stringendo la mano ad ognuno dei presenti. "La biblioteca va riparata, signor sindaco può fare qualcosa?", ha chiesto uno dei carcerati. Ai giornalisti, dopo il suo discorso, Emiliano ha ribadito: "Noi abbiamo fatto della legalità e della lotta non repressiva alla malavita l’elemento centrale dell’amministrazione. Ho adottato la metafora della "giostra" per indicare il moto perpetuo della camorra che continua a girare, affiliando e uccidendo. La giostra della malavita si ferma costruendo uno Stato più giusto che sappia creare una reale alternativa di welfare, al welfare mafioso che sappia perseguire il crimine e attuare strategie diverse che non sprechino vite in carcere".

Bari: da Carrassi S. Pasquale decine di libri ai detenuti

 

Gazzetta del Mezzogiorno, 7 dicembre 2005

 

Alla VI circoscrizione Carrassi-San Pasquale si raccolgono i frutti della "Giornata del libro" e degli impegni presi con i detenuti della casa circondariale di Bari. Spiega il presidente Leonardo Scorza (Ds): "Grazie alla solidarietà dei consiglieri e dei cittadini dei quartieri di Carrassi - S. Pasquale ci pregiamo di donare alla biblioteca della casa circondariale i libri raccolti in tre cartoni, individuati con le lettere 1 - 2 - 3, come descritti in dettaglio negli elenchi allegati per un totale di ben centosessanta volumi. Nella speranza di aver fatto cosa utile per i detenuti e le detenute, cogliamo l’occasione per porgere a loro ed a tutto il personale della casa circondariale gli auguri di buon Natale. Infine il mio personale ringraziamento a tutti i consiglieri della circoscrizione ed in particolare alla vicepresidente Donata Leone che ha curato l’intero iter. E un ringraziamento anche alla Gazzetta del Mezzogiorno per la consueta preziosissima collaborazione".

Palermo: l’abrogazione dell’articolo 94 bis introdotto dalla legge ex-Cirielli

 

Redattore Sociale, 7 dicembre 2005

 

"Un atto coerente ed ineludibile l’abrogazione dell’articolo 94 bis introdotto dalla legge ex-Cirielli". Si fa portavoce della richiesta diretta al Ministro Giovanardi e al Governo, Carmelo Furnari, coordinatore del gruppo carcere e droga alla Conferenza nazionale sulle droghe a Palermo. L’articolo in questione (Concessione dei benefìci ai recidivi) annulla la sospensione della pena detentiva e l’affidamento in prova nei confronti di persona tossicodipendente o alcooldipendente, che può essere concessa per una volta sola e soltanto se la pena da scontare non è superiore a tre anni La tendenza alla recidiva - ha dichiarato Furnari - "è una caratteristica dei tossicodipendenti", che tornano a compiere atti criminosi per acquistare la droga". Abrogare le misure restrittive per i trattamenti alternativi introdotte dalla ex-Cirielli sarebbe - conclude Furnari - "coerente" con l’estensione delle possibilità di accesso ai percorsi in comunità per i detenuti, previste dallo stralcio depositato in Senato.

Amnistia: Pannella, da lunedì uno sciopero della fame

 

Kataweb, 7 dicembre 2005

 

