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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di domenica 9 agosto 2026
di Giovanni Caprio
pressenza.com, 9 agosto 2026 Il sistema penitenziario italiano ha raggiunto livelli di saturazione insostenibili. È l’ennesima denuncia di Antigone che in questi giorni ha presentato il suo Rapporto di metà anno 2026 sulle carceri italiane, evidenziando le condizioni al limite della sopravvivenza tra caldo estremo e sovraffollamento record e gli inutili gli interventi del governo. I numeri sono impietosi ed indegni di un Paese civile: al 28 luglio 2026, si contano 64.741 persone detenute a fronte di soli 46.343 posti effettivamente disponibili, portando il tasso di affollamento reale al 139,7%. Stiamo parlando di numeri che non si registravano dal 2013, anno della storica condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per trattamenti inumani e degradanti.
di Alfonso Bruno
mediafighter.com, 9 agosto 2026 Quasi 65 mila detenuti per poco più di 46 mila posti effettivamente disponibili. Celle che superano i quaranta gradi, carenza di ventilazione, attività ridotte, disagio psichico e suicidi. Il sovraffollamento penitenziario non è più un’emergenza: è una condizione strutturale che durante l’estate mostra il suo volto più crudele. E una democrazia si misura anche dalla temperatura delle proprie celle. C’è un momento dell’anno in cui le sbarre sembrano diventare più strette. È agosto. Fuori, le città rallentano. Gli uffici chiudono, le scuole sono vuote, le famiglie partono.
GIUSTIZIA
di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 9 agosto 2026 La pausa estiva del Parlamento suggerisce un bilancio. Quali le linee direttive, la policy della politica del governo su legislazione penale e sicurezza? Tre: inseguimento dell’attualità, riforme epocali (poi ridimensionate) e, soprattutto, manomissione delle parole. Rincorsa all’attualità con i decreti sicurezza (decine di nuovi reati), la cui reiterazione testimonia l’inefficacia. Riforme epocali, ultimo esempio: 10.000 detenuti tossicodipendenti in detenzione domiciliare in apposite strutture, annuncia il Ministro Nordio, ma poi corregge: è previsione su diversi anni, le misure finanziate per il 2026 sono per 500 posti. Manomissione delle parole (copyright bel libro di Gianrico Carofiglio): il catalogo è questo.
di Rosa Elenia Stravato
cosmopolis.media, 9 agosto 2026 Dalle periferie del Mediterraneo alle aule scolastiche, il racconto di un’antimafia che cambia il destino delle persone. Che cosa intendiamo quando parliamo di “mafia”? Cosa ne sappiamo, davvero, sul senso del sistema “antimafia”? Voci di corridoio, dibattiti, letture scomposte al sole. Una patina di superficialità ci avvolge ma scrolliamo le spalle con sdegno quando piombano le immagini di chi, per combatterla, ha perso la vita. La mafia è, prima di ogni altra cosa, un sistema di potere. Non coincide soltanto con un’organizzazione criminale, ma rappresenta una cultura fondata sul dominio, sull’intimidazione, sul controllo del territorio, sulla violenza e sulla sostituzione delle regole democratiche con la legge del più forte.
di Matteo Vercelli
L’Unione Sarda, 9 agosto 2026 Due detenuti con problemi psichici morti in una settimana: “La politica faccia qualcosa. C’è troppa indifferenza”. La morte di un detenuto nel carcere di Bancali, a Sassari, dopo l’incendio che aveva provocato nella sua cella, e il tentativo di suicidio da parte di un altro detenuto nel penitenziario di Uta, poi purtroppo deceduto. Sono gli ultimi due tragici episodi, in ordine di tempo, avvenuti nelle carceri sarde sempre più in difficoltà soprattutto per la gestione di persone con problemi psichiatrici. Gli appelli alle istituzioni della garante dei detenuti in Sardegna, delle associazioni e dei sindacati della Polizia Penitenziaria sono per ora caduti nel vuoto e la situazione non sembra destinata a migliorare.
di Michel Dessì
Il Giornale, 9 agosto 2026 “Questa proposta può diventare nazionale”. Dalla Lombardia arriva la prima proposta per la remigrazione. A presentarla la Lega, per mano col suo capogruppo in consiglio regionale Alessandro Corbetta. Avete presentato un ordine del giorno sulla remigrazione. In cosa consiste? “Credo sia il primo atto approvato a livello nazionale in cui si parla di remigrazione con una proposta specifica: quella dei detenuti stranieri. In Lombardia abbiamo circa 6mila posti nelle carceri, ma oltre 9mila detenuti. Su 9.113, ben 4.139 sono stranieri, circa il 45%. Una legge nazionale prevede già la possibilità di commutare gli ultimi due anni di pena in espulsione.
