Salviamo la Gozzini: 16 giugno 2008

 

Sbagliato tagliare i benefici ai detenuti,

va rivista la legge sulle prescrizioni

di Alberto Custodero

 

La Repubblica, 16 giugno 2008

 

"La legge Gozzini può essere migliorata, affidando al giudice di sorveglianza maggiore discrezionalità sulla concessione dei benefici. Ma le proposte di Filippo Berselli hanno una filosofia completamente diversa: eliminare i benefici". Il ministro della Giustizia del governo ombra del Pd, Lanfranco Tenaglia, boccia il ddl del Presidente della Commissione Giustizia del Senato che proponendo di ridurre ai minimi termini i benefici ai carcerati, "non fa che aumentare la ricaduta nel circuito criminale di chi ha scontato la pena".

Per Tenaglia quando si parla di effettività della pena "non basta ridiscutere la Gozzini, ma occorre una revisione della legge ex Cirielli per evitare che, prima che diventi definitiva, la condanna sia annullata dalla prescrizione". Per questo "il Pd ha presentato in parlamento un disegno di legge per allungare i termini di prescrizione, oltreché per interromperla dopo la condanna in primo grado e in appello, per evitare che le sentenze arrivino prescritte in terzo grado".

Una bocciatura al disegno di legge Berselli arriva anche dal mondo carcerario, da chi, cioè, è destinato a subire un’eventuale modifica della Gozzini. Valerio Guizzardi, dell’associazione Papillon a cui aderiscono solo detenuti o ex, ricorda che la "legge sui benefici ha contribuito a sedare il disagio e le rivolte all’interno degli istituti penitenziari".

"Se si elimina la Gozzini o se la si ridimensiona come voluto da Borselli, c’è il rischio che si torni indietro alle proteste violente degli anni Settanta. E si rischia di implementare ancor più velocemente il sovraffollamento delle Case Circondariali: si calcola che entro dicembre di quest’anno sarà superata la quota pre-indulto, 63 mila detenuti".

"L’impostazione del ddl di revisione della Gozzini - aggiunge il responsabile di Papillon -rievoca una concezione dell’espiazione della pena di tipo fascista, con la prigione vista come vendetta, rappresaglia, afflizione. Il carcere, per la Repubblica nata dopo la Resistenza, ha una finalità diversa fissata dall’articolo 27 della Costituzione che, con il giro di vite di Berselli, verrebbe svuotato del suo contenuto". Sia Tenaglia, che Guizzardi, sottolineano che "fra i detenuti che hanno scontato tutta la pena, il tasso di recidiva è dell’80 per cento, percentuale che scende sotto il 20 per chi ha invece usufruito dei benefici premio". Per entrambi, "la finalità rieducativa prevista dalla Costituzione è stata perfettamente realizzata".

Carcere: un appello per salvare la Gozzini

 

Vita, 16 giugno 2008

 

Un appello per salvare la Gozzini. Lo lancia la redazione di Ristretti Orizzonti.

"Ai nostri lettori lanciamo un appello: Salviamo la legge Gozzini!". Comincia così l’ultima edizione del notiziario di Ristretti Orizzonti, sito informativo e newsletter sul carcere promosso da alcuni detenuti e operatori del carcere Due Palazzi di Padova. "Invitiamo tutti voi ad aderire", continua il comunicato, "inviandoci una vostra riflessione scritta, o anche semplicemente il vostro nome, e organizzando iniziative pubbliche, per una migliore informazione rispetto all’efficacia dei "benefici per i detenuti" (liberazione anticipata, permessi premio, misure alternative)". Gli interventi di chi vorrà aderire, informa la redazione, verranno pubblicati nel "Notiziario Speciale" e nel sito di Ristretti Orizzonti.

Si dimentica la Costituzione per tornare

alla concezione della pena del codice Rocco

 

È questo quanto emerge dal nuovo progetto di restrizione radicale della Legge Gozzini. Eppure, le misure alternative e la stessa liberazione anticipata sono previste da tutte le legislazioni europee e in misura anche molto superiore alla nostra.