"Tre giorni di dialogo, di incoraggiamento e di amicizia", uno sciopero della fame rivolto a Prodi, Fassino, Epifani, Pezzotta, Angeletti e i responsabili della organizzazioni che in questi anni si sono specializzate nella convocazione delle grandi manifestazioni di massa. Questa l’iniziativa annunciata da Marco Pannella nel corso della puntata di ieri di Radio Carcere. "Durante tutto l’anno, da decenni vengono convocate manifestazioni di 500 mila, 1 milione di persone. Ormai è chiaro - afferma Pannella - che si è venuta formando una struttura di servizio che rende possibili queste straordinarie manifestazioni. Ebbene, in questi decenni non c’è stata mai una grande manifestazione di massa legata a un problema sociale. Mai abbiamo avuto una manifestazione quando cercammo di affrontare il problema drammatico di 2 milioni e mezzo di "fuorilegge del matrimonio". Mai quando tentammo di colpire l’immondo aborto clandestino di massa. Adesso, su questo problema che in 10 anni ha coinvolto milioni di famiglie, che ha messo a sacco il diritto nel nostro paese, si tratta di interrompere la flagranza di un delitto che crea situazioni drammatiche, tragiche, distruttive." Secondo Pannella, quello della giustizia e delle condizioni delle carceri è "il problema sociale che dobbiamo porci, perché affrontarlo significa interrompere una flagranza di violenza di Stato: l’Italia è stata condannata dalla giustizia europea complessivamente 180 volte per l’eccessiva lunghezza dei processi. Inoltre si tratta di dare rappresentanza e voce a milioni e milioni di persone che hanno a che fare con la giustizia penale e il carcere.

Manconi: se passa lo stralcio, avremo 20mila reclusi in più

 

Redattore Sociale, 7 dicembre 2005

 

"Se passa lo stralcio alla legge Fini proposto dal ministro Giovanardi, tra qualche anno avremo 20mila reclusi in più, il 40% tossicodipendenti". Lo ha sottolineato Luigi Manconi, Garante dei detenuti di Roma e Responsabile diritti civili per i Democratici di Sinistra, intervenendo alla giornata di riflessione e confronto sul tema dei consumi, degli abusi e delle dipendenze promossa oggi dal cartello "Non incarcerate il nostro crescere", presso l’Aula magna dell’Università romana "La Sapienza". Antiproibizionista, favorevole alla legalizzazione delle droghe (anche se sarà un percorso segnato da "tempi lunghi, passaggi e compromessi"), Manconi ha ribadito la necessità di potenziare e rafforzare i servizi, in particolare i Sert: "Non possono esserci 2 operatori per 400 utenti". Riguardo allo stralcio alla legge Fini proposto da Giovanardi, ha rilevato: "Il Governo vuole trasformare lo stato sociale in stato penale e criminale. Vogliamo impedire che questo avvenga, anzi vogliamo rovesciare questa tendenza, riportando lo stato sociale alla sua funzione". Secondo Manconi, le sanzioni amministrative nei confronti dei consumatori di droghe "sono meccanismi infernali che portano all’emarginazione e al carcere". E nei penitenziari italiani "ci si toglie la vita 18-19 volte in più rispetto all’esterno: i suicidi non sono detenuti con pena lunga, ma soprattutto giovani tra i 18 e i 24 anni che compiono questo gesto nei primi 6 mesi di detenzione a motivo dell’impatto insostenibile con l’ambiente carcerario. Tra loro, anche un giovane detenuto per il possesso di pochi grammi di marijuana".

"Proporremo, come riduzione del danno, la somministrazione controllata di eroina", ha dichiarato Livia Turco, responsabile delle politiche di welfare dei Ds, riferendo: "Sono stata corteggiata da Giovanardi per andare a Palermo. Non ci sono andata perché un grande tema è stato ridotto a bandierina elettorale. Invece ci vuole un grande e forte rilancio delle politiche di welfare e dei servizi, tramite investimenti seri". Per Turco, quindi, "bisogna arricchire la via sociale della lotta alle droghe, diversificando allo stesso tempo il sistema sanzionatorio e promuovendo le capacità dei giovani". Assente per motivi familiari Rosy Bindi (Margherita), che ha fatto pervenire un messaggio ai partecipanti in cui scrive: "A Palermo si è svolta una passerella governativa. Il provvedimento proposto da Giovanardi è una pessima sintesi della già pessima legge Fini. La detenzione e la costrizione alla terapia non solo la soluzione; occorrono politiche reali per i giovani". E Paolo Ferrero (Rifondazione Comunista) ha annunciato: "Come partito abbiamo elaborato un testo in cui si prevede la depenalizzazione del consumo e l’abolizione delle sanzioni amministrative per chi consuma droghe; inoltre favorisce la cura dei tossicodipendenti all’esterno delle strutture carcerarie".

