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Notiziario quotidiano dal carcere
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Edizione di mercoledì 12 agosto 2026
di Stefano Arduini
vita.it, 12 agosto 2026 Con 65.009 persone recluse e un affollamento al 140,6%, i Tribunali di sorveglianza hanno accertato 6.539 volte in un anno che l’Italia detiene in modo inumano o degradante. Da quattro anni il governo risponde promettendo di umanizzare il carcere e di restituire dignità alla detenzione. Sono parole della Costituzione, ma amputate della loro valenza giuridica: l’umanità, che nell’articolo 27 è un limite invalicabile, diventa così un traguardo verso cui muoversi per gradi, in tempi infiniti. Un limite trasformato in traguardo si può continuare a superare, purché si dichiari di camminare nella direzione giusta. Ed è esattamente quello che sta accadendo.
di Samuele Ciambriello*
Il Mattino, 12 agosto 2026 È stata superata la soglia dei 65mila detenuti in Italia, i posti realmente disponibili sono 46mila. Sovraffollamento oltre ogni limite: superato, dunque, il 140%, E ci sono Istituti con celle da nove posti o dieci, con tre letti a castello, come a Poggioreale e in nove istituti italiani si è superato il 200%. La pena non può trasformarsi in sofferenza e abbandono. Il sovraffollamento vuol dire caldo insopportabile, celle invivibili, tensione continua, disagio psichico, autolesionismo, suicidi. È un dato che dovrebbe scuotere più di ogni slogan la politica intera, la stessa società civile. E gli agenti della polizia penitenziaria, poi: ne mancano quasi 10mila in Italia, sono costretti a lavorare in condizioni sempre più difficili e con turni massacranti. E poi, non ne parla quasi mai nessuno, ci sono 90mila condannati definitivi a pene fino ai quattro anni, i cosiddetti “ liberi sospesi”, in attesa che si valuti se debbano scontarle in carcere o in misure alternative, e spesso dopo alcuni anni o un decennio arriva il carcere, dopo che una persona si è rifatta una vita.
di Giovanni Ribuoli*
Il Domani, 12 agosto 2026 È preoccupante vedere che c’è sempre meno volontà ed intenzione che si cambi pagina, soprattutto quando cambiar pagina significa che lo Stato finanzi e non faccia solo “pagare a tutti”. La motivazione per cui andrebbe data per presunta la capacità di intendere e di volere dei minorenni, minando l’impianto dell’ordinamento penale minorile, è “chi sbaglia deve pagare sempre anche se a 15 o 16 anni”. La soluzione proposta ai comportamenti devianti rimane il carcere, quasi ad ogni età. L’attività dell’esecutivo in questo senso è impressionante: i quattro decreti sicurezza, il cosiddetto “decreto Caivano”, tre nuovi carceri minorili, questa ulteriore proposta. Bene ha detto Claudio Cottatellucci (Avvenire, 25/07,2026) che con questa modifica “si accredita l’idea che il processo minorile debba essere semplificato perché troppo garantista, che conoscere la persona sia un ostacolo all’efficienza”.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 12 agosto 2026 Ma all’amministrazione dimostrare il contrario. Al detenuto, per il risarcimento, basta indicare periodo e nome della struttura. Non spetta al detenuto - che chiede il risarcimento per trattamenti inumani e degradanti - provare il sovraffollamento, ma è l’amministrazione penitenziaria che deve dimostrare il rispetto dei parametri indicati dalla Cedu, a iniziare dai tre metri come minimo spazio vitale. Per la Cassazione è un dovere agevolare l’accesso ai rimedi compensativi riducendo la situazione di oggettivo svantaggio in cui si trova chi è ristretto nel far valere le sue ragioni. La Suprema corte, accoglie così il ricorso di un detenuto, contro il provvedimento con il quale il magistrato di sorveglianza aveva, senza fare alcuna verifica, bollato come inammissibile la sua richiesta di risarcimento, perché non aveva indicato le specifiche condizioni del trattamento penitenziario, subito in violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo, sul divieto di tortura e trattamenti inumani e degradanti.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 12 agosto 2026 Che cosa succederà il prossimo 17 giugno, e poi in quelli degli anni a venire, quando si ricorderà la storia di Enzo Tortora e, con la sua, quella delle tante vittime di errori giudiziari? Il fatto che il Parlamento abbia istituito la giornata celebrativa proprio nella data della vergogna, quella delle manette e della sfilata coatta del presentatore davanti alle telecamere, ci dice già da sé quanto forte e ampio sia il significato di “errore”. In quella giornata, nelle tante ricorrenze che celebreranno il ricordo di una persona per bene che fu spacciata per camorrista come ciliegina sulla torta a santificare la credibilità di un’inchiesta con centinaia di arrestati, si parlerà di giustizia. Di processo, di carcere, di gogna, di responsabilità dei magistrati.