 

di Sandro Margara,

presidente della Fondazione Michelucci,

uno dei "padri storici" della Riforma penitenziaria

 

Ho letto, nel sito di "Ristretti", il nuovo progetto di restrizione radicale della Legge Gozzini. È facile dire che il sonno della ragione genera mostri. Si tratta di un sonno profondo che consente di ignorare alcune circostanze fondamentali. Come ad esempio che la Riforma penitenziaria, sia nel ‘75 che nella versione c.d. Gozzini dell’86, nasceva da un lungo percorso di attuazione della Costituzione, che aveva cambiato la nozione della pena.

Tornare indietro, con la radicalità di questo ultimo progetto, vuol dire dimenticare la Costituzione e tornare alla concezione della pena del codice Rocco. Si ignora anche evidentemente che la flessibilità della pena (tradotta nel sistema delle misure alternative) è un valore costituzionalmente protetto attraverso una giurisprudenza costituzionale che parte dalla sentenza 204/74 e che si conferma con le sentenze 343/87 e 282/89 e con molte altre seguenti. Che la semilibertà all’ergastolano, che ora si vuole sopprimere, è stata inserita, con la Gozzini, a seguito di una giurisprudenza costituzionale che censurava il trattamento diseguale per i condannati a quella pena.

Che la liberazione anticipata, che pure si vuole sopprimere, fu indicata, nella sentenza 306/93, come l’unica ragione per salvare le restrizioni eccezionali degli anni dell’attacco mafioso. Che, comunque, le misure alternative e la stessa liberazione anticipata sono previste da tutte le legislazioni europee e in misura anche molto superiore alla nostra: se si vuole ricordare un sistema che non manca certamente di durezza, negli Stati Uniti al record dei detenuti (2.300.000) si affianca quello delle alternative alla detenzione (5 milioni).

Che la riduzione delle pene ammissibili alle altre misure alternative, come l’affidamento e la detenzione domiciliare, farà sì che, in ragione della scarsa rapidità dell’intervento giudiziario, anche quelle pene minime (un anno per l’affidamento e un anno anche per una specie della detenzione domiciliare) saranno trascorse in buona parte in carcere. E tutto questo perché?

È noto o no che la esecuzione della pena in misura alternativa riduce la recidiva da 3 a 4 volte rispetto alla esecuzione della pena in carcere?

E che l’andamento della criminalità, a prescindere da brevi periodi di aumento o diminuzione, è sostanzialmente stabile e, per molti aspetti, a un livello inferiore a quello di altri paesi simili al nostro? E sono anche chiare le conseguenze di tutto questo. Il carcere sta crescendo al ritmo di mille persone presenti in più al mese ed è già giunto in vista dei 55.000 detenuti.

Questo ritmo crescerà per le nuove previsioni di reato che si annunciano e crescerà ulteriormente nel momento in cui si riducono al minimo le vie d’uscita attraverso le misure alternative. Non c’è da chiedersi: dove andremo a finire? Ma: dove siamo finiti?

Leggo su un giornale che all’orizzonte torna la visione delle rivolte carcerarie. Non so se sarà questa una delle prospettive, che come l’esperienza insegna, porta sofferenza, nella sostanza, solo ai detenuti. Ma io farei un discorso diverso. Ciò che colpisce in questa politica è l’assoluta disinvoltura e leggerezza con cui si interviene in una materia come il diritto penale e il diritto penitenziario, che richiede, invece, particolare attenzione.

E soprattutto colpisce la indifferenza sulle ricadute che riguardano la vita di tante persone, la disinvoltura con cui si dimentica quella parte della norma costituzionale che dispone che le pene non devono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità. Senso di umanità: interessa l’articolo? come diceva una battuta di un vecchio film.

"Ristretti Orizzonti" servirà, in questa pessima congiuntura, a tenere informati su tutte le tappe di questa immersione nel sonno della ragione.

Manlio Milani - Presidente Associazione familiari caduti strage di Piazza Loggia

 

Ho ricevuto la proposta di legge per la modifica della legge Gozzini. Una legge che pone davanti alle proprie responsabilità il colpevole ma che nello stesso tempo gli sollecita un percorso di assunzione, presa di coscienza delle proprie responsabilità. Una legge di civiltà che mette al centro della propria azione l’idea di recuperabilità della persona, apre, in tal senso, spazi alla speranza, al futuro. Pensare di modificarla drasticamente, così come proposta, in nome di una presunta sicurezza ha il chiaro senso da un lato di mistificare la realtà allo scopo di ricercare strumentalmente consenso, e dall’altra annullare la fiducia nell’uomo, dare una immagine, o meglio, pensare la società nettamente divisa tra bene e male, dove il male è solo e soltanto rappresentato dal "diverso" - in senso ampio - e per ciò stesso rappresenta "il pericolo" e come tale deve essere trattato.

