|
|
|
|
Telefax 049.654233. Mail: redazione@ristretti.it Sito internet: www.ristretti.org |
Notiziario quotidiano dal carcere
--> Rassegne Tematiche <--
Edizione di domenica 2 agosto 2026
di David Allegranti
La Nazione, 2 agosto 2026
È arrivato agosto. Temperature altissime, percepite e non. Sembra l’estate del 2003, ma forse è pure peggio. E se soffre la comunità dei liberi, figuriamoci quella dei ristretti. Un pensiero che tuttavia non sembra essere sufficientemente condiviso. Nel carcere di Bancali, a Sassari, è morto un detenuto di 36 anni. Si trovava in una cella del reparto ospedaliero dove era ricoverato. Era affetto da un disagio psichiatrico, era in carcere per piccoli reati. Ha dato fuoco alla cella ed è morto carbonizzato. “Ogni morte in carcere è una sconfitta dello Stato. Occorre chiedersi quali condizioni materiali, psicologiche e sanitarie possano condurre una persona a una simile disperazione. Il carcere non può diventare un luogo in cui la sofferenza annienta la speranza”, ha detto Irene Testa, garante dei diritti delle persone private della libertà ...
di Tazio Brusasco
volerelaluna.it, 2 agosto 2026 Da qualche mese non entro in carcere come docente: il mio insegnamento si è concluso a fine agosto 2025, quando ho chiesto di rientrare nella scuola di titolarità. Eppure, quel mondo nella mia mente palpita ancora. Penso a chi ho incontrato. Talvolta chiedo aggiornamenti ai colleghi che mi sono succeduti. Telefonate concrete: loro mi interrogano sugli aspetti organizzativi, io mi informo sulle persone con le quali ho trascorso un triennio. Per fortuna, alcune sono uscite. È di loro che vorrei parlare, partendo da tre domande: quanti, a distanza di pochi mesi dal riottenimento della libertà, sono stati effettivamente riammessi alla società civile? quali ostacoli limitano o impediscono il reingresso? fino a quale grado è opportuno che noi educatori seguiamo le loro vicende anche fuori? Sono interrogativi ampi e condivisi, oggetto di studi e riflessioni.
di Vincenzo Donvito Maxia*
imgpress.it, 2 agosto 2026 Ok definitivo della Camera al ddl che stabilisce che i detenuti tossicodipendenti non debbano restare in carcere ma, se aderiscono ad un programma di recupero, debbano scontare la pena agli arresti domiciliari. Il principio è buono. Soprattutto in un sistema carcerario che conta 64.645 detenuti ristretti in celle per 46.242 posti. E che da inizio anno ha fatto registrare 24 suicidi. Un sovraffollamento del 140%. Ma ci sono alcuni problemi che non sappiamo se e come verranno risolti. I detenuti tossicodipendenti sono 19.755 e circa 13.277 i posti letto nelle comunità terapeutiche, in gran parte già occupati. Dove saranno ospitate queste migliaia di persone senza investimenti? La dipendenza va curata con percorsi di cura individualizzati. Del ddl inoltre può beneficiare solo chi è in cura al Serd e non è recidivo: ovvero una minima parte dei detenuti tossicodipendenti.
di Giuseppe Bagni
volerelaluna.it, 2 agosto 2026 Questo Governo va di nuovo all’assalto dell’adolescenza. Si vuole la punibilità dai 14 ai 18 anni. Non possono votare, non possono lavorare sotto contratto, ma possono andare in galera, ovviamente accompagnati dai genitori o in autobus perché non hanno l’età per guidare una macchina. Visto che sono in obbligo d’istruzione sarà il carcere a farsene carico, certo troveranno ottimi maestri tra i compagni di cella. Fino all’emanazione del decreto Caivano, per i minori che commettevano un reato non c’era, per lo più, la detenzione negli istituti di pena minorili (che oggi esplodono per il sovraffollamento), ma i percorsi di “messa alla prova”: quanti ragazzi ho visto rifiorire nella mia scuola, tolti dai loro ambienti (il quartiere, ma purtroppo spesso anche la famiglia) e accompagnati a scuola dai carabinieri. Dal decreto in poi, per il furto di un cellulare con l’aggravante della minaccia di uno schiaffo si va direttamente dietro le sbarre con tanti saluti ai percorsi di “messa alla prova”, istituto del diritto penale minorile, nostro fiore all’occhiello in Europa.