"Al posto della devoluzione, si fa neocentralismo", ha affermato Alessandra Mandarelli, assessore alle Politiche sociali della Regione Lazio, ricordando: "Siamo di fronte al taglio del 50% del Fondo sociale nazionale e del 75% di quello sulla droga, mentre la Finanziaria riserva 1.140 milioni di euro, destinati in maniera imprecisata alle famiglie e alla solidarietà per lo sviluppo socio-economico. Di fatto vuol dire togliere fondi agli enti locali per il sociale e lasciare la discrezionalità dell’uso di questa riserva allo Stato". E ha proseguito: "Con una distribuzione a pioggia e, soprattutto, non filtrata dagli enti locali, i finanziamenti potrebbero ricadere su beneficiari non idonei. È il territorio quello che rappresenta meglio la mappa del disagio, ed è l’ente locale più vicino al cittadino, quello che, a mio avviso, è più capace di gestire un finanziamento cercando di indirizzalo verso i veri bisogni del territorio stesso. Si sta definanziando la legge 328. Le amministrazioni regionali non potranno essere in grado di sostenere l’attuale livello dei servizi sociali facendo a meno dei fondi statali; in queste condizioni rischiamo di mettere in crisi l’intero sistema delle politiche sociali". (lab)

Droghe: dal ‘90, 250mila anni carcere, dati forniti dal Forum delle droghe

 

Ansa, 7 dicembre 2005

 

Dal 1990 ad oggi, sono stati scontati per violazione della legge sulla droga, 250 mila anni di galera. Il calcolo è stato riferito da Franco Corleone, presidente del Forum droghe, alla contro conferenza sulle droghe. L’esperto ha detto che è in atto una criminalizzazione dei tossicodipendenti a fronte, invece, di un fenomeno sociale. Contrario quindi alle politiche del governo e al ddl Fini, che prevedono dai 60 mila agli 80 mila detenuti in più.

Fini: se necessario modificheremo la legge ex Cirielli

 

Apcom, 7 dicembre 2005

 

"È indubbio che tra la ex Cirielli e la legge stralcio ci sono delle incongruenze. Chiaramente modificheremo quella parte, non della legge stralcio ma della legge ex Cirielli, anche perché noi non vogliamo buttare in carcere chi fuma uno spinello e l’abbiamo detto tante volte". Lo ha detto Gianfranco Fini, vicepresidente del Consiglio, a Palermo durante il suo intervento alla quarta Conferenza nazionale sulla droga.

Droghe: Fini; legge repressiva solo nei confronti di spacciatori

 

Apcom, 7 dicembre 2005

 

"Non è una legge repressiva se non nei confronti dello spaccio. È una legge che non mette in galera chi fuma uno spinello ma tende ad educare e prevenire, e tende a potenziare tutte le strutture di recupero per i tossicodipendenti, mi dispiace che ci sia chi in palese malafede non conosce il disegno di legge e ne parla solo per ragioni propagandistiche". Lo sostiene Gianfranco Fini, vicepresidente del Consiglio, a Palermo durante il suo intervento alla quarta Conferenza nazionale sulla droga.

Fini inoltre sottolinea che "la Conferenza è stata utile proprio perché coloro che sono in buonafede e si sono confrontati hanno dato suggerimenti utili. Avevamo colto anche noi, e personalmente ne sono cosciente, che nella ex Cirielli c’è una norma che punisce i recidivi e non menziona il fatto che molti recidivi sono ex tossicodipendenti, mentre nel disegno di legge stralcio, a riprova che non è certamente una norma che porta in galera i tossicodipendenti, c’è la previsione di uscire dal carcere per seguire precorsi di recupero e quindi uniformeremo la ex Cirielli al testo di legge".

