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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di lunedì 3 agosto 2026
GIUSTIZIA
di Michele De Pascale*
Il Foglio, 3 agosto 2026 La sicurezza non dovrebbe essere affrontata in modo ideologico, né da una parte né dall’altra dello schieramento politico. È una materia che richiede responsabilità di governo, capacità di leggere i fenomeni reali e di adottare soluzioni fondate sui dati, sull’esperienza e sulla valutazione dei risultati. Le comunità non hanno bisogno di slogan contrapposti, ma di politiche efficaci: più prevenzione dove serve, più controllo dove necessario, più inclusione dove possibile. Governare la sicurezza significa partire dall’evidenza dei problemi e misurare concretamente l’efficacia delle risposte. Su questo tema, per troppi anni, nella politica italiana hanno prevalso le scorciatoie. Una parte della destra ha raccontato che bastano pene più severe e più repressione, con frequenti ambiguità discriminatorie. Una parte della sinistra specularmente ha reagito spesso con imbarazzo, come se parlare di sicurezza significasse inevitabilmente accettare una visione chiusa e illiberale della società. Entrambe le posizioni hanno prodotto disastri.
di Giovanni De Luna
La Stampa, 3 agosto 2026 Quel giorno, il 2 agosto 1980, la stazione di Bologna era particolarmente affollata. C’era chi tornava dalle vacanze e c’era chi partiva. Una folla festaiola e inerme, inconsapevole e perciò innocente. Quella gente, nel suo anonimato, era il bersaglio ideale per chi, come i fascisti, aveva sempre “sparato nel mucchio” lungo l’arco di tutto il decennio della “strategia della tensione”, inaugurato, non a caso, con i morti e le bombe alla Banca dell’Agricoltura, il 12 dicembre 1969, a Milano. Questa linea è stata storicamente certificata. E la strage di Bologna vi rientra pienamente in tutti i suoi elementi essenziali: gente qualunque come bersaglio; i fascisti come protagonisti oltre che esecutori materiali; apparati dello Stato in funzione di copertura o addirittura di mandanti. Era lo stesso copione che si sarebbe dovuto recitare a Bologna; i depistaggi cominciarono subito (la prima “voce” fu che era esplosa una caldaia) e uno resiste ancora oggi (quello del coinvolgimento dei palestinesi) almeno da come è adombrato nelle parole del presidente del Senato, Ignazio La Russa.
TERRITORIO
98zero.com, 3 agosto 2026 L’avvocato Pino: “Accertare ogni eventuale responsabilità”. La Procura di Barcellona Pozzo di Gotto ha aperto un’indagine sul decesso avvenuto nella casa circondariale “Vittorio Madia”. I familiari chiedono di fare piena luce sulla vicenda. Sono state avviate le indagini per chiarire le circostanze della morte di un giovane di 33 anni, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, trovato senza vita nella notte all’interno della propria cella della casa circondariale “Vittorio Madia”. Secondo una prima ricostruzione, si tratterebbe di un gesto volontario. Tuttavia, i familiari della vittima, attraverso il loro difensore, l’avvocato Gaetano Pino, hanno chiesto che vengano svolti tutti gli accertamenti necessari per verificare l’eventuale sussistenza di responsabilità di terzi.
piazzarossetti.it, 3 agosto 2026 Dopo la morte di un detenuto di 48 anni nel carcere di Castrogno, a Teramo, il deputato abruzzese di Azione, Giulio Sottanelli, torna a denunciare le criticità dell’istituto penitenziario, chiedendo interventi urgenti al Ministero della Giustizia. Secondo le prime ricostruzioni, ancora al vaglio degli inquirenti e in attesa degli esiti dell’autopsia, il decesso potrebbe essere stato causato da un arresto cardiaco provocato dall’inalazione del gas di una bomboletta da campeggio. Se confermata, sarebbe la seconda morte con le stesse modalità nello stesso carcere in appena due mesi, dopo quella di un detenuto di 25 anni avvenuta il 31 maggio.
