Sanità in carcere

 

Associazione culturale "Papillon Rebibbia" Onlus

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A proposito di H.I.V., tossicodipendenze e legalizzazione

 

Egregi Signori, siamo lieti di avere oggi l'occasione per discutere insieme con voi uno dei più grandi problemi di questi ultimi decenni: la tossicodipendenza. Ci auguriamo che i risultati di questo confronto di idee si traducano in proposte e attività pratiche che facciano avanzare anche il nostro paese sulla strada della civiltà e del progresso.
Per quel che ci riguarda, parleremo così come sappiamo fare, con il linguaggio e la coscienza di chi ha incontrato, ha vissuto e/o ancora vive con la droga, e di chi, anche dall'interno di questo buco nero chiamato galera, cerca una soluzione ai tanti problemi che derivano dalla sua produzione, distribuzione e consumo.
Sgombriamo allora il campo da ogni ipocrisia e diciamo subito che l'utilizzo di droghe, ossia di sostanze che modificano il metabolismo degli uomini, dando loro la sensazione tipica dell'estasi, non è di per sé un elemento distruttivo della loro personalità. Ciò che nel corso dei secoli l'ha rese distruttive è stato l'uso criminale e politico/ideologico che ne hanno fatto le classi dominanti e i loro governi nei diversi paesi.
Il dramma odierno consiste nel fatto che il loro utilizzo, perlomeno nei paesi industrializzati, è sostanzialmente riconducibile al tentativo di ricercare il piacere dentro un complesso di relazioni sociali in cui dominano il denaro e l'individualismo. In questo senso, per molti la droga rappresenta anche l'illusorio tentativo di "rimuovere" dal proprio vissuto quotidiano lo scarso livello di socializzazione.
Ma c'è di più. Se nel passato l'impossibilità di realizzare sulla terra gli ideali di felicità e benessere hanno spinto gli uomini a costruire le loro varie rappresentazioni religiose, immaginando per lo più di raggiungere il piacere e "la vera felicità"soltanto dopo la morte, oggi l'uso delle droghe può essere in qualche modo interpretato anche come il tentativo di perpetuare con l'ebbrezza quella piacevole sensazione di estasi che appartiene naturalmente al mondo dei sogni, in contrapposizione ai veri e propri incubi moderni che accompagnano la vita nelle nostre società. Il piacere e l'esaltazione del corpo e della mente, prodotti artificialmente con sostanze dannose, sono quindi a tutti gli effetti una risposta autodistruttiva a questo particolare tipo di miseria sociale.
E' quindi per noi evidente, egregi signori, che la distruzione della personalità è un prodotto quotidiano della mercificazione delle relazioni tra gli uomini, indipendentemente dal fatto che essi s'illudano di superarla con l'utilizzo della droga.
Noi siamo pienamente d'accordo con voi nel domandare la depenalizzazione dei reati connessi con lo stato di tossicodipendenza; l'introduzione di pene alternative già nel codice penale; l'estensione generalizzata dell'affidamento in prova al servizio sociale e alle Comunità, per le pene e i residui di pena fino a quattro anni e l'aumento del personale e dei fondi disponibili per la sanità in carcere.
Per il momento evitiamo però di chiedere ai responsabili politici della giustizia e della sanità particolari tipi di miracoli, come la somministrazione del metadone e dei più recenti inibitori delle proteasi, anche perché nelle nostre galere i miracoli già avvengono con la famosa aspirina, che qui riesce a guarire quasi tutto, dal raffreddore all'AIDS, anche se però ancora non risolve il grave problema della caduta dei capelli.
Perdonate l'ironia, Signori! fa bene allo spirito, e si dice che allunghi la vita... il che, per noi, non è davvero poco!
Tornando invece con i piedi nel nostro piccolo inferno quotidiano, crediamo sia necessario operare per garantire tutti i detenuti, e in particolare quelli malati, contro l'arroganza di alcuni Magistrati di Sorveglianza che riescono perfino ad azzerare le già scarse garanzie contenute nelle leggi vigenti.
