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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di giovedì 6 agosto 2026
CARCERI
di Maria Gomiero
Avvenire, 6 agosto 2026 Nelle carceri italiane il tasso di affollamento è al 140%. Stiamo tornando ai numeri della condanna della Corte Europea per i trattamenti inumani e degradanti. Fa caldo. Chiudi gli occhi, inspiri, espiri, ma il caldo resta. Non c’è un condizionatore, non c’è un ventilatore, non c’è un frigo per mettere una bottiglietta d’acqua in fresco. C’è però una porta blindata, chiusa, e delle finestre. Con delle sbarre. Sei in questa stanza per ventidue ore al giorno. Quella stanza, che è una cella, è pensata per tre, ma dentro siete in sette. Questa è la descrizione di un momento qualsiasi, anche ora, all’interno di un carcere italiano.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 6 agosto 2026 Si sbandiera al vento l’ennesimo, inutile piano edilizio per una capienza aggiuntiva di 10.000 unità, ma da quando è stato approvato in realtà di posti se ne contano 424 in meno. Il governo dà i numeri. È quel che emerge dal Rapporto di metà anno reso pubblico ieri dall’associazione Antigone, che fotografa il sistema penitenziario nei primi sei mesi del 2026. Con 18.398 persone in più rispetto ai posti disponibili, le carceri italiane stanno esplodendo. Si sbandiera al vento l’ennesimo, inutile piano edilizio, che dovrebbe produrre una capienza aggiuntiva di 10.000 unità, ma da quando è stato approvato dal Consiglio dei Ministri nel luglio 2025 in realtà di posti se ne contano 424 in meno.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 6 agosto 2026 Sovraffollamento, caldo estremo, aumento dei suicidi e carenza di personale: è questa la fotografia che ci restituisce il rapporto di metà anno 2026 dell’associazione Antigone, aggiornato al 28 luglio. Un quadro che, secondo Antigone, ha ormai raggiunto livelli “insostenibili”. Sono 64.741 le persone detenute, a fronte di 46.343 posti effettivamente disponibili, con un tasso di affollamento reale del 139,7%. Numeri in continua crescita, osserva Antigone, che non si registravano dal 2013, anno della storica condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo per trattamenti inumani e degradanti.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 6 agosto 2026 Situazioni “fuori controllo” in almeno 5 regioni e diversi istituti. Condizioni al limite della sopravvivenza: caldo oltre i 40 gradi e sovraffollamento record dal 2013, tra leggi bandiera e promesse tradite. Se perfino il Papa è costretto a cercare rifugio dall’anomala ondata di calore che attanaglia l’Italia, figuriamoci come possa sentirsi in questi giorni chi è ristretto in carcere, dove la temperatura spesso supera i 40 gradi. “Condizioni al limite della sopravvivenza tra caldo estremo e sovraffollamento record”, registra il rapporto di metà anno 2026 presentato ieri dall’Associazione Antigone.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 6 agosto 2026 L’associazione, nel report di metà 2026, denuncia le condizioni drammatiche in cui sono costrette a vivere le persone recluse: le temperature esterne di oltre 40 gradi aggravano un sistema già al collasso, tra le caratteristiche strutturali dei penitenziari e il sovraffollamento estremo. Ma alcune misure sono “il preludio di un’ulteriore stretta punitiva”. Come ogni estate, le attività nelle carceri si interrompono. Il caldo diventa una trappola senza uscita, in celle sempre più sovraffollate, spesso chiuse e prive di ventilatori e frigoriferi. L’estate degli istituti di pena italiani è “un’esperienza al limite della sopravvivenza”, per i detenuti e per il personale.
di Gigliola Alfaro
portalecce.it, 6 agosto 2026 L’estate è un periodo di vacanze e di relax, ma non per tutti. Se aumentano le fasce della popolazione che non possono permettersi di viaggiare per la precarietà economica, c’è chi soffre ancora di più perché vive in carcere. D’estate il sovraffollamento e il diminuire delle attività trattamentali, con l’aggravante dell’afa, particolarmente opprimente quest’anno, rendono la situazione ancora più pesante, come dimostra anche quanto avvenuto nel carcere di Viterbo, con un tasso di sovraffollamento al 170%, dove si sono registrati, nel giro di una decina di giorni, un omicidio per una rissa tra due gruppi etnici, una rivolta con un incendio scatenato dando fuoco ai materassi, un suicidio. Di tutto questo parliamo con don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane.
