Vita - 30 agosto

 

Quando il trasferimento fa davvero molto male

 

 

Facce e Maschere è una rivista realizzata dalle detenute e dai detenuti di San Vittore, nell’ambito del Progetto Ekosalute/Ekotonos. Vi collaborano anche detenuti e operatori del carcere di Busto Arsizio. Per ricevere copie del giornale ci si può rivolgere all’indirizzo e mail t.racchetti@lilamilano.it. La testimonianza che segue, tratta dall’ultimo numero, è la storia di un trasferimento dal carcere di Busto Arsizio a quello di Chieti, e degli effetti spesso disastrosi che può avere, per un detenuto, la perdita improvvisa e incomprensibile di quei piccoli punti di riferimento, quelle amicizie, quelle aspettative che si era creato e che vengono spesso distrutti nel passaggio da un carcere all’altro.

 

Ornella Favero

 

 

Siamo detenuti nel carcere di Busto Arsizio, nella Sezione Tossicodipendenti, compagni di cella, come compagno di cella era Cristian, trasferito il 9 febbraio al carcere di Chieti, a 700 chilometri da casa. Una pena da scontare di 10 mesi, 6 di questi sofferti insieme a noi. Sappiamo quanto siano importanti, per le persone ristrette in determinate condizioni, i colloqui con i propri familiari, servono per rinfrancare lo spirito e l’anima, ma vi è qualcuno che non ha questa fortuna "per vari motivi".

Cristian è un ragazzo di 28 anni, compiuti in carcere lo scorso 4 febbraio, un compleanno passato chiuso in cella, ma lontano dalla droga. In un anno era riuscito a uscir vivo da ben 9 overdose; per il problema dell’Hiv seguiva una terapia di 6 pastiglie al giorno, suddivisa nell’arco della giornata. Con l’aiuto dei compagni riusciva a seguirla in modo corretto.

Un ragazzo, Cristian, schivo, con difficoltà a comunicare ma propenso a lasciarsi andare; se non che, quando lo si coinvolgeva nelle attività (rare) con il passare del tempo emergeva il vero Cristian: intelligente, simpatico e molto socievole, con tanto bisogno di segni e gesti d’affetto. Ormai era chiaro che tra noi si era creata un'armonia da fratelli, ma quanta fatica per raggiungere questo risultato! È a questo punto che interviene "chissà chi?" a trasferire un detenuto in un altro carcere, dove deve ricominciare tutto da capo. Per alcuni è solo un problema di ambientamento, ma per Cristian è tutto un altro discorso, perché lui deve incontrare persone che lo capiscano e lo aiutino; speriamo che qualcuno con il buonsenso l’abbia trovato. Quali sono i criteri di trasferimento di un detenuto? È vero o no che esiste una legge che vieta la lontananza di oltre 300 chilometri da casa? Noi ci chiediamo se è giusto trasferire un detenuto che deve scontare ancora solo 4 mesi di reclusione così lontano dalla propria famiglia, con tutto quello che comporta: la sofferenza e la disperazione per una persona cara che non si sa ma soprattutto non si vede come sta.

 

Dalla Sezione Tossicodipendenti-Carcere di Busto Arsizio

 

 

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