di Francesca Morandi
Corriere della Sera, 9 agosto 2026 “Veniva da un percorso di disintossicazione”. Il sindacato e la Camera penale: “Dramma del sovraffollamento”. A Cremona la capienza regolamentare è di 384 detenuti, quella effettiva di 610. E ci sono solo due educatori. È ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale Niguarda di Milano un detenuto di origini straniere, S.E., che il 30 luglio scorso si è dato fuoco nel carcere di Cà del Ferro. Il pm Giannangelo Maria Fagnani ha aperto un fascicolo. L’uomo era arrivato a Cremona da Busto Arsizio (Varese). Prima aveva cominciato un percorso in una comunità per disintossicarsi e da lì, era poi stato trasferito in carcere. A Cà del Ferro partecipava a diversi lavori di manutenzione e a mansioni di altro genere all’esterno delle palazzine del carcere, ma sempre dentro le mura.
di Paolo Nencioni
Il Tirreno, 9 agosto 2026 Sono stati indicati alla Procura dal legale di uno dei tre indagati. L’autopsia chiarirà se il detenuto era già morto quando è arrivata la polizia penitenziaria. Ci sono due detenuti della settima sezione della Dogaia che potrebbero dare un contributo decisivo alla ricostruzione di quanto è accaduto mercoledì sera (5 agosto) nella cella 171, dove è stato ucciso il trentaduenne Raymond Ikanagbon, nigeriano di 32 anni, dopo un litigio coi tre compagni di cella. Sono due detenuti che stanno nelle celle adiacenti alla 171 e che sono stati indicati come testimoni potenzialmente utili al sostituto procuratore Massimo Petrocchi dal legale di uno dei tre compagni di cella della vittima, ora indagati per omicidio preterintenzionale.
reportpistoia.com, 9 agosto 2026 “Quanto accaduto alla Dogaia è una tragedia che ci impone di tornare a parlare delle condizioni del carcere e delle responsabilità della politica. Il tempo dell’emergenza è finito”. La morte di un detenuto di 32 anni, avvenuta nella notte alla Casa Circondariale della Dogaia di Prato dopo una colluttazione in cella, riporta drammaticamente l’attenzione sulle condizioni del sistema penitenziario pratese. La Procura ha aperto un’indagine per omicidio preterintenzionale.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 9 agosto 2026 Una rissa è degenerata in rivolta. Gli agenti: “Da mesi denunciamo che la situazione del carcere di Porto Azzurro è incandescente”. Tra le cause il sovraffollamento dopo i massicci trasferimenti da Sollicciano. Un pomeriggio di altissima tensione quello vissuto venerdì 7 agosto all’interno della Casa di reclusione di Porto Azzurro, dove una violenta rissa tra alcune decine di detenuti, degenerata in una sorta di rivolta, avrebbe provocato momenti di forte apprensione all’interno della struttura penitenziaria. Secondo quanto riferito da Eleuterio Grieco, segretario regionale della Uil Fp Polizia Penitenziaria della Toscana, all’interno del carcere si sarebbero verificati episodi di particolare gravità, con lanci di olio bollente e bombolette di gas nei corridoi e nelle celle.
ferraratoday.it, 9 agosto 2026 La consigliera pone l’attenzione sul tema del sovraffollamento: “Non vorrei il raddoppio di fatto”. “Bene l’arrivo di due educatori all’Arginone annunciato dal sottosegretario Balboni, ogni rafforzamento del personale educativo è utile e necessario. Ma questo non basta a rispondere alla situazione del carcere di Ferrara già oggi segnata da sovraffollamento, carenza di organico e condizioni rese ancora più difficili dal caldo torrido di queste settimane”. A dirlo è la consigliera regionale del Partito Democratico Marcella Zappaterra che ha depositato un’interrogazione alla Giunta regionale sul carcere di Ferrara, da anni tra gli istituti più segnati dal sovraffollamento.
di Francesco Scolaro
La Nazione, 9 agosto 2026 La visita di una delegazione di legali e magistrati nella struttura di Massa. Preoccupa lo stato di salute dei detenuti tra caldo e poco spazio per vivere. La camera penale anche quest’anno ha effettuato la visita alla casa di reclusione di Massa. Gli avvocati Claudia Volpi, David Giovanni Cappetta, Alessandro Ravani, Edoardo Nieri, Lorenzo Bruni, Gianmarco Romano, i due giudici Alice Gallo e Clementina Colucci e il pm Dario Minafra hanno percorso tutto il perimetro della grande struttura, a partire dal lanificio e la tessitoria, dove lavorano i detenuti. Hanno poi visitato l’orto e la zona verde dove si trova la casetta di Telefono Azzurro per le visite fra detenuti e figli.