di Camilla Colombo
Il Sole 24 Ore, 6 agosto 2026 L’ultimo intervento legislativo, che ha riguardato minori e sicurezza, è stato l’annuncio della modifica dell’articolo 98 del Codice penale, con l’introduzione di una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per i giovani tra i 14 e i 18 anni. Un’accelerazione verso un modello securitario che, anziché prevenire il disagio sociale, lo considera come una questione di ordine pubblico, con il rischio di minare il principio costituzionale della funzione rieducativa tramite un automatismo punitivo. A sottolineare questo rischio, dopo gli allarmi lanciati nei giorni scorsi da penalisti e psicologi, è il rapporto di metà anno di Antigone, intitolato “L’estate nelle carceri italiane tra sovraffollamento ed emergenze”.
di Maria Gomiero
Avvenire, 6 agosto 2026 Tra poco, compirà tre anni il decreto Caivano. Il 15 settembre 2023 è stato approvato il decreto legge n 123, per contrastare la criminalità giovanile. “È stato il più grande stravolgimento normativo del sistema della giustizia minorile dal 1988, quando entrò in vigore il codice di procedura penale minorile che aveva reso il nostro sistema un punto di riferimento anche per molti Paesi europei” spiega Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell’Osservatorio minori di Antigone. I dati, raccolti nel rapporto di metà anno sullo stato delle carceri italiane, confermano le sue parole.
di Annachiara Valle
Famiglia Cristiana, 6 agosto 2026 “I ragazzi che finiscono dietro le sbarre provengono da ambienti nei quali non si valutano gli effetti dei propri comportamenti. Dobbiamo dare a questi “guerrieri” nuove opportunità, volgendo in bene il coraggio e la determinazione di cui hanno dato prova”. A pochi passi dal golfo di Napoli, separata dalla terraferma da un ponte che sembra sospeso tra due mondi, c’è un’isola che, per dirla con Edoardo Bennato, “sembra inventata”. Nisida è mare, è bellezza, è carcere minorile. Da trent’anni Gianluca Guida, il suo direttore, attraversa quel ponte ogni giorno, con la stessa emozione della prima volta, confessa nel suo ultimo libro “Guerrieri” (Il Pellegrino).
di Andrea Carlino
orizzontescuola.it, 6 agosto 2026 Sono numeri che raccontano una nazione sempre più severa con i suoi giovani, ma non per questo più sicura. Il Rapporto di metà anno 2026 di Antigone, l’associazione che da decenni osserva le maglie del sistema penitenziario, restituisce un ritratto inquietante: da una parte i 572 ragazzi rinchiusi nei 20 Istituti Penali per Minorenni, una cifra stabile rispetto ai 559 del giugno 2025 ma che nasconde un paradosso drammatico. Dall’altra il numero dei bambini in carcere con le loro madri è schizzato da 11 a 30 in appena quindici mesi, effetto diretto delle modifiche legislative volute dall’esecutivo. L’analisi non lascia spazio a interpretazioni ambigue.
di Antonio Nastasio*
L’Opinione, 6 agosto 2026 Ogni volta che il sistema penitenziario attraversa una crisi si torna a parlare di carenza di organici, sovraffollamento, aggressioni al personale, suicidi e difficoltà organizzative. Si invocano nuove norme, maggiori risorse economiche e interventi emergenziali. Raramente, però, ci si interroga sulla questione centrale: il modello organizzativo attraverso il quale vengono governati gli istituti penitenziari. Il carcere non vive negli uffici della Direzione. Vive nei reparti, nelle sezioni detentive, nei corridoi, nei luoghi dove gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria trascorrono ogni giorno accanto alle persone detenute. È lì che si costruisce la sicurezza, si prevengono i conflitti, si colgono i segnali del disagio e si realizza concretamente la funzione costituzionale della pena.
