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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di martedì 27 ottobre 2026
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 27 ottobre 2026 Il presidente Riccardo Turrini Vita chiede un organico autonomo e un fondo proprio: oggi il Garante dipende per personale e risorse dal ministero che deve controllare. Nel 2025 visitato solo un carcere per adulti su cinque. Bagni a vista in 1.111 celle. L’autorità che vigila sulle patrie galere lavora con un ufficio che, per legge, deve pescare almeno venti dei suoi venticinque dipendenti dal ministero della Giustizia. Nel 2025, anche avvicendandosi, vi hanno prestato servizio solo undici appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria. A metterlo in evidenza è il presidente del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Riccardo Turrini Vita, nel saggio che apre la Relazione al Parlamento 2025, presentata il 23 ottobre scorso nella Sala Koch di Palazzo Madama insieme ai componenti del Collegio, Irma Conti e Mario Serio.
di Stefano Vicari*
Corriere della Sera, 27 ottobre 2026 Dietro un reato c’è sempre una storia. Comprenderla non significa giustificare, né attenuare la responsabilità di chi ha fatto del male. Significa riconoscere che quella storia avrebbe potuto prendere una direzione diversa. Ogni volta che un adolescente si rende protagonista di un episodio di violenza, soprattutto quando appare brutale o immotivato, torna la stessa domanda: quale disagio mentale può spiegare un comportamento simile? È comprensibile cercare una spiegazione a ciò che ci inquieta. Ma troppo spesso questa ricerca si traduce nel tentativo di individuare una diagnosi psichiatrica, quasi che ogni comportamento violento debba nascondere una malattia mentale. È una semplificazione che rischia di impedirci di comprendere quanto accade.
La Repubblica, 27 ottobre 2026 Pubblichiamo l’intervento di Cinnica, che è una rete di associazioni e cittadine/i che si confronta e opera per realizzare una città amica di bambine/i e ragazze/i, una città educativa dove famiglie, istituzioni e i diversi attori sociali sono coinvolti per favorire la piena realizzazione dei diritti dell’infanzia. “I fatti che stanno accadendo e che ci lasciano sbigottiti puntano i riflettori sulle nuove generazioni e ci chiamano, come adulti, a interrogarci sulle nostre responsabilità. Non possiamo restare indifferenti di fronte ad adolescenti che ricorrono alla violenza come forma di espressione, che faticano a distinguere il bene dal male e che possono arrivare a seguire gli ordini di persone sconosciute.
plasticfreeonlus.it, 27 ottobre 2026 Circa 150 persone tra detenuti e affidati, 250 volontari e oltre 7 tonnellate di rifiuti e materiali rimossi dall’ambiente. È il bilancio della mobilitazione nazionale che sabato 24 ottobre ha interessato 21 località in dieci regioni italiane, con interventi di pulizia di spiagge, parchi, strade e aree urbane promossi da Plastic Free Onlus, organizzazione di volontariato impegnata nel contrasto all’inquinamento da plastica, e Seconda Chance APS, associazione attiva nel reinserimento socio-lavorativo delle persone detenute ed ex detenute. La giornata rappresenta la prima mobilitazione nazionale dopo la sottoscrizione del protocollo d’intesa tra le due associazioni e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) del Ministero della Giustizia, che prevede almeno due iniziative nazionali all’anno per promuovere educazione ambientale, cittadinanza attiva, responsabilizzazione e reinserimento sociale attraverso attività di volontariato.
ansa.it, 27 ottobre 2026 No all’utilizzo indiscriminato delle misure di prevenzione, nate come barriera antimafia ma utilizzate in modo crescente contro una platea sempre più vasta di soggetti considerati genericamente “pericolosi” senza passare per un processo: il grido d’allarme arriva dalla Camera penale del Piemonte occidentale, che dopo una capillare operazione di monitoraggio e di raccolta dati ha messo a punto un pamphlet sull’attività, a Torino, del tribunale competente per il distretto. “L’estensione di questo strumento - è la denuncia - rischia di comprimere i diritti e le garanzie di tutti i cittadini. Occorre denunciare l’illiberalità di questo sistema”.
di Nicolò Fagone La Zita
Corriere Torino, 27 ottobre 2026 Camera penale e procedimenti di prevenzione: più su reati da Codice rosso che anti criminalità. Il nome richiama la lotta alla mafia, ma in Piemonte le misure di prevenzione vengono utilizzate soprattutto per altro. Il cosiddetto Codice antimafia, che consente di limitare la libertà personale e colpire i patrimoni in base a una valutazione di pericolosità, ha progressivamente allargato il proprio campo di applicazione. I dati del Tribunale di Torino lo mostrano: su 1.463 decreti censiti tra il 2019 e i primi 4 mesi del 2025, soltanto 62, il 4,2 per cento, sono riconducibili alla criminalità mafiosa, mentre la parte più consistente riguarda la pericolosità generica.
