In-Veneto: notiziario settimanale sul carcere

realizzato nell'ambito del Progetto "Dal Carcere al Territorio"

Notiziario n° 18, del 17 aprile 2010

Notizie da Padova

Nuovi sviluppi dell’attività di Avvocato di strada

Il Progetto carcere-scuole cresce anche grazie alla collaborazione degli agenti

Dalle parole ai fatti: iniziative per il Garante dei diritti dei detenuti

Notizie da Verona

Gli agenti chiedono alloggi "per sempre"

Giustizia al Liceo Messedaglia

Quando il teatro affronta le dipendenze

Educare alla legalità

Notizie da Belluno

Nel piccolo carcere di Belluno una situazione sanitaria pesante

Appuntamenti

Padova: spettacolo teatrale "Annibale non l’ha mai fatto"

Rovigo: "Autoritratti dal carcere", una settimana di eventi

Verona: "Come far crescere e rendere adulto il non profit"

Vicenza: Incontro "Le mafie esistono anche al nord"

 

Notizie da Padova

 

Nuovi sviluppi dell’attività di Avvocato di strada

 

L’attività di Avvocato di strada a Padova inizia nell’ottobre 2004, il progetto, nato per la tutela dei diritti della persone senza fissa dimora, è promosso dall’associazione "Granello di Senape Padova" e finanziato dal Centro di Servizi per il Volontariato della Provincia di Padova.

Una trentina sono gli avvocati che aderiscono all’iniziativa e a turno si alternano nell’attività di sportello, che avviene presso gli uffici messi a disposizione dalla Caritas Diocesana di Padova.

Un lavoro di prima consulenza viene svolto anche alle Cucine Economiche Popolari, dove un gruppo di volontari si mette a disposizione delle persone ascoltando i loro problemi ed eventualmente indirizzandole allo sportello legale di Avvocato di Strada o, se si tratta di problemi non legali, negli uffici di competenza.

Dall’inizio dell’attività, nel 2004, sono state oltre mille le persone seguite e le pratiche legali aperte da Avvocato di Strada di Padova. Negli anni si è notata una variazione sia degli utenti che dei problemi: qualche anno fa, infatti, si rivolgevano allo sportello prevalentemente cittadini non italiani e spesso irregolari e con problemi relativi al permesso di soggiorno; nell’ultimo anno, invece, tra gli utenti è di nuovo aumentata la presenza di cittadini italiani. Non si tratta più in maggioranza di persone senza fissa dimora e con uno stile di vita precario, ma di famiglie intere, padri di famiglia, spesso italiani, che hanno perso il lavoro a causa della crisi finanziaria e che si ritrovano con rate del mutuo da pagare e figli da sfamare. I problemi delle persone oggi sono più vari, dalla locazione, con sfratti e morosità nei pagamenti degli affitti, al lavoro, con assunzioni non regolari e licenziamenti che avvengono per motivi non sempre chiari.

Nel mese di aprile inizierà anche il corso di aggiornamento per gli avvocati. Iniziativa che viene organizzata ogni anno da Avvocato di Strada di Padova, riconosciuta anche dall’Ordine degli avvocati di Padova che le assegna i crediti formativi per gli avvocati.

Quest’anno si partirà con la prima lezione "La disciplina dei contratti di locazione" il 22 aprile alle ore 18, presso la sede di Avvocato di Strada, in via Citolo da Perugia 35 a Padova.

Nelle lezioni successive saranno trattati temi, tra cui "Le misure alternative, attualità e prospettive", "Asilo politico: questioni pratiche", "Lavoro e stranieri", "Politiche di accesso alla casa".