italpress.com, 6 agosto 2026 Manca: “Il carcere sia un’opportunità di riscatto, non solo di pena”. La Regione Sardegna investe 1.491.305,67 euro per trasformare il periodo della detenzione in un’opportunità concreta di crescita, formazione e riscatto. Con l’approvazione dell’avviso pubblico “Attuazione Modelli di intervento per l’inclusione Attiva dei Detenuti (Ama De) - Progetto Per.S.E.I.De. Percorsi Socio-Educativi e di Inserimento per i Detenuti”, l’Assessorato del Lavoro punta a rafforzare le politiche di inclusione sociale, offrendo ai detenuti strumenti e competenze per costruire un futuro diverso e ridurre il rischio di recidiva.
tvprato.it, 6 agosto 2026 Un detenuto nigeriano di 32 anni è stato ucciso nella tarda serata di ieri, mercoledì 5 agosto, all’interno della casa circondariale della Dogaia di Prato. La Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta e procede, allo stato delle indagini, per il reato di omicidio preterintenzionale. Secondo quanto reso noto dalla Procura, il fatto è avvenuto nella camera di sicurezza numero 171 della settima sezione, destinata ai detenuti ristretti per reati sessuali. La vittima condivideva la cella con altri tre detenuti. L’uomo è stato trovato con ecchimosi all’interno del labbro superiore, una ferita lacero-contusa nella zona frontale sinistra e una fuoriuscita di sangue dalle narici. Il medico legale ha accertato un trauma cranico, provocato verosimilmente da un corpo contundente. Il decesso è stato constatato alle ore 23,18.
di Silvia Bini
La Nazione, 6 agosto 2026 Il grande caldo ad oltranza e il sovraffollamento amplifica in queste settimane l’emergenza Dogaia: quattro detenuti in nove metri quadri stipati in celle roventi in tre sezioni, carenze negli organici di polizia penitenziaria - a cui si somma in estate la turnazione feriale -, condizioni igienico-sanitarie gravose, la presenza di un sistema strutturato che la procura di Prato ha definito in più occasioni “di elevatissima illegalità” che garantisce ai detenuti rifornimenti di droga (hashish, cocaina, eroina) e smartphone dall’esterno. Settimanale ormai il tentativo con plichi, involucri e drone con lenze attaccate di approvvigionare i detenuti della casa circondariale.
firenzedintorni.it, 6 agosto 2026 “Occorrono nuovi istituti penitenziari, tecnologie di sicurezza e una riforma dell’ordinamento”. Il procuratore di Prato Luca Tescaroli torna a parlare dell’emergenza carceri, indicando le priorità per affrontare criticità come sovraffollamento, carenza di organici e sicurezza negli istituti penitenziari. “Credo ci sia innanzitutto l’esigenza di una visione a lungo termine, che è quella di avere una politica penitenziaria coerente con la necessità di impedire che le carceri vengano impiegate come luoghi dove si commettono delitti. Servono organici adeguati per la polizia penitenziaria, così come percorsi per favorire l’integrazione dei detenuti stranieri. Quanto al gravissimo problema del sovraffollamento, occorre un aumento significativo degli istituti penitenziari”, afferma Tescaroli.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 6 agosto 2026 La storia della più giovane detenuta che si è tolta la vita nel 2026. Tossicodipendente, aveva chiesto di essere curata, di poter scontare la pena per furti e ricettazione, in una Comunità. Era una ragazza a cui bastava una speranza per guardare al suo futuro. Ma aveva bisogno di essere curata dalle sue dipendenze, lo aveva chiesto lei stessa. Ma le hanno negato sempre tutto: no alla Comunità, no agli arresti domiciliari a casa dei genitori, no a qualsiasi beneficio. E quando è arrivata la seconda condanna e l’hanno trasferita di carcere, si è uccisa”. Così uno dei legali che l’ha difesa ricorda Abrar Jarrar, 21 anni appena, nata a Cremona da genitori stranieri, la più giovane detenuta suicida di questo 2026. L’hanno trovata che penzolava dalla finestra della sua cella nel carcere di Spini di Gardolo a Trento la mattina del 24 maggio.
