Gli anni di piombo

 

È ancora tempo di vendette

Anni di piombo. Un passato che non vuol passare

 

Vita, 12 aprile 2004

 

Il dibattito e le polemiche a partire dal caso Battisti sono la dimostrazione non solo che esiste un passato che non passa ma che, nel frattempo, questo si è corrotto e guastato, diventando irriconoscibile a ciascuno, come un frutto marcio che lascia un sapore dolciastro e nausebondo e si spappola tra le mani. E così quasi tutti risultano prigionieri di una memoria zoppa e di rancori inaciditi.

Rancori opposti e identici nella propria reciprocità hanno preso la scena e la mano in queste settimane, riportando indietro di 30 anni il dibattito pubblico e la consapevolezza comune. Poche le parole pacate, rari i contributi di verità, latitante spesso la buonafede. In mezzo, la vita delle persone e le sofferenze dei singoli. Eventualmente da usarsi cinicamente nel salotto di Vespa, per poi essere immediatamente ributtate nella solitudine di una ferita aperta, cui si è gettata distrattamente una nuova manciata di sale. Esigenze di copione e di audience. Opportunità elettorali prossime venture.

Nel mentre, è passata praticamente sotto silenzio la sentenza su piazza Fontana, che riconsegna all’ingiustizia la morte di 17 persone e all’oblio e mistificazione il primo capitolo di una tragica e sanguinosa storia. Così, difficilmente se ne capiranno i successivi. Del resto, non è capire la storia che importa ma usarla: gli uni per autoassolversi, gli altri per portare anche quelle pagine tragiche all’incasso di una bassa e contingente politica.

Il "combinato disposto" tra il sordo rancore di una parte consistente del mondo politico e dei media e l’opportunismo, i silenzi e l’arroganza di molti ex militanti rischia così di avvelenare anche le nuove generazioni e i nuovi movimenti.

L’estradizione e incarcerazione di Battisti sarebbe comunque una violenza, un accanimento cattivo e per nulla terapeutico. Indro Montanelli, ferito dalle Br, scrisse: "Le loro colpe i terroristi le hanno pagate non tanto coi lunghi anni di permanenza dietro le sbarre, quanto con la presa di coscienza non solo della inutilità, ma anche della fallacia di tutto questo". Una considerazione che certo non può recare conforto ai famigliari delle vittime. Eppure, occorre provare a prendere atto che quegli anni sono stati una tragedia da entrambi i lati e cercare, anche attraverso atti generosi e unilaterali, un percorso di riconciliazione e vero superamento di quegli anni.

Ma, in tutta evidenza, non sembra arrivato il momento. Questo è ancora il tempo di vendette postume e di arroganze infinite.

 

 

Precedente Home Su Successiva