TERRITORIO
Corriere del Veneto, 27 ottobre 2026 Terzo suicidio dall’inizio dell’anno nel carcere Due Palazzi di Padova. L’ultimo dramma si è consumato sabato 24 ottobre, quando un detenuto si è tolto la vita all’interno della Casa di Reclusione. Inutili i tentativi di soccorso. Una tragedia che riaccende i riflettori sulle condizioni della struttura penitenziaria e sulla piaga del sovraffollamento. A denunciare la situazione è la Camera Penale di Padova “Francesco de Castello”, che esprime “profondo sgomento” per l’accaduto e vicinanza alla famiglia della vittima. “Un carcere sovraffollato è un incubo disumano, dove anche quello che c’è di buono è insufficiente”, sottolineano il Consiglio direttivo e la Commissione Carcere.
di Rino Giacalone
La Sicilia, 27 ottobre 2026 L’indagine della procura su episodi violenti che sarebbero avvenuti all’interno della casa di reclusione “Pietro Cerulli”, è arrivata alla fine. Notificato agli indagati l’avviso di conclusione indagini, destinatari 31 agenti della penitenziaria (uno nel frattempo è deceduto). Sedici i capi di imputazione. Non c’è la tortura, contestata inizialmente da procura e gip, ma per gli indagati non c’è tanto da esultare. Le carte dell’accusa restano per gli indagati in divisa parecchio pesanti: si va dall’abuso di potere ai maltrattamenti, dalla calunnia al falso. Otto le parti offese, detenuti italiani e stranieri. “Scena del crimine” in particolare la sezione carceraria usata per mettere in isolamento i detenuti, il cosiddetto “reparto blu”.
di Federico Malavasi
Il Resto del Carlino, 27 ottobre 2026 Nell’arco di pochi mesi avrebbero contattato i propri familiari fuori dal carcere. Il caso è approdato ieri in tribunale. A un imputato contestati tremila contatti. Migliaia di chiamate partite dall’interno del carcere di via Arginone ed effettuate con telefonini vietati ai detenuti. Sono otto i soggetti finiti a processo per quei fatti, avvenuti nella casa circondariale tra il 2021 e il 2022. Sono tutti accusati del reato di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti. Entrando nel dettaglio delle contestazioni mosse dalla procura, utilizzando dispositivi non consentiti ai carcerati, gli imputati avrebbero contattato in ripetute occasioni persone all’esterno della struttura.
di Sibilla Bertollini
adnkronos.it, 27 ottobre 2026 Dalla piantumazione di alberi da frutto fino alla produzione artigianale di oli essenziali attraverso la fitoterapia, nelle carceri toscane il tempo ‘sospeso’ si converte in futuro. La formazione e l’inclusione delle persone detenute sono al centro dei progetti promossi dall’azienda energetica Estra, che, partendo dal legame con il territorio, esprime la propria responsabilità sociale sostenendo la funzione rieducativa della pena. Un impegno concreto che, in sinergia con gli istituti penitenziari, restituisce competenze e dignità, trasformando la detenzione in una reale opportunità di riscatto. “Cerchiamo di restituire valore ai territori sostenendo le nostre comunità dal punto di vista culturale, sportivo e sociale. Una parte delle nostre comunità abita nelle carceri ed è anche lì che guardiamo.
di Francesca Ghirardelli
Avvenire, 27 ottobre 2026 Cinque testimoni si alternano tra le portate: una persona in misura alternativa, un’operatrice teatrale, un’assistente sociale e chi accompagna le persone nei percorsi di formazione, uscita e riparazione. Una sera a cena insieme, a tavola con ospiti speciali che, a ogni nuova portata, cambiano di posto, spostandosi per la sala. Dall’antipasto al caffè, cinque testimoni diretti di cosa significhi oggi vivere e lavorare dentro un carcere si alternano ai tavoli. L’iniziativa fa parte della rassegna delle Acli di Bergamo “Molte Fedi sotto lo stesso cielo” ed è organizzata con il Circolino Cooperativa Città Alta, l’Associazione Carcere e Territorio e Unlock.