di Veronica Rossi
vita.it, 6 agosto 2026 Mentre il dibattito pubblico chiede risposte più severe ai reati commessi dai minori e si interroga sull’abbassamento dell’età dell’imputabilità, il Crg Young di Treviso racconta un’altra strada: quella di una giustizia riparativa che parte dall’ascolto e dalla responsabilizzazione. Qui i mediatori sono ragazzi formati per aiutare altri ragazzi a trasformare il conflitto in dialogo. Perché la riparazione può essere una forma concreta di prevenzione. Scuola secondaria di secondo grado, classe difficile, pochi insegnanti che riescono a gestirla. L’associazione La Voce viene chiamata per un’attività di ascolto empatico. I ragazzi devono scegliere da una valigia un oggetto che li rappresenti. Uno di loro prende in mano un oggetto e dice: “L’ho scelto perché è con questo che mio padre mi picchia quando sbaglio qualcosa"...
lavocediasti.it, 6 agosto 2026 Circa 160 attività e oltre 100 colloqui nel primo anno di mandato. Sovraffollamento al 138%, criticità strutturali e carenze di personale. Massano: “Dignità, responsabilità, riparazione e speranza”. Giovedì 23 luglio, nella IX Commissione consiliare del Comune di Asti, è stata presentata e discussa la relazione annuale del Garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale, Domenico Massano, relativa al periodo luglio 2025 - giugno 2026. La relazione restituisce il lavoro svolto nel primo anno di mandato e propone una lettura delle principali questioni riguardanti la Casa di Reclusione A.S. di Asti, mettendo insieme l’osservazione delle criticità, la valorizzazione delle esperienze positive e l’individuazione di possibili prospettive di intervento.
di Domenico Massano
Gazzetta di Asti, 6 agosto 2026 “Papà, hai fatto qualcosa di sbagliato?”. La domanda è arrivata durante una telefonata nel giugno scorso. Una ragazza aveva già immaginato la giornata che avrebbe trascorso con il padre nel campo sportivo della Casa di Reclusione di Asti. Aveva programmato di fare il portiere, di correre con lui, di scherzare e ridere insieme, come l’anno precedente. Il padre ha dovuto invece comunicarle che la partita non si sarebbe potuta svolgere. Lei è rimasta in silenzio. Poi ha chiesto se la cancellazione dipendesse da qualcosa che il padre aveva fatto. Lui ha provato a spiegarle che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria aveva escluso dall’edizione 2026 le persone detenute appartenenti ai circuiti di Alta Sicurezza.
La Vita Cattolica, 6 agosto 2026 Un progetto che intreccia inclusione, formazione, cura e solidarietà ha trovato mercoledi 29 luglio, uno dei suoi momenti più significativi con la consegna delle prime coperte terapeutiche destinate alle persone affette da demenza presso la “Cjaso a Rigulât” a Rigolato. Le coperte terapeutiche rappresentano uno strumento non farmacologico utilizzato soprattutto nelle persone con demenza in fase medio-avanzata. Realizzate con differenti tessuti, colori, consistenze e piccoli elementi sensoriali da manipolare in sicurezza, favoriscono la stimolazione tattile e occupazionale, contribuendo a ridurre l’agitazione psicomotoria, promuovere il rilassamento, diminuire l’ansia e offrire una modalità di coinvolgimento rispettosa delle capacità residue della persona.