Droghe: Capezzone; scelte di Fini sono sciagurate, lo fermeranno i genitori

 

Apcom, 7 dicembre 2005

 

"La scelta di Fini mi appare sciagurata: e i primi a fermarlo saranno i genitori". Lo afferma Daniele Capezzone, leader dei radicali italiani, commentando le dichiarazioni del vicepremier Fini, che annuncia la fiducia sul ddl sulla droga. "Un papà e una mamma - segnala Capezzone - possono certo essere dispiaciuti se loro figlio si fa una canna: ma l’idea che per soli 7-8 spinelli scatti la perquisizione all’alba, l’arresto, il processo e poi la condanna da 1 a 6 anni di carcere è terrorizzante, oltre che assurda. Mi auguro, che trascorsi questi giorni di propaganda, la ragionevolezza torni a farsi strada".

Droghe: Di Pietro; ddl Fini porterà migliaia di disperati in carcere

 

Apcom, 7 dicembre 2005

 

"La proposta di Fini è sbagliata. Ripristinare la modica quantità non risolve i problemi, ma semmai, come unico effetto, mette in carcere centinaia di disperati che dovrebbero essere aiutati e non puniti". Lo afferma Antonio Di Pietro, leader di Italia dei Valori.

"La ratio della legislazione attuale - prosegue - è proprio quella di distinguere lo spacciatore dal consumatore e solamente un magistrato può giudicare da questo punto di vista il possesso illecito di droga, se è per uso personale o per spaccio. Sicuramente il consumatore sta mettendo in atto un’azione illecita, con qualsiasi quantità entri in possesso. La soluzione però non è mandarlo in carcere, provocando una situazione in cui centinaia di persone si ritroverebbero ad entrare e uscire dalle carceri in continuazione, senza trovare solidarietà, rieducazione e una soluzione ai propri problemi. Per queste persone ci vuole invece un piano sociale di reinserimento e un piano di rieducazione. Altra cosa è lo spacciatore, che deve essere punito". "La lotta alla droga è una questione difficile e spinosa, ma l’approvazione di questa legge non risolve i problemi, è solo - conclude Di Pietro - una mossa propagandistica pre-elettorale per accaparrarsi i voti, senza rendersi conto dei danni alla società che la sua approvazione provocherebbe".

Benevento: a Capodimonte le iniziative culturali interne al carcere

 

Il Quaderno, 7 dicembre 2005

 

Presentato oggi pomeriggio il Piano Pedagogico delle attività che si terranno all’interno del Carcere di Capodimonte a Benevento nel corso dell’anno. Sono intervenuti il direttore della Casa Circondariale Liberato Guerriero, il parroco di S. Modesto Don Nicola De Blasio, Antonio Intorcia per lo Solot Compagnia Stabile di Benevento e Francesco Capozzi musicista. Guerriero ha illustrato le varie iniziative promosse: "La condizione irrinunciabile per realizzarle - ha detto - sono la sicurezza e la tranquillità. Lavorare bene, infatti, è possibile grazie alla polizia penitenziaria che ha un ruolo importantissimo per garantire l’ordine". Sono previsti: corsi scuole elementari, medie e superiori; formazione professionale per operatori di personal computer e addetti alla raccolta differenziata; arte presepiale e decorazioni su vetro.

Per la sezione femminile del carcere è stato annunciato il progetto "Il volo della fenice" che vede le detenute impegnate in corsi sul diritto, arte orafa e yoga.

È stato creato anche un corso per l’informazione giornalistica denominato "Dentro la notizia" e curato dalla società Video Team.

Inoltre, con il progetto "Libro forum intra mura" gli insegnanti porteranno all’attenzione del detenuto un libro che verrà poi commentato con l’autore. L’iniziativa è a cura della Alfredo Guida Amici del libro. Le attività sono state realizzate grazie al contributo della Regione Campania, della Provincia di Benevento con il patrocinio del Comune di Benevento.

Nelle attività culturali è presente anche il laboratorio teatrale curato dalla Solot e quello musicale curato da Francesco Capozzi.

