Comunicato Stampa

     

Associazioni e sindacati di polizia penitenziaria

lanciano una sfida: alla concretezza

 

Comunicato stampa di Sergio Segio (5 febbraio 2002)

 

Con un appello congiunto, nel dicembre scorso, avevamo sostenuto che l’indulto, pieno e vero, è una precondizione necessaria per avviare quelle misure strutturali che andranno prese per garantire riconoscimento, formazione e dignità professionale agli operatori tutti, nonché vivibilità nelle carceri, anche quale condizione per il recupero e premessa per il reinserimento sociale delle persone detenute. Lo abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenerlo non per "buonismo" né per posizioni preconcette, ma poiché conosciamo e verifichiamo quotidianamente da vicino e dall’interno la drammaticità della situazione penitenziaria e il suo progressivo e accelerato degrado.

Assieme a noi lo testimoniano le cifre, da ultimo rese pubbliche dalle relazioni ufficiali in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario: nelle carceri italiane, nei 204 istituti esistenti, sono ristrette 56.859 persone in una capienza di 40.519 posti (34.980 posti per uomini, 3.148 per le donne, 2.391 per i semiliberi. Egualmente preoccupanti sono le cifre dei processi penali arretrati: 5.512.700 cause penali pendenti.

 

Indulto e amnistia rimangono la premessa necessaria

 

A fronte di ciò, ci pare che una misura di indulto e amnistia costituisca obiettivamente la premessa necessaria per dare fiato al sistema penale e a quello penitenziario, e al contempo e soprattutto per ridare dignità alle persone che in carcere sono detenute e a quelle che, a vario titolo, ci lavorano e vi sono impegnate.

Altrettanto obiettivo ci sembra il fatto che la misura cosiddetta dell’indultino è incongruente e inefficace rispetto a tali necessità. Comunque e inoltre, a fianco dell’indulto, vi sono una serie di misure importanti, soprattutto in un’ottica meno legata all’emergenza, che intendiamo congiuntamente proporre e portare avanti.

 

Le nostre proposte

 

Un "pacchetto" di proposte teso, da un lato, a dare piena e concreta attuazione alla legislazione esistente: destinandovi le risorse adeguate e occorrenti, rendendone meno discrezionale l’applicazione, formando adeguatamente il personale preposto e rafforzandone gli organici, monitorando e correggendo eventuali limiti, distorsioni o difficoltà. D’altro lato, vi sono misure concrete che, senza stravolgere ma anzi dando efficacia maggiore all’impianto esistente, possono essere agevolmente introdotte.

A titolo di esempio, pensiamo al semplice aumento della liberazione anticipata, subordinata alla buona condotta, dagli attuali 45 a 60 giorni per semestre di pena scontata (articolo 54, legge n. 354/75). Del resto, in altri Paesi europei, tale possibilità di riduzione di pena è molto più consistente. O, ancora, pensiamo che la liberazione condizionale (art. 176 c.p.) va resa più facilmente applicabile. Oggi tale istituto (che potrebbe essere applicato a coloro che hanno scontato almeno 30 mesi e comunque almeno la metà della pena inflitta, qualora il rimanente non superi i 5 anni) è praticamente inutilizzato.

Esiste già depositata una proposta di legge al riguardo (n. 3263, d’iniziativa del deputato Bondi). O, infine, pensiamo a possibili modifiche della legge n. 689/1981 in materia di sanzioni sostitutive, al fine di rendere le pene detentive brevi scontabili di norma nella modalità della libertà controllata (esiste una proposta in merito elaborata dal prof. Santoro dell’Università di Firenze).

 

Sostenere il reinserimento dei detenuti, la formazione del personale, le vittime dei reati

 

Ma, assieme e soprattutto, pensiamo all’istituzione di tre Fondi speciali per sostenere altrettanti e complementari aspetti del problema:

un Fondo per il reinserimento sociale e lavorativo di quanti escono dal carcere, secondo le elaborazioni e le proposte del cosiddetto "piccolo piano Marshall" per le carceri, avanzato già tre anni fa, in occasione del Giubileo, dal vasto "Cartello sociale" che ha riunito associazioni, volontariato e cooperazione sociale;

un Fondo ad hoc per l’istituzione di un "periodo sabbatico" per la formazione e qualificazione degli agenti; ovvero un’interruzione periodica e obbligatoria delle attività operative ordinarie, al fine di una formazione del personale specificatamente sui piani trattamentali.

una legge quadro per l’assistenza, il sostegno e la tutela delle vittime dei reati, secondo le direttrici e gli intenti delineati in una proposta di legge della Camera (n. 3368), sottoscritta da numerosi deputati.

 

Lanciamo un guanto di sfida: alla concretezza

 

Alla definizione di questo "pacchetto" di proposte stiamo lavorando assieme, come sottoscrittori del precedente appello per l’indulto, e intendiamo da oggi coinvolgere altre associazioni e sindacati per aprire poi un piano di confronto costruttivo con le forze parlamentari. Purché vi sia, da parte loro, serietà e volontà di arrivare a misure concrete. Perché di questo ha bisogno il carcere, oltre che di dignità e attenzione.

Oggi, con questo documento, vogliamo allora lanciare a tutti gli interlocutori e alle forze politiche il guanto di una sfida costruttiva: alla concretezza, per una soluzione piena, vera e strutturale ai problemi del carcere: senza più mezze misure, polemiche sterili e dilazioni.

4 febbraio 2003

CISL-FPS-Penitenziari (Marco Mammuccari)

CGIL-FP (Fabrizio Rossetti)

UIL-PA-Penitenziari (Massimo Tesei)

SAPPe-Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Donato Capece)

Cartello sociale per il "piano Marshall" delle carceri (Sergio Cusani e Sergio Segio)

Per adesioni al documento:

fax: 02.89692117

mail: societainformazione@noprofit.org 

mail: sergiosegio@libero.it 

 

 

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