di Enrico Mattia Del Punta
La Nazione, 9 agosto 2026 Il vicepresidente della commissione Sanità in visita alla casa circondariale di Pisa con la garante dei detenuti. “Una situazione drammatica segnata da condizioni igienico-sanitarie precarie, dalla presenza di detenuti con disagi psichiatrici e da un centro medico molto provato”. È quanto emerso dalla visita al carcere Don Bosco di Pisa del consigliere regionale e vicepresidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale della Toscana, Federico Eligi, accompagnato da Valentina Abu Awwad, garante dei diritti dei detenuti del Comune di Pisa, e da Lisa Perugino, responsabile Asl per la sanità penitenziaria.
di Enrico Mattia Del Punta
La Nazione, 9 agosto 2026 La sezione soci Coop di Pisa ha donato al carcere Don Bosco, tramite la Caritas diocesana, ventilatori, acqua e beni di prima necessità per far fronte alle elevate temperature di questi giorni. Il caldo sta infatti facendo sentire i suoi effetti anche all’interno delle carceri e quello di Pisa non fa certo eccezione. Una situazione - lo ricordiamo - denunciata anche durante le ultime visite dei rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni, che, oltre alle carenze igienico-sanitarie, hanno segnalato anche il problema delle alte temperature che si registrano nelle celle e negli spazi ad uso del personale di vigilanza all’interno degli istituti penitenziari.
di Francesco Pirisi
La Nuova Sardegna, 9 agosto 2026 Il carcere di Badu e Carros è un cantiere nel pieno dei lavori. Tanto che è imminente la chiusura della cucina, con servizio mensa affidato a un “catering” esterno. La ristrutturazione riguarda innanzitutto le sezioni, che a regime hanno disponibili 230 posti. Modifiche e migliorie per la sicurezza, che sono l’anticamera alla creazione di un’area destinata alla detenzione di chi è sottoposto al 41-bis. Ossia, il regime detentivo applicato a chi è considerato appartenente alle organizzazioni mafiose. Il penitenziario nuorese ospita anche attualmente sei carcerati con quella misura detentiva. Nel recente passato sono stati in numero superiore. I programmi del ministero ne prevedono diverse decine. Considerato che tra Nuoro, Uta e Bancali sarà divisa la quota di 250 detenuti al 41-bis, dei 750 totali da collocare in sette carceri di massima sicurezza del territorio nazionale.
di Francesco Diozzi e Laura Guerra
Il Resto del Carlino, 9 agosto 2026 Il cappellano del carcere di Padova ospite a Voci dal parco: “La sfida è far conoscere la realtà della prigione per far passare la paura”. Un parco gremito di pubblico venerdì per don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova, intervenuto al Santuario della Rocca per la rassegna “Voci dal Parco”. Occasione per parlare con lui di detenzione, libertà e di Uno Bianca.
AFFARI SOCIALI
di Luca Borzani
La Repubblica, 9 agosto 2026 Ancora su minori e giustizia. Perché il nuovo disegno di legge, emblematicamente definito anti “maranza”, mette definitivamente a rischio il modello italiano di giustizia minorile fondato sull’equilibrio tra pena, finalità educativa e recupero del minore. Con la sanzione penale come ultima risposta. Di fatto, sta passando, in un silenzio che rimanda alle tante regressioni culturali e civili che attraversano il paese, un’adultizzazione dei minori nell’ambito giudiziario. Dal decreto Caivano del 2023 e poi con le aggravanti e l’inserimento di nuovi reati nei successivi decreti sicurezza, l’aspirazione sempre più evidente è quella di arrivare alla riduzione della stessa età dell’imputabilità.
di Mirella Serri
La Stampa, 9 agosto 2026 Lo psicoanalista: “Sport, attività e laboratori per dare attenzione e riconoscimento ai ragazzi”. Altro che società della lagna e delle paure immaginarie, le statistiche sulla criminalità giovanile ci dicono che nell’ultimo anno circa il 40 per cento degli studenti, tra i 15 e i 19 anni, ha partecipato a zuffe o parapiglia secondo il recente rapporto Espad del Cnr. Le denunce che vedono protagonisti i minori stanno raggiungendo un livello record. Le risse sono aumentate del 93%, le rapine del 54%, le lesioni del 53% e anche le violenze sessuali vedono un buon incremento, il 29%. La violenza dei giovani è abitudinaria: il 12% dei ragazzi prende parte ad aggressioni di gruppo, quasi sempre dirette contro sconosciuti, e nel 5% dei casi chi dà vita alle zuffe e agli assalti riporta ferite talmente gravi da richiedere cure mediche. Con Massimo Ammaniti, 85 anni, psicoanalista esperto dell’età evolutiva e autore di molti saggi a riguardo, parliamo di quasi un milione di italiani sul fronte del bullismo e della malamovida, combattenti di una guerra paurosamente in aumento.