Il 10 dicembre alle ore 17 si terrà il concerto dei detenuti presso l’auditorium del carcere ed il 15,16 e 17 dicembre, alle ore 15 in replica alle 17, andrà in scena la compagnia Ragazzi dentro con l’ultimo lavoro dal titolo "Giorno di visita". I detenuti sono protagonisti ed autori dei testi messi in scena. Lo spettacolo è nato come un viaggio attraverso i vari modelli della follia visti con dissacrante ironia dai registi Michelangelo Fetto e Antonio Intorcia e, naturalmente, dagli interpreti stessi. Per potervi assistere sarà necessario munirsi dell’invito da ritirare presso la Solot Mulino Pacifico (tel. 0824.47037) o presso la Chiesa San Modesto di Benevento. Gli spettatori attraverso un contributo minimo (a partire da € 10,00) potranno dare una mano alla costruzione di un centro sociale nell’ex Asilo Nido di Via Firenza al Rione Libertà.

Giustizia: ma la castrazione chimica serve?, di Marco Scarpati

 

Emilia Net, 7 dicembre 2005

 

La via della cosiddetta castrazione chimica dei pedofili e dei violentatori (o meglio, dell’intervento tendente a ridurre il loro desiderio sessuale) è, a mio parere, pericolosa sotto diversi punti di vista.

Innanzitutto vi è da sottolineare come in Italia una ipotetica castrazione chimica, al momento, senza grosse modificazioni del nostro quadro normativo, possa essere prescritta solo su base assolutamente volontaria, perché la nostra Costituzione ha vietato tutte le punizioni corporali e, di fatto, impedisce allo Stato di obbligare qualcuno a sottoporsi a cure mediche che egli stesso non ritenga necessarie (prevedendo solo, al più, interventi medici coattivi straordinari, dati nell’interesse stesso della persona sottoposta al trattamento, da esercitarsi solo in caso di assoluta necessità e per un tempo limitato).

Parlando quindi di un trattamento sanitario esclusivamente volontario, la cosa può essere vista (come è attualmente in altri paesi d’Europa e del nord america) all’interno del nostro ordinamento giudiziario solo come realtà premiale: il "pedofilo", una volta condannato, accetta di sottoporsi a una terapia di riduzione ormonale (che cioè riduce, seppure temporaneamente, il desiderio sessuale) e ne riceve, quale premio, una consistente riduzione della pena (diventando la terapia, di fatto e di diritto, una specie di pena sostitutiva).

Altra via non si vede, giacché senza premio non vi sarebbe nessuno che accetterebbe di sottoporsi ad una pena che ne ridurrebbe grandemente, fino a farla scemare del tutto, la capacità sessuale.

Così chiarita la questione delle cosiddetta castrazione chimica mi pare tutt’altro che accettabile dalle vittime del reato di pedofilia (e dalle loro famiglie), le quali dopo pochi mesi, o pochissimi anni,dal termine del processo potrebbero vedere girare per le città quei pedofili che li avevano fatti vittime di attenzioni sessuali.

Mi si obietterà che tali signori, a quel punto, sarebbero certamente meno pericolosi, e ciò sarebbe in parte vero, ma la pericolosità sociale è solo una delle funzioni della pena, la quale deve anche tendere a rieducare il reo (e la pena corporale non è assolutamente rieducativa...) e deve, a mio parere soprattutto, dare una forma di risarcimento sociale al male che la vittima ha ricevuto. La pena, cioè, deve fare in modo che la vittima, al termine di un giudizio, possa considerare soddisfatta dallo Stato la sua (comprensibile) esigenza di vendetta (e quindi rinunci a farsi giustizia da solo).

Il carcere, lo sappiamo tutti, non riporta la situazione a prima che il bambino fosse violato, e non appaga pienamente la esigenza di risarcimento sociale della vittima, ma almeno indica che ad un comportamento grave è collegata una grave decisione dello Stato (nel caso con la privazione della libertà personale, che, dopo la vita, è il bene più prezioso che tutti abbiamo).

Chi andrà, a quel punto, a dire alle vittime (e ai loro giustamente arrabbiati genitori) di tollerare la presenza in giro per la città del loro carnefice, per il solo fatto che adesso quella terribile persona si sottopone a indolori punture mensili?

