Veneto: comunicato Fp-Cgil

 

Veneto: il personale di polizia penitenziaria in agitazione

 

Fp Cgil-Settore Penitenziario, 2 maggio 2005

 

Signor Ministro ed Onorevoli Parlamentari,

la gravissima carenza di personale appartenente al corpo di polizia penitenziaria ed al comparto Ministeri ha raggiunto livelli ormai intollerabili.

Se in alcune realtà il confronto con l’Amministrazione è riuscito almeno a mettere quest’ultima di fronte all’impegno di sollecitare l’Amministrazione Centrale verso la risoluzione del problema, in altri casi registriamo una tendenza diametralmente opposta, fatta di atteggiamenti elusivi del problema se non addirittura di manifestazioni di volontà orientate ad un aggravamento della situazione.

Inaccettabile, ad esempio, è il ricorso da parte delle Direzioni al Personale di polizia Penitenziaria per colmare le carenze di personale soprattutto amministrativo, in pieno contrasto con la normativa vigente dell’A.Q.N., oppure a delegare mansioni improprie (sia per profilo professionale che per posizioni economiche) anziché richiedere la legittima copertura del posto vacante in organico.

È una scelta che non consente, a livello di singolo Istituto, di poter predisporre adeguati modelli organizzativi funzionali, finalizzati ad una corretta gestione del lavoro che determina necessariamente una scadente pianificazione dei servizi e, per i lavoratori che la subiscono, l’impossibilità di esigere il rispetto dei diritti costituzionali stabiliti.

Una gestione complessiva che determina:

eccessivi carichi di lavoro individuali e uno smisurato aumento delle richieste di prestazioni di lavoro straordinario;

le missioni del personale che vengono corrisposte con enorme ritardo e che lo stesso personale deve anticipare di propria tasca;

mancata fruizione dei riposi settimanali, delle ferie, dei diritti contrattualmente stabiliti per il personale di polizia penitenziaria;

inefficace applicazione del principio delle pari opportunità, incapacità di garantire al personale adeguati percorsi di crescita e valorizzazione;

mobilità del personale non attuata in base ad accordi o interpelli ma regolati esclusivamente sulla discrezionalità;

mancata applicazione della normativa inerente al ricongiungimento del familiare;

assegnazione continua di personale al GOM (Gruppo Operativo Mobile), anche in assenza dei requisiti previsti.

L’assenza di un’adeguata programmazione del lavoro, inoltre, finisce per ispirare dannose prevaricazioni e tensioni tra i ruoli e le funzioni esercitate, giungendo finanche ad alimentare un deleterio clima di esasperazione e di contrapposizione interna, che incoraggia in maniera esponenziale ed assolutamente inaccettabile la minaccia del ricorso alle sanzioni disciplinari e ai giudizi di fine anno come strumenti utili al governo del personale.

La situazione degli Istituti diventa ogni giorno più insostenibile e i continui richiami al rispetto dei diritti del personale e del sistema delle relazioni sindacali avanzate dalla FP-CGIL all’Amministrazione e alle singole Direzioni d’Istituto cadono puntualmente nel vuoto.

Del resto, gli attuali organici del personale sono unanimemente giudicati inadeguati a sostenere gli attuali aumenti dei carichi di lavoro individuali, oltre che essere insufficienti a garantire il rispetto dei diritti e della dignità dei lavoratori.

L’Amministrazione Penitenziaria ha sempre eluso a tutti i livelli importanti aspetti che incidono fortemente sulla salute dei dipendenti, sulla qualità del lavoro individuale e sui delicati equilibri psicofisici già provati dallo stress insito nell’esercizio della delicata funzione espletata. Ci si riferisce ai vari incidenti sul lavoro, al fenomeno del mobbing e del burnout. Per tali fenomeni, si registra un vero e proprio disinteresse: basti pensare, come valido esempio, che molti Istituti del Veneto non garantiscono condizioni idonee per poter svolgere il compito di rappresentante dei lavoratori sulla sicurezza. Posti di lavoro e mense del personale rasentano livelli d’indecenza, le armerie sono sprovviste del necessario aeraggio e il personale è costretto a respirare polvere pirica.

Non è prevista, inoltre, un’apposita commissione che possa studiare i fenomeni del mobbing e del burnout, al fine di poterli debellare.

Il personale di Polizia Penitenziaria, com’è noto, è soggetto a mobilità ed il più delle volte si trova a risiedere in una realtà diversa dalla propria, col conseguente problema di reperimento dell’alloggio, anche in caserma. A tal proposito, si riscontra nel Veneto la presenza di una serie di alloggi del personale che sono obsoleti, invivibili, affollati (camere che ospitano fino a 10-12 persone) o del tutto assenti (è il caso dell’istituto penale per minori di Treviso che non ha mai avuto a disposizione alloggi per il proprio personale).