di Francesco Loscalzo
La Sicilia, 12 agosto 2026 Un suicidio o un incidente? Gli investigatori sono al lavoro per chiarire la dinamica e i motivi della morte avvenuta lunedì, di Lasued Dhoui, un cittadino tunisino di 30 anni, che era trattenuto da pochi giorni nel Cpr di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza. In attesa dell’autopsia, prevista per domani, l’ipotesi del gesto volontario resta la più accreditata. Subito dopo il decesso, è scoppiata una rivolta, sedata dalle forze dell’ordine che hanno arrestato otto persone, riportando alla ribalta della cronaca nazionale la struttura, situata nel nord della Basilicata, a due anni di distanza dalla morte, ancora avvolta nel mistero, di un altro giovane, il 22enne marocchino Oussama Darkauoi.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Riformista, 12 agosto 2026 Claudio Persico aveva 27 anni quando lo scorso 23 luglio è stato trovato morto nella sua abitazione di Casaferro, a Marigliano. Era tornato a vivere con la madre dopo un periodo trascorso tra carcere e comunità terapeutica. Era uscito dalla droga, e da circa due anni era sottoposto alla libertà vigilata. Cercava solo un lavoro e chiedeva di poter recuperare la patente che gli era stata revocata. Due giorni prima di morire aveva scritto all’assistente sociale dell’Uepe: “Sono ormai due anni che sto in libertà vigilata, sono uscito dalla droga e mi sto comportando benissimo, ma questa misura è un ostacolo anche per il lavoro. Inoltre ho la patente revocata”. La sua vicenda era cominciata nell’agosto 2023 con l’arresto per detenzione di hashish. Dopo il passaggio al Serd e all’Uosm di Pozzuoli, Claudio era stato portato a Poggioreale nel gennaio 2024. Gli psichiatri avevano subito segnalato l’incompatibilità con il carcere per il rischio di suicidio.
quicosenza.it, 12 agosto 2026 Questa mattina il corpo di Mohamed entrerà in moschea per l’ultimo saluto, prima di essere trasferito in Tunisia. La Garante comunale per i diritti dei detenuti Emilia Corea rilancia la richiesta di verità e giustizia sulle circostanze che hanno preceduto la sua morte Mohamed Amin Bessioud è morto dopo essersi gettato dal balcone dell’appartamento in cui risiedeva, al terzo piano di uno stabile. Al momento del fatto, all’interno dell’abitazione era in corso una perquisizione da parte dei Carabinieri. Il giovane si trovava agli arresti domiciliari.
di Jessica Muller Castagliuolo
Il Giorno, 12 agosto 2026 Il sovraffollamento raggiunge il 200%. Dopo la chiusura della sezione a Vigevano situazione ancora più critica nello storico penitenziario milanese. A Bollate nel 2025 c’erano 157 donne, oggi le recluse sono a quota 200. Il 16,7% delle celle in Italia non ha il bidet e nel 25% delle strutture manca perfino il servizio di ginecologia. Nella bollente estate delle carceri lombarde - quarta regione per sovraffollamento in Italia, con lo scarto negativo massimo di San Vittore, che sfiora il picco del 230 per cento- anche le donne detenute a Milano si trovano in una condizione critica. Dopo lo smantellamento, tra luglio e agosto 2025, della sezione femminile del carcere di Piccolini a Vigevano, sostituita con una sezione del 41bis dedicata a detenuti che sono stati condannati o imputati per reati di criminalità organizzata o terrorismo, 72 donne sono mandate altrove e “assorbite” in contesti che già soffrivano di sovraffollamento.
di Eleonora Signorini
vdnews.it, 12 agosto 2026 Sette sezioni sequestrate, 191 posti non disponibili e persone trasferite in istituti già sovraffollati. Ma muffa, infiltrazioni, cure fragili e lavori rinviati erano noti da anni. Il caso del carcere fiorentino mostra cosa accade quando la sanità dipende dalla Regione, mentre spazi, accessi e trasferimenti restano nelle mani dell’amministrazione penitenziaria. Sono nata a Scandicci, abbastanza vicina a Sollicciano da imparare presto che il carcere è una geografia prima ancora che un’istituzione. Lo si vede dalla strada, una massa di cemento ai margini della città, presente e insieme separata da tutto ciò che la circonda.