Pensiamo veramente che la vittima sia soddisfatta dal sapere che il pedofilo ora non è più pericoloso? Che non gli sia doloroso il vedere in libertà la persona che lo ha ferito?

Anche sulla non pericolosità del pedofilo che si sottopone alla cosiddetta castrazione chimica c’è molto da dire: nessuno studio scientifico ha dimostrato la totale cessazione della pericolosità sociale, ma al più (e su un piccolissimo numero di pazienti, giacché la sperimentazione è ancora molto bassa) si è notata una temporanea diminuzione del desiderio sessuale di coloro che si sottoponevano a tale terapia.

Ma poi molti aspetti sono non chiariti: la legge cosa dovrebbe prevedere? Una terapia farmacologica soppressiva della sessualità a vita? E per quali condotte criminose? Per tutti i casi di reati sessuali? Anche quelli più lievi? E a partire da quando: dalla condanna definitiva (che non troppo raramente arriva anche dieci anni dopo il fatto)? Da subito? E su che base? Vi è però un aspetto che mi preoccupa ancora di più: ed è la filosofia che sottende la castrazione chimica.

In questi anni mi è spesso capitato, nel corso di processi o di ricerche internazionali, di vedere pedofili che (dopo l’arresto, in presenza di una probabilissima condanna e dopo anni di sessualità consapevolmente vissuta) vivevano la propria sessualità come un tumore, e non come una condotta determinata dalle loro scelte. C’era un "altro" dentro loro e chiedevano aiuto alla giustizia a sconfiggere "quell’altro" così impresentabile.

"Non sono io ad avere fatto del male, ma è un tumore che sta dentro di me (l’altro) e che una volta tolto farà tornare alla vita quel me buono e presentabile.

Gli psicologi ci hanno spesso spiegato come questo atteggiamento fosse conosciuto e studiato, e che esso fosse "la via facile" per non risolvere il problema, che invece richiede anni di ripensamenti e di difficile terapia.

Chi crede che la puntura "anti-pulsioni sessuali" risolva il problema non può non concordare con i difensori dei pedofili sul fatto che la loro sessualità è qualcosa di assolutamente incontrollabile, e che è questa impossibilità di controllo che comporta il reato. Di conseguenza la pedofilia diviene superabile solo con un intervento di qualcosa di radicalmente interdittivo, quale la castrazione chimica.

Questa concezione del "tumore comportamentale", del male guaribile con un intervento medico, implica quindi un altra conseguenza.

Se effettivamente è il tumore (l’altro, il male assoluto) a determinare il comportamento del pedofilo (o del violentatore), se si è cioè in presenza di un "altro" assolutamente incontrollabile e che determina una diminuzione del volere nella condotta del reo, ne deve conseguire che chi compie atti di pedofilia deve essere, perlomeno anche solo parzialmente,incapace di intendere e volere (con una riduzione ovvia, almeno sotto l’aspetto della capacità di volere).

Quindi al pedofilo-violentatore, con questa logica, andranno concesse le diminuenti che la legge prevede nel caso di reati determinati da pulsioni che è assolutamente impossibile placare (da un terzo di pena in meno fino alla non punibilità per l’assoluta incapacità di volere). In altre parole: a tutti i pedofili dovrà essere concessa niente o poca galera.

È questo che realmente vogliono gli assertori della castrazione chimica?

Marco Scarpati

 

Professore di Tutela Internazionale dei Diritti Umani - Università di Milano-Bicocca

Presidente di Ecpat Italia (End Child Prostitution, Pornography and Trafficking)

Ravenna: la biblioteca in carcere come diritto e come servizio

 

Vita, 7 dicembre 2005

 

Venerdì 9 dicembre, dalle ore 9.30, presso la sala degli Stemmi della Prefettura di Ravenna

Il sistema bibliotecario carcerario sotto la lente di ingrandimento. Un convegno per discutere e approfondire il diritto alla lettura e allo studio anche dietro le sbarre, le politiche del sistema bibliotecario carcerario in Italia e, in particolare, in Emilia Romagna a dieci anni dalla firma della convenzione fra la Provincia di Ravenna e la Divisione Amministrazione Penitenziaria Emilia - Romagna Ministero di Giustizia per l'avviamento e il funzionamento delle biblioteche negli Istituti di pena.