di Alberto Perduca
La Voce e il Tempo, 2 agosto 2026 Alimentata da recenti fatti di cronaca, la delinquenza minorile continua ad essere trattata dalle forze di governo come emergenza da contrastare soprattutto con il ricorso allo strumento penale. All’inizio del luglio 2026, alla Camera si inizia ad esaminare la proposta di legge volta a ridurre a 13 anni la soglia minima per l’imputabilità. Quest’ultima si fonda sulla capacità di intendere e di volere e in sua mancanza nessuno può essere sottoposto a pena per il reato commesso. Pur elaborato in un contesto autoritario, da quasi un secolo il Codice penale stabilisce un regime differenziato di imputabilità in relazione all’età. In particolare, la esclude per gli infraquattordicenni mentre esige che venga accertata in concreto per coloro che hanno compiuto già i 14 ma non ancora i 18 anni.
di Elisabetta Andreis
Corriere della Sera, 2 agosto 2026 La storia di Matteo, assassino a 19 anni. Nel 2011 il ragazzo, oggi 34enne, ha aggredito due carabinieri dopo un rave provocando la morte di uno. “Don Mazzi è stato il primo a vedere in Matteo una persona che doveva scoprire se stessa”. L’ultima carezza gliel’ha restituita. “Sono andato a salutare don Antonio Mazzi”. Matteo gli ha passato una mano sul viso, come il sacerdote faceva con lui quando era giovanissimo e aveva sulle spalle una vita senza direzione e un ergastolo appena pronunciato. È stato il suo ultimo grazie. Don Mazzi, morto venerdì a 96 anni “ci ha salvato tutti e tre”, dicono insieme Matteo, sua mamma Irene Sisi e Claudia Francardi, vedova del carabiniere Antonio Santarelli rimasto ucciso.
di Cristiano Cupelli
Il Foglio, 2 agosto 2026 Il diritto penale ridotto a spot elettorale trasforma la norma in un capo di stagione. Nasce sull’onda dell’allarme, rassicura per un istante, poi si logora. Tra leggi‑meme e colpevoli necessari, a rimetterci sono tassatività, garanzie e la tenuta stessa del sistema. Giovanni Fiandaca ha descritto nei giorni scorsi, su queste colonne, i contorni di un diritto penale ridotto a “spot elettorale”: fattispecie incriminatrici che servono al consenso di un istante più che alla tutela di un bene. C’è ormai un modo di fare - e di applicare - le leggi penali che somiglia da vicino a un modo di vestirsi: la norma nasce in fretta, sull’onda di ciò che accade, dura una stagione e poi si ripone nell’armadio degli indefiniti e spesso dimenticati testi legislativi.
di Valentine Lomellini
Corriere della Sera, 2 agosto 2026 L’opinione pubblica ha bisogno che lo Stato sia credibile rispetto ai “traumi storici”. Un cittadino, di fronte ad un attentato terroristico, deve sentirsi tutelato. Scrivo di un mistero che non c’è più. Quarantasei anni fa, il 2 agosto 1980, alle 10.25, una bomba esplose nella sala d’aspetto della stazione di Bologna. 85 i morti, oltre 200 i feriti. Tra il 1995 e il 2025, sono stati condannati con sentenza definitiva un commando di terroristi neri come esecutori e Gelli e la loggia P2 come mandanti e depistatori. Quarantasei anni fa, la guerra sulla strage prendeva forma. Una ricerca del Centre for Security Studies dell’Università di Padova mette in luce come, a partire dall’anno seguente al tragico attentato, ogni anniversario sia stato caratterizzato da un profondo e duro momento di scontro politico.
sardiniapost.it, 2 agosto 2026 Dopo la morte del detenuto a Bancali Europa Radicale e Nessuno Tocchi Caino chiedono interventi urgenti. L’ultima tragedia nel carcere sassarese, dove un uomo con problemi psichiatrici è morto nello stesso incendio che aveva appiccato dentro la cella. Una relazione urgente al Parlamento sul reparto sanitario di Bancali, la sospensione immediata del piano di concentrazione dei detenuti in regime di 41-bis fino a quando negli istituti non saranno rientrati nella capienza regolamentare e un report mensile dei dati per ogni istituto: sono le richieste presentate da Europa Radicale e Nessuno Tocchi Caino dopo la morte del 36enne di Nulvi nella cella del carcere sassarese.
