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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di mercoledì 29 luglio 2026
di Francesco Zaccaria*
Il Dubbio, 29 luglio 2026 Il modo in cui uno Stato tratta chi ha violato la legge dice molto della qualità della sua democrazia. È nelle carceri, più che altrove, che si misura la capacità delle istituzioni di coniugare sicurezza, legalità e rispetto della dignità umana. Quanto accaduto nelle scorse settimane nel carcere di Sollicciano, dove l’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro di alcune sezioni per le gravi condizioni igienico-sanitarie, non rappresenta un episodio isolato, ma è il simbolo di una crisi strutturale che da troppo tempo attraversa il sistema penitenziario italiano.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 29 luglio 2026 Troppi detenuti al 41 bis, mafiosi di peso messi in cella accanto a detenuti fragili che ne subiscono la supremazia, smartphone che entrano in carcere con troppa facilità e servono a comandare da dentro. L’audizione del procuratore di Palermo Maurizio de Lucia davanti alla commissione Antimafia, presieduta da Chiara Colosimo, è stata questo: un elenco di fatti, senza una riga di dietrologia sul fenomeno mafioso. E su un punto ha messo un paletto che vale più di molte polemiche: il problema delle carceri di oggi non è quello degli anni Ottanta. “Il tema del controllo delle carceri non è quello degli anni 80 di Raffaele Cutolo che gestiva il carcere dove si trovava da padrone”, ha detto
di Giacomo Salvini
Il Fatto Quotidiano, 29 luglio 2026 Davanti alla Commissione Antimafia, il procuratore di Palermo ribadisce il suo allarme sugli istituti di pena in mano ai clan. E replica alle accuse di Nordio: “Il mio rispetto per la Polizia penitenziaria non può essere messo in discussione”. “Poche ore dopo essere entrati in carcere i mafiosi vengono muniti di apparecchi telefonici. Questa è una situazione che riguarda tutti gli istituti di pena”. In audizione di fronte alla Commissione parlamentare Antimafia, il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia torna a denunciare la situazione “fuori controllo” dei penitenziari italiani, nonostante la reazione rabbiosa avuta nei giorni scorsi dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.
di Simona Musco
Il Dubbio, 29 luglio 2026 Mario Serio, componente dell’Ufficio del Garante nazionale dei detenuti, cosa ne pensa dell’allarme lanciato dal procuratore De Lucia sul controllo delle carceri da parte della criminalità? “Non è nuovo né privo di fondamento. Il procuratore parla di indagini in corso che hanno verificato l’esistenza di questi contatti tra detenuti, probabilmente in regime di alta sicurezza, ma forse anche di media sicurezza, e l’esterno. Non mi pare affatto che si sia sbilanciato in analisi di carattere generale come gli ha rimproverato il ministro. Parlava della propria esperienza giudiziaria, in primo luogo. In secondo luogo - e questo è non meno importante - non ha minimamente lasciato intendere che possano esserci delle collusioni con la polizia penitenziaria, nel modo più assoluto”.
di Catia Paluzzi
gnewsonline.it, 29 luglio 2026 Un protocollo di collaborazione che trasforma il principio del reinserimento sociale in un percorso concreto di formazione e lavoro. È da questa visione condivisa che prende vita G.I.O. - Generare Insieme Opportunità, il progetto sperimentale nato dalla collaborazione tra il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità e l’associazione Seconda Chance, con l’obiettivo di offrire ai giovani seguiti dai servizi della giustizia minorile nuove prospettive di crescita personale e professionale. L’iniziativa che ha preso avvio ufficialmente il 20 luglio 2026 in Veneto, rappresenta una delle prime esperienze strutturate finalizzate a coniugare formazione professionale, inserimento lavorativo e accompagnamento educativo in favore di giovani detenuti negli Istituti penali per i minorenni e di ragazzi e ragazze seguiti dagli Uffici di servizio sociale per i minorenni (USSM).