Siamo davvero in una fase in cui lo Stato si divide dal diritto e lo fa in primo luogo con i più deboli, gli emarginati; lo fa togliendo loro speranza di vita, di futuro, non rendendosi conto che così facendo la toglie anche alla società nel suo insieme.

Ho presente la importante e positiva giornata d’incontro nel carcere di Padova, occorrerebbe farla vivere a chi ha presentato questa legge, forse capirebbe quanto umanità c’è in quei luoghi di esclusione e come sia difficile - ma ampio e convincente - il percorso di che crede di poter guardare con fiducia alla propria possibilità di vita e agli altri. Per qualsiasi iniziativa fatemi sapere. Grazie

Nessuna sicurezza senza rieducazione, di Giuseppe D. Colazzo - Cfpp - Torino

 

Il disegno di legge n. 623 "Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e al codice di procedura penale, in materia di permessi premio e di misure alternative alla detenzione", presentato al Senato su iniziativa dei senatori Berselli e Balboni, mira di fatto ad abolire la legge Gozzini. Con soli 6 articoli si vanifica il contenuto dell’Art. 27 della Costituzione che sancisce il carattere rieducativo della pena detentiva. Le motivazioni premesse al disegno di legge dei senatori primi firmatari evidenziano il tentativo goffo e demagogico di strumentalizzare fatti cronaca isolati per giustificare la loro "ossessione securitaria".

Infatti scrivono: "ormai quotidianamente si susseguono casi di cronaca che vedono delinquenti incalliti, ammessi a fruire degli innumerevoli benefici previsti dal vigente ordinamento penitenziario, commettere nuovi ed efferati delitti".

La realtà è un’altra, basta dare uno sguardo alle statistiche dell’Osservatorio Misure Alternative del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria riferite al 2007: gli affidati in prova al servizio sociale sia dalla libertà che dalla detenzione sono stati 5126, di cui 13 sono state le revoche per commissione di reati durante la misura, cioè solo lo 0,49%; i soggetti ammessi al regime di semilibertà, sia dalla detenzione che dalla libertà sono stati 1398, di questi 5 si sono macchiati di nuovi reati durante la misura (0,36%); le detenzioni domiciliari complessive concesse sono state 3.865, di cui 32 (0,31%) sono state revocate per commissione di altri reati.

Non solo. Tra i detenuti che fruiscono di permessi-premio solo l’1% circa non rientra o infrange le regole. Tali dati contrastano assolutamente con quanto viene fatto credere, anche grazie alla compiacenza dei mezzi di comunicazione di massa che enfatizzano le notizie sui rari casi di cronaca nera ma non danno importanza al fatto che la maggior parte dei soggetti in misure alternative si comportano da persone civili.

Secondo il senatore Berselli si è abusato delle misure alternative e questo suscita "allarme e indignazione" nell’opinione pubblica. Anche in questo caso è opportuno ricordare che non solo che accedere ai benefici è molto difficoltoso ed è quasi impossibile per i reati più gravi, ma che non esiste alcun automatismo perché il percorso di osservazione penitenziaria prevede alcuni criteri che richiedono requisiti soggettivi e oggettivi (lavoro, residenza) che molte persone detenute (si pensi agli extracomunitari e ai tossicodipendenti) non hanno. Quindi neanche in questo caso si dice la verità, ma si cerca demagogicamente di strumentalizzare l’opinione pubblica per giustificare la volontà politica di vanificare le conquiste di civiltà ottenute con la Costituzione.

L’eliminazione della liberazione anticipata avrà conseguenza catastrofica sui detenuti: la riduzione di pena nell’ordine di 45 giorni per semestre in caso di buon comportamento intramurario ha contribuito soprattutto a disinnescare rivolte e comportamenti violenti tra detenuti e tra questi e il personale penitenziario. Grazie a questo Istituto il detenuto ci pensa due volte prima di porre in essere una condotta violenta; lo sanno bene gli agenti di Polizia Penitenziaria che tutti i giorni sono a contatto diretto con la popolazione ristretta a sui quali si abbatteranno le prime conseguenze negative della legge che il parlamento si appresterà a discutere.

