Editoriale

 

Il chiodo fisso della salute in carcere

 

Decidere di dedicare molte pagine di questo numero del nostro giornale al tema della salute in carcere non è stato facile: è un tema poco "accattivante", e un lettore non detenuto faticherà forse a seguire con attenzione i risultati dell'inchiesta che noi presentiamo. Ma si tratta di un'inchiesta importante: perché ha coinvolto i detenuti della Casa di Reclusione di Padova in una attenta e minuziosa rilevazione di dati sulla salute e sul sistema sanitario penitenziario, che è stata gestita dalla nostra redazione e che ha dato un quadro chiaro e dettagliato di come chi vive in carcere percepisce i rischi che corre il suo corpo, ma anche la sua testa. Perché, questo bisogna dirlo, spesso è la testa che si ammala, e gran parte delle patologie psichiatriche viene trascurata a tal punto, che sono i detenuti stessi a farsi carico dei loro compagni malati e imbottiti di psicofarmaci.

A Roma, il Tribunale per i diritti del malato, insieme all'associazione Co.n.o.s.c.i., di cui è responsabile Sandro Libianchi, medico a Rebibbia, hanno rivolto un appello ai Ministri della Salute, della Giustizia, della Economia e della Funzione pubblica allo scopo, tra l'altro, di sbloccare l'iter del passaggio di competenze sulla salute in carcere al Sistema Sanitario Nazionale.

Occhi puntati, dunque, su questo delicato momento di transizione: e noi gli occhi li abbiamo davvero ben aperti, ma non basta, ci piacerebbe che questo coinvolgimento dei detenuti in un percorso di maggior consapevolezza sui problemi della salute avvenisse in altre carceri, a partire dalla diffusione di un questionario simile al nostro, che permetterebbe un attento monitoraggio della qualità della sanità penitenziaria alla vigilia del definitivo passaggio al Ministero della Salute.

Ma avverrà davvero, questo passaggio? Qualcuno dice che costa troppo, e che trova enormi ostacoli di ordine finanziario. Misteri del carcere: da una parte, grandi "ristrettezze economiche", dall'altra, progetti miliardari. Per essere più precisi, parliamo di due progetti per i tossicodipendenti: uno, Arteterapia, costa un miliardo per due carceri, Padova e Viterbo, l'altro, Doppia diagnosi, un miliardo e quattrocentocinquantamilioni, sempre per due carceri, Padova e Regina Coeli. Forse sono ottimi progetti, o forse sono un po' troppo costosi: quello che chiediamo è più trasparenza, capire come vengono spesi questi soldi, vedere risultati concreti, poterci confrontare con chi fa questi progetti e capire la ricaduta che hanno sulle condizioni di vita dei tossicodipendenti.

Abbiamo cominciato a informarci, nel prossimo numero vorremmo parlarne più approfonditamente. Ma, essendo "giornalisti" corretti, che non amano spararle grosse senza documentarsi, avanziamo una richiesta: che i responsabili dei progetti in questione si sottopongano con coraggio a una verifica, che comunichino i risultati ottenuti in modo più realistico di quello che viene fatto nelle conferenze stampa, che ci raccontino se con l'arteterapia si può star meglio e a che prezzo.

 

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