di Mario Ajello
Il Messaggero, 29 luglio 2026 Il ministro: “Nelle carceri mancano iniziative per il lavoro”. Alemanno aveva chiesto l’incontro appena aveva varcato la soglia di uscita da Rebibbia. Un incontro cordiale, e anche costruttivo. Quello a via Arenula, nella sede del ministero della Giustizia, tra Carlo Nordio e Gianni Alemanno. Era previsto che si vedessero, e Alemanno ha ringraziato il Guardasigilli per averlo accolto ed essere stato disponibile a una conversazione informale sul tema delle carceri. Che è gravissimo come sa bene Alemanno, il quale è uscito pochi giorni fa dalla sua detenzione a Rebibbia e come sanno tutti i detenuti e chiunque si occupi dell’universo penitenziario o abbia una sensibilità civile che impedisce di non vedere l’emergenza carceri.
di Simona Musco
Il Dubbio, 29 luglio 2026 “Siamo di fronte ad una vera e propria guerra ai ragazzini”. È definitiva e senza appello la sentenza di Stefano Anastasia, Garante dei detenuti del Lazio, che analizza così l’ultimo disegno di legge del governo relativo ai minori. Ovvero la norma sull’imputabilità tra i 14 e i 18 anni che consegna alla difesa l’onere di dimostrare la mancanza della capacità di intendere e di volere, un passo indietro persino rispetto al Codice Rocco. Un codice di matrice fascista che però riconosceva la necessità di valutare caso per caso la maturità del minore. Anastasia è intervenuto alla conferenza stampa promossa da Riccardo Magi, segretario di +Europa, insieme a Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere penali Italiane, Rachele Stroppa, ricercatrice di Antigone, e Liviana Marelli, coordinatrice dell’Area Nuove generazioni e famiglie del Cnca.
di Youssef Taby
Il Fatto Quotidiano, 29 luglio 2026 “Così non si ferma la violenza giovanile”. Le testimonianze di chi lavora sul campo: “Non si tratta di ragazzi che cambiano perché qualcuno li minaccia o perché aumentano le pene, ma perché incontrano figure educative autorevoli”. La nuova stretta del governo sulla giustizia minorile non convince chi lavora ogni giorno con adolescenti e giovani nelle situazioni di maggiore fragilità. Dopo le critiche arrivate dalle opposizioni e dai penalisti, anche associazioni, educatori e operatori sociali mettono in guardia dal rischio che il nuovo disegno di legge sull’imputabilità dei minori finisca per spostare il baricentro della giustizia minorile dalla funzione educativa a quella esclusivamente repressiva.
di Errico Novi
Il Dubbio, 29 luglio 2026 I meloniani ripropongono in Aula le norme che consentirebbero di nuovo gli “ascolti a strascico”. Il presidente del Senato dovrebbe dichiararli inammissibili, ma resta il grande freddo con gli azzurri. Riecco gli emendamenti sulle intercettazioni a strascico. Fratelli d’Italia li ripresenta in Aula, all’inizio dell’esame conclusivo sulla conversione del decreto giustizia-migranti. Una mossa scontata quanto, probabilmente, fine a se stessa. I senatori meloniani sanno che domani mattina, mercoledì, la Presidenza di Palazzo Madama, cioè Ignazio La Russa, li dichiarerà inammissibili, al pari delle proposte avanzate, sempre sugli “ascolti”, da Pd e 5 Stelle. Salvo clamorosi colpi di scena, non si andrà dunque al voto sulle norme che renderebbero di nuovo possibile utilizzare una conversazione “captata per caso” in un procedimento diverso da quello per il quale l’attività di intercettazione era stata autorizzata dal gip.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 29 luglio 2026 Questa mattina il presidente del Senato La Russa si esprimerà sull’ammissibilità degli emendamenti al decreto Patto Ue, in aula a Palazzo Madama senza relatore, da approvare alla Camera entro l’11 agosto. Il passaggio è delicato a causa dello scontro in corso tra Fratelli d’Italia e Forza Italia sulle “intercettazioni a strascico”, che gli azzurri non hanno alcuna intenzione di votare e che FdI ha ripresentato in aula. Ma, di riflesso, si intreccia anche alla partita della legge elettorale. L’emendamento, che propone di ampliare l’utilizzo degli audio acquisiti in un’indagine anche ad altri procedimenti, è sostenuto dai meloniani su spinta del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo.