Un ultimo elemento è da considerarsi: la ex-Cirielli aveva introdotto nel 2005 una norma all’O.P. in cui si prevede che l’età minima per la detenzione domiciliare è di 70 anni, ma dopo soli tre anni "in considerazione del lieto allungarsi della vita umana" l’età minima è stata portata a 75 anni. Cesare Previti ringrazia.

Intanto non esiste opposizione che sia degna di questo nome da parte delle forze politiche, e i mass media continuano a perorare la causa di un governo autoritario con i deboli e permissivo con i potenti.

Gli esperti sociali sottolineano, con ricerche empiriche e dati inequivocabili, l’importanza delle misure alternative soprattutto in relazione alla rieducazione del condannato e diminuzione della recidiva, mentre la politica va in senso opposto, ignorando tali ricerche, in nome della sicurezza pubblica e della certezza della pena, due elementi che non necessariamente fanno parte dello stesso binomio: non può esserci sicurezza senza rieducazione e progressiva risocializzazione della persona detenuta; il mero allontanamento e incapacitazione del deviante non fa altro che spostare nel tempo la sua azione delittuosa.

La maggior parte della popolazione detenuta è composta da extracomunitari (è difficile per loro fruire di misure alternative già oggi) e da tossicodipendenti che delinquono per problemi legati al loro stato di tossicodipendenza, mentre solo il 2,3% è legato a reati mafiosi e il 2,7 a reati contro la pubblica amministrazione. La restrizione alla possibilità di fruire di misure alternative si abbatterà sempre sui più deboli, su coloro che invece andrebbero aiutati in quanto sprovvisti di strumenti culturali, sociali, materiali ed anche educativi.

La strada della zero tollerance sarà la più semplice da attuare (paga anche di più elettoralmente) ma sicuramente la più onerosa dal punto di vista economico e dal punto di vista della sicurezza pubblica perché eleva alla massima potenza lo scollamento che già c’è tra carcere e territorio ed esaspera il contrasto/conflitto tra due dimensioni reali che fanno parte della stessa società, appunto carcere e territorio.

Marco Poggi, Segretario Nazionale del SAI

 

Ancora una volta il nostro paese dimostra quanto sia fastidioso essere un paese civile e democratico. Si pensa che l’annullamento di una legge come la Gozzini sia la strada giusta per salvaguardare la sicurezza. No, non ci siamo, la legge Gozzini è una legge che ha dato tanti risultati positivi anzi tantissimi (ma si ignorano) e ovviamente alcuni negativi ma solo questi si enfatizzano. Credo che voler annullare una legge così mi dia l’impressione che, nemmeno tanto piano, in nome della sicurezza si innesti un regime totalitario di tipo "dolce" come molti dicono, che poi non so cosa si intenda per "dolce": un regime è un regime sempre e comunque.

Io credo invece che per la certezza della pena ci vogliono nuove misure, ma togliere la Gozzini è sicuramente da paese incivile. Chi come me ha vissuto in maniera drammatica le storie di Genova Bolzaneto del 2001 non si meraviglia più di tanto, ma mi preoccupo enormemente. Io rammento sempre le parole del mio ex direttore: "Lo stato ha il dovere di punire, ma non il diritto di vendicarsi".

Domenico Tiso, medico nel Carcere di Livorno dal 1979

 

Il carcere è brutto. Forse lo deve essere. Forse qualcuno ha interesse che sia ancora più brutto:ma così non si aumenta la sicurezza né dentro né fuori. Si aumenta solo il conflitto e cioè l’insicurezza. Non è costruendo nuovi carceri o ampliando quelli esistenti né prendendo false scorciatoie modificando la Gozzini che si aumenta la sicurezza nella società: sono solo rimedi peggiori del male proposti da chi non conosce il carcere. La Gozzini ha rappresentato civiltà nelle carceri sia per il trattamento del detenuto che per la gestione del quotidiano: se si toglie la speranza di uscire si diventa sordi ad ogni regola. Il clima nelle carceri sta già diventando esplosivo: modificare lo spirito della Gozzini vuol dire accendere la miccia! È necessario un lavoro lento, paziente e condiviso di modifiche organiche del codice di procedura penale e del codice penale: per dare giustizia giusta e certa in tempi giusti. Occorre aumentare in maniera significativa da subito il numero degli educatori e porli alle dipendenze del Magistrato di Sorveglianza e non del Direttore del carcere per la vera applicazione della Gozzini: sarebbe una riforma davvero epocale!