 

Il Progetto carcere-scuole cresce anche grazie alla collaborazione degli agenti

 

Se quest’anno il progetto "Il carcere entra a scuola. Le scuole entrano in carcere", che Ristretti Orizzonti porta avanti con il sostegno del Comune di Padova, ha potuto ulteriormente svilupparsi, è stato anche grazie alla collaborazione degli agenti di Polizia penitenziaria che si occupano dell’accoglienza degli studenti. Malgrado la mole di lavoro aggiuntivo che alla Polizia penitenziaria gli incontri in carcere con le classi comportano, si è riusciti quest’anno a portare in redazione centinaia di studenti di moltissime scuole di Padova e del Veneto, segno evidente che questo è un progetto condiviso, un progetto nel quale anche gli agenti credono. E del resto, in questi sei anni di progetto, abbiamo visto crescere la richiesta di partecipazione, da parte di rappresentanti di diverse istituzioni: insegnanti e dirigenti scolastici, studenti, genitori, Centri di servizio per il volontariato di varie province, rappresentanti di enti locali, segno che l’importanza di questa forma di prevenzione è stata capita da tutti. Solo la settimana passata sono entrati nella redazione di Ristretti Orizzonti, dove si svolgono gli incontri in carcere, circa duecento studenti e si sa quanto entrare in galera da visitatore sia complicato. Questo significa che gli agenti si sono adoperati per snellire le difficoltà in modo da rendere l’ingresso rapido e da alleggerire il clima di inevitabile tensione che accompagna la visita al carcere dei ragazzi. Due sono le ore a disposizione per un incontro, e se si dovesse "perdere" troppo tempo per gli ingressi si rischierebbe di far durare gli incontri troppo poco perché siano efficaci, e soprattutto di far desistere i professori dal continuare l’esperienza con gli studenti degli anni successivi. Per tutti questi motivi, ci sembra importante rivolgere un ringraziamento particolare agli agenti di Polizia Penitenziaria, che contribuiscono con la loro disponibilità alla riuscita del progetto.

 

Dalle parole ai fatti: iniziative per il Garante

 

Giovedì 15 presso la sede di Reality Shock di via Castel Fidardo, si sono ritrovati rappresentanti di varie associazioni e realtà che stanno cercando di costruire una rete, per sensibilizzare la pubblica opinione su problemi connessi a carcere e droghe, che sempre più sono strettamente legate.

L’incontro è la naturale prosecuzione del dibattito che era stato organizzato presso il Centro Sociale Pedro di via Ticino giovedì 1 aprile. Per dare un seguito alla Carta di Trieste, documento dove si parla di sovraffollamento e delle sue conseguenze, di suicidi e morti, ma soprattutto si sottolinea come la legge Fini-Giovanardi sulle droghe abbia portato in carcere sempre più consumatori e piccoli spacciatori, lasciando "liberi" i grandi trafficanti e le organizzazioni criminali, e come la stessa abbia dimostrato il proprio fallimento, si è deciso di prendere alcune iniziative per informare le persone della situazione. All’incontro hanno partecipato rappresentanti del Pedro, di Reality Shock, del Progetto Baloo, del Granello di Senape con Ristretti Orizzonti, dell’associazione "Noi. Famiglie Padovane contro il Disagio", di Antigone e di Radio Sherwood.

Ci si è dati delle scadenze e ci si è divisi i compiti sull’esecuzione di alcune iniziative. Questi sono stati i punti sui quali ci si è trovati tutti d’accordo: raccogliere firme per spingere le istituzioni a creare la figura del Garante dei detenuti in una realtà carceraria importante come quella di Padova, costruire un video dove raccogliere gli appelli alla istituzione del Garante da parte di esponenti significativi della società padovana, la presenza di un camper informativo sulle sostanze stupefacenti, sui rischi connessi ad esse e sul carcere, in quattro diversi appuntamenti serali il mercoledì in piazza delle Erbe, luogo di ritrovo dei giovani padovani e non.

 

Notizie da Verona

 

Gli agenti chiedono alloggi "per sempre"

 

Gli alloggi di Fondo Frugose, in zona San Michele, sono stati costruiti più di 5 anni fa per agevolare il personale delle forze dell’ordine: dalla polizia ai carabinieri alla guardia di finanza fino ai vigili del fuoco. Agenti che spesso, a causa del lavoro che svolgono, si trovano costretti a subire il disagio del trasferimento da una città all’altra. In tutto gli appartamenti a loro disposizione sono 200: 130 di edilizia sovvenzionata (il cui affitto cambia in base al reddito di ciascuno) e 70 a canone fisso. Gli alloggi sono stati assegnati nel 2004, e i primi ingressi sono iniziati l’anno successivo in base a determinati punteggi e requisiti di chi ne ha fatto richiesta.