di Alice Oliverio
Il Manifesto, 29 luglio 2026 Non sia la polizia a indagare sulla morte di Abderrahim Fakir, avvenuta dieci giorni fa a Bologna durante un’operazione di “contenimento” da parte di due agenti di polizia, sotto gli occhi di quattro sanitari pure presenti sul posto. L’avvocato della famiglia della vittima, Fabio Anselmo, lo chiede dall’inizio. Il presupposto della richiesta, scrive il legale in un post pubblicato sui social, è che “la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 15 gennaio 2025 ha ribadito un principio fondamentale: quando appartenenti alle Istituzioni o alle forze dell’ordine sono coinvolti nei fatti oggetto di accertamento, le indagini devono essere condotte da autorità realmente indipendenti, prive di legami gerarchici o operativi con gli agenti interessati”.
di Mauro Seminara
Quotidiano di Sicilia, 29 luglio 2026 In Sicilia carceri roventi e sovraffollate. Dietro le sbarre l’inferno che non rieduca. Viene attribuita al filosofo francese Francois-Marie Arouet, noto come Voltaire, l’affermazione che la civiltà di un Paese si misura dalle sue carceri. Quasi 250 anni dopo, la relazione tra la civiltà e la condizione carceraria è ancora oggetto di discussione e negli ultimi anni lo è ancora di più in Italia ed in particolare in Sicilia, dove al sovraffollamento carcerario ed altre defezioni si aggiunge un clima estivo insostenibile anche per chi non è recluso e dotato di condizionatori d’aria a casa come in ufficio. Diversa è la situazione in quelle celle anguste, sovraffollate e non climatizzate per le quali ci si interroga circa la funzione “correttiva” e sul suo effetto contrario.
di Dario Franchi
civonline.it, 29 luglio 2026 C’è un numero che a Viterbo pesa più del cemento e del ferro delle mura di Mammagialla: dieci. Tanti sono i detenuti morti in modo violento dal 2018 nel carcere Nicandro Izzo: sette suicidi e tre omicidi. Un dato che da solo basterebbe a raccontare l’emergenza. Ma la vera misura della crisi sta forse altrove: nel fatto che il 2026, ancora non concluso, ha già concentrato in pochi mesi un omicidio, due suicidi e un tentato suicidio, oltre a incendi, risse, aggressioni e interventi d’urgenza per ripristinare ordine e sicurezza. Non sono episodi isolati, né semplici fiammate di cronaca. Sono tessere di uno stesso mosaico, quello di un istituto penitenziario che da tempo viene descritto come saturo, fragile, esposto a una pressione continua.
La Nuova Sardegna, 29 luglio 2026 Al-Bustanji Riyad è stato arrestato a dicembre su ordine della procura di Genova con l’accusa di aver raccolto fondi per finanziare Hamas. Cinque associazioni sarde lanciano l’allarme per le condizioni di Al-Bustanji Riyad Abdelrahim Jaber, detenuto nel carcere di Bancali nel settore di Alta Sicurezza 2 con l’accusa di aver organizzato insieme ad altre 8 persone una rete dedicata al finanziamento delle attività di Hamas. L’appello firmato da Culleziu contra a la Gherra, Giovani Palestinesi Sardegna, Amicizia Sardegna-Palestina, Associazione dei Palestinesi in Italia, Unigcom e Unica per la Palestina respinge le accuse formulate a dicembre dalla procura di Genova nei confronti dell’imam 60enne, palestinese di nazionalità giordana, e riporta le preoccupazioni dei famigliari contenute in una lettera inviata agli avvocati del detenuto.