Anzi, ci spingiamo oltre e chiediamo che già oggi i rappresentanti del Governo assumano l'impegno di presentare al Consiglio dei Ministri la richiesta di un decreto legge (si, proprio un decreto legge!) che superi immediatamente l'assurda situazione determinatasi con quel "moderno" crimine contro l'umanità commesso dalla Corte Costituzionale nell'ottobre 1995, che ha di fatto condannato a morte decine di detenuti.
L'urgenza di tutto questo complesso di misure, non ci fa cadere nell'illusione di poter superare l'uso autodistruttivo delle droghe con interventi concentrati esclusivamente nella cura dei loro effetti dannosi.
Purtroppo, fino ad oggi la maggioranza dei Paesi ha affrontato il problema con una logica e dei provvedimenti di carattere prevalentemente repressivo o comunque inadeguato. Di fatto, essi hanno così facilitato l'estensione e l'approfondimento del problema.
Come è possibile ignorare la distruzione di intelligenze e di vite umane, di drammi individuali e sociali che si sono pin piano accumulati, ad esempio in Italia, da quando, nel 1973, si è avuto il primo caso ufficiale di morte per eroina?
Come è possibile illudersi ancora oggi che la reclusione, fosse anche nel più comodo e aperto dei carceri, può rieducare e risocializzare chi viola la legge, soprattutto quando i reati sono connessi con uno stato di tossicodipendenza?
La realtà del fallimento delle politiche fin qui adottate è sotto gli occhi di chiunque abbia a cuore anzitutto l'effettivo progresso sociale, e non già i propri particolari interessi e punti di vista, siano essi di carattere economico, politico, culturale o religioso.
L'assurdo è il fatto che i cittadini vivano un senso di impotenza davanti a un problema che ogni giorno viene presentato dai mass media così "complesso" da sembrare praticamente irrisolvibile, mentre in realtà sarebbe possibile avviarlo a soluzione con scelte di carattere politico e sanitario che rovescino radicalmente gli indirizzi ancora prevalenti.
Per esser chiari, stiamo parlando della necessità di iniziare a sperimentare, su larga scala, una progressiva legalizzazione delle droghe leggere e la somministrazione, sotto controllo sanitario, di quelle pesanti.
Noi, proprio noi che subiamo gli effetti distruttivi della tossicodipendenza sulla nostra pelle, riteniamo che attraverso questo processo sia possibile costruire e diffondere, soprattutto tra i giovani, relazioni, culture e valori diversi da quelli oggi dominanti, avvicinandoci così, pian piano, alle radici del problema.
Si, proprio così! Perché tutti dobbiamo essere consapevoli che se le radici del problema sono di carattere sociale, il suo definitivo superamento potrà darsi soltanto attraverso una profonda trasformazione qualitativa delle relazioni tra uomini, che faccia elevare anche la loro capacità di un uso cosciente e positivo di tutti i prodotti della natura. Inoltre, soltanto su questa strada è possibile smantellare progressivamente quell'enorme complesso di attività illegali connesse con la produzione, il traffico e il consumo di droga.
E se anche volessimo sorvolare sulla complicità degli apparati di molti Stati con il narcotraffico, è fuori discussione che la rottura del monopolio illegale produrrebbe l'azzeramento degli "investimenti" in questo campo, poiché cadrebbe verticalmente il saggio dei profitti.
Signori! Conosciamo i vari tipi di obiezione a queste nostre idee, ma francamente riteniamo siano per lo più dovute a considerazioni tipiche di una mentalità che non riesce a superare la fittizia separazione tra il mondo delle idee e la vita reale. Una mentalità dogmatica che si illude di "modellare" un perfetto sistema sociale su dettami prettamente morali e/o pseudo religiosi. Infine, vogliamo rinnovare l'invito a tutti i tossicodipendenti, detenuti e non, affinché si impegnino in prima persona per contribuire allo sviluppo della sensibilità di milioni di cittadini, credenti e non credenti, per costruire un movimento di uomini e di idee che proceda verso il superamento di questo dramma moderno che è la tossicodipendenza e di questi "buchi neri" chiamati galere.

 

 

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