di Luca Fiori
La Nuova Sardegna, 2 agosto 2026 “Abbiamo chiuso i manicomi con la legge Basaglia nel 1978, ma in realtà non sono mai scomparsi. Li abbiamo semplicemente spostati dentro le carceri”. Don Gaetano Galia, cappellano del carcere di Bancali da oltre vent’anni, parla quasi con rassegnazione dopo la morte del detenuto di 35 anni nel reparto sanitario della casa circondariale di Bancali. “Oggi negli istituti di pena finiscono persone con gravi disturbi psichici, tossicodipendenti, immigrati con profonde fragilità sociali. Il carcere è diventato il contenitore di tutto il disagio che lo Stato non riesce più a gestire. Ma il carcere non è un ospedale psichiatrico e non può sostituire le comunità terapeutiche”. Per il sacerdote sarebbe però un errore concentrare l’attenzione soltanto su Bancali.
di Enrica Riera
Il Domani, 2 agosto 2026 Ilaria Cucchi scrive a Crosetto: “Serve un’indagine ispettiva”. Mohamed Amin Bessioud, 25 anni, origini tunisine, è morto il 23 luglio scorso a Cosenza dopo essersi lanciato dal balcone del suo appartamento mentre era agli arresti domiciliari per droga. La madre ha raccontato che il giovane si sentiva “vessato dai militari”. La parlamentare al ministro: “Esistono protocolli per la gestione di controlli nei confronti di persone fragili?”. Un fascicolo in procura e ora anche un’interrogazione parlamentare. Pochi minuti che Bessioud precipitasse dal terzo piano del suo stabile, nell’appartamento erano arrivati i Carabinieri per un controllo volto a verificare il rispetto delle prescrizioni imposte dalla misura cautelare.
di Carlo Venturini
La Nazione, 2 agosto 2026 “Il vero problema da cui ne conseguono tantissimi altri è uno solo: il sovraffollamento”: lo dice la Garante dei diritti dei detenuti Valentina Abu Awwad durante un presidio davanti al carcere Don Bosco. Il presidio ha coinvolto la maggior parte delle associazioni di volontariato del carcere stesso: Casa della Donna, Controluce, Bambino sarai tu. La garante continua: “Il sovraffollamento fa sì che la clinica interna non possa operare come dovrebbe, la stessa magistratura di sorveglianza ce a mette tutta ma ha bisogno di più organico così come il sovraffollamento crea risse tra i detenuti e di conseguenza mette a rischio la stessa polizia penitenziari”.
di Davide D’Attino
Corriere del Veneto, 2 agosto 2026 Non si sa se sarà un maschietto o una femminuccia. E nemmeno chi siano la sua mamma e il suo papà. Ma alla fine non è questo che conta. La notizia, infatti, è che tra qualche mese, all’inizio del 2027, verrà al mondo il primo bimbo concepito all’interno del carcere Due Palazzi di Padova. Un carcere, quello diretto da Maria Gabriella Lusi, che da tempo costituisce un modello a livello nazionale grazie alle tante associazioni di volontariato che vi operano, coinvolgendo centinaia di detenuti (quelli presenti, ad oggi, sono 787, il 53,6% di cittadinanza straniera) in diversi percorsi di reinserimento sociale. Dallo sport alla cucina, passando per il teatro, la musica e lo studio.
AFFARI SOCIALI
di Riccardo De Vito
volerelaluna.it, 2 agosto 2026 C’è un film di Giuliano Montaldo, “Il giocattolo”, del 1979, che sembra parlare dell’Italia di questi giorni. Nino Manfredi interpreta il classico uomo medio che, dopo aver comprato una pistola per sentirsi al sicuro e riscattarsi, scopre che non è lui a possedere l’arma, ma è quest’ultima che finisce per possedere lui. È un film sulla seduzione della forza e i suoi inganni, su come la violenza (e una visione distorta della sicurezza), prima ancora di essere esercitata, possa diventare un modo di guardare al mondo e, per certi versi, un programma esistenziale.