Ma chi arriva alla pensione, viene trasferito o smette di lavorare, per qualche motivo perde automaticamente il diritto alla casa. E questo anche in caso di decesso, impedendo di garantire uno spazio abitativo sicuro alla propria famiglia e ai propri figli.

"Si parla di riscatto ma è un discorso ancora prematuro", fa sapere il vicecomandante della polizia penitenziaria Carlo Taurino. "Io stesso sono stato trasferito dall’Abruzzo a Verona e so bene cosa significhi ritrovarsi senza riferimenti sul territorio. Per gli agenti penitenziari, oltre a Borgo Frugose, non ci sono molte altre alternative se non la caserma adiacente al carcere o un affitto autonomo con i costi degli alloggi a Verona che tutti conoscono".

Peccato che la caserma interna a Montorio al momento sia chiusa per metà. Al secondo piano ci sono infiltrazioni e mancano i fondi per la ristrutturazione. Da più di un anno il piano è quindi inagibile e intanto sono iniziati i primi lavori di ripristino del tetto.

Dei circa 330 agenti presenti sul territorio veronese, al momento sono circa 80 a vivere nella caserma (al primo piano) e un altro centinaio a Borgo Frugose.

"Siamo stati tra i primi ad aspirare a questi appartamenti", continua Taurino. "All’inizio gli altri li snobbavano. La zona non era servita e si pensava a una seconda caserma. Ma adesso le cose sono cambiate e gli alloggi sono diventati ambiti".

E se l’assegnazione degli appartamenti spetta alla prefettura, la loro gestione e manutenzione è invece nelle mani dell’Ater. "Abbiamo qualche problema con il riscaldamento - conclude il vicecomandante -. è gestito da una ditta esterna e non vi è possibilità di controllarlo autonomamente tramite contatore". Problema che non si pone secondo l’Ater, che fa sapere che ognuna delle due strutture ha un amministratore referente cui spetta il compito di controllo anche su questo aspetto.

 

Giustizia al Liceo Messedaglia

 

A far le cose sul serio, i risultati si vedono. Il volontario dell’associazione La Fraternità che subito prima e subito dopo Pasqua si è incontrato con due classi quinte del liceo Messedaglia ha scoperto ragazzi attentissimi, preparati, capaci di domande profonde e intelligenti. Uno straordinario caso? Un colpo di fortuna?

No, la risposta esatta è che la testimonianza del volontario si colloca dentro un percorso impegnativo proposto e organizzato dall’insegnante di religione: una lunga riflessione sulla giustizia, cominciata in ottobre con la visita a Tramurales, la mostra dei quadri dei detenuti allestita dalla Fraternità nel chiostro di S. Bernardino, proseguita con le partite di calcio (maschili) e pallavolo (femminili) nel carcere di Montorio, nel quadro dell’ampia iniziativa Carcere-scuola organizzata da Progetto Carcere 663.

Il seguito del percorso, per chi è interno alla scuola, è interamente depositato e consultabile in un sito internet protetto da password di accesso, che contiene la piattaforma didattica, gli strumenti utilizzati, le letture, i commenti degli studenti, i risultati di un questionario, confrontabili con quelli regionali.

Vediamo così le scansioni dei temi affrontati: una provocazione su clamorose ingiustizie introduce alla domanda su cosa è giusto, il questionario interroga a fondo sul rapporto, anche quotidiano e personale, tra i ragazzi e l’illegalità. Si prendono poi in esame tre concetti di giustizia: distributiva, retributiva e riparativa.

La giustizia distributiva è richiamata da rapporti sulla disuguaglianza economica, le povertà e da un gioco di ruolo sul commercio mondiale. La riflessione sulla giustizia retributiva viene incentrata sulla situazione del carcere, su testimonianze e su spunti critici, utilizzando il sussidio multimediale "Raccontamela giusta", realizzato dalla Fraternità, l’articolo di Federico Reggio "Perché punire?" e pagine da "Non è giustizia" del cardinal Martini.