di Francesco Nania
La Sicilia, 3 agosto 2026 Il Garante dei detenuti, Villari: la sofferenza è evidente nei volti dei detenuti. “L’istituto penitenziario di contrada Cavadonna necessita di un intervento ispettivo, finanziario e strutturale straordinario e urgente. Non è possibile gestire una massa critica di oltre 720 detenuti in condizioni di surriscaldamento estivo, blocco totale dei sistemi di sollevamento e ridotti presidi di sicurezza e sanitari”. È dura e schietta la relazione del garante dei diritti delle persone private della libertà, ospiti della casa circondariale aretusea. Si tratta dell’ennesima fotografia che mette a nudo le tante criticità della struttura detentiva a cominciare dal “grave e cronico sovraffollamento”.
di Giulio Perotti
siracusanews.it, 3 agosto 2026 La Camera Penale “Pier Luigi Romano” di Siracusa aderisce anche quest’anno a “Ristretti in Agosto”, l’iniziativa nazionale promossa dall’Unione delle Camere Penali Italiane e dal suo Osservatorio Carcere, che ogni anno, nel mese di agosto, porta gli avvocati penalisti all’interno degli istituti penitenziari. Agosto è il mese in cui il carcere diventa più invisibile: si svuotano gli uffici, si diradano le attività trattamentali, si allentano i contatti con l’esterno, mentre il caldo rende ancora più gravose le condizioni di detenzione già segnate dal sovraffollamento. Proprio per questo, l’avvocatura penale ha scelto di essere presente quando l’attenzione pubblica si affievolisce, per osservare, ascoltare e riferire.
news-24.it, 3 agosto 2026 Il carcere di Latina sfiora il 210% di sovraffollamento (208%), primo, in questa non edificante graduatoria, tra gli istituti del Lazio, dove ovunque l’affollamento è da record, con un tasso pari al 149% a fronte di una media nazionale del 139%. Il dato è contenuto nella relazione del Garante dei detenuti Stefano Anastasia resa in occasione del bilancio di dieci anni di attività, al termine del suo secondo e ultimo mandato. Anastasia ha infatti annunciato di non aver partecipato al nuovo Bando della Regione Lazio per la copertura dell’Ufficio.
di Marco Benvenuti
La Stampa, 3 agosto 2026 Col caldo estremo di questi giorni anche un ventilatore può fare la differenza. Le temperature estive opprimenti continuano a gravare sugli istituti penitenziari italiani, e la casa circondariale di via Sforzesca a Novara non fa eccezione. Tra cemento, spazi ristretti e criticità strutturali, la gestione dell’ondata di caldo è diventata una vera e propria emergenza per la popolazione detenuta, e non solo. In questo contesto di forte disagio, la Camera penale di Novara ha deciso di intervenire con un’azione concreta e immediata, acquistando e donando dieci ventilatori destinati alle sezioni più esposte all’afa.
ilsaronno.it, 3 agosto 2026 “Questa mattina ho visitato il carcere del Bassone di Como, uno degli istituti più sovraffollati della Lombardia: 415 detenuti a fronte di una capienza di 225 posti. Qui è presente una sezione femminile tra le più numerose - 51 donne, per fortuna nessun bambino o bambina - ed è l’unica sezione presente in Regione Lombardia per detenuti che stanno affrontando percorsi di transizione. Un sovraffollamento evidente e una situazione aggravata dalla carenza di personale di polizia penitenziaria, educatori, mediatori e operatori sanitari, che rende ancora più difficili le condizioni di vita e di lavoro all’interno della struttura. Il caldo ovviamente non fa che peggiorare le condizioni generali”.