di Marco Aime*
Il Fatto Quotidiano, 2 agosto 2026 Già il fatto di chiamare una norma così è indicativo: è come se facessimo una legge anti-negri, anti-musulmani, anti-gay. Le leggi regolano la vita degli individui, non la loro appartenenza. La discriminazione, fino al razzismo, inizia dal linguaggio. Dare un nome, significa collocare il soggetto in una certa casella del nostro ordine mentale. La parola “negro”, per esempio, da semplice aggettivo in lingua spagnola per definire un colore, è diventato via via un epiteto dispregiativo, al punto di diventare un’offesa. Lo stesso potremmo di re a proposito di “terrone” o “cafone”, entrambi epiteti nati per definire i contadini e poi divenuti rispettivamente sinonimo di meridionale e di maleducato.
di Ferhat İnam
Il Dubbio, 2 agosto 2026 La violenza contro le donne e gli omicidi di donne continuano oggi a rappresentare, in ogni parte del mondo, uno dei problemi sociali più gravi che l’umanità si trova ad affrontare. Dall’Europa al Medio Oriente, dall’America all’Asia, le donne sono esposte a diverse forme di discriminazione, oppressione e violenza. Tuttavia, non è possibile spiegare questa realtà soltanto attraverso i crimini individuali che avvengono nel presente. Alla radice della violenza contro le donne si trovano le relazioni sociali di potere formatesi nel corso della storia e le profonde tracce della mentalità patriarcale.
di Domenico Quirico
La Stampa, 2 agosto 2026 Melilla come a Ceuta c’è un triplo muro per fermarli costruito con i milioni dell’Europa. Con i migranti sono giunto, dopo anni, alla asciuttezza ideale. Non ho più bisogno di descriverli. Mi basta scrivere il loro nome. Migranti. E basta. Li ho visti morire in mare e nei deserti, perché ho camminato e navigato con loro. Per questo, dal 2011, quando è iniziata la Grande Migrazione, vengono a morire attorno a me infinite onde di malinconia. Ora la specie nuova del millennio, per l’ennesima volta, ci viene addosso di colpo, improvvisamente, fragorosamente. In modi e luoghi che le nostre pigre certezze non immaginavano. Scrivo dunque solo il nome anche per i sessantamila di Ceuta, migranti di un giorno, anzi soprattutto per loro. Perché in una storia così gonfia di sospetti, di manipolazioni, di loschi sfruttamenti ne hanno diritto, pieno e totale: migranti.
di Simone Canettieri
Corriere della Sera, 2 agosto 2026 La partita è appena iniziata. Perché dopo la mossa della lettera, adesso Giorgia Meloni pensa alle proposte. A partire dalla creazione di nuovi centri di rimpatrio “modello Albania” fino a patti economici ancora più stringenti con i Paesi africani. Tutto si è messo in moto nelle ultime 24 ore. L’idea del documento dei 22 nasce da una telefonata venerdì mattina fra la presidente del Consiglio e la prima ministra danese Mette Frederiksen (socialdemocratica, dettaglio non banale). La premier lancia e condivide con la collega l’idea della missiva. Che si può leggere con lenti di politica estera e interna. Le prime: l’Italia è in grado di portare tutta (o quasi) l’Europa a “bordo” sulle sue posizioni, dopo il patto di migrazione e asilo, perché “la difesa delle frontiere esterne dell’Unione non è l’interesse di una singola nazione. È una responsabilità comune dell’Europa”.
di Alessandra Muglia
Corriere della Sera, 2 agosto 2026 Scontri per il cibo e c’è chi raccoglie le briciole. Gli annegati sono 84. Spunta una barriera gonfiabile. Il mattino a Ceuta si apre con una bruma che tutto nasconde e quando si alza, ecco che compare il nuovo confine galleggiante tra la città autonoma spagnola e il Marocco. Per alcune ore la foschia ha fatto da sipario naturale per i lavori di costruzione di questa barriera gonfiabile lunga 500 metri, un escamotage per poter respingere subito i prossimi migranti in arrivo a nuoto, rispettando la recente sentenza del Tribunale supremo spagnolo che impedisce di farlo se non è stata violata una barriera fisica. Cerca di mettersi al riparo Ceuta, diventata un simbolo internazionale dei pericoli dell’immigrazione incontrollata.
DOCUMENTI
Scrivere in carcere: i giornali dei detenuti. 8. "Voci di ballatoio"
Scrivere in carcere: i giornali dei detenuti. 9. "Zona 508"
CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 2 agosto 2026)
APPUNTAMENTI
La Newsletter di Liberi dentro – Eduradio & Tv. Programmazione dal 3 al 9 agosto 2026
CORSI DI STUDIO
CONCORSI E PREMI