L’assenza d’interventi da parte delle Direzioni Generali dei Beni e Servizi e dell’Amministrazione Centrale finisce per ostacolare il processo di integrazione e radicamento nel nuovo tessuto sociale, creando così le premesse per alimentare una crescente domanda di trasferimento o avvicinamento alla terra di provenienza.

In tutti gli istituti del Veneto la popolazione detenuta risulta essere presente in misura doppia rispetto a quella prevista e tollerata dalla attuali strutture penitenziarie. Costituita da almeno l’80% di detenuti extra-comunitari, essa determina un imponente carico di lavoro, anche straordinario, che viene assicurato con grande impegno e assoluta dedizione, pur tra mille difficoltà, dai pochi operatori penitenziari presenti in ambedue i comparti contrattuali. Gli investimenti per garantire la tutela della salute in carcere e le attività rieducative languono, generando malcontento e forte disagio nell’utenza, con evidenti ripercussioni sul personale e sulla sicurezza interna degli Istituti penitenziari.

Per quanto riguarda i Centri di Servizio Sociale del Veneto, da anni si continua ad assistere al fenomeno dell’assegnazione di unità di personale in coincidenza con l’entrata in vigore delle varie Leggi di riforma dell’Ordinamento Penitenziario e , dopo breve tempo, al trasferimento di gran parte di quelle unità ad altre sedi, fenomeno che non consente, da sempre, di completare le dotazioni organiche previste.

Al progressivo aumento delle competenze dei Centro Servizi Sociali per Adulti e della quantità di misure alternative in esecuzione non è corrisposta una proporzionale assegnazione di personale e nel Veneto questa continua "sofferenza" dei Centri sta mettendo a dura prova la resistenza del personale che ha garantito il funzionamento di tali Servizi assumendo su di sé carichi di lavoro sempre più insostenibili.

Si sottolinea a proposito di questa "sofferenza" che la richiesta sempre maggiore del lavoro part-time non è soltanto il riflesso della massiccia presenza femminile nell’ambito dei C.S.S.A., ma anche il sintomo di una stanchezza e demotivazione oramai molto diffusa fra il personale di tali Servizi.

Il mai raggiunto completamento degli organici sta determinando negative conseguenze anche sulla realizzazione di importanti obiettivi organizzativi dei Centri e della stessa Amministrazione Penitenziaria.

La riorganizzazione per aree dei Centri , per esempio, giunta ad attuazione dopo più di dieci anni dalla sua previsione, incontra un ulteriore rallentamento, a causa della necessità di assegnare l’incarico di responsabile di area al 50 %; i livelli di carico di lavoro, infatti, non sono tali da consentire di distogliere due unità di servizio sociale dall’operatività sull’utenza.

Anche il processo di decentramento dell’organizzazione dei Centro Servizi Sociali per Adulti, che ha lo scopo di migliorare la qualità del Servizio, avvicinando le sedi al territorio di appartenenza dell’utenza e rendendo i Centri strutture maggiormente inserite nella rete dei Servizi territoriali , sta incontrando ostacoli dovuti alla carenza di personale; la sede di Servizio di Treviso, per esempio, pur avendo già disponibile l’immobile che la dovrà ospitare, non è in grado di avviare l’attività proprio in assenza del personale necessario.

Per alcuni aspetti più drammatica è la situazione numerica degli educatori degli Istituti di pena del Veneto che vede, per esempio, la Casa Circondariale di Rovigo seguita da un educatore in missione proveniente dalla sovraffollata Casa Circondariale di Padova e l’unica Casa di Reclusione maschile del Triveneto oramai seguita da due sole unità; lasciamo a chi legge il compito di effettuare il calcolo del rapporto fra gli educatori presenti e la popolazione mediamente detenuta presso quell’Istituto.

Il fenomeno della demotivazione e della "sofferenza psico-fisica" non può che riguardare anche questi operatori che agiscono in un contesto che non si può non ritenere "logorante", specie se come recentemente accaduto ad un’educatrice della Casa di Reclusione di Padova, le difficoltà che hanno riflessi sulla popolazione detenuta tornano come un boomerang ma colpiscono fisicamente (con una botta in testa) il singolo operatore.