AFFARI SOCIALI
di Pietro Menzani
Il Sole 24 Ore, 6 agosto 2026 La Camera ha approvato in via definitiva il provvedimento - su cui il governo aveva posto la fiducia - con 165 voti favorevoli e 80 contrari nella tarda serata di mercoledì 5 agosto. L’Aula di Palazzo Madama aveva dato l’ok a fine luglio. La scadenza per la conversione in legge era fissata per l’11 agosto. Il testo interviene in due ambiti strategici, giustizia e immigrazione, e contiene norme che spaziano dalla professione forense al Patto europeo su migrazione e asilo, passando per i controlli nei confronti degli stranieri fermati alle frontiere o soccorsi in mare.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 6 agosto 2026 L’Italia e altri Stati Ue premono per esternalizzare la gestione dei flussi migratori, realizzando centri per migranti nei Paesi extraeuropei. Ma l’esperimento albanese finora ha generato costi eccessivi e scarsa utilità. E così i dubbi (anche rispetto alla tutela dei diritti umani) crescono. C’è un filo che lega il cosiddetto “modello Albania” alle ipotesi messe sul tavolo del primo vertice dei ministri dell’Interno dell’Ue nel dopo Ceuta. Quel filo si annoda attorno alla convinzione che, nella complessa gestione dei flussi migratori, basti spostare il potenziale “problema” oltre i confini europei per stimarlo in via di soluzione. Il ministro italiano Matteo Piantedosi ha additato così ai colleghi la possibile exit strategy: “È tempo di mettere in pratica i nuovi modelli di hub per la gestione esterna delle procedure d’asilo e per i rimpatri in Paesi terzi sicuri, superando i vecchi tabù ideologici del passato”.
di Daniela Fassini
Avvenire, 6 agosto 2026 Le reazioni della società civile sugli hub per immigrati irregolari extra Ue: i migranti sono diventati un’arma di ricatto. Non ha dubbi Filippo Miraglia, esponente di spicco di Arci e portavoce del Tavolo asilo e immigrazione, la rete di organizzazioni della società civile in campo per la tutela dei diritti migranti: “Il modello Albania? È solo propaganda”, ripete. Il tema è quello “caldo” della creazione di centri europei, fuori dai confini comunitari, per il rimpatrio dei migranti irregolari. “Sono circa 100 le persone rimpatriate in poco più di un anno dal centro di Gjader - aggiunge Miraglia. Abbiamo presentato due rapporti in cui spieghiamo che è stata un’operazione totalmente inutile. Nei 10 Cpr sul territorio italiano ci sono 1.300 posti, di cui ne sono attivi la metà, quindi sono sotto utilizzati.
di Filippo Femia
La Stampa, 6 agosto 2026 L’arrivo della nave a Bari 35 anni fa segnò l’inizio della fuga dal Paese: “A Ceuta rivediamo quello che dissero di noi”. Il mercantile arrugginito è ormeggiato al porto. La banchina è lastricata di uomini e donne, un tetris disperato di carne e sudore, gli occhi affamati di futuro. Dalle stive si affacciano altre centinaia di persone, un vulcano di lava umana in eruzione. Spesso Klea Meksi rigira quella foto tra le mani e si sforza di individuare i genitori. “Impossibile, nemmeno loro si sono mai ritrovati in mezzo a quell’esodo biblico”, sorride. L’immagine è stata scattata la mattina dell’8 agosto del 1991, quando la Vlora sbarcò a Bari con il suo carico di 20 mila albanesi. Nessun bagaglio, se non un misto di disperazione e speranza.
di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 6 agosto 2026 Così è finito in cella a Malta il 15enne italiano. Un gioco-trappola. Il ragazzino abbocca. Entra nella piattaforma guidato dalla sua passione per i videogiochi, e i suoi predatori sono lì ad aspettarlo. Adescarlo è un attimo. Lui smanetta fra i contenuti che la piattaforma offre, interagisce con un gruppo di giocatori e non percepisce la catastrofe che si sta tirando addosso a ogni clic. Loro, ovviamente, capiscono che è la preda perfetta. E non si fanno scrupoli a coinvolgerlo nel loro progetto folle: costringerlo (come fanno sempre con bambini e ragazzini come lui) a commettere azioni sconsiderate. Ricattandolo. Sul telefono di Flavio, così si chiama lui che ha 15 anni ed è italiano, quella gente manda archivi interi di immagini a dir poco ripugnanti. Pedopornografia, suprematismo, satanismo, nazismo...
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UCPI. "Ricordare le vittime degli errori giudiziari non significa schierarsi contro qualcuno"
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Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 5 agosto 2026)
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