di Chiara Comai
La Stampa, 27 ottobre 2026 Lo studio in carcere aiuta a cambiare. La storia di Endurance Emiowele (29 anni) e l’esperienza al Polo penitenziario dell’Università di Torino. “Studiando in carcere ho capito che l’errore che ho fatto non mi definisce”. Endurance Emiowele ha 29 anni e gli mancano cinque esami per conseguire la laurea in Global law. Ha iniziato il suo percorso come studente del Polo penitenziario dell’Università di Torino, che ogni anni consente a decine di detenuti di investire il proprio tempo studiando e, così, preparandosi a rientrare nella società con un titolo di laurea spendibile nel mercato del lavoro.
di Angela Baldi
La Nazione, 27 ottobre 2026 Il progetto sociale nato all’interno di una Casa Circondariale, protagonisti di una serie radiofonica in onda su RadioFly, la storica emittente di Arezzo. “Cellamusica”, una band e un progetto sociale nato all’interno di una Casa Circondariale, protagonisti di una serie radiofonica in onda su RadioFly, la storica emittente di Arezzo. Obiettivo del progetto, quello di trasformare l’esperienza carceraria in un percorso di inclusione, speranza, riscatto sociale e continuità artistica anche dopo la scarcerazione. Il gruppo prosegue infatti l’attività con concerti all’esterno e brani disponibili su Spotify. Cellamusica è una band nata all’interno della Casa Circondariale di Santo Spirito a Siena.
di Bruno Felice Duina
labarcaeilmare.it, 27 ottobre 2026 Roberto Mozzi, attraverso il racconto di esperienze vissute come cappellano presso il carcere di San Vittore, getta uno sguardo profondo nella drammatica realtà del sistema carcerario denunciando il fallimento di un sistema che anziché offrire strumenti di recupero del reo troppo spesso lo abbandona in un doloroso labirinto. Una carissima amica, insegnante di lettere in pensione e da quasi vent’anni volontaria presso la sezione femminile del carcere di San Vittore, mi ha regalato un libro dal titolo quanto mai efficace e incisivo: “Fuori Legge. Quando la pena tradisce la giustizia”, Milano: In dialogo, 2026, p. 149, di Roberto Mozzi, Prefazione di Mario Delpini, in nota finale ampi riferimenti bibliografici e statistici per approfondire il tema.
di Guglielmina Aureo
Il Secolo XIX, 27 ottobre 2026 Quasi 40 anni in carcere per fare teatro. Armando Punzo è l’artefice di questo progetto. Venerdì 30, alle 20.30, sarà a Genova al Teatro dell’Arca - Sandro Baldacci con “Fame” da Knut Hamsun di cui firma la regia. In scena l’attore Paul Cocian e il musicista Andrea Salvadori. Produzione Carte Blanche Ets - Compagnia della Fortezza Fondazione Teatro della Toscana. Prenotazioni entro domani, mercoledì 28, alle 17 (teatronecessariogenova.org).
AFFARI SOCIALI
di Federico Fubini
Corriere della Sera, 27 ottobre 2026 Un’Europa incapace di ascoltarli prepara la propria crisi. Il conto del futuro non può essere tutto sulle loro spalle. Questo mese sono scesi in strada oltre un milione di giovani, in gran parte studenti, in oltre una decina di Paesi europei. Lo hanno fatto in Italia e in Francia, ma anche in Germania, Austria, Spagna, Grecia, Belgio, Portogallo, Albania e Serbia. Nessuno sa dire se l’ondata sia destinata ad allargarsi, ma a questo punto non ci sarebbe niente di strano.
di Barbara Poggio*
Corriere dell’Alto Adige, 27 ottobre 2026 Ci sono diversi modi per occuparsi dei giovani. Ascoltare ciò che hanno da dire, ad esempio. Oppure aspettare che diventino un problema di ordine pubblico. I giovani piacciono quando spalano il fango, fanno volontariato o ottengono risultati eccellenti. Meno quando contestano le scelte degli adulti. Li celebriamo come una promessa o li descriviamo come una minaccia. Più raramente li riconosciamo come interlocutori. In Francia, nelle scorse settimane, migliaia di liceali hanno protestato per la carenza di insegnanti, le classi sovraffollate, le condizioni degli edifici e l’accesso all’università. Anche in Italia il 16 ottobre migliaia di studenti sono scesi in piazza per chiedere più fondi per le scuole e edifici migliori. I successivi disordini di Milano e di altre città, con negozi saccheggiati e molti minorenni coinvolti, hanno però fatto molta più notizia.
