Diritti dei detenuti nell’U. E.

 

I diritti dei detenuti nell’Unione Europea

 

dal sito www.radicali.it

 

Il Parlamento Europeo approva a stragrande maggioranza il rapporto di Maurizio Turco sui diritti dei detenuti nell’Unione Europea


Strasburgo, 10 marzo 2004 - Il Parlamento europeo ha approvato ieri con 439 voti a favore e 49 contro (in maggioranza i conservatori inglesi) e 20 astenuti il Rapporto del deputato Maurizio Turco sui diritti dei detenuti nell’Unione europea.

Dall’analisi dei dati Space (statistica penale annuale del Consiglio d’Europa), dei rapporti del Comitato Prevenzione Tortura, delle sentenze del Tribunale europeo dei Diritti umani traspare un quadro preoccupante delle condizioni di detenzione.

Pertanto si chiede al Consiglio che la Carta Penitenziaria Europea - sulla quale sta lavorando il Consiglio d’Europa - garantisca tra gli altri i diritti del detenuto ad un avvocato, ad un’assistenza sanitaria, ad essere informato sulle condizioni della propria detenzione, alla sicurezza mentale e fisica e alla prevenzione dei suicidi. Il Rapporto chiede anche che la Carta penitenziaria europea tenga in conto la particolare tutela dei minori e delle donne.

Tra le misure innovatrici proposte c’è il "diritto ad una vita affettiva e sessuale prevedendo misure e luoghi appositi" e la richiesta che i deputati europei possano visitare le carceri dell’UE e i deputati nazionali quelle del territorio nazionale.

Infine, quanto ai controversi regimi speciali, come il "41Bis" in Italia o il "Regimen Cerrado" in Spagna e i centri di permanenza per stranieri, si invitano il Comitato Prevenzione Tortura e il Commissario dei diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa a promuovere una serie di visite ad hoc nonché "al Gruppo europeo di esperti dei diritti dell’uomo di condurre un’analisi sulla compatibilità di questi regimi con i diritti e le libertà fondamentali".


Dichiarazione di Maurizio Turco, Presidente dei deputati radicali al Parlamento europeo

"Dal rapporto approvato emerge con chiarezza che le condizioni di detenzione negli Stati membri dell’Unione Europea sono oggettivamente gravissime. Vi è infatti una violazione patente, grave e persistente dei diritti umani fondamentali, delle leggi nazionali e delle convenzioni internazionali.
Né l’Unione europea in quanto tale è stata sinora in condizione di assumere una qualsiasi iniziativa al riguardo e comunque, se dovesse farlo, al massimo potrebbe duplicare quanto già fa e bene il Consiglio d’Europa con il Comitato Prevenzione Tortura, il Commissario ai diritti umani, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Quest’Europa che prescrive ai paesi terzi - ma non esige - il rispetto dei diritti umani fondamentali è l’Europa della violazione dei propri principi, delle proprie regole, delle proprie leggi."

 

 

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