Le ragioni e gli esempi di giustizia riparativa sono tratti da "La giustizia dei volti" di Claudia Mazzucato e dalle presentazioni del ryb ebraico e dell’ubuntu africano contenute ne "La domanda di giustizia" di Martini e Zagrebelsky.

C’è poi nel sito un’ampia sezione per i commenti e discussioni e un’indicazione bibliografica.

Al volontario che a questo punto è entrato in classe per aggiungere la sua esperienza a tutto quello che gli studenti avevano già conosciuto, non è stato chiesto come si mangia e se c’è la televisione nelle celle, ma di spiegare le possibilità di cambiamento e risocializzazione, le ragioni del sovraffollamento, il ruolo del volontariato, le scelte per affrontare le povertà; ed è stata una piacevole sorpresa.

 

Quando il teatro affronta le dipendenze

 

Uno spettacolo teatrale per affrontare il delicato tema delle dipendenze. Specie se a esserne interessati sono i più giovani. Ideata dalla Comunità di San Patrignano nell’ambito di WeFree, addicted to life, progetto nazionale di prevenzione dalla tossicodipendenza realizzato insieme a Wind e MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) la rappresentazione - dal titolo "Fughe da Fermi" - a Verona andrà in scena lunedì 19 aprile alle 10.30 all’Auditorium della Gran Guardia. A promuovere l’iniziativa, oltre l’Assessorato ai Servizi sociali del Comune, è l’associazione A.G.A.RA.S (Associazione Genitori Amici dei Ragazzi di San Patrignano), che da oltre vent’anni persegue con costanza e impegno l’obiettivo di divenire un punto di riferimento, di counselling e di sostegno alla motivazione per le persone che intendono intraprendere il percorso di recupero.

Lo spettacolo vedrà il coinvolgimento di oltre 700 studenti del triennio del Liceo C. Montanari che ha scelto di dedicare alla prevenzione un’intera assemblea istituto.

"L’obiettivo del progetto - spiega l’assessore Bertacco - è sensibilizzare i ragazzi in età adolescente sui pericoli legati all’uso di alcol e droghe. La fascia di età dei giovani che cominciano ad assumere droghe è scesa in modo preoccupante - aggiunge l’assessore - e anche per questo prosegue l’impegno dell’Amministrazione comunale nel promuovere iniziative di prevenzione che coinvolgano in modo diretto le scuole e i centri di aggregazione giovanile presenti sul territorio. A Verona il disagio giovanile è molto sentito e radicato, basti pensare che i casi di affidamento minorile sono il doppio della media ragionale".

Una situazione in linea con quella raccontata dall’Agaras dove arrivano ragazzi anche di 15 o 16 anni. "Un dato allarmante - spiegano i responsabili - se si pensa che solitamente, prima che un tossicodipendente prenda consapevolezza del problema, passano diversi anni".
Nato per affrontare comportamenti a rischio "Fughe da Fermi" propone una riflessione sul concetto di libertà che niente ha a che fare con la via di fuga offerta dalle sostanze. Nella direzione di un dialogo "alla pari", lo spettacolo porta in scena la testimonianza di Eugenia, una ragazza di 23 anni, entrata in comunità a 18 e ormai alla fine di un programma di riabilitazione e formazione. Ad accompagnarla sul palco, in un percorso narrativo fatto di musica, parole e visual art, dove l’informazione passa attraverso l’emozione, vi sarà il regista e conduttore Pascal La Delfa.

"La tragica realtà che oggi facciamo finta di non vedere - ha spiegato Andrea Muccioli, responsabile della comunità di San Patrignano che oggi ospita 1500 ragazzi di cui 46 provenienti da Verona - è che c’è un esercito di ragazzi che scappano da se stessi. Dobbiamo investire su centri di ascolto e socializzazione. In pratica correre il rischio di fare gli educatori".

Dal 2005 ad oggi, le attività di prevenzione WeFree hanno realizzato oltre 200 tappe nei teatri italiani e incontrato quasi 150.000 studenti. Ma oltre che a scuola, il dialogo può proseguire anche sul web grazie al sito www.wefree.it, dove è possibile trovare i blog dei protagonisti degli spettacoli, discutere, lasciare commenti e chiedere aiuto. Una community virtuale che ogni mese riceve circa 10.000 contatti.