di Vera Viola
Il Sole 24 Ore, 3 agosto 2026 Dalla torrefazione del caffè al bistrot, poi il catering, le pulizie e una buvette: le numerose attività di riqualificazione promosse a Napoli. La cooperativa Lazzarelle diversifica e cresce: neanche il sisma nei Campi Flegrei è riuscito a indebolirla. Si tratta di un’impresa sociale che ha avviato nel 2011 la produzione di caffè all’interno del carcere femminile campano di Pozzuoli _ per iniziativa di Imma Carpiniello, laureata in scienze politiche e con forte piglio imprenditoriale _ e ha poi aperto anche un bistrot nella Galleria Principe di Napoli. Obiettivo della cooperativa è dare lavoro alle donne detenute, permettere loro di disporre di un po’ di denaro guadagnato onestamente, dissuaderle dalla recidiva, e imparare un mestiere spendibile quando ritorneranno alla vita normale.
di Giuseppe Mancini
lacnews24.it, 3 agosto 2026 Cerimonia di consegna degli attestati nell’ambito del progetto “Coltivare speranze” coordinato da Anna Rotella (Archeoclub). Fulvia Caligiuri, direttrice Arsac: “La vera rieducazione nasce attraverso l’approfondimento e la professionalità”. Una speranza, un riconoscimento concreto, una tappa da cui ripartire per un futuro migliore. Alcuni detenuti dell’Istituto di custodia attenuata “Luigi Daga” di Laureana di Borrello, in provincia di Reggio Calabria, sono diventati assaggiatori di oli vergini di oliva. L’iniziativa si è svolta all’interno del progetto di agricoltura e formazione “Coltivare Speranze”, già partito da alcune settimane nelle carceri della Calabria.
di Luana Tolomeo
interris.it, 3 agosto 2026 Adriano Moraglio racconta l’impegno della Goccia di Lube ETS per il reinserimento lavorativo di detenuti ed ex detenuti, contrastando la recidiva. Adriano Moraglio ha fatto il giornalista professionista lavorando all’Agenzia Ansa e al Sole 24 Ore, svolge l’attività di scrittore (pubblicando più di trenta libri) e da quasi vent’anni è impegnato in attività di volontariato “a favore di detenuti o persone sottoposte a misure alternative al carcere”; guida l’associazione La goccia di Lube ETS che si occupa di chi sta scontando la pena fuori dal carcere seguendone il reintegro nel mondo del lavoro. Un’associazione che opera a Torino dal 2018 “accanto a chi vuole ricominciare nella propria vita con serietà, lealtà e impegno dopo aver vissuto l’esperienza - dura, faticosa, spesso umiliante - della restrizione della libertà: prima in carcere poi al di fuori, con le cosiddette misure alternative”.
di Gabriele Rosana
Avvenire, 3 agosto 2026 Al via da oggi l’attuazione della legge europea su Intelligenza artificiale: scure su chatbot e deepfake E i contenuti prodotti dall’intelligenza generativa dovranno essere “etichettati”. L’Unione europea alza il livello di guardia sull’enorme presenza online di contenuti generati dall’intelligenza artificiale. Si applica da oggi (2 agosto) una nuova parte dell’AI Act, la prima legislazione al mondo a disciplinare l’Ia. Adottato nel 2024, l’AI Act individua una serie di livelli di rischio nell’uso della tecnologia e prevede un’attuazione a tappe, oltre a multe fino a 15 milioni di euro (o al 3% del fatturato globale annuo) per chi non si uniforma. I primi paletti sono scattati nel febbraio 2025 (con il divieto delle pratiche considerate inaccettabili, come il riconoscimento facciale generalizzato); oggi tocca agli obblighi sulla trasparenza e ai poteri di vigilanza.
di Enrica Riera
Il Domani, 3 agosto 2026 Esternalizzare i flussi migratori e creare hub in paesi terzi del nord Africa: è la piattaforma che la premier porterà martedì all’Ue. Frontex smonta la retorica dell’invasione: “Nel 2026 i flussi sono diminuiti”. Papa Leone: “Per i migranti ci vuole giustizia”. E la Guardia civil identifica gli 007 tra i migranti che hanno attraversato il confine. Ordine, difesa, sicurezza. Esternalizzare la gestione dei flussi migratori, favorire i rimpatri in paesi terzi, introdurre norme che criminalizzano la migrazione, rendere più complicato l’accesso alla protezione internazionale, usare la detenzione amministrativa come politica di asilo. E soprattutto stabilire controlli alle frontiere interne.