Allo stesso modo che per i Centro Servizi Sociali per Adulti, la carenza di personale, riguardante non soltanto il profilo degli educatori, sta rallentando la realizzazione delle aree organizzative anche nell’ambito degli Istituti; si può intuire, infatti, come la complessa macchina organizzativa di un Istituto, che deve garantire allo stesso tempo la sicurezza e le opportunità di trattamento non possa che patirne conseguenze sul piano qualitativo oltre che mettere a rischio il raggiungimento dei fini istituzionali. Si chiede l’attuazione dei decreti Bindi in materia di sanità, e che tutta la sanità Penitenziaria in toto passi alla gestione delle varie ASL. Per cui la sanità Penitenziaria come per il resto del sistema sanitario Regionale sia di competenza della stessa Regione Veneto.

A fronte di quanto sopra riportato, la Fp-Cgil Veneto proclama lo stato di agitazione di tutto il personale iscritto a questa O.S., e promuove un’iniziativa regionale dei lavoratori del settore, a livello distrettuale dell’Amministrazione Centrale, Padova davanti alla rispettiva sede del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria.

Si dà delega, inoltre, alla Fp-Cgil Nazionale settore Penitenziario sia del Comparto Ministeri sia della Polizia penitenziaria di farsi portavoce della drammatica situazione della Regione Veneto.

S’invitano i parlamentari a volersi far carico della drammatica situazione in cui svolgono il proprio lavoro tutti gli operatori Penitenziari e a voler visitare le strutture penitenziarie al fine di toccare con mano la drammatica situazione sopra descritta.

 

Distinti saluti.

 

Per la segreteria Regionale Veneto, Lorenzo Castellani

Il Coordinatore Regionale Veneto, Gianpietro Pegoraro

Basta con gli spot elettorali

 

Si assiste in questi mesi alla farsa mediatica che riguarda il rinnovo dei contratti pubblici. La farsa in realtà è a danno dei lavoratori pubblici per il mancato rinnovo del contratto ormai scaduto da quasi due anni. Nello specifico per i Cssa si registra un progressivo aumento delle competenze degli stessi e della quantità di misure alternative in esecuzione. A questo non è corrisposta però seguita una proporzionale assegnazione di personale nel Veneto. Anzi, nella nostra regione, questa continua "sofferenza" dei Centri sta mettendo a dura prova la resistenza del personale che ha garantito il funzionamento di tali Servizi assumendo su di sé carichi di lavoro sempre più insostenibili. Il mai raggiunto completamento delle piante degli organici sta determinando conseguenze negative anche sulla realizzazione di importanti obbiettivi organizzativi dei Centri e della stessa Amministrazione Penitenziaria.

Più drammatica è la situazione numerica degli educatori degli istituti di pena del Veneto che vede, a fronte di un gran numero di distretti un esiguo numero di educatori. La carenza di personale nel profilo degli educatori, sta rallentando la realizzazione delle aree organizzative all’interno degli Istituti. Si può intuire, infatti, come la complessa macchina operativa di un Istituto, che deve garantire allo stesso tempo la sicurezza e le opportunità di trattamento non possa che patirne ripercussioni sul piano qualitativo oltre che compromettere il raggiungimento di fini istituzionali

A fronte, inoltre, di un organico di Poliziotti Penitenziari mal distribuito e mai rivisto con le OO.SS. si ricorre ad eccessivo numero di prestazioni di lavoro straordinario, conseguenza quest’ultima dell’enorme carico di lavoro. In questo scenario si aggiunge troppo spesso il mancato rispetto del principio delle pari opportunità e l’incapacità, visto che si insegue l’emergenza e non la programmazione del lavoro, di garantire al personale adeguati percorsi di crescita e valorizzazione.

Figuriamoci come si possa poi parlare di mobilità del personale e di applicazione degli stessa in base ad accordi sindacali quando si arriva anche a disapplicare la normativa inerente al ricongiungimento del familiare, dell’ assegnazione continua di personale al Gom, anche in assenza di requisiti previsti. Non brilliamo nemmeno per le strutture in quanto alloggi e mense del personale sono fatiscenti e la mancanza di politiche di prevenzione sanitarie al personale che opera nelle sezioni detentive rende un lavoro come il nostro al limite della tollerabilità portandoci a riscontrare il fenomeno della demotivazione e della "sofferenze psico-fisica" non può che riguardare anche questi operatori che agiscono in un contesto che non si può che ritenere "logorante". Tutta la sanità penitenziaria non deve dipendere più dall’Amministrazione Penitenziaria, ma essa deve essere data alle varie ASL.

 

Per la segreteria Regionale Veneto, Lorenzo Castellani

Il Coordinatore Regionale Veneto, Gianpietro Pegoraro

 

 

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