Rino Pastore, Direttore Ser.T. Area Penale Asl Napoli 1

 

Contro l’approvazione del Disegno di Legge Berselli. Napoli 16 giugno 2008.

Esprimo grandissima preoccupazione per le conseguenze che possono derivare dalla approvazione del Disegno di legge "Berselli" ed aderisco alla mobilitazione di protesta. Il disegno di legge Berselli va contro lo spirito dell’art. 27 della costituzione e contro ogni evidenza dei fatti : il minore tasso di reiterazione di reati è rappresentata da quella fascia di popolazione carceraria che riesce ad essere inserita nei percorsi di messa alla "prova" e di misura alternative alla detenzione. Per esempio nella città di Napoli, da mesi, è iniziato un fruttuoso dialogo tra le realtà costituenti la rete operativa del carcere (operatori penitenziari, Ser.T., Autorità Giudiziaria, terzo settore, etc). Un dialogo che è in procinto di produrre una costruzione - condivisa e validata - dei percorsi di attivazione delle misure alternative per i tossicodipendenti detenuti. Solo una pena certamente riabilitativa rappresenta una concreta forma di contrasto alla recidiva! Solo una pena certamente rieducativa risponde alla diffusa domanda di sicurezza collettiva!

Paolo Buzzanca, direttore Casa editrice Dora Markus

 

Per quanto sia difficile far prevalere la ragione in tempi bui, vorrei dire che non solo va difesa la legge Gozzini, ma occorrerebbe procedere ad una revisione radicale del sistema detentivo. Per alcuni reati la reclusione è assolutamente inutile: non serve al detenuto, non serve alla società, non serve alla parte lesa.

Sarebbe più utile riservare il carcere a pochi elementi, assolutamente pericolosi, colpevoli di delitti particolarmente gravi, e mandare tutti gli altri a svolgere lavori socialmente utili. Applicare la pena costerebbe di meno, i detenuti resterebbero in contatto, seppur rigidamente controllato, con la società, e si potrebbe comunque stabilire un rimborso equo alla parte offesa, che coinciderebbe con una percentuale elevata della retribuzione dovuta, per il lavoro svolto, a chi sconta la condanna.

Credo però che ridurranno in stracci la Gozzini, che spenderemo un sacco di soldi per costruire carceri nelle cui celle marciranno inutilmente tanti esseri umani, che saremo tenuti sempre più separati da questo buco nero in cui vengono catapultati i reietti e che, malgrado tutto questo,anzi, proprio per questo, continueremo a sentirci sempre meno sicuri. In pochi anni siamo passati da una maggioritaria repulsione per l’ergastolo ad una sordida, ed ancora sotterranea, simpatia per la pena di morte. Vogliamo cancellare la Gozzini? Allora prepariamoci al peggio!

Vincenzo Saulino, Presidente Forum Lazio per il diritto alla salute dei detenuti

 

In qualità di Presidente del Forum regionale del Lazio per l’applicazione della legge 230/99 aderisco al Vostro appello contro i tentativi messi in atto dal governo di centro destra di affossare la legge Gozzini e tutto ciò che possa permettere il reinserimento del cittadino detenuto.

 

Ovidi Benito, volontario San Vincenzo de Paoli al carcere di Porto Azzurro da 22 anni

 

Ho potuto constatare di persona i benefici,portati dalla introduzione della legge Gozzini. Esprimo la mia solidarietà e sono pronto a sostenere qualsiasi forma di protesta contro la soppressione o modifica peggiorativa della legge.

 

Silvia Giacomini, Associazione "Ora D’Aria Onlus"

 

Aderiamo all’appello, impegnandoci ad approfondire la proposta di legge nel prossimo numero in modo da fornire un’informazione efficace nelle carceri sul territorio di Roma.

 

Maria Teresa Menotto, Presidente Associazione "Il Granello di Senape"

 

Ovviamente aderisco, e con me l’Associazione intera, a "Salviamo la legge Gozzini" e vedo se riesco ad organizzare qualcosa di pubblico.

 

Marcello de Caro

 

Sono d’accordo per il salvataggio della legge Gozzini

 

Ali Tognato

 

Salviamo la legge Gozzini!

 

Germana Cesarano, di Roma

 

Vorrei aderire.

 

 

 

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