milanotoday.it, 12 agosto 2026 La visita al penitenziario organizzata dalla Camera Penale milanese. Per i ragazzi che entrano al Beccaria, il carcere minorile di Milano, l’uso degli psicofarmaci può diventare un problema fin dai primi giorni. Secondo la commissaria e comandante dell’Istituto Penale Minorile, Jolanda Tortù, all’inizio è molto difficile gestire queste situazioni: alcuni giovani assumono diversi farmaci e li mischiano anche con hashish. Con il tempo, però, il percorso può cambiare: “Poi sono loro che chiedono di sostituire l’illegalità con la legalità. Chiedono di essere curati, chiedono le terapie”, spiega Tortù in occasione della visita al penitenziario organizzata dalla Camera Penale milanese, presieduta da Federico Papa, nell’ambito del progetto ‘Ristretti in agosto’.
di Luca Bongianni
La Nazione, 12 agosto 2026 Una delegazione della Camera penale di Pisa ha visitato la casa di reclusione del colle etrusco. Presente anche il sindaco Santi. Aderendo all’iniziativa dell’Osservatorio dell’unione delle camere penali italiane “Ristretti in agosto” una delegazione della Camera Penale di Pisa ha visitato la casa di reclusione di Volterra. Erano presenti il presidente Serena Caputo, Il tesoriere dell’unione delle camere penali italiane Laura, i referenti dell’osservatorio Carcere Massimiliano Soldaini e Chiara Benedetti, il responsabile della formazione della Camera Penale di Pisa Alessandro Niccoli, due giovani associati Salvatore Grillo e Francesco Cerri. La delegazione è stata accompagnata dal garante Per le persone private della libertà personale, Ezio Menzione, già past president della Camera penale di Pisa, l’assessore regionale Federico Eligi, il sindaco di Volterra Giacomo Santi.
di Antonello Catacchio
Il Manifesto, 12 agosto 2026 Lo scorso anno alla Berlinale venne presentato “L’ultimo turno”, della regista svizzera Petra Volpe. Venne distribuito subito in Germania, Austria e Svizzera ottenendo un ottimo riscontro di pubblico (in Italia uscì poco dopo Ferragosto e subito dimenticato). Racconta di un’infermiera del reparto oncologico armata di grande empatia. Ora Petra Volpe, a riprova del fatto che pur minoritarie nel numero, esistono registe talentuose, dopo il debutto al Sundance, è approdata in piazza Grande con il suo nuovo film “Frank & Louis” (cosceneggiato da lei con Esther Bernstorff e fotografato da Judith Kaufmann). Forse era inevitabile visto il riscontro del film precedente, visto anche che si tratta di una regista elvetica, ma in piazza il pubblico è straripato offrendo un colpo d’occhio indimenticabile.
AFFARI SOCIALI
di Rinaldo Romanelli*
Il Dubbio, 12 agosto 2026 I reati che più incidono sulla percezione della sicurezza diminuiscono da decenni, prima dell’intelligenza artificiale e indipendentemente dalle ultime campagne securitarie. In Italia gli omicidi volontari sono passati dai 1.916 del 1991 ai 286 del 2025; diminuiscono anche furti, rapine e vittimizzazione predatoria. Dagli anni Novanta il cosiddetto crime drop ha interessato gran parte dell’Europa, il Nord America e l’Australasia. Eppure, mentre la società diventa meno violenta, il legislatore moltiplica i reati, aumenta le pene e prepara la raccolta preventiva dei dati biometrici di persone non sospettate. La spiegazione più comoda è che i reati siano diminuiti grazie alla maggiore severità.
di Pietro Pellegrini
Il Manifesto, 12 agosto 2026 Il 12 giugno 2026 è stato approvato il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Per la sua applicazione il governo italiano ha emanato il decreto legge 100/2026, che introduce il confinamento coattivo delle persone richiedenti asilo “in luoghi specifici” alla frontiera. Con la Circolare del 9 giugno 2026 il ministero dell’interno ha chiesto ai territori di definire protocolli operativi per l’attuazione del Regolamento Ue Screening 2024/1356. Alla luce di questa novità, numerose associazioni, primi firmatari la Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm) e l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), hanno sottoscritto un Appello del mondo sanitario e civile “contro la securitizzazione della cura e il diritto alla salute delle persone migranti nel nuovo Patto europeo su migrazione e asilo”.
