Inchiesta sulla criminalità minorile

 

Inchiesta sulla delinquenza minorile
Dal '92 a oggi: 236 omicidi

 

Gazzetta del Sud, 24 luglio 2002

 


Ragazzi che diventano assassini per non subire più maltrattamenti o sfuggire a genitori troppo severi. Ma non solo: alcuni uccidono per calcolo, per essere liberi o avere più soldi, come nel caso di Erika e Omar.

Dal '92 a oggi, oltre 230 omicidi sono stati commessi da ragazzi con meno di 18 anni, trasformati in assassini dalla sofferenza o dall'avidità, oppure diventati prima delinquenti e poi assassini, durante una rapina o uno scippo. È il risultato di un'inchiesta di "Polizia moderna" sulla delinquenza minorile, secondo la quale dal '92 a oggi sono stati 236 gli omicidi commessi da minori, 12 dei quali in famiglia e 60 per futili motivi.

Dai casi più noti come quello di Erika e Omar, a quelli meno conosciuti come la tragedia di un ragazzo che nel '95 uccise il padre, stanco dai maltrattamenti subiti e inflitti anche al fratellino di sei anni, gli omicidi in famiglia rappresentano in realtà solo una piccola parte del mondo della violenza minorile. Dai dati di "Polizia moderna", analizzando le ragioni che hanno spinto i giovani ad armarsi, si scopre infatti che la maggior parte degli omicidi avviene per rapina (48), per estorsione (14), vendetta o questioni passionali (17), per droga (11). E colpisce il numero di omicidi compiuto per futili motivi: 60 dal 1992 all'aprile di quest'anno.

Una media di 23 omicidi l'anno, con un anno record nel 1995, quando è stato raggiunto il picco di 32 persone uccise da minori: 1 in ambito familiare, 7 per futili motivi, 2 per lite, 1 per rancori personali, 10 per rapina, 1 per regolamento di conti, 2 per vendetta e altri otto senza movente. "Polizia moderna", nell'inchiesta, sente anche il parere di psichiatri e magistrati dei minori.

Chiede pene più severe Margherita Gerunda, sostituto procuratore generale presso la Corte d'appello di Roma, convinta che una severità maggiore possa essere utile perché "è molto difficile che i ragazzi possano essere rieducati ed è illusorio pensare di poterlo fare quando il minore ha già commesso un'illegalità e comunque non può prescindere da una punizione". Secondo lo psichiatra Paolo Crepet, invece, il carcere per i minorenni non serve.

"Quando nel 2005 Erika uscirà di prigione – spiega – si troverà in uno stato peggiore di quello attuale e farà ancora del male. Sarà una persona pericolosa. Le servirebbe una comunità dove si fatica, si lavora, ma si costruisce".

 

 

 

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