di Simona Musco
Il Dubbio, 27 ottobre 2026 Nel fermo si ipotizza “una strategia rivoluzionaria”. E il pericolo di fuga viene motivato sottolineando che il 30enne è un “italiano di seconda generazione”. A leggere il fermo di Youssef Siher, la “mente” del Movimento 17 ottobre, c’è da chiedersi in che momento e in che modo avrebbe aizzato le folle a compiere gesti violenti. Fortissimo, in quanto capace di raccattare 6153 persone sul suo gruppo Telegram per l’organizzazione delle piazze (poche persone, considerando gli standard di Telegram, dove pure i gruppi per i codici sconto arrivano a quota 100mila), sarebbe in grado, secondo la pm milanese Francesca Crupi e dal procuratore Marcello Viola che hanno chiesto la convalida del fermo, di mettere in atto “una strategia rivoluzionaria”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 27 ottobre 2026 Il creatore della pagina “Movimento 17 ottobre” è a San Vittore: cella singola in “alta sicurezza”. Oggi l’interrogatorio in carcere. È in una cella singola di San Vittore, Youssef Siher, il 31enne arrestato sabato in quanto creatore della pagina di Instagram e del gruppo di Telegram chiamato “Movimento 17 ottobre” insieme a sua moglie, Sagia Hammoud, indagata a piede libero. Lui invece lo hanno messo nella sezione “Alta sicurezza 2”, quella riservata ai pericoli pubblici, gli individui nocivi per la sicurezza dello Stato. E del resto lui di quello è accusato: istigazione a delinquere e violenza organizzata (reato nato con l’ultimo decreto sicurezza) con finalità di terrorismo.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 27 ottobre 2026 Non basta dire che “dichiariamo guerra a questo presente infame” per diventare dei terroristi che istigano all’eversione. Youssef Siher è indagato per istigazione a delinquere (art. 414 CP) e associazione con finalità di terrorismo (art. 270-bis CP) “perché in qualità di amministratore del canale Movimento 17 ottobre presente sulla piattaforma social Instagram, creato a seguito degli scontri e degli atti di devastazione e saccheggio avvenuti il 17 ottobre 2026, pubblicamente istigava a commettere delitti contro l’ordine pubblico, in particolare pubblicava contenuti del seguente tenore: “lo stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove, Meloni dichiara guerra al futuro di questo paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 27 ottobre 2026 Occupazione al Giordano Bruno di Roma: prima le identificazioni, poi in caserma. “Semplicemente assurdo. A mia memoria non era mai successo nelle scuole della capitale”, Luca Blasi, Avs. Sabato scorso 371 fermi preventivi: giovani incensurati trattenuti per uno scaldacollo in borsa o neanche quello. La caccia ai minorenni è il nuovo sport di governo e forze di polizia. Dopo i decreti anti-giovani e i fermi di massa, ieri a Roma è scattata una retata in una scuola. Intorno alle 14 le volanti sono intervenute in forze mentre gli studenti tentavano l’occupazione del magistrale Giordano Bruno, nel quartiere Tufello. Gli agenti non si sono accontentati di entrare nell’istituto e bloccare i presenti: volevano portarli tutti in commissariato.
di Riccardo Luna
Corriere della Sera, 27 ottobre 2026 Prendere una decisione come quella del divieto proprio a ridosso delle manifestazioni di queste settimane verrebbe scambiata per l’ennesima risposta repressiva. Vietare l’uso dei social network ai bambini - e stabilire un’età minima per gli adolescenti - è necessario. Ma farlo adesso e farlo come reazione alle grandi manifestazioni studentesche - e ai disordini successi in qualche caso - sarebbe sbagliato. Infatti una misura importante a protezione del benessere mentale dei ragazzi, se approvata in questo contesto, verrebbe scambiata per l’ennesima risposta repressiva. Infatti, se passasse la legge all’esame del Parlamento - e che fissa un limite di 15 anni per stare sui social -un milione di adolescenti sarebbero automaticamente espulsi. Invece del dialogo e dell’ascolto, auspicati dal presidente della Repubblica, un’altra punizione, non per chi ha commesso dei reati, ma per un’intera generazione.
DOCUMENTI
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 25 ottobre 2026)
APPUNTAMENTI DI RISTRETTI
APPUNTAMENTI
Progetto Costruire il domani. "Incontri sulla Giustizia Riparativa" (Trieste, 28 ottobre 2026)
La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione fino all'1 novembre 2026
"Il carcere e il carcere minorile: corso di etica sociale" (Bologna, fino all'11 dicembre 2026)
CORSI DI FORMAZIONE
CONCORSI E PREMI