di Youssef Hassan Holgado e Marika Ikonomu
Il Domani, 9 agosto 2026 La campagna elettorale è iniziata e il linguaggio è sempre più aggressivo. I nemici: Islam, minori, sinistra. “Si vuole costruire una percezione deformata del clima politico-sociale”, spiega l’esperta Simona Ruffino. Con social, Ia e media allineati. Video con l’intelligenza artificiale, profili falsi sui social network, media allineati, fondi Maga per diffondere la propaganda sovranista e discorsi d’odio. La prossima campagna elettorale è una gara a chi va più a destra. Da una parte, c’è il generale Vannacci che alza il livello dello scontro, dall’altra un governo che legifera a suon di decreti legge securitari. Lo strumento: un linguaggio sempre più aggressivo che sembra - secondo i sondaggi - premiare il generale. E i nemici sono già stati individuati: l’Islam, i minori di origine straniera, la sinistra.
di Christian Raimo
Il Domani, 9 agosto 2026 Il paradosso: proprio dove la cronaca è più drammatica (Ceuta), è la stampa indipendente a introdurre la nota più fredda, mentre è la stampa vicina ai governi a cavalcare l’emotività per giustificare misure securitarie. Il confine passa anche dentro le redazioni e una comune cultura mediterranea sta anche nel far crescere media internazionali. Nell’estate 2026 due eventi hanno attraversato il Mediterraneo - la morte di Abderrahim Fakir a Bologna e la crisi di Ceuta - mostrando come la polarizzazione non è tra le sponde del Mediterraneo, ma tra due idee di relazioni tra Europa e Africa, e anche tra due modelli di racconto giornalistico: uno che certifica gli eventi, l’altro che li rilegge come sintomi di un sistema.
di Marco Impagliazzo
Avvenire, 9 agosto 2026 C’è un desiderio di futuro che merita attenzione negli approdi sulla spiaggia dell’exclave spagnola, come trentacinque anni fa avvenne quando un mercantile proveniente dall’Albania arrivo a Bari carico di migranti. La vicenda di Ceuta ha portato, puntualmente, il dibattito pubblico a usare espressioni che richiamano le invasioni di altre epoche storiche schiacciando il complesso tema delle migrazioni su un unico binario: quello del pericolo e della minaccia. Non una parola sulla sofferenza di un mondo di giovani africani senza leadership, una generazione che cerca futuro nei propri Paesi ma non lo trova, come spesso i loro coetanei occidentali non trovano futuro.
di Simone Canettieri
Corriere della Sera, 9 agosto 2026 L’allarme terrorismo islamista a Ceuta è concreto. E c’è “una regia” dietro la mobilitazione social. La crisi diplomatica fra Italia e Spagna non è figlia solo dello scontro politico tra il modello socialista di Pedro Sánchez e quello conservatore di Giorgia Meloni. No, si poggia soprattutto sul rischio che l’exclave possa, per la sua storia, essere un centro di “radicalizzazione e reclutamento jihadista, con diverse decine di persone, originarie dell’area, partite in passato per combattere in Siria e Iraq”. È il quadro fornito dai servizi di intelligence al governo. Il dossier è frutto anche delle informazioni condivise dagli 007 spagnoli in queste ore.
di Marco Boccitto
Il Manifesto, 9 agosto 2026 Il paese apre al modello Albania, titolavano ieri molti giornali. La verità è che il Ruanda semplicemente apre al modello Ruanda. Il Ruanda apre al modello Albania, titolavano ieri molti giornali. Sarà vero? La vulgata mediatica innescata da una portavoce del governo di Kigali presuppone la primazia delle politiche migratorie italiane sul tema caldo dei return hub. La verità è che il Ruanda semplicemente apre al modello Ruanda. Un sistema inaugurato nel 2014 da un accordo triennale molto poco pubblicizzato, che permise a Israele di trasferire nel paese africano alcune migliaia di eritrei e sudanesi indesiderati, con strascichi di denunce per mancata protezione e nuove persecuzioni. Non fu un successo neanche l’accordo successivo, siglato con il Regno unito di Boris Johnson nel 2022.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 9 agosto 2026 Intervista al docente dell’Università di Bari esperto di politiche securitarie: “I richiedenti trattenuti aumenteranno, evolverà l’infrastruttura detentiva. Più centri, per quantità e tipo, per la gestione coercitiva dell’asilo”. Giuseppe Campesi è tra i principali esperti italiani di detenzione amministrativa e politiche securitarie. Professore ordinario presso il dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Bari, è responsabile scientifico del progetto “Trattenuti”, l’osservatorio di ActionAid e UniBa che costituisce una “radiografia del sistema detentivo per stranieri”.
DOCUMENTI
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Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 7 agosto 2026)
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