Il Resto del Carlino, 29 luglio 2026 “Siano programmati, finanziati e realizzati con urgenza gli interventi strutturali necessari sulla rete idrica della casa circondariale di Bologna, superando soluzioni temporanee che non possono rispondere in modo adeguato a una problematica ormai ricorrente”, a maggior ragione col gran caldo di questo periodo. È inoltre necessario effettuare “una ricognizione complessiva delle condizioni strutturali e impiantistiche dell’istituto, individuando tempi certi e risorse adeguate per la messa in sicurezza e il ripristino degli spazi maggiormente compromessi”.
di Jessica Quilici
La Nazione, 29 luglio 2026 I posti su carta sarebbero 108, ma 86 non sono disponibili: così i 41 detenuti attuali, vivono in uno spazio calcolato - secondo i parametri del ministero - per 22 persone. È una storia piuttosto inusuale quella che arriva dal San Benedetto, e che ha spinto anche i consiglieri comunali della Lega Cristina Ceccarelli e Francesco Campa a chiedere un intervento del Garante dei detenuti regionale Giuseppe Fanfani - insieme alla referente locale Sandra Rogialli - a palazzo Cavallo. Rispetto ad altre strutture, infatti, secondo quanto riportato anche dall’associazione Antigone, il carcere cittadino non presenta particolari criticità legate al sovraffollamento o alle condizioni igienico-sanitarie, quanto piuttosto all’architettura e nella fattispecie alla dimensione delle porte. Un unicum in Toscana - ma non solo - visto e considerati i lavori di ristrutturazione partiti ormai sedici anni fa nell’ala. Chiusa, però, perché gli ingressi alle celle non rispettano gli standard.
di Roberto Pili
manifestosardo.org, 29 luglio 2026 Una delegazione composta da Nessuno Tocchi Caino, Camere Penali di Cagliari, Diritti Detenuti e Associazione Tonino Pascali-Sardegna Radicale ha visitato ieri la Casa circondariale di Uta, incontrando il direttore reggente Pietro Borruto, il comandante della Polizia penitenziaria Alessandro Caria e il capo area Claudio Caria. Nell’istituto sono presenti 753 detenuti a fronte di 561 posti regolamentari, un tasso di affollamento del 134,2% con 192 persone oltre capienza, aggravato da quattro camere inagibili che sottraggono ulteriori 12 posti. Delle 753 persone recluse, 553 sono italiane e 200 straniere, e almeno il 20,6% non ha ancora ricevuto una condanna definitiva.
di Christian Raimo
Il Domani, 29 luglio 2026 Negli anni Novanta Rudolph Giuliani fa di New York la vetrina mondiale della cosiddetta tolleranza zero, mentre gli Stati Uniti costruiscono il più grande sistema carcerario della storia. Loïc Wacquant parla di passaggio dallo Stato sociale allo Stato penale: il carcere come gestione della marginalità prodotta dallo smantellamento del welfare; Jonathan Simon di governare con il crimine, la paura come principio ordinatore della politica. Vi fischiano le orecchie? Qualche tempo fa ero stato coinvolto da alcuni studenti nell’organizzare un dibattito su “la scuola come spazio sicuro”. I ragazzi intendevano ragionare sulla possibilità di sentirsi al sicuro nei loro contesti: poter parlare esponendosi, senza sentirsi giudicati o aggrediti. Ma il termine “sicurezza” era ambiguo: evocava invece, per molti, controllo, telecamere, disciplina se non repressione.
AFFARI SOCIALI
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 29 luglio 2026 Il piatto piange. Versa lacrime amare sul taglio delle accise. Senza miracoli che non sembrano alle viste piangerà allo stesso modo o peggio con la finanziaria che avrebbe dovuto essere elettorale in sogni che sembrano oggi miraggi. Si spiega anche così l’ossessionante campagna della destra sulla sicurezza: è un riparo sicuro, propaganda facile e solitamente di garantito effetto. I sondaggi confermano: sale come al solito Vannacci ma recuperano sulle settimane precedenti anche FdI e Lega. La cronaca, certo, si è prestata ma si può scommettere che la campagna proseguirà martellante anche a prescindere dagli appigli offerti dagli eventi quotidiani. Le ipotesi di nuovi provvedimenti che circolano sono a volte surreali, a volte inquietanti. La Lega insiste col suo cavallo di battaglia, la “cauzione” a carico di chi organizza manifestazioni, e ne ha aggiunto un altro, l’introduzione di una fattispecie di reato definita “terrorismo di piazza”.