Educare alla legalità

 

Proseguono gli appuntamenti del progetto "Educare alla legalità" promosso dall’associazione La Fraternità in alcune scuole veronesi. Martedì 13 aprile si è svolto il quinto incontro con la scuola media Braida di Avesa. L’ospite della mattinata era Emanuela, educatrice in una comunità per ragazzi in affidamento. Il lavoro è stato molto dinamico e per spiegare ai ragazzi di cosa si occupa e delle storie che incontra, Emanuela ha deciso di farli partecipare in prima persona.

Innanzitutto ha organizzato un brainstorming dividendo i ragazzi in piccoli gruppi sulla parola illegalità: tutto ciò che veniva loro in mente che potesse descrivere questa parola in relazione alla propria età. E successivamente ha chiesto di rappresentare i loro pensieri attraverso un disegno. Il lavoro non è stato semplice, ma gli studenti hanno colto il nocciolo della questione evidenziando comportamenti quali rubare, fare uso di droghe, truccare il motorino, scaricare abusivamente materiale da internet, registrare video e divulgarli senza consenso, non frequentare la scuola e molti altri.

In un secondo momento Emanuela ha spiegato del proprio lavoro in quanto educatrice in una comunità di ragazzi in affidamento e lo ha fatto presentando delle storie. I protagonisti erano ragazzi veri dai 14 ai 17 anni che Emanuela ha incontrato e conosciuto durante il proprio lavoro, ha conosciuto le loro storie e con queste ha voluto sottolineare e far rilevare come ragazzi normali esattamente come quelli cui si stava rivolgendo hanno preso strade diverse, strade che hanno portato all’illegalità o che comunque si sono allontanate dal vivere quotidiano. Ogni piccolo gruppo ha preso in esame una storia e ha cercato di rispondere a due domande: perché si è imboccata quella strada e cosa si poteva fare, conoscendo il ragazzo, per essergli di aiuto.

Attraverso il racconto di Emanuela gli alunni hanno potuto capire meglio come si svolge la vita all’interno di queste comunità: i ragazzi che vi si trovano sono stati temporaneamente allontanati dalla famiglia, in modo tale che si possa svolgere un percorso per risanare eventuali difficoltà presenti. Questi ragazzi svolgono quindi la loro vita normalmente frequentando la scuola, impegni extrascolastici come lo sport, la musica, e ottenendo permessi o punizioni a seconda del comportamento che presentano sia all’interno della comunità sia all’esterno.

Gli alunni hanno mostrato molto interesse al riguardo, forse dovuto anche al fatto che si trattava di storie di ragazzi molto vicini a loro, e come sempre questo li ha portati a fare domande profonde e che hanno permesso a tutta la classe di riflettere insieme. Al punto che l’incontro si è protratto un’ora più del previsto, con la viva immagine di Emanuela seduta sulla cattedra a dare spiegazioni con sorridente vivacità, la classe in attentissimo ascolto e un rincorrersi di mani alzate per sempre nuovi chiarimenti. Tre ore filate in una terza media rappresentano quasi un record!

 

Notizie da Belluno

 

Nel piccolo carcere di Belluno una situazione sanitaria pesante

 

È tra le carceri meno capienti della regione, eppure, quella di Baldenich, a Belluno, in Veneto si colloca al secondo posto per numero di detenuti sieropositivi, subito dopo Verona. I dati, inseriti nel rapporto sulle carceri della Regione Veneto che riguarda il secondo semestre 2009, parlano infatti chiaro. E rivelano che al 31 dicembre 2009 nel carcere di Montorio erano reclusi 14 detenuti affetti da Hiv, su un totale di circa 160 presenze. Una cifra enorme, se si pensa che a Verona i sieropositivi erano 29, in relazione a oltre 850 detenuti.

Non stupisce quindi che il sistema sanitario interno sia di difficile gestione, anche alla luce del fatto che la struttura penitenziaria di Baldenich si colloca al terzo posto per numero di detenuti che, insofferenti a una realtà carceraria sempre più pesante, hanno messo in atto azioni di autolesionismo e forme di protesta. Queste arrivano soprattutto dagli stranieri, che del resto costituiscono la maggioranza dei reclusi nella casa circondariale.