di Giovanni Gordini e Paolo Trande
Il Manifesto, 12 agosto 2026 Dal novembre 2019 nessun Parlamento ha voluto disegnare una legge che consentisse davvero agli italiani di scegliere liberamente come chiudere una vita che, con quelle condizioni, sente come invivibile. La storia dell’Italia, ormai lo si può dire, ha date che sui diritti hanno segnato un passaggio. Oltre a quelle che ci ricordano le leggi su divorzio, aborto e statuto dei lavoratori - tutte nate in parlamenti non certo a maggioranza di sinistra - c’è il novembre 2019, quando la Corte costituzionale con la sentenza numero 242 sul caso all’epoca conosciuto come “dj Fabo”, definì le condizioni che per un malato aprono al diritto di arrivare al Suicidio medicalmente assistito (Sma).
di Francesco Munafò e Elisa Sola
La Stampa, 12 agosto 2026 Appena uscita dal carcere, era tornata al parco per una dose. Nonostante la dipendenza continuava ad aiutare gli anziani. Il ricordo dei volontari. Nadia la gentile. Nadia l’infermiera di tutti. Nadia che chiedeva scusa ogni volta che l’arrestavano. Nadia che aiutava gli anziani di Mirafiori, finché stava bene. Nadia “la Zia”. Al parco Sempione, tra le siringhe e i divani luridi in mezzo alle zanzare, la ricordano tutti così: “Zia Nadia”. Era uscita di prigione la scorsa settimana. É morta tre giorni dopo essere tornata libera. A 45 anni, su un divano bianco in mezzo ai bivacchi. Era il suo posto, ma non quello dove si sentiva libera davvero. Era ritornata lì perché non aveva un altro rifugio dove stare. Sola, rimasta orfana di madre e padre, senza più un soldo. Oppressa dai fumi del crack, parlava dei demoni che la sostanza le faceva vedere.
ESTERI
di Paolo Benanti e Sebastiano Maffettone
Corriere della Sera, 12 agosto 2026 La rivolta di Ceuta: quando i social trasformano il numero in moltitudine. Manca un leader con cui trattare. Ceuta è una città autonoma spagnola situata nel Nordafrica, circondata dal Marocco. Si affaccia sul Mar Mediterraneo vicino allo stretto di Gibilterra. Fino a pochi giorni fa, quasi nessuno di noi sapeva della sua esistenza (anche se è menzionata da Dante nel Canto XXVI dell’Inferno, che per uno strano caso è legato a un altro nome che ricorre spesso di questi giorni, quello di Ulisse). Oggi conosciamo Ceuta perché il 30 luglio è stata invasa da circa settantamila persone disperate, un po’ più del numero degli abitanti di Castellammare di Stabia e un po’ meno di quelli di Cremona. Tante persone che si muovono insieme fanno pensare che ci sia stato un coordinamento o una direzione esterna. Eppure, non c’era traccia di bandiere, né di rivendicazioni, né di un portavoce o di un documento.
di Eugenio Mazzarella
Avvenire, 12 agosto 2026 Non ci sono solo i bambini di Gaza tra le vittime innocenti delle guerre: ci sono i bambini israeliani uccisi nel raid sanguinario di Hamas del 7 ottobre 2023 e quelli che sono morti successivamente nelle prigioni dei terroristi. Ci sono i bambini ucraini e quelli russi, ci sono i piccoli iraniani e sudanesi. Dare il Nobel per la Pace ai bambini di Gaza, uccisi perché non l’hanno avuta la pace, e che stanno ancora morendo perché la pace promessa non è arrivata, “è un atto di verità e di giustizia”. Lo ha detto bene ad Avvenire padre Ibrahim Faltas, frate francescano direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa, ed ha colto benissimo il senso della proposta: “Riconoscere ai bambini di Gaza il premio Nobel per la pace significa dare ancora valore alla parola pace, significa fermare nella storia il diritto alla memoria per i bambini che non potranno diventare adulti e il diritto a un futuro di pace per chi è sopravvissuto all’orrore e all’odio”.
DOCUMENTI
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Statistiche: suicidi, morti per malattia, cause da accertare (aggiornamento al 12 agosto 2026)
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