Questa la finalità del convegno nazionale organizzato dalla Provincia di Ravenna e dall’Istituto Beni Culturali - Soprintendenza Beni Librari della Regione Emilia Romagna in collaborazione con l’Associazione Italiana Biblioteche e la Divisione Amministrazione Penitenziaria dell’Emilia Romagna, con il patrocinio del Segretariato sociale Rai.

A confronto, quindi, tutti i soggetti coinvolti in questa istituzione fondamentale in particolare nel recupero dei detenuti. Una riflessione sulle possibilità di reinserimento sociale a cui la biblioteca carceraria può concorrere, al superamento di situazioni di deprivazione culturale, alla sconfitta delle condizioni di emarginazione, principale terreno fertile per delinquenza e criminalità. E ancora, gli aspetti più tecnici legati alla conduzione bibliotecaria negli istituti di pena: libri, cataloghi, arredi e animazione, laboratori o momenti formativi per coinvolgere i detenuti. Insomma, la biblioteca carceraria a 360°.

Corposo il programma del convegno, che si svolgerà venerdì 9 dicembre, a Ravenna, presso la Sala degli Stemmi della Prefettura, in Piazza del Popolo. In mattinata, dalle 9.30 alle 13.00 si parlerà del "Le politiche delle biblioteche carcerarie". Apriranno i lavori le autorità locali: il prefetto Umberto Calandrella, il presidente della Provincia di Ravenna Francesco Giangrandi, il sindaco di Ravenna Widmer Mercatali e Iglis Bellavista, assessore alla Cultura della Provincia di Forlì-Cesena.

A seguire, il tema verrà sviluppato da una tavola rotonda, coordinata dal giornalista Oliviero Beha, a cui parteciperanno fra i numerosi relatori: Rosaria Campioni, soprintendente ai Beni Librari della Regione Emilia-Romagna, il senatore Fiorello Cortiana, segretario della 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica e Beni culturali, Angela Barlotti della Commissione IFLA-Disadvantaged Persons (International Federal Libraries Association), Giorgio Montecchi, docente Università degli studi di Milano, e Gian Luca Dradi, presidente Consorzio Servizi Sociali - Comitato Carcere Città.

Nel pomeriggio, la parola passerà agli operatori sul campo, che a partire dalle 14.30, si confronteranno sulla biblioteca come "voce del carcere", guidati dal Franco Corleone, Garante dei diritti dei detenuti di Firenze . Fra i numerosi interventi in programma, lo scrittore Edoardo Albinati, Ornella Favero, direttrice della rivista "Ristretti orizzonti", Massimo Ricci Maccarini, assessore alla Cultura della Provincia di Ravenna, Giuseppe Pilumeli, comandante Polizia penitenziaria, Paolo Severi, autore del libro autobiografico "231 giorni".

Contemporaneamente al convegno, sono previsti diversi eventi. Alle 13.15, presso la Biblioteca Classense, in Via Baccarini, 3 verrà inaugurata la mostra prodotta dal Comune di Torino "Giulia Di Barolo: l’impegno di una donna per le donne", dedicata all’impegno della contessa di Barolo per assistere ed educare le detenute nel contesto del degrado delle carceri femminili della Torino dell’Ottocento.

Inoltre, in carcere si svolge un laboratorio sul tema "Lippe non truppe: giocattoli per la pace" tenuto da Roberto Papetti. Nel carcere di Forlì sabato 10 dicembre viene presentato il libro di Rodolfo Galeotti, in collaborazione con "Una città". Mentre, il Dap Emilia Romagna del Ministero di Giustizia propone il progetto: Pagine di un Libro in Catene. Parole che escono dal carcere attraverso le pagine di un libro scritto dai detenuti.