 

Appuntamenti

 

Padova: spettacolo teatrale "Annibale non l’ha mai fatto"

 

Continuano sabato 17 aprile alle ore 20 e domenica 18 aprile alle ore 18, presso il Teatro delle Maddalene, le rappresentazioni dello spettacolo Annibale non l’ha mai fatto, di Andrea Pennacchi e M. Cinzia Zanellato, che nasce dal progetto di Tam Teatrocarcere nella Casa di Reclusione di Padova, ispirato dal viaggio di Paolo Rumiz sulle orme del generale cartaginese. Il teatro carcere costituisce un’occasione etico-estetica per teatranti detenuti e liberi di ogni ordine ed estrazione sociale. Nell’era del testimone oggettivo, estraneo, l’attore/narratore detenuto è il testimone "interno" alla materia umana. Come i mahouts degli elefanti di Annibale, o i suoi cavalieri Numidi, Farid, Maher e Rashid sono protagonisti, loro malgrado, di un epocale movimento storico: presi nel flusso degli eventi, cercano di prendere decisioni, di agire, pur nella grande confusione di un movimento le cui linee vengono decise ben al di sopra delle loro teste.

 

Rovigo: "Autoritratti dal carcere", una settimana di eventi

 

Dal 28.04.2010 ore 18:30 al 02-05-2010 ore 20:00 Piazza Vittorio Emanuele II e la Sala della Gran Guardia a Rovigo vedranno un susseguirsi di eventi che vanno sotto il titolo di "Autoritratti dal carcere", ideati da Luigi Marangoni. Una settimana di eventi: video-installazione, documentario, fotografia, riflessioni e performances.

 

Verona: "Come far crescere e rendere adulto il non profit"

 

Martedì 20 aprile alle 18 nella Sala convegni Centro Servizio per il Volontariato in via Cantarane 24, ex Caserma Santa Marta, incontro su "Come far crescere e rendere adulto il non profit. Come comunicare il Terzo Settore". La realtà di tutti i giorni ha ormai ampiamente dimostrato che le discipline di management delle imprese sono necessarie anche per gli obiettivi etici delle organizzazioni non profit. Non solo queste discipline aiutano a realizzare una gestione efficiente e soprattutto efficace dell’organizzazione, adeguata ai suoi obiettivi sociali, ma forniscono antidoti alla sua involuzione burocratica, all’autoreferenzialità, all’unanimità di pensiero. Anche il terzo settore deve accettare la logica del mercato (che non è di per sé sfruttamento) e della competizione (che è naturale e va dominata). La concorrenza diventa un bene se viene gestita come emulazione delle buone pratiche degli altri e stimolo al continuo miglioramento di sé stessi. Il settore non profit può e deve diventare protagonista; un terzo soggetto sociale riconosciuto sia dal settore pubblico sia dalle imprese. Con l’occasione sarà presentato il libro "Come comunicare il Terzo Settore - Che la mano sinistra sappia quel che fa la destra" FrancoAngeli Editore. Evento in collaborazione con Ferpi, federazione relazioni pubbliche italiana. Per maggiori informazioni info@csv.verona.it. tel. 045 8011978 - fax 045 9273107, www.csv.verona.it.

 

Vicenza: incontro "Le mafie esistono anche al nord"

 

Venerdì 23 aprile alle 20,45 nel Palazzo delle Opere Sociali di Vicenza in Piazza del Duomo incontro sul tema: "Le mafie esistono (anche al nord)". Interverranno: Don Luigi Merola, parroco per 7 anni della chiesa di Forcella (Napoli); Luciano Violante, ex presidente della Camera e della Commissione Antimafia; Giovanni Impastato, fratello di Peppino. Modera: Ario Gervasutti, direttore del "Giornale di Vicenza". Iniziativa promossa dai Giovani Democratici e dalla Rete degli Studenti Medi.

 

Il Progetto "Dal carcere al territorio" è finanziato dall'Osservatorio Nazionale per il Volontariato - Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Direttiva 2007 sui progetti sperimentali delle Organizzazioni di Volontariato.

 

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