di Daria Bignardi
Vanity Fair, 29 luglio 2026 Si definiscono “antagonisti”, ma finiscono per esserlo quasi esclusivamente contro i partiti di opposizione che, puntualmente, mettono nei guai. Succede da anni. È successo a Bologna, dopo la morte di Abderrahim Fakir. Bastava discutere di un fermo di polizia finito in tragedia. Bastava chiedere chiarezza. Bastava pretendere giustizia. In poche ore sono arrivati i cassonetti incendiati, le vetrine sfondate, gli scontri con la polizia. Fine del dibattito. Sulle televisioni non c’era più Fakir. C’erano soltanto le fiamme. È successo di nuovo in Val di Susa. Il movimento No Tav porta con sé da 30 anni una discussione vera, condivisibile o no, sui costi, sull’ambiente, sul modello di sviluppo. Poi arrivano gli incappucciati (questa volta anche dalla Francia), i razzi, le pietre, i gipponi incendiati, decine di agenti feriti.
di Cristiano Curto*
Il Manifesto, 29 luglio 2026 Esiste un tema adolescenza che il mondo degli adulti sta trascurando. Ed è vero che sono in aumento gli adolescenti disregolati e i comportamenti violenti, anche di gruppo. Il rapporto Espad Italia (2024) ha riportato dati inquietanti: quasi il 40% degli studenti delle scuole superiori ha dichiarato di aver partecipato a zuffe o risse; il 12% del campione ha preso parte a episodi di violenza di gruppo; cresce la violenza tra le ragazze. Condotte spesso associate ad altri fattori di rischio, come il ricorso a sostanze psicoattive e l’uso eccessivo di internet. Un malessere che risulta correlato a relazioni conflittuali con i genitori e a una scarsa soddisfazione nei rapporti.
di Manuela De Marco
Avvenire, 29 luglio 2026 Uno studio della Caritas mostra come gli studenti universitari o neolaureati che hanno almeno un genitore straniero partecipano alla vita politica, si impegnano nel volontariato o nelle associazioni. Mentre l’Europa si prepara ad attuare il nuovo Patto su migrazione e asilo e nel dibattito pubblico circolano parole di esclusione come “remigrazione”, lo studio Quando il protagonismo cresce ai margini. L’impegno sociale e politico dei giovani di origine immigrata invita a cambiare prospettiva. Promosso da Caritas Italiana e realizzato dal Centro Studi Medì con l’Università degli Studi di Milano, il lavoro sposta lo sguardo sulle persone che già vivono nelle nostre città, contribuendo quotidianamente alla vita collettiva. L’obiettivo dell’indagine era approfondire visioni, aspirazioni e pratiche di cittadinanza delle nuove generazioni con background migratorio.
di Susanna Ronconi
Il Manifesto, 29 luglio 2026 Facciamo una simulazione. Immaginiamo per un momento che quanto emerge dalla Relazione annuale del Dipartimento antidroga al Parlamento, sulle dipendenze, serva davvero a valutare le politiche attuali e a disegnarne di più efficaci. Immaginiamo che quello che emerge di anno in anno, tragicamente uguale, dai Rapporti ONU, EU e nazionali in termini di massimizzazione del danno e coazione a ripetere della politica, cominci a sembrare irrazionale anche a chi decide le politiche italiane delle droghe. Prendiamo la cannabis. E prendiamo per buoni i dati che ci vengono forniti. Siamo di fronte a un consumo di massa (la Relazione non dice nulla sulla popolazione generale, si stimano 6 milioni di consumatori, ISTAT) e stabile negli anni, in lieve decremento tra i più giovani (18%, -3%). Del 18% di giovani che usano, solo il 2,3% lo fa in modo frequente e c’è un trend a iniziare a usare in età più avanzata.
DOCUMENTI
Scrivere in carcere: i giornali dei detenuti. 7. "Astrolabio"
Articolo. "Genitorialità in carcere: tra ricerca e interventi nel comasco", di Giada Marcolungo
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 28 luglio 2026)
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