Infine, sabato 10 dicembre all’interno dell’Ipercoop Esp, la Cooperativa Adriatica organizza "Compra un libro da donare al carcere", la raccolta per comprare libri e riviste in varie lingue da donare al carcere affinché non sia negato a nessuno il diritto di leggere. Dalle 14 alle 18 di sabato 10 dicembre presso il bar "Martin pescatore" Galleria ESP, si terrà il Laboratorio di scrittura creativa sul tema dei diritti umani, curato da Stas Gawronsky.

Per informazioni: Unità operativa Biblioteche e Sistemi di comunicazione, Provincia di Ravenna. Via G. Garatoni, 6 - 48100 Ravenna. tel. 0544.258306- fax 0544.258301

Emilia Romagna: volontari e carceri, una collaborazione che funziona?

 

Bandiera Gialla, 7 dicembre 2005

 

Volontari e carceri: in quella che è una delle frontiere più dure dell’intervento sociale, questo binomio spesso fa fatica a coniugarsi in un rapporto di stretta ed efficace collaborazione. Perché occuparsi di sostegno, reinserimento sociale e promozione della salute delle persone in esecuzione di pena, nonché di attività di mediazione penale è un'attività complessa, resa ancora più difficile dall'essenza stessa dei luoghi di reclusione. Eppure gli strumenti che potrebbero aiutare i volontari - che spesso si muovono da soli e non attraverso enti strutturati - a poter intervenire nel modo migliore nel lavoro con i detenuti, esistono. Uno tra tutti è il protocollo d'intesa, datato dicembre 2003 e sottoscritto dal Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria per l'Emilia-Romagna, dalla Regione e dalla Conferenza regionale volontariato giustizia.

Chi lavora nelle carceri - operatori, dipendenti dell’amministrazione penitenziaria, mediatori culturali e soprattutto volontari - è invitato a dare una risposta a queste domande. Il modo per farlo è semplice: basta mandare una e-mail a lberardi@regione.emilia-romagna.it (l’indirizzo di posta elettronica della collaboratrice del Servizio Politiche per l'accoglienza e l'integrazione sociale della Regione) spiegando quali sono i problemi riscontrati in questi ultimi anni, proponendo soluzioni, identificando le eventuali criticità del protocollo. I messaggi saranno raccolti, letti e analizzati e tra qualche mese si potrà dare conto di come i volontari nella loro prima linea vivono l'attuazione concreta di questo documento.

Nel protocollo, si ricorda, il Provveditorato dell'amministrazione penitenziaria (Prap) e la Regione riconoscevano la Conferenza regionale volontariato giustizia come soggetto referente per le scelte programmatiche che riguardano gli ambiti di intervento del volontariato, nelle sue diverse forme ed espressioni, nel settore dell’esecuzione penale e più ampiamente nel settore della giustizia. Chi ha redatto il documento, riconoscendo il valore del lavoro anche del singolo volontario, mirava a favorirne l’integrazione con il coinvolgimento nei momenti di programmazione, informazione e formazione. Il Prap, nel protocollo, prometteva di favorire l’accesso del volontariato agli istituti penitenziari, e lo svolgimento delle attività, riconoscendo il valore della presenza della società civile nel carcere. Si impegnava anche a consegnare ai volontari i regolamenti interni degli istituti. Assieme alla Regione, si impegnava a favorire e realizzare in modo congiunto iniziative formative rivolte al personale dipendente del ministero, della Regione, degli enti locali, delle aziende Usl, del volontariato, del terzo settore, finalizzate a migliorare la qualità dei servizi prestati e l’integrazione tra operatori, auspicando anche il coinvolgimento di altre istituzioni, come la Prefettura e la Questura. La Conferenza regionale del volontariato, dal canto suo, si impegnava a promuovere incontri periodici tra gruppi, associazioni e volontari presenti nell’ambito regionale, per una crescita comune, programmazione e verifica.

 

 

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