di Gianfranco Pellegrino*
Il Domani, 3 agosto 2026 Se ogni sbarco diventa un’emergenza nazionale, ogni attraversamento una crisi politica, ogni richiesta d’asilo una minaccia alla sopravvivenza dell’Europa, il rendimento strategico dei flussi migratori cresce enormemente. La destra pensa di reagire al ricatto. In realtà, lo rende sempre più conveniente. Non c’è vittima peggiore di chi accetta il ricatto. Non c’è ricattatore più efficace di chi trova una vittima pronta ad accettarlo. I consiglieri di re Mohammed VI, o di chi nel governo marocchino ha deciso di lanciare dei corpi inermi contro l’Europa, devono aver letto molta teoria dei giochi. Immaginate due automobili che corrono l’una contro l’altra.
di Enzo Risso
Il Domani, 3 agosto 2026 Il 71 per cento riconosce che chi fugge da guerre o persecuzioni debba poter trovare rifugio in un altro Paese, Italia compresa, ma il 44 per cento vorrebbe chiudere interamente i confini italiani. E la protezione da dare ai rifugiati diviene accettabile solo quanto è territorialmente distanziata. L’opinione italiana sui rifugiati non si dispone lungo una semplice alternativa tra apertura e chiusura. Nel 2026, il 71 per cento riconosce che chi fugge da guerre o persecuzioni debba poter trovare rifugio in un altro paese, Italia compresa (cinque punti sopra la media dei 29 paesi rilevati da Ipsos). Il principio dell’asilo conserva, formalmente, una legittimità ampia, ma quando dall’enunciato generale si passa al funzionamento concreto, il consenso si frammenta.
di Alessia Candito
La Repubblica, 3 agosto 2026 La Gran Bretagna per prima ha tentato di esternalizzare in Africa le strutture. La Danimarca ci prova in Kosovo. Finora non ha funzionato. Non ce n’è uno che abbia funzionato. Ogni progetto di creazione di hub in Paesi terzi è finora miseramente naufragato, con a strascico gran spreco di denaro pubblico. Ma dopo la crisi di Ceuta, c’è chi in Europa si mostra più che disponibile alla mossa del governo Meloni, che lavora un’accelerazione sui return hub lontani dalle frontiere dell’Unione, incluso in Paesi che la stessa Ue identifica come “non sicuri”. Un’iniziativa non nuova, ma già in passato bocciata da Corti nazionali e internazionali perché in contrasto con i diritti fondamentali.
di Maurizio Molinari
La Stampa, 3 agosto 2026 L’assalto di migliaia di migranti marocchini all’enclave spagnola di Ceuta mette l’Ue alla prova e rischia di giovare ai populisti: i 27 partner sono profondamente divisi e senza un accordo nella riunione di domani può aprirsi una spaccatura assai più profonda di quelle già esistenti su energia, difesa o guerra in Ucraina. A descrivere l’entità dello scontro sono i numeri: Italia e Germania guidano ben 22 Paesi a favore della linea dura sui migranti illegali con le eccezioni di Francia, Portogallo, Lussemburgo e Irlanda che sostengono la Spagna di Sanchez, sul banco degli imputati per averne fatti entrare almeno 1,2 milioni negli ultimi anni. È una spaccatura che investe la sostanza stessa del progetto europeo perché contrappone chi considera l’immigrazione illegale un’emergenza da gestire con fermezza e chi la ritiene una questione umanitaria da affrontare con gli strumenti dell’accoglienza.
DOCUMENTI
Scrivere in carcere: i giornali dei detenuti. 8. "Voci di ballatoio"
Scrivere in carcere: i giornali dei detenuti. 9. "Zona 508"
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 2 agosto 2026)
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